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Gian Maria Vinci - il lampadario PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Mercoledì 29 Giugno 2011 16:50

 

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IL LAMPADARIO

di Gian Maria Vinci
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 febbraio 2010




Nelle sere d’inverno, rientrando a casa dal lavoro, a chi percorre la strada che dalla statale conduce a un vecchio gruppo di casupole, la direzione viene ricordata dalla luce che fugge dalla finestra della chiesa del convento posto alla fine del ponte al di là del torrente.
In effetti, il paese è sorto intorno a un’antica chiesa eretta dai gesuiti che lì andavano a trascorrere gli ultimi anni della loro vita spesa in giro per il mondo a convertire quei poveri disgraziati che hanno avuto il piacere di conoscerli insieme agli spagnoli, ai portoghesi e ai francesi. Non che inglesi, olandesi e belgi fossero meglio, ma loro avevano più confessioni religiose da esportare.
I gesuiti no, erano il classico della fede da inculcare in chi viveva felice nelle sue foreste con poche malattie da curare, quei tre piatti da cucinare e tanto tanto tempo per ascoltare le fantastiche storie degli antenati raccontate dai vecchi del villaggio.
Perfino i samurai giapponesi si sono sciroppati i gesuiti, fra i primi a giungere in quella terra lontana tra le più lontane.
Quanta fede, convinzione e forza dovevano avere questi santi uomini di chiesa…
I templari, al loro confronto, erano proprio dei poveri pellegrini. Infatti, dopo circa trecento anni li hanno eliminati -impiccati o bruciati-, chissà se i resti li hanno saponati…
I gesuiti no, ancora oggi spargono le sacre parole tra le genti.
Ma non era questo che mi veniva alla mente.
Nella chiesa, dal soffitto alto otto metri, tra splendidi inginocchiatoi di legno consumati da decine di anni di preghiere, troneggia un maestoso lampadario in legno e rame con catenelle e gli incastri dei ceri trasformati per accogliere gli attacchi di lampadine a forma di goccia.
Nonostante i gesuiti, anche lì le norme europee per la sicurezza degli impianti hanno colpito.
Un conoscente fu incaricato di adeguare gli impianti e, dato che non era scemo, incaricò un comune amico di sistemare il lampadario.
Lavorare a sei-otto metri di altezza su un enorme lampadario di legno non è propriamente semplice.
Smontare con cura ogni singolo incastro, sostituire tutti i vecchi cavi a treccia che, con certosina pazienza, qualcuno in passato aveva posto in opera era difficile e complicato, ma con tanta dedizione il lavoro fu iniziato e terminato senza calare a terra il lampadario tramite le carrucole di servizio ancorate a un cavo fissato a lato del confessionale.
Dopo alcuni giorni di lavoro tanta era la soddisfazione di quanto svolto che il mio caro amico decise di scendere dal ponteggio eretto intorno allo storico lampadario per ammirare l’effetto da terra e, con umana curiosità, si avvicinò all’interruttore per accendere tutte le lampadine.
La manovra non sfuggì al cavo di governo delle carrucole, che si trovava proprio sotto l’interruttore e che, al primo lieve urto, si sganciò dal blocco per conquistare dopo anni un attimo di libertà.
Tanto fu il tempo per vedere crollare a terra il lampadario.
L’eco del fragore dello schianto inseguiva le varie parti del lampadario che prendevano disordinatamente tutte le possibili direzioni.
Il mio amico, dopo un primo sgomento, fu quasi sopraffatto dalle lacrime della disperazione, poi, lentamente, dall’incazzatura.
Chi andava dal gesuita a raccontargli l’accaduto?
Con calma raccolse i pensieri e subito dopo tutti i pezzi sparsi per la chiesa.
L’unica soluzione era ricomporre il lampadario.
Con una pazienza che neanche i cistercensi hanno mai dimostrato, il lampadario fu sommariamente assemblato. Fatto l’elenco dei pezzi da sostituire e riparare, il mio amico di mise all’opera e riuscì a ricomporlo e a riposizionarlo senza che nessuno se ne accorgesse (ciò dimostra che gli uomini di chiesa, in effetti, frequentano poco, come i direttori dei lavori i cantieri).
Terminato il lavoro, la chiesa fu riconsegnata ai padri gesuiti, particolarmente contenti della perizia e della cura dimostrate nel conservare l’antico lampadario della navata centrale.
Ogni anno andiamo alla chiesa del monastero per verificare se il lampadario è ancora al suo posto e non è crollato, ma succede un fatto strano: da quando il lampadario è stato riparato non siamo più riusciti a entrare in chiesa. È sempre chiusa.





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 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:47 )
 

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