Home Archivio News-Eventi Pietro Tartamella - sandali per i vent'anni
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Pietro Tartamella - sandali per i vent'anni PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 1
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 16:59

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 

SANDALI PER I VENT’ANNI

di Pietro Tartamella
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 29 giugno 2003




Le piombò addosso come una lama tagliente. Sino al midollo.
Un desiderio irresistibile che fisicamente si annidò dentro di lei fin nei più remoti meandri della sua testolina. E da lì, scagliato come da un arcobaleno, si propagò ai suoi occhi di carbonella, al suo petto a balconcino.
Non era una questione di matematica, ma di sottrazione.
No, non ci riusciva proprio, a sottrarsi a quel desiderio.
Forse era un po’ irragionevole e infantile, ma ormai l’aveva pervasa sino alla punta delle dita. Delle dita dei piedi. Si trattava infatti di un paio di scarpette nuove, viste il giorno prima in una vetrina del centro, con riflessi di sole infilati tra i laccetti.
Ora si trovava nella stessa condizione di chi, innamorata, non riesce a togliersi dalla mente la voce e le carezze dell’amato. Nella stessa condizione del bambino che non resistendo alla tentazione di suonare un campanello per dispetto, infine suona, e fugge via.
Ma lei non fuggiva.
Ogni giorno tornava sempre lì. Imbambolata dinanzi a quella vetrina.
Provava la stessa incontenibile voglia di colui che lascia cadere la schiuma masticata di uno sputo dal ventesimo piano per seguirne la lenta e ondulata traiettoria verticale sino a terra sull’asfalto.
Il suo non era proprio uno sputo, ma un’acquolina.
Una voglia di scarpette nuove che ormai coinvolgeva anche la sua saliva.
I suoi vent’anni erano di colpo spariti di fronte a quelle scarpette in vetrina. Tornata bambina a desiderare in modo inconsulto e travolgente un paio di scarpette che ormai riempivano i suoi sogni sino al mattino. 
Erano sandali in verità. 
Un paio di sandali con strisce di cuoio e laccetti di pelle e perline.
Sembravano di fattura Cheyenne.
Aveva sempre avuto un debole per le praterie.
Quel trambusto nel suo cuore forse veniva dal fatto che si avvicinava il suo ventesimo compleanno. Mancavano pochi giorni al 21 marzo. L’aria della primavera aveva ridestato tutti i suoi globuli rasi. Voleva fare un regalo speciale ai suoi piedi!
Colorava sé stessa, i sandali, la terra, la vetrina stessa di quel negozio, con sfumature e significati di nuvola, cielo di prateria, vino, e profumi dipinti.
Un paio di sandali nuovi per l’estate con cui camminare leggera sui granelli di sabbia delle spiagge, sui sentieri a serpente delle Alpi, sull’erba, sugli aghi caduti dai pini secolari nei parchi. Aveva cercato quei sandali in ogni viaggio, in ogni paese straniero in cui era stata. Tanto che la sua carissima amica Giuditta aveva dovuto seguirla in ogni vicolo, piano o scosceso, ovunque ci fosse un’insegna di calzature, spenta o illuminata, in stampatello o in corsivo, a caratteri cubitali o invisibile, dal Portogallo all’Olanda, dalla Lapponia al Medio Oriente, al Nord Estremo. Non li aveva mai trovati.
Giuditta le suggeriva che avrebbe fatto prima a fare un bozzetto e a farle costruire da un artigiano, anche da uno di quegli hippy che spesso incontravano nei mercatini e nelle fiere.
Ma ora quelle scarpette, quei sandali, stavano dinanzi a lei, in quella vetrina del centro. Leggerissimi, di cuoio, fatti a mano, con lunghi laccetti che salivano al ginocchio, numero trentasette, proprio il suo piede, decorato con perline.
Ci voleva un gusto particolare per apprezzarle.
La commessa le diceva che da anni, saltuariamente, le mettevano e le toglievano dalla vetrina nel tentativo di venderle. Ma a quanto pare non esisteva una donna che avesse quei gusti.
Erano proprio le sue scarpette dunque. Fatte apposta per lei.
Pur se erano scontate, il prezzo era proibitivo.
Aveva deciso, proprio in quel periodo, di trovarsi una casa tutta sua. Lasciare i genitori e andare a vivere da sola. Libertà e autonomia completa. Aveva trovato una mansarda vicino al campanile della chiesa. Doveva arredarla. L’aspettavano spese a mitraglia.
Aveva cominciato a fare ipotesi: rinunciare ai sandali, o alla scrivania? O al computer? E se rinunciassi al frigorifero? Non sapeva che fare.
Passava ore dinanzi alla vetrina a mirare i suoi sandali cercati una vita. Troppo cari. Ma anche troppo belli. Erano i suoi sandali sognati. Lo stesso numero dei suoi piedi! Li avrebbe voluti per il suo compleanno. Avrebbe voluto mostrarli la sera della festa del suo compleanno agli amici che sarebbero venuti a cena a casa sua nella sua mansarda per la prima volta. Sarebbe salita sul tavolo e in modo teatrale li avrebbe calzati e avrebbe detto:
“Ecco il sogno di anni finalmente intorno alle mie caviglie”. 
E tutti ammirati, sapendo di quel suo desiderio così antico!

La sera, prima di addormentarsi, faceva calcoli. Non c’era altra soluzione: doveva rinunciare a qualcosa, se voleva i suoi sandali. Poi si addormentava e sognava di farsi portare dai suoi sandali di cuoio su tutte le strade del mondo.
E nel sogno si sentiva molto più leggera dei suoi quarantotto chili.
Quasi uno spruzzo di nuvola.
Al mattino, alle 9,00 in punto, quando tiravano su le serrande dei negozi, lei era già lì, dinanzi alla vetrina, ad ammirare ancora i suoi sandali al sole.
Forse l’aria fresca del mattino l’avrebbe aiutata a prendere una decisione.
Ma ancora nulla.
Ritornava nel pomeriggio. Non abbandonava la vetrina prima che fosse trascorsa un’ora.  Forse la calura pomeridiana l’avrebbe aiutata a trovare una soluzione…
C’erano alcuni momenti della giornata, pochi in verità, in cui si domandava se quel suo desiderio non avrebbe invece dovuto contenerlo. Darsi un po’ di contegno insomma! Aveva vent’anni dopo tutto. Ma quel senso di acquolina in bocca era troppo intenso.
I conti però non quadravano mai. Era una spesa eccessiva che l’avrebbe messa in serie difficoltà. Per un attimo cominciò a farsi strada l’idea che poteva rimandare l’acquisto.
Si sarebbe pur presentata l’occasione di… ritrovarli quei sandali. Aveva aspettato anni, poteva aspettare ancora un po’… No! No, no, no quei sandali li voglio! A ogni costo. Sono i miei sandali. E le pareva di pestare i piedi nudi per terra.
Si stava comportando proprio come una bambina viziata.
Mancavano pochi giorni al suo compleanno. Doveva occuparsi della festa. Tutti i suoi amici sarebbero venuti a cena da lei. Una trentina stipati nella mansarda.
Doveva ancora comprare le sedie, e pensare al menù. Aveva promesso un menù davvero particolare, unico, da leccarsi i baffi e le dita per giorni e giorni.
E il vino sarebbe stato speciale. Vini rossi del Canada e della Francia. E passito di Pantelleria, da ventellinare col dolce. Dico ventellinare, perché “centellinare”, riferito a lei, non sarebbe proprio corretto, visto l’enorme piacere che provava quando beveva il passito.
Certo che quella cena, a conti fatti, le veniva a costare un patrimonio. Esattamente quanto costavano i sandali! E se avesse offerto solo un bicchiere di vino ai suoi amici? Dopo tutto sapevano quanto aveva a lungo desiderato quelle scarpette. Il destino le aveva messe sul suo cammino proprio nel periodo del suo compleanno. Forse era un segno che doveva rinunciare a quella cena. Gli amici avrebbero senz’altro capito, altrimenti che razza di amici sono?
Sì, avrebbe rinunciato alla cena.
Quei sandali avrebbe potuto non ritrovarli più…
Però, anche i vent’anni, vengono una volta sola…
No, non poteva rinunciare alla cena promessa ai suoi migliori amici; non poteva rinunciare a festeggiare i suoi vent’anni che vengono una volta sola nella vita come sandali con fiumi di vino buono e pesce e carne di bisonte che aveva trovato in un supermercato e che costava almeno due occhi della testa.
Tornò a guardare le scarpe in vetrina, quasi ad assicurarsi che ci fossero ancora.  Poi telefonò a Giuditta  e insieme andarono a far compere per la sua casa nuova. Era talmente presa dal pensiero dei suoi sandali e dalle sue argomentazioni per convincersi a comprarli o ad abbandonarli che non le venne nemmeno in mente di parlarne con Giuditta.
La sera, affaticata per aver portato su in mansarda in diversi viaggi 6 sedie di paglia, un lampadario, una libreria, quattro scatoloni di libri, romanzi, racconti, poesia, cartine geografiche e riviste di viaggi, distesa sul letto con i piedi nudi solleticati da una mosca primaverile, pensando ai sandali… li rivide esposti in vetrina… con il cartellino del prezzo, i riflessi dorati, le altre scarpe esposte…
La mosca posata sull’alluce.
Il silenzio era totale. Nemmeno il ronzio nero della mosca si udiva che volteggiando passava dall’alluce al mignolo, dal mignolo all’alluce, e poi al piede sinistro, dall’alluce al mignolo, dal mignolo all’alluce, e poi tornava all’altro piede seguitando a corteggiarli di nero.
Fu in quel momento che udì il tonfo robusto di un libro cadere sul pavimento.
Si era staccato da solo come all’improvviso fanno i quadri dal muro. Non ci fu un fragore di vetro rotto. Fu un fragore silenzioso come di luce che si apre.
Il libro era aperto per terra alla pagina 180.
Era lo stesso prezzo dei sandali in vetrina!
La mosca ora si era posata sul mignolo del piede sinistro.
Il libro caduto aperto come ali di farfalla era “Miti e misteri degli Indiani d’America”, di Vincent Gaddis”. Lesse le righe che saltarono vivide ai suoi occhi: “…questi ciechi vennero portati all’uomo di medicina che aveva imparato a guarire in conseguenza di sogni e visioni. Lo sciamano mise della neve sopra i loro occhi e poi cantò una canzone che diceva di aver imparato durante un sogno. Infine si mise della neve in bocca e ne soffiò alcuni fiocchi sulla testa degli uomini. Immediatamente la loro cecità scomparve…
La mosca si era posata adesso sul suo sopracciglio.
Dopo qualche secondo, volteggiando, era andata a posarsi sulla pagina aperta del libro, proprio sul numero della pagina: 180, il costo dei suoi sandali di cuoio.
Fu allora che credette di capire.
Era notte fonda ormai e le fu chiaro come il sole che l’indomani avrebbe comprato i sandali.
Non è dato capire per quale motivo quelle strane coincidenze fossero interpretate dai suoi occhi di carbonella, dai meandri più reconditi della sua testolina, dal suo petto a balconcino, dai suoi piedi, come segni che la risposta giusta per lei in quel momento era possedere i sandali con i laccetti sino al ginocchio.
Avrebbe fatto la festa di compleanno con gli amici. Una bellissima cena all’insegna della felicità. Che aspettassero pure il frigo, il telefonino nuovo, l’aspirapolvere, la lavastoviglie. Avrebbe lavato panni e lenzuola a mano per mesi e mesi, ma i suoi piedi dovevano essere dentro quei sandali nuovi di sogno.
Si svegliò molto tranquilla e serena. Contò il danaro nel portafoglio. Né un euro di meno, né un euro di più. Scese le scale sino all’atrio. 
Le sembrarono un soffio tutte quelle scale.
L’ossessione stava scomparendo. Ora riusciva a vedere la gente che camminava sui marciapiedi e le donne che andavano a far spesa.
La commessa del negozio stava pulendo la vetrina con acqua e sapone. Mattinata fresca. La primavera scritta perfino sulle bollicine di sapone che si alzavano dal secchio rosso della commessa.
Una mosca girovaga si posò sul suo sopracciglio mentre i suoi occhi avidamente cercavano dietro la vetrina insaponata i suoi meravigliosi sandali che conosceva ormai meglio delle sue tasche.
Quando si accorse che in vetrina i suoi sandali non c’erano più, quella mosca sembrava una cicatrice che le dava un’aria di morte imminente. Il cuore le rimbalzò più e più volte con la sensazione che dovesse precipitare dal balconcino del suo petto in un abisso senza luce.
La vista si annebbiò quasi a confonderla.
I suoi sandali venduti!
Aveva già il danaro in mano, pronta a pagare.
Sentì nelle dita il contatto vivido della filigrana.
Aveva banconote da 20 euro.
Prese coscienza che aveva in mano banconote da 20 euro.
Vide il disegno del ponte, l’Europa stampata. Girò con un gesto d’automa la banconota. Vide le finestre quadrifore ad arco acuto di chissà quale cattedrale.
Un riflesso di sole attraversò le finestre quadrifore della banconota.
Sembrava una cattedrale vera in carne e ossa.
Non provava dolore, né nostalgia, né rabbia. Nemmeno rassegnazione.
Non sapeva nemmeno lei cosa provasse. Un vuoto? No. Una perdita? Forse.
Una speranza? Difficile a dirsi.
Si incamminò semplicemente verso casa.

Ora doveva preparare la cena per la sera. Era il suo compleanno. Ecco a cosa pensava: al suo compleanno, ai suoi vent’anni che vengono una volta sola.
Fu la più bella serata della sua vita.
I sandali finiti ormai lontani a camminare in chissà quale angolo della terra. Non ai suoi piedi, ma comunque sull’erba, sugli aghi di pino, su tutti i granelli di sabbia del mondo.
Mai trovò vino più dolce di quello che bevve quella sera.
Mai sentì i suoi amici così vicini. Si accorse di quanto sarebbe stato stupido se avesse scelto di non offrire loro quella cena. Li guardava negli occhi, sentiva la loro voce. Li riconosceva come se fossero carne della sua carne.
Gioì nell’aprire i pacchetti colorati che contenevano i loro regali. E quando aprì il  pacchetto rosso di Giuditta avvolto in un nastro dorato, e vide davanti a sé, ad un palmo dal naso, i sandali di cuoio che aveva rincorso per tanto tempo… Beh! Non ne rimase stupita.
I suoi occhi di carbonella ebbero però una luce di fiamma.
Sulle sue labbra un sorriso che nemmeno Giotto, nemmeno Michelangelo, nemmeno la telecamera più digitale di questo mondo, avrebbero potuto riprodurre.
Con quel sorriso sulle labbra mostrò agli amici i sandali, infilandovi dentro le mani. E nelle mani li tenne a lungo mostrandoli, più come guanti che come calzari.
Non salì sul tavolo.
Ancora oggi, a distanza di anni, il profumo di Giuditta avvolge i suoi piedi.




5x100

 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 05 Settembre 2011 17:21 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare