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MANIFESTO DELLA POESIA HAIKU IN LINGUA ITALIANA-parte seconda-SILLABE E METRICA PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Lunedì 12 Settembre 2011 16:25
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Cascina Macondo - Associazione di Promozione Sociale
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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SILLABE E METRICA

MANIFESTO DI CASCINA MACONDO
"LA POESIA HAIKU
IN LINGUA ITALIANA"
PER UNA VIA ITALIANA ALLA POETICA HAIKU

 

 
 
 
a cura di
Pietro Tartamella

-  prima stesura del Manifesto - ottobre 2002
-  primo aggiornamento del Manifesto - maggio 2006
-  secondo aggiornamento del Manifesto - ottobre 2009
- terzo aggiornamento del Manifesto - agosto 2011
- quarto aggiornamento del Manifesto - settembre 2011
-  quinto aggiornamento del manifesto - ottobre 2012
AGGIORNAMENTO E IMPOSTAZIONE GRAFICA
CURATA DA MARIO SECCO - OTTOBRE 2016
- sesto aggiornamento del manifesto - novembre 2018 - l'apostrofo
 
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SCARICA IL MANIFESTO COMPLETO IN FORMATO .PDF
aggiornamento OTTOBRE 2012
- impaginazione e revisione grafica a cura di MARIO SECCO -

 

SCARICA IL MANIFESTO COMPLETO IN FORMATO .PDF
ULTIMO AGGIORNAMENTO - OTTOBRE 2016
impaginazione e revisione grafica a cura di Mario Secco

 

 


 
bashoIl presente
Manifesto della Poesia Haiku in Lingua Italiana
riassume il pensiero e le concezioni  di Cascina Macondo
sull’arte di scrivere Haiku.
Altre esperienze e scuole potrebbero avere opinioni diverse. 


consigliamo di consultare spesso il presente
"Manifesto della poesia Haiku in lingua italiana"
specie a coloro che partecipano al
Concorso Internazionale Haiku in Lingua Italiana
bandito da Cascina Macondo

        Matsuo Basho   


DOCUMENTO IN PROGRESS



Spesso gli errori non stanno nelle parole, ma nelle cose.
Bisogna correggere i dettati, ma bisogna soprattutto
correggere il mondo… Il mondo sarebbe bellissimo
se ci fossero solo i bambini a sbagliare.


Gianni Rodari
 
 

SILLABE E METRICA

PREMESSA E SCELTE DI CASCINA MACONDO

 
Bisogna dire che consultando diversi libri di linguistica, enciclopedie, grammatiche, libri di ortoepia, dizionari, vocabolari, siti internet, abbiamo trovato informazioni discordanti sulla divisione in sillabe delle parole in lingua italiana. Sono molte infatti le teorie della sillaba e della sillabificazione. La sillaba come unità linguistica è ritenuta importante dai fonologi del Ritmo e dell’Intonazione (Nespor e Vogel) i quali sostengono che la sillaba è l’elemento centrale dei principali fenomeni prosodici. Gli psicolinguisti (Cutler) sostengono che la sillaba può essere considerata con buona probabilità l’unità linguistica minima capace di attivare il processo di accesso al lessico mentale, e di essere il punto di riferimento nel processo di segmentazione della catena parlata. Gli “ingegneri del parlato” (Greenberg) rilevano la difficoltà di riconoscere nella sillaba l’unità minima linguistica, in quanto nel continuum parlato e recitativo è molto condizionata dagli effetti della coarticolazione. La sillaba viene definita da molti ricercatori sulla base delle proprietà specifiche della respirazione, dei vincoli cinetici dell’apparato fonatorio e della necessità di rispettare i principi di economia e massima distinguibilità anche in termini funzionali.  La sillaba sarebbe individuata dalla successione di movimenti articolatori; i suoi confini si determinerebbero al passaggio da un movimento muscolare di rilascio ad un movimento muscolare di tensione.
Saussure Trubeckoj descrive la sillaba come possibile verità prosodica sostenendo che le caratteristiche prosodiche non sono proprie delle vocali in quanto tali, ma delle sillabe.  O’ Connor e Trim propongono, per la definizione dei confini sillabici, un criterio statistico. Ma ogni possibile definizione di sillaba fondata su norme biologiche, respiratorie, articolatorie, incontra esempi che possono contraddirla.
L’analisi acustica mostra che ci sono (in tutte le lingue) picchi di intensità sonora in porzioni di segnali che coincidono sempre con il centro delle vocali, e picchi minimi – anche se con minore regolarità – che tendono a coincidere con le consonanti. L’analisi acustica sembra suggerire una definizione di sillaba corrispondente a una porzione di segnale che comprende un picco d’intensità delimitato, nel tempo, a destra e a sinistra, da due minimi d’intensità. Uno studio sperimentale di analisi acustica per la progettazione di un  algoritmo volto alla realizzazione di un programma di segmentazione automatica, condotto da Cutugno-Passaro-Petrillo ha rivelato per esempio, in contraddizione con le regole grammaticali della sillabificazione italiana, che molte sono le occorrenze in cui il picco di intensità sonora (la sillaba) composta da geminate, indipendentemente dal tipo di consonante, non viene divisa, ma si colloca in testa di sillaba (te-tto,  ca-se-tta, pa-lla,  ga-lo-ppo). Molte sono anche le occorrenze in cui il nesso S + Consonante risulta essere eterosillabico (tes-to,  res-to,  cos-par-ge-re, as-tio). Per orientarci in questo fitto labirinto di informazioni ed opinioni diverse siamo stati costretti a fare delle scelte, a volte anche ardite, al fine di dare indicazioni univoche sul conteggio delle sillabe negli Haiku, Corbelli, Haibun, Senryu, Haiga, Haikay, Tanka, Fuci, Nijuin, Renga, Rengay, Sijo, Ljodahattur, e in genere nelle poesie e nei componimenti che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, di cui normalmente ci occupiamo. Le 17 sillabe dell’Haiku ci è sembrato opportuno poterle conteggiare con molta elasticità al fine di avere un più ampio margine di possibilità e soluzioni tecniche (sempre motivate) per l'haiku. Il presente "Manifesto della Poesia Haiku in Lingua Italiana" redatto da Cascina Macondo rappresenta il nostro documento “ufficiale" cui fare riferimento per la composizione di Haiku in lingua italiana. Alcune regole e sfumature contenute in questo documento potrebbero essere diverse da quelle conosciute dal lettore che ha consultato altre fonti, così come alcune soluzioni possono differire da quelle suggerite da fonti, pur ufficiali e prestigiose, che noi stessi abbiamo consultato. Cascina Macondo, bandendo ogni anno un Concorso Internazionale di Poesia Haiku in Lingua Italiana, ritiene indispensabile avere un documento univoco cui fare riferimento per evitare incertezze e contestazioni tra coloro che si accingono a inviare i propri Haiku al Concorso. Nella stesura di questo documento abbiamo comunque tenuto conto di alcuni principi ispiratori:

1)  è preferibile per il conteggio delle sillabe seguire il sistema metrico che tiene conto della crasi, dell’anasinalefe, della episinalefe, della compensazione, dell’ecosillaba, della parola sdrucciola o tronca a fine verso, della consocrasi (descritti dettagliatamente nel presente Manifesto della Poesia Haiku in Lingua Italiana)

2)   per l’esigua quantità di sillabe a disposizione nell’Haiku e nel Corbello si ritiene tuttavia possibile ricorrere al conteggio sillabico grammaticale, lasciando all’autore la libertà di scegliere tra questo o quello metrico, o di utilizzarli contemporaneamente.

3)  un programma di divisione in sillabe per computer avrebbe difficoltà a riconoscere i prefissi. Ragione per cui riteniamo che l’autore di Haiku sia libero di scegliere la suddivisione che tiene conto del prefisso o quella che segue le regole normali della suddivisione in sillabe.

4)    i labili confini del dittongo e dello iato ci consigliano di poter ricorrere, o  meno, a scelta dell’autore, all’utilizzo della bilocazione, al concetto di  semivocale e semiconsonante delle vocali i, u, alle vocali i, u propriamente dette.

5)   poiché la dieresi è caduta in disuso in epoca moderna (e sempre più pensiamo cadrà in disuso in futuro con la diffusione del computer) riteniamo possibile considerare elastica la regola che consiglia di dividere in sillabe una parola “derivata” con il criterio usato nella parola base da cui il termine proviene. Per esempio la parola “vìa” è composta da due sillabe: vì-a. La regola consiglia che la parola “viàle” (che deriva da vìa) sia divisa in 3 sillabe: vi-à-le. Anche la parola viaggio è composta da 3 sillabe: vi-àg-gio. Viaggiatóre è composto da 5 sillabe: vi-ag-gia-tó-re. Cascina Macondo ritiene che l’autore ha la libertà di considerare queste parole di 3 e 5 sillabe, ma anche di conteggiarle con una sillaba in meno, se una necessità del verso lo richiede, poiché si fa riferimento alla regola del dittongo. Quindi  vià-le (2 sillabe), viàg-gio (2 sillabe), viag-gia-tó-re (4 sillabe) sono soluzioni anche corrette, tanto più che nel continuum parlato esiste il fenomeno della bilocazione. Le due possibili scelte sono anche giustificate dal fatto che nella poesia classica esisteva l’uso della dieresi (due puntini sopra la vocale) con cui l’autore esprimeva la precisa volontà di considerare la vocale con dieresi come sillaba autonoma. Infatti la parola viale veniva scritta: vï-à-le. Allo stesso modo: vï-àg-gio, vï-an-dàn-te, vï-à-ti-co Non usandosi più la dieresi, che esprimeva questa volontà, non siamo più in grado di capire l’intenzione del poeta. Ragione per cui riteniamo possibile conteggiare le sillabe nei due modi.  I poeti classici che usavano la dieresi ci confermano in modo indiretto, attraverso l’intenzione di considerare quella i una sillaba indipendente, che il gruppo ia (vocale molle atona + vocale dura atona: viag-gia-tó-re) e il gruppo ià (vocale molle atona + vocale dura tonica: vià-le) erano nella norma considerati dittongo. Lo stesso ragionamento vale per i prefissi le cui vocali nella poesia classica venivano rivestite della dieresi per comunicare la scelta di una sillaba in più in quel verso. Lo stesso discorso vale per quei dittonghi in cui la vocale i/u ha un suono allungato e distinto che si vuole separare (formando uno iato) dalla vocale che l’affianca:

pï-ò-lo                                              ma anche     piò-lo
sü-ì-no                                             ma anche     suì-no
re-dar-gü-ì-re                                    ma anche     re-dar-guì-re
o-rï-èn-te                                         ma anche     o-rièn-te     
glà-ü-co                                           ma anche     glàu-co
spï-ó-ne                                           ma anche     spió -ne
chï-ùn-que                                       ma anche     chiùn-que
in-flü-èn-te                                       ma anche     in-fluèn-te
lù-ï                                                  ma anche     lui


Lo studio della sillaba comunque continua. Con gli anni il presente documento potrà subire modifiche e aggiornamenti (come già ne ha subiti) che rispecchieranno i risultati di ulteriori confronti, approfondimenti, analisi, scoperte. Riteniamolo dunque il presente "Manifesto della Poesia Haiku in Lingua Italiana" un documento “in divenire”, e chi lo desidera può, anzi è invitato, a inviare suggerimenti, idee, approfondimenti, consigli, al fine di approdare negli anni a un documento condiviso, esaustivo, che possa essere in Italia punto importante di riferimento per gli scrittori di Haiku in lingua italiana.
 
1)     LE SILLABE    il dizionario Palazzi definisce la sillaba:  "suono compiuto e perfetto pronunciato con una sola emissione di voce e rappresentato graficamente da una o più lettere di cui almeno una è vocale. È l'unità fonica della lingua ed elemento costitutivo della parola". Dalla definizione si evince che la sillaba contiene, sempre, almeno una vocale.Una sillaba può dunque essere composta da una sola vocale, da due o più vocali, da una vocale preceduta da una o più consonanti, da una vocale seguita da una o più consonanti. Elemento comune di tutte le sillabe è che sono pronunciate con un'unica emissione di fiato. Sillaba deriva dal greco syllabé, che vuol dire“preso insieme”. Il concetto di "prendere insieme" è appunto, come si legge nella definizione del Palazzi, quel "con una sola emissione di suono". Si prende in sostanza, con un' unica emissione di suono, un insieme di fonemi. Nel continuum parlato quelle quantità di suono che il nostro fiato e le nostre corde vocali producono in una sola emissione sono le sillabe.  La metrica, (dal greco métron, misura) è lo studio dell'intima struttura dei versi. Essa studia le sillabe all'interno del verso, la loro quantità, le loro interrelazioni e connessioni, il loro comportamento nel prosieguo dell'emissione vocale, gli effetti e i cambiamenti  che tale emissione vocale produce nelle sillabe. La metrica definisce il verso, a seconda della quantità di sillabe contenute, in: monosillabi, bisillabi, trisillabi, quadrisillabi, pentasillabi (5), esasillabi (6)   eptasillabi (7), ottasillabi (8), ennasillabi (9), decasillabi (10), endecasillabi (11), dodecasillabi (12)…etc.

2)     MONOGRAMMI
sono le sillabe formate da un solo segno alfabetico, in genere una vocale, ma a volte anche una consonante come nella frase: "A me occorreva una x". I grafemi A e X vengono conteggiati come monosillabi.


3)    DIGRAMMI
Il digramma è un gruppo di due grafemi che rappresenta un unico fonema. I due grafemi che li formano sono diacritici (dal greco diakrìnein = distinguere); sono segni che non corrispondono ad una entità fonetica, ma servono, combinandosi con altre lettere, ad esprimere un suono non rappresentabile nella nostra lingua con un solo grafema. Nella divisione in sillabe sono inscindibili e si legano solitamente ad una vocale che li segue:

ch  -  gh  -  gl  -  gn  -  sc  -  ci  -  gi


ch + e, i               che-la,  che-mio,  po-chi,  chi-lo,  chio-do,  gran-chio,  chi-glia  

gh + e, i               al-ghe,  pa-ghe,  da-gher-ro-ti-po,  luo-ghi,  la-ghi,  pa-ghi,  ghiot-to  

gl  + i                   fi-gli,  in-tru-gli,  fo-gli,  mo-gli

gn + a, e, i, o, u   ca-gna,  mon-ta-gne, sog-ghi-gni,  ra-gni,  so-gno,  a-gno-sti-co,
                          sta-gno,  gno-mo,  gnu

sc + i, e                la-sci,  a-scia,  co-scia,  sci-vo-lo,  an-go-scia,  sce-na,  a-scel-la,           
                           ma-scel-la,  scel-le-ra-to, a-sce-sa,  a-scen-so-re

ci + a, o, u           cia-o,  cioc-ca,  pan-ciu-to

gi + a, o, u          giar-di-no,  man-gio,  giù,  giu-di-zio


4)   TRIGRAMMI
Il trigramma è un gruppo di tre grafemi che rappresenta un unico fonema. I tre grafemi che li formano servono ad esprimere un suono non rappresentabile nella nostra lingua con un solo grafema. Nella divisione in sillabe sono inscindibili.

sci  -  gli


sci + a, o, u           scia-me,  la-scio,  sciu-pa-re
gli + a, e, o, u        ma-glia,  mo-glie,  pi-glio,  fo-gliu-to


5)    POLIGRAMMI
E’ il termine con cui si indicano in generale le sillabe formate da tre o più grafemi:
sol-tan-to, con-ten-to,  stra-di-va-ri,  a-stro-la-bio,  con-tor-sio-ni-sta

6)   SILLABE APERTE E SILLABE CHIUSE    la sillaba aperta è quella che termina per vocale (co-ro-na, ce-ri-no, pi-pa). La sillaba chiusa è quella che termina per consonante (al-chèr-mes, mar-tel-lo)

7)    LE  REGOLE  DELLA  DIVISIONE IN SILLABE  NELLA LINGUA ITALIANA

Si separano le consonanti del gruppo MP andando la M con la sillaba precedente, e la P con quella successiva: 
im - pa - rà – re,        im - pa - ren - tà – re,      im - pèr – vio,       ìm - pa - ri

Si separano le consonanti del gruppo MB andando la M con la sillaba  precedente, e la B con quella successiva:
im - brat - tà - re,      im - ba - va - glià - re,       im - bù - to,      èm - bo – lo

Si separano le consonanti doppie andando a far parte una della sillaba precedente, e l'altra della sillaba successiva: BB, CC, DD, FF, GG, LL, MM, NN, PP, RR, SS, TT, VV, ZZ, CQ  (BiCi Di FiGi LiMa in aCQua NoVe ToPi  a  ZeRo  Sì). Viene considerato doppio anche il gruppo CQ

ab - ba - ià - re,       rac - cò - glie - re,       ad - dòb - bo,       
af - fà - re,             zòl - la,                       mam - ma,      
pan - no,                rat - tòp - po,             às- so,      
tét - to,                 ac-qua,                      ac-qua-ti-co,        

Si separano i gruppi costituiti da due qualsiasi altre consonanti, anche nelle parole di origine straniera:
pal-ma,   ar-co,   ec-ze-ma,   rab-do-man-te,   Ed-vi-ge
                     
Si separano normalmente i gruppi di tre o più consonanti. La separazione avviene quasi sempre tra la prima e la seconda consonante (sem-pre,  al-tro, sol- sti-zio). Nel caso in cui l’incontro tra la seconda e la terza  consonante (ed  eventualmente anche la quarta) dia luogo ad un nesso non tollerato (nel  senso che non esistono parole italiane che iniziano con quel nesso consonantico) la divisione in sillabe avviene tra la seconda e la terza  consonante (lamb-da-ci-smo, tung-ste-no,  feld-spa-to). E’ sbagliata la  seguente divisione: lam-bda-ci-smo (in quanto il nesso bda non è tollerato in italiano. Potremmo essere tratti in inganno dalla regola che ci dice che il gruppo consonantico MB viene sempre diviso. Nella parola lamb-da-ci-smo (corretta divisione in sillabe) il gruppo MB  non viene diviso, perché la sillaba successiva conterebbe un nesso consonantico (bda) con cui nessuna parola italiana inizia. Lo stesso errore si avrebbe se dividessimo:  tun-gste-no, fel-dspa-to.

Si separano le vocali iniziali di parola se sono seguite da una consonante, formando  da sole una sillaba:
a-ti-pi-co,   a-li-ce,   e-li-ca,   e-nor-me,    i-per-te-sto,   i-ni-zio,
i-ta-lia,   o-dio,   o-do-re,   u-mo-re,   u-go-la,   u-te-ro

NON si separano le consonanti del gruppo GL che resta compatto in una stessa sillaba:
à - glio,  ghe - rì - glio,   gliòz - zi  
 
NON si separano le consonanti del gruppo PL che resta compatto in una stessa sillaba:
ap - pli - cà - to,    plèt - tro,    àm - plio,     pa - no - plia          

NON si separano le consonanti del gruppo STR che resta compatto in una stessa  sillaba:
à - stro,    fi - nè - stra,    strìn - ge - re,    stri - to - là - re

NON si separano le consonanti del gruppo ST che resta compatto in una stessa sillaba:
cà - sto,     pó - sto,    con - tè - sto,    co - pi - ste - rì - a

NON si separa il gruppo ZIÓ  che resta compatto in una stessa  sillaba:
di - zió -ne        at - ten - zió - ne         con - di - zió - ne           

NON si separano i gruppi consonantici costituiti da B, C, D, F, G, P, T, V  seguiti da  L, R   (BiCi  Di  FuGa  PoTeVi  dar  LoRo). Essi formano un’unica sillaba unendosi alla vocale che segue:

BL      ble-so,  bla-so-na-to,  a-bla-ti-vo,
CL      clo-ro,  re-cla-mo, ri-ci-cla-re,  oc-clu-si-vo,  in-cli-na-to
DL    dlin-dlin (suono onomatopeico di un campanello), dlo-me-da-rio (come pronuncerebbe un cinese la parola dromedario). In diverse grammatiche abbiamo trovato menzionato il gruppo DL considerato inscindibile, ma non abbiamo trovato una parola italiana che cominci per DL

FL      flac-ci-do,  flem-ma,  af-flit-to,
GL     gli-ci-ne,  glos-sa-rio, in-gle-se, glu-ti-ne,  an-gli-ca-no
PL      ple-to-ra,  pla-sti-co,  a-e-re-o-pla-no,  im-plu-me
TL      a-tlàn-tico,   a-tlè-ta
VL      vla-di-mir
BR      bro-do,  ob-bro-brio,  a-bra-si-vo,  ab-bru-sto-li-re, bre-ve, brin-di-si
CR      cro-mo,  cre-pa, a-cre-di-ne,  crib-bio,  sa-cri-fi-cio
DR      dro-ne-ro,  dro-me-da-rio,  i-dro-me-le,  an-dro-me-da
FR      fro-si-no-ne,  a-fro-re,  a-fri-ca,  fra-cas-so
GR      gre-to,  gra-no,  in-gru-gni-to,  in-gros-sa-to
PR      pra-to,  le-pre,  pre-te,  in-ter-pre-te,  pre-vi-sio-ne
TR      tre-sca,  con-tri-to,  con-tro,  tri-pu-dio
VR      do-vrà,  a-vreb-be

NON si separano i gruppi consonantici formati dalla S seguita da un’altra consonante o da più consonanti:
na-sco,  ra-spa,  ca-schi,  no-stro,  in-chio-stro,  spac-co,  spe-sa,
stru-del,  a-sdru-ba-le,  sden-ta-to,  cor-ri-spo-sto,  sta-ti-sti-ca

NON si separa una consonante semplice seguita da vocale; insieme danno luogo a una sillaba aperta. Anche la x è considerata una consonante semplice:
ma-re,    ca-sa,    mi-la-no,    tu-bo,   ca-pi-re,
ve-de-re,    lu-pi-no,    xi-lo-fo-no,    ta-xi

8)    LE PAROLE COMPOSTE
Per le parole composte è sempre consigliabile seguire le regole che valgono per le parole semplici. La parola sublunare, verrà divisa in sillabe così: su-blu-na-re (come su-bli-me), seguendo la regola del gruppo consonantico BL che non può essere separato.  Un’altra considerazione che avalla questa scelta è il fatto che un programma di divisione in sillabe fatto col computer avrebbe moltissime difficoltà a cogliere in una sillaba la sua valenza di prefisso.  Tuttavia è possibile separare il prefisso dalla base. E’ quindi corretto dividere sublunare anche così: sub-lu-na-re (che è sotto la luna). Ma la corretta divisione in sillabe della parola suburbio è: su-bur-bio.  Dividere in: sub-ur-bio (considerando il poligramma sub come un prefisso, sarebbe sbagliato, perché solo in latino, non in italiano, si coglie il rapporto tra sub, nell’accezione di “vicino”, “presso” e urbs urbis, città.
 
In rapporto ai componimenti Haiku e ai Corbelli, e in genere alle poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, Cascina Macondo fa la scelta di poter dividere liberamente le parole composte, seguendo ora la regola delle parole semplici, ora la regola del prefisso. Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.

9)    DITTONGO

Il dittongo è una sillaba formata da due vocali:  
iù - ta,    àu - ra,      stuò - lo,     fià - to,     piè – tra

14)   DITTONGHI ASCENDENTI
Si dice ascendente un dittongo formato da due vocali quando la sonorità aumenta passando dal primo fono al secondo fono (semiconsonante + vocale):
piè-de,  in-siè-me,  piè-no,  fiè-no,  fuò-ri,  cuò-re,  suò-no,  piò-ve,  muò-re,  suò-ra

15)   DITTONGHI DISCENDENTI

Si dice discendente un dittongo formato da due vocali quando l’intensità del suono diminuisce passando dal primo fono al secondo fono (vocale + semivocale):
an-drèi,   vor-rèi,   nói,    bon-sài,    fòi-ba,  in-tròi-to,   fàu-no,   sàu-na

16)   I CASI IN CUI SI FORMA UN DITTONGO

"il piumàto liùto di Nausìca spòglia la fièra Enèide"

Un dittongo è sempre formato da due vocali, una delle quali deve essere la i oppure la u. Ma non tutte le combinazioni di due vocali che contengono una i o una u formano dittongo.

*   Si forma sempre un dittongo quando c’è l'unione di due vocali molli (i, u) e sono entrambe atone, ossia prive di accento:

Lui-sèl-la,    Giu-sèp-pe,    giu-dì-zio,    ag-giu-stà-re

a meno che le due vocali molli atone (i, u) non vengano pronunciate con un suono abbastanza marcato, sufficientemente autonomo e leggermente separato uno dall’altro:

su-in-di-cà-to

In questo caso è evidente che “su” è un prefisso. Ma consideriamo corretta anche la divisione in suin-di-ca-to per il fatto che nella metrica italiana non si possono avere tre sillabe atone consecutive. In verità nella parola “suindicato” abbiamo un accento tonico secondario proprio sulla “u” di sù che di fatto trasforma la i di “in” in semivocale trasformando il gruppo in dittongo. Nella parola ri-u-ni-re  il grafema ri è un prefisso (unire di nuovo) quindi nella divisione in sillabe le due vocali vengono separate. Ma riteniamo corretta anche la divisione in riu-ni-re.

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di poter considerare le vocali i,u propriamente dette, che si articolano in modo distinto con un sorta di “allungamento”, e che fanno parte di un prefisso,  sia come dittongo, che come iato.  Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.
 
-    Si forma sempre un dittongo quando c’è l'unione di due vocali molli (i, u) e l'accento tonico cade sulla seconda vocale:

guì-da,    quìn-di-ci,   quìn-to,     più-ma,   giù-sto,    giùn-co,   giù-bi-lo,    giùb-ba

a meno che la vocale molle atona (i, u) non venga pronunciata con un suono abbastanza marcato, sufficientemente autonomo e leggermente separato dal suono della vocale molle tonica che la segue:

su-ì-no,   re-dar-gu-ì-re  

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di poter considerare le vocali di questa combinazione (due vocali molli di cui la seconda tonica) che si articolano in modo distinto con un sorta di “allungamento”, sia come dittongo che come iato. Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata. La parola suino potrà dunque essere conteggiata, secondo la necessità del verso, come:

su-ì-no                  (3 sillabe)    (u propriamente detta con suono allungato)  ma anche
sui-no                    (2 sillabe)   (seguendo la regola generale)

re-dar-gu-ì-re       (5 sillabe)   (u propriamente detta con suono allungato)   ma anche
re-dar-guì-re        (4 sillabe)   (seguendo la regola generale)

-     Si forma sempre un dittongo quando c’è l'unione di una vocale dura (a, e o) con una vocale molle (i, u) se entrambe sono atone:

pio - và - no,         au - rò - ra,         gua - dà - gno,          dei - tà

a meno che la vocale molle (i, u) non venga pronunciata con un suono abbastanza marcato, sufficientemente autonomo e leggermente separato dal suono dell’altra vocale dura atona che l’affianca:

pi-o-niè-re          (i  propriamente detta con suono allungato)
bi-o-gra-fì-a       (i  propriamente detta con suono allungato)

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere nelle poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di poter considerare le vocali di questa combinazione (una vocale dura + una vocale molle, entrambe atone che si articolano in modo distinto con un sorta di “allungamento”,) sia come dittongo che come iato. Le parole suindicate potranno dunque essere conteggiate, secondo la necessità del verso, come:

pi-o-niè-re          (i propriamente detta con suono allungato)        ma anche:
pio-niè-re           (seguendo la regola generale)

bi-o-gra-fì-a       (i propriamente detta con suono allungato)         ma anche:
bio-gra-fì-a        (seguendo la regola generale)


-    Si forma sempre un dittongo quando c’è l'unione di una vocale dura (a, e, o) con una vocale molle (i, u)  se l'accento tonico cade sulla vocale dura:

fià - to,      guà - do,     suò - no,      liè - to,     àu - ra,     co - rèu - ti - ca,     lài – co

a meno che la vocale molle (i, u) non venga pronunciata con un suono abbastanza marcato, sufficientemente autonomo e leggermente separato dal suono della vocale dura tonica:

in-flu-èn-te       (u propriamente detta con suono allungato)
pi-ò-lo              (i propriamente detta con suono allungato)
pi-àt-to            (i propriamente detta con suono allungato, oggetto su cui si mangia)
                      (piàt-to = aggettivo)

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di poter considerare questa combinazione (vocale dura tonica + vocale molle atona che si articolano in modo distinto con un sorta di “allungamento”,) come dittongo o iato, a seconda delle necessità del verso. Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.

La parola influente potrà quindi essere, secondo la nostra scelta, suddivisa in:

in-flu-èn-te      (4 sillabe)   (u propriamente detta con suono allungato)   oppure:
in-fluèn-te       (3 sillabe)   (seguendo la regola generale)

pi-ò-lo             (3 sillabe)   (i propriamente detta con suono allungato)    oppure:
piò-lo              (2 sillabe)    (seguendo la regola generale)

pi-àt-to            (3 sillabe)   (i propriamente detta con suono allungato)    oppure:
piàt-to             (2 sillabe)   (seguendo la regola generale)

17)   NON TUTTI GLI INCONTRI DI DUE VOCALI  FORMANO DITTONGO

Alcuni dittonghi sono solo apparenti. Si tratta di quei casi in cui per indicare il particolare suono di una consonante si ricorre all’aggiunta di una vocale, diventando così la vocale espediente “grafico” per la produzione di un suono. Sono i gruppi:

qua (quà-dro),  qui (quìn-di), que (qué-sto), quo (quò-rum, li-quó-re)
gua (guà-da-gno),  gui (guì-da, làn-gui-do),  gue (guèr-ra),  guo (lan-guó-re)
cia (cia-bàt-ta),  cie (ciè-lo),  cio (car-ciò-fo),  ciu (ac-ciù-ga)
gia (giàc-ca),  gie (ci-liè-gie),  gio (gió-va-ne),  giu (giù-sto, ag-giu-stà-re)
scia (scià-me, sci-à-re),  scie (co-scièn-za),  scio (sciò-pe-ro),  sciu (sciù-pa-to)
glia (te-nà-glia),  glie (con-chì-glie),  glio (ab-bà-glio),  gliu (a-gliù-to)

In questi casi la i e la u sono semplici segni grafici utilizzati per dare alla c, g, sc, gl un valore “palatale” (cielo, giusto, sciare, figlio) e per dare a q e g un valore labiovelare (quadro, guìda, quacquero, quinto).

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di poter considerare questa combinazione alla stregua di un vero e proprio dittongo, lasciando la libertà all’autore di trasformare in dittongo anche quei suoni che in realtà non lo sono, come ad esempio la parola sci-a-re formata da 3 sillabe che può rientrare in due sillabe: scià-re. Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.

18)   DITTONGHI MOBILI
I dittonghi ie, uo si dicono mobili perché si riducono rispettivamente alle vocali    e, o  quando, dalla sillaba tonica in cui erano, vengono a trovarsi in sillaba atona o, pur restando in sillaba tonica, la sillaba si trasforma in una sillaba chiusa, cioè finisce per consonante:
 
piè - de    /  pe -dè - stre        suò - no  /  so - nò - ro       tiè - ne  /  tèn - go    
muò - vo  /  mòs - so              viè- ne  / vèn - go              cuò - ce - re  /  còt – to

19)   SCHEMA VISIVO DEL DITTONGO

Indicando con M le vocali molli atone (I - U)

Indicando con M le vocali molli toniche (Ì - Ù)

Indicando con D le vocali dure atone (A - E - O)

Indicando con D le vocali dure toniche (À - È - Ò)


LE COMBINAZIONI POSSIBILI CHE GENERANO IL DITTONGO SONO:


MM  unione di due vocali molli atone (i - u)
Lui -sèl - la,    Giu - sèp - pe

MM  unione di due vocali molli (i - u) dove  la seconda è accentata  
guì - da,       più - ma

DM  unione di una vocale dura con una vocale molle, entrambe atone
au - rò - ra,     dei - tà

MD  unione di una vocale molle con una vocale dura entrambe atone
pio - và - no,    gua - dà - gno

DM  unione di una vocale dura con una molle, dove la vocale dura è accentata
àu - ra,     co - rèu - ti - ca,        lài - co.

MD
  unione di una vocale molle con una dura, dove la vocale dura è accentata        
fià - to,      guà - do,     suò - no,      liè - to


Queste regole generali possono avere le eccezioni viste precedentemente relative alla bilocazione, alle semivocali i, u, alle semiconsonanti i, u, ai prefissi.
 
-   Tutte le combinazioni di sole vocali dure  formano  sempre iato

a - e - re - o

-   Tutte le combinazioni di sole vocali molli formano dittongo, tranne il caso in cui la prima vocale è accentata, nel qual caso formano iato.

Lui - sèl - la                 Giu - sèp - pe               giù - sto                    al -truì - sta                       
flù - i - do                   drù - i - do                   in - tù - i - to

-   Tutte le combinazioni di vocali molli e dure formano dittongo, tranne il caso in cui la vocale molle è tonica, nel qual caso formano iato

au - rò - ra            dei - tà                        pio - và - no             gua - dà - gno
àu - ra                  co - rèu - ti - ca            lài - co                     pio - và - no          
gua - dà - gno       fià - to                        guà - do,                  suò - no            
liè - to                  in - siè - me                 cuò - co                   in - fuò - ca - to
a - nar - chì - a      gua - ì - to                   pì - e – tas


20)   TRITTONGO

il trittongo è una sillaba formata da tre vocali:  a - iuò - la,     tuòi,     mièi,        fi - gliuò - lo
Il trittongo si ha soltanto nella combinazione di:una vocale dura + due vocali molli, con accento tonico solo sulla vocale dura.

Le vocali MOLLI (o deboli, o dolci) sono          I - U
Le vocali DURE  (o forti, o aspre) sono           A - E - O

TRITTONGO
                      
DMM 

MDM
        
MMD



21)   SI HA LO IATO
"Lùi, gladìolo, moìna di realtà, aèrea metèora"

Ogni altra successione di due vocali non è dittongo, ma IATO in quanto vengono pronunciate con due emissioni di fiato e formano due sillabe diverse. Si ha lo iato:

-    quando si incontrano due vocali molli e l'accento cade sulla prima di esse:
      lù - i,          zì - i,              flù - i - do

-   quando si incontrano una vocale dura e una molle tonica, ossia accentata:
      ron - zì - o,     pa - ù – ra,    Ma-rì-a,   fa-ì-na,  ci-go-lì-o,    sù-o,     dù-e,    mì-o

-    sempre quando si incontrano due vocali dure:
      pa - è - se,               re - à - me,            le - ó - ne
      cre - o - li - na,           ge - o - gra - fì - a,

-   di norma nelle parole composte quando si avverta il rapporto tra prefisso e base:

     ri-a-ve-re          (avere di nuovo)             (i con suono allungato)  
     ri-u-ni-to          (unito di nuovo)              (i con suono allungato)  
     ri-ec-co             (ecco di nuovo)              (i con suono allungato)
     di-ar-chì-a        (comando di due)           (i con suono allungato)
     tri-an-go-lo      (tre angoli)                     (i con suono allungato)
     tri-en-nio         (tre anni)                         (i con suono allungato)
     su-e-spo-sto     (esposto sopra)               (u con suono allungato)
     su-in-di-ca-to   (indicato sopra)              (u con suono allungato)

Le combinazioni che danno origine allo iato sono:

MM  


MD
DM  

DD
DD
DD



22)   SEMICONSONANTI
Col termine di semiconsonante ci si riferisce alle vocali i, u non accentate quando precedono un elemento vocalico tonico o atono (caviàle, piède, piadìna, buòno, quìndici, infuocàto).  Esse non sono mai articolabili da sole e formano sempre dittongo. Sono foni (palatale j detta Jod – velare w detta uau) che si impostano rispettivamente come le vocali i – u, ma che hanno una durata più breve. L’articolazione infatti passa immediatamente alla vocale tonica o atona successiva. In realtà quando si parla di dittonghi che contengono la i/u essi sono possibili solo quando questi due suoni sono semiconsonanti. Quando invece le vocali i/u si articolano in modo distinto, con un sorta di “allungamento” ci troviamo di fronte alle vocali i/u propriamente dette, le quali però non formano dittongo, ma iato! (spi-àn-ti,  flu-èn-te, su-ìno)

al-le-vià-mo    da allevare                   semiconsonante
al-le-vi-à-mo   da alleviare                   con suono allungato  

spiàn-ti         da spiantare                  semiconsonante
spi-àn-ti        part. presente di spiare   con suono allungato

qui                                                 u  semiconsonante
cu-i                                                u  pronunciata con suono allungato

la quàle                                           semiconsonante
lacuale                                            u  pronunciata con suono allungato

dittonghi formati con  “j”  semiconsonante:

ia          ia-to,                   a-ia,                   piaz-za
ie          iet-ta-to-re,          a-ie,                   fiè-no,             in-siè-me
io          io-ni-o,                 cor-ri-do-io,         piog-gia
iu          iu-go-sla-vo,          a-iu-to,               schiu-ma

In molti casi la pronuncia può oscillare tra i e j. Come nelle parole vi-a-le, vi-ag-gio per influsso di vì-a da cui palesemente derivano. Ma in un continuum parlato rapido si può passare facilmente a viag-gio, via-le rientrando nel fenomeno del dittongo.


dittonghi formati con  “w”  semiconsonante:

ua       qua-si,            lin-gua
ue       que-ru-lo,       que-sto,       quel-lo,            san-gue
ui        quin-di-ci,       an-guil-la,      qui-squi-glia,      quin-to,     quin-di
uo       cuo-re,          li-quo-re,       lan-guo-re

I dittonghi che hanno w come primo elemento possono trovarsi in posizione iniziale assoluta (uò-mo, uà-di (fiume africano), oppure no. Quando sono preceduti da una occlusiva velare sorda (qua-si,  cuo-re) o sonora (lin-gua) costituiscono un nesso che prende il nome di labiovelare (perché risultante da una consonante velare e dalla semiconsonante, qui denominata labiale)

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di poter considerare le vocali i,u propriamente dette che precedono una vocale tonica o atona e che si articolano in modo distinto con un sorta di “allungamento”, sia come dittongo, che come iato.  Le parole su-ì-no e flu-èn-te potranno quindi essere conteggiate dall’autore indifferentemente come trisillabi o come bisillabi: suì-no, fluèn-te. Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.

23)   SEMIVOCALI
Col termine di semivocale ci si riferisce alle vocali i, u non accentate quando seguono un elemento vocalico tonico o atono (al-trùi, fa-rài, càu-sa, rèu-ma,  cai-mà-no, lau-re-à-to). Sono foni che si impostano rispettivamente come le vocali  i-u, ma che hanno una durata più breve. L’articolazione infatti passa immediatamente dalla vocale tonica o atona che la precede alla semivocale i/u che ha durata più breve. In realtà quando si parla di dittonghi che contengono la i/u atone essi sono possibili solo perché questi due suoni sono semivocali.
Dittonghi formati con semivocale  “i”

ai       fa-rai,          cai-ma-no
ei       lei,              dei-scen-te
oi       poi,             coi-ben-te
ui       alt-trui,        sui-ci-dio

dittonghi formati con la semivocale  “u”

au       cau-sa,        lau-re-a-to
eu       reu-ma,      neu-ro-lo-gì-a

Quando invece le vocali i/u atone si articolano in modo distinto, con un sorta di “allungamento” ci troviamo di fronte alle vocali i/u propriamente dette, le quali allora non formano dittongo, ma iato! La condizione più comune si verifica con i prefissi:

su-in-di-cà-to                                              
po-li-u-re-tà-no                                         
in-tra-u-te-rì-no                                        
co-in-qui-lì-no                                          
co-in-te-stà-re                                           
co-in-vol-gèn-te                                        

La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di poter considerare le vocali i,u propriamente dette che seguono una vocale tonica o atona e che si articolano in modo distinto con un sorta di “allungamento”, sia come dittongo, che come iato.  Riteniamo quindi ammissibile il conteggio sillabico delle stesse parole in:   

suin-di-cà-to
po-liu-re-tà-no
in-trau-te-rì-no
coin-qui-lì-no
coin-te-stà-re
coin-vol-gèn-te

Soluzione che per effetto della bilocazione consente all’autore di sottrarre una sillaba in caso di  necessità. Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.

24)   LE VOCALI DOPPIE

Un verso come:  “mare e terra” considerando la crasi tra la e finale di mare e la e congiunzione può considerarsi di 4 sillabe: ma-re^e-ter-ra. La parola “maree” (plurale di marea) è di 3 sillabe: ma-re-e. Le due e finali sono da considerarsi, senza deroghe, come sillabe separate (seguono la regola dello iato relativa all’incontro di due vocali dure). Ma anche perché la seconda e ha valore distintivo (indica il plurale). Il loro accostamento non può essere considerato crasi!
Cascina Macondo considera sillabe separate, quindi iato, ogni accostamento di due vocali doppie.

pur-pù-re-e       co-rià-ce-e        e-gè-e             fèr-re-e           a-za-lè-e

con-tè-e           or-chi-dè-e        e-brè-e           e-tè-re-e         dè-e
                    
rò-se-e              li-vrè-e             zì-i                  pi-go-lì-i           ci-go-lì-i              

cin-guet-tì-i       fru-scì-i             ri-u-scì-i           cu-cì-i              squit-tì-i

La parola  pur-pù-re-e  ha 4 sillabe. Solo se si trova a fine verso può essere conteggiata come trisillabo in quanto parola sdrucciola.

La parola   ma-rè-e  ha 3 sillabe. Se si trova a fine verso resta di 3 sillabe, perché è una parola piana.

25)   LA DIERESI
La DIERESI è il segno ortografico (due puntini) che si appone su una vocale per lo più molle (i, u), ma qualche volta anche dura (a, e, o) del dittongo per indicare la divisione in due sillabe del dittongo stesso:

ar - gü - i - re,               o -rï -èn - te,              glà - ü -co,            

Ecco un elenco delle parole le cui vocali contenute nel dittongo vengono scisse in due sillabe apponendo la dieresi su una di esse:

adïànto          aïtàre               arguïre             avvïàre           chïùnque  
desïàre          fïàta                 insufficïènte      orïènte           païsà
pazïènte        pïetìsmo            pïonière           prescïènza       prospicïènte
religïóne        scïàre                scïènte            scïovìa            scïènza
spïóne           spïonàggio         stòïco             sufficïènte       svïàre
taccuïno        vïàggio              vïàle               vïandànte        vïàtico
vïòla              vïolàre              vïoloncèllo        vïoloncellìsta    vïòttolo

26)   NORME GENERALI PER L’ANDARE A CAPO
fissate dall’UNI nel 1969 (Ente Nazionale Italiano di Unificazione, con sede a Milano)

Le seguenti indicazioni generali sono relative esclusivamente al problema dell’andare a capo a fine riga. Non sono da confondere con le regole della divisone in sillabe dal punto di vista grammaticale o metrico.

1°)  REGOLA
Non bisogna, a fine riga, andare a capo con una sillaba che inizia per vocale. Ciò significa che la parola   a-e-re-o (quattro sillabe) non dovrò spezzarla a fine riga: a-e-re/o.   E nemmeno a/e re-o.   Invece potrò: a-e/re-o      

2°)  REGOLA
Non bisogna, a fine riga, spezzare una parola in modo tale che la sillaba portata a capo costituisca un nesso che non esiste nel lessico corrente della lingua italiana: lm, rc, cz, bd, dv

27)    ACCENTO TONICO   
relativamente alla posizione dell'accento tonico sulla sillaba, le parole italiane si dividono in: tronche, piane, sdrùcciole, bisdrùcciole, trisdrùcciole

carità                      parola tronca (l'accento cade sull'ultima sillaba)
potére                    parola piana (l'accento cade sulla penultima sillaba)
pòvero                    parola sdrucciola (l'accento cade sulla terzultima sillaba)
càpitano                  parola bisdrucciola (l'accento cade sulla quartultima sillaba)
comùnicamelo          parola trisdrucciola (l'accento cade sulla quintultima sillaba)

28)     ACCENTO FONICO  
nella lingua italiana esistono vocali (la O e la E) che possono avere suono aperto (Ò- È) o suono chiuso (Ó - É). L'accento che su di esse si pone per identificarle come suono aperto (in-siè-me,   con-tènto, for-mò,   cuò-re) si chiama accento grave. Il segno grafico che invece si pone per identificarle come suono chiuso si dice accento acuto (per-ché,  tor-mén-to,  Ró-ma,  tór-do). L'accento fonico corrisponde alla sillaba tonica.

29)    ACCENTO RITMICO
  
è l'accento della poesia, quello che ci dà la cadenza del verso. Si differenzia dall'accento grammaticale in quanto fotografa tutte le sillabe su cui va a poggiarsi la voce, al di là dell'accento tonico principale. La parola "indiscutibilmente" da un punto di vista ortografico e grammaticale è un ettasillabo piano: in - di - scu - ti - bil - mén - te, ma da un punto di vista ritmico è un ettasillabo (o settenario, se fosse il verso di una poesia) con accenti anche sulla 2° e 4° sillaba. È un verso che con il mascherone “a quantità e sequenza” descriveremo con:   

7/2-4-6 
    in-dì-scu-tì-bil-mén-te.

Il verso ha dunque un accento tonico principale che è sulla penultima sillaba, e due accenti secondari sulla 2° e 4° sillaba. La metrica latina chiama ARSI le sillabe toniche (Arsi significa "posa della voce"). Chiama TESI le sillabe atone.

30)     METRICA 
  
è l'insieme delle leggi che governano la composizione e la struttura dei versi. La metrica quantitativa è tipica  della poesia classica in cui il ritmo è prodotto dall'alternanza di sillabe lunghe e sillabe brevi. La metrica accentuativa è tipica della poesia moderna in cui il ritmo è dato dagli accenti tonici.

31)      PROSODIA
 
è lo studio delle caratteristiche sonore di una lingua. Si occupa più generalmente del tono, degli accenti, dell'intonazione, della lunghezza etc.

 
32)     LEGGI METRICHE - TEORIA RITMICA DEI CONSECUTIVI 

a)  in metrica non esistono versi con due sillabe toniche consecutive
La frase "Marco è buono" sarebbe, da un punto di vista grammaticale, composta da 5 sillabe:  Màr-co - è - buò - no,  con accenti sulla 1° 3° 4° sillaba. Ma da un punto di vista ritmico non possono esistere due sillabe toniche consecutive. Pertanto nell'emissione del suono questa frase diventa un quadrisillabo con accenti sulla 1° e 3° sillaba: Màr - coe - buò - no,  con crasi tra la sillaba co è il verbo è. La sequenza: "per-ché-sì"  è un trisillabo con due accenti tonici consecutivi. Ma due sillabe toniche consecutive non esistono in metrica. È per questo motivo infatti che pronunciamo in realtà la stessa sequenza spostando l'accento principale sulla prima sillaba: pér-che-sì

b) in metrica non esistono versi con tre sillabe atone consecutive
La parola    oc - cul - ta - bi - li - tà  da un punto di vista grammaticale è un esasillabo tronco. Quindi le cinque sillabe precedenti sono atone. Ma da un punto di vista metrico esistono invece due accenti secondari lungo la parola, che cadono sulla prima e sulla terza sillaba a cominciare da sinistra. Noi pronunciamo la parola esattamente così:  òc - cul - tà - bi - li – tà. Se la parola fosse il verso di una poesia sarebbe indicata: 6/1-3-6  (esasillabo tronco con accenti sulla prima, terza e sesta sillaba, corrispondenti a trocheo + dattilo + trocheo catalettico). La realtà concreta del continuum parlato e recitativo, fa sì che non sia possibile incontrare una sequenza di tre sillabe atone consecutive.


33)   I MASCHERONI  sistemi di scrittura del ritmo poetico

Mascherone numerico: si sostituiscono dei numeri al posto della parole, i quali però hanno lo stesso ritmo e gli stessi accenti tonici delle parole rappresentate:

cà-sa               bisillabo piano          =     quàt-tro   
nél-la cà-sa       due bisillabi piani      =     quàt-tro quàt-tro


Mascherone ritmico metrico:
detto anche a sbarra-punti, consiste nel segnare le sillabe toniche e quelle atone. È il più sicuro, quello che non ammette equivoci

.    /    .    /  .    /    .    .              lo-sài-che-ì-pa-pà-ve-ri


Mascherone a quantità e sequenza

6/2-5       Un verso poetico si indica anche con un numero seguito da una sbarra e da una sequenza di altri numeri.  Il primo numero, prima della sbarra, indica il METRO del verso, cioè di quante sillabe esso è composto (senario in questo caso). I numeri successivi indicano le diverse posizioni degli accenti tonici dislocati nel verso         (2° sillaba e 5° sillaba) es:

6/2-5      tu - vì - vi      ir - re - quiè - to  
(con crasi tra le sillabe vi - ir che  diventano una sola sillaba in quanto nel continuum parlato vengono  pronunciate con un'unica emissione di fiato)
                     
7/2-4-6      È un settenario (piano) con accenti sulla 2°, 4°, 6° sillaba.

Il mascherone a quantità e sequenza consente di decodificare subito, visivamente, altre informazioni relative al verso in esame. Se per esempio l'ultimo numero della sequenza è uguale al numero che sta prima della sbarra (che indica la quantità delle sillabe) ciò significa che il verso è tronco:

6/2-4-6         in - siè - me  a - tè - ver - rò   (con crasi)

Se la sequenza dopo la sbarra mostra dei numeri pari con salti di due unità, ciò significa che il verso ha un ritmo giambico:

6/2-4-6        in - siè -         me  a - tè            ver - rò

6/2-4-6        las - sù      sa - lì    per - ché

Se la sequenza dopo la sbarra mostra dei numeri dispari con salti di due unità, ciò significa che siamo di fronte a un ritmo trocheo:

6/1-3-5       só - no  -  só - lo   -   pé - re

34)   PRINCIPALI RITMI METRICI

RITMO GIAMBICO bisillabo tronco
sa-rà,  be-bè,  par-tì,  can-tò,   las-sù,   

RITMO TROCHEO bisillabo piano
cà-sa,   mé-la,  mì-to,  mò-to, sù-go

RITMO ANAPESTO trisillabo tronco

par-ti-rà,   co-sic-ché,  par-to-rì,   vo-le-rò,  par-ve-nù

RITMO MOLOSSO trisillabo piano
par-là-re,   vo-lé-re,   sen-tì-re,   pol-tró-na,   fes-sù-ra

RITMO DATTILO trisillabo sdrucciolo

àl-ber-ro,   pèr-ti-ca,   bì-li-co,  cò-mi-co,   bùs-so-la

RITMO CORIAMBO quadrisillabo tronco (trocheo+giambico)

àd-dol-ci-rà,   àr-ros-ti-rò

RITMO DITROCHEO quadrisillabo piano (troche+trocheo)

cà-pi-tà-no,   cà-te-rì-na

RITMO ANTISPASTO quadrisillabo sdrucciolo

mi-rà-co-lo,   a-crè-di-ne,   cen-tì-me-tro,   

RITMO PEONE quadrisillabo bisdrucciolo
bràn-co-la-no,   crè-pi-ta-no,   crì-ti-ca-no,   rò-to-la-no


35)    CONCETTO DI VERSO IPÈRMETRO
si dice ipèrmetro un verso che contiene una sillaba in più rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il primo verso  di un Haiku deve contenere 5 sillabe.  Un verso come il seguente:

“vedendo morire”  è un verso di 6 sillabe:  
 
ve – den – do –  mo – ri – re
1       2      3      4       5    6        
 

Relativamente a come dovrebbe essere il primo verso di un Haiku (secondo la  regola classica di 5 sillabe) questo verso risulta ipèrmetro, ovvero con una sillaba in più. Cascina Macondo ritiene che in un Haiku non debbano esserci versi ipèrmetri, a meno che, per effetto di precisi fenomeni metrici, non venga ricondotto alla “normalità”.

36)   CONCETTO DI VERSO IPÒMETRO

si dice ipòmetro un verso che contiene una sillaba in meno rispetto a quelle che dovrebbe contenere. La regola classica dice che il secondo verso di un Haiku  deve contenere 7  sillabe. Un verso come il seguente:

"lontana la sera" è un verso di 6 sillabe
 
lon – ta – na – la – se - ra
1      2     3      4    5     6        
 
Relativamente a come dovrebbe essere il secondo verso di un Haiku (la regola classica dice 7 sillabe) questo verso risulta  ipòmetro, ovvero con una sillaba in meno. Cascina Macondo ritiene che in un Haiku non debbano esserci versi ipòmetri, a meno che, per effetto di precisi fenomeni metrici, non venga ricondotto alla “normalità”.

37)   SILLABE GRAMMATICALI – SILLABE METRICHE

per il conteggiodelle sillabe distinguiamo un conteggio grammaticale-ortografico  (numero reale delle sillabe di ciascuna parola), e un conteggio metrico (che tiene conto dei versi tronchi, dei versi sdruccioli, delle sinalefi interversali, della crasi, dello iato etc.). Riteniamo che nella composizione di Haiku l’autore ha la libertà di conteggiare a piacere le sillabe: con il criterio grammaticale, o con quello metrico. Il criterio metrico è quello che riteniamo si debba preferire. La possibilità di usare anche il criterio ortografico ci sembra opportuna per salvare Haiku bellissimi che a volte per una sola sillaba potrebbero non rientrare nello schema classico.

38)   SINALEFE, CRASI, EPISINALEFE, ANASINALEFE
Sinalefe è il termine tecnico per indicare genericamente il fenomeno della fusione di due sillabe consecutive che diventano una sola sillaba. Avviene quando una parola termina per vocale e la parola successiva inizia per vocale.

39)  CRASI
 
"la casa amica"
la – ca – sa – a – mi – ca     
1     2      3     4    5      6
 
conteggiando grammaticalmente, il verso risulta di 6 sillabe

ma la parola “casa” termina per vocale e la parola “amica” inizia per vocale. Le due sillabe, per effetto della sinalefe (CRASI, se avviene all'interno del verso) si fondono in una sola sillaba, riducendo il verso a 5 sillabe:

la – ca – sa^a – mi – ca
1    2        3       4     5
 
Le sillabe possono essere conteggiate grammaticalmente o metricamente (la lettura ad alta voce nei due casi darebbe al verso una scansione e un ritmo leggermente diverso). Per chiarire il concetto prendiamo il verso:

"lasciami andare"

Se conteggiamo le sillabe grammaticalmente, esse sono 6:
la – scia – mi – an – da – re
1      2      3      4      5     6

Se le conteggiamo secondo le regole della metrica, formandosi una CRASI tra le  sillabe mi^an (che diventano una sola) il verso risulta di 5 sillabe.     
la – scia – mi^an – da – re
1     2          3        4     5
 
Quando il fenomeno della sinalefe viene localizzato all’interno del verso esso viene chiamato con il termine più preciso e circostanziato: “crasi”. C’è un altro tipo di crasi, chiamata “crasi interversale” o “sinalefe interversale” che avviene tra due parole situate una a fine verso e l’altra all’inizio del verso successivo.

la casa amica                   5 sillabe (conteggio metrico, con la crasi)
ancora col tetto rotto       8 sillabe
tre anni dopo                   5 sillabe (conteggio grammaticale)


ma il primo verso termina con la parola “amica” la cui ultima sillaba finisce con vocale. Il secondo verso inizia con la parola “ancora”. Le due sillabe, per effetto della crasi interversale (ANASINALEFE) si fondono e “an” passa sopra, in coda alla fine del primo verso: a-mi-ca^an
Nel secondo verso restano:

co-ra-col-tet-to-rot-to       che ora è di 7 sillabe

Questo tipo di sinalefe ha un termine tecnico più preciso: anasinalefe. Il termine “anasinalefe” ci indica il “luogo” in cui avviene la fusione delle sillabe (a fine verso), ma anche la “direzione del movimento” (la sillaba iniziale del secondo verso “passa sopra” posizionandosi in coda al primo verso che a sé la ingloba). Nel verso seguente:

finita la pioggia                  6 sillabe

esce un bimbo a giocare     9 sillabe (conteggio grammaticale)
                                            7 sillabe (conteggio metrico con 2 crasi)

nelle pozzanghere               6 sillabe (conteggio grammaticale)
                                            5 sillabe (conteggio metrico, con sdrucciola a fine verso)

 
la parola “pioggia” finisce per vocale. La parola “esce” inizia per vocale. Si forma una crasi interversale. Il luogo in cui avviene il fenomeno è sempre lo stesso (a fine verso), ma cambia la "direzione del movimento”: la sillaba finale del primo verso si sposta, “passa sotto” al verso successivo che la ingloba. Per indicare questo fenomeno c’è un termine tecnico preciso e circostanziato: episinalefe. Sono sempre crasi interversali, sempre sinalefi, ma ci indicano dove esattamente avviene il fenomeno metrico, e nel caso dell'anasinalefe e dell'episinalefe, anche la direzione! Dobbiamo riscontrare che questa precisione del linguaggio non esiste nell’ambito dell’universo haiku. Forse è questa la ragione per cui molta confusione esiste fra gli haijin che alzano tra loro barriere e chiusure ideologiche ingiustificate. Cascina Macondo ha preferito affrontare un lavoro di analisi e di precisa terminologia relativa ai diversi fenomeni che riguardano l’haiku.

40)      ANASINALEFE  (sinalefe interversale regressiva)
La sillaba con cui inizia un verso ipèrmetro viene assorbita, formando crasi, dalla sillaba finale del verso precedente. In questo caso il verso che prima era ipèrmetro ora non lo è più. Consideriamo i seguenti versi che potrebbero essere il secondo e il terzo di un haiku:

Mille cose la sera       7 sillabe
ancora da fare          6 sillabe

 
Conteggiando le sillabe non grammaticalmente, ma metricamente, abbiamo il fenomeno della anasinalefe, per cui  l’ultima sillaba della parola “se-ra” forma crasi con la sillaba iniziale del verso successivo, (an-co-ra), e a sé l’assimila, togliendola al conteggio dell’ultimo verso; che risulta così rientrante nella regola

mil-le-co-se-la-se-ra^an      7 sillabe
co-ra-da-fa-re                   5 sillabe

41)     ANASINALEFE GRAMMATICALE
fenomeno metrico secondo cui una parola a fine verso che termina per vocale ingloba a sé la sillaba iniziale del verso successivo che inizia per vocale. Ma invece di fondersi insieme formando una sola sillaba, come avviene nell’anasinalefe, resta sillaba separata, da conteggiarsi, una volta spostatasi nel verso superiore, con il criterio grammaticale. Prendiamo il seguente haiku di Helga Härle:


frozen bay                
still the sound                
of the sea                

Helga Härle
 
 
traslazione in italiano

baia ghiacciata             5 sillabe
ancora si sente              6 sillabe
il suono del mare          6 sillabe

baia ghiacciata              5 sillabe
ancora si sen-te^il        6 sillabe
suono del mare             5 sillabe per anasinalefe


Il secondo verso resta ancora di 6 sillabe. Ma ora che l’articolo "il" si è spostato per anasinalfefe in coda al secondo verso, possiamo applicare il conteggio grammaticale che trasforma il verso in 7 sillabe:

an - co - ra - si - sen - te - il      7 sillabe
1      2    3     4     5      6    7


Helga Härle avrebbe potuto scrivere l'haiku semplicemente così:


baia ghiacciata           5 sillabe
ancora si sente il        7 sillabe
suono del mare          5 sillabe


Cascina Macondo sostiene che l'haiku non ama a fine verso le piccole particelle
grammaticali come gli articoli, le congiunzioni, le preposizioni che "sporcano" l'haiku. Con il ricorso all'anasinalefe grammaticale si ottiene lo stesso risultato formalmente corretto, ma l'haiku è decisamente più bello!


42)    EPISINALEFE  (sinalefe interversale progressiva) 
La sillaba finale di un verso ipèrmetro si fonde con la sillaba iniziale del verso successivo, e da questa si fa inglobare. Il verso che prima risultava ipèrmetro ora verrà conteggiato con una sillaba in meno. Prendiamo questi versi di Tartamella:
 

un canto qui
mille farfalle piccole
alzano al cielo
 
un conteggio grammaticale delle sillabe darebbe:
 
un-can-to-qui                      4 sillabe
mil-le-far-fal-le-pic-co-le          8 sillabe
al-za-no-al-cie-lo                   6 sillabe
 
Non sarebbe quindi un Haiku classico. Ma se conteggiamo le sillabe metricamente abbiamo:
 
un-can-to-qui                    5 sillabe (la parola a fine verso è tronca e  si può quindi
                                          conteggiare come avente una sillaba in più)
                                                                     
mil-le-far-fal-le-pic-co-le      8 sillabe  
al-za-no^al-cie-lo              5 sillabe (in quanto per effetto di crasi
                                        le sillabe no^al si fondono in una sola)
 

Sembrerebbe ancora un Haiku non classico in quanto il secondo verso ha 8  sillabe. È solo  un’ apparenza. Per effetto della  episinalefe infatti la sillaba finale “le” della parola  sdrucciola del secondo verso “pic-co-le” va a fondersi con la sillaba iniziale “al” dell’ultimo verso (al-za-no) e da questa inglobata. È come se fosse:  
     
mil-le-far-fal-le-pic-co-           7 sillabe
le^al-za-no^al-cie-lo             5 sillabe
 

È un Haiku classico perfettamente valido. In questo Haiku, terminando il  secondo verso con parola sdrucciola, sarebbe stato sufficiente ricordarsi che le parole sdrucciole a fine  verso possono conteggiarsi con una sillaba in meno.  L’Haiku rientra nello schema classico anche senza supporre l’episinalefe. L’ episinalefe consente di spostare la sillaba al verso successivo anche se la  parola non è sdrucciola. Se Tartamella avesse scritto “mille piccole farfalle” (parola finale piana) sarebbe stato possibile  spostare  la sillaba “le” della  parola “far-fal-le”, al verso successivo.
    
43)     EPISINALEFE GRAMMATICALE  
fenomeno metrico secondo cui una parola posta all’inizio del verso, che comincia con una vocale, ingloba a sé la sillaba finale del verso precedente, che finisce per vocale. Ma invece di fondersi insieme, formando una sola sillaba, come avviene nell’episinalefe normale, resta sillaba separata, che può  conteggiarsi grammaticalmente. Vedi il seguente haiku di Tartamella:

conteggio grammaticale

notte di luna                        5 sillabe
una lunga nuvola taglia          9 sillabe
a metà                                3 sillabe conteggio grammaticale


conteggio metrico a)

not - te - di - lu - na^u                       5 sillabe con anasinalefe
na - lun - ga - nu - vo - la - ta - glia       8 sillabe (per effetto della anasinalefe)
a - me - tà - (...)                               4 sillabe (per ipernasi - tronca a fine verso)


conteggio metrico b)

not - te - di - lu - na^u                     5 sillabe con anasinalefe
1       2    3    4       5

na - lun - ga - nu - vo - la - ta            7 sillabe episinalefe
1      2      3     4      5     6   7

glia - a - me - tà - (...)                      5 sillabe con episinalefe grammaticale + ipernasi

 1      2     3     4      5


44)    IPERNASI - TUTTE LE PAROLE TRONCHE CHE SI TROVANO A FINE VERSO
possono considerarsi,  metricamente, come composte da una sillaba in più. La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in più (verità deriva da veritade, bontà deriva da bontade). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica della sillaba accentata. È come se quella piccola esplosione di suono accentato lasciasse una sorta di spazio vuoto, una coda, un’eco, un riverbero entro cui una sillaba atona (in realtà assente) può essere contenuta:

ve-ri-tà              3 sillabe con il conteggio grammaticale
                          ma 4 sillabe con il conteggio metrico                        
                          (se la parola tronca si trova a fine verso)      
 
at-tua-li-tà         4 sillabe con il conteggio grammaticale
                          ma 5 sillabe con il conteggio metrico
                         (se la parola tronca si trova a fine verso)

Si ricorda che se a fine verso ci sono due parole tronche consecutive, solo l’ultima parola tronca a fine verso può essere conteggiata con una sillaba in più.

mi-por-tò-las-sù          5 sillabe se conteggiamo grammaticalmente
1    2   3   4    5
 
mi-por-tò-las-sù…       6 sillabe se conteggiamo metricamente,  
1   2    3   4   5  6                  

in quanto a fine verso c’è una parola tronca. Il verso non può essere considerato di 7 sillabe, adducendo come motivo che c’è una sequenza di due parole tronche consecutive. (in italiano non c’è un termine specifico per indicare il fenomeno metrico della parola tronca che a fine verso aggiunge una sillaba, e ogni volta bisogna usare molte parole per indicarlo. Da qui la necessità di individuare un termine specifico che indichi il fenomeno.  Cascina Macondo propone: IPERNASI (aggiungo una sillaba).

45)   IPONASI  TUTTE LE PAROLE SDRÙCCIOLE CHE SI TROVANO A FINE VERSO
possono considerarsi, metricamente, come composte da una sillaba in meno. La ragione del fenomeno risiede nell’origine latina delle parole italiane che contenevano un tempo una sillaba in meno (cèlere deriva da cèler). Ma un’altra ragione risiede nell’intima natura fonetica di una sequenza di tre sillabe di cui la prima è tonica e le altre due atone. È come se le due sillabe atone, dopo la piccola esplosione di suono della tonica, si avvicinassero a tal punto da occupare lo stesso spazio temporale.

pè-ta-li            3 sillabe con il conteggio grammaticale
                        ma 2 sillabe con il conteggio metrico                        
                        (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)
 
pa-rà-bo-la     4 sillabe  con il conteggio grammaticale
                        ma 3 sillabe con il conteggio metrico
                       (solo se la parola sdrucciola si trova a fine verso)

Si ricorda che se in un verso ci sono due parole sdrucciole, solo l’ultima parola sdrucciola posta a fine verso può essere conteggiata con una sillaba in meno. Un verso del tipo:

“come le soffici nuvole”
 
è composto, grammaticalmente, da 9 sillabe:
 
co - me - le - sof - fi - ci - nu - vo - le
1     2      3    4     5   6   7      8   9

Diventano 8 sillabe se conteggiamo metricamente in quanto l’ultima parola, essendo sdrucciola, può considerarsi con una sillaba in meno. Non condividiamo il pensiero di quegli autori che vorrebbero considerare il suddetto verso composto da 7 sillabe, ritenendo possibile togliere un’altra sillaba per il fatto che la parola sòffice è sdrucciola anch’essa.
    
co - me - le - sof - fi - ci - nu - vo - le
1      2     3     4     5    6    7      8
 
46)   PAROLE BISDRUCCIOLE E TRISDRUCCIOLE 
non abbiamo trovato in nessuna grammatica, e in nessun manuale di metrica, indicazioni precise su come debbano essere trattate, da un punto di vista della divisione in sillabe, le parole bisdrucciole e trisdrucciole che si trovano a fine verso. Cascina Macondo ritiene di doverle considerare alla stregua delle parole sdrucciole, e quindi di conteggiarle, se occorre, solo con una sillaba in meno.

47)    SIMIPERNASI RIPETIZIONE DI PAROLE TRONCHE UGUALI A FINE VERSO
abbiamo visto che se a fine verso ci sono due parole tronche, solo la parola tronca a fine verso può essere aumentata di una sillaba. Eccezione a questa regola è il caso in cui si trovino a fine verso due parole tronche perfettamente uguali, quando cioè una stessa parola viene ripetuta. Un verso del tipo:

can-tò-can-tò           è un verso di 4 sillabe, se conteggiamo grammaticalmente
1     2    3   4
 
can-tò-can-tò…        è un verso di 5 sillabe, se conteggiamo metricamente,   
1    2     3   4   5     in quanto l’ultima parola è tronca
 
ma può essere considerato anche di 6 sillabe conteggiando ad entrambe le parole tronche una sillaba in più.

48)    IPOPLANASI - RIPETIZIONE DI PAROLE PIANE
un verso che nella sua parte finale contiene consecutivamente una sequenza di due parole piane perfettamente identiche può considerarsi con una sillaba in meno.
 
par - la - re, par - la - re        è un verso di 6 sillabe

ma essendo una ripetizione di parole piane perfettamente uguali è come se nel continuum parlato avessimo la seguente scansione:

par-là-re-par    là-re

La seconda sillaba «par» ripetuta alla fine della prima parola diminuisce così tanto di intensità (in virtù anche del fatto che tutte le sillabe ripetute sono perfettamente uguali) che il verso può considerarsi composto di una sillaba in meno, di 5 sillabe appunto.

49)   SIMIPONASI RIPETIZIONE DI PAROLE SDRUCCIOLE UGUALI A FINE VERSO
abbiamo visto che se a fine verso ci sono due parole sdrucciole, solo la parola sdrucciola a fine verso può essere decurtata di una sillaba. Eccezione a questa regola è il caso in cui si trovano a fine verso due parole sdrucciole perfettamente uguali, quando cioè una stessa parola viene ripetuta.

nuvole nuvole            è un verso di 6 sillabe
 
nu-vo-le-nu-vo-le       diventa di 5 sillabe considerando
 1   2  3  4  5           che termina con una  parola sdrucciola
                                     
nu-vo-le-nu-vo-le        diventa di 4 sillabe in quanto la stessa
 1  2      3   4            parola sdrucciola è ripetuta due volte.
 
In questo caso si recupera spazio per l’aggiunta di ben tre sillabe nel verso, che potrebbero essere utili all’haiku. Si potrebbe allora scrivere:

le mie nuvole nuvole    considerando il verso di 7 sillabe

50)    LE VOCALI DOPPIE DISTINTIVE 
un verso come: “mare e terra” ha 5 sillabe se contiamo grammaticalmente. Considerando la crasi tra la e finale di mare e la e congiunzione può considerarsi di 4 sillabe:
 
ma-re^e-ter-ra      ha 4 sillabe se contiamo metricamente (con la crasi)
1      2    3   4

La parola “maree” (plurale di marea) è di 3 sillabe
 
ma-re-e
1    2  3

Le due e finali sono da considerarsi, senza deroghe, come sillabe separate (seguono la regola dello iato relativa all’incontro di due vocali dure). Anche perché la seconda "e" ha valore distintivo (indica il plurale). Il loro accostamento non può essere considerato crasi! Cascina Macondo considera sillabe separate, quindi iato, ogni accostamento di due vocali doppie (molli o dure) contenute nel corpo della parola:

pur-pù-re-e          4 sillabe
co-rià-ce-e           4 sillabe
e-gè-e                3 sillabe      
fèr-re-e               3 sillabe
a-za-lè-e              4 sillabe
con-tè-e              3 sillabe
or-chi-dè-e           4 sillabe
e-brè-e                3 sillabe
e-tè-re-e             4 sillabe
dè-e                   2 sillabe
rò-se-e                3 sillabe
li-vrè-e                3 sillabe
zì-i                      2 sillabe
pi-go-lì-i               4 sillabe
ci-go-lì-i               4 sillabe
cin-guet-tì-i          4 sillabe
fru-scì-i                3 sillabe
ri-u-scì-i               4 sillabe
cu-cì-i                 3 sillabe
squit-tì-i              3 sillabe

La parola  pur-pù-re-e  ha 4 sillabe. Solo se si trova a fine verso può essere conteggiata come trisillabo in quanto parola sdrucciola. La parola   ma-rè-e  ha 3 sillabe. Se si trova a fine verso resta di 3 sillabe, perché è una parola piana.

51)    KIREJI  - KANA  - TRATTINI – PUNTEGGIATURA  
IL Kireji e il Kana nell’uso giapponese sono una manciata di sillabe che si mettono nell’haiku al solo scopo di creare una pausa, una vaga attesa (Kireji = esclamazione di stacco, Kana = esclamazione conclusiva che crea un’atmosfera). Sono parole senza un vero significato, quasi segni di interpunzione con aspetto fonico che a volte sono portatrici di una emozione. Una sospensione suggestiva che crea un vuoto nella percezione. Nella lingua italiana non esiste una corrispondenza con il Kireji e il Kana. Una vaga somiglianza possono essere i nostri segni di interpunzione, come il trattino. Vedasi il seguente haiku di Fabrizio Virgili:

Sazia di grano
- un ramo la nasconde -
ride la lepre

 
Nell’haiku in lingua italiana Cascina Macondo ritiene, in contrapposizione ad alcuni autori che pensano diversamente, che i trattini, le virgole, i punti, i punti e virgola, i due punti, le parentesi tonde o quadre, i puntini di sospensione, i punti esclamativi e quelli interrogativi, e ogni altro segno di interpunzione non POSSONO ESSERE CONSIDERATI SILLABE.
(vecchia indicazione:  Nell’haiku in lingua italiana Cascina Macondo ritiene, in contrapposizione ad alcuni autori che pensano diversamente, che l'apostrofo non debba considerarsi sillaba).
MODIFICA DELIBERATA ALL'UNANIMITA' IL 17 NOVEMBRE 2018 DALLA "PRIMA CONFERENZA INTERNAZIONALE HAIKU DEI SOCI HAICOM": CASCINA MACONDO RITIENE CHE LO SCRITTORE DI HAIKU HA LA LIBERTA', SE LO RITIENE UTILE E OPPORTUNO, DI CONSIDERARE L'APOSTROFO COME SILLABA.


52)   L’APOSTROFO  (vecchia indicazione)
l’apostrofo non può essere considerato sillaba. Un verso come:

sta-l’a-qui-la        è composto da  4 sillabe

Alcuni autori sostengono che può essere considerato quinario in quanto l’apostrofo, sostituendo la vocale “a” dell’articolo “la”, viene considerato sillaba; come se l’articolo fosse interamente espresso. Come se il verso fosse scritto:
 
sta-la-a-qui-la
 
Per poterlo considerare quinario Cascina Macondo sostiene che il verso deve essere scritto esattamente, senza apostrofo,  con l’articolo completo:
 
sta-la-a-qui-la.
 
In questo modo si fa strada la possibilità di considerarlo indifferentemente quinario (se conto le sillabe grammaticalmente) o quaternario (se conteggio le sillabe metricamente, considerando la crasi tra l’articolo “la” e la vocale  “a” di “aquila”: “la^a”). Se fosse il primo verso di un haiku, e quindi ci serve un quinario, sarebbe sufficiente invertire l’ordine delle parole e scrivere:

l’a-qui-la-sta     verso di 5 sillabe, considerando il monosillabo “sta”
                     come parola  tronca a fine verso    
  
 
52)   L’APOSTROFO

MODIFICA DELIBERATA ALL'UNANIMITA' IL 17 NOVEMBRE 2018
DALLA "PRIMA CONFERENZA INTERNAZIONALE HAIKU DEI SOCI HAICOM":

CASCINA MACONDO RITIENE CHE LO SCRITTORE DI HAIKU HA LA LIBERTA', SE LO RITIENE UTILE E OPPORTUNO, DI CONSIDERARE L'APOSTROFO COME SILLABA.

 
53)    COMPENSAZIONE
è  quel fenomeno metrico secondo cui la sillaba finale di un verso che termina con parola sdrucciola può essere conteggiata come appartenente al verso successivo, anche se non forma crasi. Prendiamo questi versi:

Dopo i fulmini restano
cirri d’oro
 
Do-po-i-ful-mi-ni-re-sta-no         9 sillabe
cir-ri-d’o-ro                             4 sillabe
       
Ma poiché il primo verso termina con una parola sdrucciola la sua ultima sillaba può essere conteggiata come appartenente al verso successivo.  Come se fosse:
 
Do-po-i-ful-mi-ni-li-re-sta-          8 sillabe
no-Cir-ri-d’o-ro                        5 sillabe

Il primo verso, per effetto della crasi tra po^i, risulta di 7 sillabe, come canonicamente richiede il secondo verso di un Haiku. La differenza tra episinalefe e compensazione è minima: entrambi consentono la trasposizione di una sillaba al verso successivo, ma l’episinalefe può agire anche in un verso che non termini con parola sdrucciola, a patto che il verso  successivo  inizi con vocale, dovendosi realizzare una crasi. La compensazione  invece consente lo spostamento della sillaba solo se la parola finale del verso  è sdrucciola, anche se la sillaba iniziale del secondo verso non inizia per vocale.

54)    ECOSILLABA
le parole tronche, come abbiamo visto, da un punto di vista metrico se si trovano a fine verso possono essere considerate con una sillaba in più.
 
egli mi portò
lontano lontano
 
e-gli-mi-por-tò                 5 sillabe da un punto di vista grammaticale
lon-ta-no-lon-ta-no          6 sillabe da un punto di vista grammaticale
 
e-gli-mi-por-tò                 6 sillabe da un punto di vista metrico
                                       (in quanto la  parola finale è tronca)
lon-ta-no-lon-ta-no           6 sillabe da un punto di vista grammaticale
 
e-gli-mi-por-tò                 5 sillabe da un punto di vista grammaticale
(...)-lon-ta-no-lon-ta-no    7 sillabe da un punto di vista metrico
                                       (in quanto si considera la  sillaba invisibile che segue
                                       la parola tronca come  appartenente  al  verso successivo)

55)   CONSOCRASI
se un verso termina con una parola piana o sdrucciola può attrarre a sé, da un punto di vista metrico e nel continuum parlato, la sillaba iniziale del verso successivo, specie se questa è un monosillabo aperto (che termina per vocale: chi, che, ci, di, da, do, le, la, lo, mi, ma, me, si, se, so, sa, te, ti, vi, etc,) oppure se è una sillaba aperta (ma anche chiusa) iniziale di parola). La consocrasi consente, pur senza fenomeno di sinalefe, di spostare la sillaba iniziale di un verso, al verso precedente, accodandola all'ultima parola (come se la parola del verso precedente si trasformasse da piana in sdrucciola, o da sdrucciola in bisdrucciola. Prendiamo il seguente Senryu di Tartamella:
 
schizzo improvviso
di birra dalla lattina
teste all’indietro
 
schiz-zo^im-prov-vi-so               5 sillabe con crasi. Il verso termina con parola piana
di-bir-ra-dal-la-lat-ti-na               8 sillabe
te-ste^al-l’in-die-tro                 5 sillabe

Non sarebbe un haiku sillabicamente conforme. Ma la sillaba della preposizione “di” all’inizio del secondo verso si sposta al verso superiore e mettendosi in coda alla parola “improvvìso”, che è piana, la trasforma in parola sdrucciola, come se fosse “improvvìsodi”.  Quindi avremo:

schiz-zo^im-prov-vì-so-di             5 sillabe con crasi e consocrasi
bir-ra-dal-la-lat-ti-na                    7 sillabe
te-ste^al-l’in-die-tro                   5 sillabe

Il Senryu risulta ora regolare con 5, 7, 5 sillabe. La consocrasi è simile all'anasinalefe e alla compensazione.  La differenza è che l’anasinalefe sposta la sillaba iniziale del verso al verso precedente formando una crasi tra le vocali. La consocrasi sposta la sillaba iniziale di un verso al verso precedente anche se non c’è incontro di vocali, ma in virtù del fatto che la parola piana della fine del verso precedente si comporta come se fosse sdrucciola. La consocrasi è  fenomeno inverso della compensazione.

56)  CONSOCRASI ECOICA

vediamo il seguente haiku di Franco Galato (MI)

passi nel                            3 sillabe (4 sillabe con parola tronca)
silenzio della montagna        8 sillabe
neve si scioglie                   5 sillabe

Diciamo subito che Cascina Macondo non ama a fine ferso le particelle grammaticali come le preposizioni, le congiunzioni, gli articoli. Ciò detto, osserviamo che il monosillabo "nel", anche se monosillabo, possiamo considerarlo parola tronca. Quindi la si può conteggiare, per effetto dell' ipernasi, con una sillaba in più in quanto è a fine verso.
 
pas - si - nel - (...)
1     2    3      4

Ma la preposizione "nel" a fine verso, diventando virtualmente bisillabo (con una sillaba in coda invisibile) è come se diventasse parola piana! Anche se trattasi di strana parola piana. Allora si può applicare la regola della consocrasi. Infatti la sillaba "si" della parola seguente "si-len-zio" può spostarsi in coda al verso  precedente che diventerebbe regolare. In questo modo il secondo verso, che era di 8 sillabe, si riduce a 7 sillabe. Quindi un verso di un haiku può avere 2 sillabe in meno, ed essere perfettamente regolare, se si verificano queste condizioni!

pas - si - nel - (...) - si                       5 sillabe (con ipernasi e consocrasi ecoica)
len - zio - del - la - mon - ta - gna       7 sillabe
ne - ve - si - scio - glie                      5 sillabe

Lo stesso discorso può farsi se a fine verso c’è una parola sdrucciola (che può conteggiarsi con una sillaba in meno, ma togliendola la parola diviene virtualmente piana e quindi può attrarre una sillaba successivo)!
 
 
<><><>


osserviamo il seguente haiku di Andrea Ceccarello, terza elementare (Arè di Caluso-TO)

Il sole splende           5 sillabe
nel cielo azzurro         6 sillabe (conteggio grammaticale senza crasi)
è primavera              5 sillabe

"azzurro" finisce per vocale e produce un'anasinalefe con la “è” (verbo) iniziale del terzo verso. Spostandosi la “è” alla fine di azzurro la parola diventa “azzurroè” cioè una parola tronca! Essendo tronca si può conteggiare, per effetto di ipernasi con una sillaba in più. Verrebbe a mancare una sillaba nel terzo verso che, riducendosi a 4 sillabe, non sarebbe più regolare. Solo apparentemente. Infatti la parola "azzuroè", diventata tronca, produce il fenomeno dell’ecosillaba. Una sillaba invisibile si sposta sotto ridando al terzo verso le sue 5 sillabe canoniche

57)  CONSOCRASI GRAMMATICALE
fenomeno metrico secondo cui una parola piana o sdrucciola che si trova a fine verso attira a sé, per effetto della consocrasi, la sillaba iniziale del verso successivo, qualunque essa sia (aperta o chiusa). La parola piana che ha attratto a sé la sillaba, per effetto del "continuum parlato" è come se diventasse sdrucciola. Se la parola a fine verso fosse stata sdrucciola è come se diventasse bisdrucciola. Ma una volta che la sillaba  si è spostata sopra, applichiamo il conteggio grammaticale. Prendiamo ad esempio il seguente haiku del poeta belga Guy Vanden Broeck

rim - pa - tri - a - ta  -                           5 sillabe
nel - cor - ti - le - un - an - go - lo           8 sillabe
di - fo - glie - sec - che                          5 sillabe

La parola "rimpatriata" (incontro di amici che non si vedono da molto tempo) è un sostantivo di 5 sillabe: rim-pa-tri-a-ta, in quanto la "i" contenuta nella penultima sillaba "tria" ha un suono allungato (come se sopra avesse una dieresi).  Ma potrebbe essere anche una parola di 4 sillabe: rim-pa-tria-ta. In ogni caso il verso può considerarsi di 5 sillabe per effetto della consocrasi grammaticale.  Infatti, se consideriamo la parola formata da 4 sillabe, sarebbe una parola piana (accento tonico sulla penultima sillaba). Nel "continuum parlato" è come se attraesse a sé la sillaba successiva, iniziale del secondo verso, diventando virtualmente una parola sdrucciola:
 
rim - pa - trià - ta - nel                       5 sillabe
cor - ti - le - un - an - go - lo              7 sillabe
di - fo - glie - sec - che                      5 sillabe
 
In questo modo il secondo verso, che prima era di 8 sillabe, si riduce a 7 sillabe. Sono ricorso alla "consocrasi grammaticale" per spiegare la sua natura di fenomeno metrico. In verità in questo caso non ce ne sarebbe stato bisogno. Bastava scorgere la crasi presente nel secondo verso per rendersi conto l'haiku era formalmente corretto fin dall'inizio: nel - cor - ti - le^un - an - go – lo
 
58)    CONSAPÒCOPE (caduta di consonante finale)

è quel fenomeno metrico per cui una consonante finale di parola, preceduta da vocale, e seguita da una parola che inizia per vocale seguita dalla stessa consonante, cade producendo l’unione delle due sillabe. Rare sono le parole italiane che finiscono per consonante, ma parecchie sono quelle straniere in uso nella lingua italiana.

camion in sosta
                  
ca - mion - in - so - sta            5 sillabe
1      2      3    4     5

ca - mio(n) in – so- sta           4 sillabe (per effetto di consapòcope)
1          2         3    4
 
Lenin in cielo
Le - nin - in - cie - lo               5 sillabe  
1      2    3     4   5
 
Le - ni(n) in - cie - lo              4 sillabe (per effetto di consapòcope)
1        2         3    4

59)   OLOCRASI
fenomeno metrico per cui una parola sdrucciola a fine verso perde una sillaba, ma se quello che resta è una sillaba che finisce per vocale e il verso successivo inizia per vocale  si può conteggiare anche la crasi, es.

bustina di zùcchero       7 – 1 sdrucciola, ma resta zucche che attrae la “e”  di e-sce
esce dal cestino

60)   TRONCOCRASI
la parola tronca si può conteggiare con una sillaba in più e, se serve, può attrarre per crasi anche la sillaba del verso successivo se inizia per vocale.


61)   BILOCAZIONE
l’aggettivo “mio” è composto da due sillabe: “ mì-o”. La regola grammaticale della lingua italiana dice che l’incontro di una vocale molle (molli sono le vocali  “i” - “u”) con una vocale dura (dure sono le  vocali  “a” - “e” - “o”) produce uno iato (sillabe distinte) se la vocale molle è tonica. Infatti l’accento tonico nell’aggettivo “mio”  cade sulla “ì”.  Se invece l’accento tonico cade sulla vocale dura la regola dice che si produce un dittongo (le due vocali restano unite formando una sola sillaba) come nella parola  “piò-ve”. Ma nel continuum parlato, per esempio nella sequenza “mio padre” l’accento tonico sulla “ì” di “mìo” tende a scomparire, trasformandosi le due vocali i-o in vocali atone. E’ come se ci trovassimo di fronte ad un’unica parola: “miopàdre” con accento tonico sulla vocale “à”  di pà-dre. Il suono è diverso da “mìo pàdre”. Un verso di questo tipo possiamo quindi considerarlo, seguendo la scelta della bilocazione effettuata da Cascina Macondo, indifferentemente composto da 3 sillabe o da 4 sillabe.
 
Il pronome “lui” è composto da due sillabe: “lù-i”. La regola grammaticale italiana dice che  l’incontro di due vocali molli (“i” - “u”) produce uno iato (sillabe distinte) se la prima vocale è tonica.  Se invece le due vocali molli sono atone si produce un ditongo:  Lui-sèl-la è infatti composto da tre sillabe.L’aggettivo “drùido” è composto da tre sillabe: “drù-i-do”. Se invece le due vocali molli sono entrambe atone si produce un dittongo. Drui-do-so è composto da tre sillabe (ammesso che si possa trasformare in aggettivo il sostantivo druido). Nel continuum parlato il confine è molto labile.
 
Il passato remoto del verbo essere: “fui”, preso singolarmente, conta due sillabe “fu-i”. Ma se dico “fui preso” la sequenza è come se rientrasse nello schema della parola “Lui-sel-la”.  E’ come se ci trovassimo di fronte a una sola parola con accento tonico sulla “é” di “pré-so”: fuipréso. Parola che può essere considerata come contenente tre sillabe.

Il pronome “io” contiene due sillabe “ì-o”. Ma la sequenza “io dico” può considerarsi anche un trisillabo: “io-di-co” anziché quadrisillabo: “ì-o-di-co”.  E’ come se ci trovassimo di fronte a un’unica parola con accento tonico sulla "ì" di dì-co: iodìco. Ciò che cambia nel recitativo e nel continuum parlato è una leggera differenza del ritmo. Il principio della bilocazione si applica quando le parole si trovano all’interno del verso.  A fine verso seguono la regola generale. Un verso come:  

“nella mia casa”        può essere conteggiato:
 
nel-la-mì-a-ca-sa        6 sillabe          
 
nel-la-mia-ca-sa         5 sillabe per effetto della bilocazione
 
 
Se invece l’aggettivo mìa fosse a fine verso:     
 
“nella casa mìa”       la bilocazione non sarebbe applicabile.
 
Il verso avrebbe inderogabilmente  6 sillabe                 
 
nel-la-ca-sa-mì-a   
          
La scelta di Cascina Macondo nella composizione di Haiku, Tanka, Corbelli, e in genere di poesie che hanno una piccola quantità di sillabe a disposizione, è quella di considerare possibile, in casi come questi (specie con parole bisillabiche come mio, tuo, suo, due, lui, via, dio, dia, zio, zia, pio, pia, bio, bue, bua, lia, brio, trio, etc) la divisione in sillabe in due modi diversi, a seconda delle necessità del verso. Una lettura ad alta voce dell’Haiku terrà conto della scelta effettuata.

con-mi-o-padre            5 sillabe
can-to-mio-padre         5 sillabe
 
tu-e-le-lau-di               5 sillabe
al-le-tue-lau-di             5 sillabe
 
il-su-o-pa-ne               5 sillabe
con-il-suo-pa-ne          5 sillabe
 
da-mi-o-zi-o                5 sillabe
ve-do-mio-zi-o            5 sillabe

62)   ANACRUSI
nella metrica l’anacrusi consente di escludere dal conteggio sillabico una o due sillabe  aritmiche iniziali di un verso. Avviene quando le sillabe successive del  verso si organizzano in una cadenza ritmica precisa (trocheo, giambo, dàttilo,  molòsso etc.). In questo caso non si conteggiano una o due sillabe iniziali del verso. Questo verso per  esempio:


Il sole risplende e i suoi raggi d’amore ti parlano        

è  un verso di 18 sillabe, se contiamo grammaticalmente:
 
Il – so – le – ri – splen – de - e - i - suoi - rag - gi - d’a – mo – re - ti – par – la - no
1    2    3    4       5       6    7   8    9    10   11   12    13    14  15   16    17  18

Se contiamo invece metricamente, considerando la crasi che si forma tra  “de^e^i”, si tratta di un verso di 16 sillabe.
 
Il – so – le – ri – splen – de^e^i - suoi - rag - gi - d’a – mo – re - ti – par – la - no
1    2    3    4       5          6          7     8     9   10     11    12  13  14    15  16

Le sillabe scendono a 15, se teniamo conto che il verso termina con parola  sdrucciola.

Il – so – le – ri – splen – de^e^i - suoi - rag - gi - d’a – mo – re - ti – par – la - (no)
1    2     3   4       5           6        7       8    9   10     11    12  13  14    15
 
Dal punto di vista del “continuum parlato” ( o meglio, cantato e recitato) le sillabe si organizzano secondo sequenze di dàttili (gruppi di tre sillabe con  accento sulla terzultima sillaba (parole sdrucciole):

(Il) sóleri – splèndeeisuoi – ràggida – móreti – pàrlano

Le sillabe per potersi organizzare in queste sequenze hanno bisogno della esclusione della sillaba iniziale costituita dall’articolo “Il”. In questo caso, per  effetto dell’anacrusi, quella sillaba iniziale non viene conteggiata. Il verso risulta allora di 14 sillabe. Riteniamo che nella composizione di Haiku, anche se raramente e in casi  particolari, si possa considerare praticabile l’uso dell’anacrusi.

63)     IPOGENESI
è una deroga particolare al conteggio delle sillabe. Nell’Haiku accettiamo infatti un verso che supera le sillabe canoniche se contiene:


-   un nome proprio di persona, di cosa, di animale, di città, fiume, mare, montagna, la cui menzione risulta davvero indispensabile
-   se contiene un numero
-   se contiene un termine con valore di “titolo sociale” (Gentilissimo, Signor, Illustrissimo, Egregio…)

In questi casi l'autore è libero di considerare quel  nome proprio, o quel numero, o quel titolo, come composto da  un minimo di 1 sillaba sino ad un massimo di sillabe uguali al numero che quelle parole effettivamente contengono.


64)  OMOGENESI
è una deroga particolare al conteggio delle sillabe. Nell’Haiku accettiamo infatti un verso che supera le sillabe canoniche se un sostantivo,

che normalmente è di genere maschile, viene trasformato in genere femminile, o viceversa; a patto che il termine trasformato non abbia già un significato suo proprio. In questi casi l'autore è libero di considerare quel sostantivo trasformato  come composto da  un minimo di 1 sillaba sino ad un massimo di sillabe uguali al numero che esso effettivamente contiene.


esempio di haiku di Pietro Tartamella con omogenesi

fine agosto in giardina
le uova strapazzate
già si raffreddano


il primo verso, conteggiando le crasi, ha 7 sillabe. Ma il sostantivo maschile “giardino” è stato trasformato in genere femminile “giardina” che in italiano non ha significato. Potendolo conteggiare per osmosi come una sola sillaba il verso risulta di 5 sillabe.

Esempio di sostantivi che possono essere soggeti ad omogenesi:

albero > albera
farfalla > farfallo
matita > matito
libro > libra
penna > penno


Esempio di sostantivi che non possono essere soggeti ad omogenesi in quanto in taliano hanno un loro autonomo significato

caso > casa
sole > sola
moto > mota
Concludiamo questa seconda parte del Manifesto della Poesia Haiku in Lingua Italiana dicendo:

a)   conoscere perfettamente il presente Manifesto non sarà sufficiente a scrivere buoni haiku

b)  ottimi haiku possono essere scritti da bravi Haijin anche senza aver letto il presente Manifesto


c)  allora perché scrivere un Manifesto?


-  per avere un linguaggio comune
-  per eliminare dubbi, incertezze, confusioni concettuali
-  per tentare di creare una comunità attiva internazionale
-  per aumentare le possibilità dell’haiku moderno, pur mantenendo una certa fedeltà alla tradizione
-  per abbozzare una via dell’Haiku Italiano
- per necessità di chiarezza dettate dal fatto che Cascina Macondo organizza ogni anno un Concorso Internazionale di Poesia Haiku


 
Pietro Tartamella



PROMOTORE DEL "MANIFESTO DELLA POESIA HAIKU IN LINGUA ITALIANA"
Cascina Macondo – Pietro Tartamella


CONTRIBUTI CONCETTUALI E STIMOLI
(qualche volta anche oppositivi) che hanno reso possibile
la stesura
del "MANIFESTO DELLA POESIA HAIKU IN LINGUA ITALIANA":


Adriana Scarpa, Alberto Figliolia, Alessandra Gallo, Andrea Anselmino, Andrea Ceccarello, Andrea Cecon, Anna Maria Ramponi, Anna Maria Verrastro, Anna Tancredi, Annette Seimer, Antonella Filippi, Antonio Orengo, Arianna Sacerdoti, Ban’ya Natsuishi, Carla De Bellis, Carlo Bramanti, Cesare Barioli, Clelia Vaudano, Clirim Muca, Cristiana Croce Lavanga, David Cobb, Diederik De Beir, Doc Drumheller, Domenico Benedetto, Eduard Tara, Elisa  Borin Sala, Elisa Spiga, Emilian Ratis, Emma Bonaguri, Enrico Mario Lazzarin, Fabia Binci, Fabrizio Virgili, Floriana Porta, Franco Galato, Gabriele Saccavino, Gabriella Maddalena Macidi, Geert Verbeke, Gianni Borraccino, Giorgio Gazzolo, Giuseppina Clema, Guy Vanden Broeck,  Hans-Peter Kraus, Helga Härle, Jim Kacian, Josef Spencer, Junko Saeki, Katy Maraka, Kornelijus Platelis, Laila Cresta, Lella Buzzacchi, Lynne Rees, Livia Cesarin, Loredana Garnero, Loredana Savelli, Luuk Humblet, Marco Morello, Mariam Zouhir, Marilì Deandrea, Marina Bocu, Mario Secco, Marlène Buitelaar, Mattia Chiapino, Mauro Simoni, Max Verhart, Michele Bertolotto, Nataly Levi, Olga Chernyh, Olga Neagu, Oscar Luparia, Paolo Luino, Paolo Severi, Pasquale Corsaro, Pier Giorgio Manucci, Rafis Raham, Riccardo Zerbetto, Rita Hokai Piana, Rob Flipse, Sergio Tresin Satalic, Stefano Maiorino, Terry Olivi, Tini Haartsen, Tome Serge, Toni Piccini, Vanda Scrima, Vasile Moldovan, Vjsnia Mcmaster, Zinovy Vayman….

AD OGGI HANNO ADERITO AL
"MANIFESTO DELLA POESIA HAIKU IN LINGUA ITALIANA"
CONDIVIDENDONE CONTENUTI, FILOSOFIA, INTENZIONI...


Pietro Tartamella
Alessandra Gallo
Amelia Gaglione
Annamaria Verrastro
Annette Seimer
Antonella Filippi
Antonio Contoli
Carlo Carlotto
Clelia Vaudano
Domenico Benedetto
Donatella Pompei
Fabia Binci
Fabrizio Virgili
Fanny Casali Sanna
Graziella Ferrari
Irene Baule
Laura Uboldi
Lucia Fontana
Mario Secco

Oscar Luparia
Paola Grand
Pasquale Asprea
Pasquale Valente
Roberto Timo
Serafino Piermanni
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Terry Olivi
Tommaso Franco
Tonio d'Annucci
Walter Viaggi

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Non seguire le orme degli antichi, ma quello che essi cercarono”
(Matsuo Basho - 1644/1694)
 
 

PARTE PRIMA:       L’HAIKU ITALIANO E LA POETICA HAIKU

PARTE SECONDA:   SILLABE E METRICA NELL’HAIKU IN LINGUA ITALIANA

 

62 buoni motivi per insegnare l'haiku nelle scuole

l'haiku nella vita quotidiana dei giapponesi

estetica wabi-sabi

una via italiana alla poetica haiku

musica e haiku

l'esperienza Tat Twam Asi nell'haiku

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Giugno 2019 09:12 )
 

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