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Marco Trevisan - nuvole PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 16:41

 

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NUVOLE

di Marco Trevisan
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 29 giugno 2003




Sono tante. Sono tutte diverse: voglio dire non ne trovi due uguali. Sono rassicuranti, ma anche minacciose, cambiano in continuazione, ma assomigliano sempre a se stesse. Sono dovunque, le nuvole, sono perfino utili, non so bene a che, ma giuro di aver sentito qualcuno, di una certa  importanza, sperticarsi sulla loro utilità, ma sì, deve essere stato in TV. Che tristezza. Da quando ho scoperto a mie spese che le nuvole sono importanti e ho dedicato loro una certa attenzione ne ho contate ben 17.472 e il loro numero continua a cambiare ogni santo giorno. Mi domando chi è che se ne occupa, voglio dire, chi le fabbrica, le conta, le lascia libere e… guardate che sono interessato, mi sembra un buon lavoro, infatti. Sempre quel tale in TV sembrava sicuro del fatto che le nuvole siano importanti, voglio dire era così preso ad analizzare i tipi di nubi, che le aveva classificate per numero, forma, colore e cielo di appartenenza. Questa è una tipica nuvola olandese, diceva, questa francese, insomma in fatto di nuvole sapeva il fatto suo. Diceva, sempre lui, che se uno fissava intensamente una data nuvola poteva deciderne le sembianze: forma e colore. Naturalmente bisognava lavorarci un po’, ma con pazienza alla fine ci si può riuscire. Col tempo, poi, ci si specializza: nuvole faccia, nuvole animali, nuvole pioggia etc. e se si era francesi, nuvole francesi, se tedeschi, nuvole tedesche, e via di questo passo, si trattava veramente di un esperto di nuvole.
Nuvole, nuvole a volte possono diventare un ossessione, anche per chi nella vita si dedica a tutt'altro. Poiché infatti non c'era verso di plasmarne la forma, almeno in prima battuta, la mia ossessione era dapprima la scoperta, poi l'inseguimento e infine la cattura. Un hobby non da poco, tutto considerato.
Bene, ora provate a immaginare uno di quei pomeriggi estivi, cielo terso, azzurro, venticello, manco a dirlo neanche una nuvola. Tutta la mia arte, le mie tecniche di acchiappanuvole sviluppate in tanti anni assolutamente INUTILI.
Poi all'improvviso cielo scuro, una spessa coltre grigia, multiforme, un indefinito numero di nuvole, sì proprio loro, ah che frenesia.
La mia collezione personale di ben 17.472 nuvole stava per essere arricchita di nuvole italiane. Ora nel mezzo di un non so dove italiano un acchiappanuvole circondato da un indefinito numero di nuvole, tutte squisitamente italiane, che roba. Le nuvole non finiscono mai, le ossessioni forse. Può succedere quando gli acchiappanuvole si confrontano tra di loro e le nuvole raccontano le loro storie: le nuvole francesi raccontano dei francesi, quelle tedesche dei tedeschi, quella scura parla di pioggia e di immense distruzioni.
È allora infatti che ogni nuvola racconta una storia diversa e che solo gli acchiappanuvole sanno raccontare, come accade in certe domeniche d'estate in un non so dove.




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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:34 )
 

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