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RCT - RESOCONTO
INAUGURAZIONE MOSTRA DI CERAMICACASCINA MACONDOCON I PROPRI LABORATORI DELL'AREA DISABILITA'
PROPONE"LA TERRA RACCONTA ... SEDIMENTI E SUGGESTIONI"presso negozio InGenio - bottega d'arti e antichi mestieri Via Montebello 28 - Torino dal 29 giugno al 12 settembre 2012  Si è svolta venerdì 29 giugno l'inaugurazione della mostra di ceramica con l'esposizione di manufatti prodotti dai laboratori dell'Area Disabilità di Cascina Macondo. La mostra potrà essere visitata sino al 12 settembre, ma non solo visitata: i prodotti esposti sono in vendita! A Cascina Macondo dopo l'esperienza del "dissotterramento dei manufatti", a conclusione del percorso svolto (ampiamente documentato con la mostra), all'ombra del glicine e degli ombrelloni i ragazzi hanno stilato, in vista dell'appuntamento del 29 giugno, il seguente invito: INVITO
Ringraziamo tutti i signori e le signore. Noi lavoriamo la ceramica. Venite al negozio InGenio a vedere la nostra mostra di vasi che abbiamo fatto, e messo sottoterra, e poi tolti da sottoterra, e messi nel fuoco antico di riccioli di legno, olio, caffè, zucchero, palline di giornali e cacca di mucche con la paglia.
Offriamo un aperitivo con pizzette.
L'invito è stato raccolto da un pubblico attento. C'erano i ragazzi protagonisti dei laboratori (anche se molti già impegnati con i soggiorni estivi al mare o in montagna): gruppo LAMA e gruppo LART del Centro Falchera - VI Circoscrizione, il Gruppo MANIPOLANDO del laboratorio di ceramica di Cascina Macondo inserito nel progetto DOMENICHE IN CASCINA che prosegue da alcuni anni con il contributo del MOTORE DI RICERCA della città di Torino e della FONDAZIONE CRT. Presenti Isabella, Giusy, Roberta, Silvia, Oreste, Silvio, Rosa del gruppo Verbavox. Tra i lettori Volcaedi sono intervenuti Luana Varagnolo, Silvia Ingaramo, Manuela Pellati, Ugo Benvenuto, Marina Milanasso. Ugo ha allietato l'incontro con la sua fisarmonica. Presenti gli educatori.  La ciotola tibetana, il tubo del tuono, l'organetto di Florian hanno scandito le letture di alcuni brani tratti dal libro di Mauro Corona "Il volo della martora", brani che parlano di boschi, alberi, radici, foglie. Pietro Tartamella ha condotto la performance con molta semplicità ed efficacia e, alla fine, a sopresa, ha proposto un momento di improvvisazione invitando il pubblico presente a comporre una poesia da abbinare ad uno dei grandi alberi in ceramica ancora senza un testo. Dodici pannelli neri, delle dimensioni di cm 40 x 160 su cui sono stati montati elementi di albero prodotti in ceramica, costituiscono il "bosco" esposto al negozio InGenio sino al 12 settembre.
E' un bosco particolare, una congerie di forme, di colori, tipi di argille, decorazioni, tecniche, tipi di cottura, fantasie. Ad ogni albero è abbinata una poesia composta dai ragazzi. La mostra comprende anche vasi, ciotole, maschere, sculture...
Ecco la poesia estemporanea di gruppo, composta il giorno dell'inaugurazione: ALBERO DI FRUTTI BUONI
 ALBERO DI FRUTTI BUONI
C’è qualcosa di rosso in questo Ulisse che con magia trasforma la mela della passione in dolce marzapane in libertà in giochi d’anime e bontà in frutti buoni e fuochi d’artificio ALCUNE LETTURE GRUPPO VERBAVOX, VOLCAEDI, NARRATORI DI MACONDO
LE FOGLIE di Mauro Corona, da "Il volo della martora"
Ad ogni ritorno dell'autunno gli alberi lasciano cadere le foglie. Sono stanchi, sfiniti, disorientati dalle carezze di bizzarre primavere e torride estati. Hanno sopportato pazienti, temporali, uragani, venti improvvisi e violenti e il sole di luglio che ha brunito le loro chiome di un bel verde bronzo antico. Ora hanno voglia di riposare, riflettere e apprestarsi al sonno dell'inverno. In questa fase preparativa devono essere soli, perciò lasciano cadere le loro foglie sulla terra. Prima però di abbandonarle ai venti dell'autunno le vestono con abiti splendidi, tinti di mille colori, caldi e accesi. E' il loro ultimo regalo di genitori prima che esse si disperdano, ognuna nel proprio ignoto viaggio. Ma alla nascita ogni foglia eredita geneticamente le peculiarità del padre albero, così che, all'avvicendarsi della morte autunnale, si può capire, dal modo in cui le foglie cadono, il carattere di ogni famiglia chiomata. Per rendersene conto basta andare nei boschi il mese di novembre, sedersi e ascoltare. Il fenomeno incuriosirà l'orecchio di tutti. 
ALBERO CANTERINO (20-12-2011) (con i rami che sembrano cresta di gallo)
Un vestito sotto l’albero. Una strada affollata sotto la luna. Elmo di cavaliere con piume di tutti i colori, rosa che sboccia. Ugola per la voce Il gallo canterino
Antonella, Alessandro, Luisa, Diego, Federica, Giusy, Alessandra, Pietro Tartamella ^ ^
ALBERO SONNO (20-12-2011) (tutto bianco)
Uccellini beccano coperti dalla neve bottoni che aprono e chiudono l’inverno. Con le pupille piene di sonno tutti si interrogano di bianco.
Antonella, Alessandro, Luisa, Diego, Federica, Giusy, Alessandra, Pietro Tartamella
 ALBERO VIANDANTE (20-12-2011) (raku che sembra un bastone con foglie verdi)
Io sono il vecchio viandante che il bastone sorregge. Io sono il punto interrogativo delle foglie che chiedono all’albero genealogico dove andranno. Io sono il serpente nascosto tra le foglie.
Simona, Rosa, Silvia, Silvio, Alessandro, Giovanna, Isabella, Roberta, Giusy, Giuseppina, Salvatore, Pietro Tartamella ^ ^
 ALBERO PULCINELLA (09-02-2012) (raku che sembra con un cappello in testa)
Carabiniere col cappello vecchio e pieno di rughe. Nel cuore una trottola una nuvola grossa che dice “amore” e cammina, cammina, sullo stivale d’Italia. La Sicilia che non c’è. Le dita che s’incrociano.
Silvia, Rosa, Isabella, Roberta, Giusy, Luca, Pietro Tartamella ^ ^
 ALBERO ARCOBALENO (09-02-2012) (quello di tanti colori)
Un cinturone tiene stretta la vita, tiene i profili che si ignorano spalla a spalla. Dall’attaccapanni crollano per il freddo. Pinocchio bugiardo sorride con lo sguardo.
Silvia, Rosa, Isabella, Roberta, Giusy, Luca, Pietro Tartamella ^ ^
 ALBERO MASCHERA (23-02-2012) (chioma raku antichizzata)
Orecchini di strega. Le foglie cadute lontane dalla maschera tutta rovinata dalla ruggine e dalla polvere. Ombra di carnevale archeologico triste faccia che perde lacrime di scheletro al buio.
Silvia, Rosa, Oreste, Roberta, Giusy, Pietro Tartamella ^ ^
 ALBERO ROSSO TERRA (23-02-2012) (di terracotta - cottura a biscotto)
Cavalieri medievali si parlano uno di fronte all’altro in punta di lancia. Omìni con lo stivale corto. Soffioni boralucìferi la cintura di castità, le terrecotte, le ali di farfalla. Silvia, Rosa, Oreste, Roberta, Giusy, Pietro Tartamella ^ ^
LA TERRA RACCONTA … SEDIMENTI e SUGGESTIONIdi Annamaria Verrastro, Clelia Vaudano, Pietro Tartamella
Esperienza vissuta ed elaborata dai ragazzi dell’Area Disabili: Manipolando (Cascina Macondo - Motore di Ricerca) Lama, Lart , Verbavox (VI Circoscrizione)
Il percorso che ci ha condotti ad allestire la mostra “La TERRA RACCONTA … SEDIMENTI e SUGGESTIONI” è iniziato qualche anno fa con la mia proposta di andare a vedere il museo antropologico di Finale Ligure. Facciamo sempre molte uscite. Musei, mostre e allestimenti per conoscere l’arte e avere stimoli, per vivere emozioni e raccontarle. Gite fuori porta a Finale Ligure con passeggiata al mare e alcune ore all’interno del Museo. Alessandro, affascinato dai reperti, ad un certo punto ha esclamato: ”Perché non facciamo anche noi come gli uomini primitivi?”. Ho provato a spiegargli la difficoltà del suo progetto, ma non sono riuscita a convincerlo. E dopo molte insistenze, al suo “Abbiamo fatto trenta facciamo trentatré ”, mi è sfuggito un “perché no!”. Perché no: parliamone! Abbiamo parlato, sfogliato libri, discusso e fatto ipotesi. Abbiamo cercato di capire chi erano gli uomini primitivi, il tempo che ci separa da loro, l’evoluzione del sapere e le scoperte, le testimonianze rimaste sepolte sotto metri di terra e detriti. Gli archeologi. Ecco facciamo gli archeologi! Intanto il gruppo di affabulazione Verbavox condotto da Pietro aveva iniziato a leggere alcuni brani tratti dai libri di Mauro Corona: alberi, boschi, animali, storie di uomini e montagne. Tra un caffè e l’altro, il giovedì mattina prima di iniziare i laboratori, ognuno esponeva le sue esperienze, le sue idee, ipotesi e domande. E insieme a cercare le risposte.  Contemporaneamente a Cascina Macondo i frequentatori del laboratorio Manipolando del progetto di integrazione “Domeniche in Cascina” iniziavano una ricerca sulle maschere: quelle fatte di legno o di argilla che gli antichi uomini mettevano a guardia delle case, o seppellivano con i loro morti. Demoni e Dei raccontati con la terra e conservati nel tempo insieme a vasi e suppellettili a testimoniare la vita quotidiana e la spiritualità di tempi molto lontani. Parliamo del Paleolitico, dei primi passi dell’uomo sulla terra, della scoperta dell’argilla. Pietro ci racconta le storie che i popoli hanno inventato intorno a questa scoperta. E poi il fuoco. E la storia del Neolitico, l’utilizzo dei primi attrezzi, i primi tentativi di cottura, i primi manufatti, ma anche le prime forme espressive: le ciotole per l’acqua e il cibo, la Grande Madre per chiedere e ringraziare gli Dei dell’abbondanza. Il progetto nasce così, lentamente. Mentre parliamo incominciamo a progettare il nostro bosco, quello che accoglierà i manufatti, creerà sedimentazioni e stratificazioni e li conserverà nel tempo. La fantasia si confonde con la realtà: facciamo chiarezza e definiamo che questo progetto è un esperimento, un gioco che ci permetterà di capire delle cose, ma anche di sbizzarrirci con la fantasia. Un gioco che ci farà lavorare in gruppo, in sinergia con altri gruppi, che ci metterà alla prova anche tecnicamente! Riprodurre i vasi visti nel museo, cercare di ripetere le loro decorazioni, ottenere risultati di colore e antichizzazione non sarà facile. E le grandezze! Quale terra usare se non quella di Castellamonte, piena di pietre, refrattaria, proprio come quella trovata nei boschi dai primi ceramisti. Progettiamo il nostro bosco: alberi fantasiosi, molto fantasiosi! I nostri alberi, come sappiamo raccontarli, decorati, smaltati, ingobbiati, texturati.
Ognuno disegna tanti alberi, cercando forme infinite. I ragazzi vorrebbero arrendersi, ma io insisto. Nella nostra testa ci sono gli alberi “giusti” quelli che servono al nostro esperimento. Dobbiamo sceglierne 12, un bosco. Un percorso lungo e impegnativo. Democraticamente cerchiamo di scegliere i più significativi e iniziamo ad ingrandirli su fogli bianchi. Misure improponibili per loro, ma anche una bella esperienza. Interveniamo graficamente, ma lasciamo a loro il compito di colorarli. Il progetto deve essere completo, anche se sappiamo che le tonalità dei pennarelli sulla carta sono molto diverse dai colori specifici sulla terra. Passano i mesi: incominciamo la costruzione del bosco di argilla. Ognuno partecipa. Tante parti assemblate a definire grandi forme.  Verbavox continua la sua ricerca e ogni tanto ci legge qualcosa: descrizione di alberi, di foglie, di radici. E poi storie e racconti, e poesie. Il progetto ci impegna a lungo, ci coinvolge, ci affascina, a volte ci stanca. Ma fare “gli uomini primitivi” e poi “gli archeologi”, e sostituirsi al tempo e alla natura non è cosa da poco.
In autunno a Cascina Macondo seppelliamo i nostri vasi nell’orto dietro casa. Buche non molto profonde, la terra argillosa è dura e lo spazio a disposizione non molto comodo. Trenta centimetri circa, i vasi e le ciotole gli uni accanto alle altre a riposare per molti mesi sotto il sole, la pioggia, la neve. Quanta neve! E noi preoccupati. In primavera, tarda primavera per dare più tempo alla “sedimentazione”, finalmente un’altra uscita. Dissotterriamo i vasi, e con le cotture dei rimanenti manufatti eseguiti durante gli ultimi mesi, ultimiamo il percorso di ricerca. Le cotture nel forno a segatura e nel forno a catasta sono due esperienze particolari. Il letame, le foglie, l’utilizzo di altri elementi organici quali lo zucchero e il caffè e l’olio… Tanto stupore e tanta curiosità. Lunghe chiacchiere di soddisfazione, un po’ di stupore per i vasi anneriti dalle riduzioni, la voglia di raccontare l’esperienza. Pronti per la mostra programmata presso “InGenio” dal 29 giugno al 12 settembre: “LA TERRA RACCONTA … SEDIMENTI E SUGGESTIONI”.
Annamaria Verrastro, Clelia Vaudano, Pietro Tartamella Cascina Macondo - Associazione di Promozione Sociale www.cascinamacondo.com Una raccolta di foto e didascalie a corredo della mostra, consultabile su un tavolino presso il negozio InGenio, illustra i passaggi e le tappe di tutto il lavoro svolto. (Museo di Finale Ligure, Progetto grandi alberi, Produzione manufatti, Cottura a cielo aperto con forno a catasta, Cottura con foglie e segatura, Sotterramento, Dissotterramento, Manufatti finiti)
MUSEO DI FINALE LIGURE  il fascino dei reperti archeologici - visita al museo - ricezione di stimoli e idee  il fascino dei reperti archeologici - visita al museo - ricezione di stimoli e idee  il fascino dei reperti archeologici - visita al museo - ricezione di stimoli e idee   il fascino dei reperti archeologici - visita al museo - ricezione di stimoli e idee PROGETTO GRANDI ALBERI Progetto ingrandito su fogli di carta bianca dell’albero che sarà costruito con la terra di Siena e texturato
Esposizione dei primi progetti individuali: saranno scelti dal gruppo quelli più adatti ad essere ingranditi e realizzati con le varie tecniche della ceramica
Uno degli alberi di Giusy che ha disegnato senza sosta alberi dalle forme più svariate
Uno dei grandi alberi, disegnato su fogli di carta bianca, viene colorato con i pennarelli per verificare e scegliere gli accostamenti cromatici possibili
Maschera realizzata con la terra di Castellamonte da due frequentatori del laboratorio Manipolando di Cascina Macondo
 Tecnica di coloritura a pennello: l’ingobbio viene dato sul manufatto ancora umido  Ingobbio dato con i pennelli su argilla bianca  Lo scavo della “grande madre”: lavoro molto complesso e di grande concentrazione Le palline prodotte da uno dei ragazzi diventeranno due piccole statue femminili, dee della fertilità Le texture: decorazioni ad impronta su terra ancora umida
Inizia la sovrapposizione delle palline di argilla: già abbozzata una forma femminile
Modellaggio sul lavoro già iniziato con la sovrapposizione delle palline. Ingobbiatura di piccole scodelle modellate a mano
 Rifiniture alla “Grande madre” con gesti precisi e delicati e produzione delle grandi maschere
 Modellaggio del basso rilievo e controllo dei rilievi e delle rifiniture Rifiniture e inizio della decorazione a textura
COTTURA A CIELO APERTO CON FORNO A CATASTA  Per motivi di sicurezza usiamo il forno di tufo, contenitore pratico e sicuro per i nostri esperimenti. In realtà la cottura a cielo aperto veniva fatta in una buca scavata nel terreno, nella quale venivano adagiati i manufatti di argilla alternandoli a letame, foglie secche, legna. L’argilla cuoceva tra due fonti di calore, quella del fuoco acceso nel fondo della buca, poi ricoperto di letame, che era il “letto” dei manufatti, e quello che veniva acceso alla fine della costruzione della catasta. Il calore prodotto arrivava così da ogni direzione e permetteva una cottura graduale delle argille.
L’accensione del fuoco in cima alla catasta. Il fuoco di base è stato acceso un’ora prima e sulle sue braci abbiamo messo uno strato di letame e poi i manufatti a riscaldarsi. La catasta è formata dell’alternarsi di strati di manufatti, materiale a lunga combustione e foglie secche. Tutto intorno un po’ di legna.
Ora dobbiamo aspettare qualche ora. il tempo di cottura dipende dalla grandezza dei manufatti, dalla quantità del tipo di combustibile usato (foglie, letame, legna), dalle condizioni atmosferiche. Il fuoco non necessita di particolari cure, salvo aggiungere qualche ciocco di legna dove si consuma troppo velocemente come quando c’è qualche folata di vento o, come oggi, qualche goccia improvvisa di pioggia.
Pietro con le sue storie e Ugo con la sua fisarmonica, aggiungono poesia all’esperimento!
Mentre il fuoco si consuma e cuoce i nostri manufatti, noi pranziamo raccontando chiacchiere e storie
Davide contribuisce con una sua poesia. E con lui tanti altri. Fabrizio ci canta una canzone per la prima volta!
Nagi guida il gruppo di danza-teatro “Viaggi Fuori dai Paraggi”
La cottura sembra terminata. Utilizziamo i guantoni termici e spostiamo con le pinze di sicurezza le ceneri e…vediamo! Clelia toglie dal forno i primi manufatti. La temperatura è ancora molto alta. In cottura il forno deve avere raggiunto i 700-800 gradi.
Anna e Clelia procedono allo smaltimento del forno: sembra che sia stata una buona cottura. Siamo tutti molto curiosi. Molti non hanno mai visto una cottura sperimentale dell’argilla e l’utilizzo del letame stupisce non poco!
Ecco una maschera, ancora sporca di cenere, cotta, e con le tipiche macchie scure dovute al fenomeno di riduzione dell’ossigeno prodotto dall’utlizzo di materiali a lunga combustione (in questo caso letame di bovino ancora un po’ umido). Il risultato è simile a quello del forno a segatura, ma la riduzione è meno intensa. I colori (ingobbi) sono ancora abbastanza vivaci e riconoscibili. COTTURA CON FOGLIE E SEGATURA  A Cascina Macondo, nel forno di mattoni di tufo, prepariamo la cottura con segatura, foglie secche, letame, e altri elementi organici. Per motivi di sicurezza non facciamo il fuoco a terra. Usiamo un po’ di carta per accendere più velocemente il fuoco, anche se ci piacerebbe provare sfregando due bastoncini… come facevano gli uomini del Neolitico Tutti partecipiamo alla preparazione del forno Mentre gli elementi organici lentamente cuociono i nostri manufatti noi prepariamo la parte cartacea: dobbiamo spiegare la nostra ricerca
Mentre il fuoco lentamente si consuma, i manufatti pian piano riemergono tra le ceneri fumanti
Qualcosa è cambiato nei nostri manufatti La terra, aggiunta per chiudere il fuoco, si è cotta all’interno del vaso
Mettiamo i nostri “reperti archeologici” a raffreddare e li guardiamo compiaciuti
SOTTERRAMENTO esperienza proposta ed elaborata dai ragazzi La buca, profonda una trentina di centimetri, è stata scavata a turno: i gruppi si sono alternati in giorni diversi. Il terreno argilloso era molto duro.
Scaviamo ancora un po’, occorre una buca un po’ più profonda… Daria e Maria provano a sistemare alcuni vasi. 
Ecco i manufatti dell’altro gruppo: in tutto 8 vasi ed alcune ciotoline La terra ricopre i vasi: resteranno sommersi per tutto l’autunno, l’inverno e la primavera. Durante questi mesi noi penseremo spesso a loro. DISSOTTERRAMENTO Sono passate tre stagioni: tanta pioggia e tanta neve. Sul terreno che ricopre i nostri vasi stranamente è cresciuta pochissima erba. Siamo nel mese di giugno, è ora di verificare i risultati del nostro esperimento. Discutiamo prima di procedere: forse dovremmo far passare più tempo, magari qualche anno! Inizia Francesco.
Antonella continua il lavoro di buona lena I ragazzi si alternano nello scavo: c’è stato un temporale, la terra è molto bagnata. Sotto il primo strato tantissime formiche e tante uova bianche: le formiche si affannano e i ragazzi cercano di salvarle. Ci spiace molto aver distrutto il loro nido. La terra è stata smossa, ora cerchiamo i vasi: dobbiamo fare attenzione, anche perché, nonostante avessimo messo dei paletti come confine dello spazio usato…, non ricordiamo più esattamente la posizione! 
Antonella è a buon punto: abbiamo già scavato abbastanza, dovremmo sentire sotto la zappetta i primi vasi: è un lavoro molto delicato. A questo punto prendiamo le zappette piccole, con il manico corto, in modo da smuovere la terra piano piano. Siamo davvero molto ma molto ansiosi e incuriositi. Ci sono segni del passaggio di una talpa: si sarà fatta la tana dentro un vaso? Affiorano i primi vasi: la giornata è calda e la terra si sta asciugando. Li tiriamo fuori uno a uno delicatamente. Non si sono rotti! Ecco gli altri! Ci sono tutti? Li rotoliamo per osservarli meglio: sì sono interi, tranne uno che ha il bordo un po’ rotto, e una ciotolina sbecchettata. Per il resto sono solo sporchi di terra. Gli ingobbi e le texture un po’ hanno risentito dell’inverno passato sottoterra, ma tutto sommato non ci sono stati grandi cambiamenti. Confermiamo che l’esperimento avrebbe dovuto durare qualche anno … Magari ci riproviamo…
prima di tornare a casa, all’ombra del glicine e degli ombrelloni, scriviamo le nostre storie sugli alberi, i boschi, la terra, il tempo che passa, i vasi, i cocci… MANUFATTI FINITI
 

 
ne parlano e menzionano: http://www2.lastampa.it/2012/06/29/cronaca/appuntamenti/ale-e-franz-in-panchinaal-parco-della-certosa-H0GeanUb6zBAYRFV7rb3AM/index.html http://www.provincia.torino.gov.it/cid/index.php/artecultura/685-la-terra-racconta-sedimenti-e-suggestioni http://www.comune.torino.it/pass/php/4/Ingenio.php?pag=55845 http://www.cpdconsulta.it/it/events/ http://www.facebook.com/pages/mauro-corona/153081151430065 http://www.millemani.org/Chiamati%20262.pdf http://www.fiorigialli.it/news/scheda/29-giugno-12-settembre-2012-torino-mostra-di-ceramica-la-terra-racconta-sedimenti-e-suggestioni.php http://www.associazioni.eu/legginews.php?id=6521 http://www.infohandicap.org/infohandicap/evento.jsp?idEvento=4722 http://www.centrogiovanisacile.it/spip.php?article3012 http://www.findart.it/News/In-evidenza/L-arte-nascosta-emerge-a-Torino.html  Cascina Macondo - Associazione di Promozione Sociale Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku Borgata Madonna della Rovere, 4 - 10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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