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LO SPAZIO OLTRE IL TEMPO, di Antonella Filippi PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Mercoledì 28 Dicembre 2011 07:27

 

 

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 Cascina Macondo - Associazione di Promozione Sociale
Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4
10020 Riva Presso Chieri – TO  - Italy -  tel 011/9468397
www.cascinamacondo.com   -   Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

 

 LO SPAZIO OLTRE IL TEMPO

di Antonella Filippi

 

Non esistono fatti, solo interpretazioni

(Friedrich Nietzsche)


Se le forme sono instabili,
se nulla rimane
se il tempo lineare non esiste
i momenti “senza scopo” della vita
per esistere hanno necessità di uno spazio.
Il momento che viene catturato da un Haiku esiste sempre in uno spazio, sia esso reale o interiore, descrittivo o immaginario.
Spazio a tra dimensioni, in cui sui inserisce la quarta, il tempo, e che si armonizza con una pulsazione che permea ogni cosa, il ritmo.
Lo spazio e il ritmo sono gli altri due aspetti dell’Haiku e delle arti in genere.
La percezione dello spazio ha a che fare con il campo visivo e con il vuoto.
In senso generale il campo visivo è la rappresentazione del mondo esterno che viene proiettata sulla retina, in assenza di movimenti oculari o del capo.
In senso figurato, il campo visivo dipende dalla nostra percezione: ognuno di noi registra e traduce maggiormente gli aspetti del paesaggio esteriore che più riflettono il suo paesaggio interno, personale.
Un messaggio visivo proveniente dall’occhio viene interpretato dal cervello. Ogni esperienza visiva, pertanto non è una semplice fotografia della realtà, un fenomeno oggettivo, ma una sua interpretazione.
La presenza delle ombre, oltre alle immagini diverse inviate dai due occhi lievemente sfasati uno rispetto all’altro, permette di vedere la terza dimensione, la profondità, mentre la quarta, la percezione del tempo, è legata al ritmo, che permea in modo microscopico o macroscopico i cicli vitali.
Le neuroscienze non sono ancora in grado di spiegare il funzionamento del cervello, così come le neuroscienze cognitive, il cui ambito di studio è la coscienza, non hanno a tutt’oggi gli strumenti per chiarire la struttura e il funzionamento dei circuiti neurali complessi nel sogno, nella memoria e nel linguaggio e il funzionamento cerebrale della percezione.
Non sono ancora spiegabili l’induzione della trance e le visioni, non più dell’ispirazione artistica o del lampo intuitivo che coglie ogni essere umano che abbia ragionato e si sia concentrato sulla risoluzione di un problema, la cui soluzione pare essere dietro l’angolo, ma sfuggire sempre, fino a quando non la si guarda più direttamente, e allora la percezione della soluzione si affaccia ai bordi del campo visivo.
Lo spazio in cui vive l’Haiku è proprio quello ai bordi del campo visivo.
Il campo visivo normale è di 150-160° e quello che si muove nello spazio ai bordi ci apre misteriosamente il cuore, perché sentiamo che tutto ciò che fa vivere la nostra interiorità parte da quei 5-15° a ogni lato e prosegue con i 180° dietro di noi, quelli che non vediamo.
In quello spazio posteriore nasce la poesia, l’arte, che piano piano si affaccia ai lati del campo visivo, finché non lo cogliamo.
Inoltre, al 15° di angolo visivo si trova la macchia cieca, il punto attraverso il quale il nervo ottico esce dall’occhio.
La scienza della visione ha molti aspetti sorprendenti e affascinanti, ma quello che più è legato alla percezione è la macchia cieca, in cui il nostro occhio è del tutto privo della capacità di vedere e di cui nessuno di noi si accorge nonostante che essa sia situata in un’area abbastanza centrale della retina (e dunque del campo visivo) e sia abbastanza estesa in ampiezza.
Come non pensare che questa zona di insensibilità sia legata alla percezione sottile dei non-luoghi dentro di noi e fuori dai confini del nostro corpo, zone che non sappiamo definire, in cui a volte incontriamo dei non-noi e non-altro, spazi affollati di solitudine buona e di silenzio?
Per essere “persone”, maschere, lasciamo che gli altri ci invadano, ci entrino dentro per servire da impalcatura e intonaco su cui ognuno disegna il nostro ritratto come lo vuole vedere. In questi territori nascono le società, le religioni, i gruppi di potere, le istituzioni, zone di rigidità che nascondono la pochezza e la contraddizione, che procedono per ingranaggi e restringono l’ampiezza delle nostre possibilità di movimento, dandoci spesso una sensazione di irrealtà.
Per mantenere la nostra umanità, la nostra capacità di partecipazione e presenza, nessuno deve poter varcare gli angoli di spazio dentro ai quali ci muoviamo nella luminosa consapevolezza della nostra solitudine.
Che diventa fonte di gioia e produttiva se la sua estensione rimane laterale e senza tempo.

Sempre insieme agli altri, siamo meno reali
Sempre meno soli, diventiamo trasparenti
Ogni momento è uno spazio di poesia
che nasce dietro i nostri occhi solitari
e solo dopo può essere condiviso.
Distrarsi da sé non porta a essere sé,
solo a frammentare lo spazio ai confini degli occhi,
ad alterare il flusso infinito alle nostre spalle
Tornare a noi, accompagnati dall’altro,
a volte può aiutarci,
ma l’acqua degli stagni e delle dighe evapora
e solo la corsa del fiume può portare al mare.

Per quanto riguarda la relazione tra la percezione dello spazio e il vuoto, la fisica insegna che l'atomo è prevalentemente uno spazio vuoto. La massa di un atomo è concentrata per la maggior parte nel suo nucleo e questo rappresenta soltanto una parte infinitesima del volume totale dell'atomo, da questo si deduce che un atomo (e di conseguenza tutta la materia) è costituito prevalentemente da vuoto.
Ma che cos’è il vuoto?
Democrito definiva l'essere come il pieno e il non essere come il vuoto. La caratteristica dell'essere è quella di rimanere eternamente identico a se stesso, mentre il vuoto, che consente il movimento degli atomi, dà luogo al divenire, al nascere, al morire e al trasformarsi ed è perciò “non-essere”, perché è legato al tempo, all’istante, al “qui-ora”.
La fisica moderna annulla la distinzione tra particelle materiali e vuoto: il vuoto, cioè, perde la sua connotazione di "non-essere" per diventare una quantità dinamica all'interno della quale un numero illimitato di particelle vengono generate e scompaiono in un processo senza fine.
Questo considerare i fenomeni fisici come manifestazioni effimere di una entità fondamentale soggiacente è anche il fondamento su cui si basa la concezione orientale del mondo e rappresenta la sola realtà: tutto il resto è considerato transitorio e illusorio. Essa trascende tutte le forme e sfugge a tutte le descrizioni e specificazioni, perciò viene, generalmente, identificata con il vuoto.
Anche in questo caso, tuttavia, vuoto non significa non-essere. Tale vuoto, infatti, contiene in sé un potenziale creativo infinito. Così come il campo quantico, da esso si originano tutte le cose che ad esso, infine, ritornano. Si tratta di un vuoto vivente, pulsante in ritmi senza fine di creazione e distruzione. Così come le particelle subatomiche, anche le manifestazioni fenomeniche del vuoto mistico sono dinamiche e transitorie. Anche in oriente il vuoto ha, dunque, una connotazione dinamica: si può quasi affermare che il vuoto spaziale non esista in quanto è regolato dal vuoto temporale che lo rende dinamico, ossia, instabile e impermanente. Vuoto e pieno sono, dunque, semplicemente due differenti aspetti della stessa realtà che si trasformano perennemente l'uno nell'altro.
E’ in questo vuoto dinamico, incessante danza di movimento e di energia, che nasce la percezione che si traduce in Haiku.

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 28 Dicembre 2011 07:38 )
 

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