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DIZIONARIO-GLOSSARIO-UNIVERSO HAIKU E DINTORNI - A/I PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Martedì 20 Settembre 2011 10:56

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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basho

UNIVERSO HAIKU E DINTORNI

DIZIONARIO – GLOSSARIO


DOCUMENTO IN PROGRESS


a cura di
Alessandra Gallo, Annette Seimer, Antonella Filippi, Arianna Sacerdoti,
Domenico Benedetto, Fabia Binci, Fabrizio Virgili, Floriana Porta,
Oscar Luparia, Pietro Tartamella, Terry Olivi
 
 
 a cura di
tutti coloro che desiderano inviare il proprio contributo
aggiungendo voci, perfezionando e integrando quelle già esistenti,
correggendo eventuali errori riscontrati…


invia a:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.




A   B   C   D   E   F   G   H   I



J   K   L   M   N   O   P   Q   R



S   T   U   V   W   X   Y    Z

 

 

PARTE PRIMA:       L’HAIKU ITALIANO E LA POETICA HAIKU

PARTE SECONDA:   SILLABE E METRICA NELL’HAIKU IN LINGUA ITALIANA

UNIVERSO HAIKU E DINTORNI: DIZIONARIO – GLOSSARIO

 

 

Aki     Autunno - Prima dell'adozione del calendario solare avvenuta nel 1873 in Giappone le stagioni avevano un corso diverso. L’autunno comprendeva i mesi di agosto, settembre, ottobre

Akikusa    Erbe d’autunno

O ame no
ato akikusa o
kiri ni dete

Dopo lo scroscio
vorrei tagliare i fiori
vaghi nell’erba

(Momoko Kuroda)

Aki no cho       Farfalla d’autunno

Aki no kaze      Vento autunnale

Aki no kure      Tardo autunno

 

Aki no semi      Cicala d’autunno

Tonde kite
ha ni burasagari
aki no semi


Vola alla foglia
la cicala d’autunno
pendula resta


(Momoko Kuroda)

Aki no tsuki      Luna d’autunno, la più bella dell’anno

Aki samushi      I primi freddi

 

Ama-no-gawa          la Via Lattea (letteralmente: “fiume del paradiso”)

Amaterasu  è la dea di cui la religione Shinto dice che ha dato origine agli imperatori del Giappone

Amida         Buddha della luce infinita ch simboleggia la tenerezza

ao    verde

aogaeru    ranocchia,  kigo dell’estate

ara    intensamente

Arakida Moritake  (1473 – 1549) Bonzo di alto rango al famoso tempio shintoista di Ise (nella zona sud della regione Mie in Honshu, nota anche per la raccolta delle perle), viene ricordato per essere stato uno dei fondatori dello Haikai.


Arô     (1879-1951)

Hiyodori no                     
sorekiri nakazu    
 yuki no kure  
                  

Un uccello ha cantato
poi di nuovo silenzio
nel tramonto nevoso

sorekiri: lett. “non più di quello”, “poi non più”; hiyo-dori: ingl. bulbul

 

Asagochi    Vento mattutino di levante

Asagochi ya
isoganu shigoto
bakarinite

Trovo al mattino
il vento di levante
nulla di urgente 

(Momoko Kuroda)

asagao     campanella

aware    nostalgia, transitorietà - Un Haiku può essere   permeato dal sentimento aware. Il sentimento della nostalgia, del  rimpianto,  del tempo che passa, della caducità delle cose, dell’inutile affannarsi degli   uomini, del dileguarsi del mondo, dello svanire. Ma non  c’è sofferenza; non è il sentimento della perdita irreparabile. C’è invece la  comprensione di questa caducità, la consapevolezza matura di appartenere ad essa  semplicemente. L’universo risiede nel dettaglio, nel particolare, nell’evento minuto. Percepire la cosa minuta, apparentemente insignificante, come contenitore dell’universo stesso. Un’unica cosa.

       
La voce del fagiano.
Quanta nostalgia
per mio padre e mia madre.

(Basho)



Se ne va la primavera,
tremando, nell’erbe
dei campi.

(Issa)


Azayaka naru 
   Crisantemi d’autunno

Zangiku no
azayaka naru o
kiri tabane


Smaglianti
gli ultimi crisantemi d'autunno
lego in un mazzo

(Momoko Kuroda)

 

azuki        fagioli rossi bolliti e mescolati al riso. Li mangiavano il 16 Gennaio, (giorno chiamato yabuiri). Era il giorno in cui i servi e i domestici venivano autorizzati a tornare alle proprie case. Tali ritorni erano festeggiati in casa con piatti particolari, come gli azuki

Azuma-uta
    Canti delle province orientali

Bakufu     Bakufu è sinonimo di "shogunato" e significa "governo della tenda", in omaggio alle tende in cui vivevano i militari durante le campagne.
 
Banryoku    Scuola di haiku di Kusatao Nakamura (1901-1983) che curava una rivista mensile: Banryoku “il mondo coperto di verde” 


basho    banano - pseudonimo preso da Matsuo Basho

 

Benzaiten o Benten    Originariamente personificazione del fiume indiano Sarasvati. Attraverso la Cina, nel VII secolo, si è diffusa in Giappone, divenendo una delle sette dee della felicità, oltre a tutelare il matrimonio, la letteratura e la musica.

Bon Odori    danza in Kimono, che si ballava solo una volta l’anno, nel giorno in cui si festeggia l’ Obon, la festa dei defunti. Anticamente il giorno dell’Obon era la notte di luna piena di luglio e grazie ad essa si poteva danzare tutta la notte insieme ai cari defunti.
 
Bunjin     I bunjin erano letterati estremamente colti, che si dedicavano alla pittura e alla poesia, si riunivano in circoli esclusivi. Gli ideali dei bunjin erano edonismo e raffinatezza. Il bunjin  è anche uno stile per coltivare bonsai, il più elegante fra tutti e simula un albero nato in un luogo scomodo, soffocato da altri alberi o in una zona spesso colpita da fulmini o da eventi atmosferici.

 

Bunraku    teatro professionale di marionette. Nato in forma embrionale agli inizi del XVII secolo, si sviluppò rapidamente raggiungendo la piena maturità nel secolo successivo. Il termine è di formazione recente.
 
Bussoku – seki no uta    È una forma di poesia composta da 38 sillabe in sei versi, secondo lo schema 5-7-5-7-7-7. Il nome (poesia della pietra dei piedi di Buddha) deriva dalle presunte orme dei piedi del Buddha scolpite su una pietra nel tempio Yakushiji, a Nara, su cui sarebbero state incise poesie di questo tipo con caratteri cinesi, di contenuto religioso, che presentavano un’allusione all’orma dei piedi.

 

Chiyojo   (1703 – 1775) Le notizie biografiche sono scarse e contrastanti. Alla comune tesi che fosse diventata monaca buddista dopo la perdita del marito e della figlia, si oppone un’altra figura di Chiyojo nubile. E’ concorde però il giudizio che fa della poetessa una delle massime personalità femminili del mo ndo dello Haikai classico.


chô             farfalla

choka      è un genere poetico “lungo” contrariamente al Tanka (poesia “corta”)

chonin       abitanti della città, ossia mercanti. L’ideale estetico dei chonin era il colore, il ritmo vivace, il brio

Edo            nome antico dell’odierna Tokyo, capitale del Giappone:

furyu         gusto dello zen - Dentro il kata (la via) dell'haiku c'è il naturalismo lirico dell'animo giapponese, ma anche il furyu, ovvero "il gusto proprio dello zen nella sua percezione dei momenti senza calcolo della vita"

 

Fuyu         Inverno Prima dell'adozione del calendario solare avvenuta nel 1873 in Giappone le stagioni avevano un corso diverso. L’inverno comprendeva i mesi di novembre, dicembre, gennaio

 
Fusei   (1885-1979)    Fu avviato alla poesia dal nonno e dal fratello maggiore. Dopo la laurea in legge, lavorò al Ministero delle Comunicazioni. Con alcuni colleghi fondò la rivista di haiku "Giovani foglie". Nel 1937 si ritirò dagli incarichi governativi per viaggiare e continuare a scrivere. Ha pubblicato dodici volumi di haiku, tra cui Fiori d’erba (1933) e Gelida sera (1955).


Yoroboeru ga mo
Rinchuu no
Shizukasa ni


Anche la falena –
vacilla al silenzio
del fondo del bosco



Chichi no goto
Mata haha no goto
Ooonatsu ki


Come un padre,
e più come una madre –
il grande albero d’estate



Hanakuzu ni
Kuchi aku koi ya
Natsu mekite


A briciole di fiore
apre la bocca la carpa –
è giunta l’estate


gan-jitsu    inizio d’anno

gianuhaiku    componimento poetico, proposto negli anni ’70 da Pietro Tartamella, formato da una coppia di Haiku, o Senryu, o Haikai, strettamente connessi.  Il primo Haiku della coppia è detto “principale”, il secondo Haiku è detto “frontale”. L’Haiku principale è formato da 5-7-5 sillabe. Caratteristica dell’Haiku frontale è quella di essere composto con le stesse identiche lettere alfabetiche (non sillabe) che  compongono l’Haiku principale.L’Haiku frontale può non avere più la scansione di 5-7-5 sillabe. Il secondo Haiku, quello frontale, esplora i contenuti semantici trasversali, i significati subliminali nascosti nella sostanza sonora di cui è composto l’Haiku principale. Ecco due Gianuhaiku di Pietro Tartamella:


haiku frontale

Abbandonato                                                                          
Un guanto sulla neve. 
Dov’è la mano?


haiku  principale

Un tabù: Eva                                                             
bada al mondo.                                                                     
Sete allungavo, nonno.




haiku frontale

Già abbozzato
tra le ginocchia il cesto.
Raggi di giunchi. 


haiku  principale                                                            

Ogni lite schiocca
giù draghi, cigni.                                                                  
A bozze ora battagli.

 

Giuseppe Ungaretti    (1888 – 1970) Poeta italiano nato ad Alessandria d’Egitto da genitori lucchesi. Il padre, operaio allo scavo del Canale di Suez, morì due anni dopo la nascita del poeta in un incidente sul lavoro, nel 1890. La madre, Maria Lunardini, mandò avanti la gestione di un forno di proprietà, con il quale garantì gli studi al figlio, che si poté iscrivere in una delle più prestigiose scuole di Alessandria, la Svizzera École Suisse Jacot. L'amore per la poesia nacque durante questo periodo scolastico e si intensificò grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana, così ricca di antiche tradizioni come di nuovi stimoli, derivanti dalla presenza di persone provenienti da tanti paesi del mondo; Ungaretti stesso ebbe una balia originaria del Sudan, una domestica croata ed una badante argentina. In questi anni, attraverso la rivista Mercure de France, il giovane si avvicinò alla letteratura francese e, grazie all'abbonamento a La Voce, alla letteratura italiana: inizia così a leggere le opere, tra gli altri, di Rimbaud, Mallarmé, Leopardi, Nietzsche, Baudelaire, quest'ultimo grazie all'amico Moammed Sceab. Ebbe anche uno scambio di lettere con Giuseppe Prezzolini. Nel 1906 conobbe Enrico Pea, da poco tempo emigrato in Egitto, con il quale condivise l'esperienza della "Baracca Rossa", un deposito di marmi e legname dipinto di rosso che divenne sede di incontri per anarchici e socialisti.  Lavorò per qualche tempo come corrispondente commerciale, ma realizzò alcuni investimenti sbagliati; si trasferì poi a Parigi per svolgere gli studi universitari. In Italia raggiunse una certa notorietà presso il grande pubblico nel 1968, grazie alle sue intense letture televisive di versi dell'Odissea (che precedevano la nota versione italiana del poema omerico per il piccolo schermo, a cura del regista Franco Rossi).  I critici parlano soprattutto di un legame tra la poetica ungarettiana e gli haiku, grazie alla grande forza evocativa che li accomuna.


Hachiban nikki    opera di Kobayashi Issa  (1821; Il diario numero otto)

haibun    componimento poetico costituito da parti in prosa intercalati da haiku o senryu. In genere è il resoconto di un viaggio. Il testo in prosa è asciutto, essenziale, semplice. Gli haiku che lo intercalano non sono il riassunto di ciò che è stato scritto in prosa, ma aggiungono altri significati e lo completano. Famosi  gli Haibun del poeta Basho.

 

haiga     ogni composizione poetica (Haiku, Senryu, Haikai) abbinata ad una immagine. L’immagine può essere una fotografia, un disegno, una pittura, un pittogramma, un frattale, un film, e qualsiasi altro genere di “immagine”.


haijin    è "colui che compone haiku" di professione, sia uomo che donna.

haikai      componimento poetico rigorosamente composto di tre versi rispettivamente di 5 –7 –5  sillabe con connotazione decisamente umoristica, comica, demenziale. Può o no contenere il Kigo o il Piccolo Kigo.  Non bisogna confonderlo con l’haiku pervaso dallo stato d’animo Karumi (la delicatezza, la leggerezza, l’innocenza, il piccolo sorriso, la piccola ironia, il piccolo umorismo, la visione leggera, fanciullesca, libera dal peso della cultura e della tecnica). Nell’haikai  la connotazione umoristica è decisamente marcata. Il seguente componimento è un Senry? pervaso dal sentimento Karumi.


mio malgrado
ho pisciato qualche volta
nel lavandino

(Pietro Tartamella)


Il seguente componimento è invece  un Haikai con connotazione decisamente comica

Mordo la mela
e subito me ne accorgo:
c’è mezzo verme!

(Pietro Tartamella)

 

haikai   è un poema di 36, 50 o 100 versi di varia ispirazione composti da un gruppo di poeti che si riunivano insieme in un ambiente che oggi potremmo definire tradizionale. Le stanze avevano infatti un pavimento a tatami, con porte di legno scorrevoli, e la loro nudità, ovvero l'assenza di un mobilio inteso all'occidentale, si confaceva allo spirito di tali riunioni. (Prima di questa forma, esisteva il renga, poesia a catena in cui ogni poeta declamava un verso che si legava al precedente. Una sorta di renga sopravvive oggi da noi soprattutto nelle sagre e nelle dispute vernacolari). Le riunioni sui tatami avevano tutte le stesso iter: il poeta "maestro", o chi veniva designato quale iniziatore, cominciava con lo scrivere un verso detto hokku, in tre righe di 5-7-5 sillabe, che rimaneva comunque il più importante e indipendente in quanto "tema". Un secondo poeta aggiungeva in successione una strofa composta, questa volta, di 7-7 sillabe. Si continuava così con alternata e simmetrica regolarità fino alla fine del poema. Le singole composizioni non venivano firmate, all'inizio, ma lette ad alta voce. Poi se ne facevano un'analisi e un commento.


Haikai Shichibunshû    le  sette antologie poetiche di Matsuo Bashô chiamate complessivamente Haikai Shichibunshû (Le sette raccolte di haikai) che riuniscono il meglio delle poesie di Bashô e dei suoi allievi.

haiku      “L’haiku è un componimento lirico di origine giapponese, senza titolo, che non giudica la realtà, ma la fotografa fermando un attimo, un momento intenso che accade qui e ora permeato di specifici stati d'animo, che contiene un riferimento a una stagione (Kigo), o a una parte del giorno (Piccolo Kigo), o allo spazio (Kigo Misuralis), o al tempo (Kigo Temporis), strutturalmente formato da tre stringhe o metri della misura rispettivamente di 5-7-5 sillabe entro cui si verifica un ribaltamento semantico” (definizione di Cascina Macondo).

 

haisan      “E’ un componimento poetico formato da tre versi. Il termine è composto dall’unione della prima parte della parola Haiku: HAI e dalla parola SAN che in giapponese vuol dire TRE. Quindi semplicemente “tre versi”. Sono gli haiku liberi, che non rispettano le sillabe, che non rispettano il Kigo. E’ un termine migliore di “pseudo-haiku” o “quasi-haiku” o “haiku impuro” che in qualche modo esprimono un giudizio negativo, quasi definendo con un risolino l’intenzione del poeta che voleva scrivere un haiku ma non ci è riuscito. La parola che proponiamo non ha connotazione negativa. Rispetta la scelta dei poeti che vogliono scrivere haiku moderni, con sillabe libere e senza essere vincolati dalla stagione. Ci sembra opportuno dare dignità a questa forma di poesia che molti poeti occidentali, ma anche giapponesi, hanno scelto consapevolmente e che con vigore propugnano. Ma ci sembra anche opportuno non chiamare questi componimenti Haiku. Il termine Haisan, che proponiamo, ci sembra dignitoso e appropriato, e rispecchia la volontà degli Haijin che hanno scelto questa via” (definizione di Cascina Macondo)


hana     fior di ciliegio, kigo della primavera

Hanabi                     fuoco artificiale (letteralmente: “fiore di fuoco”)

hana tsubaki
    fior di camelia

hanami    abitudine, molto diffusa in Giappone, di andare ad ammirare in gruppo la fioritura dei ciliegi nei parchi e nei giardini pubblici, dove i giapponesi mangiano, danzano e bevono sake, la bevanda nazionale distillata dal riso fermentato.


hankasen    componimento collettivo moderno, una forma di Renku formato da 16 strofe

harete     “senza nubi”, “aperto”

Haru    primavera. Prima dell'adozione del calendario solare avvenuta nel 1873 in Giappone le stagioni avevano un corso diverso. La primavera comprendeva i mesi di febbraio, marzo e aprile


haru- gasami     nebbia di primavera, kigo della primavera

haru kaze          zefiro

haru no hi
       giorno di primavera, kigo della primavera

haru no mizu    acque di primavera

haru no shimo    brina di primavera, kigo della primavera

haru no umi
    il mare a primavera, kigo della primavera

haru-gasumi     brume di primavera, kigo della primavera

harusame        pioggerella primaverile, kigo della primavera

Hattori Ransetsu     (1654 - 1707)  Samurai prima di dedicarsi allo Haikai. È forse il più originale fra i dieci allievi prediletti di Matsuo Basho. Nell'ultimo periodo della sua vita venne fortemente influenzato dal pensiero Zen.


HI    rivista letteraria giapponese

hi no nagai     lunghi giorni

hina          bambola (di Hinamatsuri). Kigo della primavera (inizio primavera). Hina  sono le bambole usate nella festa di Hinamatsuri, la tradizionale festa delle bambine, che cade il 3 Marzo. Per l'occasione quindici bambole, di cui le più importanti sono la coppia del principe e della principessa, vengono disposte a piramide in ogni casa in cui abiti una bambina.

 

Hinamatsuri    festa delle bambine. Tradizionale festa delle bambine, che cade il 3 Marzo. Per l'occasione quindici bambole, di cui le più importanti sono la coppia del principe e della principessa, vengono disposte a piramide in ogni casa in cui abiti una bambina.

 

hiragama    uno dei due sistemi di scrittura ideogrammatica giapponese (l’altro sistema e il katakana)  Lo Hiragana è una scrittura che indica soltanto la pronuncia di un termine. Derivata all'origine dagli ideogrammi cinesi, ne è una semplificazione grafica, che non reca in sé un significato preciso sempre legato, invece, a ogni singolo carattere cinese. Lo Hiragana entrò in uso dal periodo Heian (794 - 1185) e per lungo tempo, data la facilità con cui si può apprendere, venne definito onnade (la scrittura per le donne). Il Katakana, invece, è una vera e propria riproduzione parziale di certi caratteri cinesi. Entrò nell'uso corrente per indicare termini stranieri, tuttora subito individuabili perché, appunto, scritti secondo questa particolare forma di trascrizione fonetica.


hito    fili

hokku    primo verso nella poesia renga. Il poeta "maestro", o chi veniva designato quale iniziatore, cominciava con lo scrivere un verso detto hokku, in tre righe di 5-7-5 sillabe, che rimaneva comunque il più importante e indipendente in quanto "tema".

 

hosomi    è il sentimento della delicatezza, della visione fine, sottile, delicata, acuta, affettuosa, sentimentale


accostàti al bar
si baciano manici
curvi di ombrelli

Pietro Tartamella



Hototogisu    Cuculus poliocefalus, uccello della specie del cuculo - rivista giapponese di haiku

iamatologo    studioso della cultura e della storia giapponese

Iida Dakotsu         (1885 – 1962) Si dedicò fin da giovane allo Haiku, divenuto poi il centro della sua attività, grazie alle non scarse possibilità finanziarie. Creatore di immagini originali che risentono talora dell’influsso della poesia occidentale.
 


Yama-gumo ni
Kaesu kodama ya
Kera-tsutsuki


Battere del picchio –
le nuvole, dai monti,
rimandano l’eco


Oku-yama no
Ten o utsuroo
Natsu hibari


Allodole d’estate –
dalle gole dei monti
balzano in cielo
 


iki     seduzione, grazia, raffinatezza. Uno dei sentimenti che può essere contenuto nell’haiku (come il Sabi, Wabi, Aware, Yugen, etc)

inui      Masayuki Inui, il cui “nom-de-plume” è Ban’ya Natsuishi.  Masayuki Inui, nato ad Aioi (Giappone) nel 1955, si è laureato a Tokyo e lavora come docente alla Meiji University. Nel 1998 ha fondato la rivista “Ginyu” con Sayumi Kamakura. Nel 2000 ha fondato la World Haiku Association con Jim Kacian e Dimitar Anakiev. Ha partecipato a molti convegni internazionali haiku e organizzato conferenze WHA e il Tokyo Poetry Festival nel 2008. È direttore della Modern Haiku Association (Giappone). Ha pubblicato molte raccolte di haiku e diversi testi relativi a questa forma poetica. Vive a Fujimi, presso Tokyo.

 

Ishida Hakyo     (1913 – 1969) Era nato a Matsuyama, la città situata in Shikoku, resa famosa da moltissimi haijin. E’ autore di ben sette “raccolte” di Haiku.

 

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PARTE PRIMA:       L’HAIKU ITALIANO E LA POETICA HAIKU

PARTE SECONDA:   SILLABE E METRICA NELL’HAIKU IN LINGUA ITALIANA

 

UNIVERSO HAIKU E DINTORNI: DIZIONARIO – GLOSSARIO

 

bibliografia e fonti

-  Calza, Gian Carlo, L'incanto sottile del dramma no. Scheiwiller, Milano 1975
-  AA.VV. Cento haiku, Longanesi.Milano 1956
-  Mishima, Yukio, La voce delle onde (Eirei no koe), Feltrinelli, Milano 1961
-  Abegg, Lilly, In Asia si pensa diversamente. Antitesi e complementarità dell'Estremo Oriente e dell'Occidente, Astrolabio, Roma1952
-  Iarocci Irene (a cura di), Cento haiku, Longanesi (Mi) 1982.
-  Mishima, Yukio. Neve di Primavera (Haru no yuki), Bompiani (Mi), 1971
-  R.H.Brower-E.Miner, Japanese Court Poetry, Standford 1961
-  Cor van den Heuvel, The Haiku Antology, Anchor b.e.,1974
-  André Durand, Haiku, R.Munier 1978
-  Kawabata Yasunari, Il paese delle nevi (Yukiguni), Einaudi, To 1959
-  Keene Donald, "The Vocabulary of Japanese Aestetics I " in De Bary, W. Theodore (a cura di), Sources of Japanese Tradition, Columbia University     Press, New York 1958.
-  Mario Riccò e Paolo Lagazzi (a cura di), Il muschio e la rugiada, R.C.S. Libri, Milano, 1996
-  Elena Dal Pra “Haiku (a cura di), Il fiore della poesia giapponese da Bashô all’Ottocento”, Oscar Classici Mondadori, Milano, 1998.
-  Leonardo Vittorio Arena (a cura di), “Haiku” ,  I Classici Blu (R.C.S. Libri), Milano, 2004
-  Momoko Kuroda, Un albero, un’erba, Empiria 1995

 
WIKIPEDIA
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 19 Settembre 2013 15:29 )
 

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