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Nicola Madia - il sole PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Domenica 05 Maggio 2013 17:05

 

 
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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 


IL SOLE

di Nicola Madia (Ventonomade)

Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 21 aprile 2013

 

 




XXII racconto

Nel timore della notte
veneravano Huitzilopochtli;
per la guerra e per il sole
sangue giovane versavano. (Nicola Madia)

Le galline nel pollaio del vicino, avevano da poco cantato.
Pollaio?
Perché dobbiamo dire pollaio, se non sono polli?
Enzo e Nicola, sotto il porticato pergolato, guardavano la pioggia, forse perplessi, mentre il campanile, dall'altro lato dell'orto del vicino, batteva le undici del mattino.

Era una mattinata, buia no... ma... tempestosa...

“Certo, è assurdo che anche oggi piova e non ci sia il sole.” esordì Enzo, arrabbiato non si capiva con chi.

“Come non c'è il sole?” ribatté Nicola, mortificato per la rabbia di Enzo, che lui interpretò come verso il sole.

“Se non ci fosse il sole, non vedremmo la pioggia!” continuò Nicola, come a difendere il sole.

Se c'è il sole, lamentiamo la pioggia.
Se c'è la pioggia, lamentiamo il sole.
Se c'è il sole, lamentiamo il freddo.
Se c'è il freddo, lamentiamo il sole.
Insomma. Sempre questo povero sole in mezzo.

“Si ma io non volevo dire il sole, non la luce del sole.” Cerca di giustificarsi Enzo.

Scusate ma a me viene da ridere.

Perché ogni cosa la dobbiamo rendere difficile? Il sole è semplicemente una stella. Punto.

Ma voi ve lo immaginate il salice che si fa tutte queste questioni?

Sole o non sole, luce o non luce: “Questo è il problema!”

“Enzo, Enzo pensa a quante canzoni sono state scritte sul sole!” riprende Nicola, come per voler lasciare sciogliere il discorso, nella pioggia battente e nel suono del campanile che batteva ora le undici e trenta.

E si il sole sta lì , gira e fa le sue volte e non pensa certamente ad Enzo ed a Nicola.
Il salice pensa a sé, o meglio vive e basta, gode gratuitamente del sole.

Enzo e Nicola, ora, stavano in silenzio, immobili con gli occhi pieni di luce riflessa della pioggia che si divertiva, come un sipario, chiudere il sole dall'altra parte della scena.


 



                                     
 
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IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 05 Maggio 2013 17:11 )
 

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