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Silvia Perugia - la sua più cara amica PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 05 Maggio 2013 17:26
 
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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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LA SUA PIU' CARA AMICA

di Silvia Perugia

Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 21 aprile 2013

 






Da come sua madre rispose al telefono Marisa intuì che non poteva rifiutare di prendere la telefonata: era Lucia, la sua migliore amica.
       - Finalmente riesco a parlarti! Mario lo hai più visto? - Chiese Lucia, affrontando subito l’argomento.
        - Oddio, soltanto sentirtelo nominare mi sento ancora più male. Vivi con un uomo per otto anni credendo che la tua vita sia perfetta, che sei stata fortunata a trovare l’amore con la a maiuscola e poi tutto insieme il crollo! Come credi che possa sentirmi? Sono distrutta! -  Rispose Marisa
       - E’ vero, è stato terribile, ma non devi abbatterti. Tua madre mi ha raccontato che stai tutto il giorno in casa, non mangi e passi le tue giornate sul letto a rimuginare sul passato; perché è passato,vero? Oppure credi che Mario, un giorno,  possa ritornare da te? -
      - Se lui volesse, sì._  Rispose Marisa con un filo di voce
       - Con tutto il male che ti ha fatto ? -  Disse, incredula, l’amica.
       - Lucia, non sarebbe una decisione facile per me, ma sono sicura che lo perdonerei. Sono tre mesi che se ne è andato, mi manca e mi sembra di non poter respirare senza di lui. - Marisa non riuscì a continuare perché copiose lacrime glielo impedirono.
       - Calmati Marisa, non fare così, ti prego! - Lucia cercò di confortare l’amica, ma senza risultato. Le parole di Marisa erano spezzate dal pianto e Lucia non riusciva a confortarla.
       - Mi sembra tutto così vuoto senza Mario! Tu sei la mia migliore amica, l’unica che abbia mai avuto,  mi conosci bene, sai quanto lo amo, soltanto tu puoi capire ciò che provo! Ricordi quando ci siamo incontrate? Erano passati degli anni, non ci vedevamo dal tempo del liceo, eppure abbiamo ritrovato la nostra bella amicizia, intatta come se non ci fossimo mai lasciate! Mio marito fu molto contento quando glielo dissi.  Credevo che il mio Mario  mi amasse. Tu eri spesso da noi, sei stata testimone delle sue attenzioni, dei suoi abbracci, di tante piccole cose che fanno grande un amore, l’amore che diceva di avere per me. Pensi sia stata tutta una mia illusione? Dimmelo! - Lucia avrebbe voluto dire molte cose, ma non seppe dare una risposta alla domanda dell’amica, un accorato grido di aiuto e rimase in silenzio.
L’assenza di parole, il respiro affannoso di Marisa e il turbamento di Lucia sembrò annullare la distanza fra loro e fu come se le due amiche fossero una di fronte all’altra invece che lontane, unite da una linea telefonica.
       - Un uomo ha bisogno di avere dei figli ed io non potevo darglieli, non più. Insistevo, ero disposta a tutto ma dopo l’ultimo aborto, quando i medici dissero che, se fosse successo ancora, avrei rischiato la vita, Mario decise di rinunciare, non voleva perdermi. “ Ti amo troppo, non potrei vivere senza di te!” Questo mi diceva! Ora vive benissimo senza di me, con la sua sgualdrina! Disse Marisa con odio.
       - Sei sicura che lui abbia un’altra donna, come puoi dirlo? - Domandò Lucia.
       -  E’ per questo che sono distrutta! Mi impongo di non pensare, di non ricordare, ma non ne posso fare a meno! Non faccio altro che pensare all’assurdità di quella sera, quando Mario mi disse che aveva conosciuto donna. Si frequentavano da alcuni mesi, ora lei aspettava un figlio suo e non voleva che crescesse senza il padre. Mario andò nel suo studio, non cercai di fermarlo, avevo capito che in quel momento tutte le parole erano inutili, Lui era stato troppo determinato! Non dormii per tutta la notte al pensiero di quello che era successo. Cercavo nella mente le domande che avrei voluto fargli e fu con sollievo che vidi le prime luci dell’alba liberarmi da quella ragnatela di interrogativi che purtroppo  non ebbero risposte: quando mi alzai, girai per casa in cerca della presenza di mio marito, non trovandolo,  capii che se ne era già andato ed aveva fatto in modo di non incontrarmi per non dover rispondere alle mie domande. Da allora, non so più nulla di lui.  Il suo avvocato  mi ha portato i documenti da firmare. Vuole subito la separazione. Non un ripensamento da parte sua. Tutto è così assurdo!_
Lucia, molto turbata per la sofferenza di Marisa, con un filo di voce,  disse:
       - Cara mi dispiace, stai così male, non credevo... spero che con il tempo potrai dimenticare tutto questo. -
       - Sperare? Non ho più speranze. Vedo il mio futuro molto oscuro, anzi non lo vedo affatto! A volte ho dei dubbi: che sia tutta colpa mia? Non l’ho amato abbastanza e sono stata io a spingerlo fra le braccia di un’altra! E’ tutta colpa mia! -
      - Non dire così, non sei tu la colpevole. -  Lucia cercò di confortare la sua amica.  
      - Grazie per le tue parole, ma in questo momento non c’è nulla che possa farmi passare la mia disperazione. Ma, ora basta! Non voglio più rattristarti con i miei affanni! Parlami di te. E’ vero che hai lasciato il tuo lavoro? Chiese Marisa
       - Non ho rinunciato alla mia professione di architetto, tu sai quanto ci tenga. Voglio prendermi un anno di riposo perché in questi ultimi tre anni ho lavorato molto e credo di meritarmelo. - Rispose Lucia.
       - Allora possiamo programmare di fare un viaggio insieme, una crociera sui Mari del Nord, che ne dici? E’sempre stato un nostro sogno quando eravamo al liceo, ricordi? Mi farebbe anche bene, forse potrei liberarmi da questa ossessione per Mario. Potrebbe essere una bellissima esperienza, ritrovare, di nuovo, la nostra amicizia! - Disse Marisa
Marisa aveva pensato per un attimo al futuro e Lucia ne fu contenta anche se la voce dell’amica risultava falsamente allegra. Rispose:
       - Sarebbe veramente bello, ma non mi è possibile. E’ vero che voglio prendermi una vacanza ma andrò  oltreoceano per esaminare una proposta di lavoro che mi è stata fatta. Vivrò  là per un periodo, per rendermi conto del tipo di  lavoro che dovrei svolgere e ne approfitterò per riposarmi. -
       -  Allora non ci vedremo più? Io come farò senza di te, senza la mia migliore amica! Senza la tua amicizia come farò? Come farò a superare tutto questo dolore? Mi telefonerai? Mi farai sapere il tuo indirizzo? - Chiese Marisa con voce lacrimevole
       - Certamente! Allora, ciao Marisa, Mi raccomando, mangia, esci, divertiti! La prossima volta, spero, mi dirai che hai superato tutto e che non pensi più al passato! - Disse Lucia, cercando di mettere un po’di allegria alla sua voce.
       - Lucia, ti ringrazio per queste parole, ma in questo momento non ho certo voglia di divertirmi. Tu sei stata fortunata, hai anteposto la carriera all’amore, almeno questa non ti ha tradito! Soffro troppo per Mario è il non sapere più nulla di lui che mi distrugge ancora di più! Grazie Lucia, sei un’amica vera, sincera. Ti voglio bene. Fammi avere il tuo indirizzo al più presto! Ciao e ancora grazie di tutto! -
La telefonata fra le due amiche terminò fra le dolorose lacrime di Marisa e il dispiacere di Lucia.
La donna si distese sul letto e ripensò alla telefonata avuta con Lucia. Sul comodino una busta gialla arrivatole un mese prima. Marisa prese dall’interno alcuni fogli sgualciti, umidi del suo pianto, e li lesse per l’ennesima volta:
  “Egregia Signora, come da suo mandato, abbiamo svolto attività investigativa sulla persona  da lei indicata: il Dott. Mario Fiorani è attualmente domiciliato in questa stessa città, in via degli Arceri, 82, scala C, int. 6. Convive con lui, da tre mesi,l’architetto Lucia Berrini al sesto mese di gravidanza. La coppia conduce  una vita ritirata. Il Dott. Fiorani fra circa un mese si trasferirà definitivamente nella filiale di Sydney, con lui ci sarà anche la sua attuale compagna che ha lasciato la sua professione di architetto presso lo studio Art Style e attualmente non svolge attività lavorativa. Possiamo essere certi di questo perché è già stato prenotato il volo per Sydney e confermato i biglietti da parte della compagnia aerea .Distinti saluti, Agenzia investigativa Artesi
Marisa si alzò dal letto, si passò una mano sulla fronte per togliere una ciocca di capelli che sfuggiva alla sua disordinata capigliatura.
Aprì il suo armadio, tolse dalla gruccia un abito color pervinca con leggeri fiori crema. Prese un paio di sandali e una pochette di rafia dello stesso colore dei fiori e li adagiò sul letto.
Entrò nella stanza da bagno adiacente alla sua camera, apri il rubinetto della vasca, prese un olio da bagno profumato alla rosa, si tolse il pigiama e si immerse. Chiamò a voce alta sua madre:
       - Mamma, sono in bagno, se telefona Alberto chiamami!” -
I vapori odorosi dell’olio saturavano la stanza avvolgendo Marisa in una nube fiabesca. La giovane donna chiuse gli occhi, ispirò il delicato profumo dell’acqua e pronunciò sottovoce un nome: “Alberto” Marisa lo avrebbe visto nel pomeriggio.
Aveva conosciuto Alberto alcune settimane dopo che Mario, l’aveva lasciata. Sua madre, aveva insistito perché l’accompagnasse  alla manifestazione di un’associazione benefica dove avevano organizzato un ballo per raccogliere fondi. Sua madre era una delle organizzatrici e, vedendola sofferente e trascurata, preoccupata per il suo stato e temendo per la sua salute, aveva molto insistito affinché andasse con lei.
 Marisa si sentiva un pesce fuor d’acqua in mezzo a tutta quella gente che rideva e ballava. Ovunque andasse provava sempre un senso di disagio e di estraneità. Preferiva non uscire perché il mondo le era nemico e la vita senza il suo Mario non aveva più interesse! Tutta quella gente sconosciuta attorno le toglieva l’aria; allora cercò di guadagnare l’uscita verso il giardino senza farsi notare da sua madre. Marisa, immersa nella sua angoscia, non vide l’uomo che entrava dalla porta giardino e lo scontro, con lei che cercava di uscirne, fu inevitabile. Le scuse, le presentazioni, tutto nacque semplicemente tra Alberto e lei.
In seguito, l’amicizia, nata per caso, si trasformò in un sentimento profondo. Alberto possedeva la dolcezza che era necessaria a Marisa per credere ancora nell’amore e in un futuro appagante. La giovane donna aveva capito che non valeva la pena di soffrire ancora per un uomo che non l’aveva mai amata.
Lucia non lo avrebbe saputo mai! Non doveva scoprire quanto ora lei fosse felice! Per questo, poco prima, al telefono con lei, aveva finto disperazione e lacrime. Doveva convincere Lucia che era distrutta dal dolore dell’abbandono di suo marito per un’altra donna. Le aveva anche chiesto di fare un viaggio insieme, anche se sapeva non lo avrebbe mai fatto, perché voleva sentire le scuse che avrebbe inventato e quanto fosse bugiarda! Lei, la sua più cara amica, aspettava  il figlio che lei aveva sempre desiderato avere! Era stata tradita dalle persone che amava di più. Lucia avrebbe portato per sempre nella sua anima i segni del rimorso per averle portato via Mario, suo marito e per aver tradito la sua fiducia e fatto soffrire lei, Marisa, la sua migliore amica!

FINE



                                       

 
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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 ADOTTA UNA BOLLA DI SAPONE

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 05 Luglio 2013 10:11 )
 

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