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Maria Emma Gillio - bottone PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 16:45

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
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Cascina Macondo
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Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
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BOTTONE

di Maria Emma Gillio
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 29 giugno 2003




In primavera Viola soleva ricercare negli indumenti smessi qualcosa da poter indossare, magari dopo aver effettuato qualche piccolo ritocco. Lo faceva per rilassarsi nel corso della preparazione di un esame universitario, oppure durante le pulizie generali, per distrarsi un poco o forse per immergersi in un tempo passato, ma che era ancora ben vivo nei suoi ricordi.
Quel giorno la sua attenzione si soffermò su una camicetta smilza, senza maniche. Era di colore bianco, con delle roselline rosse sparse qua e là, un poco sbiadite per le tante volte che l’aveva lavata. Un tempo era la sua preferita e forse per questo apparteneva a quella categoria di oggetti che sopravvivono alla selezione del tempo senza un vero perché.
Era custodita, dentro una custodia di nylon a righe azzurre, in uno scatolone, uno di quelli che non erano stati ancora aperti dopo l’ultimo trasloco del ’95. Viola infatti aveva cambiato quattro case, per motivi pratici.
Decise di provare a indossarla e già mentre la liberava dal sacchetto ebbe l’impressione di restituire alla libertà tanti ricordi a essa legati.
Con sorpresa scoprì che le andava proprio bene, che era riuscita a infilarla senza problemi e che le ridava anche un’aria sbarazzina, la zia avrebbe detto “giovanile”. Si piaceva parecchio con quella camicetta, si sentiva a suo agio e avrebbe tanto desiderato che Fresco la vedesse in quel momento, sicura che sarebbe stato molto contento della naturalezza con cui vestiva una cosa appartenuta al passato.
Un passato che Viola aveva vissuto intensamente, spensierato, ma talvolta doloroso e travagliato, perché altri avevano determinato situazioni tristi, un tempo andato fatto di rinunce, di ansie, di preoccupazioni, di conquiste, di scelte importanti, di abbandoni, ma anche di rivincite.
Affiorò poi il ricordo di Bobo, il suo compagno di bicicletta e delle partite di tennis giocate sui campi di un noto gruppo sportivo/culturale della sua città natale, durante le vacanze scolastiche.
Mamma e papà erano d’accordo sulla concessione di permessi per lo sport, ma papà doveva verificare, al riparo dagli occhi di Viola, che il tennis non fosse una scusa per andare al lago o in pineta, mentre la mamma era incaricata di controllare l’orario del rientro, poiché la puntualità era importante. Era importante anche per il gioco dato che, dopo dieci minuti di ritardo, il campo veniva ceduto ad altri: c’erano sempre molti ragazzi in attesa!
Viola lottava in continuazione con la puntualità: doveva sempre ultimare qualche cosa che riteneva importante prima di recarsi a un qualsiasi appuntamento. L’aveva ultimata anche quel giorno in cui ebbe un incidente con il motorino di papà! Se quel mattino fosse uscita con la bicicletta non sarebbe mai arrivata in tempo per giocare dalle dieci alle undici.
Per fortuna era rimasta illesa, ma si era spaventata molto. Temeva poi il papà che l’avrebbe sicuramente sgridata o forse picchiata a causa della sua disobbedienza: aveva preso il motorino senza che lui lo sapesse e pur consapevole che lui le avrebbe negato il permesso di usarlo!
Quel mattino, le gambe di Viola erano un poco incerte sul campo da tennis e alla fine dell’ora non si fermò a parlare con i suoi amici, forse non fece neppure la doccia perché doveva correre a casa e raccontare tutto alla mamma. Aveva bisogno di confidarsi, di svuotare il sacco, ma soprattutto di consigli su come riferire al babbo l’accaduto.
Di solito il babbo giungeva intorno all’una per il pranzo, ma quel giorno arrivò prima, mentre Viola stava ancora raccontando alla mamma l’accaduto e quando entrò in cucina, si era già accorto che il motorino aveva subito dei danni. Viola rispose quasi tremante alle domande del babbo, ma subito notò una strana cosa: quella volta il babbo più che per la disobbedienza, sembrava preoccupato per il danno subito dal motorino.
Viola fu più che felice: l’aveva proprio scampata bella, ma non si chiese mai il perché papà non l’avesse sgridata o picchiata o per quale motivo l’episodio si risolse così! Non meritava davvero una severa punizione quella volta?
Quell’indumento fece affiorare, a distanza di molti anni, quella benignità insolita di un padre che Viola aveva sempre ritenuto burbero, ma la motivazione di quella clemenza restò nascosta dietro quel bottone che chiudeva la scollatura della camicetta smilza.




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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:34 )
 

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