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Roberta Isastia - donna PDF Stampa E-mail
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Scritto da Super Amministratore   
Giovedì 29 Dicembre 2011 17:46

 

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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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DONNA

di Roberta Isastia
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2004




Questa mattina mi sono svegliata all’alba, pensando alla giornata che mi apprestavo a vivere e a questa possibilità che mi sono regalata: scrivere per il puro e semplice piacere di scrivere. E scrivere con altri come me, un po’ alternativi -non offendetevi, amici- persone che al calcio o alla tv preferiscono ancora un diletto antico, antico almeno quanto è antica la storia dell’uomo. Pietro e Anna, che ci ospitano nella loro casa per scrivere, se fossero vissuti al tempo in cui si incideva sulle tavolette di cera, forse avrebbero organizzato qualche scritturalia di meno. Ma visto che siamo nel 2004 ecco Maria Emma vicino a me con il suo favoloso portatile che ha solo un difetto: è rumoroso e mi ricorda il lavoro; non so se reggerò a lungo vicino al suo computer.
Attenta Roberta: il tema non è scrivere. Pietro ha letto Donna abbinato al tuo nome e a quello di Enrica. Bene, Enrica è una donna come me, sarà bello confrontarsi. Quando ho sentito donne ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere intorno a questa parola. Poi, dopo, mi sono ricordata che sono arrabbiata con le donne. Non con tutte. Alcune. E allora si tratta di scrivere su una realtà che mi evoca dolore, proprio oggi che volevo farmi un regalo. Ecco avrei scritto volentieri intorno alla parola regalo. O Luce. Invece sono qui, con la penna in mano, a scrivere di scrittura, ma la parola è donna. Bene, io sono una donna e questo dovrebbe aiutarmi, sono anche figlia, amante, sorella, amica, mamma. Ma se continuo con l’associazione di idee a donna abbino arpia, tiranna, strega. Ancora calore, bellezza, tenerezza e accoglienza. Subito mi appaiono alla mente immagini di donne o meglio simulacri di donne, coperte dal burqa e private della gioia di vivere nel mondo. Sfilano nella mia mente donne violentate: vedo i loro occhi persi nel vuoto di un corpo che non è più il loro. Ma ecco che vedo file di donne emaciate che, tenendoli, guardano accorate e impotenti i loro figli malati, e tendono una mano nella speranza di una possibile salvezza. Ricordo donne sfinite che vigilano sui morenti e mi appare una giovane e bellissima donna, si sdraia per terra per impedire a un carro armato di distruggere ma, come se lei fosse già polvere, viene investita. Vicino a lei, emblema del coraggio e della generosità c’è sua mamma, urlante il dolore del mondo.
Vedo anche donne con il vestito di Armani, veline e atlete, donne in carriera aggressive e seducenti, egoiste, efficienti, dure, spietate, frettolose.
Ecco il conflitto: quale donna dunque?
Donna tentatrice,  subdola,  strega, espressione quindi del male per antonomasia, persona o meglio animale, creatura da reprimere, combattere, almeno diffidare, sicuramente da lasciare nell’ignoranza?
Oppure donna salvatrice, immacolata, bella, espressione del bene per antonomasia, madre degli uomini?

Donna ricordati: tu ispiri da sempre i poeti, che sono i bambini del mondo, perché sei immagine di amore, perché evochi la bellezza, perché ricordi la dolcezza e rammenti la Natura.
Donna è il potere che ti vuole cancellare, ti nasconde, ti mortifica, ti annienta perché ti teme.
Donna non correre: è tua l’arte dell’attesa
Donna non competere: tua è l’arte del fare insieme.
Donna non uccidere: tua è l’arte del fare nascere
Donna ricorda al mondo che esisti.
Sei tu la speranza che c’è in tutti noi di un mondo migliore perché ognuno di noi è anche donna, ma non sempre lo sa.
Esci dalle case, butta le vesti che ti imprigionano, parla le lingue che ti vietano, entra nel luoghi del potere e amministra.
Adesso vestiti dei tuoi vestiti più belli, colorati e luminosi, infila perline nei capelli liberi al vento, intreccia collane con i fiori, prendi per mano chi incontri, sia esso giovane o vecchio, bello o brutto e riconosci in lui o in lei la donne che è in te, la vita che è in te e ascoltalo.
Solo questo: ascoltalo e insieme risolverete i conflitti, ascoltalo e mostra al mondo che non è così difficile spegnere la rabbia, ascoltalo e la tristezza si allontanerà perché l’uno penserà all’altra.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Dicembre 2011 10:47 )
 

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