Home Archivio News-Eventi Elena Bonassi - elettricista d'ambo i sessi
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Elena Bonassi - elettricista d'ambo i sessi PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 07 Maggio 2012 16:56

 

 

  SMETTERE O CONTINUARE...?

Hai letto questo testo di Scritturalia?
Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


ELETTRICISTA D'AMBO I SESSI

di Elena Bonassi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 1 aprile 2012

 

 


Era stato a casa veramente tanto,Francesco, e poi era riuscito a tornare a scuola per un pelo, senza essere  bocciato per le  troppe assenze.
 Prima il mal di pancia, poi il mal di testa e comunque, anche quando riuscivano a trascinarlo, tutto pronto e con lo zaino in spalla fino alla porta di casa, un improvviso  conato di vomito lo faceva correre diritto al bagno ,a vomitare.
 Aveva girato quasi tutti gli ospedali, ambulatori e pronto soccorsi e nessun medico aveva trovato alcuna patologia reale.
Alla fine avevano parlato di fobia scolare e Francesco aveva incominciato ad andare dalla psicologa. 
Insieme avevano incominciato a capire di che cosa aveva paura e in qualche modo Giovanni  era riuscito a finire l’anno, tutto contento, pensando, lui e soprattutto i suoi genitori, che tutto fosse passato.
 Prudentemente però Fancesco aveva preferito non chiudere con le sedute e vedere, alla ripresa autunnale, come sarebbero andate le cose.
E  fu la volta dei piedi.  Le unghie incarnite. Di solito non sono un enorme problema: qualche seduta dal podologo e si risolve tutto.
 Ma per Francesco sembrava indicato un piccolo intervento,  in day hospital, da farsi un venerdì di novembre,in modo ch e il lunedì successivo avrebbe potuto tornare a scuola. 
Invece a febbraio era ancora a casa. Il chirurgo aveva dovuto togliere granulomi profondi  e dare tanti punti che avevano fatto  infezione. Francesco aveva avuto tanto male da non poter neanche stare seduto, e poi , guarda caso,gli era caduto sul piede il libro più pesante della biblioteca di casa e poi,appena tornato a scuola un compagno l’aveva spinto e lui era ricominciato tutto da capo. 
Intanto c’è da scegliere la scuola superiore,entro il 15 del mese. A Francesco  sembrano tutte troppo difficili.  Finalmente si decide per l’istituto alberghiero che sembra meno impegnativo. Peccato però che poi  si va a fare il cuoco, o il barman: niente di più lontano dal suo desiderio.   Alla fine decide per una scuola professionale di  fotografia.
 Un giorno, durante l’intervallo, mentre  i  compagni corrono,Francesco, seduto su una sedia nel giardino della scuola, guarda una lucertola che si è arrampicata su un tronco mozzo, sporge di scatto la sua lingua sottile e lecca l’acqua che, cadendo a gocce dall’alto, si spande sul legno.
All’inizio la goccia, che per caso le cade sulla testa, la spaventa e lei fugge. Ma poco dopo  non scappa più: ha capito che la goccia  non è nociva e che, anzi, può essere un’ottima  doccia, in quell’ inizio troppo caldo di primavera.
 “ Non è difficile imparare, per gli animali”,pensa Francesco, sconsolato.
La lucertola aderisce al piano , molto inclinato, del tronco con dei filamenti sottili che escono dai tre artigli che formano la zampa e che non aveva mai notato prima, perché le lucertole le aveva sempre guardate dall’alto.
 Francesco pensa che se  volesse fotografarla non potrebbe osservarla in santa pace come sta facendo senz’altra preoccupazione  che quella di guardare e l’idea di fare una scuola  di fotografia gli sembra orribile.
Intanto il compagno che lo prende sempre di mira,quel bastardo che gli pesta sempre i piedi, in tutti i sensi, anche sparlando di lui, sta giocando al pallone insieme agli altri e il migliore amico di Francesco gli passa  la palla. Quello che era il suo migliore amico,con cui usciva tutti i giorni e che adesso non lo calcola più neanche di striscio.  Quello che  ha creduto alle voci che il bastardo ha messo in giro  fino a dIchiarare  “Francesco mi sta sul culo”.
Il bastardo ce l’ha fatta a metterglieli  tutti contro.
Quando finisce di bere la coca cola Francesco  accartoccia  la lattina nel pugno  come se fosse la testa del bastardo e si avvia lentamente verso la classe con la paura di non farcela a controllarsi. 
E’ diventato l’amico  delle femmine: gli passano i compiti, lo fanno copiare e gli suggeriscono quando i professori  lo interrogano e gli scappa fuori tutto dalla testa.
 In cambio lui le sta ad ascoltare per ore quando gli raccontano del ragazzo le ha lasciate e gli chiedono  se è proprio vero che non le ama più e  se c’è ancora qualcosa che si può  fare.
Dicono che lui è meglio delle amiche, che sono invidiose.
Francesco  sta anche ingrassando,a forza di stare seduto a mangiar  dolci, a casa. Perché intanto ha preso un altro colpo al piede  ed ha così male che a scuola non ci può  stare.
Non vuole neanche che lo vadano a trovare, perché non gli piace che lo vedano a letto,come un  invalido.
Francesco è diventato un vecchietto che parla del tempo , sempre troppo freddo o troppo caldo, e della fatica che gli costano i suoi brevi percorsi,  di cui si lamenta come se fossero  viaggi interplanetari.
Pensa a quando affronterà il bastardo, perché non può continuare a mandar  giù e a lasciargli guadagnar terreno. Immagina una strage: le compagne non ce a faranno a trattenerlo.
Gli raccontano delle gite scolastiche a cui lui non partecipa  e lui tiene un diario in cui sdcrive le cose che gli piacciono e le  storie che potrebbero nascere. 
 Al museo del cinema però ci va perchè dentro la mole c’è l’ascensore. 
Francesco guarda la città dall’alto, ritrova le strade conosciute, la scuola e la sua casa, poco distante.  Dall’alto tutto è piccolo e lontano, non sembra neanche vero. 
Nel  vento leggero  due stormi di uccelli volano compatti, lasciandosi  portare, usando le correnti  per allontanarsi, avvicinarsi e  creare nel cielo forme bellissime che cambiano continuamente.
Francesco si chiede  se si stanno solo divertendo  o sanno che stanno dando anche spettacolo.

Camminare lentamente è  il nome di un sito che Francesco ha trovato su interrnet.   Propone un week-end  nell’ostello  di un paesino  lungo la via francigena dove  si camminerà, lentamente e non troppo a lungo e si faranno dei racconti.
 Francesco chiede di andarci:come si può dire di no? Anche  il chirurgo continua a dirgli che deve camminare lo stesso, come può, e che non deve stare sempre fermo.
 La mamma si vorrebbe fermare anche lei  con Francesco, mai genitori non possono rimanere: la regola è quella e non si fanno eccezioni. 
E così, dopo i saluti, i ragazzi incominciano a lavorare.  Paolo, che conduce il laboratorio, spiega  come, nella notte dei tempi, è nata la narrazione, come si è evoluta, chi sono, che cosa facevano -  e qualche volta fanno ancora  - i narratori della tradizione.
“Anche voi “, dice, “diventerete dei  narratori.  Incomincerete  pensando a  un ricordo di famiglia e da lì, camminando lentamente e in silenzio, creerete il vostro racconto:   un  racconto che poi narrerete, la domenica pomeriggio,a quelli che verranno ad ascoltarvi. Come si faceva una volta nelle feste, nei battesimi e nei matrimoni.
Francesco  pensa  al  bisnonno   Pasquale che non voleva andare a spaccare le pietre , come facevano tutti gli uomini poveri  di quel  piccolo paese arrampicato sulle Madonie. Così se ne era andato in America.
Francesco aveva cercato tante volte di farsi raccontare la storia del bisnonno Pasquale,ma sembrava che  nessuno  la conoscesse,e poi sul più bello arrivava sempre sua madre a dire di  smetterla  con quella vecchia  storia.
Il bisnonno Pasquale comunque  era  tornato , aveva sposato una brava ragazza del paese e le aveva fatto fare 12 figli. Uno di loro, il papà di Francesco, nero come il carbone , immigrato a Torino, aveva sposato  la mamma di Giovanni,  bionda come le spighe del grano maturo ed era nato Francesco:  tutto sua madre.
Camminando lentamente , senza bisogno di appoggio, Francesco  decide che di dare un volto e una vita al bisnonno Pasquale. 
La storia comincia che Pasquale scappa di notte,  raggiunge il porto di Palermo, si  intrufola clandestino nella pancia di una nave e va a nascondersi  nella sala macchine.
 Il fuochista  ha tutto da guadagnarci  a tenerselo lì facendolo lavorare al suo posto,  tanto nessuno scende  in quell’inferno a controllare.
E  Francesco,camminando lentamente, si  racconta  le avventure del  nonno Pasquale :intrighi, pericoli , fughe, vittorie, sconfitte,  persino un delitto: Il viaggio e le imprese  che avevano trasformato  in un uomo il  ragazzo di 18 anni scappato da casa.  
Insieme ai compagni,durante le prove, impara a  usare  la voce e a non  recitare a memoria, perchè Il buon narratore ricrea ogni volta  la sua storia a seconda del pubblico e della situazione.

Al pomeriggio della domenica c’è lo spettacolo.   Sono venuti  in tanti, dalle frazioni vicine in cui si è sparsa la voce. C’è un pubblico vero, mica soltanto di genitori.
Quando arriva al punto del racconto in cui  Pasquale, a New York, deve trovarsi  un lavoro,se  no la ragazza  lo pianta, Francesco  si butta in ginocchio, alza le braccia al cielo e urla “minchia! E uora ammia chi mm ò  dà u travagghiu?  Dui juorni aju, dui juorni  p’ attruovarlu o muriri”.
 Poi, alternando italiano e siciliano Francesco racconta di come Pasquale, analfabeta, corre  per la città cercando di farsi leggere l’ annuncio economico che ha trovato su un  giornale e che dice così“ cercasi elettricista d’ambo i sessi”. Che cosa voglia dire esattamente non lo capiscono tanto bene né lui né i  disgraziati che consulta dietro pagamento di qualche moneta.
Alla fine un napoletano che se la tira dà il suo responso:
 “Acca, a la America, sunno molto chiù pruoggrediti c’annuie. Aaccà l’elettricista nun gliè piace ca sia uommo, comme ce piace annuie  e nianche  c’a ssia fimmena, cummme nun  stà bbene nianche accà. E alluora o vugghiuno   miezzo uommo i mezza fimmena”.
 Il povero Pasquale lo prende per la giacca: ma come sarebbe mezzo uomo e mezza donna?
 “Famme capì com’aggia fa”.
“E..tu pritiende truoppo- dice il napoletano- i t’aggio ditto acccosa vogghiuno,  comme facerlo sta attì  piensallo. E uora caccia a mmuneta”.
 E cosi Pasquale  si trova senza  una lira e con un enigma in più. 
Alla fine si fa confezionare, a gratis,  da due belle  apprendiste di sartoria che stravedono per lui,  un vestito  che  è per metà una tuta da meccanico blu  e per metà  una gonnellina rossa, per metà  giacca con camicia e  cravatta e per metà corpino di pizzo con annessa tetta finta.  Qualcuno procura una parrucca che per metà è fatta di riccioli biondi e nell’altra metàha  un ciuffo nero brillantinato  alla Rodolfo Valentino e una lunga basetta.   Mezza bocca è disegnata a cuore e dipinta di rosso , un occhio è  bistrato e viene apposto un neo su  una guancia incipriata.
L’effetto è davvero stupefacente, il maggiordomo di una delle più ricche  famiglie di Manatthan vede in lui qualcuno che potrebbe  far tornare a sorridere  il figlio del padrone,un bambino malaticcio e depresso.  Lo   assume  immediatamente.
Va da sé che Pasquale, iniziando a recitare come clawn domestico, in breve arriva sulla scena di Brodway.
 Francesco  declama come un  puparo “ Pasquali  divenni  atturi  famusu, e tanti ne  feci e tanti ne disfeci  finu acchè turnetti allu paisi  duvi ancura allu jornu d’uje delli sui jesti si sentri parlari.”
  Francesco tace e abbassa la testa sulle ginocchia.  Scroscia un applauso che si sente fino a qualche chilometro di distanza.

Tornando a casa Francesco dice alla mamma che non vuole più fare la scuola di fotografia.
“E che vuoi fare?” gli chiede lei .
“Il Liceo Classico”
“Il Liceo Classico? Tesoro! Ma hai sempre detto che un liceo è troppo difficile per te.”
“Sì, ma sai, mamma? In Sicilia, invece, che Biancaneve e Cenerentola, ai bambini,  per farli dormire,  raccontano la storia del Ciclope, e  mi è venuta voglia di leggerla in lingua originale.
 Era così arrabbiato  con Ulisse,  per quello gli aveva fatto,  che  ha preso delle enormi  rocce e glie le ha scagliate contro.
 E sono ancora lì quelle rocce,davanti alla spiaggia del paese di papà. Me li ricordo benissimo, i faraglioni di Acitrezza, anche se è tanto  che non  ci torniamo.”



 
 
 

 
5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 07 Maggio 2012 17:01 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare