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News - News
Scritto da Tartamella   
Lunedì 01 Agosto 2011 16:27

 

GHIRABBOGHIZZO


Trovandolo divertente abbiamo ripescato il “Ghirabboghizzo”.
Trattasi di un breve testo letterario, di una decina di righe al massimo,
finalizzato a convincere il lettore a dare i proprio sostegno.
Veniva utilizzato nella rivista LA TENDA,
il mensile di poesia e letteratura che stampavamo negli anni ’70 a Torino.


Proponici il tuo Ghirabboghizzo!

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IL RICCIO E LA DUREZZA

GHIRABBOGHIZZO
di Pietro Tartamella

 
riccioL’onda violenta sbatté un giorno il riccio sulla roccia, e rimase con gli aculei disparsi. Più calvo che vivo il riccio si trovò a meditare sulla durezza.
A li mortaccia tua – fu la prima cosa istintiva che gli passò per il corpo tondo, e gli affiorò sulle labbra dei suoi aculei rimasti, spezzati.
Se ci fosse stato Menenio Agrippa, forse avrebbe tirato fuori quella vecchia storia delle membra che ci devono essere tutte perché un corpo che si è rotto possa funzionare per benino. Ma poiché al posto di Agrippa ci siamo noi, siamo tentati di rifare la storia parabolando il fatto che il corpo di un’associazione di promozione sociale come la nostra per andare avanti ha bisogno di sottoscrizioni puntuali, e di puntuali rinnovi. Quegli aculei bisogna rimetterli in sesto, in settimo, in ottavo: incollarli, inchiodarli, cementarli, se si vuole che il riccio continui fra gli scogli a salire, a pungere, a difendersi. La favolina contiene una morale…


 
 

 IL PINO RAGGUARDEVOLE

GHIRABBOGHIZZO
di Sergio Carsughi

 
pinoC’era un pino di dimensioni davvero ragguardevoli, anzi, qualcuno sostiene che fosse addirittura enorme, dall’estensione quasi fantascientifica. Comunque stendeva rami, ombra e verde su mezza città; impediva alle frane della collina di invadere i giardini, la gente lo guardava sempre tranquilla; un vero amico.
Fu così che la commissione edilizia per prima, e tutti gli altri membri del comune poi, lo proclamarono PINO REGOLATORE DELLA CITTÀ.
Scoprirono che stava in piedi da sempre, perché aveva un numero di radici quasi incalcolabile; era… era come una di quelle associazioni di promozione sociale che ha mille sostegni e mille donazioni, e che ogni tanto ne vede arrivare di nuove.
Non avrebbe mai cessato di esistere se avesse potuto contarci su quelle radici.
Gli fu inchiodata una targa con questa dicitura:

 
“A buon lettor poche parole
e arrivederci”




GITA IN BICICLETTA

GHIRABBOGHIZZO
di Sergio Carsughi

 
BICIUscì di casa quasi correndo. Era una giornata bellissima, davvero adatta per una gita. Controllò che non gli mancasse niente: lo zaino pieno, i documenti, la cartina geografica, soldi (beh! lasciamo perdere!). Ma pensava: “Eppure sono convinto che mi manchi qualcosa, ma non so cosa. Mah! sarà solo un’impressione, partiamo”.
Non fece neanche cento metri quando un piccolo dado della ruota anteriore che si era dimenticato di mettere fece sentire la sua mancanza. La ruota volò via e lui fece una giravolta pazzesca sbattendo sull’asfalto e, tanto per gradire, per poco un tram non lo faceva secco come un pezzo di pane vecchio di una settimana.
Perché è proprio così: noi non ci curiamo mai delle piccole cose o di quelle perlomeno che riteniamo tali, mentre invece esse hanno sempre una loro importanza. Come dimenticarsi per esempio di inviare il proprio  contributo annuale a sostegno di Cascina Macondo. E io non starò a dirvi, come qualcun altro, che questa favoletta contiene una morale. Vi dirò semplicemente: attenti alla vostra bicicletta.

 
 
 
 

 DON ABBONDIO E I BRAVI

GHIRABBOGHIZZO
di Pietro Tartamella


BRAVI

Seduto sul muricciolo uno dei due “bravi” penzolava la gamba verso il fiume che scorreva. L’altro, poco discosto, aveva appoggiato la schiena sulla sponda destra del ponticello ed era rimasto bieco in volto con le orecchie a sventola conserte. Aspettavano. Asèpettavano Don… che, poco lontano, s’era accorto dell’agguato e aveva aperto il breviario affettando preghiere serali con indifferenza fischiettina.
Ma ci fu uno sbattere di molari e premolari e paure sfoderate da sottane quando la distanza fdai due sconosciuti si ridusse a poco più di un pollice tremante.
Questo contributo a Cascina Macondo non s’ha da fare!” dissero i due bravi digrignando le gambe e divaricando i denti e tutte le gengive.
Uno dei due bravi aveva portato le orecchie a sventola sui fianchi per incutere maggiore impressionamento.
Ma… ma… io… perché… ma…” riuscì a dire Don Abbondio che per eccesso di tremore aveva chiuso il suo breviario-scaccia-paure e non era riuscito a imbucare la corda della fuga.
Don Abbondio, si sa, era come un vaso di terracotta in mezzo a tanti vasi di ferrospinato, ma la sua natura terracotticcia non gli impedì di versare un contributo a Cascina Macondo, cosa che fu molto apprezzata conoscendo bene il Don Abbondio.
 
 
 
 

IL COW BOY ALLE POSTE

GHIRABBOGHIZZO
di Gianni Borraccino

cow boy

Ogni tanto dall’enorme massa degli spettatori si levava qualche gridolino. Sullo schermo Jhon Wayne correva a perdifiato (non lui il cavallo) inseguito da centottantatre indiani che furono sterminati da due colpi di colt (potenza dei proiettili vaganti). Infine era già in vista del villaggio quando cadde in una buca con novantatre serpenti a sonagli; e la colt era scarica (puttanalaeva, sempre scariche ste cazzo di colt). Ma lui impavido ammazza cinque serpenti, mordendoli dietro un orecchio; gli altri morirono d’infarto alle ghiandole salivari. Ma infine riuscì ad infilarsi nell’ufficio postale del paese, e fu in quel momento che scoppiò in lacrime urlando: “Non mi ricordo più come si manda il contributo annuale a Cascina Macondo!”.
A quel punto qualcuno tra il pubblico cominciò a singhiozzare, ma io gli dicevo:
Dai, non fare così Pietro!

 

 

 

 LUCE LUCINE LUCETTE

GHIRABBOGHIZZO
di Oscar Giuseppe Lagable



babbonataleIn quel tempo...la luce era data, ed anche presa, dall'elettricista del villaggio.. Un tipo un po' burbero. Se la prendeva sempre!
Perche' non era ancora chiaro.Viveva solo accerchiato da mille lucine che solo aspettavano lui per brillare in un buio siderale.
Pensate che a volte usava le prese elettriche come piccoli binocoli per vedere cosa c'era piu' un la', al di la' della sua Vista.
Ma, poverino, lui aveva XP come sistema operativo e quindi tutte le volte la sua presa-binocolo gli cadeva sulla pancia e lui rimaneva pensan-pensante arricciandosi la barba."Ah se avessi studiato da idraulico" pensava! Si, se fosse stato idraulico avrebbe liquidato tutti i suoi dipendenti e sarebbe stato finalmente da solo a godersi quell'immenso spazio siderale.
Ma un giorno, in una sua tasca, ecco la scintilla! Dall'alto dello spazio siderale vide "Cascina Macondo"! E vide che la corrente era molto alternativa, spesso alternata, i fili elettrici non avevano i nodi, le prese erano state tolte. E fu così che decise di intervenire con un bel contributo siderale!
Con tutte quelle facce di gomma, pensò, vai a vedere che la corrente alternata mi rimbalza e i miei fedeli mi tiran su una bella Cascina Macondo...qua nello spazio siderale!




IL POPOLO DEI PARTI

GHIRABBOGHIZZO
di Oscar Giuseppe Lagable


vitruvioVi  e’ una fondamentale  differenza fra i due ceppi del popolo dei Parti e cioe’ i Parti “ittici” ed i Parti “non ittici”. Questa differenza e’ dovuta alla proverbiale generosita’ della visione avuta da entrambi i popoli Parti del loro Dio e cioe’ il Dio Parto. In questa visione si vedono entrambi i popoli intenti a costruire una porta. A prima vista questa porta sembrava la stessa. Ma guardando bene, la porta dei parti ittici era un portone, mentre la porta dei parti non ittici era una portiera. Questo era dovuto all’influenza del contributo del Dio Parto  che supervisionava  la costruzione della porta dei parti ittici e dei parti non ittici e che introdusse il concetto di poro. Ora e’ necessario spiegare che il poro dei parti ittici intenti a costruire il portone era in comunicazione con il poro dei parti non ittici intenti a costruire la portiera. Si consideri che il centro di ricerca per la costruzione sia del portone dei parti ittici che della portiera dei parti non ittici credenti nel Dio Parto era chiamato Porta Palazzo. E’ facile quindi dedurre che la portanza del concetto di poro introdotto dal Dio Parto mentre i parti ittici costruivano un portone e i parti non ittici costruivano una portiera arrivava fino ai confini dell’impero e cioe’ in Portogallo.
Esausti da questa estensione sia i parti ittici intenti a costruire il portone che i parti non ittici intenti a costruire la portiera, occuparono il poro e la sua portanza perbene introdotti nel porto di Porta Palazzo e ricevettero in cambio il doppio dal Dio dei parti del portone e dei parti della portiera che contribui’  per l’occasione con un riporto ed un riparto…..dedicato a “Cascina Macondo”……..rischiando tragicamente di essere sin d’allora chiamato, nonostante la sua proverbiale avarizia e la sua folta capigliatura…. ”Dio del Riparto e del Riporto”! Perche’ una volta che conoscono Cascina Macondo anche gli dei….ripartono e riportano!
 
 

 

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 24 Dicembre 2011 08:07 )
 

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