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Paolo Severi - senza collana PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Mercoledì 23 Novembre 2011 15:27

 

 

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SENZA COLLANA

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 6 novembre  2011

(5.000 battute)

                   




Senza: Privativo, divide l'universo in due parti: da una quella roba lì c'è, e dall'altra, invece, no.
Collana: Ornamento o segno distintivo da portare attorno al collo.
 

Senza collana. O si parla dell'umanità di prima che quei cavernicoli imparassero a usare le collane, o di quelli che le collane glie le hanno rubate o le hanno perdute, o di quelli che sono assolutamente contrari a ogni forma di collana. L'ultima ipotesi è quella giusta, perché in linea a molte delle attuali tendenze culturali dell'umanità. Pochi mesi fa, a Irikaitz, che è un sito archeologico nella parte basca della Spagna, hanno rinvenuto un “colgante”, un pendente del neolitico superiore, oltre ventimila anni; forse il più antico gioiello dell'umanità, e nessuno può dire come si sarebbe  sviluppata la civiltà umana se non si fosse insinuata questa malia, questo desiderio di ostentazione di cui sono portatori i gioielli. Che poi, qualche ripensamento, qualche presa di coscienza anche se parziale, ogni tanto si fa sentire. Per esempio, intere civiltà sostengono che gli uomini non debbano usare anelli in oro, che le donne debbano indossare il velo, in altri momenti la gente aborriva l'oro giallo e lo voleva solo bianco, al punto che molti erano convinti ci fossero delle apposite miniere d'oro bianco. C'è stato un periodo in cui i nanetti da giardino erano oggetto di grande attenzione da parte di gruppi che li liberavano dagli spazi angusti dei balconi e dei cortili e li restituivano alla libertà del bosco, pure le pellicce sono state oggetto di vituperio, imbrattatura con vernici e campagne diffamatorie. Ora, finalmente, sta prendendo piede questa presa di coscienza contro le collane. Per prima cosa sono sparite le cravatte, poi nei botteghini del “Compro Oro” sono confluite in gran quantità bracciali e collanone d'oro. Ora, finalmente, una nuova civiltà senza collane si affaccia all'orizzonte.
E basta con ste cazzo di collane! Chiunque sarà trovato con al collo uno di questi feticci pagani, sarà appeso a un palo con quella stessa infamia! È finalmente giunto il momento della libertà, e chiunque pone dei limiti alla libertà del nuovo avvenire, la deve pagare cara. Una collana, un ciondolo, chi li usava cercava protezione affidandosi a non meglio precisate divinità pagane, in  contrasto con la nuova visione di socialità e uguaglianza. La collana, oltre a offrire una presunta protezione, ti isola dal resto del mondo, ti fa sentire chissà ché, ti allontana dai veri valori. Queste cose ve le abbiamo spiegate mille volte, ma in molti non le vogliono capire, e sono un grave freno allo sviluppo della vera civiltà, per cui dobbiamo usare le maniere forti, non abbiamo alternative. Ma pensate come sarebbe bello il mondo se non ci fossero questi stimoli a volersi fare notare, a volere possedere cose di valore, c'è stata gente disposta a rubare e a uccidere e a distruggere intere civiltà pur di impossessarsi di ori e gioielli, sì, c'è una maledizione atavica in questi feticci, e le maledizioni si devono combattere con ogni mezzo possibile.
Oggi dobbiamo giudicare questa ragazza: ha intrecciato dei rametti di fiori di pesco e ne ha fatto una coroncina che poi si è messa in testa. Così ha privato la pianta di pesco di alcuni fiori, e c'è chi non mangerà un frutto per colpa sua, inoltre, voleva sembrare più vezzosa e carina, in concorrenza con altre contadine, la cui bellezza è lo sguardo fiero e i muscoli sodi del lavoro nei campi. In questo caso la punizione sarà lieve: due frustate a lei e quattro ai loro genitori che non l'hanno saputa educare. Altro caso è Giovannone, che si dice presidente della Confraternita del Risotto. Sappiamo che non ha distrutto la sciarpa rituale che indossava nelle cene ufficiali della sua stupida associazione. Anche per lui la punizione sarà lieve: le varie medagliette glie le punteremo sulla pancia, mentre quella sciarpa di seta gialla zafferano se la dovrà mangiare. Diverso è il caso del vescovo che, pur vestendosi, per paura, in modo laico, ha ancora in un armadio tutti i paramenti dorati e porpora e tiare e sciarpe e rosari e crocefissi e anelli con ametista incisa e orpelli pagani e reliquie e chissà quali altre schifezze, e qui abbiamo portato quell'armadio con tutte quelle nefandezze, e se il vescovo ama così tanto quelle infamie, lo rinchiudiamo nell'armadio e gli diamo fuoco, e vedrete che i fumi purificatori ci daranno un senso di pace e di gioia e di liberazione.
Sì, via ogni tipo di collana, giogo, guinzaglio, briglia, correggia, laccio, collare, collier, girocollo, catena, sudditanza, dopo le collane e gli inutili orpelli, via tutti i vestiti che non siano la casacca ufficiale del Partito, che i veri meriti si debbono ottenere nei campi nell'officina e in battaglia, mica nel salotto buono o nel bar alla moda. Abbiamo quindi abolito anche tutte le automobili diverse; solo due modelli: uno per il popolo, uno per i funzionari del Partito.






 

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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 19 Febbraio 2012 12:25 )
 

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