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Silvia Ingaramo - odore di bruciato PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 02 Luglio 2012 15:28

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
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Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 


ODORE DI BRUCIATO

di Silvia Ingaramo
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2012

 

 



Le astronavi degli alieni erano comparse improvvisamente nel cielo in una calda e limpida giornata di sole.
Gli occupanti avevano manifestato immediatamente la loro intenzione: distruggere  tutto ciò che si trovava sotto di loro.
Elisa, come la maggior parte degli abitanti, era rimasta interdetta. Era convinta che la terra non fosse il solo pianeta abitato dell'universo. Pensava all'esistenza di  forme di vita comunicanti tra loro con l'energia della mente, pianeti sui quali non esistesse la violenza e dove lo scopo primario fosse il benessere della comunità.
Si era sbagliata, gli invasori si stavano comportando come gli umani.
Dalla finestra del suo appartamento vedeva uscire dai bocchettoni delle navi spaziali fasci di luce colorata che incendiavano tutto ciò che incontravano e la cenere avrebbe in breve tempo appestato l'aria.
Non intendeva subire l'invasione. Sicuramente c'erano altri cittadini che come lei volevano fuggire dalla città per riuscire a organizzare una tattica difensiva.
Uscì velocemente dall'abitazione e scese le scale diretta in cantina, Aveva sentito raccontare che durante i bombardamenti aerei le persone si rifugiavano in un locale sotterraneo adibito a rifugio.
Durante la discesa incontrò altri inquilini che sapevano dell'esistenza di un ricovero. Una donna anziana aprì una porta ed entrarono in una cantina. Con una barra batterono contro i muri per trovare quello dal suono vuoto. Lo abbatterono ed entrarono nel grande rifugio, sfondarono una porta di legno e si trovarono su una stretta striscia di cemento.
“La via che passa sotto la città e che conduce al fiume” disse un uomo. Entrata nel tunnel Elisa ebbe paura, non si vedeva quasi nulla, il pavimento era scivoloso, scorreva un rigagnolo puzzolente e ombre di topi grossi come gatti scivolavano nell'oscurità.
Qualcuno accese una torcia e iniziarono a camminare. Dopo un tempo che sembrò infinito l'uomo a capo della fila urlò: “Si vede una luce” e dopo parecchi metri furono all'aperto. Si trovavano al limitare del bosco, vicino al fiume.
In lontananza si vedeva il fumo nero degli edifici colpiti...

Si svegliò di soprassalto tossendo per l'odore di bruciato e non si trovava nel sogno!
Si alzò di scatto dal divano dove era andata ad appisolarsi dopo il pranzo a base di salciccia e peperonata e si diresse verso l'angolo cottura.
Aveva dimenticato il pentolino con l'acqua per la tisana sul fuoco acceso.
L'acqua era totalmente evaporata, il pentolino annerito, il manico stava lentamente cambiando forma e la piastra del gas incandescente emanava uno sgradevole odore.
Spalancò le finestre guardando sospettosa che non ci fossero astronavi in agguato.


 

 
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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 02 Luglio 2012 15:32 )
 

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