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Secondo Calibano (Lorenzo di Maresca) - esodo PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Giovedì 29 Dicembre 2011 17:51

 

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ESODO

di Secondo Calibano
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2004





Càdiz, Spagna. 7 novembre

Cari amici,
non vedevo l’ora di scrivervi per potervi far sapere che i vostri volti e le vostre voci hanno occupato la mia mente durante tutto il viaggio che mi ha condotto fin qui.
Pensavo alle ipotesi sulla mia scomparsa che inevitabilmente stanno circolando a Nuova Ginevra. Durante gli ultimi giorni di navigazione il pensiero della vostra preoccupazione mi ha quasi ossessionato e davvero mi sono pentito di non aver lasciato anche solo due righe. In quel momento avrei voluto avere un grande megafono che riuscisse a trasmettere la mia voce fino a voi.
Solo l’emozione dell’arrivo è riuscita a cancellare i fantasmi che si stavano moltiplicando ormai senza più controllo nella mia testa. È stato bellissimo. Appena mossi i primi passi sul territorio europeo ero così occupato dalle mille incombenze riguardanti la mia permanenza a Càdiz, che i fantasmi sono semplicemente evaporati senza che nemmeno me ne accorgessi.
Già da queste prime righe avrete capito che non mi hanno rapito, né tantomeno la mia anima ha lasciato il mio corpo, e credo di non essere nemmeno impazzito.
Sono semplicemente partito, tutto qui.
Già da qualche mese non telelavoravo più; poi tutto il tempo improvvisamente a disposizione, combinato ai lavori che stanno violentando i dintorni della nostra città, hanno fatto il resto.
All’inizio ero eccitato da tutto quel tempo libero, specialmente la mattina, ma ben presto tutto si è trasformato in angoscia. Passavo sempre più tempo a osservare i lavori di disboscamento a sud-est e quelli di riasfaltatura oltre il Joybridge, dove dovrebbe sorgere il fantasmagorico ingresso della cittadina della Disnal, che non voglio nemmeno nominare. Non abbiamo scelto noi quel nome, che rappresenta anzi la nostra disgrazia, perciò credo che dovremmo rigorosamente astenerci da pronunciarlo.
Stavo sperimentando in modo nuovo soprattutto le ore mattutine, in cui la famosa mente fresca, ora non più occupata da numeri, era finalmente libera di andare più a fondo nelle cose. Questo mi ha portato a considerare lucidamente, forse per la prima volta, il destino di Nuova Ginevra.
L’ultima mattina ero presso lo stagno oltre il percorso ciclabile, in fondo al parco. L’opera di disboscamento stava procedendo a ritmi impensabili. C’erano una ventina di nuovi operai che lavoravano con un impegno che in un diverso contesto si sarebbe definito invidiabile.
Si dà il caso che in quel punto ci fosse il grande ciliegio, quello che a suo modo ha collegato almeno tre o quattro generazioni di cittadini di Nuova Ginevra. È il ciliegio sotto cui andavamo a mangiare nelle notti d’estate con Nick, Janette e i ragazzi di Brown County; il ciliegio dove fu legato per un giorno quel ragazzo di West Menilfield perché era entrato in città senza pagare il quarto di dollaro. E anche il ciliegio dove il vecchio Orson Pickett legava i suoi cavalli.
Ebbene, mi sono trovato a dover assistere proprio al suo abbattimento. È caduto sotto i colpi di due motoseghe che, attraverso determinati tagli, avrebbero dovuto farlo cadere in un punto preciso del terreno. Ma dev’esserci stato qualche errore di calcolo. Il vecchio tronco, inciso da anni di scritte e iniziali, ha emesso un rumore secco e, mentre gli operai facevano appena in tempo a scostarsi, è caduto nello stagno.
Ci sono avvenimenti, apparentemente uguali a tanti altri, che invece segnano la fine di un’epoca. Segnano un punto del tempo per cui poi non si può più tornare indietro. L’immagine del grande ciliegio che cadeva a peso morto nello stagno è stato per me uno di quei momenti.
Sono corso a casa, e prima ancora di arrivare mi sono venute in mente le frasi geniali di Lucas: “Il diritto all’esodo.” “Il diritto all’esodo da situazioni che in un dato momento possono solo distruggerti”. Ogni mio rapporto di lavoro si era da tempo esaurito, allora perché rimanere? Partire era diventato improvvisamente un pensiero fisso.
Mi sono attaccato al telefono per rintracciare l’amico di un amico che anni fa lavorava su una nave mercantile. A volte sotto un impulso pressante si fanno cose che altrimenti impiegherebbero mesi: in serata stavo già parlando al telefono col marinaio, tre giorni dopo ero già sulla nave in qualità di mozzo tuttofare.
Credo con queste mie righe di avervi rassicurato circa la mia sorte. Vi prego di inviarmi a questo indirizzo notizie sullo stato di avanzamento dei lavori per la cittadina Disnal. Forse la lontananza rende più sopportabili le notizie dello scempio.
Vostro
Harry Webster


Nuova Ginevra, 17 novembre

Caro Harry,
è impossibile descrivere il respiro di sollievo che abbiamo tirato all’arrivo della tua lettera.
Ma questa parte di mondo è ormai in fase di schizofrenia acuta, tanto che anche le buone notizie riescono a creare scompiglio.
Non si sa come, il tuo caso era finito addirittura a Lo Scomparso, che ti aveva dedicato ben due intere puntate. Nessuno di noi era riuscito a vederle se non per dieci minuti. Io avevo visto un pezzo della prima in cui ti davano per fuggito in una comunità segreta, una sorta di nuova-Scientology, o qualcosa del genere, con tanto di inchiesta scoop sul nuovissimo culto. E fosse finita qui! Forse per mancanza di altri scomparsi credibili, la NTC stava organizzando sul caso una puntata-maratona su Lo Scomparso dell’anno. La tua foto in cui apparivi serissimo, che Janette ti scattò al termine di quella cena in cui finimmo due casse di birra, era su tutti i giornali, poi su migliaia di cartelloni pubblicitari sparsi per tutto il paese.
Non meno di una decina di corporation aveva fatto a gomitate per assicurarsi gli spazi pubblicitari durante la mega-puntata-maratona.
La tua lettera è arrivata esattamente due giorni prima de Lo Scomparso dell’anno. A quel punto la NTC stava decidendo di sospendere la puntata per dedicarla in seguito a un altro caso. Ma le corporation non volevano sentire ragioni: avevano pagato e volevano la puntata in onda.
Naturalmente la trasmissione non c’è stata E ora tutto il caso si è trasformato in una ingarbugliatissima causa in tribunale.
Riguardo alla costruzione della cittadina Disnal, come immaginerai le notizie non possono essere confortanti.
Sembra sia stata approvata la variante al progetto che prevede la costruzione della superstrada sopraelevata che taglierebbe tutta Nuova Ginevra da nord a sud, per arrivare direttamente alla nuova cittadina bypassando il centro città. La società di architetti che sta mutilando Nuova Ginevra afferma che la superstrada non può avere curve. Queste disturberebbero la presunta “Armonica linearità” faticosamente raggiunta nel progetto della cittadina-disastro.
E immagina sopra cosa passerebbe? Sul campanile della vecchia chiesa Romana Cattolica, che verrebbe perciò abbattuto.
Altre due famiglie sono state portate via con la forza perché si opponevano alla distruzione delle proprie case. Del parco rimane solo lo stagno, smarrito in mezzo a una spianata di terra violentata.
Goditi la lontananza; attendiamo tue notizie.
Nick


Càdiz, 28 novembre

Ciao Nick,
per comodità invio questa lettera solo a te, con preghiera di passarla a tutti gli altri.
Il progetto della cittadina Disnal contiene tutto il codice genetico della degenerazione subita dal nostro paese negli ultimi anni. Ne è la proiezione esatta. Lo stesso concetto di armonica linearità, che di armonico non ha nemmeno il nome, la dice lunga sulla vera natura del progetto.
La cosiddetta cittadina che verrebbe fuori è semplicemente un mostro, una fortezza assolutamente isolata dal resto dell’ambiente, costruita facendo criminosamente scempio della natura e della vera architettura armonica preesistente. Sarà per questo una calamita di tonnellate di karma negativo che inevitabilmente le ricadranno addosso come una nuova Sodoma o Gomorra.
E che tipo di cittadini crescerebbero lì dentro? Degli esseri completamente plasmati e plasmabili, avvezzi a una falsa idea di sicurezza, che conoscerebbero solo i colori chimici scelti dagli architetti, assolutamente ignari del complesso gioco della vita e della morte che tiene insieme la natura.
I fumetti della Disnal che leggevamo da piccini erano tra i migliori. Lì c’era ancora un’armonia, ma l’avidità delle società di capitali sta riuscendo a trasformare anche quel mondo in un incubo.
Prima di lasciarti dopo questo sfogo, ti ragguaglio sulle mie attuali condizioni.
Resterò a Càdiz ancora per qualche tempo. Sto facendo dei lavoretti di riparazione sulla nave, prima che riparta senza di me. Nel frattempo ho trovato da fare qualche lezione d’inglese; un classico per noi all’estero, ma è confortevole vedere che qualcuno è ancora interessato alla nostra lingua.
I soldi sono pochi. Qui s’impara a dare valore a tutte le cose, compresi i fiammiferi, che cerco di riutilizzare finché il legno non si è completamente consumato.
La semplicità è di grande aiuto per fare ordine nella propria testa.
A presto
Harry

PS: ho la prova che il mondo è davvero tondo! Non ci crederete mai, ma ho incontrato il nipote di Saul Corso, il presidente della Disnal, figlio di un suo fratello. È un attivista contro lo strapotere delle corporation. Sta andando in India per una campagna contro i semi modificati affinché non si rigenerino.
Ci siamo messi a ridere del fatto che ci siamo incontrati per colpa di suo zio, e mi ha lasciato il suo indirizzo di Nuova Delhi.


Nuova Ginevra, 5 dicembre

Caro Harry,
Rintraccia immediatamente il nipote di Corso!
Janette vuole consegnare a suo zio un libro su proposte alle multinazionali per uno sviluppo eco-compatibile. So che è una follia, ma non si sa mai. La Disnal sta per fare una conferenza stampa sul suo programma di aiuti all’ambiente, figurati. È una di quelle trovate per cercare di far credere che anche loro sono sensibili a certi temi.
Janet dice che dovrebbe parlare proprio Corso e, visto che deve comunque trattare di ambiente, dovrà in qualche modo documentarsi; quindi è l’unica occasione per sperare che legga quel libro. Lei dice che convincerebbe anche il demonio in persona. Io ho ancora qualche dubbio. Ce lo vedi Corso a interessarsi di sviluppo eco-sostenibile?
Comunque abbiamo l’occasione di fare qualcosa. Proviamo.
Facci sapere al più presto, ciao.
Nick


Saul Corso ricevette effettivamente il libro in questione proprio mentre cercava quel tipo di materiale per l’imminente conferenza stampa. Una società di analisi aveva consigliato alla Disnal che, per continuare a far crescere i propri profitti, avrebbe dovuto mostrare interesse a progetti per l’ambiente.
Quasi a livello subliminale, senza che all’inizio nemmeno se ne accorgesse, Corso intravide nel libro giuntogli fortunosamente tra le mani un punto di vista che non aveva mai considerato. Da lì ebbe inizio per lui un lungo periodo di crisi di coscienza.
La conferenza stampa di qualche giorno dopo fu farcita di superficiali banalità a uso e consumo di giornalisti e indici di borsa, ma il seme del dubbio cominciò a germogliare nella mente di Corso.
I lavori di costruzione della cittadina Disnal si interruppero un anno dopo, ufficialmente per “mutate strategie societarie” e appena in tempo per bloccare la costruzione dell’orribile superstrada sopraelevata.
In seguito il governo federale intraprese una radicale riforma delle società di capitali, riducendone enormemente lo strapotere.







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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Dicembre 2011 10:48 )
 

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