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Silvia Perugia - il segno PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 05 Luglio 2013 10:18

 

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 


IL SEGNO

di Silvia Perugia

(da: Racconti medioevali)

Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 16 giugno 2013

 






Il cielo si era fatto scuro e un forte vento caldo sollevava la polvere dalle strade in terra battuta del villaggio di Saint Bernard, facendo tremare i tetti e impedendo la visione dalle strette finestre a chi era all’interno delle povere case.
Isabelle, silenziosa, era seduta in un angolo dell’unica stanza che era illuminata dal camino con il fuoco scoppiettante. Dal paiolo si liberava nell’aria il buon profumo della minestra che Marie, sua nonna, aveva preparato per la cena. La giovanetta era stata cresciuta dall’anziana donna, perché, appena dopo la sua nascita, la madre era morta per complicazioni al parto, quattordici anni prima.
Si aprì la porta d’ingresso ed entrarono suo padre e i suoi due fratelli, Paul e Jacques, seguiti dalla polvere che faceva da padrona da cinque giorni impedendo le attività del villaggio.
- Se continua così, anche domani non si potrà lavorare. Beauvais è lontana, è difficile camminare in queste condizioni. Non ho mai visto nulla di simile! - disse Sebastien, suo padre.
- È l’Oscuro che ci mette le zampe! Non vuole che si costruisca la cattedrale di Saint-Pierre 1 e fa di tutto per impedirlo! Dobbiamo pregare, pregare molto. Isabelle vieni, preghiamo! - disse Marie, chiamando la nipote.
Attorno alla tavola, le dieci mani si congiunsero e la voce del padre iniziò la preghiera: “Padre nostro...”.
Isabelle pregava con voce sommessa che quasi non si sentiva.
- Non preghi? - le chiese il padre.
-  Sta pregando, non senti? - la difese la nonna.
-  Isabelle ha paura del vento, non vedete come sta tremando? - disse Paul.
- Bisogna aver paura del piatto vuoto, non del vento! I soldi sono finiti e se domani non lavoriamo il mastro cantiere non ci darà la paga del mese! - rispose Jacques.
- Ci sono ancora delle patate e qualche manciata di farina, possono bastare per due giorni. Speriamo che questo tempaccio finisca presto. - concluse Marie con un sospiro.
Isabelle, a testa bassa, non pronunciò parola. Lei sapeva il perché di tutto quello che stava succedendo. Lo sapeva!
Era stata molto cattiva. Presa dal Maligno, aveva fatto una cosa bruttissima e quel vento era la punizione che aveva colpito tutto il villaggio.
Suonarono le campane per il vespro e la famiglia si apprestò a uscire per l’ufficio serale; nonostante le strade fossero impercorribili per l’oscurità, gli abitanti del villaggio, scontrandosi l’un l’altro nel percorso, furono guidati dal lume posto sull’ingresso della chiesa.
- Mai, mai l’Altissimo ha punito con tale forza! Qualcuno di voi ha peccato! Un grave peccato! Bisogna pentirsi, confessarsi, solo così si potrà avere il perdono! -
Nel sacro luogo, il silenzio attonito della gente era scosso dalle tuonanti parole di fratello Antonio, un frate arrivato alcuni anni prima, che si diceva fosse stato fatto monaco da Francesco 2 , un frate che viveva in Italia.
- Al Signore non serve una cattedrale per essere compassionevole verso di noi, Lui vuole il pentimento! Vuole una vita umile e retta! Quanti di voi possono dire di seguire la “santa strada”? -
La vibrante voce del frate, come una spada, colpì direttamente il cuore dei presenti: anche quelli che sapevano di non aver peccato si sentirono colpevoli.
Isabelle, più che mai, si sentì in un baratro con l’inferno che si spalancava sotto i suoi piedi. “Se il villaggio sarà distrutto, sarà tutta colpa mia. Cosa posso fare, cosa posso fare?” si domandava, non sapendo darsi una risposta, consapevole che quello che aveva fatto era stato troppo abominevole e non avrebbe avuto il coraggio per confessarlo al prete.
Nel momento della comunione tutti si diressero, silenziosamente, in fila verso l’altare e quando il frate andò a porgere l’eucarestia alla bocca di Isabelle, il vento soffiò così forte che fece tremare tutta la chiesa, il prete perse l’equilibrio e dalla sua mano cadde la sacra ostia.
Isabelle rimase impietrita con la bocca socchiusa, mentre un silenzio gelido impregnò l’aria, gli occhi accusatori dei fedeli si rivolsero contro di lei che voleva muoversi, ma non ci riusciva perché sentiva una forza mostruosa tirarla giù, sotto il pavimento.
“Ecco, sto scendendo all’inferno! Non voglio andare all’inferno” pensò, mentre un grosso tremore le scosse le membra e un urlo, d’impeto, le uscì dalla bocca:
- Uuuhhh, sì, la colpa è mia! La colpa è mia, ho peccato! Non voglio andare all’inferno! -
Le parole di Isabelle avevano un sinistro suono gutturale e tutti ebbero paura della ragazza che mostrava di essere una creatura infernale.
Malgrado fratello Antonio avesse sentito parlare di persone indemoniate, non ne aveva mai viste e ora, anche se era un uomo di chiesa, aveva paura e non sapeva cosa fare.
Isabelle si gettò ai piedi del frate e, aggrappandosi al suo saio, continuò, con voce lamentevole, nella sua pubblica confessione:
- La colpa è mia, è mia. Cinque giorni fa ero andata a raccogliere le more, al ritorno vidi sul sentiero che porta al villaggio due piccoli rami a terra. Stavano uno sopra all’altro come una croce. Mia nonna mi ha sempre detto che non bisogna calpestare queste cose perché è peccato farlo. Io non l’ho creduta e ho messo il piede sopra e poi, con un calcio, li ho gettati via. Subito, è arrivato il vento, questo brutto vento che non finisce mai. Ho capito che era tutta colpa mia. Era la punizione divina! Avevo peccato. Avevo offeso nostro Signore. Fratello Antonio, perdono, perdono. -
La voce di Isabelle si spense in un flebile lamento e la ragazza perse i sensi, mentre al povero frate non restò altro che alzare la mano in segno di benedizione e assoluzione sulla testa di lei.
Nella piccola chiesa di pietra i fedeli, guardarono il volto della ragazza che sembrava dormisse il sonno del giusto, coscienti del fatto straordinario cui avevano assistito e, non sentendo più il rumore del vento, s’inginocchiarono per ricevere la benedizione del Signore prima di tornare ai focolari domestici. Ora gli animi di tutti erano più leggeri e pieni di speranza.


FINE


1)  Cattedrale di Saint-Pierre di Beauvais (1225). La cattedrale di San Pietro (in francese cathédrale Saint-Pierre) è la chiesa principale della città e diocesi di Beauvais, in Francia; è uno dei più importanti esempi dell’architettura gotica.


2)  San Francesco d'Assisi, nato Francesco Giovanni di Pietro Bernardone (Assisi, 26 settembre 1182 – Assisi, 3 ottobre 1226)





                                       

 
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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 22 Dicembre 2013 11:20 )
 

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