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PAROL DIARIO GIORNO PER GIORNO IL NOSTRO CAMMINO-ANNO 2014 - dal 1 OTTOBRE PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Martedì 11 Novembre 2014 10:56

 

Parol! writing and art beyond walls, beyond borders

 

ADOTTA UN GRAPPOLO DI BOLLE DI SAPONE

I nomi di tutti coloro che adottano bolle di sapone
sono pubblicati sul nostro sito.

Ci auguriamo che questo elenco
possa contenere anche il tuo nome,
e che possa diventare lunghissimo, così lungo, e fitto,
e straripante di nomi,

da essere percepito come una grande comunità

di cittadini  lungimiranti che condivide e sostiene Parol !
Considerando che ci sono ancora
moltissimi amici di Cascina Macondo

che ancora non hanno adottato un grappolo di bolle di sapone,
possiamo sperare di farcela!
Spargi la voce, mobìlitati, adotta anche tu...

 

DIARIO

 

 

 

 

 

PAROL DIARIO

GIORNO PER GIORNO IL NOSTRO CAMMINO


Un diario appunto, giorno per giorno,
per descrivere come procede Parol,
cosa succede, quali progressi, quali sconfitte,
quali entusiasmi, quali delusioni, quali alleanze...
Un diario che diventa anche una fotografia.
Una fotografia della nostra Italia..
.

 

 

carcerati Van Gogh
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 Vincent Van Gogh "la ronda dei carcerati" (1890)
 
 
 
 
 
2015 –  28 LUGLIO - MARTEDI
Avevamo interrotto il nostro diario Parol al giorno 17 Gennaio 2015 a causa del gran lavoro che abbiamo dovuto svolgere su più fronti in quel periodo.  Ci dispiace aver lasciato fuori da questo diario i dettagli degli appuntamenti in carcere con la cittadinanza, gli spettacoli dei detenuti e dei ragazzi disabili, lo spettacolo Bob e Beth con Nagi Tartamella e Florian Lasne, gli eventi della mostra Parol nella biblioteca MuntPunt di Bruxelles, meeting dei collezionisti di bustine di zucchero a Pieve di Teco, e tutti gli avvenimenti degli ultimi mesi.
Sono però arrivate finalmente le ultime RELAZIONI DEI DETENUTI RELATIVE AL PERCORSO DI DANZA-TEATRO svolto con Nagi Tartamella e Florian Lasne.
Ci sembra opportuno pubblicarle qui, rammaricandoci di non averle potute inserire nel libro
"LA STRETTA DI MANO E IL CIOCCOLATINO - I DETENUTI RACCONTANO" che è la storia di tutto il nostro lavoro nelle carceri .


ELOGIO DEL DIALOGO
di Ahmed Masalmeh
Carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo (CN)


Un proverbio arabo recita: “ Al di là dei cinque sensi, il diletto più grande è quello del dialogo”.
Io personalmente nel dialogo colgo e percepisco un soffio di fiducia che si nutre e prospera in virtù del viaggio alla ricerca dell’altro.
Il dialogo mi permette di sfogliare le pagine della mente del mio interlocutore, e nel contempo di offrirgli di consultare la mia biblioteca interiore creando uno straordinario contatto intellettuale ed emotivo che porta alla più preziosa delle virtù che è la CONOSCENZA: conoscersi vuol dire anche capirsi, comprendersi. La comprensione è il frutto sublime del DIALOGO.
La conoscenza derivante dal dialogo diventa anche inesorabilmente, conoscenza di sé stessi, e quando l’uomo conosce bene le proprie emozioni acquisisce maggiore consapevolezza e diventa giudice rigoroso dei suoi meriti e dei suoi difetti.
Anche l’amore d’altronde inizia con un dialogo sensoriale, quello della vista…il dolce dialogo con gli occhi si trasforma in un delizioso dialogo con i sorrisi, per coronarsi poi col dialogo delle parole e dei corpi. Il dialogo va di pari passo con la speranza, e l’unica forza che non ci mancherà, se l’abbiamo accolta con fede e si è radicata in noi, è la virtù della speranza.
Il dialogo difatti ci fornisce le ali e ci porta lontano oltre l’ignoranza e la paura.
Più arduo è il cammino del dialogo, più dolce e gustoso sarà il suo frutto.
Il dialogo è il motore di ogni innovazione e d’ogni progresso perché “APRIRSI AL DIALOGO” è APRIRSI al MONDO e tendere la mano al prossimo. Il dialogo è la prerogativa più nobile e civile di noi che ci chiamiamo uomini.
Già mentre scrivo del dialogo mi sento a mio agio, poiché sento di dialogare con me stesso con tutto ciò che comporta sia nelle certezze che nei dubbi, ma entrambi sono fattori di crescita. Personalmente ho potuto constatare con piacevole stupore che le critiche che ho ricevuto mi hanno soprattutto illuminato.
Intraprendere il dialogo è già di per sé un “atto di fede” tra coloro i quali armati di coraggio e di buon senso, decidono soprattutto di far valere ciò che li unisce in virtù dell’idea che con la concordia le piccole cose crescono, mentre con la discordia le più grandi vanno in rovina.
Il dialogo degno di questo nome richiede umiltà e rispetto che sono le virtù degli uomini dotati di intelligenza e lungimiranza e bontà d’animo, altrimenti rimane un dialogo tra sordi.
Con l’esercizio del dialogo l’uomo diventa più capace di resistere alla psicosi dell’odio, dell’arroganza e della malvagità, con la pratica del dialogo l’uomo riesce a liberarsi dai suoi demoni e dalle sue riserve mentali.
Purtroppo oggi con le brigate nere dell’ISIS il dialogo è improponibile, perché questa parola non fa parte del loro misero vocabolario. Questi infami MERCENARI osano strumentalizzare Dio nelle loro nefaste azioni sia quelle belliche che propagandistiche, e per queste ultime, paradossalmente, i mass media occidentali fungono da megafono.
Ora questi démoni stanno facendo scempio di quel patrimonio culturale nella culla della civiltà umana, prendono a martellate la storia i cui monumenti sono menzionati nel Corano e sono stati non solo risparmiati, ma bensì conservati e ammirati da tutti i califfi e i sultani che hanno governato quella terra, ecco perché in tutte le moschee del mondo, ogni venerdì questi criminali vengono scomunicati e condannati con focosi anatemi. La parola dialogo non solo non li interessa ma li spaventa… il rifiuto del dialogo rivela la paura delle idee altrui e la poca fiducia nelle proprie.
Ha ragione la Regina Rama di Giordania, che propone di togliere la I dalla parola ISIS. Cosa c’entra l’islam con la conversione forzata che è bandita per ordine divino nel Corano, cosa c’entrano le stragi di innocenti con l’Islam quando nel Corano si legge: “chi uccide un uomo è come se avesse ucciso l’intera umanità”.
Chissà perché ai malvagi piace coinvolgere Dio nelle loro nefandezze, forse provano più gusto? D’altronde anche Hitler ripeteva: “GOT MIT UNS”, Dio è con noi!
Parlando di dialogo mi viene spontaneo pensare a San Francesco d’Assisi. In tempi di crociate il suo interesse era per “gli altri”, per quelli che erano nemici da combattere. Fece di tutto per andarli a trovare. Durante la quinta crociata, nel corso dell’assedio di Damietta in Egitto, amareggiato dal comportamento dei crociati “vide il male e i peccati”. Sconvolto dall’atrocità della battaglia di cui aveva visto le vittime, S. Francesco attraversò le linee del fronte, venne catturato e portato al cospetto del Sultano. Peccato che non ci fosse stata la CNN o Al Jazeera - era il 1219 - perché sarebbe stato interessantissimo rivedere il filmato di quell’incontro. Certo fu pericolosissimo perché dopo una chiacchierata, che probabilmente andò avanti nella notte, al mattino il Sultano lasciò che San Francesco tornasse incolume nell’accampamento dei crociati.
Mi piace pensare che uno disse all’altro le sue ragioni: Francesco parlò di Gesù Cristo, il Sultano lesse passi del Corano e alla fine si trovarono d’accordo sul messaggio comune delle due religioni monoteiste… il poverello d’Assisi sicuramente avrà recitato il messaggio a lui tanto caro: “Ama il prossimo tuo come te stesso” e il Sultano gli avrà detto: “chi non desidera per il suo prossimo ciò che desidera per se stesso non è un credente”.
La Pace è figlia dell’amore e sorella stretta del DIALOGO.



SOLO I PAZZI FANNO AVANTI E IN DIETRO
di Antonio Bruno
Carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo (CN)


Purtroppo il progetto “Parol” sta finendo e con esso mi sento di dire si spegne in me un raggio di luce!! Mi spiego meglio. Quando il prof. Pietro ci ha detto x la prima volta che dovevamo fare “danza e figurati pure teatro” mi sono sentito veramente messo alla prova anzi dalla “fifa” cercavo di non pensarci!! Eppure avevo in me delle “barriere emotive” che grazie a Nagi è Florian ho definitivamente sconfitto, incredibile ho rischiato mille volte la vita, mi sono trovato ad affrontare diverse difficoltà, ma l’idea di avere un pubblico all’inizio mi metteva seriamente in difficoltà, mi creava “panico”!! Eppure ad agosto 2014, quando abbiamo iniziato a provare lo spettacolo, mi sono rilassato ed infine mi sono divertito!! È la prima volta che mi diletto in uno spettacolo,…la musica mi ha aiutato tanto, e non vedo l’ora di rivedere il video. Poi, fatalità crudele, da quando sono iniziate le prove di codesto spettacolo mio padre “Calogero” è incominciato ha stare male finché un tumore ai polmoni lo ha ucciso ero tentato a non continuare in codesto progetto, ma un “Bruno” mantiene sempre un impegno, ed infatti dedico questo spettacolo a mio padre “Calogero”.
Ho sentito il vostro affetto, sia di Nagi è Florian che del prof. Pietro ed Anna e di questo ve ne sarò sempre grato!!.
Oggi mi commuove ripensare ai ragazzi disabili che con noi hanno condiviso questa esperienza, ogni volta che mi hanno abbracciato mi trasmettevano un’amicizia sincera e tanto affetto, ecco che grazie ha loro ho capito che bisogna sempre andare avanti!!
Loro sono nati “speciali” e di certo mi fanno capire che agli occhi di un “dio” sono dei fortunati perché veramente “umili” e semplici, ma spero che rimangono sempre cosi felici, lo meritano dopo tutto, ecco perche li ricordo ogni tanto nelle mie preghiere.
Poi nello spettacolo abbiamo dimostrato di essere “umani” anche noi, e che la “giustizia deve essere pure misericordiosa” sé no diventa “vendetta”.
Comunque ho notato che l’educatrice dott.sa Barale e il direttore erano veramente “contenti”, e di questo dobbiamo ringraziare il vostro impegno, avete dimostrato come effettivamente si deve comportare una società moderna!! Ho apprezzato il discorso del prof. Pietro, è vero noi dobbiamo espiare la nostra condanna, ma è pur vero che abbiamo dei diritti che ci vengono “quotidianamente calpestati”, credetemi quando nello spettacolo abbiamo riprodotto quello che nella nostra quotidianità facciamo, mi sono vergognato!! Perché solo i pazzi fanno avanti e in dietro in una piscina “svuotata” senza acqua x capirci!! Vi ringrazio di cuore.



ARTE, VALORI, E FORSE ANCHE UN PO’ DI TALENTO
di Francesco Magrì
Carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo (CN)


Un’esperienza bellissima, soddisfacente e gratificante. Sicuramente abbiamo avuto due bravi competenti docenti che ci hanno insegnato con pazienza e costanza. Ricordo i primi giorni delle prove della danza teatrale, non eravamo capaci di muoverci coordinatamente, man mano seguendo le istruzioni dei docenti siamo riusciti ad apprendere il giusto cammino, con la considerazione che la maggior parte di noi non siamo più giovani ma di età matura, credo quindi che sia i riflessi che la memoria come l’elasticità muscolare non sono più tanto lubrificati e scattanti, ma con la buona e totale disponibilità siamo riusciti a superare ogni problematica che si era presentata riuscendo così a concludere nei migliori dei modi il percorso intrapreso con grossa soddisfazione da parte nostra, ricevendo applausi da parte del pubblico.
Per qualche minuto ci siamo sentiti protagonisti di apportare ad altri un momento di piacere, di rilassamento e di serenità. Riempiendoci noi di una grande magicità con sentimenti belli buoni e positivi. Grazie a tutti i nostri docenti del progetto PAROL. Grazie al progetto stesso che ci ha fornito la possibilità di far uscire da dentro di ognuno di noi arte e valori, forse, anche un poco di talento, cose che neanche noi eravamo coscienti di possedere.
Da parte mia auguro e spero che altri potranno avere le stesse possibilità di potersi conoscere meglio, in un futuro che continuerà in sentimenti ed emozioni e che Parol non terminerà mai di dare questa opportunità come l’ho avuta io.



PER ME È STATO COME VOLARE
di Matteo Mazzei
Carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo (CN)


Devo dire, per l’esperienza che abbiamo avuto con il corso “PAROL” e per il confronto con gli altri detenuti, che siamo rimasti tutti colpiti della generosità degli operatori che con pazienza ci hanno portato alla fine. Io non avevo mai fatto teatro, il corso è durato tanto ed è stato il periodo più bello della mia vita in cattività. Per me, tutto quello che abbiamo fatto, è stato come “volare”. Questo tempo che siamo stati con voi tutti ci ha arricchito molto. La forza d’animo che ci avete trasmesso, tutti voi Prof. Tartamella, Nagi e Florian.  Il teatro è stato magico, lo spirito della scoperta poetica e la poesia sono una costante della bellezza umana. La scintilla vitale dell’immaginazione non è scomparsa in noi che siamo detenuti. È il recupero dal punto di vista morale. Noi l’abbiamo vissuta come un successo . Vi ringrazio tantissimo perché con persone come tutti voi la vita vale la pena di essere vissuta. Spero tanto che ci rivediamo per un altro corso.
Con tanta stima. Matteo Mazzei


PER UN PUGNO DI EDUCAZIONE NON CADONO I MURI
di Preng Doda
Carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo (CN)


“Si dice un detto, che il vestito non fa il monaco”.
Anch’io vorrei essere un attore, uno scrittore, un poeta, un grande significato nella vita. Però? Fin quando ho ricevuto gli applausi dell’publico del piccolo teatro dove pultroppo io vivo! Avevo paura di non essere nell’alteza di dare un po’ di emozione a chi ci ha sostenuto con la pazienzza, con la devozione e con la estrema bravura. E si capisce parlo di proff. Pietro Tartamella, di Nagi Tartamella, di AnnaMaria Verrastro e di Florian Lasne. Il sottoscritto sono dell’parere che per un pugno di educazione e per un po’ di più cultura e per un po’ di affetto non cadono mica i muri dell’ carcere come il muro di Berlino. A dire grazie a Nagi Tartamella, a Floriane Lasne agli professori Pietro Tartamella, Anna Maria Verrastro, Antonella Filippi non basta mai, perché ci hanno fato passare questo periodo un po’ diverso dal significato carcerato, cioè hanno fatto che gli momenti passati con loro sembravano come se fossi libero al di fuori queste mure. E non smetterò mai di ringraziarli per tutto ciò che hanno fato con il gruppo Parol e non solo, ma anche con gli ragazi diversamente abbili. Il significato di queste persone per me rimane “una famiglia”. Più che educatori. Non ho ammazzato nessuno, però io rimango per sempre tra quelle persone che non potrò mai fumare la lunga pipa come il reo indiano, che pultroppo le politiche queste sono.
Appoggio il discorso di Florian che mi hanno colpito le sue parole “su impressioni del saggio di lettura ad alta voce”, quando dice: “mi sembravano bambini pieni di agitazione e di gioia”. Ed è la realtà che siamo come i bambini, bambini adulti. Che con il vostro aiuto e perché no anche di altri educatori come voi possiamo essere una parte che può essere utile nella società civile, ci basta tendere la mano, un filo per tirarlo su quello che sta affondando. Ancora grazie a tutti voi, abbraccio agli ragazzi diversi abili (il teatro mi ha lasciato impressioni indescrivili). Un grazie per tutta la mia vita.

 
 
L’ECO È ANCORA TRA LE MURA
di Salvatore Adamo
Carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo (CN)


Strepitosi Nagi e Florian ci hanno regalato emozioni forti con la loro esibizione: L’eco dello spettacolo è ancora tra le mura e intorno a me, tra noi detenuti sentiamo ancora oggi il fiato degli attori, sul collo di noi tutti, sperando a presto ci sia un’altra occasione simile. Bravi Nagi e Florian, mi avete aiutato tanto a crescere, grazie di esistere. E dopo, vedere l’esibizione dei Ragazzi Disabili. Ancora una volta mi hanno commosso con la loro esibizione, hanno conquistato sempre di più il mio cuore e penso quello di tutti. Hanno una sensibilità incolmabile, la loro “dolcezza”, la loro Disponibilità, e la loro inteligenza, supera ogni cosa. Per tutto il tempo, del loro spettacolo teatrale, mi hanno fatto “sognare”, tenendomi con gli occhi lucidi di gioia e serenità, anche in loro vedevo tanta allegria e tranquillità, li vedevo proprio sicuri di se stessi. Bravi Bravi. Anche l’intervento della Docente Anna Maria Verrastro, commentando il filmato delle opere realizzate dai Detenuti, in ceramica Raku e testi HAIKU, complimenti per averci illustrato progressivamente e testualmente tutto il nostro manufatto. Lo scorso 28 Marzo 2015 in me rimane un ricordo speciale.
E i Ragazzi Disabili di una bravura eccezionale con la loro esibizione, hanno rallegrato la serata teatrale, e a noi tutti, con la loro professionalità e bravura, ci hanno sorpresi tutti, regalandoci tante emozioni, grazie di esistere. E poi, l’intervento del Nostro Direttore, molto sensibile, rallegrando il mio cuore, con le sue parole di apprezzamento, per tutto il nostro percorso del Progetto Parol, grazie Signor Direttore. L’Educatrice Giovanna Barale, con i capelli pentolenti sugli occhi, molto simpatica,  precisa, e molto premurosa con i suoi stupendi interventi, ha fatto si che il corso Parol prendesse la giusta via, dandoci un contributo importante sia Moralmente che materialmente, grazie anche ad essa, e perché no, anche in lei, si leggeva tanta felicità nel vedere realizzare quel che da circa un anno noi Detenuti abbiamo realizzato.
Per ultimo: Il Direttore, contentissimo elogiandoci per la buona riuscita del tutto.
Si spera in un’altra simile avventura, in Progetto Parol. Salvatore Adamo.
 
 
 
NELLA FORZATA COSTRIZIONE DI VISSUTO CARCERARIO
di Salvatore Luppino
Carcere Rodolfo Morandi – Saluzzo (CN)


Parol, inteso quale progetto osservativo d’iniziative creative tendenti alla valorizzazione e risveglio d’interessi personali guidati in soggetti penalizzati che, comunque, esprimono risorse risvegliandone gli interessi e stimolando l’impegno, ritengo, sia stato di indubbia utilità e quindi meritevole d’essere continuata l’iniziativa che ci ha coinvolti per meglio arricchirci nelle varie tematiche dell’arte, dalla poesia al teatro a quanto altro possa arricchire e contribuire a far crescere l’individuo. Nello specifico e per quanto ci riguarda nella forzata costrizione di vissuto carcerario, Parol ci offre un’ancora tesa a “sottrarci” all’inerzia e inettitudine del sistema inteso, sulla carta, quale luogo di recupero e reinserimento nel circuito sociale del cosiddetto mondo libero e civile allo scopo di “rimediare” ai torti resi alla società attraverso la restituzione, stante l’art. 27 della Costituzione, di un uomo “nuovo”…. dopo la presunta purificazione delle sue colpe!
A ritroso la storia e il cammino dell’uomo ci riporta all’illuminismo di Cesare Beccaria…… “il carcere è l’ultima ratio” a cui l’uomo civile tende e ben venga “quel” tempo che non esisteranno più…. poiché ogni uomo mandato in carcere rappresenta l’intera società umana nel suo fallimento sociale. Scriveva Lev Tolstoj, coscienza critica dell’umanità, che “criminale è colui che pensa il carcere  quale luogo di recupero… mentre è un pezzo di continente, inteso genere umano, senza guida né futuro”.
Cari Nagi, Florian, Anna, Pietro, Antonella cosa dirvi…!
Ben vengano “da noi” persone così perbene come voi… perché “de visu” possiate rendervi conto della realtà e, oltre le mura, trasmettere l’essere umano che avete qui conosciuto leggendone il cuore fatto di sentimenti, affetto, amore e, soprattutto, speranza che il mondo non è statico, ma fatto di valori e di coscienze risvegliate, capaci di comprendere, riprendere e, infine, di perdonare offrendo a tutti noi… un futuro. Grazie, con affetto. Salvatore Luppino.
 
 
 

I MIEI RINGRAZIAMENTI
di Pollidoro Alfonso    
Carcere “ Lorusso Cutugno” - Torino    


Per prima mi ha fatto piacere lavorare con i docenti Nagi Tartamella e Florian Lasne. È fondamentale il percorso che abbiamo fatto con i miei compagni detenuti e lo condivido con tutti i ragazzi disabili che anno partecipato a questo progetto europeo Parol scrittura e arti nelle carceri oltre i confini, oltre le mura. Ringrazio con vero cuore per avermi dato la possibilità di partecipare a questo progetto: e ringrazio il fondatore e direttore artistico dell’associazione culturale Cascina Macondo maestro affabulatore, lettore professionista ha lavorato con i bambini della scuola materna, elementare con ragazzi della scuola media e del liceo, con la disabilità in percorsi didattici sulla narrazione, la dizione della lingua italiana, la scrittura creativa, la poetica haiku parola e voce sono i suoi specifici, i suoi doni alle persone con cui lavora. Ringrazio il direttore illustrissimo dott. Domenico Minervini e ringrazio il Comandante Commissario di questo Istituto di Torino Lorusso Cotugno. Ringrazio tutti gli educatori che mi hanno dato questa possibilità di partecipare al laboratorio di “danza-teatro” è stato bellissimo e meraviglioso esprimo il mio giudizio di questo spettacolo progetto Parol.
Il sottoscritto Pollidoro Alfonso come voto dò 110 e lode a tutti gli organizzatori di questo progetto Europeo Parol e tutti quelli della compagnia che anno partecipato sulla scenografia detenuti e disabili, un ringraziamento a tutti quanti, e ringrazio  tutti gli agenti di polizia penitenziaria di questo istituto di Torino e grazie alla S.V. Ispettore di questo blocco A che ci ha dato questa possibilità di fare questo percorso all’interno dell’Istituto di Torino, grazie infinitamente, e grazie a l’Europa Bruxsell da tutti noi grazie e tanti applausi per questo progetto Parol. Spero in futuro se possibile di darci la possibilità di presentare questo progetto Parol che abbiamo portato in scena nel teatro di Torino nel carcere Lorusso Cutugno vorrei che questo progetto Parol Europeo sia portato in un teatro fuori da queste mura con la vostra collaborazione grazie e dedico questo progetto a coloro che mi sono stati vicino grazie infinitamente con vero cuore è stata una emozione con affetto e creatività. Grazie.


CANALIZZARE L’INIZIALE SEMPLICE CURIOSITÀ
di Ezio Morettini    
Carcere “ Lorusso Cutugno” - Torino  
 

Il progetto “PAROL”, riferito al laboratorio di “DANZA-TEATRO”, rappresenta sicuramente una esperienza positiva e costruttiva per i detenuti che vi partecipano. Molto merito deve indubbiamente essere attribuito ai docenti che, con grande professionalità, indubbia esperienza, palpabile passione e grande pazienza, riescono a canalizzare l’iniziale semplice curiosità e mera evasione dall’ordinario da parte dei detenuti, verso un vero interesse e coinvolgimento.
L’utilizzo del proprio corpo quale strumento di espressione di un idea è certamente, a mio avviso, una forma d’arte teatrale interessante e coinvolgente che, specie nella difficile condizione di detenuto, riesce pian piano a sbloccare, a sciogliere, a far aprire il detenuto che normalmente è incline a chiudersi in se stesso e ciò anche, contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, in quei soggetti meno dotati ed avvezzi all’utilizzo atletico del proprio fisico.
Certo l’impatto iniziale risulta particolarmente difficoltoso e selettivo non certo per la necessità di doti ginnastiche ma per il superamento dell’impatto psicologico a movimenti e situazioni preparatorie che solo l’esperienza e la professionalità dei docenti possono far superare. È quindi assolutamente necessario che, in questa prima fase, sia posta molta attenzione e venga dedicato il tempo necessario a far comprendere quali siano le ragioni delle stesse attività e far quindi superare il naturale blocco emotivo iniziale che le stesse determinano.
Man mano poi che si procede nelle attività del laboratorio è veramente interessante notare come il lavoro di gruppo, sotto la supervisione e la guida dei docenti, produca significativi effetti di aggregazione, collaborazione, coesione, supporto reciproco e tolleranza tra i soggetti coinvolti. Si rileva come anche la capacità di socializzazione dei partecipanti vadano significativamente migliorando.
Alla luce di quanto sopra espresso, a mio modesto e profano giudizio, l’attività di cui trattasi, ancor più se inquadrata in un più ampio contesto di iniziative messe in campo dall’associazione, non può che essere positivo. È infatti indubbia la sua funzione nel miglioramento della vita e delle relazioni sociali in carcere.


POSSIAMO FARCELA
di Khalil Nour Eddine    
Carcere “ Lorusso Cutugno” - Torino  
 

Il giorno in cui ho visto il lavoro teatrale avevo pensato negativo, per la paura e ho detto non so se ce la facciamo soprattutto per il tempo che era pocchissimo, e come la maggiore parte dei partecipanti non ha mai avuto la possibilità di esibirsi al teatro.
La fine delle lavoro è stato splendido e stupendo e ho capito che possiamo farcela sempre se c’è volontà. Per la danza è bello lo spettacolo perché sono stati diversi uno dell’altro e ogni uno di noi ha messo del suo ed questo è il bello.

 
 
 
PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!
PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!
2015 –  17 GENNAIO - SABATO
CIRCOLO DEI LETTORI – SPETTACOLO UNA SEDIA PER CAPELLO
CHIUSURA MOSTRA PAROL

- Pietro Tartamella -
Interrompiamo (momentaneamente) il Diario Parol, qui al giorno 17 gennaio.
Un bel successo la sera al Circolo dei Lettori dove più di cento persone hanno visto lo spettacolo di danzateatro UNA SEDIA PER CAPELLO della compagnia integrata VIAGGI FUORI DAI PARAGGI, regia di Nagi Tartamella e Florian Lasne.
Un bel successo il giorno dell’inaugurazione con la lettura del gruppo VERBAVOX che ha prestato le proprie voci ai detenuti e Pietro Tartamella che ha prestato la sua voce al gruppo Verbavox.
Un “PER UN BARATTOLO DI STORIE” perfettamente riuscito,  emozionante: differenti realtà si incontrano per un piccolo scambio di storie…
La mostra dei manufatti raku, testi, haiku, dei detenuti di Torino e Saluzzo si sposta a INGENIO – BOTTEGA D’ARTE E ANTICHI MESTIERI, Via Montebello 28 b, Torino - inaugurazione VENERDÌ 30 GENNAIO ORE 17.00. Il Gruppo integrato VERBAVOX presta la sua voce ai detenuti, Pietro Tartamella presta la sua voce al gruppo VERBAVOX.
La mostra si sposterà a Bruxelles il 4 marzo nella grande biblioteca MUNTPUNT dove confluiranno le opere dei detenuti dei cinque paesi coinvolti nel progetto Parol.

Il DIARIO PAROL GIORNO PER GIORNO riprenderà più avanti rendicontando sino alla fine del progetto.
Ora dobbiamo interrompere, perché ci aspetta un gran lavoro: il libro finale che raccoglie  l’esperienza e gli scritti dei detenuti! Il tempo è pochissimo (i detenuti hanno scritto a mano i loro testi che sono tutti da battere al computer, rileggerli, selezionarli, impaginarli…).
Ricordo solo un numero: 13.417
Sono le bolle di sapone ancora da adottare: 13.417!
Abbiamo raggiunto tutti i nostri contatti.
Tutti i nostri contatti sanno della campagna ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE.
Non sappiamo più a chi rivolgerci e quali altre iniziative mettere in piedi.
Sulle istituzioni, le ditte, le aziende non possiamo più contare, il loro silenzio è stato chiaro fin dall’inizio.
Il momento sembra di stallo.
Grazie per l’ultimo sforzo…
grazie per le ultime serate con i Racconti della Tombola…
grazie per qualche buona idea che vorrai suggerirci…
grazie se vorrai intercedere presso qualcuno che potrebbe dare un contributo..

PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!
PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!PAROL! PAROL! PAROL! PAROL!
 
 
 
 
2015 – 03 GENNAIO – SABATO
LETTERA APERTA AL PREMIER MATTEO RENZI

- Pietro Tartamella -
Il collega Daniele Manni professore di informatica all’istituto Costa di Lecce, candidato al titolo internazionale di Premio Nobel per l’Insegnamento, il “Global Teacher Prize” della Varkey Gems Foundation, ci segnala la lettera che ha inviato a Matteo Renzi.
Il contenuto della letterea non ha a che fare direttamente con il progetto Parol, ma poiché parla di insegnamento, professione in cui mi identifico, mi pare interessante condividerla.

Lettera aperta al Premier Matteo Renzi
(e al Ministro Giannini e ai referenti dell’Istruzione in Italia)


Gent.mo Presidente Renzi,
mi chiamo Daniele Manni, sono un docente di Lecce, innamorato e appassionato del proprio ruolo (non riesco a chiamarlo lavoro) e, pare, sono fra i 50 finalisti al mondo candidati al titolo internazionale di Premio Nobel per l’Insegnamento, il “Global Teacher Prize” della Varkey Gems Foundation. In Europa siamo solo in nove e due in Italia (quasi il 30%), anche se so perfettamente di essere solo stato fortunato perché c’è stato qualcuno che si è preso la briga di segnalare il mio operato alla Fondazione, quindi, dietro questa punta di iceberg, sono certo si nascondono centinaia di colleghi altrettanto meritevoli di questo “titolo”, i quali lavorano, sperimentano e innovano ogni giorno, nel silenzio delle loro aule, fianco a fianco con i loro fortunati studenti.

Ho deciso di scriverle perché oggi sono “qualcuno” e questo mio quarto d’ora di notorietà durerà appena un mese, fino a quando non diverrò un banale “ex” finalista e le mie parole avranno certo un peso diverso.

Cosa le chiedo? Niente di più di quanto lei non stia ripetendo negli ultimi giorni, ossia più considerazione in Italia per la professione docente, più “ritmo” nella scuola. Solo che, oltre ad ascoltare e ad apprezzare i suoi nobili intenti, mi piacerebbe che in questo nuovo anno vedessimo azioni concrete, un po’ come facciamo noi “bravi” insegnanti “da Nobel” con i nostri alunni, agendo e creando risultati e non solo annunciando cambiamento e innovazione. E di azioni concrete per riqualificare il nostro ruolo nella società italiana me ne vengono in mente due.

La prima, a rischio di sembrare banale, è quella di rendere semplicemente “dignitoso” lo stipendio che ci viene riconosciuto, perché oggi, dignitoso, non lo è affatto. Se, pur essendo i peggio pagati e ricevendo poca o nulla stima dalla società civile, riceviamo lode e attenzione internazionale e la nostra opera quotidiana rende la scuola italiana una delle “istituzioni” più apprezzate dalla cittadinanza (al terzo posto, dopo Papa Francesco e le Forze dell’Ordine*), chiedo a Lei e al governo che rappresenta, cosa potrebbe essere la Scuola italiana se il corpo docente ricevesse più credito e dignità? Come pensa che la società possa apprezzare una figura così importante per la vita ed il presente (non solo il futuro) dei nostri figli se lo Stato è il primo a ridicolizzarne il lavoro con un riconoscimento inadeguato? Comprendo benissimo che questo è un momento certo non facile per mettere sul tavolo un piano di aumenti per la categoria, ma qualche primo, piccolo segnale non sarebbe affatto una mossa errata. Se si sta chiedendo se questo mio è un tentativo per ottenere ciò che in tanti non sono riusciti negli ultimi vent’anni, la risposta è …sì.

La seconda possibile azione è quella di ideare e realizzare iniziative concrete atte a valorizzare la professione, approfittando anche di ogni possibile occasione per enfatizzare, rendere pubbliche e diffondere le opere meritorie e le persone meritevoli nella scuola, ogni qualvolta se ne presenta l’opportunità. Vuole qualche esempio? La Varkey Gems Foundation ha come mission quella di alzare il livello di considerazione dell’insegnamento e si è inventato un premio da 1 milione di dollari per accendere i riflettori di tutto il mondo su questa straordinaria professione (sempre che il governo ed il ministero italiano abbiano, anch’essi, questa mission). E’ vero, loro sono ricchi e hanno i soldi, ma quanta ricchezza abbiamo noi italiani in termini di creatività ed inventiva? E non sta certo a me suggerire modi e metodi efficaci.

Concludo augurando a noi docenti che lei possa prendere minimamente in considerazione quanto le ho scritto e a Lei, ai suoi cari e a tutto il suo staff un 2015 proficuo, sereno e ricco di sorrisi.

Con grande rispetto e fiducia
Daniele Manni

 
 
2015 – 02 GENNAIO – VENERDI
UNA TUA POESIA A “GOOD MORNING POESIA”

- Pietro Tartamella -
Poiché non siamo riusciti a portare in carne ed ossa alcuni lettori volontari nel carcere di Saluzzo in rappresentanza della “cittadinanza”, oggi ho pubblicato sul sito di Cascina Macondo  l’invito, aperto a tutti, ad inviare poesie e testi per Good Morning Poesia. Mi sembra una buona idea coinvolgere nel progetto Parol i cittadini, anche se è solo con le loro parole e la loro voce poetica lontana. Ecco l’invito:

Puoi inviare una tua poesia, un breve racconto, una favola... Contenuti e tematiche a piacere. Testi non troppo lunghi, che a leggerli ad alta voce durino in media circa tre minuti (cliccami per calcolare la durata di un testo da leggere ad alta voce).

Se ti fa piacere li leggeremo con i detenuti, e per i detenuti, negli appuntamenti settimanali di Good Morning Poesia all’interno del carcere “Rodolfo Morandi” di Saluzzo e “Lorusso-Cutugno” di Torino. Potremmo altresì inviarli al carcere di Dendermonde in Belgio dove Good Morning Poesia è stata anche attivata.
La Commissione Europea che ha finanziato il progetto PAROL!, all’interno del quale Cascina Macondo ha realizzato l’evento Good Morning Poesia, sollecita le iniziative cosiddette “Intra Muros/Extra Muros”. Sono quelle che mirano a far incontrare, con modalità diverse, il mondo del carcere con il mondo esterno e la cittadinanza.

- Scrivi nella tua e-mail, nella riga “oggetto”:  testo per Good Morning Poesia.
- in formato word  .doc  allega la tua poesia con titolo e  tuo nome e cognome.


che cos’è Good Morning Poesia
L’ iniziativa vuole fornire ai detenuti delle carceri europee coinvolti nel progetto PAROL l'opportunità di continuare a praticare la Lettura ad Alta Voce e un’occasione di crescita e confronto.


il progetto
-      Ogni settimana, in orario più opportuno per gli Istituti Penitenziari, andrà “in onda” una poesia, un pensiero, un aforisma, un testo che i detenuti, formatisi con i laboratori di lettura ad alta voce del progetto PAROL, leggeranno a viva voce. Una poesia che essi stessi avranno scelto e selezionato.
-      Una poesia con la quale si augura una buona giornata a tutti i residenti nell’istituto, seminando spunti emotivi e riflessioni.  
-    L’obiettivo è far diventare Good Morning Poesia una consuetudine, un rituale, una “tradizione” dell’Istituto Penitenziario, gestita in maniera autonoma e responsabile dai detenuti.
-    I detenuti che inizieranno questa tradizione, nella previsione che essi possano essere trasferiti in altre sedi o che possano abbandonare il carcere, avranno anche il compito di “tramandare” ad altri detenuti la ritualità di leggere a voce alta, ogni settimana, una poesia. Una sorta di “passaggio del testimone” affinché la tradizione possa continuare.


le finalità
1)   Prima fra tutte l'opportunità per i detenuti di continuare ad esercitarsi concretamente con la Lettura ad Alta Voce di fronte ad un pubblico formato dalla popolazione carceraria di quell’Istituto.

2)   Responsabilizzare i detenuti nella gestione autonoma di una iniziativa che durerà a tempo indeterminato, il cui impegno è minimo, ma dove le soddisfazioni potrebbero essere molto incentivanti e il “confronto” un momento di crescita personale, emotiva e intellettuale.

3)   Ogni settimana con l'ascolto di poesie diverse si forniscono stimoli culturali in modo piacevole. Il coinvolgimento affettivo e intellettuale farà apprezzare autori nuovi, antichi e moderni, stili diversi, che possono suscitare interessi, approfondimenti, riflessioni. Rendere familiare la poesia e, attraverso l'ascolto, umanizzare le diversità.

4)   Ottenere con la ritualità e l'appuntamento settimanale un’ attenzione al tempo che passa, mettendo in risalto la magìa, la bellezza, l'importanza della parola essenziale, della parola viva, del pensiero, dell'emozione, della sensibilità. Ottenere altresì, con la frequentazione della poesia, una familiarità con “il punto di vista altro”.

5)   Fornire a tutti quei detenuti che scrivono poesie un’opportunità di "raccontarsi" affidando i loro  testi al gruppo che si sarà preparato per la lettura pubblica al microfono. Ma anche di “raccontarsi” attraverso un interposto autore i cui testi i detenuti potrebbero suggerire e desiderare di ascoltare e far conoscere.

6)   Attivare un interscambio di testi fra i detenuti delle carceri europee coinvolte nel progetto Parol e portare nel carcere la cittadinanza, anche se solo attraverso le parole, al fine di mantenere viva l’idea di transnazionalità e di “comunità che è in relazione”.   


invia i tuoi testi a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 
 
2015 – 01 GENNAIO – GIOVEDI
IL NOSTRO SONDAGGIO SULL’ERGASTOLO

- Pietro Tartamella -
È  passato un anno da quando abbiamo messo on line sul sito di Cascina Macondo il sondaggio sull’abolizione dell’ergastolo ostativo. Ad oggi, giovedì 01 gennaio 2015, hanno votato 100 persone. Non sono tante, ma ora che sono 100 possiamo fare qualche piccola considerazione sulle percentuali, tenendo conto che i lettori del nostro sito sono di cultura medio-alta, e quindi rappresentativi solo di una parte della popolazione, non della massa.
Quattro sono le possibilità di voto:

SI condivido l'abolizione           
votanti:     50       percentuale:   50.00 %

NO non condivido l'abolizione  
votanti:     22       percentuale:   22.00 %

sono incerto                                
votanti:     27       percentuale:   27.00 %

non mi interessa                          
votanti:      1        percentuale:     1.00 %

totale           votanti:  100        percentuale:      100 %

       

La maggioranza, il 50 % , 50 lettori del nostro sito, su 100, sono decisamente favorevoli all’abolizione dell’ergastolo ostativo.

Il 22 % , 22 lettori del nostro sito, su 100, sono decisamente contrari.

Solo una persona ha detto “non mi interessa”.

Il dato interessante è quel 27 % , 27 persone su 100 che hanno votato “sono incerto”.
Questo vuol dire che se si parlasse  delle problematiche del carcere molto di più di quanto non si è fatto finora, molte di quelle persone incerte potrebbero capire e fare proprie le motivazioni favorevoli all’abolizione dell’ergastolo ostativo.
Il dato ci dice semplicemente quanto ancora c’è da parlare del carcere!
 
 
tombola intorno ai tavoli2014 – 31 DICEMBRE – MERCOLEDI
NOTTE DI CAPODANNO
I RACCONTI DELLA TOMBOLA A CASCINA MACONDO

- Pietro Tartamella -
L’anno nuovo 2015 è entrato
piano piano nel salone Gibran
di Cascina Macondo dove quaranta
ospiti si sono ritrovati intorno ai tavoli
con le schede di una tombola particolare, consapevoli di essere venuti per dare
un sostegno al progetto Parol.
Una semplice e bella serata dove la presenza di alcune famiglie con bambini ha dato
un bel sapore di comunità. Le gags e i racconti che si alternavano all’estrazione dei numeri hanno reso scorrevole e simpatico il gioco della tombola. E’ sempre una sorpresa notare che sono parecchi, specie tra i giovani, coloro che non conoscono il gioco della tombola!  (me ne sono accorto girando per le case con i Racconti della Tombola).
L’anno nuovo è entrato nella nostra mente con il silenzio e il buio del salone, mentre per un minuto le foglie di alloro scoppiettavano nel fuoco del camino. 
Sono venuti in molti da lontano (molti che non conoscevamo ancora):
da Savona, dal Lago D'Orta, da Cuneo, da Rivalba, da Asti... 

cena con invitati che si servonoVerso le ore due del mattino un primo gruppo è tornato a casa.
Alle quattro del mattino ci siamo salutati.
Niente nebbia quest’anno!
Una serata splendida.
Le fioche luci di alcuni lumini disseminati nel cortile salutavano tremolanti
chi si allontanava per tornare a casa.  

Tolte le spese di organizzazione e gestione
(elettricità, gas per il riscaldamento, legna per il fuoco nel camino…)
sono state adottate 430 bolle di sapone.
Ad oggi mancano ancora 14.265 bolle di sapone al traguardo!
Sono ancora tante.
Ce la faremo per la fine di marzo?
Chi vuole organizzare una serata di Racconti della Tombola a casa sua invitanto la cerchia dei propri amici?
Chi vuole fare una donazione?
Chi vuole dare un contributo al progetto Parol?
Attualmente 902 cittadini hanno sostenuto il progetto nelle carceri.
Ci sei anche tu?

cibo in primo piano gente alle paretiRinnoviamo un caro augurio di Buon Anno
e un grazie a tutti coloro che sono intervenuti a Capodanno:
Alberto C., Alberto O., Alessandra , Alfonso , Anna Maria G., Anna Maria V., Arianna, Arno, Beatrice, Caterina, Clelia, Davide, Dely, Elisa B., Elisa M., Enrico, Fabrizio, Fiorenza, Franca F., Franca G., Franco, Gabriel, Gianna, Giusy, Laura, Luana, Lucia, Marita, Patrizia, Piero, Pietro,  Roberto, Stefania, Ugo, Veronica.

Veronica Petinardi, scrittrice effervescente, ha voluto pubblicare sul suo blog una paginetta di impressioni su questo Capodano Solidale a Cascina Macondo...
http://verapetinardi.blogspot.it/2015/01/un-capodanno-non-da-tutti-eppure-basta.html?spref=fb
 
 
2014 – 30 DICEMBRE – MARTEDI
LETTORI VOLONTARI A SALUZZO – PERMESSO NEGATO

- Pietro Tartamella -
A seguito della stimolante esperienza dei lettori volontari nel carcere Lorusso-Cutugno di Torino, nell’ambito dell’attività Good Morning Poesia del progetto europeo Parol, abbiamo pensato che sarebbe stato interessante proporlo anche nel carcere di alta sicurezza “Rodolfo Morandi” di Saluzzo.
In data 27 dicembre 2014 ho inviato alla direzione del carcere la richiesta di permesso:

All’attenzione del Direttore

OGGETTO: INTRA MUROS/EXTRA MUROS
RICHIESTA DI PERMESSO PER INGRESSO LETTORI VOLONTARI

Nell’ambito del progetto europeo PAROL le iniziative INTRA MUROS/EXTRA MUROS (quelle che in qualunque modo realizzano un contatto del mondo interno al carcere con il mondo esterno e la cittadinanza) sono particolarmente sollecitate e apprezzate dalla Commissione Europea.
Si chiede pertanto l’autorizzazione sino al 30 aprile 2015 per l’ingresso al carcere dei nominativi in elenco. Essi accompagneranno (avvicendandosi in gruppetti di 3-4 alla volta) Pietro Tartamella durante l’attività GOOD MORNING POESIA programmata ogni domenica alle ore 13.   
In allegato i documenti di identità.
 
 
La risposta è arrivata oggi 30 dicembre su carta intestata del Ministero della Giustizia:

“Con riferimento alla nota, pervenuta a questa Direzione in data odierna, con la quale Codesta Associazione chiede l’autorizzazione all’ingresso in istituto di un gruppo di volontari, al fine di partecipare, nell’ambito del progetto “Good Morning Poesia”, alle attività di lettura, si comunica che per problematiche logistiche ed organizzative non è possibile autorizzare quanto richiesto.

Si porgono distinti saluti

il Direttore
Dott. Giorgio Leggieri


In verità avevamo dei dubbi sul rilascio del permesso, considerando appunto che il carcere di Saluzzo è di alta sicurezza. Al gruppo dei dodici volontari che si erano proposti come lettori, e che avrebbero duvuto affiancarmi la domenica, avevo già detto che non c’era nulla di certo.
Dunque non se ne fa nulla ragazzi.
Vi ringrazio comunque ancora per la vostra adesione e disponibilità.

 
2014 – 28 DICEMBRE – DOMENICA
DUE SUICIDI IN CARCERE TRA NATALE E SANTO STEFANO

- Pietro Tartamella -
Riceviamo dall’ OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE (Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”, Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”):
 
Due suicidi in carcere tra Natale e Santo Stefano. Negli ultimi 5 anni 19 detenuti si sono uccisi durante le festività natalizie.
Il giorno di Natale, alle 7 di mattina, Cataldo Bruni, di 31 anni, si è impiccato con una corda rudimentale nel carcere di Trani (BA). Stava scontando una condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, pena che sarebbe terminata a febbraio prossimo.
Nella notte tra il 25 e il 26 dicembre Massimiliano Alessandri, 44 anni, si è suicidato nel carcere Pagliarelli di Palermo impiccandosi con un lenzuolo. L’uomo aveva origini fiorentine, lavorava a Palermo come giardiniere, ed era appellante dopo una condanna in primo grado.
In 5 anni (2009-2014) ben 19 detenuti si sono tolti la vita nel periodo delle festività natalizie (24 dicembre - 6 gennaio). Una frequenza doppia rispetto al resto dell'anno. I motivi vanno ricercati nell’accentuato senso di solitudine per la lontananza dalle famiglie (vedi “Natale SENZA”), nella assenza di proposte “trattamentali” (con la sospensione dei corsi scolastici e delle attività lavorative) e nella riduzione, causa ferie, di un personale già sotto-organico durante il resto dell’anno (gli agenti di Polizia penitenmziaria salvano la vita a centinaia di detenuti ogni anno, spesso togliendo loro letteralmente la corda dal collo).
Da inizio anno salgono a 43 i detenuti che si sono tolti la vita: avevano un’età media di 40 anni, 37 gli italiani e 6 gli stranieri, 2 le donne. 37 detenuti si sono impiccati, 5 si sono asfissiati con il gas del fornelletto da camping in uso nelle celle, 1 si è dissanguato tagliandosi la carotide con una lametta da barba. Le carceri nelle quali si sono registrate più vittime sono Napoli Poggioreale (4) e Padova Casa di Reclusione (3).


 
2014 – 26 DICEMBRE – VENERDI
VIAGGIO A VUOTO
- Pietro Tartamella -
Oggi siamo scesi a Torino Anna ed io con alcuni scatoloni pieni di manufatti di ceramica. Anna deve montare la scultura di ceramica e raku con la base di legno che Francesco ha preparato. Occorre verificare se tutto va bene. Stiamo facendo corse infinite per preparare la mostra dell’8 gennaio al Circolo dei Lettori. Una montagna di lavoro: progettazione e stampa di banner, foto, supporti per la mostra, volantini, segnalibri, cartelli espositivi…
Viaggio a vuoto. Oggi è festa, all’ingresso del carcere non ci fanno entrare. Torniamo a casa.


 
 
2014 – 24 DICEMBRE – MERCOLEDI VIGILIA DI NATALE
NATALE  SENZA

- Pietro Tartamella -
Riceviamo da Ristretti Orizzonti:

Natale è una festa da passare CON, con i figli, con i genitori, con fratelli e sorelle.
Per le persone detenute invece è un Natale SENZA, senza i figli, senza i genitori, senza fratelli e sorelle. E quei figli, quei genitori, quei fratelli e sorelle hanno sempre un posto vuoto a tavola.
I testi che seguono sono pezzi di vita poco natalizi, storie di Natale tristi: noi li dedichiamo prima di tutto a chi potrebbe fare qualcosa per cambiare le condizioni di vita delle persone detenute, e soprattutto i loro rapporti con la famiglia. Li dedichiamo al nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché nel suo discorso di fine anno si ricordi delle famiglie più maltrattate, quelle delle persone detenute. Li dedichiamo al ministro della Giustizia, Andrea Orlando.
Li dedichiamo al nuovo Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, dottor Santi Consolo. Li dedichiamo a tutti i parlamentari: a quelli che ci hanno promesso di fare una nuova legge per liberalizzare le telefonate e permettere colloqui riservati senza controllo visivo per le persone detenute e le loro famiglie, ma anche a quelli che non si sono interessati di questo problema, ma possono farlo, e siamo sicuri che lo faranno perché le famiglie delle persone detenute sono INNOCENTI, e meritano un altro trattamento.
E per finire, li dedichiamo a Papa Francesco, perché siamo sicuri che, se ha avuto il coraggio di dire che l’ergastolo è "una pena di morte nascosta", avrà senz’altro anche il coraggio di difendere le famiglie delle persone detenute, e in particolare le famiglie degli ergastolani.
Ci vogliamo anche scusare perché questa vigilia di Natale non siamo riusciti a fare di più, ma stiamo mettendo tutte le nostre forze in questa battaglia "Per qualche metro e un po’ di amore in più nelle carceri" e siamo sicuri che con il nuovo anno tante persone si uniranno a noi per chiedere più umanità nei rapporti delle persone detenute con i loro cari.

La redazione di Ristretti Orizzonti – Casa di reclusione di Padova



Natale senza Kevi, il mio bambino, di Marsel Hoxha
Questo è il quarto anno che non posso festeggiare Natale con te, e neppure il tuo compleanno il 21 dicembre, papà non può stare vicino a te. Non ti posso fare gli auguri di buon compleanno e portarti un regalino. Non posso starti vicino a Natale, ma non ti ho dimenticato. Ogni giorno ti penso, ogni giorno guardo le tue foto e i disegni che mi avevi portato. Quando sei nato io ero giovane e non potevo credere che ero diventato un padre. Mi ricordo quando eri appena nato… avevi un mese e non smettevi di piangere e io dalla camera da letto mi alzavo e andavo a dormire in cucina. Non dimenticherò mai le tue prime parole, mi dicevi: TATI .. TATI .. TATI. Adesso sei cresciuto, quest’anno sei andato a scuola ma io non ti ho potuto accompagnare il primo giorno di scuola e neppure gli altri. Mi sono perso tanto di te, tutto! Le colpe sono tutto mie se non ho potuto fare il padre come si deve. Per i miei capricci e per le mie stronzate tu devi crescere senza un padre.
Ogni minuto, ogni giorno, ogni compleanno, ogni Natale papà ti ha pensato, ma quest’anno per me è l’anno peggiore perché tu sei in ospedale e non posso fare niente, soprattutto starti vicino. Tu puoi pensare qualsiasi cosa di me, perché non ti vengo a trovare, perché non ti posso fare i regali e gli auguri per il compleanno come per Natale. Tutte le colpe sono mie, ma non vuol dire che papà non ti vuole bene. Io sono disposto a fare tutto per te. Per te sono disposto a vendere anche il mio sangue, purché tu sia felice. Io ogni giorno ti penso e ogni notte prima di dormire prego per te, affinché tu possa uscire al più presto dall’ospedale e sempre prima di dormire guardo la tua foto che ho attaccato al muro vicino a me e ti dò un bacio. Io non ho mai saputo fare il papà, non capivo che tu dei regali non te ne fai niente se il tuo papà non ti sta vicino. Ora con la tua sofferenza ho imparato cosa deve fare un papà, spero che non sia tardi. Prego ogni giorno per questo motivo, affinché, presto, io abbia la possibilità di dimostrarti che ho imparato davvero. Spero che tu riesca a perdonarmi. Buon Natale Kevi. Il tuo Papà


Natale SENZA mio padre, di Stephanie, figlia di Victor, detenuto
Arriva dicembre, e ogni anno in questo mese le città vengono avvolte da una atmosfera natalizia. Nelle strade le luci, nelle case gli alberi ma è soprattutto negli occhi dei bambini che si percepisce il Natale in arrivo: occhi pieni di speranza che trasmettono gioia e impazienza per l’arrivo di Babbo Natale. In realtà, come per tante altre cose, anche il Natale ha mille sfaccettature. Infatti, parallelamente alle famiglie che iniziano i preparativi con le corse ai regali, gli addobbi natalizi e la preparazione del cenone vi sono famiglie che forse rinuncerebbero a tutto questo. Sono le famiglie nelle quali manca una figura, quella del papà, come nella mia.
Vi sono innumerevoli motivi per cui a Natale possa essere assente tuo padre, penso però che la consapevolezza di immaginare una delle persone a te più care completamente sola nel giorno in cui tutto e tutti si fermano per condividere con le persone che amano gioia e allegria, faccia in qualche modo sfumare via tutto il Natale presente nell’aria.
Ora che sono cresciuta, mi rendo conto quanto triste possa essere leggere le lettere di Babbo Natale, nelle quali bimbi innocenti accanto al gioco che tanto desiderano scrivono come vorrebbero con tutto il cuore che papà torni a casa. È triste perché si vive un Natale a metà ed incompleto nel quale se si è ancora piccoli, vivi quel giorno con la perenne speranza di ricevere il ritorno di papà come regalo, invece, se sei abbastanza grande per comprendere, devi in qualche modo fingere di essere felice anche se vedi negli occhi di tua madre la malinconia di quei Natali passati in cui niente era più appagante che vedere tua figlia scartare i regali tenendo per mano il tuo compagno di vita.
Anche quest’anno il mio Natale sarà incompleto, e più passa il tempo più mi rendo conto di come di anno in anno il Natale per me non sia più quello di una volta, ma piuttosto un giorno che sembra sottolineare quella perenne assenza percepita durante tutto l’anno. Ora nel giorno di Natale posso dire di saper apprezzare veramente la mia famiglia e di come il regalo piu grande che possa ricevere sia semplicemente la possibilità di ritrovarsi per poter stare assieme.
Oggi vorrei tornare bambina per un momento, fingere che tutto sia possibile e che tutti i miei sforzi fatti durante l’intero anno possano essere ricambiati con un solo ed unico regalo: Il Mio Papà.


Natale SENZA "Fine Pena", di Carmelo Musumeci
Amore, un altro Natale senza te, dovrei averci fatto l’abitudine, ma mi manchi ancora e mi mancherai sempre. Grazie per la fiaba del mio compleanno, vorrei che anche la mia vita avesse un lieto fine. Un bacio tua Lupa Bella (Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com).
Sinceramente quando ero un uomo libero non ho mai creduto a Babbo Natale perché fin da bambino a me non mi ha portato mai nulla e i giocattoli me li andavo a rubare da solo. Sinceramente non mi è mai piaciuto il Natale perché in collegio per le feste spesso rimanevo solo mentre gli altri bambini andavano a casa. Sinceramente il Natale continua a non piacermi molto neppure in prigione, ma l’amore dei miei figli prima, e adesso quello dei miei due nipotini, mi sta facendo cambiare idea.
Ornella Favero, direttore responsabile di Ristretti Orizzonti, ci ha invitato a scrivere una serie di testi con il titolo "Natale Senza", visto che di solito il Natale si immagina sempre CON, con i figli i nipoti i genitori. E ci ha chiesto di raccontare cosa vuol dire Natale Senza figli, senza nipoti, senza una compagna. Io che però sono anche senza un fine pena, ho deciso d’intitolare il mio articolo "Natale Senza "Fine Pena".
Per i prigionieri, il mese di dicembre, quello delle feste, è quello più brutto dell’anno. E’ il mese della malinconia, della tristezza e dei rimpianti. Nei giorni di festa in carcere ti senti ancora più profondamente solo e inutile. E la solitudine di giorno ti tiene compagnia, ma di notte non ti fa dormire. Credo che a Natale in carcere non ci siano uomini cattivi, ci sono solo uomini tristi e soli. Poi ci sono anche i condannati alla "Pena di Morte Nascosta", uomini senza più sogni e speranza.
Tutti i prigionieri per le feste attendono qualcosa per avere con l’anno nuovo amore, felicità, fortuna e libertà. Solo gli ergastolani senza scampo non hanno nessun motivo per attendere l’anno nuovo perché l’anno nuovo sarà come l’anno vecchio, senza speranza, uguale fino all’ultimo dei suoi giorni. Un altro Natale, tra giorni che sembrano anni e anni che sembrano giorni, da uomo ombra che nonostante tutto cerca di amare ancora la società che l’ha murato vivo senza l’umanità di ucciderlo prima. Tutti i natali scrivo una lettera ai miei figli, ecco quella di quest’anno.


Lettera di Natale di un ergastolano ai figli
Quando siete nati il mio cuore era pieno di stelle e di sogni. Avevo sognato per voi tutto quello che avevo sognato io da bambino. Poi è arrivato il carcere e la condanna e sono partito per un lungo viaggio. Sono partito, ma non sono mai andato via dal vostro cuore, né voi dal mio. Nei peggiori momenti del mio viaggio i vostri cuori non mi hanno mai lasciato, vi ho sempre sentiti attorno al mio cuore. La vostra immagine è sempre stata nei miei occhi e il vostro sorriso ha sempre illuminato il mio viaggio. L’uno e l’altra siete il sole della mia cella, il centro del mio universo e l’energia invisibile della mia anima. Grazie a voi mi sento un papà e un uomo migliore. Perdonatemi se sono stato lontano e non vi ho potuto amare come avrei voluto. Forse vi ho amato più di quello che ho potuto. Sono passati molti anni, ventitré, questo Natale ho sognato di venire a casa, ma mi hanno ancora detto di no, mi hanno detto che sarò sempre colpevole e cattivo. Ora non ho più sogni, né passati e né futuri, da sognare. Siete solo voi quello che mi resta della mia vita. Perdonatemi se vi lascio soli anche per questo Natale e per tutti quelli che verranno. Un ergastolano con l’ergastolo ostativo non può tornare libero, né vivere, né morire, può solo amare. Ecco, io vi amo! Volevo dirvi solo questo perché è bello essere amati da voi, ma è ancora più bello amarvi. Buon natale Mirko. Buon Natale Barbi. Papà.
Carmelo Musumeci, Carcere di Padova Natale 2014
 

Natale SENZA famiglia da ventitré anni,
di Tommaso Romeo – Sezione Alta Sicurezza - Casa di reclusione di Padova

Il Natale l’ho trascorso in famiglia fino all’età di sedici anni, mi ricordo che ci riunivamo tutti a casa del nonno materno che abitava in un paesino di montagna (Canolo) in provincia di Reggio Calabria e come di tradizione in quei giorni venivano macellati dei maiali e tutti noi nipoti aiutavamo i grandi a fare la salama. Mi ricordo che la sera ci mettevamo tutti davanti al caminetto e ascoltavamo mio nonno che ci raccontava storie antiche mentre le nostre mamme cucinavano il sanguinaccio. Dopo di quell’età mi sono perso in un mondo dove non c’era tempo per festeggiare il Natale, non dico di averli trascorsi in modo brutto ma non potevano essere paragonati per amore a quelli passati in famiglia, almeno oggi dico così perché sono ventitré anni che non li trascorro con la mia famiglia. Allora per me era il massimo trascorrerlo in un Hotel, in posti come Toronto o Acapulco, ma oggi solo a pensare alle mie telefonate fatte ai miei genitori per fargli gli auguri mi sale la tristezza. Da quando sono in carcere ogni anno che domando alla mia famiglia come lo trascorrono mi rispondono da ventitré anni "Con te dentro non c’è da festeggiare", forse solo negli ultimi anni che ci sono i nipotini (figli di mia figlia) hanno ricominciato a fare il presepe e a mettere sotto l’albero i regali. Oggi essendo nonno quando rivedo nella mia mente la scena di tutti noi nipoti davanti al caminetto con mio nonno capisco perché il suo viso radiava di felicità, al solo pensiero di poterlo trascorrere un giorno pure io in quel modo mi riempio di gioia. Quale sarà il mio prossimo Natale vero?


Un altro Natale senza... di Lorenzo Sciacca
Ho fatto tanti anni di carcere e mi ricordo di come vivevo nell’indifferenza il Natale, mi dico che anche se avevo una famiglia e un figlio, sempre mi era indifferente questa festa. Non voglio sembrare una persona cattiva più di quello che sono stata, non voglio dire che non pensavo alla mia famiglia, ma in carcere c’è la tendenza a minimizzare gli eventi piacevoli, nel senso di non dargli l’importanza che meritano. Credo che questo modo di fare sia dovuto al fatto che uno tenta di soffocare le emozioni spiacevoli che provoca ricordare bei momenti della tua vita passata. Perché la nostra vita è stata caratterizzata anche da bei momenti!
Quando ero piccolo i miei primi 10 Natali li ho passati da solo con mia madre, perché mio padre era carcerato e mi ricordo quell’emozione pura, innocente, che un bambino prova durante l’attesa del 25 dicembre. Mi viene da sorridere pensando che scrivevo anche la classica letterina per Babbo Natale. Mi sembra strano pensarlo. Alla fine non trovavo mai quello che avevo chiesto sotto l’albero, forse avevo delle pretese non adatte al tenore di vita che potevamo permetterci io e mia madre, ma comunque ero sempre contento di trovarmi sotto a quell’albero tutto illuminato a mezzanotte, e con intorno dei pacchetti con grossi fiocchi. Poi, non so come, ma tutto è finito. È normale che non si può vivere per sempre in un mondo fiabesco, ma non ricordo la gradualità del passaggio al mondo reale, cioè quello che voglio dire è che tutto si è interrotto in una maniera strana. Quando scoprii che mio padre era dentro un carcere e non che lavorava in un posto dove potevo andare a trovarlo una volta a settimana, la mia vita ha iniziato ad avere pensieri diversi, priorità diverse. Lì, credo che si sia interrotto tutto. Poi sono diventato padre, ma non ho avuto molti Natali assieme a mio figlio, primo perché sono sempre stato carcerato e poi perché mio figlio è venuto a mancare quando aveva 13 anni. Anche qui si è interrotto tutto. Io non so voi, ma io mi ricordo che quando ero piccolo, in questo periodo, sentivo il bene delle persone, può sembrare una cosa stupida, ma io riuscivo a percepire il profumo di bene, di felicità che aveva l’aria. L’aria era meno pesante nel mese di dicembre. Mi chiedo perché crescendo un uomo deve perdere queste emozioni. Mi mancano!
Adesso sono un po’ di anni che non ho più una famiglia e che in questo periodo non ricevo più quelli che ritenevo stupidi e odiosi biglietti di auguri, soprattutto se ricevuti in carcere. Oggi mi mancano. Oggi sento la mancanza di questi banali biglietti. Forse perché ricevendoli uno si dice "cavolo, mentre qualcuno scriveva questo biglietto che ho tra le mani mi stava pensando". Forse è un pensiero banale, ma è un modo di dirti che c’è ancora qualcuno che ti vuole bene dopo tutto il male che puoi anche avergli fatto.
È sempre strano per me pensare a cose a cui prima non davo importanza. Sono certo che questo è causato dal fatto che io sono una persona diversa, non sono più lo stesso uomo di qualche anno fa. Sono contento di questo, ma inevitabilmente mi rattrista il cuore. Prendere coscienza che oggi dai importanza a cose che vorresti ancora avere, ma che inevitabilmente non hai più, è desolante e triste.
Ho tanti anni da fare in carcere e questo Natale non sarà l’ultimo. Però so che per fortuna non sono del tutto solo. Ricominciare è dura, anche perché credo che quando uno ha qualcosa da cambiare dentro di sé, inevitabilmente ha qualcosa da demolire nella sua personalità, sicuramente non tutto, ma qualcosa c’è che va estirpato. Quindi devi avere dei modi di fare, di ragionare diversi dal passato, credo anche che devi essere diverso rispetto all’atteggiamento che hai sempre avuto, ma fondamentalmente devi avere persone diverse attorno. Non c’è niente da fare è così, sono talmente convinto che non accetterei repliche da nessuno. Attorno a te devi avere persone diverse da quelle del passato. Sono loro che ti aiutano a imparare a voler bene. Ti insegnano che devi volerti tanto bene per non buttare la tua vita nel cesso, del resto come ho sempre fatto. E vogliamo parlare di quella sensazione di umanità che ti danno? La stessa umanità che qualcuno ti voleva far credere d’aver perso o che non ti spettasse di ricevere per gli errori commessi. Torni a provare delle emozioni che avevi voluto solo accantonare per paura di soffrire di più di quello che stai soffrendo.
Mi chiedo, come sempre del resto, se si possono capire nel profondo le mie parole… anche io sono nato con un atto d’amore, come del resto tutti, e non voglio soffocare le cose belle della mia vita, ma il carcere è quello che ogni giorno tenta di farmi fare. Buon Natale!


Spero che questo sia l’ultimo Natale senza mio fratello a tavola,
di Irena, sorella di un detenuto

È vigilia di Natale. Sono le sei di mattina e con mia sorella partiamo per Padova. Mio fratello è in carcere e andiamo a trovarlo. So che le feste per chi sta dentro sono particolarmente dolorose, allora ad ogni festività, cerchiamo di esserci.
Eccolo entrare, si nota subito il suo sorriso perché è felice di vederci. Oggi siamo solo noi tre fratelli e quale gioia più immensa passare due ore insieme proprio alla vigilia di Natale. Si parla del più e del meno. Abbasso spesso la testa. Cerco di non fissarlo negli occhi per più di tre secondi proprio perché temo di non riuscire a controllare e farmi scappare qualche lacrima significherebbe rovinare questo momento così bello. In un colloquio così, la parte che preferisco di più è quando iniziamo a prenderci in giro e a ricordare i momenti passati insieme. Accidenti dovreste proprio sentirci… Poi, quando abbiamo esaurito i ricordi, iniziamo a fantasticare sul nostro futuro, sulle cose belle da fare quando avrà scontato la pena, ma soprattutto iniziamo a fantasticare su come passare il prossimo Natale.
Il Natale di solito si festeggia a casa, ma ormai, da anni abbiamo perso il vero senso di cosa vuol dire essere una famiglia. Ed ogni volta, quando ci sediamo a tavola, penso a mio fratello, che non può venire. E mi accorgo che vorrei vederlo accanto a me per poterlo abbracciare, parlare e semplicemente vederlo mangiare insieme. Anche quest'anno è andata così, ma il prossimo lo festeggeremo insieme.
Ormai sono cresciuta seguendolo in giro per le carceri. Ho cercato di stargli il più vicino possibile, ma la distanza non ci ha sempre permesso di seguirlo nelle diversi carceri in cui è stato. Ad esempio, una volta l’hanno trasferito in un carcere della Campania, a 900 km di distanza da noi, e abbiamo sofferto moltissimo perché non ce la facevamo ad andare a colloquio. Così non lo abbiamo visto per un anno intero. Da quando è arrivato a Padova facciamo più colloqui, ma si tratta sempre di poche ore al mese. E a volte gli impegni lavorativi e le possibilità economiche ci costringono a saltare qualche settimana.  Ora, che ha scontato sette anni di carcere, abbiamo saputo che è nei termini per usufruire di qualche permesso premio. Ma ci rendiamo conto anche che questo non sarà semplice. Da ciò che ci racconta, sembra che le procedure sono lunghe, perché il magistrato deve valutare il comportamento, e altri aspetti che non conosco.
Ormai questo è un altro Natale senza mio fratello. Il settimo. Ma ho fiducia nella giustizia e la mia speranza è che questo sia l’ultimo Natale senza mio fratello a tavola. Sono sicura che accadrà presto e allora mi alzerò alle cinque per andare al carcere di Padova, ma non entrerò per fare un’ora di colloquio. Invece, aspetterò fuori per vedere mio fratello uscire e lo porterò via con me per passare tutti insieme una vera festa in famiglia.

 
Natale senza famiglia, ma dopo sei trasferimenti, finalmente sono vicino a casa!,
di Kasem, detenuto nella Casa di reclusione di Padova

Vorrei tanto chiamarla avventura, ma non posso perché in questi sette lunghi anni chiuso tra le mura di un carcere di avventuroso non c'è nulla. Preferisco chiamarla esperienza, perché con il passare del tempo mi ha cambiato profondamente.
Entrai in carcere che ero ragazzino. Entrai proprio negli anni migliori della vita di un essere umano e a distanza di sette anni sono ancora qui. Dire che sono passati velocemente è un parolone, ma nel bene e nel male sono trascorsi ormai. In questo periodo ho cambiato molte carceri. Forse, essendo straniero, pensavano che non avevo legami sul territorio. E allora sali e scendi dai furgoni blindati: Treviso, Verona, Vicenza, Udine, Benevento e alla fine, Poggiorele.
Il penultimo trasferimento è stato il più duro. Mi sono ritrovato a Poggioreale. Lontano dalla mia famiglia che vive a Treviso. Loro non potevano permettersi di venire a trovarmi e per questo li ho visti solo ed esclusivamente una volta. È stato davvero difficile passare un anno lì. Le lettere ci mettevano sette giorni ad arrivare, le risposte altri sette. Questo vuol dire solo due lettere al mese con la mia famiglia. E in più, non potevo chiamare i familiari. Come potevo uscire mentalmente sano e cercare di recuperare i legami e qualche pezzo di vita? Per questi motivi feci la richiesta al DAP per il mio trasferimento. Volevo tornare vicino alla mia famiglia.
I mesi passavano e nessuna risposta, ormai le mie speranze erano svanite. Mi ero arreso, quando un giorno mia sorella mi scrive chiedendomi di spedirle una copia della richiesta di trasferimento. L’ho fatto subito. Dopo due mesi un agente viene nella mia cella e mi dice di prepararmi per il trasferimento. Così sono arrivato a Padova. E finalmente mi hanno concesso di espiare la pena in un carcere che dista circa 100 chilometri da casa. Avevo perso ogni speranza e quando sono arrivato vicino a casa è stato come conquistare un pezzo di libertà. Finalmente potevo vedere la mia famiglia, chiamarli, scrivere lettere più spesso e sicuramente sono trattato meglio: vado a scuola e frequento tutti i corsi possibile.
Quando ho rivisto i miei familiari, mia sorella mi ha spiegato che si era messa in contatto con questo angelo che si chiama Rita Bernardini la quale le aveva promesso di darle una mano. Conoscendo bene il labirinto dell’amministrazione penitenziaria, Rita ha chiesto che la mia istanza fosse finalmente presa in considerazione. In questo modo anche la mia famiglia ha visto riconosciuto il diritto di vedermi, di abbracciarmi, anche se por poche ore. Così Rita mi ha salvato la vita.
Oggi ho visto le mie sorelle. Poter trascorrere due ore con loro è stato il mio regalo di Natale. Abbiamo parlato e ci siamo presi un po’ in giro. Ma il tempo è volato in fretta, e quando le ho abbracciate le ho pregate di non piangere, perché prima di tornare in cella volevo vedere i loro occhi sorridere. È il loro affetto che mi aiuta ad andare avanti.
Ora non rimane altro che aspettare. Ormai mi rimane ancora poco da scontare in carcere e ho cominciato a sperare in qualche permesso premio, così le mie sorelle non dovranno più venire a trovarmi qui dentro. Non lo so, ma adesso aspetto il giorno che l’agente verrà di fronte alla mia cella e dirà: libero!


Le mie figlie mi hanno detto che senza di me non è Natale, di Biagio Campailla

Il 4 dicembre 2014 sono andato al colloquio con la mia famiglia, si sentiva quell’aria di festività, e dopo aver parlato di tante cose, ho chiesto alla mia mamma: "Cosa organizzate per il Natale?". La risposta della mia famiglia è sempre quella: "Da quando non ci sei tu non riusciamo più a riunirci, a fare una festa, se la faremo è solo una festa triste, dove dopo aver pranzato o cenato, ci salutiamo e andiamo subito a dormire".
Ecco che arriva il momento doloroso, dove s’inizia a raccontare delle feste passate, quando mi trovavo a casa con la mia famiglia, per loro ero il Biagio di tutti, per il motivo che solo io riuscivo a unirli tutti, e così passavamo le feste tutti assieme. Con mio fratello Antonino abbiamo ricordato l’ultimo Natale che abbiamo trascorso insieme, eravamo in 50 persone tra mogli, figli, nipoti e tutto il resto di amici. In quell’ultimo Natale è successo che tutti hanno preso una forte influenza, con febbre alta, l’unico a salvarsi ero io con mio fratello più piccolo, allora assieme ci è toccato prenderci cura di tutti correndo a destra e a sinistra, comprando medicine, e in più ci è toccato preparare il Natale, fare la spesa, cucinare, lavare, e tutto il resto. Nel frattempo prendevamo in giro tutti perché sapevamo che loro, sotto sotto ci prendevano in giro a loro volta, per tutto il lavoro che dovevamo fare da soli. Allora eravamo organizzati per dormire tutti nella grande casa di mamma, al mattino passavamo le medicine a tutti, poi colazione, poi s’iniziava a cucinare e questo durava a partire dal 23 sera fino al 6 gennaio, giorno dell’epifania. Così è durata per qualche giorno, poi una mattina mio fratello non lo vedo in cucina, chiamo e mi risponde: "Biagio, l’influenza ha fregato anche me!", io all’inizio mi sono messo a ridere, ma dopo due minuti mi veniva da piangere, perché ero rimasto da solo a fare lo stesso enorme lavoro. Io sono tutto per la famiglia, non mi scoraggio e vado avanti, continuo a fare tutto anche da solo. Ecco perché dicono che senza di me è triste, ci sono dei ricordi bellissimi, e per loro, senza la mia presenza, è come se fosse un giorno come gli altri, anzi più doloroso.
Il giorno 6 dicembre ho telefonato a casa per vedere se la mia famiglia era rientrata dal lungo viaggio per venirmi a trovare, da Bruxelles a Padova, al telefono risponde mia figlia Rita, la prima cosa che mi dice è: "Papà, questo sarà un altro Natale senza di te! L’anno passato ero venuta al colloquio e ti avevo chiesto se avremo la fortuna di passare un Natale ancora insieme, mi avevi risposto: "Mai dire mai!", questa volta cosa mi risponderai? “.
Questa volta non ho dato nessuna risposta, lei ha capito e mi ha detto: "Speriamo sempre, l’unica cosa che ci tiene in vita è la speranza", io le ho risposto: "Grazie figlia mia, che per quest’anno siete stati voi a darmi una risposta". Si interrompe la linea, i dieci minuti di telefonata sono finiti, fra una settimana saprò cosa pensano.
In questo periodo di feste è sempre dura confrontarmi con la famiglia, adesso forse hanno capito che con quel fine pena che mi ritrovo "9999 Ergastolo ostativo" non ci sarà più la possibilità di passare una festa insieme.
Vorrei chiudere dicendo alla mia famiglia e a tutte le famiglie che sono tristi, di reagire davanti ai problemi della vita, di combattere contro le cose che ritengono ingiuste, di trovare un po’ di pace nell’essere e sperare che le cose possano cambiare. Voglio inviare un Buon Natale a tutte le famiglie, anche quelle famiglie che sono rimaste vittime innocentemente, alla fine sono le famiglie che pagano più di tutti.


Natale senza… la speranza di avere a casa un famigliare ergastolano, di Angelo Meneghetti
Con l’avvicinarsi delle feste natalizie, anche quest’anno ho ricevuto i soliti bigliettini di auguri, con le solite frasi: Buon Natale e Felice Anno Nuovo. Anch’io (come ogni anno) di bigliettini natalizi ne scrivo una decina, li invio ai miei cari e alcuni alle conoscenze più strette. Oggi ne ho ricevuto 4-5, e leggendoli, quello di mio nipote mi ha fatto venire una lacrima. Nelle sue ultime righe mi ha scritto "Ti penso sempre, e non vedo l’ora di rivederti a casa, sarebbe proprio un bel regalo!!".
Sono diversi anni che non lo vedo, era bambino quando mi hanno arrestato. Non voglio che venga a trovarmi in carcere, anche se la voglia di stringerlo fra le mie braccia è enorme.
Poi ho letto quello che mi ha inviato mia sorella, che mi ha toccato il cuore. Mi ha scritto: "L’unica cosa importante è che possiamo ancora vederci, vuol dire che siamo ancora vivi. L’importante è questo!!".
All’ultimo colloquio avevo detto, a lei e alla mia anziana madre, che quest’anno per Natale non sarò a casa. Era da diversi anni che tenevo viva la speranza dei miei famigliari, dicendogli sempre che per il prossimo natale sarò a casa. Ma quest’anno a tenere viva la poca speranza che mi è rimasta, ci hanno pensato i miei cari con quelle poche parole di grande affetto.
Avendo sulle spalle una condanna alla pena dell’ergastolo, e sapendo che non sarò mai un uomo libero, di speranza me ne è rimasta poca, ma ad apprendere che tutti i miei famigliari non vedono l’ora di rivedermi a casa, mi sento un po’ fortunato.
Quest’anno è il ventesimo Natale che trascorrerò in questi luoghi di cemento e ferro, e in tutti questi anni mi sono sempre detto "spero che l’anno nuovo sia migliore".
Auguro a tutti i detenuti che come me hanno subito processi che a me sono sembrati frettolosi e sommari, e sono stati condannati alla pena di morte nascosta, come Papa Francesco definisce l’ergastolo, e cioè il fine pena al 31/12/9999, di non perdere quella poca speranza che gli è rimasta. Auguro a tutti quei volontari pieni di umanità, che operano all’interno delle carceri, di trascorrere delle serene Feste Natalizie, perché se ci sentiamo ancora vivi dentro è anche grazie a loro.
"Un altro Natale, un’ennesima umiliazione per la mia famiglia"


Natale senza di me… per la mia famiglia è un peso nel cuore, di Andrea Zambonini
Il Natale. Una festa grande, che fa riflettere. Ecco, quando sei una persona sensibile, quando senti, senti tutto; senti la grandezza, senti la miseria, e senti, fortemente, con tanto dolore, la mancanza. Quando poi sei ormai grande, senti la terribile forza della Tua assenza per tutti coloro che ami e che ti amano. La senti quando sai di essere in galera e quindi sei impotente davanti ad un consueto, normale, quasi banale "Natale con i tuoi". Lo so già che i miei amati faranno tutto ciò che potranno per non dimenticarsi di me in questo ennesimo Natale senza di me. Ma in realtà la loro gioia esteriore sarà fortemente turbata dalla consapevolezza, ancora più forte ora, che io manco, e fa già male. Manco perché sono chiuso in carcere ed è ancora peggio, quasi che questa mancanza obbligata tutto l’anno, ogni anno in questa data spingesse tante persone, invece che a essere più generose, a giudicare… Una cosa del tipo "Pensa, il figlio è carcerato anche a Natale, come può essere, non hanno neanche il figlio a casa!". Sembra surreale, questa cattiveria, eppure è più concreta di quanto possa sembrare, è reale la sensazione di mancanza ed è vero che i miei cari saranno provati un’ennesima volta, perché, di natali senza, ne son passati tanti, forse fin troppi.
Per la mia famiglia, il 25 dicembre non è un giorno di festa, è ciò che con semplicità si potrebbe definire un "peso" al cuore, un dolore in più in mezzo a tanti altri; perché la realtà puoi provare a stravolgerla come vuoi ma, come la gioia vera è gioia vera, il dolore è dolore, con tutte le sue sfumature. Quando sei solo con te stesso e ti metti in discussione puoi fare finta per un po’ di non vedere la tua responsabilità, ma non puoi mentirti sempre. Allora giungi, ragionando, a questo tipo di conclusione: sai, e non puoi più nasconderti, che anche il prossimo Natale sarà uno dei moltissimi momenti difficili della tua famiglia, l’unica vera speranza è che in mezzo a tutto questo dolore trovino almeno dei momenti di conforto. Io, qui, sto imparando a dialogare, come sto facendo ora scrivendo, dialogare ragionando, altrimenti, se fossi ciò che ero, un detenuto, un ragazzo ancora, messo in cella a vegetare senza la possibilità di dialogare e confrontarsi… io starei urlando di dolore e di rabbia.


Un Natale senza i miei figli… lontani più di mille chilometri, di Luca Raimondo
Sapete, questo Natale forse è il più duro che io abbia passato, ma non perché è il primo Natale che passo in carcere anzi, non mi ricordo nemmeno più come sia fatto un Natale visto che sono tanti anni, incominciando da piccolo, che passo i Natali nelle nostre patrie galere.
Dico il più duro perché io non ho mai avuto l’opportunità di avere dei permessi premio e ora che li ho avuti, ma non mi hanno ancora autorizzato a passare il Natale con i miei cari, questo tema non poteva essere più azzeccato: "Natale senza…".
Vedete, tutti questi anni li ho passati sapendo che purtroppo la mia condanna non mi portava a pensare di essere nel giorno più importante dell’anno con i miei cari, paradossalmente ero tranquillo, un po’ malinconico ma tranquillo, me ne facevo una ragione, ma adesso tutto questo non c’è più. Ho quasi finito la mia pena, come ho detto prima, da tempo esco in permesso con il progetto con le scuole fatto dalla nostra redazione, ma non mi è stato ancora concesso un permesso a casa, perché la mia casa è lontana dal luogo della detenzione, Catania, e invece la legge dice che la pena si dovrebbe scontarla vicino a casa, e perché in carcere siamo in troppi, e ancora non hanno avuto il tempo di farmi una relazione che dica che sono pronto per i permessi a casa.
Dentro di me mi ero illuso di poter passare il Natale con i miei bambini e i miei genitori anziani, ci tenevo e ci tenevano anche loro.
Un Natale senza cuore, un Natale senza casa, un Natale senza l’amore.
Penso "Ma di che cosa ti lamenti? Ci sono compagni tuoi che non vedranno mai più il Natale fuori!", ma poi da un’altra parte mi sento di essere anche un po’ egoista, perché io avrei voluto passarmelo con chi mi ama, ormai però sono costretto a passarlo in carcere nella mia cella a cercare di pensare che forse il prossimo anno il mio desiderio si realizzerà.
Mi ricordo vagamente i Natali passati a casa quando ero piccolo, mi ricordo l’amore che si respirava dentro casa, ricordo mia madre che stava bene e che era indaffarata in cucina, quegli odori di buono di tutte le leccornie che preparava, mi ricordo le uscite con mio padre per il paese, l’albero di Natale, le luci e il presepio, se chiudo gli occhi ancora posso assaporare quel clima, anche se è passato molto tempo. Poi apro gli occhi e vedo sbarre e cemento, gli odori sono sgradevoli, io spruzzo del profumo in cella, ma l’odore di galera non si toglie, si percepisce rabbia e desolazione, mi viene l’ansia, ma non so perché.
Nell’ultimo permesso, passeggiando per le vie della città, vedevo addobbi e luci di vario tipo, vedevo la gente felice con i propri compagni o con i propri figli, si percepiva in loro lo spirito natalizio, ma io mi sentivo un pesce fuor d’acqua, non sentivo quello spirito.
Che cos’è oggi il Natale per me? Un Natale senza …
Aspetterò il 25 Dicembre per telefonare ai miei piccoli e ai miei genitori, sperando di non far trapelare questo mio senso di angoscia e di cogliere il bello che questo Natale 2014 mi può dare, cioè gli Auguri di vero cuore da parte dei miei cari, sentendomi ancora parte di quel clima natalizio che non ricordo più. Buon Natale.


Natale senza… il Natale, di Bruno Turci
Un tempo si era soliti sentir dire: Natale con i tuoi… Sono passati talmente tanti anni da quando ho passato un Natale in famiglia che a rigore di logica non dovrei riuscire a ricordarlo, invece, lo ricordo benissimo, come se fosse stato ieri! Come potrei dimenticarlo? C’erano ancora i miei genitori vivi. Più di trent’anni fa … quasi quaranta!
Ricordo che mia madre diceva ogni anno: "Natale senza Bruno a casa… non può essere Natale". Mia madre morì tre anni dopo il mio arresto.
Ci sono stati anni, prima che nascessero i miei nipotini, che mio padre non addobbava l’albero e neppure il presepe. Quando me lo diceva durante il colloquio, ci restavo male, sentivo su di me il peso di quel suo dolore. In quel momento avrei voluto possedere il potere di scomparire. Ero io il responsabile di tutto, ma la famiglia veniva maltrattata dalle istituzioni e questo alimentava la mia rabbia verso il mondo impedendomi di misurare le mie responsabilità. D’altro canto la famiglia viveva su di sé quella situazione come un sopruso e in quella realtà mi identificava come una vittima di quel sistema. Così facendo, l’istituzione ha penalizzato la famiglia, invece di stare al suo fianco, come fosse anch’essa colpevole di qualcosa. Questo sistema di cose, perciò, ha privato le famiglie del loro ruolo, impedendo loro di essere i primi educatori del loro caro.
Ci sono diversi Paesi in Europa come il Belgio e l’Olanda che durante le festività o le ricorrenze importanti per la nazione, ai detenuti condannati con sentenza definitiva, i quali si trovano nei termini per accedere a un beneficio, concedono automaticamente un permesso per stare con la famiglia. Ad esempio, sempre in Belgio e in Olanda, oltre ai benefici risocializzanti previsti dal trattamento, ogni tre mesi, cioè quattro volte l’anno, sono concesse alle persone detenute trentasei ore di permesso a casa per coltivare gli affetti in famiglia.
Qui da noi, in Italia, non c’è quasi alcun sostegno e nessuna attenzione verso le famiglie dei carcerati. Si alimenta una cultura della vendetta, della potenza della punizione e si infligge una pena ingiustificata alle famiglie.
Buon Natale a tutti


Natale per pochi giorni senza… sbarre, di Ulderico Galassini
Di festività natalizie "fuori" ne ho vissute molte prima di entrare in carcere all’età di 54 anni.
I primi Natali erano in una casa povera ma piena di calore umano anche, perché in quella piccolissima casa non c’erano solo mio padre, mia madre, mia sorella, ma anche una cugina, e quindi una zia e la mia carissima nonna.
Con l’avanzare degli anni, piano piano le condizioni familiari si sono modificate, ho cambiato casa tante volte, non ne avevamo una nostra ma le feste, anche se modeste, si festeggiavano con quel poco che avevamo. L’albero di Natale era solo un ramo di pino che veniva adornato principalmente da mia madre. In tanti inverni freddi anche i vetri sottili delle finestre si arricchivano di fiori strani, era il gelo che li disegnava. Dopo tanti anni, grazie al mio lavoro in banca, la casa non era più fredda, ma una casa con i termosifoni in tutte le stanze. Il Natale era diverso anche perché in quelle occasioni erano presenti più persone, la più importante era Alessandra, la mia fidanzata. Dopo alcuni anni con lei abbiamo creato una nuova famiglia e tanti sono stati i nostri Natale insieme. Poi è arrivato Andrea, la gioia assoluta. Quanti presepi abbiamo costruito assieme! Per molti anni, il periodo di Natale, essendo un periodo di ferie sia per me che per mia moglie, ci siamo potuti permettere di festeggiarli in varie città europee.
Ma da alcuni anni tutto questo è rimasto il mondo dei bei ricordi nei quali mi rifugio spesso e soprattutto nelle festività come quelle del Natale. Si mescolano con il peso della tragedia che io ho determinato, un gesto imprevedibile ma che ha distrutto quella famiglia che aveva ancora tanti progetti e gioie da vivere.
La mia strada si è chiusa dietro ad alte mura di cemento e tante sbarre, non poteva essere altrimenti.
Ecco che il Natale non era più gioia, ma dolore su dolore per quello che avevo causato, un figlio senza sua madre e con il padre lontano da casa per alcuni anni, non più una famiglia unita e rispettosa l’uno dell’altro. Non si può più tornare indietro e tutto questo è solo colpa mia.
Ecco che il Natale si è trasformato in tristi ricordi, ma con la volontà di voler e poter essere ancora utile in qualche modo, ed in questi anni era difficile anche viverlo durante le funzioni religiose nella chiesetta del carcere, esprimerlo in quei dieci minuti di telefonata alla settimana, in diversi biglietti di Buone Feste che ho sempre inviato a parenti, amici, conoscenti.
Penso spesso a come avrebbe trascorso quei giorni mio figlio, come li avremmo trascorsi se fossimo ancora in quella famiglia amata. Mai avrei immaginato che avremmo avuto questo futuro.
Ma alcune cose ultimamente hanno preso una "piega" diversa. Da oltre un anno posso beneficiare di permessi premio, prima con uscite in permesso grazie al Progetto Scuola Carcere, cercando di fare prevenzione con gli studenti che a migliaia ogni anno incontriamo: a loro porto come testimonianza la storia che, per mia responsabilità, ha travolto la mia famiglia, con la speranza che loro imparino a fare quello che non ho saputo fare io, chiedere aiuto nei momenti di più pesante difficoltà. Per me invece questa è l’occasione per riflettere e consentirmi un durissimo percorso di autoanalisi.
Grazie a questi progetti ho potuto ampliare gli spazi di incontri con mio figlio, i miei nipoti, mia sorella, mio cognato, moltissimi amici. È una strada che mi sta portando gradualmente al mio reinserimento in quella società che mi ha visto presente prima del mio reato; ho iniziato i miei primi permessi a casa da mia sorella e ogni volta a prelevarmi e riportarmi è mio figlio, quello stesso figlio che ha subito direttamente ed indirettamente il mio reato, ma che ha voluto riavvicinarsi quasi subito al proprio padre. Ad ottobre abbiamo festeggiato il suo ventitreesimo compleanno assieme alla sua fidanzata ed ai suoi famigliari.
A giorni sarà Natale, qualche addobbo, anche se minimo, l’ho preparato nella cella, ma questa volta il Natale sarà diverso, per sette giorni sarò a casa da mia sorella e so già che ci sarà come una processione di amici e parenti, alcuni non li vedevo dal mio ingresso in carcere.
Sarà un Natale che ritorna ad essere vissuto in un ambiente familiare, tanto calore, tanti abbracci, e a chi non potrò incontrare lo potrò salutare con tante telefonate. Grazie a mio figlio e a chi lo circonda, posso pensare ad un prossimo futuro di ricostruzione di legami forti, di certo non potrò recuperare tutto ciò che ho perso ed annullato, ma la mia volontà è di poter mettere me stesso al servizio degli altri.
Vorrei che questo graduale rientro in società fosse fattibile per tutti quelli che stanno vivendo nelle carceri, e che non sempre trovano al loro interno umanità e rispetto, e che si sentono spesso privati di ogni responsabilità. Pensiamo ai tanti detenuti abbandonati sempre in cella o in una sezione senza aver speranza alcuna, anche perché, a causa del sovraffollamento, non è possibile inventarsi spazi per lavorare e per studiare. Un piccolo esempio: il carcere di Padova è stato costruito per 350 detenuti, ora siamo circa 800. Nella testa di ogni detenuto non ci possono essere feste di Natale, perché ci sono tante, troppe sofferenze a cui pensare. Nessuno dice che non dobbiamo pagare per il reato commesso, ma quello che chiediamo è di tenere conto che anche chi ha sbagliato ha dei diritti, primo fra tutti il diritto di amare i suoi cari. Apriamo le porte alla società, in modo che possa mettersi in comunicazione con chi sta "dentro", ascoltare le storie difficili degli esseri umani rinchiusi e non credere solo a quello che l’informazione porta alla ribalta.
È necessario conoscere per capire.


2014 – 23 DICEMBRE – MARTEDI
93° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (34° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  26° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella –
Oggi a Good Morning Poesia sono presenti solo Francesco e Khalil. Fabio e Roberto sono da pochi giorni usciti dal carcere. Si sente la loro mancanza. Dei lettori volontari ci sono solo Marianna e Giulio. È una bella giornata. Francesco prepara un caffè. Possiamo stare fuori in cortile.
Francesco legge “Good Morning Poesia”. Khalil legge “Freddo e Fame” di Eridano Bazzarelli. Marianna legge “Natale” di Mariangela Gualtieri, e “Floc” di Elena Ravazzini. Giulio continua con un’altra puntata di Pinocchio. Io leggo “Fra Rita e i miei occhi” poesia di Mahmud Darwish poeta palestinese. Si sente che fra pochi giorni è Natale.


 
2014 – 21 DICEMBRE – DOMENICA
95° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(24° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 21° appuntamento con lettura al microfono)

- Pietro Tartamella -
Anche in carcere si sente che siamo vicini a Natale. La giornata è luminosa e tiepida. Gli ascensori funzionano. Ho portato in dono agli agenti una trentina di sacchettini con le bustine di zucchero su cui sono stampati gli haiku dei detenuti di Saluzzo, Torino, Belgio, Olanda, Polonia. Un agente che mi accompagna al quarto piano ha apprezzato il piccolo dono. I detenuti sono felici di rivedermi dopo quindici giorni. Good Morning Poesia va in onda anche questa domenica. Enzo ha cantato in siciliano “Mi votu e mi rivotu”. Domenico, un giovane detenuto che non fa parte del gruppo Parol, ma che partecipa proponendo i suoi scritti da leggere la domenica, è venuto personalmente e ha voluto recitare a memoria mezzo canto dell’inferno di Dante Alighieri. Antonio ha letto “Chioma di Capri” di Salvatore Quasimodo; Ahmed ha letto “Istruzioni per dormire” di Kaietan Kovic; Paolo ha letto “Compra, compra sempre” di Ferruccio Brugnaro; io ho letto “Morte di un idiota” di Charles Bukowsky; Matteo ha recitato “La Madre” di Umberto Saba e una sua poesia “Dolce risveglio”.

DOLCE RISVEGLIO
di Matteo M.

Dietro questa finestra
entra il sole
della solitudine.

Guàrdati intorno:
il mondo soffre.
Guarda il bocciolo
appena spuntato
come un bambino che nasce
sicuro di essere aiutato.

Un rigagnolo esplora l’intera natura
scivolando giù dall’altura
con molta premura.

Làsciati andare
senza paura
dolce risveglio della natura.


 
MORTE DI UN IDIOTA
di Charles Bukowsky


Parlava ai topi e ai passeri
e a 16 anni era bianco di capelli.
suo padre lo picchiava tutti i giorni
e sua madre accendeva candele nella chiesa.
Sua nonna venne mentre il ragazzo dormiva
a pregare il demonio che lo lasciasse libero
mentre sua madre ascoltava e piangeva sulla bibbia.

Sembrava non badare alle ragazze
Sembrava non badare ai giochi dei ragazzi
Non c’era molto cui sembrasse badare
Non sembrava interessato, tutto qui.
Aveva una bocca grandissima, brutta,
denti che sporgevano, e gli occhi piccini ed opachi.
Le spalle erano spioventi e la schiena curva
come quella di un vecchio.
Abitava nel nostro quartiere.
Parlavamo di lui, nei momenti di noia, e poi
passavamo a cose più interessanti.
Raramente usciva di casa.
Ci sarebbe piaciuto torturarlo
ma suo padre che era un uomo enorme e terribile
lo torturava per noi.

Un giorno il ragazzo morì.
 A 17 anni era ancora un ragazzo.
Una morte in un piccolo quartiere si nota
subito, e poi la si dimentica 3 o 4 giorni dopo.
Ma la morte di questo ragazzo sembrava non volerci
abbandonare, si continuò a parlarne
con le nostre voci di uomini-ragazzi
alle 6 del pomeriggio, poco prima di buio, poco prima di cena.
E ogni volta che attraverso quel quartiere
oggi, dopo decenni, penso sempre alla sua morte
mentre ho dimenticato tutte le altre morti
e tutto il resto che accadde allora.



2014 – 20 DICEMBRE – SABATO SERA
I RACCONTI DELLA TOMBOLA
ASSOCIAZIONE GAS – PRO LOCO VERRUA SAVOIA

- Pietro Tartamella -
Non sono mai stato a Verrua Savoia. Parto alle ore 18.00 per essere sicuro di arrivare puntuale per i Racconti della Tombola che l’amica Franca Patrucco ha organizzato con l’associazione G.A.S. nei locali della pro loco. C’è una nebbia fitta nelle campagne, fitta come 24 anni fa quando siamo arrivati a Riva di Chieri. Un faro anabbagliante dell’auto è leggermente più alto. La luce viene riflessa dalla nebbia e devo guidare con più cautela. Appena possibile lo abbasserò. Quando arrivo a Verrua Savoia senza l’aiuto del Tom Tom e non senza aver chiesto informazioni ad un paio di incroci, scopro che la stradina che sale sino in paese è chiusa per una frana. Troverò nella nebbia, alcuni chilometri dopo, un’altra stradina con l’indicazione “Verrua Savoia”.
Arrivo alle ore 20.15. Il gruppo di amici è seduto intorno a un grande tavolo. Si sono riuniti per cenare insieme. Mangio un boccone di cose buone che hanno preparato. Quattro-cinque persone vengono a salutare durantre la serata, ma non si fermano a giocare a tombola. Ci sono anche due bambini nipoti di Franca. Un bel clima.
Intorno alle 23.00 la serata è terminata. Altre due ore nella nebbia per tornare a casa.
Sono state adottate, con tre partite di Tombola, 85  bolle di sapone. Un grazie a: Barbara, Ezio, Gerard, Giulia, Giuliana, Franca, Marzia, Michael, Sergio, Silvana, Walter.
 
 
2014 – 19 DICEMBRE – VENERDI
NEGATO L’INCONTRO CON PAPA FRANCESCO

- Pietro Tartamella -
Riceviamo dalla comunità Papa Giovanni XXIII:

La Comunità Papa Giovanni XXIII conferma la richiesta di poter accompagnare Musumeci Carmelo in udienza pontificia a noi riservata il prossimo 20 dicembre 2014 con Papa Francesco. Questo evento speciale a noi riservato per l’avvio della causa di beatificazione del nostro fondatore Don Oreste Benzi, che già incontrò Musumeci nel 2007 al carcere di Spoleto, assume un’importanza ancora maggiore dopo il discorso del Papa  del 23 ottobre scorso alla delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale. (…) chiediamo di poter accompagnare Musumeci Carmelo e la sua famiglia a questo incontro.
(Fonte: Disponibilità per il Tribunale di Sorveglianza per accompagnamento e tutoraggio di Carmelo Musumeci, da parte della Comunità Papa Giovanni XXIII), Associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio).

 
lettera di Carmelo Musumeci a Papa Francesco

Papa Francesco, non mi è neanche arrivata la risposta della magistratura di sorveglianza. Mi sento zuppo di tristezza. E di malinconia. Non mi hanno dato dignità per una risposta. Il che è anche peggio di un no. Di un altro di no. Persino per incontrare te.
Credo di essere il primo nella storia a cui è stato rifiutato un incontro con un Pontefice.
Forse perché avevano paura che chiedessi asilo politico nella Città del Vaticano, dove hai abolito la pena dell’ergastolo.
Non ci crederai, ma mi dispiace di non averti incontrato. E mi dispiace soprattutto per il mio angelo (che mi ha lasciato Don Oreste). Devi sapere che il mio angelo (a volte anche i diavoli ne hanno uno) ci teneva tanto. Spero che adesso si rassegnerà, perché se mi hanno negato anche di uscire per incontrare te non posso fare altro che prepararmi a invecchiare nella mia tomba di ferro e cemento. Non posso fare altro, perché solo la morte mi può liberare dalle catene. E spesso penso che sarebbe meglio una vita breve con poco dolore di una vita lunga con infinita sofferenza, perché noi ergastolani non abbiamo mai anni in meno di carcere da fare,  ma sempre anni in più.
Papa Francesco, devi sapere che essere ergastolani è come essere morti prima di morire, perché la libertà per un ergastolano è come un orizzonte che non vedrà mai. E spesso mi domando:  a cosa serve e a chi serve il carcere a vita?
Si diventa non viventi, esseri totalmente e per sempre senza speranza, schiavi della pena.
L’ergastolo è solo la banalità della vendetta, perché questa terribile pena ti mangia l’anima, il corpo, il cuore e l’amore. Una pena come l’ergastolo non sarà mai in grado di fare giustizia. Un uomo, qualsiasi reato abbia commesso, non può essere annullato. Punito sì, ma non distrutto per sempre con la “Pena di morte nascosta”, come la chiami tu. E poi l’ergastolo non funziona, non è un deterrente, può solo alimentare il male, e fa sentire vittime del reato, anche se il reato è il tuo.
Molti sono contrari alla pena di morte per motivi religiosi, etici, eppure non lo sono per la pena dell’ergastolo. E non si capisce bene il perché. Le alternative sono due:  o pensano che l’ergastolo sia meno doloroso della pena di morte, o può anche essere il contrario: che con la pena di morte cessa la sofferenza della pena e quindi finisce anche la vendetta sociale.
Papa Francesco, la vita scorre ancora dentro di me,  oppure oggi mi sento un morto che respira e cammina perché sono deluso di non averti potuto abbracciare.
Lo faccio fra le sbarre. E Buon Natale.
 Carmelo Musumeci, Carcere di Padova dicembre 2014  


La morte dura un attimo e richiede un coraggio momentaneo; l’ergastolo è un’ esistenza di sofferenza, mentre con la pena di morte cessa la sofferenza della pena.  (Diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com)

 
2014 – 19 DICEMBRE – VENERDI
92° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(23° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE
 
 
2014 – 18 DICEMBRE – GIOVEDI SERA
I RACCONTI DELLA TOMBOLA – TREEDANZA E CASA ARGO

- Pietro Tartamella -
Grazie all’interessamento di Luana e Giovanni dell’associazione Albero Fiorito-Treedanza siamo ospiti questa sera in un accogliente salone col soffitto spiovente in legno e travi a vista del B&B Casa Argo. Cesare e Tonino, i padroni di casa, sono ospiti gentili. Siamo una trentina di persone tra gli amici di Casa Argo e gli amici di Treedanza gruppo appassionato di danze popolari. Anna, mia moglie, non è riuscita a venire. Durante il giorno è stata poco bene. La stradina che porta a Casa Argo è stretta e leggermente in salita. Una stufa a legna riscalda il salone. C’è un bel clima familiare, una bella carrellata di premi per la tombola, e deliziosi dolci e frutta secca da sgranocchiare. Sono state adottate ben 386  bolle di sapone! Grazie per l’appoggio e la bella serata, amici: Angela, Anna Maria,  Annette, Bruna, Carmela, Carmine, Cesare, Claudia, Claudio, Donatella, Gianna, Giorgia, Giovanni, Lorena, Luana, Luciana, Marco, Maria Grazia, Monica, Nadia, Orazio, Paola, Piera, Pietro, Riccardo, Tania, Tonino, Valter, Vincenza.
 
 
2014 – 18 DICEMBRE – GIOVEDI
91° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(22° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE
 
 
2014 – 16 DICEMBRE – MARTEDI
90° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (33° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  25° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Ho portato in dono agli agenti un sacchettino di bustine di zucchero con gli haiku dei detenuti. Fra i lettori volontari presenti Sara, Giusy, Riccardo. Fra i detenuti: Francesco, Khalil, Giorgio, Gogo. Ancora Fabio e Roberto che usciranno a breve per trascorrere gli ultimi mesi agli arresti domiciliari. Gogo propone a gennaio un pranzo da fare insieme lì in carcere, ci penserà lui a preparare una pizza e un dolce. C’è molta allegria. Francesco ci offre il caffè che prepara con la moka nel suo laboratorio. Tre gatti enormi accovacciati tra le sue tele di pittore sono la sua compagnia costante. Good Morning Poesia anche oggi raccoglie intorno alle sue parole un gruppo di uomini che ascoltano. Ogni volta che iniziamo a leggere e parte il brano musicale di Beppe Finello alcune finestre che danno sul cortile si chiudono, altre si aprano…
Francesco si è specializzato nella lettura di Good Morning Poesia. Khalil propone “Desiderio” di Gioconda Belli. Giusy legge un brano di Lewis Grizzard tratto da “Le Formiche". A Riccardo ho dato da leggere la poesia “Silenzio” pervenuta tramite Diederik dal carcere di Dendermonde in Belgio, scritta in italiano da Bert. Sara propone “La cena di Natale” di Luca Bianchini. Io leggo “Morte di un Idiota” di Charles Bukowsky.


SILENZIO
di Bert – carcere di Dendermonde


La prigione, lo sai, tutti svegli,
porta di ferro che aprono e chiudono,
dappertutto gridi… custodi e prigionieri,
una cacofonia di suoni
venti lingue miste l’una con l’altre,
casino nei corridoi,
detenuti che gridano dalle finestre,
passeggiata fuori,
suoni degli sportivi,
scontri vari, vendetta, amicizie…
televisioni che si accendono
ognuno il suo programma, tutti diversi,
diventa sera, ancora più rumore dalle finestre,
bussi alla porta…
la notte arriva in fretrta, ma non in prigione,
il silenzio fuori rinforza ancora i suoni del detenuto.
Lo sai, tutti svegli,
mi chiedo…
dov’è il silenzio?



2014 – 14 DICEMBRE – DOMENICA
VETRINA DI NATALE COL MOTORE DI RICERCA

- Pietro Tartamella -
Oggi ho saltato l’incontro con il carcere di Saluzzo per essere qui alla manifestazione organizzata dal Motore di Ricerca della città di Torino in Via Montebello e Corso San Maurizio. Cascina Macondo ha un banchetto con alcuni piccoli manufatti di ceramica, qualche libro e volantini. Fermo la gente e gli amici per parlare di Parol e delle attività nelle carceri. In molti lasciano un piccolo contributo, davvero piccolo, ma sono una goccia anch’essi. Sono state adottate 88 bolle di sapone.
Alla sera ci accorgiamo di aver preso un bel po’ di freddo, tanto che ne giorni successivi a scuola, nelle lezioni aperte con i bambini e i genitori, avrò una voce fioca fioca.
Si ringraziano per le bolle di sapone adottate: Alessandro, Andrea C., Andrea F., Angela, Anna, Annamaria, Associazione Insieme al Margine, Assoiazione Outsider Onlus, Cadd Superabile, Camilla, Carlo, Chiara, Cooperativa Croma, Cooperativa Il Margine, Cooperativa San Donato, Debora B., Debora C., Elga, Emiliano, Fernanda, Fiori Sotto La Mole, Floriana, Giulia, Giuseppe, Josè, L'Altra Idea, Laura, Luana, Luca C., Luca O., Mac-Movimento Arte Creatività, Manuela, Marianna, Mariarita, Marina, Mario, Mercedes, Monica, Monique, Paola C., Paola T., Roberta, Simone, Stefania, Stefano, Valeria, Virginia, Walter, Wanda.

 
 
2014 – 12 DICEMBRE – VENERDI
89° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(21° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE


2014 – 11 DICEMBRE – GIOVEDI
88° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(20° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE




2014 – 10 DICEMBRE – MERCOLEDI
ISTIGAZIONI  VARIE E  FINN DEL PRINA

- Pietro Tartamella -
Visitando brevemente alcuni articoli del nostro Codice Penale che trattano della corruzione, concussione, peculato, abuso d'ufficio, rifiuto od omissione di atti d'ufficio, scopriamo:

Art. 314 c.p. (Peculato)
Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio che avendo, per ragione del suo ufficio o servizio, il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

Art. 317 c.p. (Concussione)
Il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni.

Art. 318 c.p. (Corruzione per un atto d'ufficio)
Il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del suo ufficio, riceve, per sé o per un terzo, in denaro o altra utilità, una retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.  Se il pubblico ufficiale riceve la retribuzione per un atto d'ufficio da lui già compiuto, la pena è della reclusione fino a un anno.

Art. 319 c.p. (Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio)
Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a cinque anni. La pena è aumentata se il fatto di cui all'art. 319 c.p. ha per oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l'amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene. La pena è aumentata (art. 319-bis c.p.) se il fatto di cui all'art. 319 c.p. ha per oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l'amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene.

Art. 319-ter c.p. (Corruzione in atti giudiziari)
Se i fatti indicati negli artt. 318 e 319 c.p. sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.
Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da quattro a dodici anni; se deriva l'ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all'ergastolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni.

Art. 320 c.p. (Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio)
Le disposizioni dell'art. 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio; quelle di cui all'art. 318 c.p. si applicano anche alla persona incaricata di un pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato. In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore ad un terzo.

Art. 321 c.p. (Pene per il corruttore)
Le pene stabilite nel primo comma dell'articolo 318, nell'art. 319, nell'art. 319-bis, nell'articolo 319-ter e nell'art. 320 c.p. in relazione alle suddette ipotesi degli artt. 318 e 319 c.p., si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro o altra utilità.

Art. 322 c.p. (Istigazione alla corruzione)
Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'art. 318 c.p., ridotta di un terzo.  Se l'offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio a omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell'art. 319 c.p., ridotta di un terzo.  La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'art. 318 c.p.
La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'art. 319 c.p.

Il codice penale dunque punisce chi istiga alla corruzione, all’interesse personale, al peculato, alla concussione… L’istigazione a commettere un reato è considerato un concetto “negativo”, “punibile”.
Lo Stato che chiede all’ergastolano ostativo di denunciare i complici in cambio di vari benefici, a volte in cambio di libertà e protezione, non potrebbe indurre il “pentito” a mentire? Il pentito, pur di ottenere quei benefici potrebbe scegliere persino di mettere qualcun altro in prigione al posto suo. Potrebbe anche accadere che questo “qualcun altro” magari è innocente.
Domanda: lo Stato, in questo caso, commette il reato di “istigazione all’interesse personale? Nei casi in cui è successo, lo Stato ha risarcito o pagato qualcosa al danneggiato?


il seguente articolo l’ho trovato viaggiando in internet

A Milano per dire di qualcuno che ha fatto una brutta fine si usa l’espressione “ha faa la finn del Prina”.
Giuseppe Prina fu Ministro delle Finanze all’epoca della dominazione napoleonica in Italia di inizio secolo, sia durante l’esperienza della Repubblica Italiana sia dopo quando la stessa si trasformò in Regno d’Italia con al comando Napoleone stesso. Svolse l’incarico con molta durezza e inflessibilità, in un momento in cui già le casse governative languivano e in più occorreva racimolare continuamente denaro per finanziare le campagne belliche del futuro Imperatore.
Si diede da fare in molti modi per tenere il bilancio in equilibrio: vendita di beni nazionali, tra cui quelli confiscati al clero, e riduzione dei contributi destinati all’esercito francese. Ma anche e soprattutto individuazione di sempre nuove tasse e massima efficienza nella riscossione delle stesse.
Non c’è da stupirsi se molti ce l’avessero con lui e soprattutto nel momento in cui Il Regno d’Italia apparve crollare non era raro incontrare cartelli con su scritto “Prina! Prina! Il giorno s’avvicina”.
Quando Napoleone abdicò nacque un forte scontro tra chi avrebbe voluto che il vicerè in carica Eugenio di Beauharnais fosse messo a capo di un Regno d’Italia indipendente e chi voleva caso mai un re italiano o addirittura il ritorno sotto il governo austriaco. Durante una concitata seduta in Senato del 20 aprile 1814, i sostenitori di questa seconda ipotesi organizzarono una sommossa facendo irruzione nel palazzo del Senato stesso saccheggiandolo. Fu in quella occasione che scattò la caccia all’uomo, ovvero al poco amato Prina. Lo trovarono nascosto in un armadio, lo denudarono, lo buttarono giù dalla finestra e finirono di linciarlo a colpi di ombrello tanto da rendere il cadavere quasi irriconoscibile. Pare che tanto odio derivasse dal fatto che si rimproverava all’ex Ministro di aver accompagnato alla severità del suo mandato diversi casi di corruzione per interesse personale. Non c’è da lamentarsi se oggi di fronte a casi molto simili il massimo del rischio sia qualche servizio giornalistico velenoso.

https://www.facebook.com/sembrapassatounsecolo/posts/521253221316653


2014 – 09 DICEMBRE – MARTEDI
87° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (33° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  25° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Oggi all’ingresso non mi hanno fatto passare la borsa che porto con me da un anno. Contiene il leggio e una cartellina con le poesie e il CD di Beppe Finello. Ho dovuto lasciarla nell’armadietto, anzi pigiarla. La nuova disposizione è che si possono portare solo borse di plastica trasparenti.
Dei lettori volontari sono presenti Marianna, Giulio, Luisa. Dei detenuti Francesco, Khalil, Raulo, Fabio, Roberto.  Da un po’ di tempo non vediamo Francesco Furchì. Giorgio è sceso per salutare e poi è andato via. Per il resto tutto regolare: il caffè preparato da Francesco, la sua lettura di Good Morning Poesia, alcuni detenuti che passeggiano in cortile malgrado faccia abbastanza fresco…


2014 – 08 DICEMBRE – LUNEDI
ANNO FINE CORAGGIO: MAI  - LETTERA DI UNA STUDENTESSA

- Pietro Tartamella -
Nadia Bizzotto dell’associazione Papa Giovanni XXIII ci segnala una lettera.
Giulia Duca, studentessa univeristaria, incontra Carmelo Musumeci al polo universitario del carcere di Padova. Dopo l'incontro Giulia scrive questa lettera, che davvero vi  invitiamo a leggere!
 
Caro Carmelo,

mi chiamo Giulia, se ti ricordi ci siamo incontrati la settimana scorsa, quando sono venuta in visita al Polo Universitario per il mio progetto di tesi.
È' difficile spiegare cosa ho provato a conoscerti e a conoscervi. Credevo di arrivare libera da ogni pregiudizio, invece mi sono stupita del clima che ho trovato, delle piacevoli conversazioni che ho avuto, dell'acutezza e profondità delle cose che mi avete raccontato. Ti assicuro che il 70% delle conversazioni che ho qui fuori è di un livello nettamente più basso. Mentre guidavo per tornare a casa ho capito che questo mio stupore era figlio di un pregiudizio che non sapevo di avere. Non mi stupirei di passare un pomeriggio piacevole al bar con persone qualunque, perché mi devo stupire del tempo ricco e arricchente che ho passato con voi? Quindi innanzitutto ti ringrazio e vi ringrazio perché mi avete ricordato che il pericolo dello stereotipo è sempre in agguato, la nostra mente tende a semplificare il mondo che ci circonda se non la teniamo allenata a ricercare sempre la profondità e la complessità delle cose. Grazie ancora per la disponibilità con cui mi avete accolta, trovare l'apertura proprio in un carcere era l'ultima cosa che mi aspettavo. Se puoi ti prego di estendere il ringraziamento a tutti tuoi colleghi.

La seconda parte di quello che ti vorrei dire è più difficile per me da esprimere perché tocca le corde più profonde del mio cuore. Sono rimasta colpita, tra le tante cose che mi hai detto, da una tua frase: "Studiare ti fa sentire molto di più il dolore della pena". Ho pensato tanto a questa frase, è stata per me una chiave che ha aperto un mondo al quale non avevo mai dedicato la giusta attenzione. Mi ha fatto cambiare totalmente la prospettiva con la quale voglio scrivere la mia tesi, che non sarà di sicuro un trattato a livello internazionale, ma è mia, e anche se non la leggerà nessuno, voglio che tratti il tema dalla giusta prospettiva: la vostra.
La sera stessa avevo una cena con alcune mie amiche, non potevo smettere di parlare di te. Del modo in cui ti sei raccontato. Ancora una volta parlando con loro ho scoperto il pericolo del pregiudizio, attaccato, incrostato dentro di me.
Mentre mi parlavi non ho mai mai mai visto, neanche per un secondo, un criminale. Chi credevo di trovare? Hannibal Lecter? Davanti a me ho visto un papà, un nonno, una persona colta ed intelligente, un uomo dotato di grande empatia e doti comunicative. Ho visto il mio papà, che è anche nonno, e che è anche uomo intelligente, me lo hai ricordato tanto. Sarà che lui è il papà più bravo del mondo, ma in te ho rivisto il papà più bravo del mondo.
Insieme alle mie amiche quella sera abbiamo letto tante cose su di te, la tua storia, la tua famiglia, il tuo percorso. Io inizialmente non volevo sapere per quale reato fossi stato condannato. Avevo paura di poter cambiare idea su di te, di spaventarmi delle emozioni che ho provato ascoltandoti. Ho avuto paura di non riuscire più a vederti come uomo ma solo come delinquente. E invece no, conoscere la tua storia mi fa essere ancora più vicina a te come persona e alla tua causa. Anzi è proprio la tua storia a dare il vero senso alla tua lotta.
Mi indigno con te di vivere in una società che non offre un'altra possibilità ad un uomo, papà, nonno come te. E a tanti altri come te. Mi indigno di un sistema penale che mette anno di fine pena 9999, una grottesca ironia, una sadica dicitura, una presa in giro.
Mi chiedo dove sarei adesso se quando ho sbagliato nessuno mi avesse perdonato.
Ti ringrazio per il coraggio e la forza che metti nel cercare di cambiare le cose. Non solo per te, ma in nome di un senso di giustizia più grande. Forse non conterà molto, ma conoscerti, leggere ciò che scrivi, ascoltare le tue interviste, mi ha fatto cambiare idea, mi ha tenuto il pensiero e il cuore impegnati per giorni. Ho riflettuto tanto sul significato delle parole che usiamo superficialmente tutti i giorni: colpa, colpevole, criminale, pena, buoni, cattivi. Il tuo definirti "cattivo" , in contrapposizione ai " buoni" che ti condannano ad una punizione senza vie d'uscita, è un contrasto così forte che ci costringe a rimettere in discussione la nozione stessa di bene e di male. La parola  "cattivo" non sta bene con i tuoi occhi, con i tuoi modi, con la tua umanità, è un po' come il calzino con i sandali dei tedeschi per capirci, non ci sta.
Ho parlato di te al mio amore, alla mia famiglia, ai miei amici e anche alla mia nipotina, che come sempre, con i suoi 4 anni ha più ragionevolezza della maggior parte degli adulti. Forse non conterà molto ma come disse Madre Teresa, se non mettessimo la nostra piccola goccia, l'oceano sarebbe un po' più vuoto. Forse non conterà molto ma se posso fare qualcosa, ci sono.
Grazie per la tua forza, per il messaggio che passi ai più giovani, per l'impegno, per non fermarti mai di dire, scrivere, raccontare. Anno fine coraggio: mai.
Ti abbraccio,
Giulia 

 
2014 – 07 DICEMBRE – DOMENICA
94° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(23° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 20° appuntamento con lettura al microfono)

- Pietro Tartamella -
Good Morning Poesia si è svolta regolarmente. Domenica scorsa l’ho saltata, perché impegnato con il gruppo di volontari AVO di Santena in una performance di lettura alla casa per anziani Forchino. Sarò costretto a saltare anche domenica 14 dicembre per la festa in Via Montebello a Torino del Motore di Ricerca. I detenuti sanno che non avranno l’amplificatore; promettono però che leggeranno ugualmente, da soli, nella stanzetta della barberia...
 
 
2014 – 05 DICEMBRE – VENERDI
86° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(19° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 
2014 – 04 DICEMBRE – GIOVEDI
85° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(18° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE
 
 
2014 – 03 DICEMBRE – MERCOLEDI
FINITO L’ASSASSINO DEI SOGNI

- Pietro Tartamella -
Ho terminato di rileggere il libretto di Carmelo Musumeci "L'Assassino dei Sogni". Alcuni pensieri di alcuni detenuti vale la pena ancora riportarli:

Alfredo Sole
Ho chiesto un permesso premio, un giorno di libertà. È straordinaria la celerità con cui mi è arrivato il rigetto. Riporto per intero quello che ha scritto il Magistrato di Sorveglianza:

“Visto l’istanza avanzata da Sole Alfredo ad ottenere la concessione di un permesso: rilevato che manca il programma di trattamento di cui l’esperienza dei permessi costituisce parte integrante, essendo ancora in corso l’osservazione della personalità; rilevato che tale elemento costituisce presupposto indefettibile per la valutazione della pericolosità sociale di cui all’art. 30 ter dell’O.P., e che in sua assenza non può che essere negativa;
RIGETTA ALLO STATO L’ISTANZA.
Si comunica al P.M, al direttore dell’Istituto, per quanto di competenza, in relazione alla tempestiva predisposizione di un periodo di trattamento”.

Allora? In venti anni di carcere non sono ancora capaci di definire la mia personalità! E chi dovrebbe definirla? Il criminologo che in 20 anni ho visto solo una volta mentre ero al 41bis, o lo psicologo che, sempre in tutti questi anni, ho visto solo un paio di volte a Livorno? Di certo non potrà farlo l’educatore, che credo non abbia i requisiti giusti per qualcosa di così importante. Allora, chi dovrebbe farlo se c’è un’assenza cronica di queste figure? Forse il Direttore e gli agenti? Non credo proprio…


Alfredo Sole
In quasi 20 anni di carcere credo di avere parlato con uno psicologo non più di 4 o 5 volte. No, non c’è nessun sostegno o supporto psicologico, a meno che non inizi a dare di matto, e allora puoi sperare che qualcuno ti chiami per controllo. La notte riesco a riposare. Non sogno. I sogni li fai solo all’inizio della carcerazione, ma quando fai 20 anni di carcere, anche sognare diventa un lusso che il tuo cervello raramente ti offre. Ma di solito, quando ho la “fortuna” di ricordare un sogno, mi accorgo che c’è sempre l’elemento carcere.


Pasquale De Feo
L’opinione pubblica è influenzata dai media e pertanto sono questi che decidono contro chi veicolare i bassi istinti della popolazione, i professionisti dell’odio, che hanno fatto carriera e fortuna al servizio dei potenti, alimentando teoremi e aizzando gli istinti primordiali della gente, facendo sospendere la legalità e i diritti nei tribunali e nelle carceri, hanno talmente instillato un odio atavico, da farlo identificare con il pregiudizio ancestrale contro gli zingari, gli ebrei, gli stranieri, etc. Sono circa 20 anni che si va ripetendo come una litania che tutti i mali dello Stato sono da attribuire a chi è finito in carcere. Ancora oggi questi signori continuano, anche dopo che più soggetti autorevoli hanno dichiarato che le stragi degli anni ‘90, che hanno causato tutte queste leggi emergenziali e la tortura legalizzata del 41bis, sono stragi di Stato, una sorta di strategia della tensione simile a quella degli anni ‘60-‘70. Per questi fatti i detenuti sono stati messi alla gogna, oppressi e compressi tutti i loro diritti, mentre i poteri forti hanno saccheggiato e imperversato nella cosa pubblica; la politica ha pensato a coprire le sue malefatte e ad aumentare i privilegi. Purtroppo si continua a plasmare la realtà secondo gli interessi funzionali della politica e dei poteri dell’alta finanza; mentre noi “poveri cristi” siamo destinati come sempre ad essere animali da macello.

 
2014 – 02 DICEMBRE– MARTEDI
84° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (32° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  24° appuntamento con microfono)
e PERIPEZIE DI UN MAESTRO

- docente Pietro Tartamella -
Sorella pioggia ti mette ogni volta nella condizione di vedere tra le pieghe della tua vita e tra le pieghe del nostro vivere civile. Oggi in mattinata lezione dalle ore 9.00 alle ore 11.00 al Convitto Nazionale. Poi Good Morning Poesia alle ore 12  nel carcere Lorusso-Cutugno, e nel primo pomeriggio, alle ore 15.00, a Rivoli per l’ultima lezione aperta con i ragazzi di quarta elementare e i loro genitori. Ma piove. Non solo: nell’auto porto una cartella con il materiale per la lezione al Convitto; l’amplificatore, la prolunga e un’altra cartella che servono in carcere;  tre scatole di strumenti musicali e un djembè per la lezione aperta a Rivoli. Non mi fido a lasciare l’auto con tutto il materiale nella piazza del mercato di via Francesco Cigna. Tra l’altro da alcuni giorni c’è un posteggiatore abusivo che quando le auto arrivano indica con la mano una piazzola libera. Poiché tutto lo spazio della piazza è libero, quel suo gesto è un non senso. Le piazzole sono delimitate da strisce bianche non a pagamento. Vengo a parcheggiare qui per risparmiare. Ma se devo dare un obolo al posteggiatore abusivo perdo il senso del mio risparmio, tanto vale pagare il parcheggio in piazza Arbarello ed evitarmi i settecento metri a piedi con la borsa. Oggi oltre alla pioggia ho anche un po’ di febbre e i vetri dell’auto continuamente appannati. Potrei inoltrarmi con la mia Fiat Ulysse  nella zona ZTL. E se mi arriva a casa la multa? Sarebbe un bel guadagno! Sono solo un maestro. Come farò quandro dovrò portare tre scatole di strumenti musicali e il djembè per la lezione aperta al Convitto? Dovrò passare per forza nella zona ZTL. Forse conviene rinunciare a fare una bella lezione e portare il minimo indispensabile. Nel cortile della scuola non si può parcheggiare. Negli anni passati me lo avevano concesso, ma il regolamento è cambiato. Chissà se anche gli altri insegnanti hanno ogni giorno questi grattacapi prima di affrontare i loro allievi e studenti.
Pagherò euro 2.50 all’ora per il parcheggio in piazza Arbarello. Quando capita di avere lezione per 4 ore di seguito se ne vanno in modo assurdo dieci euro! Senza contare il diesel  da Riva di Chieri a Torino. Mi deprime ogni volta quando pago dieci euro di parcheggio. Devo anche pensare sempre a procurarmi la moneta. Così ho le tasche sempre piene di moneta. Quando vado in carcere la moneta fa suonare il metal detector. Le tasche dei miei pantaloni sono sempre bucate per il peso delle monete. Per arrivare in Piazza Arbarello occorre attraversare la zona ZTL di Via Bligny. Che fare?  Passo. Sono le 8.30. Metto nella macchinetta del parcheggio 7 euro. Piove. Mi avvio al Convitto con quest’aria da sconfitto. Riuscirò in mezzora a recuperare l’entusiasmo per lavorare due ore con i bambini? Forse mi aiuteranno una brioche ed un caffè.
Ho visitato il sito del comune di Torino per sondare la possibilità di chiedere un permesso di transito nella ZTL. Ci sono permessi rosso, argento, viola, verde, arancione, blu, lilla, fotocine… Insomma, una vasta gamma di colori. Ci sono queste frasi di apertura:

I permessi di circolazione ZTL sono esclusivamente permessi di transito, non di sosta. La sosta é consentita purché si ottemperi al pagamento durante l'orario di funzionamento dei parcheggi a pagamento.

I permessi di circolazione autorizzano al transito in ZTL i veicoli che espongono il relativo contrassegno. Per essere valido, il permesso deve essere esposto sul parabrezza in modo chiaramente visibile dall'esterno; in caso contrario si è passibili di sanzione esattamente come se non si avesse il permesso.

L’accesso in ZTL è controllato con telecamere in 35 punti della città: la targa di ogni veicolo che entra nella Zona a Traffico Limitato è fotografata e confrontata con quelle autorizzate a circolare in quanto inserite in un’apposita banca dati al momento del rilascio del permesso.


Il permesso che mi sembra più adatto al mio caso è quello rosso.
Destinatari: Pubbliche amministrazioni, enti, aziende, associazioni, mezzi di informazione, giornalisti, imprese appaltatrici, ditte, esercizi commerciali e di ristorazione, medici, altre attività.
I titolari di studio professionale nella ZTL Centrale non ricadono più tra le categorie esentate.
Consente: Transito e sosta sul sedime stradale nella ZTL Centrale e nella ZTL Area Romana (occorre comunque pagare la sosta ove previsto) - Validità: 2 anni - Costo: Alla presentazione della richiesta 16 € di marca da bollo (escluse ONLUS ed enti pubblici). Se la richiesta è accettata, al ritiro del permesso: - 100 € costo di ogni permesso, versato su c.c.p. 86935384, intestato a Comune di Torino - Permessi di circolazione - 16 € di marca da bollo, una per ogni permesso concesso (escluse ONLUS ed enti pubblici) - 2 € di marca da bollo (escluse ONLUS ed enti pubblici) - 1,81 € diritti di segreteria e diritti di permesso da pagare in contanti alla Cassa, per ogni permesso concesso (escluse ONLUS ed enti pubblici).

A richiedere il permesso dovrei pagare 16 euro di marca da bollo al momento della richiesta. Se la richiesta viene accettata (quindi vuol dire che non è automatico avere il permesso), dovrei pagare 100 euro (validità due anni), più altre 16 euro di marca da bollo, più 2 euro di altra marca da bollo, più euro 1,81 per diritti di segreteria. Il totale farebbe 135,81 euro! A cui dovrei aggiungere dai 7 ai 10 euro per il parcheggio in piazza Arbarello, e poi la benzina da casa sino a Torino!
Credo comunque che non mi darebbero il permesso. Cosa ne sanno al Comune di maestri come me? Maestri che fanno percorsi brevi di lettura ad alta voce della duarata di 6/7 lezioni. Per loro i maestri e gli insegnanti sono quelli tradizionali. E verò che il permesso dura due anni, ma che ne so io se la stessa scuola mi richiama per due anni? Forse la soluzione è smettere di fare il maestro. O almeno non nelle scuole dove c’’è la ZTL. Troppo stress, troppi costi!

A leggere sul sito del comune si ha l’impressione che l’amministrazione comunale si sia impossessata di una vasta area della città, come fosse un privato, come se ne fosse il padrone, e su quell’area abbia messo una tangente di euro 2,50 all’ora per consentire la sosta negli appositi spazi con strisce blu e gestire un traffico di permessi variopinti. Mi chiedo quando vedremo una squadra di giuristi, avvocati, cittadini, mettersi insieme per portare in tribunale le amministrazioni comunali e dimostrare che è incostituzionale quallo che fanno.

Alle 11 e qualche minuto esco dal Convitto Nazionale. C’è una multa umida sul parabrezza.
La multa non è perché è scaduto il ticket, ma perché ho parcheggiato fuori orario, essendo in zona ZTL. In sostanza in piazza Arbarello si può sostare a cominciare dalle ore 10.30. Quaranta euro di multa. Scontate diventano 28 euro. Però il comune si è preso anche le 7 euro per il parcheggio! Se si può sostare solo dalle 10,30 perché le macchinette accettano il danaro dalle ore 8 del mattino?
Che squallore ragazzi. Non per la pioggia, non per la febbre o i vetri appannati, ma così, semplicemente, che squallore!
Non mi resta che dirigermi al carcere Lorusso-Cutugno per Good Morning Poesia.

 
2014 – 30 NOVEMBRE – DOMENICA
LA LEGALITÀ FA BENE ALL’AMORE

- Pietro Tartamella -
Riceviamo da Ristretti Orizzonti:

I colloqui si svolgono in appositi locali sotto il controllo a vista e non auditivo del personale di custodia” (articolo 18 della legge 26 luglio 1975, n.354) “I detenuti usufruiscono di sei colloqui al mese. Quando si tratta di detenuti per uno dei delitti previsti dal primo periodo del prima comma dell’articolo 4 bis della legge e per i quali si applicano il divieto di benefici ivi previsto, il numero di colloqui non può essere superiore a quattro al mese. (…) Il colloquio ha la durata massima di un’ora”(D.P.R. 30 giugno 2000, n.230)

     Ristretti Orizzonti ha  lanciato una campagna per “liberalizzare” le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri familiari, come già avviene in molti Paesi. Lunedì 1 Dicembre la redazione della rivista,  in collaborazione con la Casa di reclusione di Padova, organizza il Seminario di Studi “Per qualche metro e un po’ di amore in più".
Nei siti www.ristretti.org e www.carmelomusumeci.com tutto il materiale prodotto su questo tema e per questa occasione.  La mobilitazione dei detenuti giornalisti volontari della redazione di “Ristretti Orizzonti”, insieme a moltissimi prigionieri di tutti i carceri d’Italia, che si stanno attivando per raccogliere le firme dei propri compagni, ha avuto adesioni importanti, tra cui quelle di alcuni senatori della Repubblica. È appena stato depositato al Senato un disegno di legge, a firma del parlamentare Pd Sergio Lo Giudice e altri colleghi, a favore dell’umanizzazione delle visite ai detenuti e per la legalizzazione dell’affettività in carcere.

Ho una compagna e due figli (e adesso due nipotini) che mi aspettano da oltre ventitré anni e purtroppo, dato la mia condanna all’infinita pena dell’ergastolo, se non cambiano le leggi in Italia avranno di me solo il mio cadavere.
Ho visto crescere i miei figli prima dietro un vetro divisorio, dopo dietro un bancone e ora su delle panche, tramite sporadici colloqui.
Da ben ventitré anni  non posso scambiare una carezza o un bacio affettuoso con la mia compagna, ma la cosa che ci manca di più non è tanto far l’amore, ma poter piangere insieme abbracciati senza che nessuno ci guardi. In ventitré anni non l’abbiamo mai potuto fare, perché siamo sempre stati osservati e circondati da guardie o da familiari degli altri detenuti.
Credo che le leggi di uno Stato non dovrebbero impedire ai suoi prigionieri il diritto di amare ed essere amati.
Gli svedesi trattano meglio i loro prigionieri perché si dicono: “Il detenuto di oggi sarà il mio vicino di casa domani” invece in Italia, nella maggioranza dei casi, la detenzione è molto più illegale e stupida del crimine che hai commesso. E spesso non serve a nulla. In molti casi serve solo a farti incazzare o a farti diventare più delinquente.
In carcere in Italia il tuo reato sembra che ti faccia perdere tutta la tua umanità. In fondo non chiediamo molto, solo una vita più umana e un po’ d’amore. È già difficile essere dei buoni padri (e nonni) fuori, immaginatevi dentro con solo tre giorni all’anno di colloqui,  che se sei sbattuto in carcere lontani non riesci mai a fare. E allora ti tocca fare il padre (e il nonno) per lettera.
Per dare il mio personale contributo a questa campagna di “AffettiTraLeSbarre” ho deciso di rendere pubbliche queste due lettere che ho scritto ai miei figli tanti anni fa. Buona lettura.
E che l’amore sociale sia sempre nei vostri cuori.


Cara Barbi,
                    mi ha scritto la mamma dicendomi che stai studiando molto perché vuoi passare con il massimo dei voti. Brava, sono contento e sono sicuro che con la scuola mi darai tante soddisfazioni, come pure nella vita perché sei tanto buona e sensibile. Muoio dalla voglia di vederti, mi manchi tanto, chissà come sarai cresciuta. Vorrei tanto essere a casa per proteggerti e farti sentire quanto ti amo, ma sono sicuro che tu lo senti ugualmente.
Tesoro, adesso vorrei farti un discorso da grande che rimanga fra noi due: sono preoccupato per la mamma, ultimamente nelle sue lettere mi sembra triste e nervosa. Poverina, si sente piena di responsabilità con te, Mirko, da sola, senza che io la possa aiutare. Mi ha detto che tu e Mirko continuate a litigare spesso. Mi raccomando, anche quando hai ragione cerca di non bisticciare. Fallo per non fare arrabbiare la mamma e quando la vedi malinconica e si sente sola falle un po’ di coccole, anche se fa la dura è più sensibile di noi due. Me lo prometti, amore, che fai come ti ho detto? Perché sono molto in ansia per lei, le voglio tanto bene e mi dispiace da morire quando la sento triste. Non le dire niente che ti ho detto questo e dalle tanti bacini da parte mia.
Sai, dicono che dovrebbero essere i genitori a capire i figli, ma io non sono d’accordo totalmente perché per me è più facile che i figli capiscano i genitori dato che i bambini di adesso hanno una marcia in più, sono più istruiti ed intelligenti dei genitori, quindi conto molto su di te.
Dopo che hai fatto gli esami fammi un telex per farmi sapere come è andata. Adesso Tesoro finisco di scriverti ma continuo a pensarti, ti riempio di bacini. Tuo papà che ti adora.
N.B. Ho sempre il tuo braccialetto di spago che mi hai mandato, non lo tolgo mai, ci faccio pure la doccia, meno male che è resistente e non si consuma. Quando lo guardo penso subito a te e a volte non resisto di dargli un bacino pensando di darlo a te. Papà.


Caro Mirko,
                    eccomi a te con questa letterina per stare un po’ con te, sono preoccupato per la scuola: spero che riesci a passare. Meno male che adesso iniziano le vacanze così ti puoi svagare e  dedicarti di più al gioco del calcio. Mi raccomando, ormai siete grandi, non bisticciare con la Barbi perché la mamma me lo scrive e si arrabbia con me perché dice che avete preso il mio carattere.
Dà la colpa a me (sic!) anche se non ci sono, ma poverina ha ragione, ha tanti pensieri, deve badare a voi, alla casa e al lavoro. Mi dispiace, certo non sono un buon esempio, né un ottimo padre, sempre lontano, ed ho sempre paura che tu ti senti diverso dagli altri bambini e questo mi fa star male: che tu soffra perché non hai il papà vicino. E non so darmi pace e allora ti voglio ancora più bene, con la speranza che tu lo senta ugualmente anche se sono lontano, in questa maledetta isola sperduta dove persino i gabbiani sono infelici. Ricordati che ti sono, ti sento e ti sarò sempre vicino con tutto il mio amore. Basta che tu lo senti dentro e ti sentirai il figlio più amato del mondo. Proteggi la Barbi e la mamma al posto mio e soprattutto fa tante coccole alla mamma quando la vedi triste e preoccupata.
Ti vorrei scrivere tante cose carine ma preferisco mandartele con il pensiero perché mi scoccia che le leggano le guardie. Tanto io so che tu sai il bene che ti voglio. Ti mando tanti bacini. Tuo papà che ti adora, ciao amore.

Carmelo Musumeci,  Carcere di Padova  2014  
 
 
 
2014 – 28 NOVEMBRE – VENERDI SERA
I RACCONTI DELLA TOMBOLA ALLA CASA DEL QUARTIERE SAN SALVARIO
- Pietro Tartamella -
La pioggia ha un po’ rovinato la serata. Ma ancora di più l’ha rovinata la difficoltà di trovare parcheggio. Avremmo dovuto essere una quarantina di persone. Il brutto tempo e il parcheggio ci hanno decimato. Simona, Riccardo, Bruna sono venuti per dare una mano. E’ la prima volta che vengo in questo luogo. E’ molto frequentato. A disposizione per noi la saletta grande col palchetto di legno, quella a destra entrando.  Abbiamo sistemato tavoli, sedie, amplificatore, cartelle, e tutto l’occorrente. Sono state adottate 200 bolle di sapone. Poteva essere un’occasione decisamente più proficua. Meglio che niente. Ringraziamo: Alessandro, Anna B., Anna, Antonella, Bruna, Cinzia, Clelia, Cristina, Daniela, Davide, Donatella, Emanuela, Enrico, Fabio, Francesca, Lorenzo, Luca, Luigi, Marco, Maria, Marilena, Matteo, Nunzia, Pilar, Renato, Riccardo, Sara, Simona, Tatiana, Valerio.

 
2014 – 28 NOVEMBRE – VENERDI
83° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(17° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE
 
 
2014 – 27 NOVEMBRE – GIOVEDI
UNDICI ORE D’AMORE DI UN UOMO OMBRA AL TEATRO ARIBERTO DI MILANO

- Pietro Tartamella -
Riceviamo da Carmelo Musumeci l’articolo di Paolo Rausa: “Undici ore d’amore di un uomo ombra” al teatro Ariberto di Milano.
Pubblicato su:
http://italiaexpress.wordpress.com/2014/11/24/undici-ore-damore-di-un-uomo-ombra-al-teatro-ariberto-di-milano/

Sabato 22 novembre 2014 al teatro Ariberto di Milano ci sarebbe dovuto essere Carmelo Musumeci tra il pubblico ad assistere alla partecipata rappresentazione del suo ultimo libro a cura di Karakorum teatro con l’adattamento e regia di Matteo Sanna, che sul palcoscenico insieme a Flavio Ginocchio hanno dato vita ad un uomo ombra. Ma non gli è stato consentito.
Carmelo Musumeci è un ergastolano ostativo di lunga data che è cambiato nel corso della sua detenzione, ha studiato e si è laureato. Ora langue nelle patrie galere. La battaglia di civiltà per l’abolizione dell’ergastolo, una mostruosità giuridica che rinchiude nel carcere a vita chi si è macchiato di reati, si arricchisce di una nuova prova di sensibilità artistica e umana che corrobora l’iniziativa di associazioni e di singoli cittadini la cui attività mira a cancellare dal nostro ordinamento questa forma odiosa di vendetta dello Stato. Ancor più terribile quando si aggiunge alla condizione di uomo ombra anche l’ostatività, un termine astruso che è stato coniato per indicare l’isolamento totale aggravato, per chi è nella impossibilità di fare il delatore, dalla negazione di permessi o di quei benefici minimi previsti dalla legge, per es. le visite e la possibilità di atti d’amore nei confronti delle persone care.
Da queste considerazioni e per alleviare la condizione disumana dei detenuti, è nata la campagna “Fine pena mai”. Essa mira al riconoscimento dei principi sanciti nella nostra Costituzione che considera la pena come strumento di redenzione civile e umana. E invece a questi cittadini – tali sono e rimangono i nostri fratelli e sorelle richiusi nelle carceri – il principio non si applica. Allora tanto vale, come ha scritto Carmelo Musumeci al Presidente della Repubblica, che lo Stato proceda a giustiziare con la pena di morte coloro che si macchiano di delitti gravi, sebbene abbiano dimostrato dopo anni e anni di detenzione che sono cambiati, hanno pagato la loro colpa, hanno studiato, si sono laureati, come Carmelo, e sono pronti a riprendere il loro posto nella società. Tutto questo hanno portato in scena i due attori della Compagnia teatro Karakorum, la condizione di disumanizzazione che annulla l’individuo tanto da fargli perdere la fisionomia e la cancellazione persino nel volto e nella dignità. Carmelo Musumeci e gli altri detenuti che hanno compiuto dei percorsi di cambiamento documentabile non dimenticano, come è giusto, le loro vittime che hanno bisogno di rispetto e non di vendetta. Questo è stato ricordato dopo la rappresentazione nel corso di un dibattito improvvisato e ricco di umanità. “La strada è buia, rischiarata solo da un lumicino – ha chiosato il regista e attore Matteo Sanna – ma questo consentirà con l’impegno delle associazioni come la Caritas, che ha promosso l’evento, e degli uomini e delle donne di buona volontà la fine della pena all’ergastolo, seguendo l’esempio di Papa Francesco che ha cancellato questa forma di tortura dalla giurisdizione del Vaticano”.
Carmelo Musumeci ha voluto inviarci la risposta dell’Ufficio di Sorveglianza di Padova alla sua richiesta di permesso per presenziare allo spettacolo:

UFFICIO DI SORVEGLIANZA DI PADOVA
Letta l’istanza presentata in data 21.10.2014 pervenuta in date diverse (successivamente unificate) da MUSUMECI Carmelo nato il 27.7.1955 ad Aci Sant’Antonio (CT), detenuto presso la Casa di Reclusione di Padova, in espiazione della pena dell’ergastolo determinata con provvedimento di Cumulo della Procura della Repubblica presso il tribunale di Voghera del 4.5.2009, (inizio pena: 22.10.1991, fine pena mai), con la quale il medesimo chiede un permesso ai sensi dell’art. 30 O.P. finalizzato ad assistere allo spettacolo  presso “Nuovo Teatro Ariberto” in Via Daniele Crespi n° 9 in Milano dove sarà presente anche la propria famiglia, accompagnato da volontari.
Rilevato che l’oggetto dell’istanza non rientra tra le finalità previste di cui all’art. 30 O.P.

RESPINGE
le suddette istanze

Il Magistrato di Sorveglianza, Padova 28.10.2014

 
 
 
2014 – 27 NOVEMBRE – GIOVEDI
82° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(16° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE


 
 
2014 – 25 NOVEMBRE – MARTEDI
81° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(32° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 24° appuntamento con microfono)
e PERIPEZIE DI UN MAESTRO

- docente Pietro Tartamella -
IN PREPARAZIONE
 
 
 
2014 – 23 NOVEMBRE – DOMENICA
93° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(22° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 19° appuntamento con lettura al microfono)

- Pietro Tartamella -
Domenica scorsa 16 novembre ho saltato l’appuntamento con i detenuti di Saluzzo. Avevamo a Cascina Macondo la Cerimonia di Premiazione del Concorso Internazionale Haiku. Ritornando oggi, dopo quindici giorni, l’impressione è che sia trascorso molto più tempo. I detenuti mi hanno detto che si sono incontrati comunque nella barberia del quarto piano per continuare Good Morning Poesia. Senza microfono e amplificatore però è un’altra cosa – commenta Matteo. E infatti è un’altra cosa, perché i detenuti che sono nei cortili a passeggio non riescono ad ascoltare. D’altronde non abbiamo ancora trovato un amplificatore che cerchiamo da mesi, per poterlo lasciare in carcere e far sì che il gruppo Parol sia autonomo e possa far da solo quando per qualche motivo non riesco ad essere presente.
Preng ha letto Good Morning Poesia. Matteo ha letto alcuni suoi brevi testi. Salvatore A. e Antonino hanno letto poesie dal libro di Battista Einaudi che hanno preso in biblioteca. Io ho letto una poesia di Tagore. Una giornata tiepida con un bellissimo sole oggi.

MONDO MAGICO
di Matteo M.


Si alzava
dolcemente luminoso
a volte grigio, o nel buio splendente,
e il cicalio degli uccelli mattutini
tra gli alberi, con un po’ di fantasia
odo una melodia piena di malinconia
non è difficile abbandonarsi all’allegria
canto, piango di felicità
suono al cielo la mia libertà.
Il mondo è sempre bello
per chi lo ha sempre rispettato
e non per chi l’ha sporcato.


IL GABBIANO
di Matteo M.


Il sole appariva e si vedeva
limpido sulla riva.
Il mare con il suo azzurro lucente
rendeva ancora tutto splendente.
Da lontano si vedeva un gabbiano
che spiegava le ali piano piano.
Volare era complicato e veniva criticato.
Lui andava per esplorare un mondo
lontano.

 
 

 
 giusy amitrano
2014 – 22 NOVEMBRE – SABATO SERA
I RACCONTI DELLA TOMBOLA DA GIUSY E PIERO  A CAMBIÀNO

- Pietro Tartamella -
Questa sera alle ore 20.30, raccolti intorno a un grande tavolo, a poltrone, a divani, al caminetto acceso, nell’accogliente casa di Giusy Amitrano e Piero Panato, a Madonna della Scala di Cambiano, ci siamo riuniti per i Racconti della Tombola. Siamo in diciassette, di cui molti insegnanti colleghi di Giusy. In molti si sono iscritti a leggere, anche le giovanissime Linn per una barzelletta, e Chiara per La Livella di Totò. Ci sono anche due simpatiche nonne. Una bella serata, divertentissima, avvolti dalla calorosa accoglienza degli ospiti Giusy e Piero. Dopo la presentazione del progetto Parol ci siamo immersi nei numeri della Tombola, negli squisiti spicchi di torta, nelle arachidi sbucciate, nel caffè addolcito con le bustine zucchero Parol, nella traduzione in siciliano, calabrese, lucano di una filastrocca piemontese, nella leggerezza di antiche risate, negli haiku dei detenuti, nell’ascolto delle varie gags e racconti. Bolle di sapone adottate: 187.
Grazie Giusy, grazie Piero, grazie Adriana, Carla, Caterina, Chiara,  Emilia, Enzo, Francesco, Giulia, Linn, Margherita, Mariella, Marisa, Rosy, Stefania.

 
 
 
2014 – 22 NOVEMBRE – SABATO
LETTERE FRA "UOMINI OMBRA"
DELLE CASE DI RECLUSIONE DI SAN GIMIGNANO E PADOVA

- Pietro Tartamella -
Sempre da Carmelo Musumeci detenuto nel carcere di Padova riceviamo:

Quasi tutti i giorni mi sento un uomo ombra e un fantasma. Oggi, invece, mi sono sentito un padre e un nonno perché mi sono venuti a trovare mia figlia e i miei due nipotini Lorenzo e Michael con la loro madre Erika. È stato il primo colloquio che ho fatto nell’area verde del carcere con i miei due nipotini. Prima mi era vietato, perché Lorenzo e Michael erano colpevoli di essere nipoti di un nonno detenuto in “Alta Sicurezza”. Per qualche ora mi sono sentito sereno e felice a  giocare con i miei due nipotini. Mi hanno fatto venire anche il fiatone, perché non ci ero più abituato a giocare con i bambini all’aria aperta”.
 (Fonte: diario di un ergastolano www.carmelomusumeci.com).

Da quando la redazione di “Ristretti Orizzonti” ha lanciato la campagna per “liberalizzare” le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri familiari, come già avviene in molti Paesi, molti prigionieri hanno iniziato a scriversi. Come una volta, fra un carcere e l’altro per raccogliere le firme da inserire nel sito www.ristretti.org . E grazie a questa iniziativa hanno iniziato a scriversi anche gli uomini ombra (come si chiamano fra loro gli ergastolani). Rendo pubblica la lettera di Salvatore del carcere di San Gimignano.

Caro Carmelo,
ho raccolto tutte le firme della mia sezione e le ho spedite a Ornella Favero nella sede esterna di Ristretti Orizzonti, via Ciotolo da Perugia, 35, 35138 Padova. Questa iniziativa mi ha fatto venire in mente un episodio di tanti anni fa quando ero detenuto nel carcere di Palermo. Avevo mia moglie incinta. E mentre dietro al bancone la consolavo per darle conforto in maniera affettuosa toccandole la pancia per sentire muoversi il bambino, la guardia mi aveva richiamato a  stare giù con le mani. E lo aveva fatto ad alta voce ed in maniera brusca, facendo capire chissà che cosa a tutte le altre persone presenti nella sala colloquio. Ci siamo sentiti osservati. E mia moglie era diventata rossa e anch’io mi ero vergognato (penso persino per la creatura che doveva nascere) e non ci ho più visto. Alla guardia gliene ho detto di tutti i colori. E l’ho mandata pure a quel paese. Mi hanno sospeso il colloquio. Poi mi hanno punito con il regime di sorveglianza particolare. E come se non bastasse mi hanno trasferito in un carcere della Sardegna dove per ovvi motivi di distanza e  finanziari non ho più visto mia moglie e il bambino che nel frattempo era nato.
Silvio l’ho visto solo quando aveva già compiuto un anno. E tutto per colpa di un gesto affettuoso scambiato fra poco più che adolescenti in attesa di un bambino. Adesso mio figlio ha appena compiuto venti anni e proprio l’altro giorno gli ho raccontato questo episodio. E spero che finalmente anche in Italia fanno una legge per stare con la propria famiglia in un ambiente riservato.

Salvatore


Carmelo Musumeci - Carcere di Padova 2014
 
La redazione di Ristretti Orizzonti ha lanciato la campagna per "liberalizzare" le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri familiari, come già avviene in molti Paesi. Se volete aderire e sapere di più di questa iniziativa, visitate il sito: www.ristretti.org o www.carmelomusumeci.com

 

 
2014 – 21 NOVEMBRE – VENERDI
80° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(15° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 
 
2014 – 20 NOVEMBRE – GIOVEDI
79° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(14° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE


 
 
2014 – 19 NOVEMBRE – MERCOLEDI
FINITO  L’ASSASSINO DEI SOGNI

- Pietro Tartamella -
Sempre da Carmelo Musumeci riceviamo:

Dopo il grande successo della prima stampa, "L'Assassino dei Sogni. Lettere fra un filosofo e un ergastolo" è in ristampa e anche gratuitamente scaricabile su: http://www.stampalternativa.it/liberacultura/books/assassino_sogni.pdf
Rimane ovviamente acquistabile, a 1 euro, la copia cartacea.
 
L’Assassino dei Sogni appena uscito già esaurito

Io scrivo perché scrivendo il duol si disacerba,
perché ho bisogno di scrivere,
e s’io non scrivo non vivo.  (Luigi Settembrini)

Il libretto “L’Assassino dei Sogni” sottotitolo “Lettere fra un filosofo e un ergastolano” di Carmelo Musumeci e Giuseppe Ferraro, a cura della giornalista Francesca De Carolis, ED. Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri pag. 64-anno 2014, prezzo: 1,00, ISBN: 978-88-6222-417-8 appena uscito è già esaurito (È già in stampa una seconda edizione). E mi è venuto il dubbio se lo stanno comprando perché è interessante o perché costa solo un euro sic!
Una cosa è certa, sta andando a ruba fra gli uomini e donne di fede. Le suore di clausura di Lagrimone mi hanno scritto:

Suor Daniela (…) Il libretto con il carteggio fra te e il filosofo Giuseppe Ferraro è molto bello ed è ricco di spunti e provocazioni. Il tuo nipotino aveva 3 anni quando ti ha portato la foglia? Stupendo quell’episodio. Ne abbiamo presi 55 e li abbiamo già distribuiti in giro in pochi giorni. Ottima l’idea di venderlo ad un euro (…)

Suor Marta (…) Appena abbiamo ricevuto il libretto “L’Assassino dei Sogni” (Lettere fra un filosofo ed un ergastolano) l’ho letto in giornata. Sono già capitate alcune persone a cui abbiamo dato il libretto e abbiamo in mente di darlo ad altre e ad alcuni preti che lavorano con adolescenti e giovani. Io l’ho trovato uno strumento didattico eccellente con motivi di riflessioni e confronti interessanti.

Suor Lilia (non è una suora di clausura come le altre due):
“Che dire del filosofo Giuseppe Ferraro? Sei davvero fortunato d’averlo conosciuto: ora, con gioia, posso affermare che anch’io, grazie a te, ho conosciuto un uomo saggio, che va per la sua strada e non teme di rivelare il suo pensiero senza modificarlo minimamente. Per me questo professore è un uomo che ama la vita; l’ho capito, soprattutto nella lettera in cui spiega il delicato argomento del suicidio”.

In questi giorni ho scritto all’editore che ha avuto il coraggio di pubblicare “L’Assassino dei Sogni”:
Marcello, continua a pubblicare i nostri pensieri, solo così puoi continuare a farci esistere. E a farci sentire ancora umani. Lo sappiamo, sono pochi gli editori che si sporcano le mani pubblicando i pensieri degli avanzi di galera come noi. E ti confido che a volte penso che molti ci vedono cattivi, perché loro lo sono più di noi, perché come si fa a murare vivo una persona per tutta l’esistenza, senza l’umanità di ammazzarla prima? Marcello, credo che a volte i cattivi provino rimorsi o compassione molto più dei buoni. Aiutami a farlo sapere alle persone perbene con la fedina penale pulita, ma con forse la coscienza più sporca dei galeotti. E dammi una mano anche a fare sapere che il carcere non cambia le persone in meglio. Piuttosto le distrugge. Marcello, scrivere di e in carcere è pericoloso. Non ti puoi immaginare quanto. So però che anche fuori ci  vuole tanto coraggio a dare voce ai prigionieri. Grazie di avere questo coraggio che non hanno la  stragrande maggioranza delle case editrici, che preferiscono pubblicare le ricette di cucina per guadagnare tanti soldi ed evitare critiche e guai. Marcello continua a pubblicare le nostre parole per fare sapere che molti di noi sono nati già colpevoli, anche se poi hanno fatto di tutto per diventarlo.

Carmelo Musumeci 


Per chi interessato a organizzare presentazioni o comunque diffondere il libro, scrivere a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. oppure contattare Nadia Bizzotto cell. 349 7191476
   
“L’Assassino dei sogni”, lettere fra un filosofo e un ergastolano,  Carmelo Musumeci e Giuseppe Ferraro, curato da Francesca de Carolis per la collana Millelire di Stampa Alternativa.  Pag.64   prezzo 1,00   ISBN 9788862224178.

 
 
bustine di zucchero parol
  2014 – 18 NOVEMBRE – MARTEDI
  78° INCONTRO
  - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
  (31° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  23° appuntamento con microfono)

  - docente Pietro Tartamella -
  Ho portato in omaggio una scatola di bustine di zucchero Parol alla mensa e al bar del carcere. Stiamo preparando  sacchettini di plastica trasparente con una manciata di haiku da offrire come piccolo dono agli agenti e ai detenuti del progetto Parol. Sono davvero belle bustine di zucchero, molto particolari: sul fronte, sfondo azzurro cupo come un mare profondo, gli haiku dei detenuti di Saluzzo, Torino, Dendermonde (Belgio), Tilburg (Olanda), Siedlce (Polonia), in lingua originale e in inglese. Una rosa di ventiquattro haiku in tutto. Sul retro, sfondo bianco, frasi, pensieri, aforismi, riflessioni sulla libertà, sulla prigionia, sulla detenzione, di vari autori, poeti, filosofi; il logo della commissione europea con le stelle, il logo di Cascina Macondo, quello della Fondazione CRT, quello dei Figli di Pinin Pero. I bar, i ristoranti, le pizzerie, le bocciofile, i dopolavoro e chiunque ritenga PAROL un buon progetto, potrebbero attivarsi per diffondere le bustine di zucchero. Si possono preparare deliziosi sacchettini da donare agli amici per Natale. E così Parol entrerà in tante case. 
(contattare Pietro: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ).

Oggi un pomeriggio speciale con Good Morning Poesia. La giornata è tiepida. Siamo andati in fondo al cortile con l’amplificatore rivolto direttamente ai passeggi. Anche se c’è il sole, qualcuno ha patito un po’ il freddo ai piedi, perché dove siamo c’è ombra, ma Francesco ha preparato un caffè e un tè.
A conclusione dei bellissimi testi: Good Morning Poesia, di Pietro Tartamella, letto da Francesco -  Lavorare in team, di anonimo, letto da Melania -.Approdo, testo di Giorgio (detenuto) letto da Giusy - La Mia Voce, testo di Fabio, letto da Fabio stesso - Poesia, di Beppe (detenuto) letto da Melania - Leggere Lolita, di Azar Nafisi, letto da Sara - Nulla è in regalo, di Szymborska, letto da Riccardo - Solitudine e il senso della vita, di Beppe (detenuto) letti da Sara - Elogio dei piedi, di Erri De Luca, letto da Gaya - Mia madre, di Beppe, letto da Gaia - e casualmente un altro Elogio dei piedi, di Pietro Tartamella, letto da Pietro - e poi la canzone Penso a te di Bruno Lauzi cantata appassionatamente da Roberto con la sua chitarra - e poi Abbandono, testo di Giorgio, letto da Giorgio - e poi il rap cantato da Gogo in arabo e un altro rap cantato in francese -  e poi la torta squisita alla crema e al cioccolato preparata, come promesso, da Gogo pasticcere eccellente. Insomma Good Morning Poesia sta diventando qualcosa di magico!  sacchetti di bustine di zucchero parol


La MIA VOCE
di Fabio


Ti vorrei dire di venire con me dovunque,
andare mano nella mano,
al cinema, al parco, alle giostre, a bere un caffè…
E, come per incanto, con la mano,
spostando quelle nuvole ad una ad una,
scopriamo ciò che il nostro cuore
con amore desidera…

È notte, e con il mio cancellino
decidiamo di osservare la luna,
le diciamo: sei troppo piccola
per contenere l’amore
che abbiamo per le nostre bimbe.

Io mi prendo i miei soliti tranquillanti
ma non riesco a dormire…sì
l’amore va oltre,
mi guardo attorno
e non sono solo, anche il volume
della mia voce è cambiato, sussurro
prima di addormentarmi, buonanotte
mogliettina, buonanotte angioletto
aurora… in attesa che arrivi
un altro giorno…



 
2014 – 17 NOVEMBRE – LUNEDI
INTERVISTA A ENRICO RUGGERI - NESSUNO TOCCHI CAINO

- Pietro Tartamella -
Nadia Bizzotti ci segnala dal mensile
DELITTI & MISTERI n. 5/2014
  (www.delittiemisteri.eu)
un’intervista fatta da Francesco Mura al cantautore Enrico Ruggeri. Qualcuno, probabilmente, troverà l’intervista atipica e fuori da quelli che sono i canoni delle interviste fatte a un artista.


ENRICO RUGGERI:
“L’ergastolo ostativo è una pena disumana”
“In questo momento storico siamo un Paese in grosso affanno”



Nella lunga e simpatica chiacchierata-intervista con il cantautore milanese per una volta non si è parlato di musica, appena qualche riferimento storico e qualche critica piuttosto soft, ma di Giustizia. Un problema molto sentito dal cantautore, da sempre in prima linea per impegno sociale, che non ha mai disdegnato di sottolinearlo nei suoi brani e  nelle sue trasmissioni televisive. Anche stavolta ha parlato a cuore aperto, senza peli sulla lingua e senza timori reverenziali. Nelle sue parole non c’è stata alcuna “strategia di auto promozione” ma un leale confronto e una leale esposizione del suo pensiero.

Enrico, intanto grazie per avere accettato un’intervista nella quale l’argomento principale non è la musica ma la Giustizia. Dallo scontro infinito magistratura-politica ai numerosi errori giudiziari, dai processi infiniti ai diritti dei cittadini troppo spesso banalmente violati fino alle continue sanzioni dell’Unione Europea, il sistema giudiziario è in pieno caos. Enrico, cosa succede…
La Giustizia è un tema al quale tengo molto e quindi è un piacere per me rispondere alle tue domande. Credo che il sistema giudiziario sia in grosso affanno e questo dipende da tanti fattori. Uno potrebbe essere il fatto che in Italia ci sono tre poteri-legislativo, esecutivo e giudiziario- e tutti questi tre poteri in qualche modo cercano di prevaricarsi e quindi il potere esecutivo con i decreti legge diventa legislativo, il potere legislativo cambia in continuazione e il potere giudiziario, inutile nascondersi dietro a un dito, troppo spesso non è in linea con il potere legislativo e cerca di prevaricarlo.
Questo è da sempre sotto gli occhi di tutti. A questo aggiungi un ordinamento della Giustizia molto simile a quello della Sanità: se ti ammali e hai i soldi sei molto più avvantaggiato di chi i soldi non li ha e si deve affidare alle strutture pubbliche. Nella Giustizia accade lo stesso. Se hai delle grane e hai i soldi allora hai anche la possibilità di avere ottimi avvocati, tirare le cause a lungo e quindi avere dei vantaggi che la maggior parte dei cittadini non può avere. Non è certo questa la Giustizia che volevano i padri costituenti.


Nel 2003 con la canzone dal titolo Nessuno Tocchi Caino, hai affrontato il tema della pena di morte. In Italia, non abbiamo la pena di morte, ma per alcuni reati dove non ci sia stato il “pentimento” e la conseguente delazione e denuncia dei propri complici,è stato introdotto l’ergastolo ostativo, una specie di pena di morte senza esecuzione. A circa duemila detenuti è stata negata anche la speranza del ravvedimento, del reinserimento nel mondo che si tramuta in una vera e propria condanna a morte che viola e stravolge la nostra costituzione…
L’ergastolo ostativo non solo è disumano ma soprattutto crea una serie di discrepanze clamorose. Mi viene in mente tutta la fase post anni di piombo nella quale sono rimasti in galera per 15 anni dei soggetti che magari avevano fatto degli espropri o resistenza alla forza pubblica e poi hanno fatto tre anni di carcere persone che hanno sparato e ucciso. Ricordo i casi di alcuni terroristi che si erano macchiati di diversi omicidi ma dopo qualche anno di galera sono stati rimessi in libertà mentre alcuni dei loro compagni denunciati da loro stessi, per reati infinitamente minori, si sono scontati dieci, quindici anni.

Che significa tutto questo?
Significa che lo Stato è debole. Solo uno Stato debole fa leggi sui pentiti come quelle che abbiamo noi, uno Stato che non riesce a fare fronte a fenomeni criminali, guarda tutti i casi di mafia, ‘ndrangheta, camorra eccetera, e  quindi non riesce a fare sentire la sua presenza. Le conseguenze, purtroppo, sono queste.

Eppure, nonostante tutto, parlare di Giustizia nel nostro Paese è un tabù inviolabile…
In questo momento siamo un Paese smarrito in cui ci sono temi, ahimè, che vengono sentiti di più dalla gente. Almeno fino a quando non vengono toccati direttamente. Già, perché spesso se le cose non ti toccano da vicino non le avverti come un pericolo o un problema. Questo è un errore che la gente non deve commettere.

Un tabù che si trasforma in paura…
Il problema nasce dal fatto che i temi vengono trattati, o non trattati, a seconda degli schieramenti politici di appartenenza e su questo siamo incredibilmente ottusi. L’ala giustizialista è un po’ becera, per esempio, non ne parla e quando questo accade è perché è successo qualcosa a qualcuno. Solo allora trova lo spazio per iniziare con i proclami del prendiamoli tutti, delle leggi speciali, ecc. L’area libertaria, che poi diventa l’area buonista e cattocomunista, non ne parla perché crea imbarazzo anche a loro. Questo perché ogni cosa, in questo Paese, è subordinata al dibattito politico: non c’è nessuno che dice quello che pensa ma solo quello che pensa il suo schieramento.

In più ci si mettono certe trasmissioni televisive che, invece di analizzare i fenomeni criminali, mettono alla gogna mediatica il malcapitato di turno solo perché fa audience e quindi business…
Queste trasmissioni sono business, sono solo puro intrattenimento e non guardano in faccia a nessuno per cui chi capita… capita. Spesso il  primo poveretto che capita viene messo sulla gogna mediatica, processato prima in televisione e solo dopo in tribunale. L’unica cosa, non proprio negativa, è che certe trasmissioni valgono quanto uno spot pubblicitario o l’esibizione di un cantante e, quindi, spesso passa tutto così velocemente da essere dimenticato relativamente in fretta.

Anche tutti quegli artisti che fino agli anni ’80 hanno cantato la protesta oggi hanno ammainato la bandiera dell’impegno sociale progressista. Cosa è successo?
L’artista teme l’impopolarità e quindi fa solo quello che non lo rende impopolare. Ne ho parlato in una canzone che si chiama L’onda.
La gente non esprime giudizi per quello che pensa come facevano Pasolini, Flaiano, Gaber, Guareschi o De André. Oggi quelli che hanno la possibilità di parlare cercano di dire delle cose che possano avere il massimo seguito e scontentare meno persone possibili. Sono solo strategie di auto promozione per cui è impensabile che in uno scenario del genere arrivi uno che sparigli il mazzo e dica cose impegnative. Tutti dicono quello che immaginano possa essere di gradimento generale.


Fabrizio De André, in una celebre frase, disse: “Ho sempre avuto due chiodi fissi: l’ansia di giustizia e la convinzione presuntuosa di poter cambiare il mondo. Oggi quest’ultima è caduta”. Enrico per te la convinzione di poter cambiare il mondo è caduta o è sempre viva?
I viaggi, piccoli o lunghi che siano, iniziano sempre con un primo passo. Io credo ancora che una canzone possa smuovere le coscienze. Cambiare il mondo è una parola grossa e molto spettacolare però dal punto di vista oggettivo il mondo cambia anche in una piccola cosa pertanto dico sì, la voglia di cambiare è sempre viva.

Il futuro è un’ipotesi ma…?
Il futuro è sempre un’ipotesi sulla quale siamo in grado di intervenire e credo che almeno singolarmente lo si possa fare. Io sono e resto abbastanza ottimista.

Come vedi il progetto di DELITTI & MISTERI, e la sua voglia di aprire un dibattito sulla Giustizia allargato a tutti i cittadini e non solo agli addetti ai lavori?
Credo che qualunque progetto, e ci metto  naturalmente anche DELITTI & MISTERI, se portato avanti con onestà intellettuale potrà essere sempre molto utile. Pertanto spero che il vostro progetto vada avanti e faccio a tutti voi un grosso in bocca al lupo.

Intervista di Francesco Mura
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2014 – 16 NOVEMBRE – DOMENICA
PREMIAZIONE CONCORSO INTERNAZIONALE HAIKU E BOLLE DI SAPONE

- Pietro Tartamella -
Si è svolta oggi a Cascina Macondo, dalle ore 14.30 alle ore 18.00, la suggestiva Cerimonia di Premiazione del Concorso Internazionale Haiku – 12° edizione. Le piogge torrenziali di questi giorni e gli straripamenti dei fiumi in Liguria hanno impedito, con nostro rammarico, al gruppo dei tamburi TAIKO di raggiungerci. Il bel tempo e un sole tiepido ci hanno accompagnato per tutto il pomeriggio. Presenti il poeta belga Frans Terryn vincitore del primo premio, e molti autori giunti da diverse città. Presenti molti dei giurati. Assente Fabrizio Virgili che avrebbe dovuto essere con noi, ma un incidente in auto di suo figlio glielo ha impedito all’ultimo momento. I lettori Verbavox e i Narratori di Macondo hanno proposto la tradizionale lettura ad alta voce in modalità Zikan dei 20 haiku classificati. Poi l’estrazione dal fuoco della bellissima ciotola raku, la proiezione degli haiku trasformati in Haiga da Antonella Filippi e Domenico Benedetto, la consegna dei premi, la visione dei video realizzati da Carlo Bava e da Giulia Viero che documentano il saggio di lettura dei detenuti di Saluzzo,  la presentazione del progetto Parol.  
Sono state adottate nella giornata 700 bolle di sapone. È in preparazione un resoconto dettagliato della cerimonia che pubblicheremo a breve.
Si ringraziano: Alessandro, Anna, Anna V., Annette, Antonella, Clelia, Delia, Domenico, Giovanny, Enrico, Eralbo, Erika, Fabia, Fanny, Federico, Filippo, Filippo N., Fiorenza, Francesca A., Francesca C. C., Frans, Gianina, Giordana, Giusy, Ireen, Isabella, Lorenzo, Luana, Lucia, Luciana, Luisella, Maria F., Maria R., Mario, Maurizio, Michele, Oscar, Ramona, Riccardo, Roberta, Roberta P., Rosa, Silva, Silvio, Stefano e mi scuso se ho dimenticato qualcuno…

 
2014 – 15 NOVEMBRE – SABATO
A SCUOLA DI LIBERTÀ

- Pietro Tartamella -
Riceviamo da Nuovi Orizzonti
e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII

15 novembre 2014

A scuola di libertà. Le scuole imparano a conoscere il carcere
Seconda Giornata Nazionale dedicata a un progetto che vuole far incontrare
il Carcere e la Scuola


- 150 scuole coinvolte, per un totale di oltre 10mila studenti.
- 1.000 volontari impegnati, in rappresentanza di 56 Associazioni.
- 10.000 copie distribuite del giornale “A scuola di libertà”, oltre a DVD e manifesti.
- molte scuole e molte associazioni che già sono passate da un giorno all’anno di impegno su questi temi a un numero sempre maggiore di giorni e di risorse impegnati.
La Scuola e il Carcere, due mondi che il 15 novembre 2014, e poi molti altri giorni dell’anno scolastico in corso, avranno l’occasione, per il secondo anno, di conoscersi e confrontarsi per riflettere insieme sul sottile confine fra trasgressione e illegalità, sui comportamenti a rischio, sulla violenza che si nasconde dentro ognuno di noi.
Ma che cosa ci può raccontare sulla libertà chi ne è stato privato perché ha commesso un reato? E che cosa ci possono insegnare tutti quei volontari, che entrano ogni giorno nelle carceri italiane per contribuire a renderle più “civili” e meno “lontane” dalle città?

Ci possono insegnare:
- Che per apprezzare davvero la libertà è importante capire che può capitare di perderla per errori, per leggerezza, per scarso rispetto degli altri. Ma chi l’ha persa deve avere la possibilità di riconquistarla scontando una pena rispettosa della dignità delle persone.
- Che in carcere ci sono persone, e non “reati che camminano”.
- Che il carcere è meno lontano dalle nostre vite di quello che immaginiamo, perché il reato non è sempre frutto di una scelta, e noi esseri umani, TUTTI, possiamo scivolare in comportamenti aggressivi e violenti e finire per “passare dall’altra parte”
- Che le pene non devono essere necessariamente CARCERE, perché la certezza della pena significa scontare una pena che può essere anche fatta non “di galera”, ma che, come dice la nostra Costituzione, deve “tendere alla rieducazione”. Una pena costruttiva, che accompagni le persone in un percorso di responsabilizzazione rispetto al loro reato.
- Che parlare di pene umane, che abbiano un senso e che non abbiano come scopo di “rispondere al male con altrettanto male” significa rispettare di più anche le vittime. Perché per chi subisce un reato e per la società è più importante che l’autore di quel reato sia consapevole del male fatto e cerchi di riparare il danno creato, piuttosto che “marcisca in galera” senza neppure rendersi conto delle sofferenze provocate.
- Che investire sul reinserimento delle persone detenute significa investire sulla sicurezza della società.

Il 15 novembre, nelle scuole di tante città italiane, si parlerà in modo nuovo di carcere, di pene, di giustizia, cercando di sconfiggere luoghi comuni e pregiudizi.

Con il patrocinio del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria
Iniziativa segnalata dal M.I.U.R.


Per info: Maurizio Mazzi
Cellulare: 347.0064001
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2014 – 14 NOVEMBRE – VENERDI
77° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(13° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
Oggi Anna ha saltato la lezione di ceramica al carcere di Torino. Domenica prossima 16 novembre abbiamo la Cerimonia di Premiazione del Concorso Internazionale Haiku e tante sono le cose da preparare.

 
2014 – 13 NOVEMBRE – GIOVEDI
77° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(13° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )
- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE


 
2014 – 12 NOVEMBRE – MERCOLEDI
CARO PAPA FRANCESCO, INSOMMA AIUTACI A VIVERE O A MORIRE

- Pietro Tartamella -
Riceviamo da Francesca De Carolis e Nadia Bizzotto:
 
"Più volte dal carcere ci sono arrivati pensieri rivolti a questo nuovo Papa, soprattutto dopo che nel luglio dell'anno scorso ha abolito l’ergastolo nel suo Stato del Vaticano. Così all’inizio della scorsa estate avevamo pensato di raccogliere domande che persone condannate all’ergastolo avessero voluto rivolgergli. Gliele abbiamo spedite.
Ora che Papa Francesco con parole forti si è pronunciato non solo contro l’ergastolo, ma anche contro tanti aspetti della detenzione, dagli OPG alle carceri di alta sicurezza, rendiamo pubblica la lettera e le domande che gli abbiamo mandato, avendo letto nella sua pronuncia una chiara risposta anche a tante delle nostre domande". 
 

Caro Papa Francesco
 
Quelle che seguono sono le domande che tredici ergastolani hanno pensato di rivolgerle. Ergastolani “speciali”, ostativi, che in seguito a un meccanismo di leggi nate con “l’emergenza mafia” degli anni 90, vengono esclusi dall’applicazione dei benefici di legge perché non collaboratori di giustizia. Diversamente da quanto comunemente si crede, e ancora sui mezzi d’informazione spesso si dice, sono la smentita, in carne ed ossa, del fatto che “l’ergastolo in Italia non lo sconta nessuno”. Appartenuti in passato a varie organizzazioni di stampo criminale, anche solo a livello regionale, sono in carcere da decenni, molti per lunghi periodi in regime di 41 bis, e scontano una pena che, in  base alle nostre leggi, non finirà mai. In questi anni molto hanno riflettuto sul proprio passato, hanno seguito percorsi di studio, continuano a lavorare su se stessi. Basti dire che fra questi c’è chi in carcere si è laureato in giurisprudenza, chi si è diplomato in un Istituto d’arte, c’è chi è prossimo alla laurea in filosofia, chi ha approfondito la storia d’Italia e le vicende del nostro Meridione… Convinti pure che “la vita, se sarai capace di non soffocarla dentro di te, ti offrirà di vedere e capire”. Ma al pentimento morale il nostro ordinamento non riconosce alcun valore giuridico. Negando loro di fatto il diritto alla riabilitazione.  
Eppure “alcuni di noi sono ormai giunti ad un livello di maturità tale da non dimenticare nemmeno per un istante il dolore delle vittime”, con la certezza “che non esistano pene in grado di rafforzare l’autorevolezza della legge o tali da raggiungere l’obbiettivo di cancellare il dolore delle vittime dei reati”.
Tredici dei tanti, in Italia si calcola siano più di mille, destinati a morire reclusi. Ci hanno affidato queste domande, senza nascondere la profonda emozione di chi nello scrivere si accorge “di quanto sia difficile scegliere le parole”, o il sussulto di chi temendo di essere la persona meno adatta a porre domande al Papa chiede “scusa dell’arroganza di questo peccatore, ma la sfrontatezza è tanta”…
La sfrontatezza è tanta e tante sono state le domande, alcune simili, ma abbiamo preferito lasciarle perché emergessero le sfumature, le sottili differenze che ognuno ha portato, riflettendo sul tema della colpa, del castigo e del perdono. Con uno sguardo anche alla vita generale della Chiesa e al mondo intero, di cui pure, nonostante il sentire comune li voglia esclusi dal mondo, ciascuno di loro si sente parte.
In un momento in cui si richiede l’impegno di tutti nella lotta contro le mafie, pensiamo che non si possa essere indifferenti alla voce di chi, dopo aver sofferto e aver raggiunto un profondo intimo cambiamento, potrebbe offrire alla società la testimonianza del suo percorso.  
Con una sola voce, si rivolgono a Papa Francesco nella speranza di un confronto, anche solo di un pensiero in risposta a tante domande … perché “sarebbe bello un giorno poterla incontrare”… “conoscersi serve giacché per costruire una strada occorre aiuto, e io non mi vergogno di avanzare a Sua Santità un’umile richiesta d’aiuto”…
Insomma, “Papa Francesco, aiutaci a vivere o a morire” …

Un forte abbraccio  
Francesca de Carolis, giornalista e scrittrice
e Nadia Bizzotto, Comunità Papa Giovanni XXIII
email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.




Giugno 2014

Una premessa importante… Non voglio la morte del peccatore, dice il Signore, ma che egli si converta e viva (Ezechiele, 33 II). Vi è un dramma rappresentato con grande maestria nel Vangelo di Giovanni, in esso si recita: chi è di voi senza peccato scagli la prima pietra. C’è da restare senza fiato… “Chi è di voi…”! Queste sono veramente le cose essenziali. Ma non si trovano in alcun manuale di psicologia. Piuttosto si imparano in chiesa o nelle carceri. Curioso anche questo avvicinamento, no? Tra Chiesa e carcere; qualcosa come mettere insieme inferno e paradiso. Ma l’errore, il tremendo errore, sta nel credere che quelli che sono rinchiusi nel penitenziario siano dannati.
Il giudizio, per esser giusto, dovrebbe tenere conto non soltanto del male che uno ha fatto, ma anche del bene che farà, non solo della sua capacità a delinquere, ma anche della sua capacità a redimersi.

Dunque:
caro Papa Francesco, a proposito del peccato Lei ha detto: se uno non pecca non è un uomo. Dobbiamo supporre che Dio ammette il peccato oppure che nella realtà il peccato, così come noi lo conosciamo, non esiste?

Il male e il bene di una persona è il bene di noi tutti, lo ha detto Carlo Maria Martini. Papa Francesco, pensa che Dio sia così severo da gettare un’anima all’inferno e condannarla ad essere cattiva e colpevole per sempre come accade sulla terra?

Dio perdona. Possono farlo anche gli uomini o il perdono è solo “cosa divina”? Ma se il perdono è anche umano, cosa ne pensa e cosa direbbe a quegli Stati che promuovono la pena di morte e il carcere a vita per chi ha commesso reati di sangue?

La condanna all’ergastolo senza fine è disumana. Più che una condanna fisica è una pena dell’anima, una pena che ti ruba l’amore, ti mangia vivo, ti succhia la speranza… che ti ammazza lentamente. Si passa l’esistenza a osservare il proprio  passato perché non ci sono giorni davanti che ci aspettano, ed è difficile diventare buoni con una pena del diavolo da scontare. Perché i buoni cristiani, che magari vanno a messa la domenica, ci fanno questo?

Mi chiedo se dal punto di vista cristiano, umano, tale pena, così come configurata in Italia, (osta a qualsiasi beneficio di legge, quindi non dà speranza, annienta l’individuo giorno dopo giorno riducendolo a un vegetale, non più persona, ma solo corpo, svuotandola della sua essenza umana) sia priva di senso, sia compatibile con il precetto evangelico. Tenendo conto che l’Italia è definita, per antonomasia, culla del diritto, ma soprattutto è il centro della cristianità, chiedo: è accettabile questa pena disumana nel paese in cui risiede il cuore della fede cristiana?

Sapendo che per un ergastolano ostativo la pena non finirà mai, come può un uomo resistere e superare tutto questo? E dopo aver superato questa prova, può un uomo  ancora considerarsi una persona normale, umana?

Santo padre, secondo lei, il fatto che in Italia non venga eseguita una vera e propria pena di morte, sostituita da un “pena di morte viva”, chiamata appunto ergastolo ostativo, permette alle nostre istituzioni di mettersi la coscienza al riparo dal senso di colpa che potrebbe procurargli la messa a morte del reo? Non crede che in questo modo, nonostante l’Italia abbia una costituzione molto chiara su ogni punto, si ha solo la mera “illusione” di essere in un paese civile e democratico?

Santo Padre, secondo lei, che differenza passa tra il vero condannato a morte e noi che, seppure non veniamo uccisi all’istante, siamo lasciati vivi in agonia tutta la vita, venendo però uccisi giorno dopo giorno, anno dopo anno, decennio dopo decennio, senza che lo Stato si sporchi le mani di sangue?

La nostra pena è senza fine perché non abbiamo fatto i nomi dei nostri ex compagni. Negli oratori siamo stati educati al motto di “chi fa la spia non è figlio di Maria” e con la figura di Giuda, che per aver tradito Gesù e averlo consegnato allo Stato romano si è impiccato. Oggi ci è chiesto di fare gli opportunisti e accusare un nostro “fratello in Cristo” per non morire in carcere. Come nelle peggiori dittature. Una condizione immorale, anche per il pensiero di un ateo. Una legge che ricatta, lede la dignità, la libertà religiosa, che è applicata anche a chi si è ravveduto o all’innocente che non può dimostrare di esserlo. Purtroppo questo ricatto, che non lascia via d’uscita, quando diventa insostenibile porta molti di noi al suicidio. Per la Chiesa è un peccato, ma non commette una corruzione più grave chi ci costringe al suicidio?

Santità, ritiene cristiana la tortura del 41 bis?
Si può essere pentiti di puro cuore pur non avendo collaborato con la giustizia. Non si sbaglia, forse, nel guardare a questo ultimo parametro come unico elemento  indicatore dell’avvenuta conversione?

Non è illegittimo il trattamento a noi riservato? A noi che siamo in stragrande maggioranza meridionali… Vien da fare un paragone con quanto letto nel testo “Patrologia” di Berthold Altaner citando l’Apologeticum, dove emerge chiaramente la differenza di trattamento fra imputati cristiani e imputati accusati di altri crimini: per questi la tortura era mirata alla confessione, per i primi diretta invece ad ottenere un rinnegamento… Per noi ostativi non esiste nessuna Apologia che possa farci sperare in un futuro da uomini liberi…

Cosa deve fare e come si deve comportare una persona per essere “redenta”, per poter essere accettata dalla civiltà esterna senza essere continuamente additato come criminale?

È  capitato che a persone condannate per reati connessi alla criminalità organizzata siano stati negati funerali religiosi (persone magari morte in carcere dopo 20 anni di pena), nulla sapendo se tale persona abbia convertito il suo cuore al bene dopo tanti anni. Considerando la natura di non esclusività della dottrina cristiana, non crede sia contraddittorio questo comportamento adottata in seno alla Chiesa cattolica? Giusto condannare sempre il fenomeno della criminalità organizzata, non ritiene però sbagliato condannare per sempre e comunque l’uomo?

Guai a girarsi dall’altra parte quando sono violati i diritti di qualcuno, gli orrori della storia lo insegnano: “un giorno vennero ad arrestare tutti i negri, ma io non ero un negro e non dissi nulla, il giorno dopo arrestarono gli ebrei, poi gli zingari e vagabondi. vennero di nuovo ma non c’era più nessuno e arrestarono anche me”. Nel Meridione, ieri briganti, oggi basta etichettare qualcuno come mafioso per sospendergli ogni diritto con il plauso di tutti, Chiesa inclusa. Ma la Chiesa di Gesù non avrebbe paura di ricordare pubblicamente, a questa società votata all’indifferenza, che tutti gli uomini hanno la stessa dignità ed ognuno è un caso a sé? Qualunque sia l’etichetta data da altri uomini. I.N.R.I. non dovrebbe ricordare qualcosa?

A torto o a ragione noi siamo in carcere con una condanna ( anche se non sempre con un giusto processo –v. “leggi d’emergenza”), ma le nostre madri, mogli, figli, non hanno altra colpa che di amarci. Nessuno pensa che tra le vittime ci sono anche loro. Il dolore di Maria per il figlio incarcerato e condannato, ricorda qualcosa? Condannate a “vite sospese nel dolore”, di privazioni. Nelle nostre famiglie non esiste un Natale, Pasqua o altra ricorrenza, perché il pensiero è sempre velato di tristezza per noi, rinchiusi come animali. Queste “vittime dell’amore” hanno qualche diritto?

Molte cose della fede fino ad oggi era impensabile che venissero rivoluzionate, ma ecco che arriva Papa Francesco a stupirci. Oggi ci ha stupito con il battesimo in Vaticano del bambino di una coppia sposata con il rito civile. Viene da chiedere… come mai ancora un divorziato non può avere accesso al sacramento della comunione?

Caro Papa Francesco, noi cristiani, credenti, comunità, nel professare Gesù Cristo, la nostra fede, veniamo derisi e criticati dai non credenti, e da quelli che si sono allontanati dalla fede. Le cause di tutte le continue diatribe sono: la secolarizzazione, il relativismo e principalmente l’arricchimento personale che attecchisce nella Chiesa. E’ possibile da parte sua dare un segnale ancora più forte, di concretezza, nel correggere questi comportamenti di una parte della Chiesa, che non sono più tollerabili?

Nel terzo millennio, ritiene naturale la monarchia assoluta della Chiesa? Non crede che sia giunto il momento che sia la democrazia a guidare i cattolici? Vedranno un giorno i cattolici l’abolizione dell’ordine dei cardinali e l’elezione del Papa da parte dei Vescovi di tutto il mondo?

Pensando al mondo, pensando al cuore della cristianità… Oltre l’annuncio della sua visita in Terra Santa, non sarebbe utile anche un suo discorso all’Onu per cercare di toccare il cuore marmoreo dei potenti della Terra per risolvere l’eterno scontro tra i poveri Palestinesi e Israeliani? Se si aspetta che arrivi la pace da un accordo tra quei due popoli dovremmo aspettare che inizi un’evoluzione nuova dell’umanità e un’altra volta il figlio di Dio dovrà morire sulla croce…

Sotto la sua guida il Vaticano ha abolito l’ergastolo. Lo ha fatto perché aveva perso la sua forza d’applicabilità oppure perché ritiene che condannare al carcere a vita un essere umano vada contro il senso di civiltà che ogni popolo si vanta di detenere?

La Chiesa è in prima fila per l’abolizione della pena di morte nel mondo. Interverrà il Papa in prima persona per chiedere allo Stato italiano e ai politici “cattolici” di abolire l’ergastolo ostativo, questa forma camuffata di pena di morte?

Considera possibile sostenere l’ambizione di quanti – pur patendo sulla propria pelle l’ergastolo- desiderano realizzare, nonostante tutto, il ritorno nella società attraverso gli affetti, il lavoro, l’istruzione? E come?

È ancora possibile sostenere un ergastolano ostativo, l’uomo, a credere di poter trovare una ragione per ridare i colori a un’esistenza segnata da dolore e angoscia? E come abbattere il muro dell’alterità che separa il dentro dal fuori e sviscerare in tal modo la paura del diverso che non si conosce?
 

Paolo Amico, Claudio Conte, Pasquale De Feo, Marcello Dell’Anna, Antonio Di Girgenti, Giovanni Farina, Domenico Ferraioli, Giovanni Lentini,
Giovanni Mafrica, Carmelo Musumeci, Santo Napoli, Alfredo Sole, Mario Trudu


 
 
2014 – 11 NOVEMBRE – MARTEDI
76° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (30° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  22° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Questa mattina sveglia alle 6.00. Parto da Cascina Macondo alle ore 7.00. A Torino avrò tutto il tempo di parcheggiare nella piazza del mercato di Via Francesco Cirio, e poi camminare con calma per circa settecento metri lungo Via San Pietro in Vincoli, Via Ariosto, poi su in Via della Consolata sino in Via Garibaldi e, a sinistra, l'ultimo trattino sino al Convitto Nazionale in Via Bligny. Una lezione di due ore. Poi camminerò di nuovo sino all’auto per andare all’appuntamento di Good Morning Poesia con i detenuti del Lorusso-Cutugno e con i lettori volontari. Dal carcere ritornerò al Convitto Nazionale per un’altra lezione di due ore in un’altra classe. Spero di non arrivare in ritardo come la settimana scorsa.
Piove a dirotto. È tutta la notte che piove a dirotto. Giunto con l’auto a Pino Torinese, poco prima del traforo, una lucetta si accende nel cruscotto: la lucetta della batteria. Quando il tergicristallo, poco dopo, comincia a muoversi con meno energia, quasi a rallentatore, mi rendo conto che la batteria si sta scaricando. Probabilmente non funziona l’alternatore. La batteria, pur viaggiando, non si sta ricaricando! Finirà con lo spegnersi dunque! Comincia la preoccupazione. Spero proprio che l’auto non si fermi in mezzo alla strada nel traffico caotico. Per risparmiare la batteria spengo il tergicristallo, ma ogni tanto devo farlo andare, perché la pioggia fitta impedisce la visione. Se resto bloccato dovrò chiamare Anna e combinare con lei di venirmi a prelevare, sperando che possa farlo... La preoccupazione si moltiplica. Chiamare Anna, certo, se non avessi dimenticato a casa il cellulare!
Vetri appannati, traffico, auto che strombazzano, pioggia battente, auto in panne, qualche tamponamento, code, pioggia battente: spero proprio che l’auto non mi lasci a piedi.
Raggiungo finalmente il parcheggio di Via Francesco Cirio: ce l’ho fatta! Ma poi dovrò andare in Via Adelaide Aglietta per incontrare i detenuti. Reggerà la batteria sino al carcere? Forse è il caso di rinunciare a Good Morning Poesia e saltare la lezione pomeridiana al Convitto Nazionale. Può essere una soluzione, ma senza cellulare non riesco ad avvertire nessuno e a memoria non ricordo nemmeno il numero del cellulare di Anna.
Alle ore 11.00, finita la lezione al Convitto, mi avvio sotto la pioggia verso il parcheggio. Anche se ho un ombrello sono già tutto inzuppato, dalle calze al cappello. Mi porterà l’Ulysse sino al carcere? Sono incerto sul da farsi. Non avere il cellulare e non poter chiamare nessuno mi dà un senso di frustrazione. Ho appuntamento a mezzogiorno con i lettori davanti al carcere. Se non mi vedessero arrivare chiamerebbero, ma non potrei rispondere, e si creerebbe una situazione di grande incertezza e perplessità. Devo rischiare. Però se l’auto si ferma in corso Regina Margherita in mezzo al traffico sarebbe un vero problema perché non c’è spazio dove accostare, intaserei il traffico, dovrei spingere l'auto da solo sotto la pioggia per far scorrere le auto! Rischio. L’Ulysse riparte, riesco a raggiungere il carcere! Scarico davanti all’ingresso, sotto la pensilina, l’amplificatore, la prolunga, la borsa con il leggio. Rimetto in moto per andare a parcheggiare lungo il viale alberato. Veramente provo a rimettere in moto. Provo due volte. È sufficiente: la batteria è proprio morta! Intanto sono arrivati i lettori volontari con gli ombrelli, tre donne e un uomo: Luisa Gnavi, Nunzia Di Matteo, Marianna Massimello, Giulio Schiavoni. Insieme ragioniamo sul da farsi. D’accordo, come da programma faremo Good Morning Poesia. Nunzia mi accompagnerà poi al Convitto. Mi presta il suo cellulare per chiamare Anna che verrà a prendermi al Convitto quando avrò finito la lezione, e insieme verremo qui per prendere l’amplificatore e il materiale. Domani dovrò tornare con una batteria nuova, far ripartire la macchina e portarla a Macondo per farla vedere dal nostro vicino Pino, l’Agrifabbro. Ma domani arrivano le bustine di zucchero Parol! Dovrò chiamare la ditta Pinin Pero e chiedere che il camion non passi a consegnare in mattinata. Insomma un mucchio di contrattempi che quando piove a dirotto sono ancora più destabilizzanti.
L’Ulysse non può stare ferma qui, ingombra. Chiedo a un agente all’ingresso se possiamo spingerla sino al loro parcheggio lì di fronte, perché lungo il viale c’è posto solo in fondo, a circa 300 metri. È impossibile spingerla sotto la pioggia sino laggiù. L’agente impassibile dice che c’è la sbarra. Se c’è la sbarra non si può passare per entrare nel parcheggio del personale. Certo, se c’è la sbarra, ed è abbassata, è chiaro a tutti che non si può entrare. Ma deve esserci un modo per alzarla, altrimenti come faranno ad uscire le auto che sono parcheggiate lì? Insomma, era una risposta poco collaborativa. Non ci resta che spingerla una quindicina di metri sino alla curva. So che c’è divieto di sosta in quella curva. Avevo gia visto il personale del GTT (Gruppo Torinese Trasporti) fare gran multe in quel pezzetto di strada. Aiutati da un signore gentile spingiamo la macchina sotto la pioggia. Conviene mettere un cartello: GUASTA!
Stavo per chiudere l’auto quando improvvisamente ho un ripensamento. Un solo punto esclamativo potrebbe essere interpretato dal personale del GTT come non veritiero. Potrebbero pensare che un “furbacchione” ha pensato di scrivere GUASTA! per poter parcheggiare abusivamente dove c’è un divieto di sosta. Così ho aggiunto ancora due punti esclamativi: GUASTA!!! per dire che era proprio la verità.
Anche oggi Good Morning Poesia è stato un appuntamento interessante, malgrado la pioggia. Luisa ha letto un brano di Szymborska, Nunzia una poesia sul Natale del poeta russo Brodskij, Marianna ha letto Senzaki una storia Zen, Giulio ha continuato con un altro capitolo di Pinocchio, io ho proposto Il "Mio Cammino" una poesia di Jim Hamm costruttore di frecce, Khalil ha recitato a memoria in arabo una sua poesia "La Libertà", che ci ha tradotto in italiano. Oggi Gogo il rapper non è venuto. Roberto ci ha cantato con la chitarra una sua bella canzone: "Riflessi".


RIFLESSI
di Roberto S.


Un raggio filtra dentro una vetrina
si accende in un tripudio di colori
la luce si riflette nella strada
sul volto di un bambino che è lì fuori
che guarda con lo sguardo un po’ incantato
tutti i colori dell’arcobaleno
che fanno il girotondo sopra i vetri
e che lo stan lasciando senza fiato

Le luci di una macchina per strada
il faro che ti guida verso il porto
un fuoco appena acceso sulla spiaggia
la pista di decollo all’aeroporto

E il raggio vola verso il cielo
spacca le nubi e trova il sole
poi torna in dietro e scalda l’aria fredda
dopo il temporale
E poi comincia a zigzagare
entra nei cuori della gente
va avanti e illumina il cammino
anche di chi non ha più niente

Per strada entra dentro ad un lampione
scintilla nell’insegna luminosa
di un cinema che proprio quella sera
proietta una pellicola noiosa
Poi piano entra dentro a una finestra
passando per il neon della cucina
si attenua nella camera da letto
diventa tremolante giù in cantina

Esplode dentro la televisione
riflette nello specchio piano piano
e poi mette l’argento nei capelli
del nonno che è disteso sul divano

E il raggio vola verso il cielo
spacca le nubi e trova il sole
poi torna indietro e scalda l’aria fredda
dopo il temporale
E poi comincia a zigzagare
entra nei cuori della gente
va avanti e illumina il cammino
anche di chi non ha più niente

La luna alza e abbassa le maree
il sole coi suoi raggi dà la vita
e porta la magia che dà la luce
in questa storia bella ed infinita…


Fabio oggi ha voluto leggerci una delle tante lettere che sua moglie gli ha scritto. Ha dato un titolo alla sua raccolta di lettere: “Ci siamo scritti dal primo giorno in carcere”.

domenica - 9 novembre 2014, ore 22.30
Marito mio, ti amo da morire. Anche questo week-end finalmente è passato e domani ti sentirò al telefono, non vedo l’ora. Ho proprio bisogno di sentire la tua voce.
Immagino che per te sono giorni di tensione, visto che mercoledì c’è l’udienza che tanto aspettavamo. Ricordati che non sarai solo, la tua mogliettina ti è accanto, solo non sei.
Oggi la giornata è stata tranquilla, siamo andati a messa, poi giro in centro e a casa, in modo da riuscire a far finire i compiti alla piccola, con fatica ma sono riuscita a farglieli fare. Poi la piccola era elettrizzata, perché doveva arrivare Sacco con la nonna. Adesso sta dormendo crollata dalla stanchezza. Io sto guardando i Cesaroni e scrivo al mio maritino e dopo vado a nanna.
Non nego marito mio che anche io sono tesa e in ansia, lo so che dobbiamo stare con i piedi per terra, ma il desiderio di averti a casa cresce sempre di più. Ho bisogno di te. Ho tanta voglia di fare l’amore con te, e poi il desiderio di un altro/a figlio/a cresce sempre di più.
Sei unico amore mio e questa esperienza ci ha cambiato molto, ci ha fatto ritrovare, ha fatto ritrovare il nostro grande amore. Ti amo alla follia. Tu per me sei il mondo. Tu per me sei la vita. Tu per me sei tutto. Io senza di te mi sento persa. Adesso vado a nanna anche io, buona notte, e sogni d’oro.
A domani marito mio.
Con infinito amore, la tua piccola mogliettina

P.S. ti metto alcune pagine del quaderno di matematica della piccola, ha scelto lei le pagine. So che sarai orgoglioso di lei.



Sara Amaiolo, lettrice volontaria, ci ha fatto pervenire queste sue riflessioni:

La prima volta che ho messo piede in un carcere grazie a questo progetto Parol, il 14 ottobre scorso, mi sono guardata intorno - com'è ovvio data l'eccezionalità del luogo - con profondo interesse e rispettosa curiosità, attraversando cortili e corridoi quasi in punta di piedi, con il riguardo che si deve ai luoghi sacri. 
Gli spazi, benché fatiscenti, a tratti maleodoranti e senz'altro desolanti, non mi sono sembrati più tremendi di altri posti già visti e vissuti, ospedali, centri vari. C'è da dire però che il settore che visitiamo noi per le letture è quello dedicato ai laboratori: il meno brutto, immagino.     
Ma ciò che davvero si sente, la particolarità vera che ho avvertito rispetto al resto del mondo conosciuto, è un'atmosfera rarefatta, un'aria diversa, che si percepisce negli sguardi e negli atteggiamenti di tutti, detenuti e non, e che si respira: è la mancanza di qualcosa. È l'abominevole realtà che lì manca il bene più prezioso e necessario a tutti noi.
In un certo modo il mio "dentro" di questo periodo è in completa assonanza con il carcere: una gabbia di dolore e paura, e questo forse in un certo senso aiuta a percepire senza limiti o timori.
All'inizio ho fatto fatica a riconoscere i ruoli, poi ho capito che tutti quelli non in divisa lì sono prigionieri, e che molti di coloro che abbiamo incontrato o intravisto nelle svariate stanze stavano partecipando ad attività di laboratori vari scelti e concessi.  
Abbiamo letto insieme e a turno, è stato strano e bello, siamo stati ringraziati da un detenuto che ci ha tenuto a farci i complimenti e a scusarsi per chi dalle finestre delle celle aveva mostrato di non gradire la nostra lettura diffusa dal microfono a tutto il cortile.   

Il 28 ottobre ci sono tornata. Rivedere le persone incontrate l'altra volta e ritrovarmi inaspettatamente ad esprimere con loro - e ricevere da loro - un'inconsueta familiarità mi ha fatto sentire l'importanza del contatto con l'esterno per chi abita questa che non si può chiamare casa, e ho avvertito questa importanza anche io. Un'importanza che ci si sente addosso, come responsabilità, ma anche come gratificazione.

La terza volta, il 4 novembre, è stata una festa: una giornata indimenticabile, e vorrei poter sapere che almeno per qualcuno dei detenuti sia stata la stessa cosa. Le letture sono sate partecipate e apprezzate, ma non sono state tutto. Uno dei detenuti aveva confezionato un fiore di carta per ognuna delle lettrici, e aveva gli occhi lucidi quando siamo andati via. Un altro ha preso la chitarra e ci ha suonato e cantato con voce bellissima una canzone composta lì in carcere da diversi detenuti insieme. Un bel giovane nordafricano ci ha fatto ascoltare dal microfono un rap composto da lui, scusandosi che fosse in arabo. Un suo compagno si è offerto di fornirci la traduzione in italiano: parlava dell'assurdità e della violenza della guerra. Ci hanno promesso una torta per la prossima volta, oltre che rapper il ragazzo è un ottimo pasticcere.
Tutti questi sorrisi creati dal nulla e trovati proprio lì, tutto ciò ha fatto sì che questo incontro fosse molto meglio del Natale. Un'esperienza preziosa questa del carcere, un'opportunità per noi lettori davvero straordinaria.
Questa esperienza è davvero preziosa, te ne ringrazio Pietro, e da parte mia ne conserverò la bellezza per sempre. Ho decisamente esondato le 10 righe, perdonami e considera che riassume tre incontri però! Taglia tu dove vuoi se necessario, altrimenti finisce che aspettando di avere tempo di effettuare i tagli non te le mando più

Grazie   
A presto, Sara



Verso le ore 18 siamo arrivati con Anna dinanzi al carcere. Abbiamo caricato sulla Panda l’amplificatore, la prolunga, la borsa con il leggio. Tornerò domani mattina con una batteria nuova. Dovrei riuscire a riportarti a casa Ulysse! Sotto il tergicristallo un sacchettino di plastica trasparente. Che carini! Hanno usato un sacchettino di plastica, perché non si bagnasse, è proprio una squisita cortesia, un segno gentile di attenzione. Dentro il sacchettino, ripiegato più volte, il foglio con la multa per divieto di sosta. Euro 41,00. Scontato del 30% = euro 28,70. Insomma, circa 29 bolle di sapone.

 
 
2014 – 10 NOVEMBRE – LUNEDI
DAVVERO NON ABBIAMO NULLA DA IMPARARE
DAGLI ERGASTOLANI OSTATIVI?

- Pietro Tartamella -
Lo Stato è disposto a dare consistenti benefici ai detenuti ostativi che denuciano il nome dei loro complici. In sostanza lo Stato chiede loro di essere delatori. Ma, bisogna ammetterlo, ci sono detenuti che hanno una dignità maggiore di quella che dimostrano certi rappresentanti dello Stato, ed essi si rifiutano di fare i delatori, di mettere in carcere qualcun altro al loro posto in cambio della propria libertà.
Gli esseri umani sono davvero incredibilmente complessi. Ci sono aspetti della personalità decisamente negativi, che producono danno, che procurano male, che inducono al delitto. Bisogna sicuramente prendere le distanze e condannarli con decisione. Ci sono aspetti invece positivi che andrebbero messi in risalto, andrebbero coltivati, perché possono accogliere un seme di speranza e di cambiamento. Chi ha commesso gravi reati è giusto che paghi severamente: su questo siamo tutti d’accordo. Ma essere severi non significa rinunciare all’accoglienza, alla dignità, all’affetto, al riconoscimento di quegli aspetti positivi della personalità. Come si fa, sentendo le loro motivazioni, a non avere stima di quei detenuti che si rifiutano di “collaborare con la giustizia”?
Se poi penso all’operazione BLUEMOON – EROINA DI STATO (vedi al seguente link lo sconcertante video documentario mandato in onda nel 2013 da Rai 3, che narra le ignobili strategie di Stato per sconfiggere negli anni ’70 i movimenti studenteschi che stavano mettendo seriamente a rischio il sistema politico di allora. Mi chiedo: quanti dei responsabili di quelle strategie sono in galera? Quanti di loro hanno preso l’ergastolo?). È un video assolutamente da vedere:
https://www.youtube.com/watch?v=kywmDZVjTnw&feature=share.
Totò mio allievo a Saluzzo nei laboratori del progetto europeo Parol, attualmente trasferito al 41 bis, mi confessa che farebbe molto volentieri il “collaboratore sociale”.
Egli è disposto a girare l’Italia, a fare conferenze, è disposto a dire ai giovani, mettendoci la faccia: “non fate come me, rispettate la legge, non seguite idoli sbagliati e fasulli…”.
Qualcuno pensa che fare il “collaboratore sociale” sarebbe facile, eh sì, troppo comodo!
E poi il detenuto con questo ruolo potrebbe mentire anche lui in vista di un qualche beneficio…
Chi pensa così dimentica che quel detenuto, per un alto senso dell’onore, della fedeltà, della coerenza, della dignità (valori tutti positivi anche nella società libera delle persone per bene) ha rifiutato la libertà, i benefici che lo Stato gli promette, pur di non fare il delatore.
Se è disposto a metterci la faccia per dire pubblicamente ai giovani che lui ha sbagliato, e dà loro buoni consigli, e li mette in guardia, il detenuto vestirebbe un ruolo nuovo, positivo, e per lo stesso attaccamento alla fedeltà, alla dignità, alla coerenza, non tradirebbe mai quel ruolo.
Ma lo Stato sembra non avere intreresse a rendere pratico, reale, istituzionale, il ruolo del “collaboratore sociale”.
Qui di seguito il testo di Totò scritto nel laboratorio di scrittura creativa del progetto europeo Parol:

COLLABORATORE SOCIALE.. SI!
collaboratore di giustizia NO, MAI, MAI


Il collaboratore di giustizia è quel detenuto “pentito”
a cui vengono assicurate, nei processi di mafia,
garanzie personali e famigliari contro possibili vendette o ritorsioni.

Lo Stato premia, con sconti di pena e misure alternative al carcere, chi collabora con la giustizia, chi fa arrestare più e più persone, anche se il “collaboratore” si è macchiato di orribili reati, come uccisione di bambini, stragi, omicidi di poliziotti, ecc. ecc. Chi invece non accetta di diventare un collaboratore di giustizia viene marchiato con il reato ostativo (art. 41 bis).
Questo vuol dire che non esci più dal carcere, specialmente se hai una condanna alla pena dell’ergastolo, FINE PENA MAI …… 99999999999999999, questo scrivono sul certificato penale. Una morte lenta, tutti i giorni si muore, non hai un futuro, perché ti é precluso, respiri, ma e come se non respirassi. Dopo aver scontato 10, 20, 30, 40 anni di carcere e avere dimostrato un cambiamento della tua personalità attraverso osservazioni trattamentali, se chiedi un beneficio penitenziario al magistrato di sorveglianza, ti viene negato, motivandolo che non hai collaborato. Devi per forza fare arrestare delle persone se vuoi uscire, anche se queste persone si sono sistemate, hanno un lavoro, una famiglia. La legge forcaiola li vuole tutti in carcere. Lo Stato non ha nessuna intenzione di reinserirti, vuole che resti sempre cattivo, perché collaborando una persona non può mai vivere felice. Come fai a stare in pace con te stesso quando metti in pericolo la vita della tua famiglia e quella dei tuoi parenti per una tua scelta? Come potresti guardare negli occhi dei tuoi cari senza provare vergogna? La dignità oltre ad averla bisogna mantenerla.
Sono arrivato alla soglia dei 63 anni, di cui più della metà passati in carcere. Ho fatto molti errori nel mio passato, ne sto pagando le conseguenze, ma prima di me le sta pagando la mia famiglia, in primis mia figlia che ho lasciato quando aveva appena un anno e non ho avuto la fortuna di vederla crescere, e poi mia moglie che ha cresciuto nostra figlia da sola con tanti sacrifici facendo i lavori più umili che continua sempre a fare per tirare avanti.
Il mio percorso in carcere in tutti questi anni é stato sempre lineare. Quando si é presentata l’occasione ho lavorato, studiato, frequentato corsi, ho sempre avuto un buon rapporto con i miei compagni di sventura osservando in pieno le regola della vita in carcere, non mi sono mai sottratto ai miei doveri di padre. Nonostante la mia lunga detenzione con mia figlia ho un buon rapporto, ci scriviamo, e quando può viene a trovarmi, anche se è ancora impegnata nello studio.
Cerco di portare agli occhi della vulgata dominante questa nuova parola: COLLABORATORE  SOCIALE. In cosa consiste? Per la mia piccola e rozza infarinatura della madre lingua Italiana in questo: sento di poter fare, contribuire, dare, partecipare in modo attivo e continuativo.
Sento di voler dimostrare il mio cambiamento, non del mio ieri, ma del mio oggi, senza diventare delatore, ma educando con la mia esperienza vissuta, esortando il giovane che ti guarda e ti ammira come un “mito del crimine”, a non intraprendere quei falsi ideali, quelle illusioni, quelle promesse ingannevoli che ti illudi di poter raggiungere attraverso l’illegalità, che non vale la pena finire in prigione per un effimero ideale, che fra il “Male” e il “Bene” devi avere la capacità di capire dove sta il bene e dove sta il male, far loro capire, ai giovani, che il bene più prezioso è la libertà e il rispetto del vivere civile e in armonia con tutti.
Sappiamo tutti che l’uomo è sensibile ai disagi, alle frustrazioni esistenziali e sociali, l’uomo è il più crudele e violento di tutti gli esseri viventi; la specie umana è l’unica che pratica l’omicidio di massa, le guerre. L’ondata distruttiva in cui annega oggi il mondo lo conferma. È necessario che ognuno di noi (parlo di tutti) faccia qualcosa di concreto per creare un contesto migliore, iniziando da quello a noi prossimo, e nel cassetto vedere un mondo migliore.
Maestri di vita come Gesù di Nazareth hanno insegnato. Lo scopo supremo della vita di un uomo dal quale derivano tutti gli altri, é quello di sviluppare appieno la propria umanità, l’uomo ha il dovere di affrontare il “Male” e di trasformarlo in “Bene” se può.
La tolleranza è la prerogativa dell’umanità, siamo tutti impestati di debolezze e di errori, perdoniamoci reciprocamente i nostri torti, è la prima legge di natura, grazie a tutti con simpatia.

Totò - gennaio 2014


PARLO ANCHE CON TE

La vita  è un dono molto bello,
ma noi l’abbiamo buttata all’acqua e al vento.
Siamo stati cresciuti con tanti sacrifici dai nostri genitori,
ma noi ce ne siamo fregati,
vanificando tutto il loro impegno,
non ascoltando le loro parole.
Oggi abbiamo tanto rammarico
per non averci pensato,
andando incontro all’amaro fato.
Tanta tristezza nel cuore hanno provato
quando la condanna o, peggio ancora, l’ergastolo  
ci è stato dato,
regalandogli quest’altro tormento
a questi nostri cari che ci hanno amato.
Loro saranno sempre la luce nel nostro cuore.
Senza pensare a moglie e prole
abbiamo provocato questo immenso dolore.
Vorrei in parte riparare,
poiché ho combattuto e perso per una illusione,
per un effimero “ideale”.
Parlo anche con te che sei ancora giovane:
rispettiamo il nostro prossimo e chi ci vuole bene,
stai attento a non essere ingannato
come la bellezza che appanna i sensi e nega la ragione.
Non c’è nulla che può giustificare
di finire i tuoi giorni in prigione,
basta poco per un mondo migliore.
Incidiamo queste parole
nel profondo del nostro cuore.

Totò

 
 
2014 – 09 NOVEMBRE – DOMENICA
92° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(21° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 18° appuntamento con lettura al microfono)

- Pietro Tartamella -
Giornata un po’ caotica oggi. Abbiamo anche l’impegno di Scritturalia. Non abbiamo fatto molta pubblicità per questo appuntamento di Scritturalia, forse perché sapevo che sarei dovuto andare a Saluzzo per Good Morning Poesia. Dovrò saltare la domenica 16 novembre poiché siamo impegnati con la premiazione del concorso internazionale haiku. E poi dovrò saltare la domenica 30 per via del saggio di lettura dei volontari Avo di Santena. Non potevo saltare anche oggi Saluzzo.
Siamo in sei a Scritturalia: Pietro, Anna, Clelia, Maria qui in Cascina. Antonella da Genova, Silvia da Roma. Il mio argomento è “Tracce”. Ho cominciato a scrivere, ma è giunta l’ora di partire per Saluzzo. Penso al mio argomento durante il viaggio. Continuo a pensarci seduto al bar dei due giovani cinesi. L’aria è sempre più fredda. Ogni domenica mi accorgo di addentrarmi sempre più nelle morse dell’autunno. L’inverno arriverà in un battito di ciglia.
Mentre penso a “Tracce” non riesco a non accavallare i pensieri che riguardano il filmato che ho visto più volte in questi giorni pervenutomi sulla mia pagina facebook. Il video di un programma andato in onda su Rai 3 nel 2013 che racconta dell’OPERAZIONE BLUEMOON – EROINA DI STATO. Occorre assolutamente vederlo questo video:
https://www.youtube.com/watch?v=kywmDZVjTnw&feature=share

È un documentario che ti lascia sconcertato. E mentre mi sto recando in carcere quel filmato mi appare ancora più sconcertante.
Gli ingressi al carcere ormai sono scorrevoli e senza intoppi. L’agente mi fa posare nella cassetta di sicurezza anche la moneta. Ho spesso parecchia moneta in tasca, per pagare i parcheggi quando lavoro nelle scuole in centro a Torino. Non ho idea di quanti possano essere gli insegnanti che vanno al lavoro ogni giorno e devono pagare ogni giorno la tangente del parcheggio al comune. Sicuramente non sono il solo.
Grande brio oggi a Good Morning Poesia. Nino ha cantato in siciliano “Vitti ’na Crozza”. Un altro detenuto ha cantato “Malafemmina” di Antonio De Curtis (Totò). Io ho letto “storia di Abdullah il mendicante cieco” un racconto tratto dalle Mille e una Notte. Matteo una poesia di Pablo Neruda. Preng “Good Morning Poesia”. Antonio e Ahmad una poesia ciascuno di Battista Einaudi.
La settimana prossima leggeranno senza altoparlante e microfono. Solo a viva voce nella sala della barberia della seconda sezione.
Tornato in cascina ho terminato il mio breve pezzo di Scritturalia:

TRACCE
di Pietro Tartamella
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 novembre 2014


Cicche di sigaretta dinanzi a uno scalino. Il fumatore seduto a lungo, ad aspettare …

A forma di canottiera l’abbronzatura,
quest’anno sul petto niente ferie …

Soltanto sul cofano le ammaccature.
Metà auto al coperto, l’altra metà alla grandine …

Rosso il segno. Sul colletto della camicia
il bacio clandestino …

Alle prime luci dell’alba la casa vuota.
Del ladro nessuna traccia…

Cemento fresco,
silenzioso e randagio è passato un gatto …

Giustizia? Evasori? Obblighi!
Dei pagamenti la tracciabilità…

E cerca e cerca,
dopo vent’anni l’amico rintracciato…

Un portafoglio, chi l’ha perso si ritrova… senza

Nel bosco, sulle pietre del sentiero, segni di vernice…

Autoambulanza. Un dolore nascosto oltrepassa il semaforo…

Cena borghese.
Con la serranda chiusa i camerieri riassettano.
Sulle sedie con le briciole, c’erano gli uomini…

Tavolo vuoto, due tazzine di caffè macchiate di rosso…

Pensiero scritto ha oltrepassato il foglio, su un altro foglio…

Fiore fresco
mosso dal vento
qualcuno ha visitato la tomba in questi giorni…

Chitarra, diciotto brani di Beppe Finello.
Titolo del CD “Tracce di immagini”
che i detenuti di Saluzzo e Torino
ascoltano ogni settimana a Good Morning Poesia…

Scheggia di vetro sul pavimento, quel bicchiere non c’è più…

Fedina penale. Della tua vita maldestra resta una traccia…

Di strisce bianche
gli aerei della Repubblica tracciano il cielo…

Uomini grandi, tracciano vie nuove
che pochi seguono


foglie cadute
e il lungo viale al tramonto
ancora più lungo


Abbandonato
un guanto sulla neve.
Dov’è la mano?


Mordo la mela
e subito me ne accorgo:
c’è mezzo verme


Spiaggia deserta, il castello di sabbia nella sera,
e ancora le voci …

La bambina cammina, cammina,
tracce e traccine bionde sulla sabbia...


 
 
2014 – 08 NOVEMBRE – SABATO
“IO, ERGASTOLANO,  TI VOGLIO DIRE GRAZIE”

- Pietro Tartamella -
Dalla Comunità Giovanni XXIII (http://www.apg23.org)  riceviamo la lettera che Carmelo Musumneci ha scritto al Papa (articolo apparso su Famiglia Cristiana (n. 44/ 2 Novembre 2014)

Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, da 23 anni in carcere, risponde con gratitudine alle parole di papa Francesco e chiede di poter andare a dirgli grazie: "Vorrei essere io a venire a stringere la mano di un uomo giusto che ha avuto il coraggio di difendere i più cattivi del mondo".

 Alberto Laggia, Famiglia Cristiana


“Caro Papa Francesco, è calata la sera dentro la mia cella come, da tanti anni, dentro il mio cuore. E’ il momento in cui mi sento più solo. La tv accesa è un rumore di sottofondo, a volte l’unico collegamento che ricorda a noi ergastolani, sepolti vivi tra sbarre e cemento, che esiste un altro mondo al di là del muro di cinta del carcere. Ma stasera è accaduto un fatto nuovo. Ho sentito le tue parole,  riprese da tutti i media:
Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati oggi o a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta”.

Sono le prime, commosse parole, di commento alle frasi del papa,  scritte e affidate in esclusiva a Famiglia Cristiana, da Carmelo Musumeci, ergastolano ostativo, detenuto  da 23 anni, scrittore e promotore della campagna “Mai dire mai” per l’abolizione dell’ergastolo, vera e propria voce tra le sbarre dei detenuti sottoposti al “fine pena mai”, quelli, cioè, che sui certificati di detenzione portano scritto “fine pena: 31.12.9999”.

    “Francesco, quasi non riesco a crederci: sono tanti anni che combatto da solo, o quasi, e sono quasi l’unico che urla invano, come solo possono fare gli uomini ombra come me, per dire le cose che oggi hai detto tu”, continua Musumeci.
“Ci sono dei giorni che mi sembra che i muri della mia cella mi stritolino il cuore e ci sono dei momenti che non mi ricordo più come si vive da uomo libero. Francesco, non riesco a capire! A cosa serve che tanti “uomini ombra” (così si chiamano fra loro gli ergastolani ostativi sicuri di morire in carcere) dopo venti, trent’ anni, alcuni molto di più, rimangano ancora chiusi in una cella?”, afferma ancora l’ergastolano.

“Io non sono mai stato vicino alla Chiesa, perché sono nato colpevole, anche se poi da grande ci ho messo del mio e ho fatto di tutto per diventarlo. Ma da piccolo ho ricevuto solo tante botte dai preti dei collegi dove sono cresciuto. Ed è forse per questo che ben presto ho messo da parte Dio nella mia vita. Anche se ora spero che lui non abbia messo da parte me. Con gli esempi che ho ricevuto è stato facile credere che Dio non esistesse, ma ultimamente tu e qualcun altro mi fate pensare che esistano degli angeli in terra”.
E conclude con una richiesta: “È per questo motivo che con gli ‘angeli’ della Comunità Papa Giovanni XXIII che tu riceverai il prossimo 20 dicembre ho chiesto il permesso straordinario di poter venire a ringraziarti di persona. Ti avevo chiesto di venire da me, ma ora vorrei essere io a venire a stringere la mano di un uomo giusto che ha avuto il coraggio di difendere i più cattivi del mondo. Francesco, non so se i giudici  me lo concederanno: mi hanno sempre detto di no. Anzi, mi dicono tutti che sono bravo, mi danno encomi, mi fanno laureare, mi dicono che sono meno pericoloso di una volta, ma poi quando è ora di chiedere un po’ di libertà mi dicono sempre che sono cattivo perché non metto un altro in cella al posto mio. Mi vogliono bravo ma poi mi dicono che morirò in carcere perché sono cattivo.    Sai Francesco, i buoni sono proprio strani. Io proprio non li capisco. Probabilmente non li capisco perché sono cattivo davvero, ma diglielo tu che non l’ha fatto neanche Gesù. Vorrei venire da te con la mia famiglia: una compagna che mi aspetta da 23 anni e i miei figli e i miei due nipotini,  che hanno l’età dei miei figli quando li ho lasciati, e il mio angelo (anche i diavoli a volte ne hanno uno). Mi hanno detto che per realizzare i sogni bisogna prima sognarli, ma gli uomini ombra non possono sognare. Possono solo sopravvivere e sopravvivere non è come vivere e non è neppure come morire. Francesco, ti arrivi un abbraccio tra le sbarre di un’ombra che vorrebbe vivere”. 

Carmelo Musumeci
 
 

2014 – 31 OTTOBRE – VENERDI
75° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(12° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )
- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE


 
2014 – 06 NOVEMBRE – GIOVEDI
74° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(11° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )
- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 
2014 – 05 NOVEMBRE – MERCOLEDI
DETENUTO DI 28 ANNI SI IMPICCA IN CELLA

- Pietro Tartamella -
Riceviamo da Ristretti Orizzonti (http://www.ristretti.org) la notizia:

OSSERVATORIO PERMANENTE SULLE MORTI IN CARCERE
Radicali Italiani, Associazione “Il Detenuto Ignoto”, Associazione “Antigone”
Associazione A “Buon Diritto”, Redazione “Radiocarcere”, Redazione “Ristretti Orizzonti”

 
 
Como: detenuto di 28 anni si impicca in cella,
secondo suicidio nel carcere del Bassone in ottobre

 
Salgono così a 38 i detenuti che si sono tolti la vita da inizio anno: Avevano un’età media di 41 anni, 32 gli italiani e 6 gli stranieri, 2 le donne.
Le carceri nelle quali si sono registrate più vittime sono Napoli Poggioreale (4) e Padova Casa di Reclusione (3). 32 detenuti si sono impiccati, 5 si sono asfissiati con il gas del fornelletto da camping in uso nelle celle, 1 si è dissanguato tagliandosi la carotide con una lametta da barba.

 
L’ultimo caso
 
Lo hanno trovato gli agenti di Polizia penitenziaria nella sua cella, quando ormai per lui non c’era più niente da fare. Nel pomeriggio di venerdì, un detenuto del carcere Bassone, si è tolto la vita impiccandosi. Maurizio Riunno, 28 anni, era stato arrestato il 21 ottobre scorso per sequestro di persona, assieme ad altre quattro persone. Dopo il suo arresto, era stato portato in osservazione, quattro celle presidiate da un agente, dove confluiscono i detenuti che hanno motivi di incompatibilità con gli altri. In questo caso, si trattava di esigenze giudiziarie, legate alle indagini ancora in corso, per le quali la Procura aveva disposto il divieto di contatto tra i vari indagati. Venerdì pomeriggio verso le 16, gli agenti lo hanno trovato esanime, impiccato con le lenzuola della sua branda. Non aveva avuto contatti con nessun altro, se non l’agente che, a intervalli ravvicinati, controllava le sue condizioni in cella. Ciononostante, è riuscito a realizzare il suo intento.
Il ventottenne, non nuovo a esperienze carcerarie, era uscito da poche settimane, prima di finire nuovamente nei guai: tuttavia la drammaticità del suo gesto, ha spiazzato i familiari, che ora – attraverso un legale – chiederanno che vengano fatti tutti gli accertamenti possibili per fare chiarezza, ed escludere qualsiasi possibilità diversa dal gesto volontario. Tuttavia, già una serie di circostanze verificate nell’immediatezza, lascerebbero poco margine ad altre ipotesi. Venerdì pomeriggio, è stato subito avvisato il magistrato di turno della Procura di Como, che valuterà l’eventuale necessità di disporre accertamenti ulteriori, al di là dell’autopsia, atto dovuto in questi casi.
Venerdì pomeriggio, inoltre, era in corso, all’interno del Bassone, una ispezione da parte del Dipartimento di Polizia Penitenziaria, voluto per capire le circostanze in cui, il 12 ottobre, era avvenuto un altro suicidio, sempre per impiccagione. In questo caso si era trattato di un trentenne cileno, Cuevas Galvez, arrestato pochi giorni prima per rapina. Poco prima il detenuto aveva seguito la messa, salvo poi tornare in cella e, rimasto solo, togliersi la vita.

 
I detenuti suicidi nel 2014 per Istituto e causa morte.
In ordine di data, dal più recente


Cognome Nome, Età,  Data di morte,  Istituto di Pena, Causa di morte

Riunno Maurizio,  28 anni,  31-ott-14, Como , impiccamento
Cari Jason 25 anni, 22-ott-14, Lucca, impiccamento
Muscas Piergiacomo, 43 anni, 20-ott-14, Cagliari, impiccamento
Ciferri Gianluca, 48 anni, 19-ott-14, Ascoli Piceno, impiccamento
Riahi Samir, 38 anni, 18-ott-14, Padova, impiccamento
Miglietta Giampiero, 38 anni, 16-ott-14, Latina, impiccamento
Galvez Cuevas, 30 anni, 12-ott-14, Como, impiccamento
De Matteo Vincenzo, 63 anni, 09-set-14, Napoli Poggioreale, impiccamento
Russo Francesco Saverio, 34 anni, 06-set-14, Sassari, impiccamento
Verra Giacinto, 38 anni, 01-set-14, Trento, impiccamento
Ceco Detenuto, 46 anni, 01-set-14, Pisa, impiccamento
L. (italiana) A., 41 anni, 23-ago-14, Civitavecchia, impiccamento
Fallacara Domenico, 43 anni, 21-ago-14, Taranto, impiccamento
Tavassi Francesco, 44 anni, 09-ago-14, Napoli Secondigliano, impiccamento
Pucci Giovanni, 44 anni, 25-lug-14, Padova, impiccamento
Scalet Riccardo, 32 anni, 23-lug-14, Trento, impiccamento
Bianchi Johnny, 26 anni, 18-lug-14, Pavia, impiccamento
Orrù Antonio, 44 anni, 29-giu-14, Cagliari, impiccamento
Eddyrhoussi Adil, 33 anni, 29-giu-14, Firenze, asfissia gas
Stoycheva Slavska, 55 anni, 20-giu-14, Teramo, impiccamento
Marocchino Detenuto, 40 anni, 03-giu-14, Firenze, asfissia gas
Italiano Detenuto, 29 anni, 28-mag-14, Bari, impiccamento
Aireti Giovanni, 64 anni, 26-mag-14, Ancona, impiccamento
Spizuoco Antonio, 51 anni, 01-mag-14, Napoli Poggioreale, impiccamento
Pecoraro Giuseppe, 61 anni, 27-apr-14, Vercelli, asfissia gas
Braidic Alessandro, 32 anni, 25-apr-14, Padova, impiccamento
Luca Mollia, 39 anni, 08-mar-14, Biella, impiccamento
Consoli Paolo, 42 anni, 07-mar-14, Lecce, impiccamento
Murro Benedetto, 41 anni, 20-feb-14, Napoli Second. Opg, impiccamento
Amuso Angelo, 33 anni, 20-feb-14, Napoli Poggioreale, asfissia gas
Italiano Detenuto, 61 anni, 19-feb-14, Napoli Poggioreale, asfissia gas
Cantone Mario, 40 anni, 19-feb-14, S.M. Capua Vetere, impiccamento
Colt Ion, 52 anni, 14-feb-14, Milano Opera, dissanguamento
Manno Salvatore, 37 anni, 07-feb-14, Vibo Valentia, impiccamento
Locicero Giampietro, 39 anni, 17-gen-14, Parma, impiccamento
Di Noia Alberico, 38 anni, 15-gen-14, Lucera (Fg), impiccamento
Di Francesco Francesco, 53 anni, 5-gen-14, Roma Rebibbia, impiccamento
Scarcella Francesco, 42 anni, 3-gen-14, Ivrea (To), impiccamento


 

2014 – 04 NOVEMBRE – MARTEDI
73° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (29° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  21° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Dei lettori volontari oggi assente solo Riccardo Di Benedetto per un impegno di lavoro a Milano. Siamo entrati un po’ in ritardo, e considerando che molti sono stati i detenuti che hanno letto, sono arrivato un quarto d’ora in ritardo nella scuola dove una terza elementare mi aspettava per la prima lezione di lettura ad alta voce. Dobbiamo calcolare meglio i tempi la prossima volta.
Oggi pioggia a dirotto. Nessun detenuto sicuramente sarebbe sceso in cortile. Abbiamo messo l’amplificatore sotto la pensilina di cemento appena fuori della porta, rivolto verso il cortile e le finestre. Con nostra sorpresa sono scesi tanti detenuti ed eravamo pigiati in quello spazio ristretto al coperto. Anche diversi agenti sono venuti ad ascoltare le letture. Roberto ha portato la chitarra e ha cantato una sua canzone: “Terra di gesti fragili”.
Francesco sempre più espressivo nel leggere Good Morning Poesia. Un ragazzo algerino, Gogo, ha portato un CD con musica Rap e ha cantato in arabo una sua bella canzone rap. Un detenuto, Raulo,  ha portato in dono alle lettrici volontarie un fiore di carta che ha fatto con le sue mani, graditissimo.
La pioggia ha reso più elettrizzante l’incontro di oggi. Splendida atmosfera e bellissimi i testi di Sabina Colloredo, Francesco Piccolo, Quinu, Fernando Pessoa, Simon Carmiggelt, Fabio. Anche Giorgio ha letto una sua “lettera”.
Good Morning Poesia acquista ad ogni incontro sempre più senso, sempre più senso!
Poesia di Fabio:

VEGLIO IN LONTANANZA

Sei tu che vuoi
che la tua immagine tenga svegli i miei occhi stanchi
per tutta la lunga notte?

Sei tu che desideri
che i miei sonni siano rotti
da fantasmi eguali a te che illudono la mia vista?

È il tuo spirito che mandi, da te così lontano,
per spiare nelle mie vicende,
per scoprire le mie magagne, o le mie ore oziose,
oggetto e alimento della tua gelosia?

Oh no, il tuo amore, pur grande,
non lo è abbastanza.
È il mio amore per te che mi tiene aperti gli occhi.
È il mio sincero amore per te che rovina il mio riposo
e che per cagion tua
mentre tu sei sveglia altrove,
lontanissimo da me,
ad altri è fin troppo noto.



Ieri sera Arianna mi ha fatto pervenire alcune sue righe:

Arianna Barbarossa
Entrare in carcere per la prima volta non lascia indifferenti. Passo dopo passo lasci tutto ciò che fa parte della tua vita fuori, entri solo con il testo che hai deciso di leggere. Solo dopo ti accorgerai che non sarà una semplice lettura, ma una vera condivisione con chi è già dentro da non si sa quanto tempo e chissà ancora per quanto. Lunghi corridoi, sbarre e guardie carcerarie fino ad arrivare nel cortile dove avverrà la lettura, microfono in mano e via! Leggono tutti ed è subito evidente che in quel breve momento condiviso non c’è un “noi fuori” e “loro dentro”, ma solo un “noi che insieme condividiamo”, è prezioso.
La seconda volta che entri in carcere l’effetto è lo stesso, ma ad aggiungersi alle varie sensazioni sai già che ti troverai di fronte a quelle persone che stai imparando a conoscere come tali, per come sono in quel luogo e in quel momento senza passare attraverso il pregiudizio del reato commesso per essere in una condizione temporanea di privazione della libertà. È una riflessione importante, e sono grata a questa esperienza per avermi portata qui.
Ora mi accingo ad entrare per la terza volta e so che raccoglierò ancora cose diverse, perché ogni volta sarà diverso, ogni volta incontrerò nuovi volti e nuove voci insieme a vecchi sorrisi e vecchie strette di mano.
Spero di provare meno emozione (che va sempre a discapito di una buona lettura), ma sono certa di trovare un nostro momento di preziosa condivisione, un momento pieno ed intenso.
Grazie per questo.


 
2014 – 03 NOVEMBRE – LUNEDI
PAROL “PROGETTO RÈDICA” – i libri nelle case

- Pietro Tartamella -

PAROL
PROGETTO RÈDICA
- i libri nelle case -   
                                  

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Cascina Macondo propone RÈDICA (Rete Distributiva Case) per la diffusione e il sostegno al progetto europeo  “PAROL – SCRITTURA E ARTI NELLE CARCERI, oltre i confini, oltre le mura”.

la tua azione, un’azione concreta

Nel maggio del 2013 dovevamo trovare 37.600 euro per coprire tutti i costi della parte italiana del progetto Parol. Oggi ne mancano solo circa 18.000. Abbiamo ancora qualche mese di tempo per arrivare al traguardo. Ci siamo inventati di tutto: I Racconti della Tombola, Adotta una bolla di sapone, serate con spettacoli, banchetti nei mercatini, abbiamo cercato sponsor, sollecitato amici… (e se hai qualche nuova idea, ti ringraziamo fin d’ora).

OGGI PROPONIAMO RÈDICA

Puoi acquistare a fondo perduto,
con regolare fattura, un ASSORTIMENTO di libri di Cascina Macondo
PER UN VALORE MINIMO DI 50 BOLLE DI SAPONE
(5 EURO PER CONTRIBUTO SPEDIZIONE)
I LIBRI SONO SCONTATI DEL 35% !


Puoi rivendere i libri di Cascina Macondo a prezzo intero nella tua casa,
nella sede della tua associazione, nel tuo teatro,
nel tuo progetto di regali per Natale,
quando organizzi cene, feste, eventi, o incontri, o visite, o letture,
potendo così recuperare quello che hai speso.

La tua casa diventa un luogo promotore del progetto Parol
e tu un pioniere, un sostenitore, una cellula…


Noi recuperiamo in sostanza solo le spese di stampa, ma abbiamo in cambio un po’ di liquidità vendendo le copie rimaste in magazzino. Abbiamo altri mestieri e altri lavori per vivere, non è la vendita dei libri nelle case il nostro reddito. Copyleft, non Copyright. Passaparola, creatività, incontri pregiati. Pregio è qualcosa di più della garanzia di qualità. Pregiato è il libro che non è un soprammobile, pregiata è la qualità del lettore. Crediamo nelle cose che non si bruciano in un istante, che scorrono centellinate.


entra a far parte della
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di Cascina Macondo
A SOSTEGNO DEL PROGETTO PAROL




PAROL - PROGETTO RÈDICA
diffusione e sostegno al progetto PAROL
Borgata Madònna della R?vere, 4 - 10020 Riva Prèsso Chièri (TO)
tel/fax  011 / 94 68 397  -   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   -  www.cascinamacondo.com


ELENCO TITOLI CHE PUOI ORDINARE
(l’ordine deve essere ASSORTITO)



DATI DI CASCINA MACONDO PER BONIFICI BANCARI
conto corrente N° 1000 / 13268, Istiuto Bancario  "BANCA PROSSIMA"
filiale 05000 di Milano, Via Manzoni ang. Via Verdi, codice postale 20121

IBAN:      IT13C0335901600100000013268   per versamenti italiani
BIC:         BCITITMX    codice per versamenti internazionali
intestazione del bonifico
Cascina Macondo, Borgata Madonna della Rovere, 4
10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
 
 
 
2014 – 02 NOVEMBRE – DOMENICA
91° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(20° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 17° appuntamento con lettura al microfono)

- Pietro Tartamella -
Oggi sono venuti a Cascina Macondo i ragazzi del gruppo integrato (disabilità & normalità) “Viaggi Fuori dai Paraggi”. Stanno preparando lo spettacolo “una sedia per capello” da rappresentare nella sala polivalente del carcere di Saluzzo e poi nel teatro del carcere di Torino. Si stanno impegnando con molta serietà e ci tengono a fare lo spettacolo la stessa sera in cui i detenuti faranno il loro. Sono emozionati al pensiero di quell’incontro.
Li lascio verso le ore 11.00 per recarmi a Saluzzo. Al bar dei due ragazzi cinesi mi fermo a leggere il giornale e a bere il solito caffè. Da alcuni giorni dò un’occhiata ai giornali nella speranza di trovare qualche riga che parli di Good Morning Poesia. Venerdì sul TorinoSette, inserto de La Stampa, c’erano un mucchio di notizie sulle varie feste di Halloween, ma di Good Morning Poesia nelle carceri e del progetto Parol nemmeno una riga!
Hanno invece accolto ad oggi il comunicato stampa inviato alcuni giorni fa:

le due città
http://www.leduecitta.it/index.php/component/content/article/7-rivista/3436-good-morning-poesia-nel-carcere-di-saluzzo

fariani e kermesse editore
https://www.facebook.com/pages/Fariani-e-kermesse/162139990548427?sk=wall

associazione italiana del libro
http://www.associazioneitalianadellibro.it/site/2014/10/23/good-morning-poesia-gli-appuntamenti-settimanali-oltre-le-mura-di-cascina-macondo/
 
La stampa
http://www.lastampa.it/2014/11/05/torinosette/eventi/good-morning-poesia-nel-carcere-di-torino-e-saluzzo-con-cascina-macondo-54IbX2V9ijtbRT61zEMayI/pagina.html


Politicamente corretto
http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=70641

newslocker
http://www.newslocker.com/it-it/regione/saluzzo/good-morning-poesia-nel-carcere-di-torino-e-saluzzo-politicamentecorrettocom/

you feedit
http://www.youfeed.it/related/3059.5622741-good-morning-poesia-nel-carcere-di-torino-e-saluzzo

millemani
http://www.millemani.org/Chiamati%20371.pdf

scrittori tv
http://www.scrittori.tv/pages/96/Eventi/%22Good-Morning-Poesia%22-nei-carceri-di-Torino-e-Saluzzo.html

ristretti orizzonti
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/piemonte-il-progetto-parol-e-qgood-morning-poesiaq-nelle-carceri-di-torino-e-di-saluzzo

radicali
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/notiziario-quotidiano-dal-carcere-cura-ristretti-orizzonti-venerd-24-ottobre-2014

easynewsweb
http://www.easynewsweb.com/?p=271980
 
 
 
Rai 3 ci ha telefonato da Roma, sarebbero interessati a mandare in onda alcune letture dei detenuti,  vedremo se riusciremo ad organizzarci e a coglierne l’opportunità.
Nessun problema oggi all’ingresso in carcere. Le letture in barberia si sono svolte regolarmente e con il solito entusiasmo. Nino ha cantato in siciliano “sciuri, sciuri, sciuriddi tuttu l’annu…” con il gruppo Parol che in coro cantava il ritornello.
Poi testi di Pablo Neruda,  Battista Einaudi, Simon Carmiggelt.
 
 
 
2014 – 01 NOVEMBRE – SABATO
SEMINARIO  “PER QUALCHE METRO E UN PO’ DI AMORE IN PIÙ”

- Pietro Tartamella -
Dalla redazione di Ristretti Orizzonti riceviamo il seguente comunicato:

Seminario Nazionale di Studi
"Per qualche metro e un po’ di amore in più"
Lunedì 1 dicembre 2014, ore 9.30-16, Casa di Reclusione di Padova

 
PRENOTA LA PARTECIPAZIONE COMPILANDO IL MODULO

 
ATTENZIONE: Possono partecipare al Seminario operatori, esperti nell’ambito dell’esecuzione della pena, esponenti politici che abbiano intenzione di impegnarsi sul tema degli affetti delle persone private della libertà personale.

La redazione della rivista dal carcere Ristretti Orizzonti, in collaborazione con la Casa di reclusione di Padova, organizza per l’1 dicembre 2014 il Seminario di Studi “Per qualche metro e un po’ di amore in più”, aperto a chi si occupa di “Carcere e affetti” (su prenotazione, per permettere l’accesso al carcere), a operatori, magistrati, avvocati, parlamentari, giornalisti.
 
Carceri più umane significa carceri che non annientino le famiglie
L’Europa non si può “accontentare” dei tre metri di spazio a detenuto per decretare che le nostre carceri non sono più disumane. Lo sono eccome, e lo sono in particolare per come trattano i famigliari dei detenuti: sei ore al mese di colloqui e dieci miserabili minuti a settimana di telefonata, spazi per gli incontri spesso tristi e affollati, attese lunghe, estenuanti, umilianti. E allora chiediamo all’Europa di occuparsi anche delle famiglie dei detenuti, e di invitare l’Italia a introdurre misure nuove per tutelarle.
Siamo convinti che unirci in questa battaglia possa essere una forza in più per ottenere il risultato sperato. E noi speriamo che questa battaglia qualche risultato lo dia: una legge per liberalizzare le telefonate, come avviene in moltissimi Paesi al mondo, e per consentire i colloqui riservati. E una legge così, aiutando a salvare l’affetto delle famiglie delle persone detenute, produrrebbe quella “sicurezza sociale”, che è cosa molto più nobile e importante della semplice sicurezza.

- Troviamoci per mettere a punto finalmente insieme una proposta di legge, coinvolgiamo le famiglie di chi è detenuto, ma anche quelle dei cittadini “liberi”, perché in ogni famiglia può capitare che qualcuno finisca in carcere, e nessuno più dovrebbe essere costretto alla vergogna e alla sofferenza dei colloqui, come avvengono ora nelle sale sovraffollate delle nostre galere.

-  Chiediamo da subito, in attesa di una nuova legge, delle misure urgenti per rendere più umani i rapporti delle persone detenute con i loro cari, perché l’“umanizzazione” delle carceri deve partire da chi non ha nessuna responsabilità, e subisce sulla sua pelle la detenzione di un famigliare.
Al Seminario interverranno figli, mogli fratelli, sorelle, genitori di persone detenute.
 

Hanno già dato la disponibilità a partecipare ai lavori:

Lucia Castellano, ex direttrice del carcere di Bollate, autrice con Donatella Stasio del libro “Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere”
Mauro Palma, presidente del Consiglio europeo per la cooperazione nell’esecuzione penale e consigliere del ministero di Giustizia
Desi Bruno, garante dei detenuti Regione Emilia Romagna
Diego De Leo, Professore Ordinario di Psichiatria alla Griffith University, Australia (Diego De Leo, uno dei maggiori esperti internazionali di suicidio, direttore dell`Australian Institute for suicide research and prevention, affronterà il seguente tema: La possibilità di mantenere rapporti più umani con le famiglie per le persone detenute potrebbe costituire una forma di prevenzione dei suicidi?)
Margherita Forestan, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Verona
Armando Michelizza, Garante del Comune di Ivrea per i diritti delle persone private della libertà personale
Alessandro Zan, deputato di Libertà e diritti
Sandro Favi, responsabile carceri Partito Democratico
Rita Bernardini, segretaria di Radicali italiani
Gessica Rostellato, deputata Movimento 5 stelle

La redazione di Ristretti Orizzonti
Si può aderire alla campagna “Carcere: per qualche metro e un po’ di amore in più” anche online, firmando la petizione online nel sito: www.ristretti.org

 

2014 – 31 OTTOBRE – VENERDI
72° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(10° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )
- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE
 
 
2014 – 30 OTTOBRE – GIOVEDI
71° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(9° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )
- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 
 
 
 

 stefanomichieli-2.jpg - 149.35 Kb 2014 – 29 OTTOBRE – MERCOLEDI
  ADDIO STEFANO

  - Pietro Tartamella -
  È deceduto alle ore 4 del mattino, lunedì, all’età di 62 anni.
  Oggi, mercoledì mattina, messa nel Duomo di Chieri,
  e poi sepoltura al cimitero di Madonna della Scala.
  Impressionante la quantità di giovani presenti alla cerimonia funebre.
  Stefano Michieli, fondatore della cooperativa La Gracchia di Cambiano
  ha insegnato musica per anni ed è stato un grande maestro,
una figura storica del teatro di animazione.
Che abbia seminato sapere, sogno, vitalità, utopia, allegria, onestà, stima, autoironia, affetto, lo dimostra la presenza di una  moltitudine di giovani con genitori che a loro volta sono stati allievi di Stefano.
È una commozione particolare quella che si prova di fronte a un uomo che in qualche modo percepiamo “grande”.
Il figlio Jacopo e la moglie Giovanna, nell’informarci con un SMS della sua morte, hanno scritto “il guerriero ci ha lasciati…”.
Oggi in chiesa sono state le dignitose lacrime di tutti quei giovani a spremere come un limone tutta la mia commozione.
Stefano e la sua famiglia, Giovanna, Jacopo, Marta, sono da tanto tempo amici carissimi di Cascina Macondo, e sempre sono stati pronti a sostenere il nostro lavoro e i nostri progetti, perché abbiamo molte cose in comune. La stima e l’affetto sono  sempre stati grandi e reciproci.
Ricordo quando Stefano, a sua volta mio allievo in un corso di dizione e lettura ad alta voce, sciorinava con una dirompente simpatia la sua creatività nella lettura. Assetato di saperi nuovi combinava poi lettura e musica con l’intento di riversare tutto, con la sua solita e grande passione, con la sua solita e grande generosità, ai suoi allievi. Questo era Stefano, sempre pronto a imbarcarsi. A imbarcarsi in avventure nuove, a percorrere sentieri inesplorati.
Caro Stefano ci mancherai. Di te parleremo a lungo in queste prossime sere d’inverno.
Siamo vicini a voi cara Giovanna e Jacopo e Marta un abbraccio.
Ho trovato una poesia.
Una poesia di Danilo Dolci.
Anche Danilo Dolci è stato un maestro.
Anch’io sono un maestro.
In questo momento, di fronte alla nudità della morte, poiché Stefano è stato un maestro, un grande maestro, voglio dedicarla a lui come un vestito:


IL MAESTRO

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.

C’è chi insegna lodando
quanto trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.

C’è pure chi educa,
senza nascondere l’assurdo ch’è nel mondo,
aperto ad ogni sviluppo,
ma cercando d’essere franco
all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:

ciascuno cresce solo se sognato.

 

 

2014 – 29 OTTOBRE – MERCOLEDI
IL FILOSOFO GIUSEPPE FERRARO TRA LE URLA A BASSA VOCE

- Pietro Tartamella -
Ho finito di leggere il libro “URLA A BASSA VOCE – DAL BUIO DEL 41 BIS E DEL FINE PENA MAI” a cura di Francesca De Carolis, prefazione di don Luigi Ciotti, editrice Stampa Alternativa, ISBN 978-88-6222-297-6, costo 15 euro - http://www.stampalternativa.it/.
È un libro che mi ha fatto riflettere e ne ho tratto conclusioni importanti. Consiglio a tutti di leggerlo. Condivido pienamente le conclusioni a cui perviene il filosfo Giuseppe Ferraro che ha scritto la post-fazione. È inutile che scriva le mie conclusioni, Giuseppe Ferraro lo sa fare meglio di me:

Se con questo libro i detenuti hanno risposto sulla condizione della loro vita e sul perché non farsi collaboratori di giustizia, rinunciando ai benefici della Legge, bisognerebbe pure da questa posizione, dalla quale io stesso scrivo, domandarsi del perché di quelle condizioni e dell’ergastolo a “fine pena mai”. Se questo è un libro di risposte, bisognerà pure, a leggerlo, farsi delle domande per rispondere in prima persona su questa assenza di libertà e sui diritti di giustizia. Il grado di democrazia di un Paese si misura dallo stato delle sue carceri e delle sue scuole, quanto le carceri saranno più scuole e quanto le scuole saranno meno carceri, tanto più alto sarà il livello di democrazia di uno Stato. Porta amarezza costatare i punti in comune, a cominciare dal sovraffollamento, per arrivare alla mancanza di personale e strutture, per finire alla cosiddetta dispersione ed evasione scolastica. C’è poi quel rimando, che non è solo di metafora, tra inclusione e reclusione. Bisognerà allora mettere in discussione l’ordine e i confini di riconoscimento, di clandestinità e di devianza. I margini dell’ordine sociale appaiono forse troppo stretti o forse ci sarà da chiedersi come sia possibile stare entro i margini della legalità quando si è emarginati. Ancora più inquietante è la difficoltà di distinguere i confini di legale e illegale. La sicurezza sociale si coniuga al benessere. Fuori di un tale rapporto i costi della sicurezza, tra carceri, ordini e controlli diventano insostenibili e il diritto si separa dalla giustizia. Quando poi si nomina la criminalità “organizzata” bisogna riconoscere che si è di fronte a un problema di ordine sociale. Coinvolge tutti. Spesso in quell’“organizzata” si nomina l’effetto di relazioni di comunità esposte alle degenerazioni perché rimaste senza società, poste fuori dalla mediazione istituzionale chiamata a garantire una comunità sociale e una società comune, dove ognuno è persona…

… Senza andare oltre, basta fermarsi all’ipocrisia di un Paese, il Nostro, che ha chiesto la moratoria per la pena di morte e continua a mantenere il carcere a vita. Se si guarda poi alla condizione delle carceri nel cuore dell’Europa, lo scarto di democrazia è ancora più evidente. Accade allora che gli Stati Uniti denuncino come tortura il 41bis e accade che il Brasile a ragione del rifiuto di un’estradizione ci ricorda il “fine pena mai”. In fondo non è dissimile la vendetta del dente per dente con quella di vita per vita. In questione è la funzione della detenzione nell’ordine della democrazia. Il carcere è lo specchio infranto della società. Quello in cui la democrazia s’infrange. Fino a quando la pena non sarà un diritto essa stessa, la giustizia sarà sempre rinviata, a vita. Se la sentenza è espressione dell’ordine del diritto, nella sua applicazione rischia ogni volta di essere ingiusta. La sentenza è giusta di diritto solo quando la pena è essa stessa un diritto, quella per ogni persona condannata di ripensare la propria colpa, il proprio gesto e restituire se stesso alla società, restituendo in opera quel che ha sottratto alla società. Non si può immaginare altra forma di collaborazione di giustizia che non sia appunto espressione di una collaborazione di giustizia sociale. Accade invece che il “pentimento” finisca col diventare un mezzo di scambio, per cui si guadagna la propria libertà togliendola ad altri. L’Etica si rivolta, ed è paradossale, la dignità passa dall’altra parte, da chi non accetta di guadagnare la propria libertà incarcerando un altro cui è stato legato, un familiare o un amico o chi può nuocere amici e familiari.
Bisognerà mettere nel numero dei motivi la perdita dell’identità. L’essere doppiamente infame. La perdita del nome, della terra, della comunità. Ricordo un agente di polizia penitenziaria, gli feci la domanda su quale momento ricordasse come più difficile. Rispose raccontando del reparto dei pentiti. Erano degli “spioni”, regrediti a bambini pronti a richiamare l’attenzione della guardia ad ogni minima azione e gesto di altri. L’esasperazione massima di quello che è il clima carcerario: la diffidenza. Il carcere è l’accademia del sospetto. Nessuno crede al detenuto. Chi entra in carcere presto sviluppa un campo percettivo che intercetta ogni minimo, impercettibile, gesto che porta a connotare uno stato e un’intenzione. Si è di fronte al criminale, al folle, al nemico. È come una rivista del male. Restano solo le regole. Rigide. Vuote, quando non sanno più di relazione. Lo si comprende presto in carcere come le regole senza relazioni siano vuote e come le relazioni senza regole siano selvagge e cieche. Non è dato separare regole e relazioni senza perdere con la sicurezza anche la pratica dell’educazione e della cura, di sé come dell’altro. Se si vuole mettere qualcuno in difficoltà bisogna dargli fiducia e chiamarlo ad essere all’altezza della propria dignità di rispettarla e restituirla. Il lavoro dell’agente di polizia penitenziaria è il più difficile, un corpo a corpo, senza mediazioni, senza relazioni, senza parole. Siamo di fronte alla questione più importante della cultura della verità: la confessione cui segue il pentimento, la sua pena e il diritto. Occorre ripeterlo: il diritto alla pena non è un paradosso. Fin quando la pena resta una punizione, non si potrà dire dell’educazione. Non ci sarà restituzione. Non ci sarà perciò Giustizia nel Diritto che non restituisce. Ho letto tante volte i libri di Agostino, le Confessioni. Ne ho più di un’edizione tra i miei libri. Confesso, è il caso di scrivere, che non ne avevo compreso il senso fino a quando non mi trovai di fronte Giuseppe. Mi chiese un colloquio personale, fuori del gruppo di classe del corso di filosofia. Non chiedo mai delle azioni personali, delle colpe e dei reati. Le persone sono chi e come sono nel loro volto, in presenza. Nel tempo in cui siamo gli uni con gli altri. Giuseppe volle quel colloquio. Con mia sorpresa, mi raccontò tutto quello che lo aveva portato in carcere. Non gli avevo chiesto niente. Giuseppe però sentiva il bisogno, doveva dirmi tutto quello che era stato. Capii allora il senso della confessione. Era per stare in una relazione di amicizia vera, per consegnarsi a quel che rappresentavo come regola di una relazione di verità. Tenermi nascosta la sua storia sarebbe stato come avermi ingannato e se io avessi smesso di incontrarlo come prima dopo il suo racconto, lo avrei ingannato. La nostra sarebbe stata una relazione strumentale, non vera, non educativa, non di cura. Non poteva nascondermi nulla, confessarsi equivaleva a liberarsi e consegnarsi ad un’espressione della regola di giustizia che si esprimeva nella relazione di amicizia segnata dalla filosofia. Senza interesse. Di verità. Di esposizione. Sarebbe poi stato a me mantenere quella regola di relazione senza infrangerla e smentirla.
Capii solo allora la verità delle Confessioni di Agostino. Le scrisse per consegnarsi alla regola di relazione che imponeva la sua fiducia in Dio. Senza, non avrebbe potuto sentirsi accettato né mantenere il legame di fede. Confessarsi è parlare apertamente con l’altro che ti ascolta e rilegarsi nella sua relazione assumendo la regola di amicizia e di fiducia. È come rilegarsi allo stesso modo di un libro, come le Confessioni, appunto, e trovarsi rilegato rispettando un ordine di discorso che chiunque può apertamente leggere e capire. Giuseppe ha poi scritto davvero un libro e non di evasione, ma della realtà che adesso rifiuta. Accade allora a Giuseppe di farsi espressione, in ogni momento, del rispetto delle regole e della legalità. È accaduto tante volte. Accade. Mariano mi confessò che nemmeno sapeva che ci fossero i diritti, lo ha capito in carcere. Prima c’erano solo le ragioni, che diventano poi cattive, quando non si traducono nella grammatica del diritto, diventavano vane e violente. Anche il diritto resta come una regola senza relazione, vuota, quando non è in grado di accogliere le ragioni…

… Le persone che hanno scritto questo libro, quando sono entrate in carcere, non sapevano scrivere. Hanno imparato a scrivere. Scrivendo si sono iscritte nel testo, si sono fatti soggetti dentro il codice della comunicazione, dentro una grammatica che è linguistica quanto sociale, rispettandone le regole per comunicare, per legarsi a chi leggendo può capire, ascoltare e domandare, chiedere a propria volta agli altri e a se stesso. La pena dovrebbe essere innanzitutto questa, lo studio. La lettura e la scrittura, sarebbe come una pena che libera e che nell’educazione alla cura di sé rende ancora più sofferta la colpa commessa, aprendo spazi interiori di libertà prima sconosciuti. Giuseppe mi disse di quando fu catturato. Messo in carcere, non sapeva come comunicare con i suoi. Non sapeva scrivere. Giuseppe adesso è laureato. Scrive. Ha una cultura sorprendente. Non è più quello che è stato. Si trova in difficoltà con gli stessi suoi compagni di ventura. È cambiato il suo linguaggio, sono altre le parole che danno suono alla sua voce…

… È la città che si fa scuola quando il grado di democrazia di un Paese viene elevato all’esigenza del benessere e della sicurezza di tutta la comunità. Non sarà solo un’opera di mediazione, ma un’opera di ricostruzione morale dell’unità del Paese, che ritrovi lo Stato come garante del rapporto di comunità e società, vale a dire di un comune sentire e di uno sviluppo economico comune. L’etica non è solo un’esigenza sociale, ma lo sviluppo organizzato di un percorso formativo. Chi ha scritto questo libro, aprendo il blindato della detenzione sulla pagina della propria testimonianza di vita negata è già su questo percorso. È già avanti…

… L’adagio popolare dice che l’innocenza si perde e colpevoli si diventa. In una democrazia che salvaguarda il bene sociale della comunità perseguendo un processo formativo di restituzione e di riconciliazione diventa un impegno istituzionale promuovere ogni azione che porti a un rovesciamento dell’adagio popolare per affermare che la colpa si può perdere perché innocenti si diventa…

Giuseppe Ferraro

(Il professor Giuseppe Ferraro insegna Filosofia della morale all’Università di Napoli Federico II, e in carcere tiene corsi di filosofia. Ha incontrato molte delle persone che intervengono in questo libro)
 

 

2014 – 28 OTTOBRE – MARTEDI
70° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (28° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  20° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Fra non molto dovrebbe iniziare nel carcere Lorusso-Cutugno il percorso di danza teatro, ma non abbiamo ancora avuto nessuna conferma delle date. Ho sentito la necessità questa mattina, prima di partire per Torino, di scrivere una e-mail al direttore Dott. Domenico Minervini, al responsabile dell’area trattamentale Dott. Daniele Tarasconi e alla Dott.sa Emerenziana Vezzari:

Da circa un mese abbiamo inviato il calendario del prossimo percorso di danza teatro del progetto europeo Parol condotto da Nagi Tartamella e Florian Lasne. A tutt’oggi non abbiamo avuto ancora nessuna conferma delle date, né l’assicurazione che il teatro sia disponibile. Si prega di inviarci un cenno di risposta.

Credo che sarebbe utile e opportuno, durante l’attività GOOD MORNING POESIA che si svolge nel carcere Lorusso-Cutugno ogni martedì dalle ore 12.30 alle 13.30 la presenza, almeno una volta, del Sig. Daniele Tarasconi, dell’educatrice Emerenziana Vezzari e, una volta, una sola volta, del direttore Dott. Domenico Minervini. Sono sicuro che i detenuti coinvolti nel progetto Parol ne sarebbero lieti, e apprezzerebbero. E sarebbe per loro una iniezione di fiducia e di incoraggiamento. È un invito. Un invito accorato a trovare fra i vostri molteplici impegni e incombenze, cinque soli minuti per essere con noi una volta.

Ringraziando per l’attenzione
il direttore artistico di Cascina Macondo
Pietro Tartamella


Ed eccomi alle ore 12.00 all’ingresso del carcere. Puntuali anche i lettori volontari Gaia, Melania, Riccardo, Sara, Arianna. Assente solo Giusy che oggi era senza auto.
L’agente chiama il gruppo Parol mentre con Roberto e Francesco, già presenti, sistemiamo nel cortile l’attrezzatura. Abbiamo anticipato Good Morning Poesia, perché nel pomeriggio ho un impegno in una scuola elementare, e se voglio arrivare puntuale dobbiamo entrare in carcere alle ore 12.00. C’è lo svantaggio che nel cortile a quell’ora non c’è ancora nessuno, perché il passeggio comincia alle ore 13.00. È un peccato, ma i detenuti ascoltano comunque dalle finestre. Finito il mio impegno a scuola potremo ripristinare il vecchio orario. C’è un sole tiepido oggi nel cortile. Le letture creano un’atmosfera particolare: Good Morning Poesia, di P. Tartamella (Francesco), Amore dopo amore, di Derek Walcott (Arianna), Chiudo gli occhi, di Fabio M. (Fabio), Scritti e Lettere dal carcere, di Antonio Gramsci (Sara), Sette giorni di silenzio, storia tratta da 101 storie Zen (Roberto), Valori, di Erri De Luca (Gaia), brano tratto da “Novecento” di Alessandro Baricco (Riccardo), Fai cosa ti dice il cuore, di Anonimo (Melania), S’i fossi Foco, di Cecco Angiolieri (Pietro).
Poesia di Fabio:

GHIUDO GLI OCCHI

Quanto più chiudo gli occhi
tanto meglio vedo.
Per tutto il giorno essi
cose usuali mirano,
ma quando dormo
 nel sogno ti contemplano
e la tenebra
con la luce squarciano
e tu, la cui ombra rende
luminose le ombre,
quale felice spettacolo faresti
con la tua persona
nel chiaro giorno
con più chiara luce
se anche ai ciechi
la tua ombra splende!
Come sarebbero, io penso,
beati gli occhi miei
nel contemplarti alla luce viva del sole
se già nel cuore della notte
la tua vaga ombra
mi si imprime negli occhi
spenti durante il sonno!
Tutti i giorni sono oscure notti
finché non ti rivedrò,
e le notti
luminosi giorni quando tu mi appari in sogno
moglie mia…

Fabio M.

 

impressioni di Gaia al suo primo appuntamento con Good Morning Poesia

A fare da cornice alle nostre letture una giornata tersa e luminosa. Il sole scaldava come poteva, ma l’aria odorava già di foglie e pieno autunno. La trafila dei controlli ci introduce gradualmente dentro la casa circondariale.  Grandi cancelli dal rumore di ferro frappongono, nell’andare, cesure tra fuori e dentro. Grandi chiavi metalliche ruotano in serrature logore e ferrose.
I corridoi si moltiplicherebbero tutti uguali se non ci fossero disegni realizzati nel tempo dai detenuti a dare calore e colore alle pareti: animali mitologici e paesaggi onirici.
Giunti nel braccio di detenzione maschile finalmente il gruppo di lettori ad alta voce incontra i compagni di avventura, detenuti con la passione per la lettura. Uno di loro tiene gelosamente tra le mani un foglio di carta a righe, scritto a mano, con una poesia che ha scritto e dedicato alla moglie.  
Iniziamo a leggere. Il piccolo e freddo cortiletto che a turno ospita le nostre voci ci fa da contenitore, le parole da noi scelte presto si librano nell’aria, risalgono i piani dell’edificio ed entrano dalle finestre imbrigliate in fitte maglie di ferro. Alcune lottano con altre parole urlate da chi è infastidito dal nostro esserci; altre rimbalzano sulle mura e danno la sensazione di rimanere lì… depositate, custodite, incrostate in quel luogo cristallizzato abitato da persone e storie.

Gaia

 

2014 – 28 OTTOBRE – MARTEDI
“VIAGGIO NELLE CARCERI” - RECENSIONE DI UN UOMO OMBRA

- Pietro Tartamella -
Carmelo Musumeci ci tiene sempre aggiornati. Ecco addirittura una sua recensione al libro “Viaggio nelle carceri” di Davide La Cara e Antonino Castorina:

“I buoni hanno bisogno dei cattivi e del carcere per apparire buoni”
(Frase urlata durante un Consiglio di disciplina quando ero detenuto nel carcere dell’Asinara, nel lontano 1992)

Leggo di giorno e di notte. Se potessi, leggerei anche quando dormo. E spero che nell’aldilà esistano i libri perché non potrei riposare in pace neppure da morto senza leggere. Il periodo più brutto della mia vita è stato quando ero sottoposto al regime di tortura del 41 bis e all’isolamento diurno e notturno perché mi avevano proibito di tenere i libri in cella. Ho perdonato tante cose allo Stato, comprese le botte, gli abusi e i soprusi, ma non riesco ancora a perdonargli di quando mi sbatteva in punizione nelle celle lisce lasciandomi senza libri.
In quei periodi mi era venuta l’idea che se l’ “Assassino dei Sogni” (il carcere come lo chiamano i detenuti) mi vietava di leggere i libri li potevo però scrivere per poi leggere. E così ho iniziato a scrivere. Ho ancora tanti manoscritti di quel periodo sotto la mia branda e spero un giorno di liberare almeno loro.
Non vi nascondo che, anche se adesso posso tenere i libri nella mia cella, leggo anche quando il mattino vado in bagno. Non mettetevi a ridere, ma lì ci porto i libri più belli. Non so fuori, ma in carcere il bagno funziona anche un po’ come biblioteca. E oggi ci ho portato il libro di Davide La Cara e di Antonino Castorina “VIAGGIO NELLE CARCERI” (Editore EIR - ISBN 9 788869 330063 - prezzo euro 14,00). Questa mattina la lettura di questo libro mi ha talmente coinvolto che senza che me ne accorgessi ho perso la cognizione del tempo. E non mi sono accorto che era l’ora della conta (l’orario di quando le guardie passano a contare i detenuti per controllare se durante la notte qualche detenuto ha segato le sbarre ed è scappato). Poi ho sentito la guardia bussare allo spioncino per invitarmi a farmi vedere (in carcere non si può stare tranquilli neppure al cesso) e sono uscito dal bagno con il libro in mano per comunicare alla guardia che rinunciavo all’ora d’aria. Subito dopo mi sono messo tranquillo a leggere. Ci tenevo a finire questo libro, sia perché conosco uno degli autori (Davide La Cara) che mi è venuto a trovare in carcere con la deputata Laura Coccia, sia perché nel libro c’è anche il contributo del mio “Diavolo Custode” (Nadia Bizzotto della Comunità Papa Giovanni XXIII) con il capitolo dal titolo “L’ergastolo è una pena di morte viva” ed ero curioso di sapere cosa avevano scritto.
Forse a questo punto penso che mi toccherebbe scrivere qualcosa sul contenuto del libro, ma non lo farò perché preferisco che andiate a comprarlo e lo leggiate per poi fare il passaparola con gli amici, i parenti e i vicini di casa. In questo modo scoprirete da soli il “Viaggio nelle carceri” che hanno scritto i due autori del libro, perché io non so come si facciano le recensioni.
Posso solo ringraziare Davide e Antonino di avere avuto il coraggio di scrivere questo libro per fare conoscere l’inferno delle nostre Patrie Galere che una buona parte della nostra classe politica ha creato e che mal governa.
Non vi nascondo che a volte penso che la “criminalità” (organizzata o non), è un osso di cui le società capitaliste non vogliono (o forse non possono) fare a meno. E le galere servono a questo tipo di società per produrre criminalità e recidiva, per poi sfruttarla a fini elettorali.
Mi addolora dirlo, ma in carcere è come se il bene sia passato dall’altra parte, quella del male. Spero di sbaglarmi. E voglia il buon Dio (il Dio dei prigionieri) che il mio pessimismo rimanga infondato, ma mi auguro che in Italia un giorno tutti i “buoni” si fermino a riflettere se non sia il caso di non guardare solo agli effetti del male, ma risalire alle cause e alle colpe.
Un’ultima cosa: a mio parere questo libro conferma che il carcere ha clamorosamente fallito il suo obiettivo di fare diminuire i reati e che la galera nel nostro Paese viola sistematicamente i diritti fondamentali. Non solo, ma distrugge anche la dignità umana dei detenuti e delle loro famiglie.  
Buona lettura. E buona vita. Un abbraccio fra le sbarre.


Carmelo Musumeci - Carcere di Padova, 2014 
www.carmelomusumeci.com

 

 

papafrancesco.jpg - 5.42 Kb   2014 – 27 OTTOBRE – LUNEDI
   PAPA FRANCESCO E LA PENA DELL’ERGASTOLO

   - Pietro Tartamella -
   Da Nadia Bizzotto della Comunità Papa Giovanni XXIII (http://www.apg23.org)
   riceviamo il discorso di Papa  Francesco
   tenuto in questi giorni a Roma presso l'Associazione Internazionale di Diritto Penale.
Il Papa si è espresso anche sulla pena dell’ergastolo e ha preso posizione. Possono esserne soddisfatti Carmelo Musumeci l’ergastolano promotore della raccolta firme per l’abolizione dell’ergastolo e suoi compagni che collaborano con lui, possono esserne soddisfatti la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’associazione Antigone, Ristretti Orizzonti,  e tutte quelle realtà e cittadini che vogliono un cambiamento di prospettiva relativamente alla pena. Il Papa con il suo discorso diventa un alleato importante, ma, naturalmente, lunga è ancora la strada!   
 

Roma, 23 Ottobre 2014
 
Discorso di Papa Francesco all'Asociazione Internazionale di Diritto Penale  
http://www.avvenire.it/Papa_Francesco/Discorsi/Pagine/discorso-papa-penalisti-giustizia.aspx

 
Illustri Signori e Signore!
Vi saluto tutti cordialmente e desidero esprimervi il mio ringraziamento personale per il vostro servizio alla società e il prezioso contributo che rendete allo sviluppo di una giustizia che rispetti la dignità e i diritti della persona umana, senza discriminazioni. Vorrei condividere con voi alcuni spunti su certe questioni che, pur essendo in parte opinabili – in parte! – toccano direttamente la dignità della persona umana e dunque interpellano la Chiesa nella sua missione di evangelizzazione, di promozione umana, di servizio alla giustizia e alla pace. Lo farò in forma riassuntiva e per capitoli, con uno stile piuttosto espositivo e sintetico.

 
Introduzione
Prima di tutto vorrei porre due premesse di natura sociologica che riguardano l’incitazione alla vendetta e il populismo penale.

a) Incitazione alla vendetta
Nella mitologia, come nelle società primitive, la folla scopre i poteri malefici delle sue vittime sacrificali, accusati delle disgrazie che colpiscono la comunità. Questa dinamica non è assente nemmeno nelle società moderne. La realtà mostra che l’esistenza di strumenti legali e politici necessari ad affrontare e risolvere conflitti non offre garanzie sufficienti ad evitare che alcuni individui vengano incolpati per i problemi di tutti.
La vita in comune, strutturata intorno a comunità organizzate, ha bisogno di regole di convivenza la cui libera violazione richiede una risposta adeguata. Tuttavia, viviamo in tempi nei quali, tanto da alcuni settori della politica come da parte di alcuni mezzi di comunicazione, si incita talvolta alla violenza e alla vendetta, pubblica e privata, non solo contro quanti sono responsabili di aver commesso delitti, ma anche contro coloro sui quali ricade il sospetto, fondato o meno, di aver infranto la legge.

b) Populismo penale
In questo contesto, negli ultimi decenni si è diffusa la convinzione che attraverso la pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina. Non si tratta di fiducia in qualche funzione sociale tradizionalmente attribuita alla pena pubblica, quanto piuttosto della credenza che mediante tale pena si possano ottenere quei benefici che richiederebbero l’implementazione di un altro tipo di politica sociale, economica e di inclusione sociale.
Non si cercano soltanto capri espiatori che paghino con la loro libertà e con la loro vita per tutti i mali sociali, come era tipico nelle società primitive, ma oltre a ciò talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici: figure stereotipate, che concentrano in sé stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste.

I. Sistemi penali fuori controllo e la missione dei giuristi.
Il principio guida della cautela in poenam
Stando così le cose, il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili, in nome di una finalità preventiva la cui efficacia, fino ad ora, non si è potuto verificare, neppure per le pene più gravi, come la pena di morte. C’è il rischio di non conservare neppure la proporzionalità delle pene, che storicamente riflette la scala di valori tutelati dallo Stato. Si è affievolita la concezione del diritto penale come ultima ratio, come ultimo ricorso alla sanzione, limitato ai fatti più gravi contro gli interessi individuali e collettivi più degni di protezione. Si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative.
In questo contesto, la missione dei giuristi non può essere altra che quella di limitare e di contenere tali tendenze. È un compito difficile, in tempi nei quali molti giudici e operatori del sistema penale devono svolgere la loro mansione sotto la pressione dei mezzi di comunicazione di massa, di alcuni politici senza scrupoli e delle pulsioni di vendetta che serpeggiano nella società. Coloro che hanno una così grande responsabilità sono chiamati a compiere il loro dovere, dal momento che il non farlo pone in pericolo vite umane, che hanno bisogno di essere curate con maggior impegno di quanto a volte non si faccia nell’espletamento delle proprie funzioni.

II. Circa il primato della vita e la dignità della persona umana. Primatus principii pro homine
a) Circa la pena di morte
È impossibile immaginare che oggi gli Stati non possano disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dall’aggressore ingiusto la vita di altre persone.
San Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte (cfr Lett. enc. Evangelium vitae, 56), come fa anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (N. 2267).
Tuttavia, può verificarsi che gli Stati tolgano la vita non solo con la pena di morte e con le guerre, ma anche quando pubblici ufficiali si rifugiano all’ombra delle potestà statali per giustificare i loro crimini. Le cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali sono omicidi deliberati commessi da alcuni Stati e dai loro agenti, spesso fatti passare come scontri con delinquenti o presentati come conseguenze indesiderate dell’uso ragionevole, necessario e proporzionale della forza per far applicare la legge. In questo modo, anche se tra i 60 Paesi che mantengono la pena di morte, 35 non l’hanno applicata negli ultimi dieci anni, la pena di morte, illegalmente e in diversi gradi, si applica in tutto il pianeta.
Le stesse esecuzioni extragiudiziali vengono perpetrate in forma sistematica non solamente dagli Stati della comunità internazionale, ma anche da entità non riconosciute come tali, e rappresentano autentici crimini.
Gli argomenti contrari alla pena di morte sono molti e ben conosciuti. La Chiesa ne ha opportunamente sottolineato alcuni, come la possibilità dell’esistenza dell’errore giudiziale e l’uso che ne fanno i regimi totalitari e dittatoriali, che la utilizzano come strumento di soppressione della dissidenza politica o di persecuzione delle minoranze religiose e culturali, tutte vittime che per le loro rispettive legislazioni sono “delinquenti”.

Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi a lottare non solo per l’abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. E questo, io lo collego con l’ergastolo. In Vaticano, poco tempo fa, nel Codice penale del Vaticano, non c’è più, l’ergastolo. L’ergastolo è una pena di morte nascosta.

b) Sulle condizioni della carcerazione, i carcerati senza condanna e i condannati senza giudizio. - Queste non sono favole: voi lo sapete bene -
La carcerazione preventiva – quando in forma abusiva procura un anticipo della pena, previa alla condanna, o come misura che si applica di fronte al sospetto più o meno fondato di un delitto commesso – costituisce un’altra forma contemporanea di pena illecita occulta, al di là di una patina di legalità. Questa situazione è particolarmente grave in alcuni Paesi e regioni del mondo, dove il numero dei detenuti senza condanna supera il 50% del totale. Questo fenomeno contribuisce al deterioramento ancora maggiore delle condizioni detentive, situazione che la costruzione di nuove carceri non riesce mai a risolvere, dal momento che ogni nuovo carcere esaurisce la sua capienza già prima di essere inaugurato. Inoltre è causa di un uso indebito di stazioni di polizia e militari come luoghi di detenzione.
Il problema dei detenuti senza condanna va affrontato con la debita cautela, dal momento che si corre il rischio di creare un altro problema tanto grave quanto il primo se non peggiore: quello dei reclusi senza giudizio, condannati senza che si rispettino le regole del processo.
Le deplorevoli condizioni detentive che si verificano in diverse parti del pianeta, costituiscono spesso un autentico tratto inumano e degradante, molte volte prodotto delle deficienze del sistema penale, altre volte della carenza di infrastrutture e di pianificazione, mentre in non pochi casi non sono altro che il risultato dell’esercizio arbitrario e spietato del potere sulle persone private della libertà.

c) Sulla tortura e altre misure e pene crudeli, inumane e degradanti - L’aggettivo “crudele”; sotto queste figure che ho menzionato, c’è sempre quella radice: la capacità umana di crudeltà. Quella è una passione, una vera passione! -
Una forma di tortura è a volte quella che si applica mediante la reclusione in carceri di massima sicurezza. Con il motivo di offrire una maggiore sicurezza alla società o un trattamento speciale per certe categorie di detenuti, la sua principale caratteristica non è altro che l’isolamento esterno. Come dimostrano gli studi realizzati da diversi organismi di difesa dei diritti umani, la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio.
Questo fenomeno, caratteristico delle carceri di massima sicurezza, si verifica anche in altri generi di penitenziari, insieme ad altre forme di tortura fisica e psichica la cui pratica si è diffusa. Le torture ormai non sono somministrate solamente come mezzo per ottenere un determinato fine, come la confessione o la delazione – pratiche caratteristiche della dottrina della sicurezza nazionale – ma costituiscono un autentico plus di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione. In questo modo, si tortura non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati e altri centri e istituzioni di detenzione e pena.
La stessa dottrina penale ha un’importante responsabilità in questo, con l’aver consentito in certi casi la legittimazione della tortura a certi presupposti, aprendo la via ad ulteriori e più estesi abusi.
Molti Stati sono anche responsabili per aver praticato o tollerato il sequestro di persona nel proprio territorio, incluso quello di cittadini dei loro rispettivi Paesi, o per aver autorizzato l’uso del loro spazio aereo per un trasporto illegale verso centri di detenzione in cui si pratica la tortura.
Questi abusi si potranno fermare unicamente con il fermo impegno della comunità internazionale a riconoscere il primato del principio pro homine, vale a dire della dignità della persona umana sopra ogni cosa.

d) Sull’applicazione delle sanzioni penali a bambini e vecchi e nei confronti di altre persone specialmente vulnerabili
Gli Stati devono astenersi dal castigare penalmente i bambini, che ancora non hanno completato il loro sviluppo verso la maturità e per tale motivo non possono essere imputabili. Essi invece devono essere i destinatari di tutti i privilegi che lo Stato è in grado di offrire, tanto per quanto riguarda politiche di inclusione quanto per pratiche orientate a far crescere in loro il rispetto per la vita e per i diritti degli altri.
Gli anziani, per parte loro, sono coloro che a partire dai propri errori possono offrire insegnamenti al resto della società. Non si apprende unicamente dalle virtù dei santi, ma anche dalle mancanze e dagli errori dei peccatori e, tra di essi, di coloro che, per qualsiasi ragione, siano caduti e abbiano commesso delitti. Inoltre, ragioni umanitarie impongono che, come si deve escludere o limitare il castigo di chi patisce infermità gravi o terminali, di donne incinte, di persone handicappate, di madri e padri che siano gli unici responsabili di minori o di disabili, così trattamenti particolari meritano gli adulti ormai avanzati in età.

III. Considerazioni su alcune forme di criminalità che ledono gravemente la dignità della persona e il bene comune
Alcune forme di criminalità, perpetrate da privati, ledono gravemente la dignità delle persone e il bene comune. Molte di tali forme di criminalità non potrebbero mai essere commesse senza la complicità, attiva od omissiva, delle pubbliche autorità.

a) Sul delitto della tratta delle persone
La schiavitù, inclusa la tratta delle persone, è riconosciuta come crimine contro l’umanità e come crimine di guerra, tanto dal diritto internazionale quanto da molte legislazioni nazionali. E’ un reato di lesa umanità. E, dal momento che non è possibile commettere un delitto tanto complesso come la tratta delle persone senza la complicità, con azione od omissione, degli Stati, è evidente che, quando gli sforzi per prevenire e combattere questo fenomeno non sono sufficienti, siamo di nuovo davanti ad un crimine contro l’umanità. Più ancora, se accade che chi è preposto a proteggere le persone e garantire la loro libertà, invece si rende complice di coloro che praticano il commercio di esseri umani, allora, in tali casi, gli Stati sono responsabili davanti ai loro cittadini e di fronte alla comunità internazionale.
Si può parlare di un miliardo di persone intrappolate nella povertà assoluta. Un miliardo e mezzo non hanno accesso ai servizi igienici, all’acqua potabile, all’elettricità, all’educazione elementare o al sistema sanitario e devono sopportare privazioni economiche incompatibili con una vita degna (2014 Human Development Report, UNPD). Anche se il numero totale di persone in questa situazione è diminuito in questi ultimi anni, si è incrementata la loro vulnerabilità, a causa delle accresciute difficoltà che devono affrontare per uscire da tale situazione. Ciò è dovuto alla sempre crescente quantità di persone che vivono in Paesi in conflitto. Quarantacinque milioni di persone sono state costrette a fuggire a causa di situazioni di violenza o persecuzione solo nel 2012; di queste, quindici milioni sono rifugiati, la cifra più alta in diciotto anni. Il 70% di queste persone sono donne. Inoltre, si stima che nel mondo, sette su dieci tra coloro che muoiono di fame, sono donne e bambine (Fondo delle Nazioni Unite per le Donne, UNIFEM).

b) Circa il delitto di corruzione
La scandalosa concentrazione della ricchezza globale è possibile a causa della connivenza di responsabili della cosa pubblica con i poteri forti. La corruzione è essa stessa anche un processo di morte: quando la vita muore, c’è corruzione.
Ci sono poche cose più difficili che aprire una breccia in un cuore corrotto: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio» (Lc12,21). Quando la situazione personale del corrotto diventa complicata, egli conosce tutte le scappatoie per sfuggirvi come fece l’amministratore disonesto del Vangelo (cfr Lc 16,1-8).
Il corrotto attraversa la vita con le scorciatoie dell’opportunismo, con l’aria di chi dice: “Non sono stato io”, arrivando a interiorizzare la sua maschera di uomo onesto. E’ un processo di interiorizzazione. Il corrotto non può accettare la critica, squalifica chi la fa, cerca di sminuire qualsiasi autorità morale che possa metterlo in discussione, non valorizza gli altri e attacca con l’insulto chiunque pensa in modo diverso. Se i rapporti di forza lo permettono, perseguita chiunque lo contraddica.
La corruzione si esprime in un’atmosfera di trionfalismo perché il corrotto si crede un vincitore. In quell’ambiente si pavoneggia per sminuire gli altri. Il corrotto non conosce la fraternità o l’amicizia, ma la complicità e l’inimicizia. Il corrotto non percepisce la sua corruzione. Accade un po’ quello che succede con l’alito cattivo: difficilmente chi lo ha se ne accorge; sono gli altri ad accorgersene e glielo devono dire. Per tale motivo difficilmente il corrotto potrà uscire dal suo stato per interno rimorso della coscienza.
La corruzione è un male più grande del peccato. Più che perdonato, questo male deve essere curato. La corruzione è diventata naturale, al punto da arrivare a costituire uno stato personale e sociale legato al costume, una pratica abituale nelle transazioni commerciali e finanziarie, negli appalti pubblici, in ogni negoziazione che coinvolga agenti dello Stato. È la vittoria delle apparenze sulla realtà e della sfacciataggine impudica sulla discrezione onorevole.
Tuttavia, il Signore non si stanca di bussare alle porte dei corrotti. La corruzione non può nulla contro la speranza.
Che cosa può fare il diritto penale contro la corruzione? Sono ormai molte le convenzioni e i trattati internazionali in materia e hanno proliferato le ipotesi di reato orientate a proteggere non tanto i cittadini, che in definitiva sono le vittime ultime – in particolare i più vulnerabili – quanto a proteggere gli interessi degli operatori dei mercati economici e finanziari.
La sanzione penale è selettiva. È come una rete che cattura solo i pesci piccoli, mentre lascia i grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con la maggior severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica e sociale – come per esempio gravi frodi contro la pubblica amministrazione o l’esercizio sleale dell’amministrazione – come in qualsiasi sorta di ostacolo frapposto al funzionamento della giustizia con l’intenzione di procurare l’impunità per le proprie malefatte o per quelle di terzi.

Conclusione
La cautela nell’applicazione della pena dev’essere il principio che regge i sistemi penali, e la piena vigenza e operatività del principio pro homine deve garantire che gli Stati non vengano abilitati, giuridicamente o in via di fatto, a subordinare il rispetto della dignità della persona umana a qualsiasi altra finalità, anche quando si riesca a raggiungere una qualche sorta di utilità sociale. Il rispetto della dignità umana non solo deve operare come limite all’arbitrarietà e agli eccessi degli agenti dello Stato, ma come criterio di orientamento per il perseguimento e la repressione di quelle condotte che rappresentano i più gravi attacchi alla dignità e integrità della persona umana.  
Cari amici, vi ringrazio nuovamente per questo incontro, e vi assicuro che continuerò ad essere vicino al vostro impegnativo lavoro al servizio dell’uomo nel campo della giustizia. Non c’è dubbio che, per quanti tra voi sono chiamati a vivere la vocazione cristiana del proprio Battesimo, questo è un campo privilegiato di animazione evangelica del mondo. Per tutti, anche quelli tra voi che non sono cristiani, in ogni caso, c’è bisogno dell’aiuto di Dio, fonte di ogni ragione e giustizia. Invoco pertanto per ciascuno di voi, con l’intercessione della Vergine Madre, la luce e la forza dello Spirito Santo. Vi benedico di cuore e per favore, vi chiedo di pregare per me. Grazie.
http://www.lapresse.it/cronaca/papa-ergastolo-e-una-pena-di-morte-nascosta-1.599851


Il Papa:
"Abolire la pena di morte, l'ergastolo è come un'esecuzione. Giustizia non è vendetta"

Papa Francesco all'Associazione Internazionale di Diritto Penale: "Dalle prigioni di massima sicurezza agli ospedali psichiatrici, i moderni campi di concentramento sono una tortura, così come spesso la carcerazione preventiva". E poi: "La corruzione si esprime in un'atmosfera di trionfalismo, non basta stanare solo i 'pesci piccoli"

23 ottobre 2014

CITTA' DEL VATICANO - Abolire la "pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie nel rispetto della dignità umana".
Lo ha chiesto oggi Papa Francesco, in una lunga riflessione ad alcuni giuristi dell'Associazione Internazionale di Diritto Penale, ricevuti in udienza, aggiungendo che anche "l'ergastolo è una pena di morte nascosta". Condanna del Pontefice anche per le "cosiddette esecuzioni extragiudiziali o extralegali".

"Pensare a sanzioni alternative". La dinamica della vendetta, ha spiegato il Papa, "non è assente nelle società moderne: la realtà mostra che l'esistenza di strumenti legali e politici necessari ad affrontare e risolvere conflitti non offre garanzie sufficienti ad evitare che alcuni individui vengano incolpati per i problemi di tutti". "Oggi si è anche affievolito il dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative". La mentalità che viene diffusa, infatti, è quella che con "una pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina".  

"Carcerazione preventiva pericolosa".
"Il sistema penale va oltre la sua funzione propriamente sanzionatoria e si pone sul terreno delle libertà e dei diritti delle persone, soprattutto di quelle più vulnerabili, in nome di una finalità preventiva la cui efficacia, fino ad ora, non si è potuto verificare, neppure per le pene più gravi, come la pena di morte", ha precisato il Papa. Non solo: la carcerazione preventiva "quando in forma abusiva procura un anticipo della pena, previa alla condanna, o come misura che si applica di fronte al sospetto più o meno fondato di un delitto commesso" costituisce "un'altra forma contemporanea di pena illecita occulta, al di là di una patina di legalità".

"Il 'plus' di dolore". "Una forma di tortura è a volte - ha poi aggiunto il Papa - quella che si applica mediante la reclusione in carceri di massima sicurezza", con la "mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani". E questo accade a volte "anche in altri penitenziari", ha ammonito Francesco. "Non solo in centri clandestini di detenzione o in moderni campi di concentramento, ma anche in carceri, istituti per minori, ospedali psichiatrici, commissariati e altri centri e istituzioni di detenzione e pena. Queste crudeltà sono un autentico 'plus' di dolore che si aggiunge ai mali propri della detenzione".

"Catturare anche i grossi corruttori". Ma Francesco, come durante il suo anatema di un anno fa  si è espresso anche contro la corruzione, che, secondo il Pontefice, "si esprime in un'atmosfera di trionfalismo perché il corrotto si crede un vincitore e si pavoneggia per sminuire gli altri", ha poi denunciato Papa Francesco. Per il Pontefice, purtroppo questa situazione è il risultato dell'impunità resa possibile dal fatto che "la sanzione penale è selettiva, cioè è come una rete che cattura solo i pesci piccoli, mentre lascia i grandi liberi nel mare. Le forme di corruzione che bisogna perseguire con maggiore severità sono quelle che causano gravi danni sociali, sia in materia economica che sociale, come le frodi contro la pubblica amministrazione o l'esercizio sleale dell'amministrazione o qualsiasi sorta di ostacolo alla giustizia".

 

2014 – 26 OTTOBRE – DOMENICA
L’OCCHIO NELLA TOPPA
90° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(19° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 16° appuntamento con lettura al microfono)

- Pietro Tartamella -
Solita sosta, breve questa volta, per un caffè e una brioche al bar dei due giovani cinesi a fianco del supermercato CARREFOUR MARKET. Il bar è disposto a distribuire una scatola di bustine di zucchero con gli haiku dei detenuti quando saranno pronte.
All’ingresso del carcere ci sono agenti nuovi che non mi sembra di aver mai visto. Sono giovani. Uno di loro mi accompagna sino al quarto piano. Il montacarichi non funziona, facciamo a piedi la prima rampa di scale, poi prendiamo l’ascensore.
L’agente è rimasto per tutta l’ora che è durata Good Morning Poesia dinanzi alla porta della barberia a guardarci e ascoltarci senza dire una parola e molto seriosamente. Non riesco a immaginare cosa abbia pensato delle nostre letture.
I detenuti sono sempre entusiasti e puntuali, leggono con piacere. Mi chiedono quando cominceranno la seconda parte del percorso di danza teatro con Nagi e Florian, mi dicono di portare i loro saluti ad Anna e chiedono quando verrà a trovarli, quando faranno lo spettacolo in teatro con i ragazzi disabili, come stanno i ragazzi, ci daranno il permesso di leggere la domenica nei cortili…?…
Pensando di fare cosa gradita ho portato a Salvatore L. l’articolo che Fabrizio Virgili ha pubblicato su Frecciolenews dove parla del suo haiku classificatosi al terzo posto del concorso internazionale di Cascina Macondo. Salvatore ha apprezzato, e anche gli altri che hanno voluto leggerlo.
Terminata l’attività lo stesso giovane agente mi accompagna verso l’uscita.
Mi dice che però i detenuti non devono toccare l’amplificatore, perché ha visto che inserivano il CD con le musiche di Beppe Finello e toccavano tasti e manopoline e prendevano delle poesie dalla mia cartellina. Mi dice che quello è un lavoro che dovrei fare io, non i detenuti.
Rispondo che però il progetto prevede che…
Ma l’agente cortesemente mi interrompe, e ribadisce che i detenuti non dovrebbero toccare l’amplificatore.
Mi rendo dunque conto che non sa nulla delle finalità del progetto Parol e tanto meno dell’attività Good Morning Poesia.
Riprendendo il discorso cortesemente interrompendo l’agente a mia volta cerco di arrivare il più in fretta possibile alla fine del mio pensiero: “Il progetto prevede che quando io non verrò più saranno i detenuti a continuare da soli questa attività di leggere a voce alta ogni domenica alla stessa ora con questo o un altro amplificatore simile che resterà al carcere se non imparano a usarlo rischiano di non farlo funzionare o di romperlo”.
L’agente risponde che è diverse volte che vengo “e i detenuti dovrebbero ormai aver imparato ad usarlo…
Attraversiamo il cortile in silenzio.
Nella testa l’eco di queste poche parole, quelle mie e quelle dell’agente. Nel silenzio solo il rullìo delle piccole ruote dell’amplificatore che trascino sull’asfalto.

Sono oltre le mura, oltre il cancello. Carico sull’Ulysse l’amplificatore, la borsa con i testi. Mi tolgo il cappello e la giacchetta. Su un sedile sistemo il disegno di Matteo: un grande occhio che guarda nel buco di una serratura. Faccio attenzione che non si rovini o sgualcisca.
Non so se Anna riuscirà a utilizzarlo per farne un manifesto per la mostra Parol al Circolo dei Lettori e a Ingenio - Bottega d’Arte e Antichi Mestieri.

 

2014 – 25 OTTOBRE – SABATO SERA
I RACCONTI DELLA TOMBOLA A CASA DI FIORENZA ALINERI

- Pietro Tartamella -
Un grazie a Fiorenza, Arianna, Gabriel che hanno ospitato nella loro casa i Racconti della Tombola. Una serata tranquilla, rilassante, divertente, con atmosfera familiare, con la consapevolezza di essere lì per dare il proprio contributo al progetto Parol e al lavoro con i detenuti oltre i confini oltre le mura. Simpaticissimo e di gran compagnia Andrea, bambino di una decina di anni, bravissimo lettore, che è stato sveglio e ha giocato a tombola lucidamente sino a mezzanotte.
Sono state adottate 180 bolle di sapone.
Ad oggi mancano ancora 18.042 bolle di sapone per coprire tutti i costi del progetto.
Sono ancora tante, ma come formiche mettiamo da parte una mollica dopo l’altra.
Siamo quasi al termine del progetto Parol, mancano ormai pochi mesi. Coloro che almeno una volta hanno pensato di voler dare un contributo, ma ancora non lo hanno fatto, li invitiamo a versarlo al più presto; non aspettate l’ultimo momento, non rischiate di trovarvi di fronte al progetto concluso senza aver adottato una bolla di sapone e senza essere stati con noi! Il tempo passa velocissimo!
Chi vuole organizzare una serata di Racconti della Tombola è benvenuto. Chi vuole informare la cerchia dei propri amici dell’esistenza di questa campagna di raccolta fondi “ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE” lo faccia, sparga la voce… Ricordiamo il nostro IBAN per fare un versamento di solidarietà: IBAN   IT13C0335901600100000013268.
Un caloroso saluto e un grazie ancora a Fiorenza, Arianna, Gabriel, per la loro squisita e generosa ospitalità, e un grazie ai loro amici che questa sera erano con noi a sostenerci, grazie Ana, Andrea, Anna, Arianna, Caterina, Gianna, Larisa, Liliana, Manuela, Maria Luisa, Martina, Maurizio, Nadia, Renato, Silvia, Simona, Vanna.


 

2014 – 25 OTTOBRE – SABATO
GLI APPUNTAMENTI SETTIMANALI OLTRE LE MURA DI CASCINA MACONDO

- Pietro Tartamella -
La Compagnia San Paolo dunque non ha dato nessun contributo al progetto europeo Parol, eppure avevamo partecipato a un bando appositamente rivolto ai detenuti! 
La Fondazione CRT ha dato un contributo a Parol, ma ha tolto il contributo che ogni anno, da diversi anni, dava al progetto “Domeniche in Cascina” rivolto alla disabilità!
Ironia della sorte? Il contributo che la Fondazione CRT dava alle “Domeniche in Cascina” era superiore di 3.000 euro a quello che ha dato per il progetto Parol!.
In questo caso si può dire due piccioni con una fava?
Le due brutte notizie sono arrivate ieri insieme. Insieme! Giusto per pesare il quàdruplo sul nostro morale. Ho pensato di scrivere e inviare subito un comunicato stampa alle radio e ai giornali. I massmedia, continuiamo a rimarcare, non ci hanno aiutato granché a diffondere il progetto Parol.


comunicato stampa

GOOD MORNING POESIA
GLI APPUNTAMENTI SETTIMANALI OLTRE LE MURA
DI CASCINA MACONDO



È un progetto europeo, si chiama “PAROL – Scrittura e Arti nelle carceri, oltre i confini, oltre le mura”. Iniziato nel 2013 si concluderà nell’aprile del 2015. Coinvolge cinque paesi: Belgio, Italia, Polonia, Serbia, Grecia, con circa 200 detenuti di 20 carceri europee.
Cascina Macondo è l’associazione italiana partner co-organizzatore. Laboratori di scrittura, lettura ad alta voce, ceramica, pittura, poetry slam, scultura, haiku, renga, haiga, haibun, mosaico, fotografia, video, terranno impegnati i detenuti in un percorso di formazione e creatività.
Il progetto PAROL aspira a costruire connessioni creative tra il sistema penitenziario e la società, promuovendo i valori dell’inclusione e della cittadinanza. Una duplice direzione della responsabilità sociale: dai detenuti alla società; dalla società ai detenuti. Parol ha l’obiettivo di attivare, attraverso la molteplicità degli interventi, significative relazioni, riflessioni, partecipazione, scambi e confronti tra i detenuti, gli artisti, tra gli artisti e i detenuti, tra il personale del carcere, le famiglie dei detenuti e quelle delle vittime, le istituzioni cittadine, tra il mondo prigioniero e il mondo libero.
Tra le diverse iniziative particolare rilievo riveste l’attività GOOD MORNING POESIA.
Si tratta di appuntamenti settimanali in carcere durante i quali i detenuti del carcere “Lorusso e Cutugno” di   Torino e quelli di Alta Sicurezza del carcere “Rodolfo Morandi” di Saluzzo, leggono al microfono ad alta voce poesie, haiku, racconti, durante gli orari in cui i detenuti sono a passeggiare nei cortili e tutti possono ascoltare. Sono state dislocate alcune cassette di raccolta all’interno del carcere dove è possibile “imbucare” una propria poesia o il testo di un autore che è stato apprezzato desiderando di sentirlo leggere ad alta voce dal gruppo Parol. In questo modo tutti i detenuti residenti nel carcere, ma anche gli agenti di custodia, sono coinvolti e invitati a partecipare segnalando i testi che amano.
Ogni settimana anche il mondo esterno al carcere partecipa all’appuntamento con un gruppo di lettori volontari che affiancano i detenuti. A proporre i lori testi ad alta voce si alternano i Narratori di Macondo: Anna Abate, Melania Agrimano, Sara Amaiolo, Giusy Amitrano, Arianna Barbarossa, Riccardo Di Benedetto,  Annunziata Di Matteo, Luisa Gnavi, Vittoria Iozzo, Marianna Massimello, Gaia Manuela Napoli, Giulio Cesare Schiavone, Emanuela Squadrelli.
L’obiettivo è far diventare Good Morning Poesia una consuetudine, un rituale, una “tradizione” dell’Istituto Penitenziario che la ospita, gestita alla fine in maniera autonoma e responsabile dai detenuti. I detenuti che inizieranno questa tradizione, nella previsione che essi possano essere trasferiti in altre sedi o che possano abbandonare il carcere, avranno anche il compito di “tramandare” ad altri detenuti la ritualità di leggere a voce alta ogni settimana una poesia. Una sorta di “passaggio del testimone” affinché la tradizione possa continuare.
Pietro Tartamella, direttore artistico di Cascina Macondo, spiega:
Good Morning Poesia prima di tutto vuole dare ai detenuti l'opportunità di continuare ad esercitarsi con la lettura ad alta voce (le cui tecniche sono state apprese nei laboratori Parol di Cascina Macondo) di fronte ad un pubblico formato dalla popolazione carceraria di quell’Istituto.
In secondo luogo mira a responsabilizzare i detenuti nella gestione autonoma di una iniziativa che durerà a tempo indeterminato, il cui impegno è minimo, ma dove le soddisfazioni potrebbero essere molto incentivanti e il “confronto” un momento di crescita personale, emotiva e intellettuale.
Ogni settimana con l'ascolto di poesie diverse si forniscono stimoli culturali in modo piacevole. Il coinvolgimento affettivo e intellettuale farà apprezzare autori nuovi, antichi e moderni, stili diversi, che possono suscitare interessi, approfondimenti, riflessioni. Rendere familiare la poesia e, attraverso l'ascolto, umanizzare le diversità. Ottenere con la ritualità e gli appuntamenti settimanali costanti un’ attenzione al tempo che passa, mettendo in risalto la magìa, la bellezza, l'importanza della parola essenziale, della parola viva, del pensiero, dell'emozione, della sensibilità. Ottenere altresì una familiarità con “il punto di vista altro”. Good Morning Poesia fornisce a tutti quei detenuti che scrivono poesie un’opportunità di "raccontarsi" affidando i loro  testi al gruppo che si sarà preparato per la lettura pubblica al microfono. Ma anche di “raccontarsi” attraverso un interposto autore i cui testi i detenuti potrebbero suggerire e desiderare di ascoltare e far conoscere. L’iniziativa consente anche di attivare un interscambio di testi fra tutti i detenuti di tutte le carceri europee coinvolte nel progetto Parol al fine di mantenere viva l’idea di transnazionalità e di “comunità che è in relazione”  e che collabora per il raggiungimento dello stesso fine.

Good Morning Poesia infatti è già stata attivata nel 2013 nel carcere di Dendermonde in Belgio, e nel 2012 presso il Liceo Segrè di Torino. Studenti, detenuti, cittadini, possono scambiarsi i testi da leggere ad alta voce, costruendo così, attraverso la poesia, una rete attiva che porta con sé il senso della “comunità”.
Il progetto Parol è stato sovvenzionato dalla Comunità Europea, ma ancora non è stata raggiunta la cifra per coprire tutti i costi. Mancano ancora 19.000 euro!
Cascina Macondo ha lanciato una campagna di raccolta fondi: “ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE”. Molti cittadini hanno già adottato bolle di sapone (1 bolla = 1 euro). La Fondazione CRT ha dato un contributo per il progetto Parol (ma ha tolto quello che da molti anni dava per le attività di Cascina Macondo rivolte alla disabilità!).
Chi volesse dare il proprio aiuto, ecco l’ IBAN per fare un versamento di solidarietà:
IBAN:      IT13C0335901600100000013268


vedi link:

PAROL DIARIO GIORNO PER GIORNO IL NOSTRO CAMMINO:
http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1202:parol-diario&catid=102:news&Itemid=90

ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE

http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1175:adotta-una-bolla-di-sapone&catid=102:news&Itemid=90


ufficio stampa Cascina Macondo APS
Cèntro Nazionale pér la Promozióne délla Lettura Creativa ad Alta Vóce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4 10020 Riva Presso Chieri (TO) – Italia
tel/fax 0039-011 / 94 68 397 - cell.
email: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.     sito web: www.cascinamacondo.com
0039-328 42 62 517

 

 

2014 – 24 OTTOBRE – VENERDI
AD AVERLO SAPUTO!

- Pietro Tartamella -
Sono usciti gli elenchi dei beneficiari dei contributi elargiti dalla Compagnia San Paolo.
Noi non siamo nell’elenco! Nessun contributo a Cascina Macondo per il progetto Parol.
Sono di nuovo giorni di tristezza, perché dobbiamo ancora trovare 19.000 euro e non sappiamo più dove e a chi rivolgerci. La raccolta fondi con adotta una bolla di sapone si è un po’ fermata, dobbiamo rimetterla in moto al più presto e fare gli ultimi sforzi.
La tristezza di questi giorni è doppia, anzi, consentitemi di dirlo, è quadrupla.
La Fondazione CRT ha infatti stanziato per Parol un contributo di 7.000 euro. La notizia, quando ne siamo venuti a conoscenza un paio di mesi fa, ci aveva reso felici. Ma in questi giorni, andando a leggere su internet i beneficiari dei progetti “Vivo Meglio” ci rendiamo conto che Cascina Macondo non è più tra i beneficiari!  Da molti anni la Fondazione CRT aveva sostenuto i nostri progetti rivolti alla disabilità.
Quest’anno ha sostenuto Parol, ma ha tolto il sostegno alla disabilità!
Avevamo una simile preoccupazione, ma in fondo, ci siamo detti, nei bandi della Fondazionbe CRT non c’era scritto che non si poteva presentare più di un progetto.
E invece, amici, siamo di fronte a una coltellata alle spalle.
A saperlo prima, sinceramente, non avremmo lavorato con i detenuti, ma avremmo continuato con la disabilità che ci sembra abbia, specie in questo momento di tagli alle risorse, maggiore bisogno di noi. Che cosa ci resta da fare? Non lo sappiamio bene.
Chissà, forse la Provvidenza sta preparando qualcosa di buono per noi?
 

 

2014 – 24 OTTOBRE – VENERDI
69° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(8° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 

 

2014 – 23 OTTOBRE – GIOVEDI
LA DOMANDA, LA CALAMITA, E LE BOLLE DI SAPONE

- Pietro Tartamella -
Tre riflessioni di ergastolani: Luigi Peciccia, Pasquale De Feo, Giovanni Farina, contenute nel libro “Urla a bassa voce” mi hanno fatto venire in mente, non so perché, un mio pensiero che ho inserito nel libro che sto scrivendo “Perché è impossibile cambiare il mondo – riflessioni di un eremita”. Non so quale è esattamente la connessione, ma quel mio pensiero è affiorato subito all’eco delle loro parole. Scrivo su “Perché è impossibile cambiare il mondo – riflessioni di un eremita”:

“Non c’è bambino capace di resistere alla voglia di dare una risposta giusta a una domanda che l’adulto gli ha rivolto. La resistenza diventa assolutamente meno di zero quando i bambini si trovano con altri bambini. L’adulto allora può inventarsi le cose più assurde.
Un maestro di scuola potrebbe raccontare ai bambini che dopo la morte le persone possono finire su scale diverse dove vi resteranno per sempre. Se in vita sono state brave persone finiscono su una scala di legno che sale fino al cielo, e possono stare seduti sui pioli per riposare.
Se sono state persone cattive finiscono su una scala di ferro dove possono stare seduti sui pioli, ma solo a cavalcioni. I bambini che muoiono vanno a finire su una scala a chiocciola. Gli ubriachi finiscono su una scala di cemento senza ringhiera.
Senz’altro i bambini sono in grado di ridere di queste baggianate, e di ridere degli adulti che volessero raccontarle. Ma pur ridendo e prendendosi gioco di voi, se all’improvviso ponete loro la domanda: dove vanno a finire i bambini quando muoiono?
Attratti come da una calamita, vi risponderanno prontamente: “sulla scala a chiocciola”.
E dove vanno a finire gli ubriaconi?
Vi risponderanno: “sulla scala di cemento senza ringhiera”.  
I bambini faranno a gara a chi risponde giusto per primo.
Il loro bisogno è soltanto quello di voler dare la risposta giusta a una domanda, e dimostrare così che sono stati attenti.  Ma a forza di fare simili domande, e a forza di rispondere giusto, i bambini finiranno col credere che quelle scale siano vere.
È uno dei modi subdoli usato dagli adulti per indottrinare”.

Ecco i pensieri dei tre ergastolani:

Luigi Peciccia

Ma tutte le belle parole che si possono usare rimangono sempre parole. È difficile sradicare ciò che i media, la politica, e altre persone inculcano nella mentalità delle persone, specialmente nei giovani. Forse l’unico modo sarebbe quello di fare un paragone, con un errore che una persona compie nella vita e che solo per quell’errore venga classificato perpetuamente. L’ergastolo è una pena da eliminare dal Codice penale, che sia normale o ostativo. Lo Stato deve fare uno sforzo per recuperare le persone e restituirle migliorate alla società. Uno Stato che non riesce in questo è uno Stato che non ha carattere, uno Stato debole.

Pasquale De Feo
La storia ci insegna che uomini e sistemi politici in nome di un bene assoluto hanno istituzionalizzato leggi contrarie alla civiltà democratica; anche gli atti disumani di Stalin e Hitler erano avallati da leggi, ma questo non vuol dire che erano giusti. La politica odierna, aiutata dai media, per coprire i problemi, i loro fallimenti e il loro malaffare, indirizzano sui detenuti un linciaggio mediatico, consapevoli che sono privi di difese. Anche l’ergastolo rientra in questa ottica, e per di più viene propinato alla gente che “l’ergastolo non si sconta perché è solo virtuale”. Se non c’è, perché non abolirlo? La rivoluzione francese abolì l’ergastolo e mantenne la pena di morte, perché ritenevano che l’ergastolo era disumano.

Giovanni Farina
L’uomo deve prendere coscienza che è solo un passeggero di transito, alimentato da un fragile alito di vita. La risorsa sociale dell’uomo che vive la condizione dell’ergastolo “ostativo”, è rappresentata dalle testimonianze, vere, sincere; non è il comodo pentimento del Caino di turno che divora Abele per avere dei privilegi da una giustizia bugiarda.
Dobbiamo ricordarci che siamo uomini e sappiamo che non si vive di solo pane, ma anche di testimonianze di vita. Io sono stato represso per trenta anni nelle carceri speciali, mi è stato impedito di avere un’istruzione, sono stato costretto ad abbrutirmi ogni giorno di più con la repressione sadica del potere sbagliato dei governanti di turno. All’uomo che vive nella nostra società senza conoscere il proprio razzismo e si crede migliore di qualsiasi uomo gli dico, in qualsiasi luogo si trovi, gli dico che non ha capito nulla della vita, che si è chiuso dentro la sua bollicina fragilissima di sapone. E non vuole conoscere il mondo che lo circonda. Per avere una collaborazione coi propri simili bisogna iniziare a non cancellare la luce dalle menti delle persone.
È una vita che aspetto persone capaci, che sappiano farmi vedere la luce che c’è oltre il buio.

 

2014 – 23 OTTOBRE – GIOVEDI
68° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(7° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )
- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 

2014 – 22 OTTOBRE – MERCOLEDI
VIDEO DOCUMENTARIO
MEETING EUROPEO A CASCINA MACONDO
E INCONTRO CON I DETENUTI DI SALUZZO

- Pietro Tartamella -
Un altro video documentario del progetto Parol è stato realizzato da Giulia Efnael Viero e Davide Novelli. Lunghezza 7 minuti circa. Racconta l’incontro dei partner europei del progetto Parol con i detenuti nel teatro del carcere di Saluzzo. I detenuti avevano preparato come dono da offrire agli ospiti una lettura di haiku e alcune poesie. Poi c’è stato l’incontro informale scambiando due chiacchiere e commenti mescolando i dialetti e le diverse lingue. Nella seconda parte del video alcune interviste-flash ai partner e, a conclusione, alcune immagini autoironiche. Puoi visionare il video sul nostro canale youtube al seguente link:
http://youtu.be/RNs_6F6ytGE

 

2014 – 22 OTTOBRE – MERCOLEDI
DA UNA CREPA

- Pietro Tartamella -
Oggi nella newsletter frecciolenews n° 181 di Cascina Macondo, Fabrizio Virgili, curatore della rubrica “5-7-5” ha voluto segnalare una crepa:


Raggio di sole
che penetri leggero
da una crepa.


Salvatore L.


Disteso su un letto, a osservare il soffitto, in una piccola stanza, solo. Poi una lentissima carrellata a tutto raggio sui muri, di cui ormai si conoscono tutte le sfumature, le tracce ormai asciugate e secche di un’umidità antica, i segni lasciati da chi lo ha preceduto, i propri… tutto è silenzio… improvvisamente un raggio di sole entra da una crepa. Entra “leggero”, senza rumore, quasi timido all’inizio e poi sempre più luminoso, ma dura un attimo. La crepa si spegne di nuovo e tutto torna alla stasi di sempre. Nulla accade, che possa portare vita nella stanza numerata. Solo un raggio di sole può permettersi di mutare l’interno del sito, lasciando però tutto immobile e intatto. Per qualche attimo, quello in cui il raggio incontra la verticale della crepa. Dalla crepa si può entrare, essendo immateriali, ma non si può uscire. Il pensiero può farlo, esce dalla stanza attraverso la fessura, e porta con sé la fantasia di chi sta pensando a come sarebbe bello il poter guardare al di fuori, lontano… l’orizzonte… il mare… le Alpi… le distese di grano... il mondo insomma. Ecco dunque che nasce l’haiku con il quale si può partecipare alla vita che fuori non si è fermata, con le sue splendide quotidianità. Quelle che appartengono a un passato lontano quasi venti anni.
In genere non commentiamo i componimenti di chi abbia ricevuto un premio al Concorso Internazionale di Cascina Macondo, ma oggi abbiamo fatto un’eccezione.
Questo haiku si è classificato terzo. Infatti è eccezionale il contesto in cui è nato questo componimento “speciale”, come non consuete sono le motivazioni che lo hanno fatto nascere. Il suo autore è detenuto nel carcere di alta sicurezza di Saluzzo “Rodolfo Morandi”.  Ha sbagliato e deve pagare un prezzo elevato, commisurato alla gravità di quanto ha commesso. Ho parlato con Salvatore e coi detenuti di questo carcere. Non è rimasto neppure un briciolo, una leggera traccia, di coloro che all’epoca hanno commesso azioni contro la legge. Non sono più quelli che hanno sbagliato, ora sono persone che nulla hanno a che vedere, con i se stessi che sbagliarono. Mai avrebbero pensato, all’epoca, di poter comporre haiku. L’ambiente in cui vivevano era fatto di violenza e ignoranza. E’ giusto che “paghino” ancora? E quanti, oggi strapagati e ladri nella stessa enorme misura, dovrebbero fare compagnia a Salvatore e agli altri?  

Cos’è un Haiku?
Un attimo di vita
che si fa verso.


Fabrizio Virgili


E, personalmente, mi viene da concludere:

raggio di sole
un attimo di crepa
che si fa verso

 

 

2014 – 21 OTTOBRE – MARTEDI
68° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (27° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  19° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
La strada davanti all’ingresso del Carcere "Lorusso e Cutugno" di Torino è intitolata dal 2013 a Maria Adelaide Aglietta (4 giugno 1940 – 20 maggio 2000), esponente prima del Partito Radicale e poi dei Verdi Arcobaleno e della Federazione dei Verdi, nonché parlamentare italiana ed europea, per ricordare il suo impegno sul versante "Giustizia". Una targa la ricorda. Dal 13 luglio 2013 il nuovo indirizzo del carcere è Via Maria Adelaide Aglietta n. 35, ex Via Pianezza n. 300.

Con decreto del Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dr. Giovanni Tinebra, l’11 novembre 2003 la Casa Circondariale torinese è stata intitolata alla memoria di Giuseppe Lorusso e Lorenzo Cutugno, due agenti di custodia rimasti vittime del terrorismo mentre prestavano servizio a Torino. Da tale data la Casa Circondariale “Le Vallette” ha assunto la nuova denominazione di “Lorusso e Cutugno”.
http://www.carceretorino.it/istituto/storia/page/0/3

Giuseppe Lorusso (3 gennaio 1949 – 19 gennaio 1979) e Lorenzo Cutugno (14 gennaio 1947 – 11 aprile 1978) stavano andando al lavoro al carcere di Torino che è sempre stato “Le Nuove” (dagli anni ’80 progressivamente sostituito dal nuovo penitenziario nel quartiere periferico Le Vallette e ora restaurato e sede di iniziative culturali e di un museo). La loro biografia è scarna, la data e il luogo di nascita, il nome del coniuge, le circostanze della morte negli anni del terrorismo lasciando mogli giovani e figli piccoli.
http://www.polizia-penitenziaria.it/i-caduti

Tra le varie iniziative nel carcere Lorusso-Cutugno c’è anche Good Morning Poesia del progetto europeo PAROL. Oggi è il 27° incontro. Sono venuti con me i lettori volontari esterni: Emanuela Squadrelli, Giulio Cesare Schiavoni, Maria Anna Massimello. L’appuntamento è sempre più interessante e coinvolgente. Un gruppetto di detenuti ascoltatori si sono assiepati dietro la grata ad ascoltare. Si incominciano a senire frasi di questo tipo “Alza il volume”, “E’ già finito?”.
Occorre solo continuare con puntualità, costanza, determinazione, testardamente, puntualmente, anche quando d’inverno avremo la neve  nel cortile e forse non ci sarà nessuno a passeggiare. Ma ascolteranno dalle finestre…
La sfida è far diventare “Good Morning Poesia” una consuetudine del carcere, un appuntamento settimanale che alla fine dovrà essere gestito in modo autonomo dai detenuti.  Uno spazio di sogno e di libertà tra le mura. Ma c’è ancora molta strada da fare.  
Abbiamo ascoltato tresti di Carlo Collodi, Trilussa, Madre Teresa di Calcutta, Agota Kristof, Corrado Govoni.  Fabio  ha letto una sua poesia: "Tu sei".



TU SEI

Tu sei per i miei pensieri
come il cibo per la vita
o come per la terra sono
le dolci pioggie di primavera.
Per amore sostengo una lotta
come l’avaro con le sue ricchezze.
Ora orgoglioso possessore
affranto dal pensiero che i tempi ladri
gli rubino il tesoro;
ora contando solo di stare con te,
ora preferendo che anche altri
partecipino alle mie conquiste.
Qualche volta deliziato dalla tua vista
qualche volta affamato del tuo sguardo
non possiedo né cerco altra gioia
che quella che tu dai o che da te io spero.
Così, giorno dopo giorno, languisco e sono sazio
di tutto disponendo e tutto desiderando.

Fabio M.

 

2014 – 19 OTTOBRE – DOMENICA
ELOGIO DEL LADRO  E LE FACCE DEL POTREBBE
89° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(18° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 15° appuntamento con lettura al microfono)

- Pietro Tartamella -
Sono partito presto oggi per potermi fermare al bar gestito dai due giovani e simpatici cinesi (o vietnamiti?). Il bar è proprio a fianco del supermercato che c’è lungo la strada, a sinistra, poco prima di entrare a Saluzzo. La domenica è sempre aperto. Ho ordinato un caffè e ho continuato la lettura (un bel gruzzolo di pagine) del libro “URLA A BASSA VOCE – DAL BUIO DEL 41 BIS E DEL FINE PENA MAI” a cura di Francesca De Carolis, prefazione di don Luigi Ciotti, editrice Stampa Alternativa, ISBN 978-88-6222-297-6, costo 15 euro - http://www.stampalternativa.it/.


Un pensiero dell’ergastolano Alfredo Sole mi ha fatto ricordare un mio intervento fatto anni or sono in occasione di un’assemblea di commercianti a Torino. Quell’intervento è diventato l’aforisma, o meglio il riflessiglio n° 80 pupplicato su “QUISQUIGLIE DI PERLA – AFORISMI, PENSIERI, RIFLESSIGLI – 17 HAIKU ED UN CORBELLO” edizioni Angolo Manzoni (http://www.cascinamacondo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=354:quisquiglie-di-perla-prefazione-di-nico-orengo-e-fabia-binci&catid=102:news&Itemid=90):

80)
“Il ladro ha la capacità di dare il giusto valore alle còse e quasi sèmpre dimostra di possedere un grande sènso dell’obiettività. Quando infatti si introduce furtivo in una casa, egli sa che il proprietario "potrèbbe" tornare da un momento all’altro. Ma egli si ferma al "potrèbbe", delimitando l’evènto nella sfèra delle "possibilità". Un uòmo onèsto che si preparasse a cómpiere un furto, trasformerèbbe nella sùa mente quella che è semplicemente una "possibilità" in una sicura certezza. Per questa sùa capacità di giudizio, estrànea all’uòmo comune, il ladro mèrita un elògio”.


La riflessione di Alfredo Sole a pagina 94 di URLA A BASSA VOCE:  

Mettiamo che io, dopo non so… 30 anni di carcere iniziassi ad usufruire di benefici, come permessi, etc. e nello stesso tempo mio fratello decidesse di far parte di una qualche associazione criminale, o se già facesse parte della criminalità, forse io meriterei di perdere quei benefici per l’azione di mio fratello?
Dopo aver scontato una vita di galera per le mie azioni, dovrei anche pagare per quelle di mio fratello? Sarebbe diabolico! Solo gli amici si possono scegliere, i familiari no.
Il reato deve essere soggettivo. Chi è in termini di Legge e ha fatto un percorso carcerario dove merita di usufruire dei benefici, dovrebbe esserne escluso solo se si comportasse in modo da trasgredire le condizioni imposte dalla Legge.
Non ci sono mezzi umani per impedire alla gente condannata all’ergastolo ostativo di “comunicare” con la sua gente rimasta fuori dal carcere. Solo con l’inumana soppressione si può riuscire in questo intento.
Il 41 bis non ha niente a che vedere con la “comunicazione”. Se fosse così, l’associazione di chi è impedito a comunicare dovrebbe cessare di esistere. È forse così? La gente fuori continua a delinquere indipendentemente dal fatto che il suo associato riesca o no a comunicare con loro da dentro il carcere.
La scusa della “prevenzione” è una mentalità italiana.
Non puoi punire qualcuno solo perché “potrebbe” commettere reato dal carcere se comunicasse. Io ho scontato dodici anni di 41 bis solo con la giustificazione del “potrebbe”. Ma non avevo comunicato prima del 41 bis e non l’ho fatto dopo il 41 bis. Dodici anni di tortura per un “potrebbe” che nella realtà non è mai esistito.
Al regime del 41 bis sono pochissimi quelli che vi sono sottoposti per aver comunicato commettendo un qualche reato, tutti gli altri sono lì per quel “potrebbe” e non c’è alcuna difesa per questo. Pagano per qualcosa che non hanno ancora fatto.


Ho consegnato al gruppo Parol gli attestati di partecipazione al laboratorio di Haiga, Haibun, Renga condotto da Antonella Filippi. I detenuti ci tengono agli attestati, un po’ per orgoglio, un po’ per utilità (forse hanno un qualche valore per il Giudice di Sorveglianza e gli avvocati; un foglio che dimostra che non sono stati a poltrire con le mani in mano, ma si sono impegnati in qualche percorso didattico. Mi chiedono infatti di informare l’educatrice di questi attestati in modo che a sua volta possa informare uffici e autorità competenti).
Anche oggi non posso ritirare il disegno di Matteo M. rimasto in sospeso.
Matteo mi conferma che la domandina l’ha fatta, ma gli agenti non sanno niente…
Non c’erano Salvatore A. e Paolo C.
Francesco ha letto Good Morning Poesia (la prossima volta potrebbe leggerla in napoletano!). Matteo ha letto “Unità” di Pablo Neruda. Antonio “La vera vita” di Battista Einaudi. Preng, oltre a fare il presentatore, ha letto “La Befana” di Battista Einaudi. Io ho proposto due poesie di Trilussa “La Vipera” e “l’Ape”. Nino, che non fa parte del gruppo Parol, ma viene come molti altri in barberia ad ascoltare le letture, ha cantato in siciliano la bella canzone popolare “Lu cantu di lu carretteri”:

Tira muleddu miu, tira e camina,
cu st`aria frisca e duci di la chiana,
lu scrusciu di la rota e la catina,
ti cantu sta canzuna paisana…

 

2014 – 18 OTTOBRE – SABATO
IL BUON SENSO DEI DELINQUENTI E GLI INDIANI APACHE

- Pietro Tartamella -
Oggi non avevo lezione a scuola, né altri impegni se non quello del lavoro d’ufficio al computer. Ho preferito lasciare la mia postazione al tavolino per uscire di casa, per non farmi tentare dal rispondere alle decine di e-mail scaricate con Outlook, dai resoconti, dai preventivi.
Sono andato a Riva Presso Chieri e al "Caffè San Carlo - Panini e Tramezzini", seduto all’aperto con un bel sole, sono riuscito a leggere diverse pagine di “URLA A BASSA VOCE – DAL BUIO DEL 41 BIS E DEL FINE PENA MAI” a cura di Francesca De Carolis, prefazione di don Luigi Ciotti, editrice Stampa Alternativa, ISBN 978-88-6222-297-6, costo 15 euro.
Trentasei detenuti (Paolo Amico, Giovanni Marco Avarello, Ciro Bruno, Giuseppe Costa, Pasquale De Feo, Mauro De Filippi, Generoso De Martino, Salvatore Diaccioli, Giovanni Farina, Alfio Fichera, Gerti Gjenerali, Salvatore Guzzetta, Emanuele Interlici, Giuseppe Iovinella, Giovanni Lentini, Paolo Lo Deserto, Sebastiano Milazzo, Carmelo Musumeci, Domenico Pace, Luigi Peciccia, Antonio Presta, Giovanni Prinari, Sebastiano Prino, Giuseppe Pullara, Girolamo Rannesi, Ivano Rapisarda, Giuseppe Reitano, Elio Rotondale, Marzio Sepe, Alfredo Sole, Giuseppe Sorrentino, Antonino Sudato, Angelo Tandurella, Mario Trudu, Angelo Salvatore Vacca, Giovanni Zito) condannati all’ergastolo per reati legati alla criminalità organizzata, e che hanno scelto di non essere collaboratori di giustizia, si raccontano lasciandoci una testimonianza autentica che fa molto riflettere.
http://www.stampalternativa.it/.


Le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Anche questo è stabilito dalla Costituzione, all’articolo 3, dopo aver chiarito anche che queste pene “non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. Ma i programmi di recupero, anche quando attuati, rischiano di fallire, se non si ha la possibilità di pensare un futuro che in qualche modo riavvicini alla società. E se pene davvero rieducative sono quelle che conducono a riappacificarsi con la società, un’ipotesi di pena potrebbe anche essere quella di “lavorare tutta la vita per le famiglie delle vittime”. (Francesca De Carolis)

Ecco tratti dal libro alcuni pensieri e testimonianze dei detenuti:


Giuseppe Costa
Sono in carcere da 24 anni. Non ho mai fatto incontri con uno psicologo, non esiste supporto psicologico carcerario. Non ho mai fatto attività manuale, né intellettuale, né creativa. Mi piacerebbe rendermi utile per me e per gli altri. La mia famiglia, la cosa che mi manca di più… Un desiderio? Essere guarito dal glaucoma e dalle altre patologie. Avendo la salute puoi affrontare un lavoro. Ringrazio, se un giorno leggessi che questo ergastolo possa avere fine… Dopo avere scontato 20 anni di carcere, credo che si è pagato il debito.

Pasquale De Feo
In alternativa all’ergastolo, proporrei 20 anni di carcere, il tempo di una generazione, credo sia un periodo adeguato. La pena deve compensare un torto e non deve essere una vendetta sociale per tutta la vita. Il carcere deve poter trasformare i detenuti in cittadini. Libero accesso ai volontari, per non sottostare ai diktat delle direzioni, perché le relazioni sociali aiutano a creare persone e situazioni nuove. Trasparenza nell’amministrazione del carcere con controlli, e l’entrata dei giornalisti con più facilità. Conservare e rispettare tutti i diritti del cittadino-detenuto non è una concessione, è un dovere dello Stato democratico.

Giuseppe Iovinella
Il modo giusto per far scontar la pena è avere un lavoro dignitoso in carcere, dare la possibilità a chi vuole studiare di essere in un penitenziario dove si può studiare. Non portare il detenuto lontano dalla propria famiglia, togliendogli l’affetto dei propri cari, aiutarlo con veri educatori e assistenti sociali che aiutino anche gli ergastolani ostativi, chi è condannato con 416 bis e altri reati ostativi, e non solo ai codini! Credo che una condanna a 20 anni è più che sufficiente, con benefici effettivi a partire dai 10. Al compimento dei 20 anni, essere un uomo libero.

Giuseppe Pullara
Noi chiediamo allo Stato di non vendicarsi su uomini o donne, sepolti vivi da oltre 20 anni, perché sono persone svuotate del passato e abbiamo bisogno di una carezza paterna, senza paternale, perché un soggetto che perde la libertà per 20 anni e più, perde tutti gli “amici”, perde gran parte della famiglia, se non tutta, tra lutti e lontananza, perde il senso della realtà e cerca una rinascita, iniziata in carcere, interiormente, fuori nel mondo e per il mondo, anche se sarà solamente quella zolla di terra in cui gli è concesso di vivere. L’opinione pubblica avrà sempre timore del soggetto che ha o avrebbe commesso un delitto di sangue, se non si comincia ad avvicinare le distanze che ci separano con degli approcci umani, volti a farci conoscere come uomini e non indicati con il nome del reato, assassini, ecc… Basta una lacrima d’amore per spazzare via l’odio, la paura, la diffidenza dai cuori!

Emanuele Interlici
Terrei a precisare che personalmente non ho mai ucciso nessuno, e poi permettetemi di dire che se si è in quei contesti, come può un ragazzo poco più che ventenne essere consapevole o cosciente di quello che fa?! Quindi direi che sarebbe giusto, prima di puntare il dito, sapere come sono realmente i fatti e poi magari esprimere il proprio parere. Come si diventa colpevoli? Non voglio giustificarmi e nemmeno mi ritengo un santo, ma è pur vero che non si può essere indifferenti, a casi come il mio, e come me ce ne sono tanti altri cascati in disgrazia da ragazzi, dove è difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato! E come si diventa innocenti? Ho scontato 20 anni di carcerazione, ma la cosa grave è che a pagare è anche la mia famiglia, mia moglie, subendo danni morali e psicologici. Che c’entrano loro? Ecco tutto questo mi fa sentire innocente, saldando il debito con la giustizia. Ma badate bene che il danno che sto subendo è che ancora sono in carcere! Quanto ancora devo pagare?!


C’è una gerarchia dei reati. Il principio delle pene si basa sulla progressività della pena. Ammettiamo che ad un reato corrisponda la pena di anni X. Se un reato è più grave di quello che ha la pena X, dovrà avere una pena maggiore, una pena di anni Y. Se un reato è più efferato di quello che ha la pena di anni Y, dovrà corrispondergli una pena ancora maggiore, di anni Z.
Seguendo questa scala si arriva all’ergastolo.
La società civile, i giudici, i politici, i giuristi, la gente tutta, per avere la coscienza a posto, e per avere motivazioni obiettive, se volessero eliminare l’ergastolo e concepire la pena massima di 20 anni, dovrebbero rivedere la scala di tutti i delitti e le relative pene ad essi connesse. È un gran lavoro. Chi ha voglia di farlo e di approcciarsi al problema con una diversa filosfia?
È inoltre diffusa l’opinione, tra la gente comune e i politici, che più sono severe e alte le pene, più funzionano da deterrente. Nella mente della maggioranza esiste questa equazione:
pena di morte = meno assassini
ergastolo = meno omicidi, meno rapine…

La realtà dimostra che non è così. 
Un essere umano, spinto da imprescrutabili e personalissime motivazioni, quando pensa di commettere un delitto, sapendo che c’è la pena di morte, potrebbe all’inizio pensarci due volte è vero. Ma quando quelle imprescrutabili motivazioni ritornano a farsi insistenti, si finisce col perdere la ragione, e il potenziale assassino si fa prendere dall’emotività, e non avendo più “nulla da perdere” accetta il rischio della pena di morte, e il delitto lo commette lo stesso.
È interessante notare cosa stanno dicendo gli ergastolani in questi loro scritti pubblicati su “Urla a bassa voce”. Dicono in sostanza: 20 anni di carcere sono sufficienti a scontare una pena!
Rifiutano il concetto di “ergastolo” cioè una pena che non ha fine. Ritengono che si dovrebbe sapere quanto dura una pena. Per loro 20 anni di detenzione sono una pena giusta e sufficiente.
I detenuti che hanno commesso reati gravissimi si dimostrano sensati e severi con se stessi: sono disposti loro stessi a darsi 20 anni di carcere!
Personalmente ascolterei con attenzione questo loro pensiero.
Se un potenziale assassino sapesse che il suo reato gli toglierebbe 20 anni di vita, egli percepirebbe quella lunga detenzione come qualcosa di concreto. Avrebbe la chiara percezione che il suo gesto criminale molto davvero toglierebbe alla sua vita. Non entrerebbe in quel baratro emotivo che lo induce a pensare “non ho più nulla da perdere”. 
La gente comune e i politici convinti che se più alta e severa è la pena, più essa funziona da deterrente, in realtà fanno riferimento alla propria paura. Pensano in sostanza che “loro” non commetterebbero, per paura appunto, un reato a fronte di una pena come l’ergastolo o la morte. Ma non si sono messi nei panni del criminale.
I detenuti ostativi, che presumibilmente non hanno paura, sono più obiettivi e sensati: 20 anni al massimo di detenzione sono sufficienti come pena, lasciando aperta la possibilità di cambiare e di reinserisi nella società.

Un proverbio degli indiani Apache, forse una preghiera, che mi ha colpito fin da quando ero bambino, recita:


Grande Spirito
preservami dal giudicare un uomo,
non prima di aver percorso un miglio
nei suoi mocassini



Per renderlo più universale lo aggiusterei aggiungendo un’altra riga, così:


Grande Spirito
preservami dal giudicare un uomo,
preservami dal prendere una decisione,
non prima di aver percorso un miglio
nei suoi mocassini

 

 

2014 – 18 OTTOBRE – SABATO
DO I HAVE A RIGHT TO ART?
MOSTRA E CONFERENZA PAROL IN SERBIA

- Pietro Tartamella -
Abbiamo ricevuto da Alexandra Jelic responsabile dell’associazione APSART, partner Serbo del progetto europeo Parol,  l’informazione e l’invito alla conferenza-mostra DO I HAVE A RIGHT TO ART? che hanno organizzato per giovedì 6 Novembre 2014, dalle ore 15.00 alle ore 19.00 presso Dom Omladine, Americana hall, Belgrado (Serbia).
Purtroppo non riusciamo ad essere presenti con una delegazione italiana a causa di molti impegni già programmati. Auguriamo un buon successo ad Alexandra e APSART, e che la giornata sia proficua di stimoli e riflessioni importanti per tutti coloro che vi parteciperanno.

 

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2014 – 17 OTTOBRE – VENERDI
67° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(8° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )
- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 

 

2014 – 16 OTTOBRE – GIOVEDI
66° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(7° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 

2014 – 15 OTTOBRE – MERCOLEDI
UNO STATO CHE NON RISPETTA LA SUA LEGALITÀ

- Pietro Tartamella -
L’amica scrittrice e giornalista Francesca de Carolis intervista il Prof Andrea Pugiotto, per il mensile “Una città”. La versione integrale è pubblicata nell'ultimo numero, disponibile per gli abbonati alla rivista anche in formato digitale: http://unacitta.it/newsite/intervista.asp?id=2396
L'intervista è comunque accessibile anche ai non abbonati,  nel blog di Francesca de Carolis “L’altra riva”  http://www.laltrariva.net/?p=1017   
 
UNO STATO CHE NON RISPETTA LA SUA LEGALITÀ
 
Andrea Pugiotto, ordinario di Diritto costituzionale all'Univ. di Ferrara, su ergastolo e carcere
UNA CITTÀ n. 215
Intervista a Andrea Pugiotto
realizzata da Francesca de Carolis

Il luogo comune che nessuno muore in carcere a fronte di una realtà di più di mille ergastolani ostativi; il confine costituzionale fra forza e violenza che impedisce che l’uso della prima sconfini in quello della seconda; un tema, quello dell’ergastolo, su cui la volontà popolare non può esercitarsi, in quanto di rilevanza costituzionale; il rischio che il problema gravissimo del sovraffollamento fa correre: che il reo diventi vittima. Intervista ad Andrea Pugiotto.



Quando e perché ha scelto di fare della questione carceraria e in particolare dell’ergastolo non solo il suo filone principale di studio, ma anche una vera e propria battaglia civile?

Provo a rispondere muovendo da un dato giuridico. Nel nostro ordinamento penale esiste un principio secondo il quale, quando si ha il dovere giuridico di impedirlo, non evitare un reato equivale a cagionarlo. Analogamente, avere una competenza (cioè un sapere) e non fare nulla, è un grave peccato di omissione o, per noi laici, una grave responsabilità personale. Nasce da qui, da questa consapevolezza, l’urgenza non solo di studiare e di scrivere, ma anche di trovare strumenti inediti ed efficaci in grado di veicolare il proprio sapere in una battaglia di scopo.


Non accade spesso, tra i membri dell’Accademia…

Non saprei dire. E comunque, in questo, ognuno risponde solo a se stesso: nel mio caso la circolarità tra l’impegno scientifico e l’impegno civile era un esito pressoché obbligato. Da costituzionalista, infatti, ho sempre pensato il diritto come violenza domata, e la Costituzione come regola e limite al potere. Visti da tale angolazione, il carcere e le pene rappresentano indubbiamente un campo d’indagine privilegiata, un banco di prova tra i più impegnativi per misurare la distanza tra la dimensione ontica del diritto, la sua effettività, e la dimensione deontica del diritto, il suo dover essere. O, se preferisce, tra il diritto vivente e il diritto che insegno.


Iniziamo dall’ergastolo, al cui superamento lei ha dedicato un’attenzione tutta particolare. Un tema impopolare, senza parlare del luogo comune difficile da scalfire: “l’ergastolo in Italia non esiste più”.

Sul tema dell’ergastolo, ma vale in realtà per tutti i principali problemi che ruotano attorno alle pene e alla loro esecuzione, è davvero larga la forbice tra il senso comune e la realtà delle cose. Ecco perché è fondamentale la parola, lo scritto, il dibattito pubblico, la capacità di creare momenti di riflessione non reticente: tutte occasioni capaci di colmare la distanza abissale tra l’opinione omologata, la doxa dominante, e la consapevolezza delle cose, l’epistème. Quante persone sanno, ad esempio, che in Italia esistono non uno ma più tipi di ergastolo? Quante sono al corrente che, al 22 settembre 2014, dietro le sbarre si contavano 1.576 ergastolani dei quali ben 1.162 ostativi?
Parlo di ergastoli al plurale perché, accanto a quello comune contemplato nell’art. 22 del codice penale, presentano un proprio regime autonomo ed una propria ratio l’ergastolo con isolamento diurno (art. 72 c.p.) e l’ergastolo ostativo (per i reati previsti all’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario). Di ergastolo nascosto si deve poi parlare per l’internamento dei rei folli negli ospedali psichiatrici giudiziari che, di rinnovo in rinnovo, spesso si traduce in una detenzione senza fine. Degli attuali 1576 ergastolani, molti sono reclusi da oltre 26 anni, che pure è il termine raggiunto il quale è possibile accedere alla liberazione condizionale, anche se si sta scontando una pena a vita. Altri addirittura sono in carcere da più di 30 anni, che è la durata massima per le pene detentive. Quanto agli ergastolani ostativi (e sono almeno 681), sono condannati a morire murati vivi, perché per essi - salvo non mettano qualcuno al loro posto, collaborando proficuamente con la giustizia - le porte del carcere non si apriranno mai. Mi (e vi) domando: dobbiamo forse attenderne la morte in carcere, per affermare che queste persone stanno scontando una pena senza fine?


L’ergastolo, però, è già stato sottoposto a giudizio, sia costituzionale, mi riferisco alla sentenza n. 264 del 1974, che popolare con referendum radicale del 1981. Tutte e due le vote ne è uscito confermato.

Quanto a quel voto popolare contrario all’abrogazione dell’ergastolo, come per ogni altro referendum la vittoria del no non produce alcun vincolo giuridico, perché solo la vittoria del sì - con conseguente cancellazione della legge - è in grado di innovare l’ordinamento. Semmai, il fatto che la Corte costituzionale abbia allora dichiarato ammissibile il quesito, ci dice che l’ergastolo non è una pena costituzionalmente necessaria: le leggi il cui contenuto è imposto dalla Costituzione, infatti, non possono essere sottoposte a referendum abrogativo. Da ultimo, vorrei ricordare che anche la sovranità popolare si esercita «nelle forme e nei limiti della Costituzione» (art. 1, 2° comma) e se l’ergastolo è una pena illegittima, non basta a metterlo in sicurezza un voto referendario.


Ma la Corte costituzionale, ricordavamo, ha escluso che il “fine pena mai” violi la nostra Carta fondamentale.

Quella sentenza di rigetto, che risolveva un problema gigantesco con una motivazione di sole tremila battute, giuridicamente, non preclude la riproposizione della questione di legittimità dell’ergastolo. Da allora, infatti, il quadro costituzionale è mutato: pensi, ad esempio, all’introduzione in Costituzione nel 2007 del divieto incondizionato della pena di morte (art. 27, 4° comma), che molto ci dice sull’illegittimità di pene irrimediabili e che eleva a paradigma la finalità risocializzatrice cui tutte le pene «devono tendere», come enuncia l’art. 27, 3° comma. La stessa giurisprudenza costituzionale, nel tempo, ha valorizzato in massimo grado questo vincolo di scopo, che non può mai essere sacrificato integralmente ad altre diverse finalità, arrivando anche, con la sentenza n. 161/1997, a dichiarare illegittimo l’ergastolo per i minori. Infine, quella sentenza di quarant’anni fa diceva cose che, oggi, andrebbero rilette con maggiore attenzione di quanto finora è stato fatto.


Ci spiega?

La ratio decidendi di quella decisione è che l’ergastolo non viola la Costituzione perché non è più pena perpetua, potendo il condannato a vita beneficiare della liberazione condizionale, istituto che estingue la pena restituendo il reo alla libertà. Con tutto il rispetto, si tratta di un sofisma. Equivale a dire che l’ergastolo esiste in quanto tende a non esistere. Rovesciato, quell’argomento dimostra che una reclusione a vita è certamente incostituzionale: dunque, tutti i condannati che per le ragioni più varie hanno scontato l’ergastolo fino a morirne, sono stati sottoposti a una pena che la Costituzione respinge. E’ accaduto. Accade anche oggi. Continuerà ad accadere, finché sopravvivrà la previsione legislativa di una pena perpetua.


Perché, allora, in tutti questi anni, l’ergastolo non è mai stato cancellato dal codice penale?

Perché le pene, la loro tipologia, la loro durata, rappresentano un formidabile «medium comunicativo», come dice Giovanni Fiandaca, manipolabile ad arte e catalizzatore di ansie sociali, E’ un serbatoio cui la politica attinge a piene mani per rispondere simbolicamente alla paura percepita dal corpo sociale. Ma dal quale si tiene alla larga, quando si tratta di restituire al diritto penale cornici edittali più ragionevoli di quelle attuali, o se si tratta di mettere in discussione un sistema penale tolemaicamente costruito attorno al paradigma della pena detentiva. Difficile, in questo contesto, che l’ergastolo, cioè la massima tra le pene, possa essere cancellato da un voto, parlamentare o referendario, entrambi suggestionabili ad arte.


Infatti lei ha indicato come strada alternativa l’incidente di costituzionalità davanti alla Consulta. E a questo scopo ha elaborato un atto di promovimento (pubblicato nella rivista Diritto Penale Contemporaneo e che è anche in appendice al volume Volti e maschere della pena curato con Franco Corleone). Perché questa strada dovrebbe riuscire dove hanno fallito legge e referendum?

Pre-vedere come i giudici costituzionali risponderebbero a rinnovati dubbi di legittimità sull’ergastolo va oltre le mie capacità. Tuttavia, diversamente da un voto politico, so che il loro giudizio andrà argomentato secondo coerenza logica e giuridica, sarà guidato da un principio di legalità costituzionale che ha una sua logica stringente non inquinabile da ragioni di opportunità. Riducendo l’essenziale all’essenziale: i giudici delle leggi rispondono alla Costituzione, non al consenso popolare. Compito del giudice che impugna la legge è argomentare persuasivamente perché il carcere a vita, cioè a morte, si collochi fuori dall’orizzonte costituzionale delle pene. In ciò la dottrina giuridica può dare il suo contributo. Dopo di che, vale la massima «fai ciò che devi, accada quel che può».


Può sembrare un atto di sfiducia nella logica democratica, fatta di partiti, confronto parlamentare, leggi approvate a maggioranza...

Capisco l’obiezione ma la respingo. Nasce dall’ubriacatura di questi ultimi vent’anni a favore di una mera democrazia d’investitura, quasi che gli strumenti della sovranità popolare si risolvano esclusivamente nel voto periodico, inteso come delega a una forza politica, a sua volta riunita attorno al capo di turno che tutto prevede e a tutto provvede. La democrazia liberale, disegnata nella nostra Costituzione, è molto più ricca e articolata. Prevede la rappresentanza politica, ma anche la seconda scheda referendaria, il pluralismo associativo, l’esercizio delle libertà civili, la rivendicazione dei propri diritti per via giurisdizionale. La sovranità popolare, in altri termini, si esercita continuamente attraverso tutti questi canali di partecipazione. Tra essi c’è anche la via della questione di costituzionalità, laddove ne ricorrano le condizioni di ammissibilità previste dalla legge.


La via giurisdizionale come forma complementare di partecipazione politica, dunque?

In un certo senso è così. Per la condizione carceraria, ad esempio, il processo di riforme introdotte nell’ultimo anno da Governo e Parlamento è stato messo in moto da importanti decisioni giurisdizionali sui diritti dei detenuti, pronunciate dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte costituzionale, sollecitate opportunamente da singoli detenuti o da giudici chiamati, altrimenti, ad applicare norme illegittime. Diversamente, tutto sarebbe rimasto come prima. Spero accada, e presto, anche per l’ergastolo.


Più in generale, comunque il diritto esige sanzioni per condotte penalmente illecite, pene detentive, anche dure...

Premesso che la pena è un male necessario, senza il quale sarebbe a rischio l’esistenza stessa dell’ordinamento e, con esso, le condizioni minime necessarie a una convivenza pacifica, va fatta salva una precisazione, in verità decisiva. La nostra Costituzione ammette la forza di cui lo Stato ha il monopolio ma nega la violenza. E lo fa proprio con riferimento alle situazioni in cui il soggetto è nelle mani dell’apparato statale: se è costretto a una qualunque restrizione di libertà (art. 13, 4° comma), durante l’esecuzione della pena (art. 27, 3° comma), quando è sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio (art. 32, 2° comma). I tanti obblighi internazionali che pongono il divieto di trattamenti crudeli, inumani, degradanti, e ai quali l’Italia è egualmente vincolata ora anche per obbligo costituzionale (mi riferisco all’art. 117, 1° comma), chiudono questo cerchio normativo. Ecco il punto: quando la pena minacciata dal legislatore, irrogata dal giudice, eseguita dalla polizia penitenziaria sotto il controllo della magistratura di sorveglianza, travalica il confine che separa la forza dalla violenza, non è più una pena legale.


E questo è proprio quello che accade nelle nostre carceri sovraffollate, come ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo, condannando l’Italia per il divieto di tortura sancito dall’art. 3 della CEDU.


Esattamente. Anche qui urge una precisazione, per me decisiva. Affrontare il problema «strutturale e sistemico», per dirla con i giudici di Strasburgo, di galere colme fino all’inverosimile, non significa fare fronte a un problema umanitario, né essere chiamati a un sussulto di civiltà o a un obbligo morale. Quello che abbiamo davanti, e di cui il sovraffollamento è solo il lato più visibile, è innanzitutto un problema di legalità. La sua soluzione, dunque, non è una scelta dettata da buonismo o affidata a valutazioni di opportunità politica. E’, semmai, un vero è proprio dovere costituzionale cui non possiamo sottrarci. Pena, altrimenti, un micidiale cortocircuito ordinamentale.


Quale?

Quello per cui, mentre condanna un soggetto ad espiare una pena per aver violato la legge, è lo Stato che contestualmente viola la propria Costituzione, la CEDU, l’ordinamento penitenziario e finanche il suo regolamento di esecuzione. E’ un cortocircuito micidiale perché, a riconoscere che lo Stato non rispetta la propria legalità sono i suoi stessi organi apicali: sul problema del sovraffollamento carcerario, per esempio, i richiami più severi sono venuti dal Presidente della Repubblica, dalla Corte costituzionale, dal Primo Presidente della Corte di cassazione. La stessa Presidenza del Consiglio, con propri decreti, ha proclamato nel 2010 e reiterato negli anni successivi lo stato di emergenza in ragione dell’attuale condizione carceraria. Sono state addirittura emanate apposite circolari ministeriali che riconoscono il problema dei troppi suicidi dietro le sbarre, la violazione della capienza regolamentare nelle carceri, il problema di una carente assistenza sanitaria per i detenuti. Se questo è il quadro, corriamo il serio pericolo che il reo diventi vittima, perdendo così la consapevolezza della propria condotta antigiuridica, percepita come minuscola davanti a una illegalità statale tanto certa quanto vasta. 


Lei fa molti incontri in carcere e in carcere, è entrato più volte. Che percezioni ne ha ricavato?


Entrare in un carcere, anche se occasionalmente, è un’esperienza sconvolgente. Varchi uno, due, tre, più cancelli che, ad ogni passaggio, si richiudono rumorosamente alle tue spalle. Gli odori, i suoni, i colori, gli spazi, i visi che incroci – del detenuto, dell’agente penitenziario, dei familiari di detenuti, il più delle volte mogli, madri, sorelle fuori dal carcere in attesa di entrare per i colloqui - ti si imprimono nel ricordo. E’ come se tutti i tuoi sensi acuissero la loro capacità di percezione. Fondamentalmente, è un’esperienza che ti mette in contatto con il dolore più sordo, quello che sembra non avere né rimedio né speranza. Per quanto mi sia sforzato, non riesco minimamente a realizzare che cosa siano, quotidianamente, il tempo dietro le sbarre, l’assenza di spazio, la convivenza coatta tra detenuti, l’amputazione della sessualità come libera scelta.


Dove trovare le parole per far capire a chi non ha visto, per raccontare...


Nella letteratura spesso riesco a trovare le parole capaci di raccontare del carcere ciò che altrimenti non saprei personalmente narrare. Adriano Sofri, su tutti, ha questa straordinaria dote. Penso ai suoi libri più carcerari: Le prigioni degli altri (Sellerio), Altri Hotel (Mondadori, 2002), alcune pagine di Piccola posta (Sellerio, 1999) e quelle sull’ergastolo in Reagì Mauro Rostagno sorridendo (Sellerio, 2014). Tra le mie letture più recenti, ho trovato coinvolgenti alcuni romanzi che ruotano attorno all’esperienza del carcere, guardata con occhi diversi: lo sguardo del detenuto che è entrato e uscito di galera (Sandro Bonvissuto, Dentro, Einaudi, 2012), lo sguardo dei figli di madri detenute che hanno vissuto i loro primi tre anni di vita dietro le sbarre (Rosella Postorino, Il corpo docile, Einaudi, 2013), lo sguardo dei genitori di figli detenuti in regimi di massima sicurezza (Francesca Melandri, Più alto del mare, Bur, 2012). Per capire l’ergastolo, poi, i libri di Nicola Valentino, Carmelo Musumeci e – senza alcuna piaggeria – le testimonianze da lei raccolte Urla a bassa voce (Stampa Alternativa, 2012) sono stati per me letture fondamentali.


La scrittura e la lettura, in effetti, possono essere chiavi d’accesso a una realtà, come quella del carcere, altrimenti sconosciuta.

E’ vero, ma c’è anche dell’altro. Le parole “libro” e “libertà” derivano dalla medesima radice: liber. Ci aveva mai fatto caso? Io la trovo una coincidenza fantastica. Non è una bizzarria, allora, se in altri paesi per ogni libro letto in detenzione è prevista una riduzione della pena da scontare. Del resto, non si è sempre detto che la lettura è una forma di evasione?

 

2014 – 14 OTTOBRE – MARTEDI
65° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (26° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  18° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Oggi è venuto con me il secondo gruppo di lettori volontari che partecipano a Good Morning Poesia: Giusy Amitrano, Melania Agrimano, Riccardo Di Benedetto, Sara Amaiolo, Arianna Barbarossa. Assente giustificata Gaia Napoli che è dovuta partire per la Sicilia proprio oggi. L’ingresso procede senza intoppi. Prendiamo un lucchetto per una cassetta di sicurezza dove lasciamo tutti i nostri borselli e cellulari.
Roberto S. e Francesco G. sono già al piano terra del Padiglione A ad attenderci. L’agente, gentile, fa chiamare gli altri componenti del gruppo Parol. Nel cortile prepariamo intanto l’attrezzatura.
In cortile  oggi non c’è nessuno. Il cielo è nuvoloso.
Ecco che arrivano Fabio M. e altri quattro detenuti che non erano mai venuti a Good Morning Poesia. Siamo un bel gruppo. Cominciamo con la sigla (un brano musicale per chitarra suonato e composto da Beppe Finello). Qualche gocciolina, quasi un vapore acqueo, ci accompagnerà per tutto il trempo della lettura.
Ora una decina di persone sono scese a passeggiare in cortile. Forse sono venuti all’appuntamento con Good Morning Poesia? Non abbiamo la certezza, ma è sicuro che dieci minuti prima non c’era nessuno. Bellissimi i testi che ognuno ha scelto di leggere: “Good Morning Poesia” di Pietro Tartamella voce recitante Francesco, “Mio Nonno” di Lino di Gianni voce recitante Roberto, “Lungo il cammino verso la libertà” di Nelson Mandela voce recitante Sara, “Trattato di Funambolismo” di Philippe Petit voce recitante Egidio, “Il Valore di un Sorriso” di Padre John Faber voce recitante Giusy, “Le persone più belle” di Fabio M. voce recitante Fabio, “Speranza” di Dalil (detenuto nel carcere di Dendermonde in Belgio) voce recitante Pietro, “Guida Galattica per autostoppisti” di Duglas Adams voce recitante Arianna, “Football Club” di Marco Marzullo voce recitante Riccardo, “Favola” di Anonimo voce recitante Melania.



impressioni dei lettori volontari


Giusy Amitrano
È arrivato il mio atteso Primo Martedì Pari: due ore di lavoro e poi ... direzione Torino Nord per raggiungere la Casa Circondariale... voglio pensarla “casa”, ma a varcarne la soglia mi ritrovo in CARCERE! Vedo, sento, respiro il peso di storie che non conosco eppure mi appartengono.
Lo squallore e il degrado dell'edificio mi ferisce più delle sbarre, e il cortile di cemento per l'ora d'aria dei detenuti mi paralizza: non è un film!
Mai come questa volta, leggere ad alta voce ed ascoltare le letture degli altri è costruire un ponte di relazione che passa esclusivamente dal libero dono di parole scelte e pensate per questo appuntamento.
Saluti, strette di mano, sguardi che dipingono l'incontro con i detenuti che si conclude con un reciproco “Grazie” ed un fiducioso “Arrivederci”.
Ore 14.15: in auto, direzione Chieri per concludere la giornata di lavoro, qualcosa tra quelle sbarre è passato... qualcosa è uscito... qualcosa è entrato... qualcosa è rimasto... ed il mio pensiero va al prossimo appuntamento!

Melania Agrimano
Il primo incontro di lettura in carcere è stata un' esperienza assolutamente positiva e mi e piaciuta anche la risposta dai parte dei detenuti. Non essendo mai stata in un carcere sono rimasta colpita da parecchie cose, soprattutto la sicurezza e la numerosa presenza di poliziotti, la trafila burocratica per entrare e  la fatiscenza della struttura, ma leggere è già un attività che di per sè mi scalda il cuore. La lettura con i detenuti mi ha riempito il cuore totalmente di gioia, ero molto contenta ed emozionata mentre aspettavo il mio turno per leggere. Grazie. Melania.



2014 – 12 OTTOBRE – DOMENICA
L'OCCHIO E LA TOPPA
88° INCONTRO carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(17° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
 14° appuntamento con lettura al microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Ho un po’ di febbriciattola e la voce è decisamente rauca per il raffreddore. Ho già saltato domenica scorsa l’appuntamento con Saluzzo per via della festa d’apertura delle Domeniche in Cascina che  abbiamo organizzato a Macondo. Non posso saltare anche oggi.
Giunto nei pressi di Polonghera una pattuglia di carabinieri con mitraglietta mi ferma per un controllo. Patente e libretto. Aspetto pochi minuti seduto in auto. Tutto ok, posso ripartire.
Giunto a Moretta, a soli 6-7 chilometri da Polonghera, un’altra pattuglia di carabinieri è ferma sul bordo destro della strada, proprio sulla curva di una rotonda, con mitragliette. Mi fermano per un controllo. Il giovane carabiniere con un pizzetto nero sul mento lungo un paio di centimetri si avvicina. Sarà la fratellanza della barba, ma entrambi, guardandoci, abbozziamo un sorriso quasi riconoscendoci accomunati dalle nostre barbe. Mi viene subito spontaneo dire che mi hanno appena controllato. Il carabiniere mi chiede dove. A Polonghera, pochi chilometri fa.
Risulto credibile e mi lascia andare.
Riprendendo la guida mi immergo in quel mondo di pensieri silenziosi di cui è fatto ogni tragitto.
Erano anni che non mi fermavano. Due controlli nel giro di 6 chilometri mi hanno fatto fare un tuffo nei lontani anni ’70 quando non c’era giorno che non fossi fermato da una pattuglia di carabinieri appostata lungo la strada. Probabilmenbte erano la barba e i capelli lunghi che li inducevano a fermarmi.
Se a Polonghera sono rimasto fermo 5 minuti… supponendo che in ogni minuto sono passate 30 auto… in cinque minuti fanno 150 auto… che non sono state controllate, perché i carabinieri erano impegnati a controllare i miei documenti. Pochi chilometri dopo è proprio un caso speciale che un’altra pattuglia fermi di nuovo me, invece che una delle 150 auto…
Statisticamente è proprio un caso raro.

Rodolfo Morandi (Milano 1902 – 1955) era un economista, politico, socialista, partigiano. Nel 1937 venne condannato dal Tribunale speciale per attività antifascista e recluso nella Castiglia, l’allora carcere di Saluzzo, dal quale venne liberato dopo il 25 luglio 1943. Nel 1945 contribuì alla liberazione dell’Italia del nord e fu presidente del CLN dell’Alta Italia. Membro della direzione del Partito socialista, ministro per l’Industria e il Commercio (1946-47), deputato alla Costituente, fu dal 1948 al 1953 senatore di diritto, e dal 1953 senatore eletto. Tra gli scritti economici, teorici e politici, la sua “Storia della grande industria in Italia” (1931).
La casa di reclusione “Rodolfo Morandi” di Saluzzo è stata costruita negli anni ’80 e inaugurata nel 1992, intitolandola proprio a lui, che della Castiglia fu uno degli “ospiti” più illustri e sul cui muro esterno si trova una targa che lo ricorda:


IN QUESTE CARCERI
NEI TEMPI TRISTI DELLA DITTATURA FASCISTA
RODOLFO MORANDI
SOFFRÍ LA PRIGIONE
PER REATO DI PENSIERO
ANTIFASCISTA E SOCIALISTA
-
DALLE SOLITARIE MEDITAZIONI USCÍ MEGLIO TEMPRATO
L'UOMO CHE DOVEVA DARE UN FORTE CONTRIBUTO
ALLA LIBERAZIONE DELLA NAZIONE
ALL'AVVENTO DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA
ALLA BATTAGLIA SOCIALISTA



A Saluzzo, il 22 febbraio 2014, sono stati inaugurati due nuovi Musei dedicati alla civiltà cavalleresca e alla memoria carceraria. I due Musei sono ubicati nella Castiglia. Dal XII al XVI secolo il castello fu la dimora signorile dei Marchesi. Dal 1828 fino al 1992 fu adibito a carcere. La Castiglia, come istituzione penitenziaria, ha attraversato gran parte della storia del Regno di Sardegna e dello Stato nazionale. Dalla sua inaugurazione nel 1828 ha accompagnato la fase risorgimentale, i primi decenni dell’Unità nazionale, il ventennio fascista, l’avvento della Repubblica sino alla chiusura messa in atto nel 1992.
Il percorso museale (500 metri) si inoltra nelle antiche celle di isolamento della Castiglia. Allestimenti di grande impatto emotivo, sostenuti da una documentazione d’archivio di ineccepibile rigore scientifico, concorrono  a proporre un inedito percorso museale di indubbia suggestione nella sequenza delle antiche celle d’isolamento al piano seminterrato della Castiglia.
Personaggi famosi (da Tocqueville a Bentham, da Lombroso a Pellico, da Giulia Falletti Colbert a Cavour), guardiani e funzionari dello Stato sconosciuti al grande pubblico reincarnatisi in ologrammi parlanti (il penitenziarista Petitti e il suo amico saluzzese Giovanni Eandi, il primo direttore del carcere Giacomo Caorsi, il Brubaker che arrivava da Genova, la “Giulia delle carcerate”, Giulia Colbert Falletti Marchesa di Barolo), pericolosi briganti (il terribile Francesco Delpero che viene qui rappresentato con un manichino parlante) e poveri emarginati finiti in carcere per piccoli reati, compongono il quadro della storia del primo carcere moderno del regno sabaudo attraverso un allestimento multimediale che si pone l’obiettivo di coinvolgere il pubblico anche dei non esperti e dei giovani. Una sezione particolare del percorso museale è stata dedicata al fenomeno, analogo ma da tenere distinto dalla pena detentiva, della relegazione per motivi politici e religiosi. La Castiglia è stata triste protagonista della deportazione del popolo valdese alla fine del Seicento, così come sono transitati entro le sue possenti mura i detenuti antifascisti (tra cui quel Rodolfo Morandi a cui è intitolata l’attuale casa di reclusione di Saluzzo), nonché hanno risuonato le voci dei patrioti risorgimentali legati a Silvio Pellico o rinchiusi nelle fortezze sabaude (da Giuseppe Mazzini al suicida Jacopo Ruffini, da Vincenzo Gioberti alla leggendaria Jessie White Mario).
Ampio spazio anche al rapporto del carcere con il mondo dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Una biblioteca multimediale consente di esplorare spazi virtuali della Castiglia sui racconti e i personaggi che la pagina scritta e la celluloide hanno costruito sulla prigione (da Papillon al Conte di Montecristo, da Antonio Gramsci a Silvio Pellico). Riproduzioni delle oniriche Carceri d’invenzione di Giovanni Battista Piranesi e dei disegni prodotti nel carcere di Fossano da Aligi Sassu, nonché del celebre quadro di Van Gogh “La ronda dei prigionieri” (a cui si ispira l’intero allestimento delle sala dedicata alla relegazione) forniscono lo spunto per una riflessione su carcere e arti visive. Una rassegna dei manifesti cinematografici dei cosiddetti prison movies permetterà di entrare nel mondo della rappresentazione filmica del carcere, quella che forse ha maggiormente influenzato l’immaginario collettivo. La riproduzione di celebri canzoni di Lucio Dalla e Fabrizio De Andrè sul tema carcerario sarà messa in relazione a piccoli oggetti ritrovati nelle celle della Castiglia quando, nel 1992, venne smantellata come istituto penitenziario.
All’allestimento del museo hanno partecipato accademici e operatori penitenziari, ex detenuti e gli stessi cittadini di Saluzzo, intervistati sui ricordi di un carcere che si trovava nel pieno centro cittadino. Gli studenti e i docenti del Liceo G. Soleri e A. Bertoni di Saluzzo hanno contribuito all’allestimento, attraverso la costruzione di manufatti, dipinti e oggetti storici ricostruiti in base a documentazione rigorosamente d’archivio (di particolare interesse un gabinetto antropometrico e gli orci carcerari di matrice lombrosiana).
In conclusione, il Museo della memoria carceraria alla Castiglia di Saluzzo si candida ad essere in Italia il primo luogo specificamente dedicato alla testimonianza per il grande pubblico della storia del carcere moderno. (vedi: http://www.leduecitta.it/index.php/component/content/article/7-rivista/3270-a-saluzzo-il-primo-museo-della-memoria-carceraria)

Anche oggi Good Morning Poesia è un piacere, e anch’io leggo una poesia di Nazim Hikmet, malgrado la mia voce cavernosa di raucedine e irriconoscibile.
Francesco M. ha riletto La Livella di Totò, perché molti detenuti gli hanno detto che volevano risentirla. L’ha riletta in napoletano.
Matteo e Antonino hanno letto poesie di Montale.
Finite le letture Matteo mi consegna un suo disegno: una grande toppa dentro cui c’è un grande occhio. Me lo consegna per poterlo portare con me ed esporlo poi al Circolo dei Lettori.
Ma l’agente dice che occorre fare la “domandina” per poter far uscire dal carcere il suo disegno. Rispondo che il progetto PAROL prevede delle mostre. Fin dall’inizio la Direzione sa che le poesie, i racconti, gli haiku, i manufatti, i disegni, li raccogliamo per poi esporli, almeno i più interessanti, in diverse mostre che sono state programmate.  Quindi ritirare quei materiali è sottinteso, rientra nella natura e nelle finalità del progetto. Mi sembra troppo “burocratico” dover ogni volta fare una domandina…
L’agente telefona a un superiore per avere delucidazioni. Mi invita a passare nell’ufficio dei suoi superiori. Ritornando al piano terra, in una stanzetta incontro tre graduati.
Parliamo della possibilità che io porti con me quel disegno.
La conclusione è che il detenuto deve fare la domandina.
Io è meglio che richieda l’autorizzazione al Direttore per poter far uscire il disegno.
I tre graduati condividono l’opportunità che io faccia una richiesta ufficiale e unica per tutti i manufatti e disegni e testi che i detenuti produrranno, così non avrò problemi a raccogliere il materiale per le esigenze del progetto Parol, e tutto sarà canonico e regolare. 
D’accordo. Farò la richiesta.

 

2014 – 10 OTTOBRE – VENERDI
GIORNATA MONDIALE CONTRO LA PENA DI MORTE
APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL PER IWAO

- Pietro Tartamella -
Da Amnesty International riceviamo il seguente comunicato:

"Hakamada Iwao ha 78 anni, di cui 45 passati in un braccio della morte in Giappone.
Nel 1966 è stato arrestato e accusato di omicidio. Interrogato ininterrottamente per 23 giorni, minacciato, picchiato, è stato costretto a confessare.
Non è bastato denunciare in tribunale che la confessione era stata estorta con la forza: nel 1968 è stato condannato a morte. Tenuto in isolamento, senza sapere il giorno in cui la sua vita sarebbe finita, Hakamada Iwao ha manifestato segni di squilibrio mentale e comportamentale, fino alla diagnosi di infermità mentale nel 2007.
A marzo è stato rilasciato, ma se la procura generale non ritira il ricorso contro la decisione di riaprire un processo, potrebbe tornare in quella cella.
Amnesty International si sta battendo perché questo non accada.
Aiutaci a impedirlo. Firma il nostro appello".

http://appelli.amnesty.it/firma-appello-per-iwao-hakamada/
 

 

2014 – 10 OTTOBRE – VENERDI
ART OF THE BOX - MOSTRA PAROL A MERKSPLAS-KOLONIE (BELGIO)
 dal 10 al 26 ottobre 2014
- Pietro Tartamella -
Riceviamo da Carine (Belgio) una e-mail e il programma della mostra Parol che verrà
inaugurata oggi a Merksplas-Kolonie.

artbox-1.jpg - 58.05 KbART OF THE BOX
Opening today evening at 6 pm

Dear PAROL! partners & Associates

As you already know, the official opening of the second
PAROL! exhibition in Belgium
ART OF THE BOX takes place today evening.

We expect 110 people or even more. The PAROL!
team was very busy preparing this expo.
It is all worth the effort and we are proud seeing the results. Among other work,
photos from Polish prisons taken by Lieven Nollet (PL), Raku work
of Anna Maria Verrastro (IT) and haikus from Meryem Fressom (FR),
Art Box from Amaka (EL), cartoons made by a staff member from Tilburg prison,
Darko from Serbia will be shown. This exhibition will gives us good learning for the
overall European Exhibition in Brussels next year.
We guess you are all curious about
the programme prepared during the exhibition period of ART OF THE BOX
(10 – 26 October). Therefore we are sending you a brief presentation of the activities.
See also two pictures giving you an impression of the atmosphere during paint work
done with prisoners at the spot. You may also recognize Chris Wouters from PSC
Hoogstraten. More pictures will be shared later. See also an interview in Dutch entitled
“the liberating power of words and images”, which is published in the family magazine
De Bond (it has thousands of readers). As you see, the journalist liked the design from
Poland to illustrate the article. So you are all part of ART OF THE BOX.


We will come back to you soon with more news and communicate
with you on work forcibly kept in waiting for a while.

In the mean time, wishing you all the best with your activities
and PAROL! public events in your country.


Ps.  touching wood everything goes well.

Best regards,

PAROL! team:  An, Diederik, Karel, Carine

 
Creatief Schrijven vzw
Waalsekaai 15 | B - 2000 Antwerpen
+32 3 229 09 90 | +32 479 606 823
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artbox-bolle-tini.jpg - 375.24 KbPAROL! writing and art beyond walls, beyond borders
is the European arts project connecting the arts,
detention and society. Inmates from fourteen prisons in
Belgium, Greece, Italy, Poland and Serbia collaborate with
writers, visual and performing artists till April 2015.
This collaboration results in exhibitions,
lectures and publications.

Creatief Schrijven vzw is the lead organiser of the project.
European co-partners in the project PAROL! are:
AMAKA | Greece
APSART | Serbia
Cascina Macondo | Italy
Fundacja Slawek | Poland

Since June 2013, literary and visual artists have been working with prisoners in eleven
European prisons, four of which are located in the region of Flanders, Belgium
(Dendermonde, Oudenaarde, Hoogstraten, Wortel/Tilburg). Through Art Boxes
that travel from one prison to another,  the prisoners exchange artistic ideas,
sketches and work of art. The results of the intra muros activities in the Belgian prisons
are shared with different audiences during three extra muros PAROL! Exhibitions
at three different locations.

Moving Dialogue - Video & video- installation
27.04  - 4.05.2014
Oudenaarde, city theater De Woeker & De Brandwoeker

Art of the Box -  Inmates  x Artists
10 - 26.10.2014
Merksplas, Landloperskapel, Merksplas-Kolonie

Inside-Outside
21.01 - 21.02.2015
Dendermonde, city Library
(work in progress)


The PAROL! European Exhibition will give an overview of all the literary
and art work creations produced during the two-year project in all
the participating countries.
This European Exhibition takes place in the library
and meeting point MUNTPUNT in Brussels, Belgium from 5th March to 4th April 2015.



artbox-2.jpg - 63.08 KbPAROL! Exhibition ART OF THE BOX
INMATES x ARTISTS
October 10 - 26, 2014
Merksplas-Kolonie, Belgium)

Art of the Box displays the literary and visual creations
made by inmates and artists in prisons.
In 2013 - 2014, inmates worked together with writers,
and visual and performance artists.
Visitors will see and experience ten art installations revealing an unknown world in the
Landloperskapel, a unique and historic chapel in Merksplas-Kolonie.

When?
Opening ceremony on Friday October 10, at 6pm. Open to the public on Saturdays
and Sundays till October 26, 2014 from 10 am to 6pm. On weekdays only open for
groups by appointment.

Where?
Landloperskapel, Kapelstraat z/n, 2330 Merksplas

Ticket?
Combi-ticket for a visit to the PAROL!  exhibition and the prison museum: € 6 incl. a drink.

More information?
Please read the full program (flyer in PDF)

pannellofinito.jpg - 320.34 KbInitiative:  Creatief Schrijven vzw
Curator: Karel Verhoeven
In collaboration with
Inmates from PSC Hoogstraten, Wortel, department Tilburg, Oudenaarde, Warschau and Athens, artists from Belgium, Italy and Greece, Gevangenismuseum (prison museum), the city of Hoogstraten and the commune of Merksplas, Lions club Markland, FOD Justice, Directorate-General Penitentiairy Systems OCPP-Merksplas, Vormingplus Kempen, Westmalle Brewery.
 
Luk Vermeerbergen visual artist
- Katrien Mestdagh De Rode Antraciet

Lieven Nollet photographer

Lien Nollet
- Fabien DeLathauwer film makers

MarieAnge mixed media artist
- Amélie Thonet writing coach

Urban Woorden: Sascha Reunes, Seckou Ouologeum slam poets

Daniel Billiet schrijver
- Darko Kokotovic cartoonist

Annamaria Verrastro  artist ceramics
- Meryem Fresson writer

Joris Verniest sound artist

Christopher Daley film maker – documentaries


PROGRAMME ART OF THE BOX
OPENING RECEPTION | Friday October 10, 6-9 pm. (free entrance)
BUS TRIP
ALL-IN PROGRAMME | Friday October 10, 11am. to 9pm
Experience the vernissage with co-workers, writers and artists from PAROL!
and Creatief Schrijven vzw.  A bus will depart in Antwerp and participants receive
an all-in programme:

-    11am.: Bus departure (Astridplein at Antwerp-Central train station)
-    12am.: arrival and introduction to Merksplas-Kolonie
-    1pm.: lunch and info about the work of prison guards
-    2pm.: visit to the prison museum with a guided walk on the historic domain
of Merksplas-Kolonie.
-    5pm.: snack
-    6pm.: official opening of ART OF THE BOX with Artist talk followed by a reception
-    8pm.: departure to Antwerp
-    9pm.: arrival in Antwerp Central train station (Astridplein)
€ 25 (bus tour, lunch, combi-ticket PAROL! expo and prison museum, snack, reception)
Sign up here for the bus trip.

WORKSHOP CREATIVE WRITING
WRITING WITHOUT BORDERS  | Tuesday October 14, 2 - 5pm

Experience the literary and visual artwork by prison inmates and artists with
Danielle Eeraerts as writing coach and express your impressions with the most
inspired words . You will write both individually and in group, along with the
PSC Hoogstraten inmates. You can enjoy the texts during the writing session
while they are read aloud by your co-participants.
All this will take place in the special environment of the Landloperskapel
on the historic  site of Merksplas-Kolonie.
Prior writing experience is not required.
€ 15
Sign up at www.creatiefschrijven.be/cursus/schrijven-zonder-grenzen/
 
GROUP VISIT | by request
A visit to the PAROL! expo and the prison museum, combined with a guided walk along
the idyllic Vagabond-trail.
Combi-ticket PAROL! expo and prison museum (€ 6) + € 50 for the guide.
More information and visit requests: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  
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2014 – 10 OTTOBRE – VENERDI
64° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(6° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 

2014 – 09 OTTOBRE – GIOVEDI
63° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(5° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE

 

2014 – 08 OTTOBRE – MERCOLEDI
87° INCONTRO, carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(14° INCONTRO “HAIGA, HAIBUN, RENGA”)
- docente Antonella Filippi -
Mancano sei strofe alla fine del renku, pochi versi in apparenza, ma un mondo di possibilità e di direzioni da prendere, per quanto, andando avanti e non potendo più usare parole e situazioni già citate, si debba “giocare” di più. Insomma, una parafrasi della vita… Sono le 13.30, a poco a poco entrano tutti nell’aula, tranne Ahmad M., che oggi ha il colloquio con la moglie e arriverà tra un’ora, e, a sorpresa, Salvatore A. Non ha mai fatto un’assenza, in tutti questi incontri, spero non stia male, come ha ventilato un agente di custodia. Mi spiace non vederlo, oggi che è l’ultimo incontro per il renku. Iniziamo con “la prima aratura / rondini che tornano” per finire alle 15.30 in punto, quando l'appuntato si affaccia alla porta dell’aula, con la 34° strofa “ragazze in bikini / incidente sfiorato”. Le ultime due strofe (in realtà sarebbe solo l’ultima, l’Ageku) le scriverò io. Chiedono quando ci rivedremo, quando andrà di nuovo Anna, di salutarla tanto e anche Pietro, vogliono sapere cosa si farà in ottobre, a novembre. Dico loro che nelle prossime due settimane non ci vedremo, ma Pietro andrà domenica per Good Morning Poesia. Probabilmente ci vedremo fra 3 o 4 settimane, per la consegna degli attestati di partecipazione e, spero, dei CD con tutto il materiale, che in parte sarà anche su un quaderno per ognuno di loro, le cui restanti pagine bianche continueranno ad accogliere le loro parole, i ricordi, il presente, il futuro.

 

2014 – 07 OTTOBRE – MARTEDI
62° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
 (25° INCONTRO “GOOD MORNING POESIA”
  17° appuntamento con microfono)

- docente Pietro Tartamella -
Oggi appuntamento speciale. Mi aspetta all’ingresso del carcere il primo gruppo di lettori volontari che verranno con me a Good Morning Poesia: Emanuela Squadrelli, Giulio Cesare Schiavoni, Maria Anna Massimello, Luisa Gnavi. Sono assenti Vittoria Iozzo che ha avuto una supplenza all’ultimo momento, e Anna Abate di cui non ho avuto notizia. C’è anche Giulia Efnael Viero per la documentazione con foto e video. L’ingresso sarebbe stato tutto regolare se una lettrice non avesse dimenticato a casa il documento di identità che occorre mostrare sempre all’ingresso. Ma dopo una telefonata il figlio ha fatto un salto con l’auto e glieli ha portati. Anche i libri che avevano con loro, da cui attingere brani di lettura, sono stati motivo di rallentamento in quanto occorre avere il permesso per introdurli e devono essere libri con copertina sottile. In verità avevo dimenticato di suggerire di portare i testi su fogli volanti e fotocopie. Per cartellina e penna a biro nessun problema. Il tempo è grigio. I corridoi sembrano ancora più lunghi e grigi. Il gruppo Parol ci aspetta già pronto. Stendiamo la prolunga sino alla grata del cortile e accendiamo l’amplificatore. C’è una strana atmosfera. I detenuti sembrano contenti, e anche lusingati, nel vedere questi lettori esterni che sono entrati con me, e ora che leggono sono sicuri che comunque c’è qualcuno che li ascolta. Ma anche i detenuti che passeggiavano in cortile si sono fermati ad ascoltare. Questa storia di leggere poesie ad alta voce in carcere una volta la settimana, comincia ad avere sempre più senso. Le parole dei poeti Nazim Hikmet, Rudyard Kipling, Kirk Kilgour, Gianni Rodari, Danilo Dolci, Esopo… si caricano di maggiore profondità tra le mura del carcere…

 

impressioni dei lettori volontari

Oggi per me è stata una giornata strana. Mi portavo dietro una vaga tristezza molto personale, non ero mai entrata in un carcere ed ho esordito con un toccante incontro con una conoscente che usciva da un colloquio con un giovane figlio detenuto da tre anni. Mi sono così drammaticamente "immersa" in una realtà a me così lontana ed improvvisamente tangibile in tutto il suo possibile orrore...
La procedura per l'accesso è stata lunga e complessa, poi l'ingresso in un mondo"altro", segregato e costellato di controlli, così difficile da immaginare dall'esterno.
Ma quando i detenuti che partecipavano alle letture hanno cominciato ad arrivare, carichi di una familiare e fiduciosa partecipazione ad un incontro che sembravano attendere come un momento per loro importante, mi è improvvisamente parso di essere ad un appuntamento rituale, dove il freddo del braccio, le sbarre che ci separavano dal cortile in cui alcuni, pochi, altri detenuti passeggiavano o tiravano calci al pallone (ma che si sono fermati durante le letture...), hanno lasciato spazio ad una sensazione di emozione collettiva e di inatteso calore umano.
Le parole, i testi, i versi, condivisi ad alta voce, da sempre mi emozionano, talvolta mi esaltano, hanno un potere taumaturgico e contagioso. La voce dà voce ed in questo contesto ne ho avuto un'ulteriore, intensa conferma. Sono felice di questa esperienza, di questo contatto, di questa manifestazione di un "bisogno" corale. Grazie Pietro.

Luisa Gnavi

 

La prima per me di queste esperienze.
Ci troviamo alla spicciolata.
Noi uno sparuto drappello di persone.
Sullo sfondo un grande edificio grigio.
Cancelli e movimenti di persone in divisa e non. I più in divisa.
Pietro risponde paziente a tutte le nostre domande ansiose e curiose.
Entriamo... si fa per dire.
Ad ogni passaggio ci fermiamo, dobbiamo aspettare, ripetere chi siamo,
rispondere a qualche controllo, lasciare gli averi....
Un mondo a parte ritagliato nel mondo che rimane fuori.
Mi vien da pensare che forse la marea di controlli
necessari probabilmente sono estremamente simbolici
di quanto sia difficile per chi è fuori avvicinare il sistema
di quanto ciò voglia dire la difficoltà di uscirne.
Corridoi squallidi, ma non più squallidi di vecchi ospedali.
Quei verdini screpolati sulle inferriate sui muri.
Gli esseri umani hanno prevalentemente un'aria pallida
Un po esausta.
Ci aspettano sono molto amichevoli benché pochi.
Pietro ci spiega alcune cose che ci fanno meglio capire il contesto.
Con qualche difficoltà si apparecchia l'impianto di amplificazione
sotto l'occhio incuriosito e un pò scettico  dei detenuti che partecipano
a modo loro godendosi il momento d'aria.
Siamo divisi da una alta cancellata. Ci guardiamo.
Momentaneamente i partecipanti alla lettura stanno con noi
in una sorta di zona a cavallo... noi siamo un po' dentro
loro un po' fuori.
E in questa zona mi par proprio che siamo uguali, io li sento uguali .
Leggiamo alternandoci.
Affratellati dall'intenzione di portare ad alta la voce un pensiero nostro
o da altri pensato per essere condiviso.
La musica viene accolta dalle proteste di un detenuto
che dalle finestre grida:
"Smettetela di disturbare voglio dormire .." o qualcosa di simile.
Una ottima occasione di far sentire la sua voce alta
una partecipazione personale all'evento.
Qui fa più freddo che fuori, decisamente.
Però, però, ci sono tanti freddi da attraversare per capire un po' di più.
Un ringraziamento.

Emanuela Squadrelli



ho sognato un uomo di ghiaccio fuori e di fuoco dentro. Stava dietro lunghe, nere, sottili ed impassibili sbarre a filtrare la luce della luna. Non so da quale spazio e da quale tempo viene questa visione. Non chiedetemi se è realtà, perché credo che la stessa realtà sia un sogno.
Intorno a lui c’è silenzio, un immenso silenzio, perché tutto il mondo in quell’istante tace con lui. Non c’è rabbia, non c’è colpa, non c’è vendetta, non c’è parola, non c'è ragione. Solo una profonda richiesta, una profonda eterna preghiera, che quell’immenso silenzio possa essere ascoltato.
La potete chiamare follia se volete, ma quando quel silenzio è arrivato a me, allora ho capito di essere nel posto giusto”.

Giulia Efnael Viero

Progetto Parol! scrittura e arti nelle carceri, oltre i confini oltre le mura

 

Premetto che ero già stata nella sezione femminile del carcere Lorusso-Cotugno per partecipare a un laboratorio di bijotteria con alcune detenute, per il progetto “Fumne Lab”, che prevedeva dei laboratori artigianali di riciclo e recupero dell’usato per nuove creazioni (borse, collane, cappotti sciarpe ecc.). Eravamo ospitate in una saletta tranquilla, dove si potevano anche scambiare due chiacchiere con le detenute che erano le nostre “insegnanti” riguardo alle tecniche e alla manualità del lavoro di sartoria; si finiva col fare merenda insieme con tè e biscotti. Mi aspettavo anche in questo caso una saletta raccolta, dove poter leggere in tranquillità, ma anche parlare. Invece siamo stati accompagnati all’aperto, di fianco a uno dei cortili usati per l’ora d’aria. Il freddo, l’ambiente dispersivo, il cielo bigio sopra la testa. Comunque è stata grande la capacità di ascolto e di concentrazione di tutti noi, esterni e interni, anche di quelli più lontani laggiù nel cortile, che fermavano a volte il passo, incuriositi dalle parole che volteggiavano libere nell’aria. Abbiamo letto uno dopo l’altro, veloci come staffette della poesia. Il tempo che ci era concesso è finito sin troppo presto.

Marianna Massimello

 

2014 – 05 OTTOBRE – DOMENICA
FESTA DI APERTURA DELLE DOMENICHE IN CASCINA

- Pietro Tartamella -
Oggi non sono potuto andare a Saluzzo per il consueto appuntamento domenicale con Good Morning Poesia. I detenuti, senza l’amplificatore e il microfono, non avranno potuto far ascoltare le loro letture sin nel cortile. Penso però che non abbiano saltato l’appuntamento e che abbiano fatto le letture a viva voce nella salettta della barberia. Ancora nessuna notizia positiva sull’amplificatore Safari 3000 che stiamo cercando. Attualmente per il progetto PAROL nelle carceri (attività settimanale GOOD MORNING POESIA) usiamo un amplificatore di Cascina Macondo. Nella stesura del budget avevamo messo l'acquisto di due amplificatori con microfono da lasciare al carcere di Saluzzo e al carcere di Torino, perché Good Morning Poesia ha senso se ci sono un microfono e un amplificatore, e se gli altri detenuti residenti nel carcere possono ascoltare le letture di poesie ad alta voce. Il fatto è che l'amministratrice del paese capofila (Belgio) ci ha detto che probabilmente la Commissione Europea non considererà valida la spesa dei due amplificatori, in quanto “oggetti strumentali”. Così ci siamo bloccati. Non possiamo affrontarla noi questa spesa.  Stiamo dunque cercando in omaggio due amplificatori da lasciare alle due carceri, affinché Good Morning Poesia possa continuare gestita autonomamente dai detenuti. Il tipo di amplificatore più adatto sarebbe un PHONIC SAFARI 3000 (non è ingombrante, ha le ruotelline, ha il microfono incorporato...). Chi ne avesse uno, anche usato, e volesse donarlo al progetto, farà una gran cosa! Se qualche negozio di strumenti musicali volesse donarli sarà menzionato come sponsor.
Oggi a Cascina Macondo c’è la festa di apertura del progetto di integrazione normalità & disabilità “Domeniche in Cascina”. Tra ragazzi disabili, genitori, amici, educatori, comunità, sono venute 75 persone da Torino, Chieri, Santena, Alba, Pralormo. Meno male che il tempo si è mantenuto bello. Una festa serena e vivace. Ci siamo cimentati nelle danze popolarti, abbiamo cantato, dipinto, lavorato l’argilla, fatto teatro, improvvisazioni e giochi per tutti. Abbiamo presentato i diversi laboratori: Viaggi Fuori dai Paraggi, Manipolando, Danzinfavola, Orto Condiviso. Abbiamo anche proiettato il video del saggio di lettura dei detenuti di Saluzzo mostrando il gruppo Viaggi Fuori dai Paraggi che era venuto ad assistere. Molti genitori dei ragazzi disabili hanno espresso l’interesse di portare i loro ragazzi a vedere i prossimi spettacoli del progetto Parol nel teatro del carcere di Saluzzo.
Dagli amici che ancora non lo avevano fatto sono state adottate 35 bolle di sapone.

 

2014 – 04 OTTOBRE– SABATO
DIECI MINUTI D'AMORE FRA LE SBARRE

- Pietro Tartamella -
Da Carmelo Musumeci, ergastolano nel carcere di Padova, riceviamo il seguente scritto che volentieri condividiamo con voi:

"I condannati possono essere autorizzati dal direttore dell'istituto alla corrispondenza telefonica una volta alla settimana. La durata massima di ciascuna conversazione telefonica è di dieci minuti".  (Fonte: articolo 39 - Corrispondenza telefonica. D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230).
 
Normalmente telefono di domenica. Verso l'una del pomeriggio. Quando ho più probabilità di trovare tutti i miei familiari a casa. Spero sempre soprattutto di trovare Michael e Lorenzo. Sono i miei due nipotini. Li penso di giorno. E di notte. Poi di notte. E ancora di giorno. Prima di telefonare sono sempre in agitazione. E guardo tutti i momenti l'orologio, e rimango teso dall'ansia fino a quando non faccio il numero di casa. Nel frattempo il pensiero dei miei figli inizia a poco a poco a occuparmi la mente. E il cuore. Finalmente è l'orario. Sono sempre in anticipo di qualche minuto. Non mi preoccupo tanto a casa lo sanno. Corro nella celletta dove c'è il telefono, accosto il blindato. E faccio il numero. Trovo la linea libera. Attendo qualche istante. Poi dalla parte del filo sento trattenere il respiro. Di sottofondo ascolto le voci dei miei due nipotini. Poi sento bisbigliare mio figlio.
Passami il telefono. Ascolto un rumore di cuscino sbattere.
Sono arrivata prima io. Subito dopo avverto un grugnito di mio figlio:
Sei una stronza, tanto papà vuole più bene a me che a te perché sono un maschio. Sento mia figlia sospirare.
Pronto. Da quando l'ho lasciata bambina è quasi sempre mia figlia Barbara che prende per prima il telefono.
Amore. Si potrebbe dire che è da ventitré anni che mi aspetta vicino al telefono.
Papà. È stata la prima cosa bella che i miei occhi hanno visto nella mia vita.
Come stai? Da quando è nata è l'energia del mio cuore.
Bene papà e tu? E della mia mente.
Anch'io. Voglio bene ai miei figli anche perché sono diventate le persone che avrei voluto essere io nella mia vita.
Ti vengo a trovare la prossima settimana. Spesso ho il senso di colpa di averli fatti crescere senza di me accanto.
Va bene amore. Ho sempre paura di non essere stato un buon padre.
Cosa vuoi che ti porto da mangiare? E questo pensiero mi fa stare spesso male.
La focaccia con le cipolle. Quando telefono sembra che il tempo voli via.
Va bene. E che non puoi fare nulla per fermarlo.
Amore, adesso passami tuo fratello. Non ho mai capito perché quando telefono sembra che i secondi volino via come le foglie in autunno.
Papà ti amo. Non li puoi afferrare.
Anch'io amore. E con il passare degli anni sembra che i minuti del telefono diventino sempre più brevi.
Papà, come al solito la Barbi s'è consumata tutta la telefonata lei. Se solo ci dessero più tempo.
Lasciala stare, sai com'è fatta. E più telefonate.
Papà ci sono i bambini che stanno aspettando. Mio figlio si lamenta sempre di sua sorella.
Chi ti passo per primo? L'ho lasciato che aveva sette anni.
Passami Lorenzo. Ormai è grande.
Ti voglio bene papà. Continua però lo stesso ad abitare nel mio cuore.
Anch'io figliolo. Mi ha dato due meravigliosi nipotini.
Ciao nonno Melo. E adesso che sono anziano sono entrambi loro il centro del mio mondo.
Ciao amore. Ed il principio del mio universo.
Nonno quando vieni a casa? Sono il cielo della mia anima.
Presto. La mia acqua nel deserto.
Ce la fai a venire a casa prima che compio dieci anni? E i raggi del sole che riscaldano il mio cuore.
Certo, adesso però amore passami tuo fratellino che la telefonata sta per finire. Quando parlo con i miei due nipotini la loro voce mi accarezza il cuore.
Ciao nonno ti voglio tanto bene. E m'immagino i loro visini.
Anch'io tesoro. E mi viene ancora più voglia di abbracciarli.
Ciao nonno. Michael è il più piccolo.
Ciao amore. E più scalmanato di suo fratello.
Lorenzo dice che le telefonate dove sei tu durano così poco perché le guardie sono cattive. Muovo la testa da una parte all'altra.
No amore, non sono cattivi. Poi chiudo gli occhi.
E allora perché non telefoni tutti i giorni? E penso a come rispondergli.
Perché qua la linea si prende male e dobbiamo fare a turno per telefonare. Non voglio che imparino ad odiare lo Stato.
Amore adesso passami la nonna perché ormai c'è rimasto poco tempo. La sua vocina si fa più dolce.
Va bene nonno, ti voglio bene più di Lorenzo. Spero che i sogni a forza di crederci diventino veri.
Ciao amore. E mi auguro di vedere crescere almeno loro.

Adesso è il turno della mia compagna.
Carmelaccio. E scatta l'avviso che la telefonata sta per terminare.
Amore Bello. Fra trenta secondi cadrà la linea.
Il magistrato di sorveglianza ti ha risposto sul permesso che hai chiesto? Lei è sempre la più scalognata.
Ancora no. E le rimangono solo una manciata di secondi.
E porca miseria quanto ci mette? Non capirò mai perché ci danno cosi poco tempo per telefonare a casa.
Non dire parolacce che le telefonate sono registrate. Mi sembra una pura cattiveria.
Sono due anni che aspettiamo questa cazzo di risposta. In fondo la telefonata la paghiamo noi.
Amore lo so, ma che possiamo farci? La presenza della mia compagna nel mio cuore mi aiuta a vivere giorno per giorno.
A me dispiace per te. Senza di lei nel mio cuore non ce l'avrei fatta.
E a me per te. Non ce l'avrei mai potuta fare.
Carmelaccio sbrigati a venire a casa. Potrei fare a meno della libertà, ma non potrei certo fare a meno del suo amore.
Penso che questa volta sia quella buona. Vivo grazie o per colpa del suo amore.
Mandami un bacino. È stato facile amarla.
Prima mandamelo tu. Impossibile smettere di amarla.

Cade la linea. E mi arrabbio perché come al solito io e la mia compagna non abbiamo avuto il tempo di mandarci neppure un bacio o di dirci qualche parola affettuosa. Sospiro. Mi sento di nuovo solo. In compagnia solo di me stesso. E contro tutto il resto del mondo. Ho il cuore pesante. Mi sento frustrato. E penso che le telefonate potrebbero essere più lunghe e più numerose. Ritorno nella mia cella come un lupo bastonato pensando al motivo perché il carcere ha così paura e terrore dell'amore dei nostri familiari e ci proibisce le telefonate libere e i colloqui riservati come accade negli altri paesi. Non riesco a trovare una risposta razionale. Penso solo che i buoni quando puniscono non sono meno malvagi dei cattivi.
 
Carmelo Musumeci - Carcere di Padova – 2014


La redazione di Ristretti Orizzonti ha lanciato la campagna per "liberalizzare" le telefonate e consentire i colloqui riservati delle persone detenute con i propri familiari, come già avviene in molti Paesi. Se volete aderire e sapere di più di questa iniziativa, visitate il sito   www.ristretti.org o www.carmelomusumeci.com


 

2014 – 03 OTTOBRE – VENERDI
61° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(4° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE


2014 – 02 OTTOBRE – GIOVEDI
60° INCONTRO - Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” - Torino
(3° INCONTRO “LABORATORIO DI CERAMICA” )

- docente  Anna Maria Verrastro -
IN PREPARAZIONE



2014 – 01 OTTOBRE – MERCOLEDI
86° INCONTRO, carcere “Rodolfo Morandi” – Saluzzo
(13° INCONTRO “HAIGA, HAIBUN, RENGA”)

- docente Antonella Filippi -
Anna e io partiamo da Cascina Macondo poco dopo le 11.30. Un po’ prima del solito, per avere il tempo di verificare quando scade l’autorizzazione a entrare in carcere. Ci dicono il 31 dicembre, meno male c’è tempo. Ecco l'appuntato, i saluti, come sono andate le vacanze, ci lascia con un collega che ci accompagna nel padiglione in cui abbiamo sempre fatto lezione, ma in un’altra aula, ampia, dai soffitti molto alti, piuttosto fredda, poca luce che alla fine si spegne del tutto. Cominciamo tardi, prima le chiacchiere con i presenti, solo sei, mancano Paolo, Preng e Antonino. Dò loro le fotografie che non avevo potuto consegnare a luglio, le daranno anche agli assenti. Sono le foto di ognuno di loro durante l’incontro con i partner europei e una di gruppo, fatta quando ancora c’era Totò. Iniziamo con il renku, ormai siamo alla 26° strofa. Il tempo è limitato, perciò riusciamo a fare solo 3 strofe. Con “la luna nuova / germogliano i semi / nella cantina” inizia l’ultima parte del renku, quella che piano piano ci riporterà verso il luogo e il tempo da cui siamo partiti.

 

 




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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Giugno 2016 05:31 )
 

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