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Elena Bonassi - un Edipo classico PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 07 Maggio 2012 15:32

 

 

  SMETTERE O CONTINUARE...?

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scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


UN EDIPO CLASSICO

di Elena Bonassi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 5 febbraio 2012

 

 

                                                    
“Basta. Uno così è meglio perderlo che trovarlo. Anche Gianna me lo dice . E adesso
però vediamo di dormire”, si dice  Teresa  rigirandosi  nel letto.
“ Basta.”, si ripete, e infila il braccio sotto il cuscino, ci affonda dentro la testa,
raccoglie le gambe vicino al petto.
La comoda nicchia di piume la  tiene al caldo e al riparo dai pensieri. Ma solo  per
qualche minuto, poi il ricordo della serata  ricomincia a trapanarle la testa.
Dopo il cinema Mario, come se niente fosse, senza nessuna particolare ragione e
senza darle delle spiegazioni  ha voluto tornarsene a casa. Lei ha tentato in tutti
i modi di capire:
“ ma dimmi, cosa c’è, c’è qualcosa che non va?” , ma  non ha avuto  soddisfazione. 
Allora  si è arrabbiata e  gli  ha detto tutto quello che pensa di lui in una sfuriata  di
dieci minuti che  può essere  riassunta in : tu non mi consideri, non mi dai nulla, 
non ce la faccio più.
“ Fai sempre le cose complicate -  è stata la  breve risposta di Mario -  ma se ci
vediamo quasi tutti i giorni!?”
Teresa oscilla dolorosamente tra l’impulso a lasciarlo e pensieri più ragionevoli nei
quali si dice che non deve lamentarsi, che dopo tutto lui  si fa sempre vivo, che fanno
bene l’amore, che è già tanto, per uno come Mario avere una storia, che.  dopo tutto,
è venuto in vacanza con lei quindici giorni.  Già, ma  “ dopotutto”, sempre dopo tutto
il resto, o meglio  dopo quella  rompiscatole della  figlia.
Perché Mario vive con la figlia  e Teresa  è convinta che a causa di questo  legame 
Mario non possa  legarsi veramente con lei :per questo  non  vuole mai programmare
nulla né prendere  impegni. Lo rimprovera continuamente  perché non  gli  fa
conoscere la figlia, perché tiene nascosta la loro storia e Il sabato sera,dopo aver fatto
l’amore,  torna a dormire a casa sua. Lo accusa di trattarla come un’amante e odia
il fatto che  la domenica gli piaccia  dormire fino a tardi e   le telefoni solo  nel 
pomeriggio.   Anche se poi si vedono, a lei  non sta bene.
Quella sera tra i vari film possibili  Teresa aveva scelto Shame per  vedere le  reazioni
di Mario. Lo aveva spiato durante  le scene di sesso  che mostravano un Fassbender
in azione  bello come un dio greco ma freddo come una statua. Un uomo
impossibilitato ad amare.  E perché? Perché  era innamorato della sorella. 
Teresa sperava che la storia raccontata dal film e soprattutto  la discussione successiva,
lo avrebbero illuminato portandolo a realizzare che  sua  figlia non aveva un fidanzato
perché era già fidanzata col papà e che anche lui  ci metteva del suo: un Edipo classico.
Si era immaginata   che Mario  riconoscesse finalmente come stavano davvero le cose
e che questa consapevolezza avrebbe cambiato  la loro situazione.   Invece Mario
se ne era  tornato a casa lasciandola sola a rigirarsi nel letto.
Quando non sono via per il week end, il che peraltro abbastanza spesso succede, 
Teresa  cerca Gianna per  fare qualcosa  in attesa  di sentirsi con Mario che solitamente
compare alla sera, e Gianna, stufa di fare da tappabuchi , ha finito col dirle, senza
troppa convinzione  “uno così è meglio perderlo che trovarlo”. 
Sagge parole che ora le danno sollievo, insieme al  pensiero del prossimo week – end 
a Roma per l’assemblea di Sel. Con gli amici e senza Mario. Non glielo ha neanche
proposto, ovviamente, perché tanto sa già che a lui non interessa. Mario non ha 
protestato: è uno che  accetta che lei abbia  i suoi impegni, i suoi amici, i suoi spazi.
“ Eh già- pensa Teresa  -  io posso fare tutto quello che voglio, tanto a lui cosa importa?
Buona occasione di starsene a casa  con sua figlia”.
E’ convinta che un patto  inconscio   leghi quei due come  e più di un giuramento.  
In questa certezza incrollabile  Mario è  come lei lo vede: un ritratto in piena luce 
senza ombre né margini di dubbio. Il Mario che lei conosce, ama, disapprovava e
vuole cambiare. Teresa si rigira nel letto e intanto pensa che martedì ci sarà la festa
di Roberto,il fratello di Gianna e che  lei e Mario ,vivaddio, ci andranno insieme.
La casa di  Roberto  sta nell’alta collina, in mezzo a  un bosco  veramente immenso.
Gianna è sotto il porticato, avvolta in uno scialle  di seta azzurra. “ E quella chi è?”,
chiede Mario.
“Ma è Gianna, non ti ricordi?  Siamo anche stati a casa sua.” replica Teresa  seccata,
interpretando la dimenticanza di Mario come l’ennesima prova dello scarso interesse
di lui  per le cose  che fanno insieme .
“ Hai ragione, è lei, ma com’è cambiata!  Non l’avevo riconosciuta.” 
“ Figurati. Diciamo piuttosto che tu non fai mai attenzione”. 
Gianna non vede l’ora di portarli nel bosco, in giro tra gli alberi enormi, i rovi e i sentieri.
Non ha ancora finito di stupirla il fatto che quella  casa, a un passo dalla città, sia anche
così  misteriosamente lontana e sperduta. “ Venite?- chiede con gioia
– abbiamo tempo per chiuderci in casa!” .  Teresa risponde che non ha le scarpe adatte,
Mario dice   “Io vengo. Ci saranno dei funghi?”
“Non lo so? –risponde Gianna - potremmo cercarli.”
“ Tu sei capace?”
“Un po’” e lei gli racconta che va a funghi   dove  hanno una casa in cui  passa  l’estate.
Ogni anno la raggiungono degli  amici  e anche Marzia, sua cognata,  che arriva da
Londra con la figlia.  Incoraggiata dall’ascolto discreto di Mario, Gianna finisce per 
raccontargli della bambina, che veramente ormai è una ragazza,  e della sua malattia.
Tutti gli anni la cognata e la nipote tornano anche per la festa di Franco. Chissà perché
quest’anno non sono venute? Gianna lo ha chiesto a Franco e lui ha risposto
evasivamente. Lei non sa  bene come stanno  le cose  tra sua fratello e la moglie. 
Le sembra che si siano allontanati: sarà per  la malattia di Veronica? O forse non è
quello il motivo? Possibile che la possano curare solo a Londra?  Gianna si ritrova a
domandarlo a  Mario e a dirgli  che le sembra di non conoscerlo questo suo fratello,
che  non ha la più pallida  idea di quello che gli passa per la testa.
“L’unica cosa che so-conclude-  è che non ha voglia di dirmelo”.” Chissà perché”
osserva Mario.  Gianna pensa che in effetti non se lo è mai chiesto davvero.
Quando ritornano dalla  passeggiata, Roberto sta parlando con  una bella  ragazza:
sono vicini, lui le allunga il bicchiere e brindano insieme,  lei arriccia le labbra  in modo
malizioso - o forse solo grazioso- prima di accostarle al bicchiere, e Carla immagina che
il fratello, che  vede di schiena, le stia facendo un complimento o la stia invitando da
qualche parte.  Il giorno dopo, a casa di Gianna il telefono suona a lungo: al
dodicesimo squillo Gianna risponde. Aveva sperato che Teresa desistesse, ma alla fine
ha ceduto. Gianna è fatta così.
“E allora, che cosa mi dici?”
“Di che cosa?”
“Come di che cosa? Della festa.  Di lui, di come mi ha ignorata per tutto il tempo.
E’ chiaro che  mi rinnega, fa di tutto perché non si veda che stiamo insieme”.
“AH sì? Sei sicura?”
“ Sicurissima, e tu che mi dici?”
“Mah non so, francamente non ci ho fatto molto caso.”  e chiude la telefonata
ben prima di quanto faccia di solito, anche perché ha intenzione di chiamare Roberto.   
“Ehilà, fratello,com’è?”
”Insomma”,risponde lui , e solo dopo un po’ le chiede a sua volta: “E tu?”
“Bene… Volevo commentare un po’ la festa. Bella , sei stato bravo sai.
Peccato però per Marzia” . Dall’altra parte c’è solo silenzio. 
“Sai che pensavo, Roberto? Perché non ci facciamo un intervallo pranzo insieme uno
di questi giorni?
“Bueno.  Giovedì?”
“ Giovedì”.

Al  Re Calamaro si sta bene,  non c’è chiasso né musica assordante e  si può parlare.
Roberto e Gianna hanno ordinato due cartocci di gamberetti e zucchine fritti
“Allora fratellino, come ti va?
“Così e cosà”, risponde lui in  rima, come facevano da bambini. Gianna ride .
Parlano del più e del meno, poi Roberto salta fuori a sorpresa: “Un bel tipo quel Mario”
“Si? Tu che ci trovi di bello?”
“Che fa attenzione.  Quando Cristina  è svenuta è stato lui a prenderla al volo.
Aveva visto che non stava bene. E poi, nella sua posizione, potrebbe tirarsela all’infinito,
invece  non ha bisogno di comparire molto,di parlare sempre. Ma che ci fa uno così con
una come Teresa?”
“In che senso?”
“  l’abbiamo soprannominata  Bostik!”
“ Bostik?”
“ Come diceva nonno Nando: tachis me ‘l bostik (* ). lei è come il bostik,
non te la scolli più.  Gran figa, però ”
“Sai Roberto, una volta o l’altra glie lo dico!”
“Che è una gran figa?  Ma lo sa già!”
“No, che è tachisa me’l bostik. Chissà come la prenderebbe!”, conclude Gianna,
ben sapendo però che non glie lo dirà.

Gianna  ha voglia di sentire Mario, di raccontargli che ha visto Roberto e che non ci sta
capendo niente. Lui le ha dato il numero del suo cellulare, le ha detto di farle sapere e
così lei lo chiama.
“  Li vedo  lontani ormai.  Magari  Marzia a Londra ha un altro e Roberto,  non hai visto
anche tu come si dava da fare con quella ragazza? “
“Mah, ci andrei piano, tuo fratello è brillante, gli piace parlare, forse  faceva solo il
padrone di casa”
“Hai ragione, è un‘ idea mia. Tu mi ridimensioni sempre, e ne ho bisogno.”.
Mario e Gianna  hanno preso  l’abitudine di sentirsi e a volte si  incontrano a casa di
Roberto a cui Mario piace molto. Lo   invita   nelle molte occasioni in  cui Teresa  è a
comizi, riunioni e  impegni vari.
Con la primavera Il grande parco si è rivestito, ed è davvero bello camminare  tra gli
alberi  e le foglie nuove. Gianna, che si sente piena di vita, con un piccolo salto si
appende al  ramo di un grande faggio e si dondola  pensando ad alta voce “ .
Io non lo so, cos’ha mio fratello, sento che c’è qualcosa, ma che cosa  non lo so ”
“Finalmente qualcuno che dice  non so” fa appena in tempo a dire Mario  prima di 
abbracciarla , perchè  lei, dondolandosi,  gli è arrivata addosso.
Ridono.  Poi lui le dice serio “Davvero, Gianna, mi piace che non sai sempre tutto.
Come qualcun altro di mia conoscenza.”.

Quella del Re Calamaro sta diventando una  piacevole abitudine. Roberto e Gianna si
trovano in quell’ambiente essenziale, lungo e stretto come un corridoio, dove i tavolini
sono piccoli e ci si guarda da vicino, dove il cameriere  viene  a portare i cartocci di
pesci e verdure decantandone  ogni volta il contenuto  con aggettivi affettuosi e
bizzarri, come solo i napoletani sanno fare.  E’ un ragazzo bellissimo,con un corpo da
dio greco, con gli  occhi ardenti e una straordinaria  vivacità!  Tutte le volte  si 
intrattiene un bel po’ con loro, se può.  E questa volta Gianna vede come guarda
suo fratello e come suo fratello guarda lui.  Vede e  capisce.
“ Non me lo sarei mai immaginato-commenta con Mario il giorno dopo- è tutto
diverso da quello che  pensavo.”
“E’ quasi sempre così.”risponde lui.
”Tu ne sai qualcosa vero?” chiede lei affettuosa.
“Già. Sembra che sia il mio destino”.
“ Sembra. Ma non esiste il destino” .
“Potresti avere  ragione”.
Gianna ormai gli squilli non li conta più e finisce di fare quello che sta facendo,
tanto  Teresa non demorderà.
”L’ho lasciato, non ce la facevo più. Lui é prigioniero dell’Edipo, non vuole capire, 
non cambierà mai.  Avevi proprio ragione: uno così è meglio perderlo che trovarlo.”

Sotto l’ombra  del grande faggio la voce di Gianna è allegra e squillante: “Teresa 
mi ha detto che vi siete lasciati”
“Veramente è lei che mi ha lasciato. Come sempre ha detto, fatto e
disfatto tutto lei”
“ E tu cosa hai detto?”
“Niente”
“ Come Niente?”
“ Che bisogno c’è di parlare?“
Le sue labbra si incollano a quelle di Carla e non si staccano più. Altro che il bostik.


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(*) Espressione piemontese traducibile in  appiccicaticcia come la colla  bostik
 
 
 

 
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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
Ultimo aggiornamento ( Lunedì 07 Maggio 2012 16:52 )
 

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