Home Archivio News-Eventi RCT - RESOCONTO VIAGGIO A PARIGI CON ADOTTA 1 KILOMETRO - COMPAGNIA INTEGRATA "Viaggi Fuori dai Paraggi" - 6/9 giugno 2012
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RCT - RESOCONTO VIAGGIO A PARIGI CON ADOTTA 1 KILOMETRO - COMPAGNIA INTEGRATA "Viaggi Fuori dai Paraggi" - 6/9 giugno 2012 PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Venerdì 06 Luglio 2012 09:18

 

VEDI IN FONDO IL RENDICONTO ECONOMICO
DELLA RACCOLTA FONDI "ADOTTA 1 KILOMETRO"
E DEL VIAGGIO A PARIGI

 

 

 WOW!!!! SIAMO TORNATI DA PARIGI ! 
E' STATO UN SUCCESSO !

simo

Poiché sono stati adottati 326 kilometri in più del previsto
forse possiamo finalmente stampare il libro "QUATTRO TAVOLI A TESTA"
che racconta il viaggio a Parigi di quattro anni fa e quello di quest'anno 2012.
E' un libro bellissimo, attraverso cui potrete conoscerci meglio e,
ne siamo sicuri, avrete simpatia di noi!
Vorremmo farlo uscire per Natale, così potrete regalarlo ai vostri amici,
e anche loro avranno simpatia di noi.
E' una specie di romanzo vero, la storia di un viaggio nostro.
Possiamo presentarlo così:

"Una compagnìa di danza-teatro di Torino
formata da ragazzi disàbili e nòrmodotàti
è invitata a partecipare a Handi-Scène,
 una rassegna di teatro che si svòlge ogni anno nel mese di giugno
in un paesino del nòrd della Francia.
Gli attori, 21 persone in tutto, affìttano un pullman,
 e i personaggi sàltano fuòri…"

 

Sarà un libro di circa 200 pagine, scritto con accentazione ortoèpica lineare.
Non sappiamo ancora il prezzo di copertina (dovremmo riuscire a stare sui 12 euro).
Vi terremo aggiornati.

INTANTO PENSA SE VUOI PRENOTARNE QUALCHE COPIA 

 ... ecco alcuni stralci del libro ...

 

 

RESOCONTO DEL VIAGGIO A PARIGI

6 - 9 GIUGNO 2012

                                        dal taccuino di Pietro Tartamella

 

volpe       LA VOLPE DI ESOPO          esopo

 

 

Ricordate la volpe della favola di Esopo? Quella volpe che quando incontra per la prima volta un leone si spaventa da morire, e la seconda volta si spaventa sì, ma non come la prima, e poi quando lo incontra per la terza volta riesce perfino ad attaccare bottone?
Fabrizio è un po’ come quella volpe.
Infatti quando siamo andati a Parigi la prima volta, quattro anni fa, era un periodo di grandi piogge e temporali. Eravamo partiti con il fiume Po in piena e a rischio di esondazione in corrispondenza di alcuni ponti.
A Parigi un acquazzone diluviale ci aveva sorpreso sul piazzale di Notre Dame, e  Fabrizio aveva temuto che anche la Senna fosse a rischio di esondazione.
La sua preoccupazione era stata grande.
Anche quest’anno la pioggia ci ha accompagnato per molti tratti. Fabrizio ha avuto ancora qualche preoccupazione, ma non come la prima volta.
Non ci resta che fare un terzo viaggio a Parigi per vedere forse il caro Fabrizio chiacchierare a testa alta con le nuvole e la pioggia battente senza più timore!

partenza2Il viaggio a Parigi di quest’anno 2012 è stato caratterizzato dalla “familiarità”.
Non ha avuto il fascino delle cose che si fanno per la prima volta in assoluto.
Molte cose, non solo i ragazzi, ma anche noi accompagnatori, le conoscevamo già: la lunghezza del viaggio, il tempo incerto e la pioggia, il taccuino su cui scrivere le proprie riflessioni, un film che potevamo vedere durante il viaggio sugli schermi televisivi che il pullman ha in dotazione, le pause in autogrill, il teatro Cosec che già avevamo calcato, l’atmosfera dell’albergo… per questo alcune cose non ci hanno sorpreso più come la prima volta. Eppure tanti, anche se piccoli, sono stati gli eventi nuovi in questo secondo viaggio! Così tanti che l’esperienza si è rivelata alla fine più raffinata e completa.
Intanto abbiamo avuto un nuovo autista, Bruno. Il tempo che abbiamo dedicato a conoscerlo e a entrare in buona relazione con lui ci ha tenuto impegnati a lungo. Quest’anno avevamo una novità: il bastone lungo con in cima un quadrato di compensato con scritto “Cascina Macondo – Italia”, da portare in giro nelle escursioni a Parigi o a Versailles come punto di riferimento in mezzo alla folla.
I ragazzi si sono divertiti a portarlo a turno come bandiera.
Il gruppo era anche diverso. Quest’anno, tra gli accompagnatori, non c’erano Ada, Battista, Marusca, Paola S.. Dei ragazzi mancavano Cosimo, Debora, Francesca, Linda, Paoletta.
In questo viaggio i ragazzi nuovi sono: Angelo, Mila, Enrico, Antonella.
Gli accompagnatori nuovi: Antonella (mamma di Beatrice), Maria (mamma di Angelo), Veronica, Ajdi Tartamella.
Coloro invece che per la seconda volta andavano a Parigi: Annamaria Verrastro, Pietro Tartamella, Nagi Tartamella, Grazia, Luca; e tra i ragazzi: Antonio, Davide, Daniele, Simona, Tommy, Fabrizio. partenza6
Caso particolare Florian Lasne che nel viaggio di andata non c’era, perché già a Parigi per lavoro, ma c’era nel viaggio di ritorno.
Insomma la combinazione di personalità nuove, il nuovo spettacolo che si andava a rappresentare, la raccolta fondi “Adotta 1 Kilometro”, il pullman più grande con diversi posti vuoti, la lettura in pullman del libro “Cammino da seduto”, e le tante piccole novità rispetto all’esperienza precedente, hanno fatto scaturire dinamiche tali da dipingere comunque con nuovi vivaci colori anche questo secondo viaggio. Senza contare che tutti hanno scritto, di propria iniziativa, davvero tanto sui loro taccuini.



Ore 7.15 - partiamo da Corso Vigevano

Dopo aver fatto la cuenta, dato le indicazioni dei comportamenti di sicurezza sul pullman durante il viaggio, consegnato a ciascuno il block-notes per scrivere le proprie riflessioni, consegnato a ciascuno una penna bic, consegnato il cartellino rosso con il proprio nome e con il mio numero di cellulare da portare sul petto nel caso qualcuno si perdesse, ecco che il pullman s’immerge di botto in un gran silenzio. Tutti si sono alzati presto questa mattina e non vedevano l’ora di mettersi a dormire. Tranne Davide che, seduto al mio fianco proprio dietro l’autista come quattro anni fa, continua a chiacchierare. Tranne Fabrizio che, seduto composto e schiena diritta, guarda il paesaggio dal finestrino, guarda austero dinanzi a sé, guarda le tendine azzurre del pullman, guarda i compagni che dormono, senza dare il benché minimo segnale di stanchezza, di sonno, di cedimento.
Impiegheremo più di un’ora a uscire dalla tangenziale intasata dal traffico infernale.

A Bardonecchia la prima sosta per il caffè e una merenda.
Dopo una ventina di minuti, quando si riparte, siamo già tutti un po’ più svegli.
Prendo allora il microfono in mano non appena il pullman si mette in moto e, approfittando di quella vivacità, esordisco simulando la voce di uno che sta parlando alla radio. Noto però che Davide ha cambiato posto! Era seduto al mio fianco, in prima fila, proprio alle spalle dell’autista. Si è spostato in fondo, nella zona di Veronica, Tommy, Simona, Nagi, Fabrizio, Ajdi, Luca. Mi sembra una buona cosa questo suo cambiamento di posto. L’avermi “abbandonato” è un segno di autonomia. Davide, sino all’ultimo momento, anzi ultimissimo momento, non voleva venire a Parigi. Spesso si comporta così, in opposizione per natura. Era proprio tenero vederlo abbracciato alla madre sul marciapiede di Corso Vigevano mentre tutti caricavano i bagagli e, quasi lacrimando, dire no, non ci vado, non voglio andare a Parigi, perché non andiamo a Praga, non mi piace, lo spettacolo fa schifo, io non ci vado, ci mando il mio fantasma…
Ed eccolo laggiù che ascolta in silenzio le chiacchiere dei compagni. E ogni tanto (ogni tanto!) interviene.
Alla fine del viaggio, quando saremo ritornati a Torino, Davide mi commuoverà quando con voce sincera mi dirà: “Sono contento di essere venuto io a Parigi e di non aver mandato il mio fantasma”.
Ma un’altra cosa è successa. Enrico si è accorto di quello spostamento, e ha notato il posto vuoto lasciato da Davide. Dal centro del pullman dov’era, scalando timidamente di sedile in sedile, Enrico è venuto a sedersi vicino a me in prima fila con la sua bottiglietta d’acqua. Anche questo silenzioso spostamento di Enrico mi sembra una cosa buona.
Con il microfono in mano non appena il pullman si mette in moto, approfittando di quella vivacità, esordisco simulando la voce di uno che sta parlando alla radio:

Signore e Signori, vorrei presentarvi e farvi conoscere un caro amico. Si chiama Gianpaolo Sandri, ma gli amici lo chiamano “Giampi”.
In verità lo conoscete già questo amico. Lo avete incontrato qualche domenica fa a Cascina Macondo. Vi ricordate quel ragazzo sulla sedia a rotelle che ha pranzato con noi? Faceva parte del gruppo che frequentava il mio laboratorio di dizione e lettura ad alta voce. Ebbene quel ragazzo in carrozzella ha scritto un libro che ho qui con me, e vorrei leggervi alcune pagine. Non solo …  poi chiederò chi di voi vuole continuare la lettura, e se c’è qualcuno che lo desidera potrà venire qui come volontario a leggere al microfono. Poiché il viaggio è lungo, mi sembra una buona idea far passare un po’ di tempo leggendo qualche pagina interessante che un amico ha scritto. Il libro s’intitola
Cammino da seduto, edizioni Primalpe, ed è la biografia vera di Giampi”.

Già alcuni hanno la mano alzata come lettori volontari: Fabrizio, Daniele, Angelo …

Mi fa piacere vedere tanti volontari – continuo, simulando sempre una voce giornalistica da radio - ma potete tenere la mano giù, non è ancora il momento di alzarla. Ho detto che prima avrei letto io, ed io, come sicuramente vi sarete accorti, non ho ancora letto! Poi vi rivolgerò l’invito, e sarà allora il momento di alzare la mano. Grazie signore e signori ”.

Ma già un altro gruppo aveva alzato di nuovo la mano: Enrico, Simona, Tommy …

ritorno5

Se mettiamo dei trattini, il titolo del libro di Giampi sembra un nome cheyenne: “cammino-da-seduto”. Giampi qualcosa del guerriero cheyenne ce l'ha davvero. Giovanni Paolo Sandri (Giampi) è nato a Madonna dell’Olmo, frazione di Cuneo, nel 1970. Lavora negli uffici amministrativi dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle. Dall’età di sei mesi convive con una grave tetra paresi spastica. Si muove su una sedia a rotelle, per questo “cammino da seduto”. Ma di rotelle in testa Giampi ne ha parecchie! Intelligente, sensibile, autoironico, combattivo. Questa è la sua storia. Ma anche una storia di denuncia contro i medici, la burocrazia, la mente degli ottusi. E' un bel libro che vale la pena di leggere. Edizioni Primalpe.

Seduto comodo a prua, con lo sguardo rivolto alla grande vetrata del pullman che sembra uno schermo percorso ripetutamente dal tergicristallo su e giù, con l’autostrada bagnata che mi viene incontro veloce, con il libro di Giampi sulle ginocchia, comincio a leggere lentamente. Per fortuna la voce si sente bene sino all’ultimo sedile di poppa.



CAMMINO DA SEDUTO
di Gianpaolo Sandri

“la medicina e la difficoltà”

Mai un medico che abbia detto lavoriamo per donare,
attraverso gli strumenti che abbiamo, una vita il più dignitosa possibile
e mai nessuno che abbia detto: "Ci sono i presupposti
che questo bimbo si possa realizzare come persona ...

Fin da quando la mia disabilità è stata accertata (all'età di un anno), ho subito iniziato a fare fisioterapia.
Negli anni Settanta a Cuneo non c'era nessun centro in grado di fornire questo servizio, pertanto dovevamo andare a Torino tre volte alla settimana, subito dopo pranzo, sacrificio enorme per la mia famiglia che avendo la panetteria non poteva chiudere. L'unica soluzione era che papà lavorasse tutta la notte precedente per finire di fare il pane nell' ora di pranzo e per partire subito dopo. A volte mi accompagnava mamma, altre volte nonna perché io così stavo bravo in macchina.
All'età di sette anni hanno aperto un Centro della Don Gnocchi a Bra, già molto più vicino, ma ancora scomodo e molto faticoso per tutti. Non abbiamo mai mollato perché la speranza è sempre stata la forza che ci ha spinto a continuare ... per questa nuova esigenza mamma si è decisa e ha preso la patente di guida.
Non racconto tutti i sacrifici che hanno fatto papà e mamma in questi anni, perché qualunque cosa io dica sarebbe troppo poco rispetto agli sforzi compiuti; appena sentivano o veniva loro consigliato un nome di qualche medico esperto, non guardavano in faccia niente e nessuno e mi ci portavano, non per crearsi illusioni o false speranze, ma per capire se qualcosa mi poteva aiutare nel vivere meglio con meno fatiche.
Ricordo una visita a Firenze in pieno inverno, il giorno prima papà aveva portato la macchina dal meccanico a controllare che tutto fosse a posto, aveva lavorato per tutta la giornata. Siamo partiti alle quattro del mattino ... nevicava tantissimo ... dopo una decina di chilometri la macchina si è fermata e non c'era verso di farla ripartire ... faceva molto freddo ... dopo qualche minuto è passata un'altra macchina che ha portato al riparo me e mamma; papà intanto, dopo aver a lungo trafficato con le catene, è riuscito a far ripartire la macchina.
Anche se ho ricordi vaghi di queste visite, la sensazione che mi torna in mente è sempre quella di medici che davano lo stesso verdetto: la colpa era dei miei genitori che non accettavano la mia patologia, erano loro la fonte delle mie sofferenze tramite la loro insistenza, perché il mio quadro era chiaro: essendo gravemente spastico la mia vita era molto compromessa. Peccato che il momento del pagamento fosse il solo istante in cui sorridevano e magari scappava loro anche un "speriamo".  La parola speranza dagli esperti viene solo detta a scopo di lucro?
Per quanto riguarda le cure, la frase ricorrente era: "Se facciamo in questo modo, andremo a salvare il salvabile".
Mi ricordo il dolore che provavo da bambino su quell'asse di stabilità: piangevo per il male, stavo su un enorme rotolo dove secondo la fisioterapista stimolavo l'equilibrio, il dolore era talvolta insopportabile, più forte e spesso lancinante nella zona degli adduttori che tiravano tantissimo, la stessa sensazione di un crampo, ma la fisioterapista era sorda e continuava a scrivere sul quaderno e non mi guardava mai, lo sguardo non faceva parte della terapia, anzi era caldamente sconsigliato.
Quando venivo messo sul grosso tappeto verde, dovevo tentare di tenermi in piedi: la parte posteriore delle ginocchia, i muscoli flessori, era sottoposta ad enorme sforzo e il piede destro si piegava sulla caviglia, rischiavo anche slogature. Gli esercizi erano imposti e mai spiegati.
Con questi dolori il mio corpo si irrigidiva, perdevo plasticità ... acquistavo spasticità ... più mi irrigidivo e più sentivo male ... piangevo dalla paura ... il mio incubo era l'equilibrio, lo rifiutavo addirittura, non esisteva per me, era solo fonte di immane frustrazione, ma la fisioterapista doveva fare il suo dovere e non le interessavano i miei capricci, come li chiamava lei.  Sono sempre stato una persona curiosa, ero interessato a quello che mi accadeva, facevo spesso domande alle terapiste sul perché degli esercizi e in generale su ogni cosa che veniva fatta su di me. Le fisioterapiste spesso si scocciavano per questo mio atteggiamento, ritenevano che fosse un modo per perdere tempo; già allora mi rendevo conto che se avessi riconosciuto l'utilità dell' esercizio, avrei avuto meno difficoltà a compierlo e più soddisfazione. Ricordo in quella stanza grossi specchi che mi aiutavano a vedere con i miei occhi che non ero un bimbo come gli altri, che non ero capace di camminare anche se non ne capivo il perché ... perdevo ancora le bave e allo specchio era proprio brutto da vedere, ma la dottoressa non perdeva occasione di "spronarmi", dicendo che così capivo che facevo schifo agli altri bimbi e che sarei rimasto solo se non fossi stato in grado di controllarmi.
Ricordo inoltre come era brutto aspettare in quella sala d'attesa, triste, senza giochi, bisognava stare bravi e aspettare ... mamma doveva restare fuori ... non interessava niente alla dottoressa, queste erano le direttive dei responsabili.
Ricordo che ero un bimbo, ma nessun terapista voleva ascoltare ciò che avevo voglia di fare, di raccontare ...
Tutti gli esperti dicevano che dovevo correggere tante cose, io andavo a scuola e sapevo quanto fosse brutto sbagliare, ma non capivo come mai non riuscivo ad accorgermi di sbagliare per come camminavo, per come muovevo le mani, per come parlavo.
Ricordo che la logopedista mi faceva leggere, nel frattempo registrava e quando riascoltavamo non capivo quasi niente, piangevo perché avevo paura di essere sordo ... lei mi diceva che leggevo male ... la maestra mi diceva che ero bravo a leggere ... dopo aver fatto logopedia era sempre un incubo parlare, perché quando parlavo il ritorno di voce era normale e per me bambino era difficile capire che chi ascoltava sentiva diversamente ed era più difficile ancora spiegarlo alla terapista che non comprendeva, perché non trovava un riscontro sui suoi libri che aveva tanto studiato, non ero contemplato nei casi clinici di bimbi spastici.
Le persone che mi hanno seguito durante i cicli delle diverse terapie hanno sempre fatto un grosso errore: ero un bambino, i bambini amano giocare e divertirsi; io soffrivo da morire durante le sedute, perché ciò che mi imponevano non aveva senso per me e nella mia testa quei momenti venivano isolati, tenuti distanti, perché
dolorosi ... era quindi per me impensabile e svantaggioso portarmi a casa ciò che "imparavo" dai terapisti. Non esisteva nella mia testa un collegamento tra terapia e quotidianità, semplicemente perché nessuno si è preoccupato di trovare una connessione, un collegamento tra ciò che mi imponevano di fare e la sua utilità all'esterno di quella palestra, divenuta campo di battaglia perché campo di dolore fine a se stesso.
Amavo i luoghi colorati e divertenti ... in generale mi piaceva la luce ... le palestre dove venivo trattato erano piene di polvere, ricordo l'odore, a volte si faceva fatica a respirare; i quadri erano messi a caso, senza gusto; erano luoghi tremendamente anonimi, tristi.
Era un luogo che non apparteneva a nessuno, nemmeno alle terapiste che lì dentro giocavano la loro vita professionale. La palestra, invece di invogliare, deprimeva, perché loro per prime erano sempre svogliate, depresse, occupate a contare i minuti, quante volte mi lasciavano coricato sul tappeto verde e dopo mezz'ora tornavano aromatizzate al caffè.
Ma come mai ad alcune fisioterapiste è permesso o peggio ancora è insegnato un simile comportamento? A volte alcune di loro mi confidavano che non avrebbero voluto seguire quel determinato metodo, ma le "vecchie del mestiere" le obbligavano per timore di dover studiare cose nuove e perché non avevano voglia di perdere tempo. Ricordo che alle visite i dottori facevano sempre a mamma le stesse domande:  È un problema del parto?  Quando si è accorta che qualcosa non andava?  Nessuno ha mai saputo dirle con esattezza il motivo di questo handicap?
Mamma rispondeva di no e i dottori rimanevano increduli, non ascoltavano il suo parere, non interessava la diagnosi di un genitore, perché non ha studiato e perché non ha conoscenze e perché non è obiettivo e perché ... perché il genitore è arrabbiato ... perché il genitore deve solo fare il genitore ... e basta ... perché il genitore non ha competenze, perché non è obiettivo e, colmo dei colmi, perché non sa scegliere per il bene del proprio figlio.
Capite? Vi vedo scandagliare la testa, ma a coloro cui sono destinate queste parole viene l'ulcera! Di qui sorge spontanea, proprio spontanea, la domanda: ma questi medici dove l'hanno dimenticata la coscienza? Sapete, se si perde il cellulare se ne compra uno più bello, ma con la coscienza non funziona così, è un pochino differente
.

Il paesaggio è cambiato. Ha smesso di piovere. Il traffico è scorrevole.
Bruno, l’autista, guarda con un orecchio attentamente la strada, e con l’altro  ascolta con la stessa attenzione ogni parola della lettura ad alta voce del libro di Giampi.

Chi vuole venire volontario a leggere?


Fabrizio alza con straordinaria prontezza la mano!
Da un anno Fabrizio si propone con disinvoltura come volontario in ogni esercizio che proponiamo. Negli anni precedenti non era mai successo! Una domenica a Cascina Macondo si è proposto perfino come cantante,  e un’altra volta come danzatore. Solo da un paio di anni ci siamo accorti che sa leggere! Agli inizi lo coinvolgevo al leggìo facendo un gioco di lettura a coppia: io leggevo qualche parola, e lui ripeteva ad alta voce le stesse parole che avevo appena letto.
Finché un giorno, dinanzi a una favola di Esopo che non avevo mai proposto, io cominciai:

Una volpe che non aveva mai…

E Fabrizio aveva ripetuto, come tante volte aveva fatto, imitando anche le mie intonazioni vocali:
Una volpe che non aveva mai…

E io avevo proseguito:
veduto un leone…

E Fabrizio aveva ripetuto:
veduto un leone

Ed io avevo continuato:
la prima volta…

E Fabrizio aveva proseguito, meravigliandoci!
che per caso se lo trovò davanti…” 

!?!?!?!?!?!

Aveva letto le parole successive! Sapeva leggere dunque!
Ed eccolo qui che si avvicina volontario al microfono per leggere un brano del libro di Giampi! Certo, con qualche inciampo e incertezza qui e là, ma legge bene! Emozionante!

ritorno1Alle visite le persone col camice bianco dicevano a mamma di mettermi sul lettino, allora non c'erano quelli elettrici, c'erano "solo" i muscoli di mamma; dicevano di togliermi le scarpe e i pantaloni, loro stavano seduti e scrivevano, pensavano così tanto da non capire che potevano aiutare mamma; quando avevano finito di scrivere - che cosa non si sa perché era tutto segreto e poi tanto mamma non avrebbe capito - si alzavano e venivano vicino al lettino, mamma mi tranquillizzava e loro dicevano: "Se fa così è ancora peggio" ... "Ma se sta così rigido come faccio a visitarlo?". Ma non avevano studiato che più dicevano così più mi irrigidivo?
Eppure mamma lo sapeva e non ha studiato da medico e ringrazio il cielo per questo
”.

Ora tocca a Daniele leggere qualche riga.
Viene a sedersi davanti, gli porgo il microfono e il libro indicandogli con il dito il punto da dove iniziare. E’ emozionato, il respiro un po’ alterato.
Ricordate la volpe della favola di Esopo?
Sì quella volpe che quando incontra per la prima volta un leone si spaventa da morire, e la seconda volta si spaventa sì, ma non come la prima, e poi quando lo incontra per la terza volta riesce perfino ad attaccare bottone?
Beh, Daniele è un po’ come quella volpe.
Infatti la prima notte in albergo, esattamente come quattro anni prima, non piacendogli dormire al buio, abbiamo dovuto tenere la luce accesa in camera tutta la notte.
La seconda notte Daniele ha accettato l’dea di tenere accesa la luce del bagno, lasciando la porta un po’ socchiusa, in modo che uno spiraglio di luce potesse filtrare nella stanza.
Se faremo un altro viaggio a Parigi, o in qualunque altro luogo lontano, porterò con me una piccola torcia, e lasceremo quella accesa. Chissà, forse in un prossimo viaggio Daniele riuscirà a spegnere anche la fioca luce della pila e a dormire tranquillo immerso nel buio.
E’ molto cambiato Daniele in questi anni. E’ più socievole, più collaborativo, ascolta con più attenzione, ha un maggiore senso di responsabilità, è più sereno.
Il gigante di argilla, come lo definisce Grazia, inizia a leggere col cuore in gola, ma si fa capire:

Poi mi facevano fare sempre gli stessi movimenti, mi toccavano con la delicatezza degli elefanti ... dicevano sempre le stesse cose ... con me tacevano, non ero io a non interagire con loro, ma viceversa, mai si preoccupavano se tremavo dalla paura o dal freddo, per loro io ero la patologia, dicevano a mamma di rivestirmi, loro si sedevano e scrivevano, poi dicevano a mamma di farmi fare due passi e a questo punto ecco la proclamazione del verdetto che iniziava sempre così: "In effetti il quadro clinico presenta un grado di spasticità elevato con una tetraplegia importante che dà limitazioni di movimento, ... che impedisce ... che non permette... che vincola ... che non gli permetterà mai di fare le cose che fanno i bimbi della sua età, pertanto bisogna lavorare per far sì che il bambino non peggiori, laddove si può, lavoriamo per correggere posture ... per prevenire altre patologie ... quando diventerà grande sennò sarà ancora più grave e a quel punto non potremo fare più nulla perché dai trent' anni in poi non si recupera più, anzi ci saranno nuovi problemi che insorgeranno, ma lo vedremo tra vent'anni".
Però nel frattempo il pugno nello stomaco l'avevano dato, in mezz'ora questo personaggio col camice bianco si era dimostrato un clone dei precedenti, cioè un esperto che uccideva la speranza senza esclusione di colpi.
Mai un medico che abbia detto: lavoriamo per donare, attraverso gli strumenti che abbiamo e ciò che la medicina ha scoperto, una vita il più dignitosa possibile; e mai nessuno che abbia detto: ci sono i presupposti che questo bimbo si possa realizzare come persona, che possa imparare, che possa fare cose analoghe ai bimbi della sua età, ma in modo differente.
Anzi se fiutavano questa speranza in mamma e papà, tagliavano loro le gambe con frasi che per rispetto a me stesso non riporto, ma che, cari dottori, ricordiamo tutti molto bene e purtroppo non basta un'ubriacatura a farcele scordare e nemmeno un ciclo di sedute dai vostri colleghi psicologi
”.

Tutti i ragazzi sono in silenzio, ascoltano la lettura con molta attenzione.
Qualcuno ha gli occhi chiusi in un sonnecchio leggero, ma sta ascoltando.
Anche Simona che nel suo taccuino degli appunti scriverà, con stile che inanella parole a raffica come un fiume che scorre ininterrotto, molte parole e suggestioni che provengono da questa lettura.

Chi vuole venire volontario a leggere?

Ora tocca ad Anna che è seduta in prima fila, dietro di me, in mezzo alle sue borse e cartelline che contengono documenti, le medicine dei ragazzi, le prenotazioni dell’albergo, gli scontrini delle spese, i numeri di telefono e gli indirizzi del Cosec, dell’albergo Balladin, di Nicole e Jean Luc.
In una cartellina Anna ha persino un libro. Ma poche saranno le pagine, forse nessuna, che riuscirà a leggere, tanta è la sua concentrazione e attenzione a tutto quello che succede intorno. Anna è presidente di Cascina Macondo e referente responsabile del gruppo, coscienziosa e iperattiva, sempre vigile e attenta.
In quattro giorni di soggiorno a Parigi forse saranno solo otto le ore che riuscirà a dormire. Le passo il microfono:

Un medico che si occupa di bambini con handicap se, quando proclama la diagnosi, non nutre la speranza, che medico è?
Mi viene il sospetto che non abbia fatto il medico con l'intento di poter guarire chi si affida a lui e che nel corso degli anni abbia perso un po' la meta, in tal caso, se volete, mi propongo per farvi dei corsi di aggiornamento il cui titolo potrebbe essere: "I percorsi di Pollicino per ritrovare la strada".
È vero non ho la laurea, ma mi basta la disabilità, lei insegna: pazzesco, vero?
Anch'io stentavo a crederei, ma dopo trentotto anni di buona e cattiva convivenza ne sono sicurissimo.
E invece erano sempre i miei genitori a sbagliare. I miei genitori avevano sempre troppe aspettative. Eppure non ero solo un problema da correggere, sarebbero bastate poche, semplici parole di speranza e sarebbe cambiato tutto. Ci avreste illusi? No, non bisogna avere paura di essere coinvolti nella professione che si svolge! Se non vi coinvolgete, medici, come fate a curare?
Mentre la mamma mi sveste, invece di sedervi e scrivere, state lì in piedi accanto a me, tenetemi la mano, sentite che sono. vivo, guardate con che attenzione e cura mi aiuta mamma e per questa maggiore vicinanza non abbiate paura di perdere o sminuire la vostra professionalità, non è così... se tu dottore hai fiducia in me bimbo, in noi famiglia e ci ascolti, tutto cambia per me e anche per te, allora la fiducia diventa reciproca ... quando tu ti siederai e scriverai ad alta voce sapendo che ti ascoltiamo con attenzione e con tanta fiducia e ci darai dei consigli, noi ti ascolteremo, anche se le cose che dirai non saranno così piacevoli.
Dalle visite uscivamo sempre tristi, abbattuti, ma mamma e papà comunque non mi credevano solo portatore di male, giravano la pagina del problema e aprivano la pagina della fiducia, due pagine che comunque fanno parte dello stesso libro.
A undici anni il primo intervento a Torino in clinica privata per allungare gli adduttori ... dopo le mie gambe non avrebbero più toccato l'una contro l'altra e io avrei potuto anche camminare meglio, ci dissero.
Ricordo la visita di questo illuminato (accecato) medico che arrivava da Firenze in elicottero per non perdere tempo, c'erano due spogliatoi ... un mucchio di bambini che aspettavano ... ci hanno chiamati, siamo entrati nello spogliatoio ... l'infermiera ci ha detto di svestirei ... faceva molto freddo ... ci hanno chiamati di nuovo, siamo entrati in questo enorme studio e davanti a me si stagliavano le figure di cinque o sei dottorini giovani messi a semicerchio in piedi, veri eccellenti cloni ... dietro di loro il professore seduto al tavolo, la pecora Dolly.
"Lo faccia camminare," ha ordinato a mamma.
lo ero scalzo come da ordini precedenti dell'infermiera.
Poi mi ha "toccato" gli adduttori, mentre ero disteso sul lettino, ricordo ancora il male, a quel punto e solo a quel punto ha iniziato a parlare, la nostra emozione saliva, e lui disse: "Adduttori tesi e corti quindi da operare, buone possibilità di allentamento". Stop.
... ha detto qualcosa sottovoce in un registratore ... si è seduto e con un impercettibile cenno con la testa ci ha salutati ...
... mentre andavamo nello spogliatoio a rivestirei c'era già il Numero successivo che entrava ...
... usciti dallo spogliatoio la segretaria consegnava una busta con scritto tutto ciò che occorreva e presentava l'unica cosa lauta della giornata, la fattura.
Ovviamente l'operazione portava con sé sacrifici economici e di tempo ... i risultati non sono stati così miracolosi come previsto.
Nel 1979 hanno finalmente aperto un Centro Don Gnocchi per fisioterapia a Cuneo, quindi era più comodo, continuavo a correggere il tronco, la testa, le mani, i piedi, le gambe, ero il ragazzino più corretto che conoscevo, correggevo anche il passo, la camminata.
A sedici anni, quando camminavo, avevo male alla gamba sinistra. Sarà la postura non corretta? Che sarà?
Un giovane neurologo, il dottor Gerbino, durante una delle numerose visite, chiese di poter visionare le lastre del bacino ... non le avevo mai fatte ... il dottore si stupì moltissimo.
L'esito dei raggi fu "sublussazione congenita dell' anca sinistra", l'unico rimedio per togliermi il male era l'intervento.
Ho fatto questa complessa operazione a Savigliano ...
Il professor Massè, durante le visite, invece di sedersi dietro al tavolo mi faceva il solletico e aiutava mamma a svestirmi, si prendeva cura di me, ci dava il tempo per fare ogni cosa, non aveva fretta, non mi dava l'impressione di voler scappare.
L'intervento riuscì molto bene.
Ricordo alcuni particolari di quella mattina: papà mi ha accompagnato fino alla sala operatoria e ci siamo messi a piangere ... è stata la prima volta che ho visto papà piangere ... poi sono entrato e dentro c'era già il professore Massè che appena mi ha visto ha iniziato a farmi il solletico ... a tirarmi i peli delle ascelle, mi diceva: "Se non la smetti di piagnucolare ti opero da sveglio" ... "adesso ti faccio fare l'astronauta" ... "Ti metto la maschera, inizio il conto alla rovescia e decolliamo."
Ottimo decollo, eccellente atterraggio.
Il post intervento è stato lunghissimo, molto faticoso, per due mesi (luglio e agosto) sono dovuto stare a letto, in quanto non dovevo piegare l'anca. Non potevo sedermi per nessun motivo, al massimo per mangiare mettevo due cuscini sotto la testa. Papà aveva studiato un modo per poter spostare il letto mettendo quattro ruotine sotto le gambe così potevo andare sul terrazzo.
Ero nero come un carbone, avevo un' abbronzatura da far invidia a chiunque, mio zio mi aveva costruito un leggio e mia nonna veniva quasi tutti i giorni a farmi compagnia; sul leggio ogni mattina incidevo una croce e man mano che le croci aumentavano mi rendevo conto che la fatica stava per finire.
La riabilitazione è andata meglio di come fosse previsto, ho ripreso abbastanza velocemente a stare in piedi e a fare qualche passo.
Verso i diciassette anni ho iniziato ippoterapia in un centro privato a Marene.
Le mie due cavalle preferite erano Ambra e Marusca, la prima un po' più vecchiotta quindi più calma, la seconda un po' ribelle e, come tutto ciò che è un po' più frizzantino, mi attirava di più, quindi è diventata la "mia" cavalla: era marrone con una bella criniera ed era anche più magra dell'altra ... così gli adduttori non tiravano tanto.
L'ippoterapista non mi ha mai imposto un esercizio, me l'ha sempre proposto e io ricordo bene che facevo tutto anche se mi costava fatica.
Dopo i primi venti minuti di esercizi passavo al vero divertimento, la guida di Marusca, il passo veloce fino al trotto ... era davvero molto faticoso battere la sella, "beccarsi" le sederate e insieme guidare ... avevo anche imparato a saltare dei piccoli ostacoli. Dopo quaranta minuti a cavallo scendevo senza forze, con tutti i muscoli che mi facevano male, ma contento.
Una cosa che mi ha sempre divertito è quando Marusca, con me sopra, si fermava a fare i suoi bisogni, mi alzava quasi volesse buttarmi giù e poi via ... secondo me sapeva che mi divertivo perché lo faceva quasi tutte le volte ... da qui ho scoperto che funziono da lassativo anche per i cavalli, alla faccia dei medici secondo cui non potevo fare nulla. Un'altra cosa che invece mi dava sui nervi era che, passati i quarantacinque minuti, Marusca tirava ad andare verso la pedana ... anche i cavalli dopo un po' non vedono l'ora di scaricarmi.
Comunque me lo chiedo tuttora se Marusca sapesse leggere l'orologio ...
Dopo l'esperienza dell'ippoterapia anche la fisioterapia ha preso un'altra impronta per me. Insieme alla terapista Donatella valutavo quale fosse il lavoro migliore da fare in funzione delle esigenze e dei miei bisogni quotidiani.
È stato questo il miglior modo per fare pace con la fisioterapia, soprattutto per perdonare tutto il male e le offese ricevute, subite per tanto tempo gratuitamente e in silenzio. Questo ha fatto sì che veramente io sia migliorato e senta di essere cresciuto in tutti i sensi ... ho maggiore fiducia in chi si prende veramente cura di me e respiro fiducia da parte degli altri.
Negli ultimi anni faccio solo più cicli di fisioterapia di mantenimento con Sara, fisioterapista preferita, che quando eravamo piccoli mi sgridava sempre quando facevo casino in chiesa; ora sono sotto le sue grinfie e noto che ci sono ancora sviluppi e possibili miglioramenti.
Negli ultimi anni la mia palestra è stata soprattutto la piscina; l'acqua è un ambiente dove mi sento più libero e a mio agio; anche se la paura è parecchia, amo fare il nuoto come sport con Fiorella, che nuotando con me è un ottimo salvagente e un aiuto, sia nel darmi coraggio, sia nel darmi sicurezza”
.

E’ ora di pranzo. Ci fermiamo in un autogrill per un’oretta con i nostri panini al sacco. L’erba è umida di pioggia. L’aria fresca. Il cielo incerto.
Su una panchina, abbandonati ad arte, due porzioni di pollo.
Dico  “ad arte” perché le due scatolette di plastica trasparente erano disposte alle due estremità della panchina, equidistanti. Avevano entrambe il coperchio sollevato e, dentro, in bella mostra, due belle grassocce cosce di pollo!
Nessun apparente “proprietario” nei dintorni. Abbandonate?
Dapprima sembravano cosciotti veri di plastica come quegli scherzi che si usano a carnevale. Invece era pollo vero. Non era marcito, né puzzava.
Davide fu il primo a notarle. Prese la prima scatola con una mano e annusava furtivo il cosciotto, mentre con l’altra mano mi teneva il braccio e mi parlava sottovoce mostrandomi ciò che aveva trovato come se fosse un tesoro.
“E’ buono! – aveva commentato “Io me lo mangio!”.
E mi guardava negli occhi cercando di leggere al volo una mia qualunque espressione pronto a interpretarla. E la mia mimica facciale un qualche messaggio deve averlo mandato, perché si precipitò a correggere: “Dai, ce la mangiamo!”.
Dovetti offrirgli le ultime note della mia sigaretta per distrarlo e farlo desistere.
Il secondo complimento che avevo in serbo per Davide? No, non è di aver resistito alla tentazione di mangiare la coscia di pollo abbandonata. E’ un altro il secondo complimento importate che ho in serbo per Davide.
E le lasciammo infine lì sulla panchina quei due cosciotti di pollo, senza trovare nessuna risposta plausibile sul perché fossero state abbandonate.
La Francia a volte è proprio un mistero!

 

 

appunti di giovedì 14 giugno 2012

TORNATI DA PARIGI
INCONTRO PRESSO IL CADD DI CORSO VIGEVANO - TORINO




parigi12Il giovedì 14 giugno, una settimana dopo il ritorno da Parigi, è l’ultimo appuntamento con i ragazzi della compagnia Viaggi Fuori dai Paraggi. Poi ci sarà la pausa estiva.
Bevuto un caffè o un’acqua minerale nel dehor del Bar adiacente gestito dalle simpatiche e gentili ragazze rumene che Davide va sempre a trovare e a salutare, entriamo nella sede del CADD di Corso Vigevano 22, a Torino.
Siamo seduti sulle sedie, in cerchio.
Raccolgo i block-notes con i pensieri che i ragazzi hanno scritto durante il viaggio a Parigi. I block-notes li abbiamo lasciati appositamente ancora una settimana, per dare il tempo, a casa, con calma, a chi se la sentiva, di scrivere ancora qualche riga sulla loro esperienza e permanenza a Parigi. Era un po’ rischioso lasciare i taccuini a loro per tutta la settimana, perché avrebbero potuto perderli, o dimenticare di portarli a quell’ultimo appuntamento. Ma sono stati puntuali e giudiziosi. Solo Tommy si è dimenticato di portare il suo blocchetto degli appunti ed è mortificato. Qualcuno ha riportato anche la penna a biro che avevamo dato in dotazione.
Prendo, come di consueto, la mia penna e un foglio bianco, e scrivo le impressioni che a voce alta e a ruota libera ciascuno pensa che sarebbe bello ricordare o sarebbe opportuno mettere nero su bianco nel bene e nel male.
Il cerchio è un fitto bosco di mani alzate che vogliono dettare i loro pensieri.
Angelo ed Enrico hanno scritto anche una lettera, oltre agli appunti sul loro blocchetto a quadretti. Lettera che vorrebbero leggere.
Fabrizio da un anno circa alza autonomamente la mano e si propone sempre prontamente come volontario. Perfino sul pullman, quando ci siamo alternati al microfono a leggere alcune pagine del libro “Cammino da seduto” di Giampaolo Sandri (Giampi) – edizioni Primalpe, Fabrizio è venuto volontario e ha letto ad alta voce benissimo! In questi anni Fabrizio ha fatto dei cambiamenti davvero importanti dimostrando una bella forza di volontà. Ci tiene che venga resa testimonianza della sua impressione quando era stato sotto le maestose arcate di ferro della Tour Eiffel:
 “pensavo che con il vento si spostasse la Torre Eiffel, ma erano le nuvole a spostarsi con il vento!”.
parigi10E sorride, consapevole di essersi fatto ingannare dai suoi stessi occhi.
Ma non era l’unico ad aver avuto quella sensazione. Quando eravamo tutti a guardare con la testa in su la Torre Eiffel che aveva sullo sfondo bianche nuvole che il vento spingeva, l’impressione era stata proprio che fosse il colosso di ferro a muoversi, e girava un po’ la testa a guardarlo dal basso.  parigi11
Stando dietro alla loro voglia di raccontare vengono fuori questi pensieri cuciti con le parole accavallate di Fabrizio, Enrico, Davide, Angelo, Mila, Daniele:

La pioggia sul battello! (Daniele, Fabrizio). Sul battello abbiamo conosciuto un gruppo di ragazzi come noi con le loro educatrici che forse vengono a trovarci a Torino così hanno detto (Luca, Davide).
Che impressione passare sotto tutti quei ponti in ferro, (Angelo, Daniele, Enrico) in cemento, curvati e camminabili, (Davide, Daniele, Mila) sospesi proprio sopra l’acqua della Senna coi piedi! (Angelo, Mila).
E c’erano i lucchetti dell’amore tanti e fitti fitti attaccati alle ringhiere (Anna, tutti).
E siamo andati a mangiare in locali di carne alla brace tipo americani” (Davide).


buffaloE’ vero, la prima sera, mercoledì, dopo aver portato i bagagli nelle camere dell’albergo Balladin, siamo andati a cena in un ristorante vicinissimo che si chiama “Buffalo Grill”.  Il locale ha colpito i ragazzi, perché sembrava proprio un saloon del west americano. All’inizio qualcuno pensava che il nome del ristorante fosse “Buffalo Bill”, ma altri hanno inteso “Brufolo Bill”.  C’è chi aveva detto “Brufolo Grill”. Qualcun altro aveva capito “Buffalo Brill” e altri “Brufalo Grill”. Ma alla fine, dopo aver cenato con gran piacere, e fatto le foto tutti addossati al bufalo di legno con le corna e al totem di un capo indiano che c’erano all’ingresso, lo hanno memorizzato bene e nel modo giusto: “RISTORANTE BUFFALO GRILL” di Les Mureaux!

Mila suggerisce di scrivere:
Abbiamo fatto le prove del nostro spettacolo per concentrarci di più, perché il teatro per me è la vita, è tutta la mia vita il teatro, e poi mi batteva il cuore quando il pubblico mi ha applaudito…” 
spettacolo3
Enrico riprende il concetto:
ci siamo concentrati distesi, dopo pranzo, sulla moquette del teatro di un colore azzurro aviatore sporco”. Aviatore sporco, suggerito da Anna, piace. Ok lo lasciamo. Solo Fabrizio non si è sdraiato. E’ rimasto composto seduto su una sedia vicino a Davide, anche lui seduto su una delle sedie rosse della platea.
Perché – spiega Fabrizio – a casa al pomeriggio non dormo mai”.
Anche Davide dà la sua spiegazione: “perché sulla sedia ero più tranquillo a dormire così”.
Seduti in platea sulle sedie rosse del teatro, Fabrizio e Davide sembravano guardare lo spettacolo dei compagni che dormivano sulla moquette:
prove1“Grazia che dormiva come Dumbo. Daniele appoggiato con la testa sulle gambe di Dumbo. Angelo dormiva come un morto. E qualcuno faceva finta di dormire con un occhio aperto. Tommy e Simona, sdraiati vicini, facevano le gare e ridevano.
Le gare erano di scorregge.
Altri hanno approfittato silenziosamente di queste gare.
Ci mancava tanto Beatrice. E tanto ci mancava David. Perché tanto fa tanto
”.

Mila era la prima volta che andava a Parigi:
E mi è piaciuto il primo applauso e le patatine mangiate al ristorante Buffalo Grill la sera, e l’Hamburger un po’ crudo, ma buono come il mio primo applauso fantastico di Parigi.
La pioggia sul battello un po’ sciocca. Io un po’ confusa per una storia molto lunga che non voglio dire qui, ma il momento triste è passato.
Lasciare la stanza il sabato era subito nostalgia e un po’ brutto”
.

Ora bisogna dare la parola ad Angelo che da un pezzo aspetta con la mano alzata. Anche Davide ha la mano alzata da un pezzo, e sta facendo fatica a rispettare il turno. Ma tocca ad Angelo ora:

spettacolo4Anche per me – esordisce Angelo - è la prima volta che vado all’estero. E’ un sogno realizzato con Cascina Macondo a Parigi. Mi è piaciuto così tanto che vorrei andare con voi, con tutti voi di questa compagnia, in Puglia, al paese dei miei genitori, e fare lo spettacolo, perché i miei cugini e mio fratello e la mia nipotina che ha quattro mesi e sette chili non l’hanno ancora visto!”.  
Ha la voce commossa Angelo mentre dice queste sue parole, e lo sguardo è ludico e lucido. Non ha ancora finito di pronunciare l’ultima sillaba che Davide si infiltra immediatamente con le proprie parole che non riusciva più a trattenere, e poi le spara di botto senza prendere fiato:
Nello spettacolo serale di Florian e Jean Luc in francese gettavano la frutta e gli ortaggi al pubblico di plastica…”.

Ad Antonella invece è piaciuto tanto, tanto, tanto (”scrivi: tanto, tanto – specifica Antonella) “chiddu cu li capelli griggi e li occhi blu, ca vulìa purtarmelo a la casa. E nun ci diri nenti a Carmine!”.

Enrico ha di nuovo qualcosa da dire. Aspetta paziente e rispettoso il suo turno con la mano alzata. Gli do la parola. Prendo appunti velocemente con scrittura mista di gallina e cavernicolo che spero di riuscire a decifrare quando dovrò trascrivere al computer.
“Con Pietro abbiamo parlato tanto, troppo – inizia sorridendo Enrico – dei miei compagni, dei professori, di Tom Cruise, di Giorgio Cluney, di Renato Rascel, dei Rumeni, di Albus Silente, che erano tutti arrabbiati. Ma noi ci ridiamo sopra e ce ne freghiamo, perché la vita è bella e abbiamo altro da fare, come Simona e tutti noi per esempio, che siamo inciampati col vassoio in mano contro almeno un piede sporgente delle sedie dell’albergo a colazione”.

Davide si intromette di nuovo:
Ottimo il rinfresco di Jean Luc e Nicole intorno alla tavolata familiare in teatro. Tutti che ridevamo con pollo francese e patatine e mostarda! E formaggi e salami nostri portati dall’Italia”.

Ora è Simona che si accavalla a Davide fino a prendere per intero la parola:
Le maionesi fanno male e fanno andare in bagno. Io non le mangio. Ho mangiato peperoncino piccante leggero”.

E ora è Mila che si accavalla a Simona fino a prendere lei l’intera parola:
Abbiamo ballato tutta la serata con tutti questi amici francesi e noi, e ricordo che ho detto: “perché non ci facciamo una bella grappa!”.
Mentre Mila dice “perché non ci facciamo una bella grappa!” simula la mossa con cui effettivamente aveva detto quella frase la sera in cui tutti ballavamo in quella festa di musica francese: il braccio alzato e i fianchi roteanti come se stesse facendo girare un hoola hoop. spettacolo5
I ragazzi seduti in cerchio sulle sedie ridono e si divertono a ricordare.
Tutti vorrebbero fermare sulla carta una montagna di altre parole e impressioni.
Ma abbiamo ancora da spulciare i loro taccuini su cui hanno annotato altri pensieri!

Anna ricorda la sera che era sparito il pigiama di Angelo.
Angelo ricorda bene come si era preoccupato: “Ma alla fine non era sparito – specifica Angelo – era finito in mezzo alle coperte di Enrico. Forse erano state le donne delle pulizie. O noi distratti. Mi sono agitato tantissimo, perché non riuscivo a trovarlo. Ho fatto su e giù per le scale sino da mia madre.
Durante le prove dello spettacolo ho salutato mia madre con la mano, dal palco, ma so che non bisogna farlo nemmeno durante le prove
”.

Ora mi tocca proprio! Sì, un difetto che i miei compagni di stanza, Daniele e Davide, hanno ben notato. Esordisce Daniele: “Ah! Pietro russava…”.
Davide si unisce alle parole di Daniele e in concerto quasi declamano:
russava come un martello pneumatico, più martello che pneumatico. Povera Anna!”.
Colgo a volo l’occasione per fare un primo complimento a Davide. Un complimento in cui forse anche altri ragazzi si riconosceranno e quindi, per estensione, il complimento è rivolto anche a loro.
Devo dirvi – esordisco – che Davide è proprio un caro amico generoso. Infatti Daniele, che aveva un po’ di paura a dormire al buio, ha chiesto di lasciare la luce accesa in camera durante la notte. Davide non ha fatto nessun commento, nessuna opposizione. Ha accettato tranquillamente e con serenità di dormire con la luce accesa tutta la notte per rispettare l’esigenza di Daniele!”.
I ragazzi riconoscono che c’è davvero attenzione e generosità in questo comportamento di Davide, e lo apprezzano.

Ho in serbo un secondo complimento per Davide, ancora più importante, ma mi riservo di rivelarlo più avanti in un contesto di massima attenzione. Perché Davide a Parigi ha fatto una cosa davvero eccezionale che bisogna metterlo per scritto anche in un libro tanto è stato eccezionale. Per questo lo farò più avanti in modo pubblico e ufficiale, con il massimo risalto, perché tutti devono sapere ciò che di importante ha fatto Davide quest’anno!

Ora è tempo di dare spazio a Enrico che vuole leggere la sua lettera a cui ha dato un titolo: “Il mio pensiero”. Grattandosi la testa con le dita comincia:

carteMercoledì 6 giugno 2012 io mi sono svegliato alle 7.00 e ho fatto colazione. Siamo partiti per Parigi con il pullman e poi ho chiacchierato con Pietro e mi sono divertito perché ero felice, perché parliamo dei nostri pensieri. Lo spettacolo è iniziato il pomeriggio, e abbiamo fatto bene perché alla fine è andato bene. E poi abbiamo fatto lo spettacolo di Florian e ci siamo esercitati un po’ perché ci alleniamo insieme. Antonello è un ex mio autista e l’accompagnatrice Rosanna Pace mi ha dato il pensiero, perché lui è del Toro e lei della Juventus, loro mi hanno affezionato durante il viaggio di Parigi. Tanti anni fa ho conosciuto tanti amici, perché mio padre era conosciuto. E poi ho giocato a carte con Pietro a scopa e alla fine ho vinto io e poi alla fine ha vinto lui. Durante il viaggio i responsabili ci hanno offerto il succo di frutta, l’acqua, il caffè, il succo di arancia, i biscotti, i cioccolatini, e i cannoli. Abbiamo fatto la riunione per recitare. I responsabili ci hanno portato in giro per Parigi e ho visto l’Arco di Trionfo, la Torre Eiffel, la Cattedrale di Notre Dame, e il fiume Senna. Ho dormito con Luca e Angelo”.

I compagni applaudono sinceramente le belle parole che ha scritto Enrico.
Ora tocca ad Angelo leggere la sua lettera. Ha la voce emozionata quando comincia. All’inizio accavalla un po’ le sillabe. All’invito di articolare bene i suoni si concentra e la lettura si fa più sicura. Anche la sua lettera ha un titolo “Il viaggio a Parigi”:

reggia7Finalmente si va a Parigi. Il viaggio è stato lungo e abbiamo attraversato le montagne. Il tempo non è stato bello, il cielo era coperto dalle nuvole. Durante la strada abbiamo trovato la pioggia quando siamo arrivati alle montagne. Abbiamo attraversato la galleria del Frejus illuminata da tante luci che collega l’Italia alla Francia. Abbiamo visto la ferrovia ai piedi delle montagne che attraversa un’altra galleria. Si vedevano anche delle case e un fiume che scorreva tra le rocce. All’uscita della galleria ci siamo trovati in una pianura dove vi erano campi coltivati. Abbiamo notato la ferrovia che continuava in Francia. Arrivati a destinazione ci siamo sistemati in albergo; dopo di che siamo andati a mangiare e poi siamo andati a dormire. All’indomani mattina dopo colazione siamo andati alla Reggia di Versailles dove abbiamo visitato i giardini. Abbiamo pranzato presso il teatro Cosec. Nel pomeriggio abbiamo fatto le prove dello spettacolo. Alle 21.00 di sera ci siamo esibiti: lo spettacolo è piaciuto ed è stato molto applaudito. Dopo di noi abbiamo visto lo spettacolo di un altro gruppo. Abbiamo brindato e mangiato. Infine siamo tornati in albergo per dormire. Venerdì mattina dopo colazione siamo andati a Parigi dove abbiamo visto la Tour Eiffel, fatto un giro sul battello. Ritornati da Parigi abbiamo cenato e poi abbiamo visto lo spettacolo di Florian. Abbiamo ballato e ci siamo divertiti. Quindi siamo ritornati in albergo stanchi e felici. Sabato mattina dopo colazione abbiamo fatto ritorno in Italia. Il viaggio è stato lungo ma abbiamo fatto diverse soste per mangiare. Alle 23.15 siamo arrivati a Torino dove c’erano i nostri cari ad attenderci. Io ero molto stanco ma felice di questa esperienza, di più per aver visto Parigi e questa è la prima volta che vado fuori dall’Italia. Spero tanto che in futuro possa vedere un altro posto. Un grazie sincero ad Anna, Pietro e alle sue figlie per questo viaggio, da Angelo”.

Anche Angelo raccoglie un sincero applauso per la puntualità e la precisione e la maestria nell’uso della punteggiatura con cui ha raccontato la cronistoria del viaggio. Tutti con un cenno del capo hanno confermato i singoli passi della lettera, specie quando ricordava i momenti delle colazioni prima di uscire dall’albergo diretti in qualunque luogo.

Davide ci tiene a scrivere che l’autista aveva paura di non trovare il parcheggio al Louvre. E vuole che si scriva anche che non gli è piaciuto il fatto che c’era in camera la televisione solo con programmi francesi! “Infatti quando siamo ritornati a Torino me ne sono fatto una scorpacciata in italiano”.

Simona ci tiene a ricordare che ha esagerato a mangiare per colazione brioche al cioccolato. Sarebbe meglio per la prossima volta solo marmellata.

E tutti, proprio tutti, sono d’accordo a scrivere, come ha fatto notare Antonella,  la mamma di Beatrice, che “la prima sera al ristorante Buffalo Grill, quando prendevamo le ordinazioni, i numeri non quadravano mai..”.

E io concludo, con tono quasi di “promessa di lavoro futuro”, che dobbiamo ancora molto allenarci se vogliamo fare le ordinazioni in fretta e senza sbagliare, e che bisogna ancora molto allenarsi se vogliamo fare bene anche la cuenta, sia quella a serpente che quella a canguro, perché anche con la cuenta a volte i conti non tornano!.
I ragazzi applaudono in coro! Non perché non hanno più cose da dire, o perché l’incontro è finito, ma perché l’applauso è la loro inequivocabile risposta di impegno ad allenarsi ad essere più precisi nella cuenta e nelle ordinazioni. E’ un eloquente modo di dare la loro parola. E’ sottoscrivere con entusiasmo che a settembre, quando si riprenderanno il lavoro e gli incontri, loro ci saranno, pronti a lavorare, pronti ancora a mettersi in gioco, pronti a migliorare.
A settembre ci aspetta un bel gioco per allenarci ad essere più attenti con i numeri, per allenarci ad essere più presenti, per allenarci ad abbassare la soglia della distrazione.
E già immagino il piacere di quei giochi insieme …

Beatrice e David che non sono potuti venire a Parigi hanno un velo di rammarico e tristezza per non aver vissuto l’esperienza di quel viaggio.
David mi viene incontro e, prendendomi per il braccio, mi dice con determinazione: “L’anno prossimo ci vengo anch’io!”.
Lasciatomi il braccio si allontana girando su se stesso. In testa il cappellino con la scritta “Parigi” che gli abbiamo portato per ricordo.

Beatrice invece tiene in mano la sua tazza di porcellana, piccolo pensiero che le abbiamo portato da Parigi per dirle che anche lei davvero ci è mancata.

Una fetta di torta, una bevanda, un abbraccio con l’estate di mezzo, un arrivederci a settembre.

 

"QUATTRO TAVOLI A TESTA"
storia di un viaggio

un libro ironico, divertente,
disvelatore, profondo, avvincente, vero


LO LEGGERAI IN UN FIATO,
E NON AVRAI IL FIATONE!

 

 

 

 

CRONISTORIA PER IMMAGINI

foto di Annamaria Verrastro

 

PRIMA DELLA PARTENZA

 

partenza1
Al parco Colletta qualche giorno prima della partenza,
tra un panino e l’altro, definiamo gli ultimi dettagli del viaggio.
Nagi e Florian sono a Parigi per organizzare in loco il soggiorno.

 

IL VIAGGIO


 ritorno4                              ritorno6
Pietro ed Enrico passano                   Simona legge un brano da "Cammino da seduto"
il tempo del viaggio a inventare         di Gianpaolo Sandri detto "Giampi"
problemi aritmetici a base di bottiglie

 

 partenza3
Sosta per il pranzo,
immancabile il thermos con il caffè!

partenza4Qualcuno già prende appunti
                                 

 partenza5
                   Altri….palleggiano!

 

L'ARRIVO - L'HOTEL - IL BUFFALO GRILL


 

 albergo                 buffalo3
Albergo Balladin: camere piccole per turismo veloce.     Cena al Buffalo Grill
Pratico e silenzioso. Ottime colazioni a buffet.

buffalo2  parigi1

 

 

 

Verso la Tour Eiffel:
il piacere di stare insieme


Arrembaggio al buffalo di legno
per foto di gruppo, dinanzi al "Buffalo Grill" di Les Mureaux

 

VISITA A PARIGI

 

 parigi13  parigi2  reggia8
                                    Affettuosità e foto per mantenerne la memoria

 

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A turno portiamo il cartello con la scritta Cascina Macondo.
Qui è facile confondersi tra la folla e perdersi


parigi6I giardini del Louvre: troppa coda per il museo e poco tempo per tutto. Ci accontentiamo di una passeggiata nel parco tra uno scroscio di pioggia e l’altro.  parigi3

 

 Tutti ad ammirare “la bella signora”
 (statua nuda di marmo
di una qualche regina o dea di Francia)

parigi7
Giro sul battello ad ammirare le bellezze della città

 

LE PROVE DELLO SPETTACOLO

 

prove16

Teatro COSEC: riunione per le prove e riscaldamento

 

 

 prove15

 

prove14 Mila e Ajdi: lo specchio

 

 prove4  Antonio e Nagi: lo specchio

 

 prove10 prove12 prove13
                  i personaggi - la lettura dei quotidiani                         lo strillone

 

LO SPETTACOLO "LO STRILLONE"

 

prove6 prove5Teatro Cosec - Les Mureaux - Parigi - Festival Handi Scène. Nagi e Florian presentano “Cascina  Macondo”, il gruppo “Viaggi fuori dai Paraggi”, la performance “Lo strillone”

 

 

     Ajdi e Mila, Veronica ed Enrico: personaggi allo specchio

 

 

 prove3 Daniele nel personaggio di Bruno Vespa

prove2

 

 

 

 Davide e Pietro due voci per uno "Strillone" in siciliano

 

 

 

 spettacolo16 spettacolo11 spettacolo12
 l'idraulico, il vigile, la ballerina, e tutti gli altri personaggi      lettura dei giornali

spettacolo15   spettacolo8
                                    sul grande palco del Teatro Cosec

 spettacolo13 spettacolo9
        il commento delle notizie        il temporale - i giornali diventano ombrelli

 
  spettacolo2  spettacolo5
                           verso il finale a raccogliere i meritati applausi

 

 LA COMPAGNIA INTEGRATA FRANCESE "DU BUTOR"

 

cosecNella stessa data del nostro spettacolo ospite del Festival Handiscene è stato programmato anche lo spettacolo del gruppo della "Compagnie du Butor". Gruppo  integrato molto numeroso condotto da Jean Luc Gesquière, Nicole Ponzio, Guillaume Desquiek. Abbiamo ritrovato nel loro spettacolo sintonie con il nostro e questo ci è piaciuto. Negli anni passati Jean Luc e Nicole sono venuti a Torino e hanno lavorato con noi, lasciando energie e conoscenze che ancora conserviamo.

  
cosec  cosec
 lo spettacolo della compagnia francese: una bicicletta e.... (anche loro i giornali!)


cosec

     cosec

La sera dello spettacolo Jean Luc, Nicole, e i loro amici della Compagnie du Butor, preparano un accogliente buffet per tutti noi. Contribuiamo con salame italiano, provolone, pecorino, grissini e tanti dolci. Ci ritroviamo dopo 4 anni, ci sentiamo a casa. 

 

IL GIORNO DOPO LO SPETTACOLO
VISITA ALLA REGGIA DI VERSAILLES

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Appena entrati ecco l’immensità dei giardini

 

reggia1Florian traduce le spiegazioni sui cartelli all’ingresso: qualcuno ascolta, qualcun altro si è già avviato incuriosito dalla grandiosità della Reggia

 

 

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 Due opere moderne attirano la nostra attenzione

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 reggia9Naturalmente non abbiamo il tempo di leggere i cartelli di spiegazione e ci accontentiamo di godere del panorama che questo posto ci offre.

 

 

 


 

reggia4  Ben presto una sosta per prendere appunti.
  Davide è il "giornalista" del gruppo. La sua scrittura è sciolta e veloce, come la sua parlata

 

Il fascino dei viali e il gioco del gruppo: Daniele ci guida, cartello in alto reggia5

 

 

 

 

 

reggia6

 

Naturalmente non manca ogni tanto qualche goccia di pioggia. Niente in confronto a quattro anni fa, quando fummo costretti a rifugiarci sotto i porticati dove passammo il tempo a cantare per provare l’acustica degli archi.

 

parigi8                          i volti stanchi
                       portano a Torino
                           dolci ricordi

                      (Antonella Rosa)

 

 

 

reggia10 Il tempo peggiora, qualcuno è già sulla via del ritorno

 

 reggia11 Uccellini che aspettano l'imbeccata. Fame? O sete di una goccia di pioggia?

 

 

reggia13
Foto di gruppo prima di tornare in albergo:
manca Pietro, questa volta è lui il fotografo
 

 

LO SPETTACOLO DI FLORIAN E JEAN LUC
E LA FESTA CON BALLI E MUSICA
NELLA PICCOLA PIAZZA DI LIMAY

 

 floSpettacolo in strada con festa popolare…salsicce e patatine

 flo

 

 

 

 

 

 flo5Gli attori della Compagnie du  Butor nello spettacolo: “La petite buvette dans la prairie”

 

 Florian era “ Panurge”. E altri personaggi  flo6

 

 

 

 

flo7 Lo spettacolo era in francese, ma noi ci siamo divertiti molto lo stesso e qualcosa abbiamo capito: gli attori  erano bravi. Erano: Jean-Luc Gesquière, Florian Lasne, Guillaume Dequick, Clotilde Durupt, Julie Mori, Olivier Gerbeaud, della "Compagnie Du Butor" di Les Mureaux

 

 Lo spettacolo sta per finire, sale il fumo delle salsicce  flo

 

 

 

 

   flo  E’ arrivato anche il profumo: Nagi prende le prenotazioni. Il temporale incombe, ma come al solito siamo fortunati, incomincia a piovere solo dopo che noi siamo saliti sul pullman. E’ molto tardi e l’autista era preoccupato, ma noi ci siamo divertiti tanto!

   flo8  

 

 

 

 

 

floAbbiamo ballato tutta la sera; suonava  una roulotte-orchestra bravissima. In pista praticamente solo noi: “questi italiani…grandi animatori” (voci tra il pubblico)

 

                                                                 tutti a ballare -
                                                           il profumo di salsiccia
                                                               tra i nostri passi

                                                            (Pietro Tartamella)

 

 

 IL RITORNO

 

ritorno2Il viaggio di ritorno porta con sé tanti ricordi ed è lungo. Pietro propone di nuovo la lettura di qualche brano del libro di Giampi. Fabrizio viene volontario e scopriamo che legge molto bene! Lo scopriamo dopo tanti anni! I viaggi servono anche a questo: trovare il coraggio di esporsi, comunicare e provarne piacere.
Soste all’autogrill per il pranzo: stanchezza? O solo nostalgia dei giorni passati insieme che già ci prende?
Una sigaretta e qualche chiacchiera, prima di riprendere il viaggio
Bruno il nostro autista ci mette un film “Vacanze a Parigi”. Dopo ognuno riprende le chiacchiere. Enrico si allena con la matematica: Pietro gli propone dei problemi e lui li risolve. E’ bravissimo! Un’altra scoperta. ritorno3
Pietro riprende la lettura del libro. “Cammino da seduto, ecco i miei passi” di Gianpaolo Sandri  edizioni Primalpe. E’ un libro particolare, coraggioso, che tutti dovrebbero leggere. Giampi racconta la sua vita di disabile: la sua famiglia, gli amici, la disabilità, le istituzioni, la lotta. La sua ironia, l’amore per la vita e la voglia di lottare per sé e per gli altri. Non riusciremo a leggerlo tutto, ma lo riproporremo in altre occasioni.
Seguono altri volontari nella lettura del libro di Giampi: Simona, Tommy, Angelo, Antonella, Anna…
Il tempo passa  e noi, dopo una ultima tappa all’autogrill di Salbertrand per la cena, stiamo per arrivare a casa.
I telefonini squillano.

 

Annamaria Verrastro

 

LO LEGGERAI IN UN FIATO,
E NON AVRAI IL FIATONE!

un libro ironico, divertente,
disvelatore, profondo, avvincente, vero

"QUATTRO TAVOLI A TESTA"
storia di un viaggio



 

SI RINGRAZIANO TUTTI COLORO CHE HANNO ADERITO ALLA CAMPAGNA
"ADOTTA 1 KILOMETRO" RENDENDO COSI' POSSIBILE IL VIAGGIO A PARIGI
DELLA COMPAGNIA "VIAGGI FUORI DAI PARAGGI"

 

DALLA COMPAGNIA INTEGRATA 
“VIAGGI FUORI DAI PARAGGI”

UN RINGRAZIO DI CUORE


Grazie a voi tutti signori
e belle ragazze e bei giovanotti
giudiziosi, volenterosi, contenti,
che avete avuto stima di noi
e avete adottato i tanti chilometri grandi che erano lontani da Parigi.
Sappiatelo che vi portiamo con noi
sul palco del teatro Cosec
nel nostro cuore aperto,
anche se piove,
e a voi dedicheremo
il nostro spettacolo,
perché viaggiare vuol dire imparare.
Speriamo che vi vada tutto bene.

Un ringrazio di cuore
da tutti noi coraggiosi e socievoli,
un ringrazio di cuore
per questo lungo viaggio
che porterà lontano.
Merci beaucoup Parigi.
Ci rivedremo presto!

(testo elaborato dai ragazzi in un appuntamento di “Domeniche in Cascina”)
 
 
gruppo
 compagnia "Viaggi Fuori Dai Paraggi"
 
 
Angelo, David, Antonella
 
enrico  simona  milahaidiluca  daniele  beatrice
   Enrico        Simona      Mila, Ajdi, Luca      Daniele     Beatrice
 
antonio  davide  fabrizio  simona  teatro
Antonio        Davide         Fabrizio      Simona            Teatro
 
tommy  piazza  ada  battista  grazia
Tommy       in piazza           Ada            Battista        Grazia
 
luca  marusca  nagi  florian  ajdi  josef
  Luca          Marusca          Nagi            Florian          Ajdi         Josef
 
 
anna                   simo-grazia-                 pietro
           Anna          Veronica, Grazia, Simona, Mila        Pietro        
 
 
per l'adozione dei kilometri si ringraziano:

Annette Seimer
Ada Bensa
Adriana Ghivarello
Ajdi Tartamella
Alberto Masoni
Aldo Margaria
Alessandro-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Alessio-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Alfredo Rivoire
Alice Corni
Amelia Alineri Ghidella
Anna Bargoni
Anna Battuello
Anna Grandotto
Anna Maria Petronio
Anna Rita-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Anna Viarengo
Annamaria Laurita
Annamaria Verrastro
Antonella Filippi
Antonella Rosa
Antonio e Maria Tondo
Arianna Alineri Calvi
Arianna Lovera
Associazione Albero Fiorito
Associazione Arte Muda
Associazione Favole a Merenda
Associazione oggiXdomani
Associazione Viadagio
Ausilia Parlanti
Battista Battaglino
Beatrice Borghesio
Beatrice Tersigni
Bruna Parodi
Bruno Cometto
Camilla Sironi
Carla Duse
Carla Lorizzo
Carlo Carlotto
Carlo-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Carlotta Bava
Carmelo Pace
Carmen Cutesolarato
Cecilia Guiglia
Chiara Ghirardotti
Christine Crosara e Maruska Vido
Ciprian Dram
Claudio Margaria e Gisella
Clelia Vaudano
Corinna Tassi
Cristiana Pregno
Cristina Baggio
Cristina Bava
Cristina Marzachi
Cristina-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Dada Peila
Daniela Bitossi
Daniela Moschino
Daniela Seccatore
Daria Greco
Dario Milano
Davide Delladonna
Davide Rosso
Diego Schenardi
Domenico Ambrogio Vietti
Domenico Bosco
Domenico Resta
Donatella Camillieri
Edina Szabò
Edoardo Burlini
Elena Bonassi
Elena Gindro
Elena Grijue
Elena Visani
Eleonora Minerva
Elia Ottaviano
Elisabetta Corni
Emanuele Pilloni
Enrico Bassignana
Enza Moschella,,
Enza Paratore
Enzo Pesante
Ettore Lamprati
Eva Scrollini
Ezio Tortorelli
Fabiola Giuliani
Fabrizio Casali
Fabrizio Cavallero
Fabrizio-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Famiglia Annese e Angelo
Famiglia Arancio
Famiglia Bragante
Famiglia Calabrese Enrico
Famiglia De Marchi
Famiglia Scarfone Elisabetta e Antonella
Fanni Casali
Federica Moroni
Ferruccio Filip
Fiammetta Calà
Filippo Battaglino
Fiorenza Alineri
Fiorina Grutteria e Daniele Mazza
FITA - Federazione Italiana Teatro Amatoriale
FITA PIEMONTE
Flavio Massazza
Franca Parisotto
Francesca Strada
Francesco Corni
Francesco-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Fulvio e Daniela
Gabriel Dascalitei
Gaia Cicolani
Genitore
Genitori Gisella Orlando e Claudio
Gennara e Gianni Trapani
Gerard Mayen
Giacomo Gae
Gianfranco Salvini
Gianluca Galantina
Gianna Gallino
Gianni Trapani e Gennara
Giardi Giuliani
Giorgio e Silvana Pugno
Giovanna Corni, Stefano Michieli, Jacopo, Marta (Ass. La Gracchia)
Giovanni Ciavarella
Giovanni Paolo Sandri (Giambi)
Giovanni Vesco
Giuliana Cupi
Giuliano Paolucci
Giuseppe Tersigni Rosa
Giustina Molino
Giusy Amitrano
Giusy Lambarelli
Grazia Pecollo
Guido Masenga
Ilaria Madia
Ina Diliberto
Ip Man
Ivana Bosso
Josef Kiss
Laura Fornero
Laura Gennai
Laura Giletta
Laura Matteucci
Laura Schenardi
Liliana Fantini
Liliana Ghivarello
Liliana Migliasso
Lina Tartamella
Linea Azzurra Noleggio Pullman
Lino Garofalo
Lions Club Poirino
Livia Lazzara
Livio Piotto
Loredana Castellino
Lorenzo Galantina
Lorenzo Strada
Luana Varagnolo
Luca Biselli
Luca Bozzi Colonna
Luca Serazzi
Lucia Bonino
Lucia Emilia Lanzoni
Luigi e Sara Salmin
Luigi Paletta
Luisa Borio
Luisa Caslini
Luisa Gavazzi
Luisa Mondo
Marcella Pischedda
Marco Capogreco
Marco Ruscone
Maria
Maria Baffert-Associazione CP Centro
Maria Emma Gillio
Maria Gabriella Trabucco
Maria Gorizia
Maria Grazia Alfano
Maria Grazia Moriani
Maria Pia Ziano
Marianna Mameli
Mariano Donà
Mariella Benazzi
Mariella Bertolina
Mario Nosenzo
Martina Gironda
Massimo Apicella
Massimo Bianco
Massimo Grillo
Maurice Denis Froidcoehr
Mauro Ferrero
Michele Di Fiore
Miledi Trovò
Mirco-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Mirella Secci
Monica Regis e genitori bambini scuola Elementare Alfieri
Nagi Tartamella
Nelide Tua
Nicola Madia - Ventonomade
Nilla Clerici
Norma Carpignano
Nunzia Dal Vento
Onori Rosso
Paola Grand
Paola Orta e Stefano
Paola Salvadori
Paola Strada
Paola-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Paolo Copparoni
Paolo Diotallevi
Paolo e Giuliana Vischi
Paolo Lombardi Deghenghi
Paolo Milano
Paolo Sesia
Parco Nazionale Gran Paradiso
Patrizia Ventresca
Piera Bellagarda
Pieranunzi De Marinis
Piero Figus
Pietro Tartamella
Pietro-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Pina-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Quadra SRL
Raffaella Di Fiore e Antonio
Raffaella Manzo
Raffaella Manzo
Renato Buonanno
Renzo Giribaldi
Riccardo Pettazzi
Rina Angelina Raco
Rino Amelio
Rino Parlanti
Rita Bellati
Rita Spatola
Roberto Bergeretti
Roberto Micali
Rosa Dello Russo
Sara Parlanti
Sebastian Lamprati
Silvia Barberis
Silvia Parlanti
Silvia Perugia
Silvia Perugia-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Silvina Mabel Macagno
Sofia Barboni
Stefano Bertolina
Tatiana Varetto
Terzo Studio
Tiziana Melfi
Tiziana Viganò
Ugo Benvenuto
Umberto Cordier
Valter Primo
Veronica Russo e Domenico Resta
Vincenzo-Gruppo Solidarietà Amici di Cascina Macondo-Roma
Virginia Galantina
Viviana Ceraldi
VV.OO. (Varie offerte)



Alberto Masoni

Alfredo Rivoire

Associazione Albero Fiorito

Associazione ArteMuda

Associazione CP Centro

Associazione Favole a Merenda
Associazione oggiXdomani

Associazione Viadagio

Carmelo Pace

Enza Paratore

FITA - Federazione Italiana Teatro Amatoriale

FITA PIEMONTE - Federazione Italiana Teatro Amatoriale
Francesco Corni 
Giovanna Corni, Stefano Michieli, Jacopo, Marta (Ass. La Gracchia)

Giovanni Ciavarella

Ip Man

Laura Fornero

Linea Azzurra Noleggio Pullman
Lions Club Poirino

Maria Baffert

Mariano Donà
Monica Regis

Nicola Madia

Parco Nazionale Gran Paradiso

Piero Figus

Quadra SRL
Roberto Bergeretti

Roberto Micali

Terzo Studio - Progetti per lo Spettacolo

Ventonomade

Veronica Russo e Domenico Resta

 

 

rendiconto economico del VIAGGIO A PARIGI
e dell'iniziativa ADOTTA 1 KILOMETRO
2.336 Km adottati
comprensive delle quote
versate dalle famiglie e dai partecipanti

 

affitto pullman + rimborso spese treno per i docenti           684  km
assicurazione (copertura infortuni e contro terzi)                118  km
pernottamento                                                                     376  km
vitto                                                                                     363  km
medicinali                                                                               13  km
visita in battello                                                                     27  km
comunicazioni e pubblicità                                                     96  km
documentazione video                                                          70  km
varie (programmazione, segreteria, contatti, spese
non documentabili)                                                             100  km
                                                                                     __________

TOTALE SPESE                                                              1.847  Km

 

avanzo:                                   2.336 Km -  1.847 Km =   489 Km



I kilometri adottati in più (489) serviranno a coprire parzialmente
le spese di pubblicazione del libro "QUATTRO TAVOLI A TESTA",
resoconto dei due viaggi a Parigi (anno 2008 e anno 2012)
del gruppo "VIAGGI FUORI DAI PARAGGI".

                                                il presidente Annamaria Verrastro


Riva Presso Chieri, 8 agosto 2012

                                                    

 




  

Le iniziative "Viaggi Fuori dai Paraggi", "Danzinfavola", "Manipolando"
fanno parte del progetto di Cascina Macondo "DOMENICHE IN CASCINA".
Un progetto di integrazione della disabilità iniziato da molti anni
in collaborazione con il Motore di Ricerca della Città di Torino
che lo sostiene con un contributo.
Da alcuni anni anche la Fondazione CRT sostiene il progetto con un suo contributo.
La compagnia integrata (normalità & disabilità) di danza/teatro "Viaggi Fuori dai Paraggi"
è un vero percorso di formazione.
Il gruppo si incontra 9 domeniche all'anno a Cascina Macondo
e ogni settimana, per due ore, a Torino presso il CADD di Corso Vigevano.

 

ne parlano e menzionano:

 http://blog.fitateatro.it/la-nostra-compagnia-affiliata-cascina-macondo

http://oggixdomani.jimdo.com/in-primo-piano/

 http://univercitta.blogspot.it/2012/03/adotta-1-kilometro-iniziativa-per-un.html

 http://www.rosatiluca.it/adotta-chilometro-associazione-cascina-macondo/

 http://www.liguria2000news.com/iniziativa-2012-di-cascina-macondo-per-un-teatro-della-disabilita-adotta-1-kilometro.html

 http://www.nonprofit.viainternet.org/archivio_news_interne.asp

 

 

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logomacondo

 

 

resoconto LA GRANDE SFIDA - Verona 2011

resoconto LA GRANDE SFIDA - Verona 2009

Haiku e disabilità - una lezione di haiku

il cannocchiale verde - riflessioni sulla poesia della disabilità e dell'handicap

la maschera di ceramica - riflessioni sulla disabilità

maschere - poesia collettiva

edùcere -  handicap e disabilità

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 04 Settembre 2016 08:08 )
 

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