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Maria Cristina Medina - davanti al fuoco PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Lunedì 25 Luglio 2011 15:29

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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DAVANTI AL FUOCO

di Maria Cristina Medina
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 novembre 2003




Sono una scintilla che fugge dalla fiamma,
ondeggia rapida nel suo calore,
brilla rossa per pochi attimi nell’aria e poi, raffreddandosi,
si dissolve senza lasciare traccia di sé.

Un granello di cenere caduto sulla terra, nella terra,
e posso pensare, ora che ne faccio parte,
di contare qualcosa.

Conterò qualcosa per il seme che mi ingloberà tra le sue radici
e, cibandosi della mia sostanza,
si ergerà verso il cielo e griderà la mia sete.

Ho attinto da molte fonti, ma la gola è sempre arsa.
Non l’acqua, non il vino hanno saputo spegnere il fuoco,
l’indimenticabile fuoco,
ma forse le tue parole mi daranno pace.

Sono solo una scintilla o un fuoco ardente, indomito, furente;
sibila se vuoi bloccarlo tra le mura di un camino
e sempre trova una fessura attraverso cui liberarsi
per bruciarti le mani.

Getta sabbia su quel fuoco perché non voglio farti del male.
Getta sabbia perché ho paura che farò del male a me.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 07:37 )
 

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