Home Archivio News-Eventi Claudia Avitabile Macciò - ricordatevi di leggere il giornale
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Claudia Avitabile Macciò - ricordatevi di leggere il giornale PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 0
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Tartamella   
Giovedì 21 Luglio 2011 10:29

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 

 


RICORDATEVI DI LEGGERE IL GIORNALE

di Claudia Avitabile Macciò
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 17 giugno 2007





La prima a comportarsi in modo strano fu la gatta: una mattina invece di correre subito in cucina a miagolare davanti alla ciotola, guardando con occhi languidi la scatola delle crocchette, si mise a danzare intorno alla gambe di Grazia per poi acquattarsi davanti al frigo.
“Si sarà stufata delle crocchette - fu il commento distratto di Francesco e Grazia - In fondo dopo cinque anni tutti si stuferebbero dello stesso cibo!”
Discorso chiuso, caffè trangugiato, Francesco e il figlio Vincenzo in uscita per il lavoro, Grazia a casa a godersi il primo giorno di ferie.
A metà mattinata fu la volta di Grazia di sentirsi strana: per prima cosa provò una pulsione irrefrenabile, raccolse in un grosso scatolone scampoli di tela, fili da ricamo, perle e perline di ogni colore e forma, ritagli di catena metallica, gomitolini di lana, cotone… insomma, tutti quegli oggetti che aveva accumulato in tanti anni e che usava come via di fuga dal mondo per dar sfogo alla sua creatività e preparare regali, pensierini, oggetti per la casa o per il banco di beneficenza della parrocchia. Chiuse lo scatolone e lo ripose sul ripiano più alto e scomodo della dispensa, poi, come presa da una insolita frenesia, iniziò a spazzare, lavare e incerare tutti i pavimenti, poi fu la volta dei vetri, dei lampadari, degli armadi… così che la sera al ritorno dal lavoro Francesco ebbe l’impressione di aver sbagliato indirizzo: dov’erano finite le borse di Grazia sempre appese ai pomoli dei mobili, i suoi abiti ammucchiati sulle sedie in camera, le bottiglie di liquore e sciroppi che da tempo immemorabile occupavano i piani della cucina? Quella era la casa che aveva per tanto tempo desiderato e che ormai si era rassegnato a non vedere più.
Grazia sapeva benissimo che suo marito tutte le sere, con esasperante abitudinarietà, andava per prima cosa in camera, si toglieva l’abito, la cravatta, la camicia, per andare a tavola con il vestito da casa, non di rado addirittura in pigiama, ma quella sera no, Francesco aveva una voglia matta di andare a tavola ancora in tiro e rimase un po’ male quando vide che sua moglie, che non aveva mai cenato con un abito da casa, si presentò a tavola in camicia da notte, pantofole e bigodini.
Il figlio, che aspettavano con ansia per capire come mai era uscito lasciando il letto perfettamente rifatto, gli indumenti sporchi riposti nel cesto del bagno e i sandali in ordine nella scarpiera, arrivò puntualissimo portando tre sacchetti della spesa, una confezione di acqua minerale, una di rotoli di carta igienica e gridando “Mi raccomando, stasera la spazzatura la porto giù io!”
La cena trascorse con le solite chiacchiere sulla giornata; ognuno era spinto a fare cose inconsuete, ma al tempo stesso era compiaciuto nel vedere che il resto della famiglia si comportava esattamente come lui aveva sempre desiderato. Unico incidente il comportamento di Cesarino, il gatto più giovane: sempre mite e pronto alle carezze, quella sera si presentò in cucina con schiena ingobbita, orecchie abbassate e coda gonfia e, dopo essersi appostato sotto il tavolo assestò tre bei morsi, per un totale di dodici buchi, nel polpaccio di Grazia, che si rifugiò in bagno imprecando contro quello che fino al giorno prima aveva chiamato “il mio bambino”.
La vita comunque procedeva e anche discretamente: i giorni passavano e Grazia mise in atto un piano quinquennale che comprese il riordino completo della dispensa e dello stanzino, la pulizia del terrazzo fino all’inceramento e alla lucidatura, ovviamente dopo il rinvaso e la potatura di tutte le piante, lo svuotamento della cantina e del box. Lavorava come una matta dall’alba al tramonto e dopo cena stirava tutto quello che aveva lavato nella giornata, così che ogni sera il cesto della biancheria, che prima traboccava sempre e sul fondo del quale avevano stazionato per mesi alcune camicie, non solo era vuoto, ma addirittura ripiegato e riposto nello stanzino. Certo Grazia era un po’ infastidita dal comportamento di suo marito: prima quando lei dopo cena ricamava o andava a dormire con le galline, lui lavorava sempre fino a tardi, ora che lei faceva le due di notte per lasciare tutto in ordine, lui passava le serate vedendo la TV e, incredibile a dirsi, a scrivere racconti.
Grazia lavorava, aveva smesso di piluccare continuamente dal frigo, non accendeva più la televisione, sua storica onnipresente compagna, e con molto piacere si accorse che perdeva peso a vista d’occhio.
Quando Vittoria, la figlia sposata, che viveva sull’altro lato della strada, venne a cena con il marito straniero, rimase a bocca aperta e per tutta la sera non fece che ripetere “incredibile… incredibile… incredibile”, mentre suo marito Baghla chinando la testa commentava compiaciuto ogni novità con “bhalò… bhalò… bhalò…” che nella sua lingua è un po’ il kaloV greco, vuol dire bello e buono.
I giorni passavano e Grazia cominciò a chiedersi cosa le stesse succedendo e a trovare suo marito, divenuto così estroverso e creativo, veramente odioso e proprio non riusciva a perdonargli di essersi sostituito a lei e di aver partecipato al suo posto a una giornata di scrittura creativa. “Ma che gli succede? - pensava - Vuoi vedere che ha una donna? E che si mette a comporre per lei? Accidenti! Quante volte gli ho chiesto di scrivermi qualcosa e lui mi ha sempre risposto che odia i temi fin dai tempi della scuola, che ha sempre prodotto due colonne striminzite di protocollo a suon di andate a capo…”
Anche Francesco tuttavia cominciava a stufarsi di quel cambiamento e quasi provava nostalgia di quella moglie che lasciava sempre la scarpe in giro, ma che gli correva incontro sorridendo e che ogni tanto arrivava festosa a mostrargli un bavagliolo ricamato da lei, un monile che le era riuscito bene, una talea che aveva fatto attecchire o uno di quei racconti che quattro volte all’anno scriveva per la giornata di scrittura creativa. Adesso era sempre nervosa in quella casa ordinata e pulita come una sala operatoria, nella quale non echeggiava più il suo cicaleccio, né la televisione accesa, dove non si sentiva più  né odore di fritto né di torta.
“Ma che le succede? - pensava - Vuoi vedere che ha un altro uomo? E che mette tutto in ordine per lui? Accidenti! Quante volte le ho chiesto di non lasciare tutto in giro e lei mi ha sempre risposto che aveva bisogno di tenere tutte le cose a portata di mano, che le serviva spazio e le mancava sempre il tempo…”
Quando Vittoria tornò a cena con il marito, si accorse che l’atmosfera era molto tesa, suo fratello le gettava occhiate complici, suo padre alzava lo sguardo al cielo e sua madre sbuffava di nascosto, mentre suo marito Baghla scuotendo la testa commentava deluso ogni gesto con “bhalonà… bhalonà… bhalonà…” che nella sua lingua è un po’ il kakoV greco, vuol dire brutto e cattivo.
Vittoria prese in mano la situazione, ma non l’affrontò di petto; cominciò a telefonare al veterinario: “Dottore , si ricorda di Pedula e Cesarino? Sono cambiati. Pedula si lascia fare tutto anche spazzolare contropelo, beve solo latte e non si stacca un attimo da mia madre, Cesarino graffia tutti, vive sotto gli armadi ed esce solo di notte. Che succede?” “Beh! A volte succede. A forza di imitare uno i gesti dell’altro si plasmano vicendevolmente i caratteri. Anche se non ho mai sentito nulla di tanto eclatante”.
Non soddisfatta raccontò le vicende dei suoi genitori e di suo fratello a uno psicologo e la risposta fu: “A volte l’iterazione di rinforzi al comportamento, fenomeni di emulazione reciproca associati a complessi di Edipo ed Elettra non risolti, modificano l’io degli individui fino al completo scambio delle personalità”. “Ma figurati - pensò tra sé e sé - i miei sono insieme da quasi quarant’anni e son sempre stati mia madre creativa e disordinata, mio padre meticoloso e pragmatico e ora tutto all’improvviso…”, poi tornò in sé e disse “Grazie Dottore per la sua diagnosi, veramente azzeccata.”
Da ultimo ricorse anche al medico di famiglia il quale, dopo aver prescritto dieci ricette di analisi, dall’emocromo, alla tac, all’ecografia addominale concluse: “Signora, lei non ha più i noduli alla tiroide, ma i raggi rivelano una gastrite cronica, l’ingegnere invece, non ha più la gastrite , ma due piccoli noduli alla tiroide. Poco male, vi scambiate le pastiglie e tutto è a posto”. “Ma la causa - incalzò Vittoria- qual è la causa?” “ E chi lo sa? Forse un caso di saturnismo dovuto al piombo delle tubature dell’acqua, forse un virus ancora sconosciuto, ma per scoprirlo dovrei mandare i suoi in ospedale a Milano per due settimane e francamente non mi pare il caso” “Non pare neppure a me - concluse Vittoria delusa e sempre più preoccupata - Grazie Dottore”.

Una mattina Grazia si svegliò di buzzo buono ben determinata a rimpossessarsi della sua personalità: iniziò col poltrire un po’ nel letto dopo che suo marito si era alzato, fece una bella colazione e inspiegabilmente riuscì ad accarezzare Cesarino che le era saltato in grembo, mentre Pedula piangeva davanti alla ciotola, poi accese la televisione. “A Gaza continua la battaglia tra Palestinesi, Fini si separa dalla moglie, Ormai in fase decrescente la tempesta magnetica…” Le venne la curiosità di saperne di più e si mise a sfogliare i giornali che, intonsi, stavano impilati sul mobile in ingresso: lunedì “A Gaza riprende la guerra tra Palestinesi, Festa per Napoli e Genoa in serie A, Dagli Stati Uniti segnalata tempesta magnetica…”, martedì “A Gaza sempre più cruenta la guerra fra Palestinesi, Esplode la polemica sulle intercettazioni, Anche in Italia gli strumenti segnalano la tempesta magnetica…”, mercoledì “ Massacro a Gaza, a Roma si prepara il Gay Pride, la tempesta magnetica investe anche l’Italia, Bertolaso rassicura…”
“Fammi un po’ leggere… - pensò incuriosita Grazia - Il commissario alla protezione civile Bertolaso rassicura, anche se in Italia gli strumenti hanno rilevato la tempesta magnetica, questa non ha dato problemi né agli impianti industriali né alle centrali elettriche. Assolutamente esclusi danni alle persone. Questi si potrebbero verificare solo nel caso in cui una famiglia vivesse di fronte al mare, (“come noi” pensò Grazia), con una terrazza di 19 p, cioè circa 60 metri quadri (“come la nostra” pensò Grazia”), che sia a un penultimo piano (“come la nostra” pensò Grazia), con la pavimentazione in gres (“come la nostra” pensò Grazia), ma poi occorrerebbe la terrazza fosse circondata da una ringhiera di ferro, con cinque angoli retti e uno di 270° (“come la nostra” pensò Grazia), solo in questo caso la terrazza funzionerebbe come un’antenna e concentrerebbe l’energia magnetica. Ma è praticamente impossibile che in Italia ci sia una casa così.”
Grazia si sentì nuovamente eccezionale e unica, abbandonò scopettoni e grembiule, si mise davanti al computer e iniziò subito a scrivere la sua incredibile storia, forse era ancora in tempo per spedirla alla giornata di scrittura creativa e, che diamine, non poteva farsi bagnare il naso da suo marito!





5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:17 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare