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Silvia Perugia - una casa vicino al cielo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 02 Luglio 2012 15:32
 
 
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UNA CASA VICINO AL CIELO

di Silvia Perugia
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2012

 

 


Dopo le ultime piogge d'autunno, nel giardino invaso da   foglie gialle e brune, la lumaca allungò, più del solito, la testa fuori del guscio per vedere se nel cielo, ancora pieno di nuvole nere, facesse capolino un piccolo raggio i sole.
Fu così che vide un grosso buco sotto il tetto della vecchia casa e allora ebbe, improvvisa, un'idea: perché non cambiare casa?
Quella che possedeva la portava dietro fin dalla nascita; non  ne poteva più di vivere in un monolocale!
Quel grosso foro sotto le tegole poteva diventare la casa dei suoi sogni!
Strisciò per ben tre giorni lungo il muro ricoperto di edera e stanchissima, di notte, arrivò alla meta agognata.
" Finalmente! Questa notte posso dormire sdraiata sulla schiena e non arrotolata nel mio guscio!" Esclamò,
Guardò il cielo, la luna e le stelle: da lassù le sembravano grandissime! Guardò il paesaggio in lontananza, le era sempre stato sconosciuto, ora, sotto la luce degli astri splendenti, era tutto bellissimo
Era così felice di aver conquistato quello spazio che non aveva calcolato la fatica che doveva fare per scendere e risalire per  procurarsi il cibo.
Ma non le importò, presto sarebbe sopraggiunto l'inverno e avrebbe dormito fino alla primavera, ben riparata dal freddo  in quello spazio così confortevole.
Così la lumachina, contenta di quel nuovo rifugio, si addormentò.
Arrivò la primavera e la lumaca, appena sveglia, si mise la vecchia casa sulle spalle per poter scendere lungo il muro e mangiare la nuova erbetta.
All'improvviso, la testa di un grosso uccello nero spuntò dal buco, impedendole di uscire e spaventandola molto.
" E tu chi sei?" Chiese la lumaca.
" Sono una rondine, non vedi? Rispose l'intruso.
" No, vedo soltanto che stai entrando nella mia casa!" Replicò la lumachina, senza più timore.
" La tua casa?" Replicò la rondine " Cara mia ti stai sbagliando, questa è la mia casa! E' qui che faccio il nido tutti gli anni a primavera!"
" E allora? Rispose la lumachina che aveva perso la pazienza  perchè era molto affamata " Una casa è una casa per sempre! Non si può prenderla e lasciare a proprio piacimento! Io qui ci sono stata tutto l'inverno e adesso è mia!
" Ma tu la casa ce l'hai già, la porti sulle spalle!" Replicò il nero uccello agitando il becco.
" Beh...cara mia, di portare questo peso da quando sono nata, mi sono stancata! Rispose la lumaca.
La rondine con il suo becco avrebbe potuto cacciare dal suo nido la lumachina, ma era di carattere mite e non era sua intenzione far del male al piccolo animale, anche se era intenzionata a far valere il suo diritto.
La lumaca, pur avendo molta fame, decise di non uscire dal foro nel muro per paura di non potervi più entrare e si rifugiò nell'angolo più interno del suo guscio, non disposta ad ascoltare ancora le ragioni della rondine.
Gli animali del giardino si accorsero del battibecco fra la lumaca e la rondine e decisero di dire la loro in merito.
Ognuno volle dire la sua...
Ai bruchi non sembrava giusto che agli animali striscianti non fosse concesso di avere una casa una casa vicino al cielo.
I pettirossi fecero notare, con un garbato cinguettio, che il loro nido non poteva essere costruito sul terreno perchè le uova sarebbero state in pericolo.
La lumaca più anziana mostrò i calli sulla sua schiena, sostenendo le ragioni della sorella, dicendo quanto fosse faticoso portare una casa sulla schiena per tutta la vita.
Le rane, del piccolo stagno, saltavano di qua e di la', dando ragione ora a l'uno e ora a l'altro.
E così, fra il gracchiare, il frignio e il rumoreggiare generale non si capiva più nulla.
Ad un tratto si levò, fra il frastuono del momento, una vocina stridula:
" Scusate, avrei un'idea!"
Nel vecchio giardino scese il silenzio e tutti si voltarono e fecero largo ad un giovane grillo.
" Chi sei? Non ti ho mai visto da queste parti! " Disse il cardellino volandogli attorno.
" Sono un grillo girovago, mi piace saltare qua e là e conoscere il mondo. Non mi fermo mai a lungo nello stesso posto.
" Ascoltiamo cosa ha da dire!!!" Dissero tutti in coro.
" Zìhh...zìhh...zìhhhhh...è risaputo che il grillo, fra tutti noi, è quello più saggio!"
Disse la zanzara.

" Ma... la soluzione è facile!" Disse il grillo che, con un grande salto, arrivò sul ramo più alto del melo in modo che tutti potessero ascoltarlo e continuò:
 " La rondine può fare il nido tranquillamente, la lumaca sarà sua ospite. Il buco nel muro è abbastanza grande, possono viverci benissimo tutte e due.
La rondine avrà profitto da questa soluzione perchè la lumaca potrebbe sorvegliare i suoi piccoli quando lei sarà in cerca di cibo!"
" Fare la bambinaia a dei mocciosi pulcini di rondine? Mai!" Disse forte la lumaca che, dall’alto, dentro il nido della rondine, aveva ascoltato tutto.

" Giusto! Giusto!" Dissero in coro le altre lumache, sue cugine.
" Io sono disposta ad accettare, ma vedo che c'è chi non ne vuol sapere." Disse la rondine al grillo.
 Il saggio, verde, insetto, si rivolse alla lumaca che, nel frattempo, con le sue lunghe e gelatinose corna, aveva fatto capolino dal foro.
" Il nido  è molto in alto e per nutrirti dovresti fare tanta fatica. Immagina: scendere e salire...scendere e salire.... Penso che la rondine potrebbe cogliere, per te, tanta fresca e bella erbetta!"
"Beh..volerei  più tranquillamente, sapendo che i miei piccoli saranno in buone mani" Disse la rondine.
La lumaca, che era affamata per il lungo digiuno invernale, pensò allo sforzo che aveva fatto per salire: tre giorni c'erano voluti e altrettanti ce ne volevano per scendere!
 Pensò alle, future, lunghe giornate in solitudine, senza i sui amici del prato, ma non voleva rinunciare a quella casa, così grande e così vicino al cielo! 
Guardò in basso e sporgendosi tutta fuori dal guscio, agitando le morbide corna,  disse:
 " Prima di accettare questo compromesso e sentirmi un ospite per tutta la mia vita, vorrei chiedere alla rondine se è possibile far salire anche le altre lumache, mie cugine."
" Se volessero, potrebbero farlo anche ora." Rispose la rondine che aveva necessità di entrare nel nido per deporre le uova.
" Questa mattina, mentre ero in viaggio, ho visto, poco lontano da qui,  un orto con tantissima bella e fresca insalatina . Per festeggiare questo giorno, volerò lì e ve ne porterò un bel po'." Concluse la rondine mentre, con un battito d’ali, si liberava alta, confondendosi nell’azzurro del cielo.
" Bene! L'accordo è stato raggiunto, per me è ora di riprendere il viaggio!" Esclamò il grillo e saltellò  oltre il muro scomparendo nell'erba alta del prato.
Tutti applaudirono e tornarono alle loro occupazioni, mentre le lumache, strisciando sul muro, iniziavano il loro, faticoso, viaggio verso la nuova casa sotto il tetto.
 Nel vecchio giardino, carico di suoni, profumi e colori primaverili, tornò l’armonia.
                                     

 

 
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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

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GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Luglio 2012 15:37 )
 

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