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Livia Bonifacino - un piccolo segreto PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Martedì 19 Luglio 2011 17:10

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


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UN PICCOLO SEGRETO

di Livia Bonifacino
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 9 novembre 2008




Sssssss… Mia piccola, sai tenere un segreto? Sì, sì sì.
Le mani scivolano lentamente in grembo e la voce si fa vellutata e dolce come la malinconia di certi ricordi d’infanzia.
Tanto tempo fa, in un luogo di sogno che nessuno ha mai visitato, ma molti hanno cercato, immaginato e voluto, in un luogo a metà fra la nostra terra e il cielo lassù, si è acceso un fuoco.
All’inizio erano pochi fili di paglia intrecciati a una voluta di fumo.
Il fumo saliva piano piano, ora bianco ora azzurrino, e andava a solleticare il naso di un folletto appisolato nella foresta che non c’è.
Ma il folletto continuava a dormire, sai?
Ci volle la complicità d’un soffio di vento, perché si sprigionasse un bagliore, un lumicino piccolo piccolo. Il lumicino incominciò a danzare e guardarsi intorno. Quanto buio e quanto maledetto freddo!
Per sua fortuna passò proprio di lì una streghetta in cerca di ingredienti per le sue pozioni. Poverina, era molto stanca di camminare e dopo tanti e tanti tentativi ed esperimenti era stufa di rifilare filtri fasulli alla gente: beverone per l’insonnia, ricette per la noia, erbette per la felicità…
La streghetta rimase catturata da quella fiammella che le prese il cuore, lo avvolse e lo scaldò tutto.
Incominciò a cercare legnetti, foglie secche per far crescere il lumicino.
Ed esso diventò un bel fuocherello allegro e scoppiettante.
A questo punto il folletto starnutì con gran rumore, si stropicciò gli occhi, quindi guardò incuriosito la scena.
Ci mise un po’ di tempo a capire.
Quella streghetta la conosceva bene, ma… Ehi! Ma cosa fa? Cos’è questa improvvisa festa? E quel cosino là in mezzo? Ehi, ci sono anch’io!
Il folletto protestò, sbatacchiò i sonagli del suo berretto… Niente.
Finì per cadere dal ramo su cui si trovava. Pum!
Poi incominciò a strisciare verso quell’esserino sconosciuto e palpitante.
La streghetta zompettando lo centrò in pieno e …patapumf! Finirono tutti e due gambe all’aria sul morbido terriccio del bosco.
Quando si rialzarono stringevano fra le mani i manici di un grosso pentolone per magie. Sì, quello che ogni buona fata e mago che si rispetti tirano fuori al momento giusto: il pentolone della creazione!
Il folletto si ingegnò e costruì qualcosa su cui poggiare il fatidico pentolone, la streghetta ravvivò il fuoco che prese a scaldare il pentolone e insieme si misero a cercare gli ingredienti migliori.
Il fiore della bellezza, la radice della salute, il germoglio dell’intelligenza, le foglie della sensibilità, un pizzico di ironia e il sale della pazienza.
Mescolarono più e più volte il tutto, la streghetta e il folletto, con passione e speranza.
Dopo molto tempo dal pentolone spuntarono due manine carnose e lo scoppiettio del fuoco fu coperto da urla cariche di vita.
E’ così che sei arrivata tu, bimba mia. Questo è il nostro piccolo segreto.
Ora dormi cara, buona notte!
 



Nella scintilla
d’autunno sei piccolo
segreto rosa.



Il bosco cela
le manine carnose
alba di vita.



Fili di paglia
e un piccolo carnoso
segreto rosa.



Fiamma viva
il tuo vento sveglia
la nuova vita.






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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:33 )
 

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