Home Archivio News-Eventi Elena Bonassi - la torta
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
  • An Image Slideshow
Elena Bonassi - la torta PDF Stampa E-mail
Votazione Utente: / 1
ScarsoOttimo 
cassetto degli articoli - armadio degli articoli
Scritto da Tartamella   
Mercoledì 29 Giugno 2011 08:35

 

                                           SMETTERE O CONTINUARE...?


Hai letto questo testo di Scritturalia?

Esprimi il tuo apprezzamento, da scarso a ottimo.
Non è un concorso. Non c’è nessun premio. Tu e l’autore non vincerete nulla.
Perché votare allora? Semplicemente perché il tuo giudizio di lettore anonimo,
onesto, schietto e disinteressato, potrà essere utile all’autore.
La tua disponibilità a un semplice click come stimolo per lo scrittore/scrittrice
a ripensare e a migliorare la propria scrittura…

 

scritturaliafoto

Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA


LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

LOGO
Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


LA TORTA

di Elena Bonassi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 12 giugno 2011






Sono in ritardo. Nella  fretta parcheggio la macchina sulle strisce e corro verso l’ingresso della Posta. La doppia porta di sicurezza posizionata all’ingresso mi sembra già un rallentamento insopportabile. Ma niente in confronto al  serpentone umano che si snoda ripiegandosi più volte  tra i nastri tesi delle transenne. C’è una coda pazzesca.
 La mia pesante borsa  cade a terra da sola: non c’è altro da fare che fermarsi e aspettare. Non posso  ritardare oltre questo pagamento. Che palle! Non ho niente da leggere.Già mi prefiguro la rabbiosa noia dell’ attesa quando il mio occhio cade su una fila di libri in bella mostra laggiù sul bancone.
 Lascio la fila dichiarando subito che non voglio passare avanti a nessuno e mi  avvicino per leggere i titoli. Ce ne sono  libri ti tutti i tipi: dai classici agli ultimi best sellers.  Uno mi colpisce “  le ricette degli altri”.  Procedo veloce tra le occhiatacce degli incodati, chiedo il permesso al fortunato già davanti  allo sportello, compero il libro e  torno al mio posto.
IL libro è bellissimo: ricette di tutto il mondo, spiegate bene e anche  interessanti e divertenti notazioni sulle caratteristiche della cucina di ogni paese. Il primo capitolo riguardava la Svizzera anzi, l’Elvethia, che mai avevo pensato come un paese di grande cucina. Invece non è così, e tra l’altro, c’è  una torta che ha del prodigioso: senza burro, senza olio, senza nessun tipo di grasso e  ciononostante  soffice e morbida. Al  posto della farina,presente solo  in 60 grammi, carote e mandorle tritate, uova, con le chiare montate a neve-ecco , forse, da dove la sofficità-oltre che dal lievito, naturalmente- un pizzico di sale, zucchero di canna e due bicchierini di brandy.
Che bellezza! Mi immagino  la preziosità della polvere nella quale-col bimby- potrei ridurre le mandorle sbucciate e il colore aranciato assunto dall’impasto con l’aggiunta delle carote e la cremina, di zucchero al velo impastato con limone e rum, che  cola sulla torta sfornata e che si trasforma in una glassa bianca e opaca come quella delle bignole.
Perché la cosa bella della cucina sono le trasformazioni. Col calore l’albume da liquido  gelatinoso giallino e trasparente - diventa un solido  bianco e compatto. Se invece lo frusti  diventa una spuma  leggera come la neve.  Il tuorlo sbattuto con lo zucchero diventa una crema morbida e vellutata. e poi lo metti al fuoco e lo giri a dovere con l’aggiunta del marsala acquista la forza brunita e prodigiosa dello zabaione che ,in  piemonte è stato fatto santo: il San Baiun.
Devo assolutamente fare questa torta svizzera: un capitale di bontà a basso contenuto calorico e zero sostanze nocive, da tenere nella banca della salute, tonda e perfetta come un orologio.

Il treno - al alta velocità - è stato fermo almeno mezz’ora alle porte della stazione Stura e poi non ha recuperato neanche un minuto, così arriviamo a Bologna con tutto il ritardo.
Ho messo la torta in una scatola  per torte che avevo in casa,, infilo due dita nei buchi del cartone e tutta contenta scendo dal treno. E’ la prima volta che portiamo qualcosa che non è stato non  comprato alla pasticceria del borgo Vanchiglia. 
Un puro esperimento. L’aspetto in ogni caso è buono: la glassa  è colata oltre la  circonferenza in rivoli naturali che discendono  irregolarmente fino a terminare con una bella goccia a metà spessore : se avessi sbagliato la consistenza della crema o la avessi colata troppo presto, quando era ancora troppo liquida, lo strato  sarebbe risultato troppo sottile, trasparente, incapace di nascondere  la superficie marrone della torta e sarebbe straripato malamente andando a disperdendosi sul tavolo .Invece è  spesso e solido e ricopre la torta di un bianco abbagliante che  ha la purezza cristallina e perfetta del ghiaccio.    Resta solo da provare   come sarà,dentro.

La prima cosa che dico all’Elvira quando viene ad aprirmi alla porta  è “ho fatto una torta”, ma lei non ci fa caso, perché siamo in ritardo e hanno tutti  fretta  di cominciare. La torta finisce distrattamente in un angolo della cucina,  neanche sul tavolo, già tutto pieno di altre  vivande. Abbiamo deciso che oggi sconfineremo nella letteratura, ad ascoltare la voce di uno scrittore invece che quella dei  pazienti, o di altri operatori.  Nel  programma del nostro gruppo di lavoro abbiamo messo  la riflessione su Accabadora. (1).
 Un libro che va oltre le certezze.  Le certezze dell’affiliazione -perché Maria è una fill’e amina (2) . Bonaria, che non ha figli, l’ha avuta da una madre che ne aveva  troppi. Anche oltre le certezze che si perdono  nella zona grigia dove la vita non è più vita e non è ancora morte.
La maestra chiede a Maria “ma tu di chi sei figlia?” Maria chiede a Zì Bonaria: “ma tu dove vai di notte?”L’Accabadora non glie lo dice.(3) Né l’una né l’altra rispondono.
 Che cosa c’è nel silenzio?Pensiamo a noi, al nostro lavoro, a quante nuove famiglie ci sono e ci possono essere al di là degli schemi, al di là dei pilastri della saggezza.
Pensiamo alle  due  madri di Maria, a Zì Bonaria  che non rispondendo permette di pensare.
Ci sono dei segreti che non sono segreti e che si vengono a sapere nel tempo e nelle forme che ognuno si può dare. Maria viene a sapere dagli altri e odia Bonaria e la rifiuta e se ne va. Tornerà,,al tempo suo.
 Nel giorno di ognissanti c un ragazzo di 20 anni sta in un letto,senza una gamba. Ha tutto il resto ma non gli basta. Per come è lui e per dove sta lui non è più nessuno,solo un peso. Non ne vuole più sapere. Che assurdità, per noi.
 La sera di ognissanti la porta resta aperta: i dolci sono pronti, i morti  verranno a prenderli  risparmiando ai vivi la loro invidia.
La porta resta aperta e la morte entra, come lui  ha chiesto, e gli porta  via il respiro,.La porta resta aperta e tutti potrebbero vedere. La porta resta aperta anche quando Zì Bonaria è uscita e i dolci sono scomparsi. Restiamo coi nostri pensieri,con le nostre domande, con le nostre incertezze.
C’è l’intervallo, mangiamo i panini e i croissants salati, beviamo thè e caffè.
Elvira sta tagliando la torta in piccole fette regolari. Da come entra il coltello si direbbe che è soffice. Dice: “l’ha fatta Elena”Dico “ è una torta svizzera.”
Nessuno sa niente di torte svizzere. Dico che neanche io ne so niente, l’ho trovata per caso, e non l’ho mai fatta prima e non lo so com’è.  Ho avuto voglia di andare  oltre  confine, a curiosare nella cucina degli altri.
Assaggiamo  tutti insieme: accipicchia  è  buonissima.  Ognuno dice la sua : è morbida,è saporita, è delicata, la glassa  aggiunge un gusto speciale,dolce ma ance forte di liquore, e profumato di limone.
Vogliono sapere e allora racconto tutta la storia.  Fanno molti commenti: che coraggio! Io porto solo cose di cui sono sicura.  Neanche io rischio,solo cose collaudate.In cucina non si sa mai come vengono le cose.
 Un maschio che non cucina dice: “Per tutta la mattina abbiamo predicato di andare oltre le certezze! Tra il dire  e il fare c’è di mezzo questa torta qua., fatta con la curiosità e la passione”.
 La  torta accabadora  e andata  a finir bene. Al di là delle certezze rimane la fiducia: basta che la  creatura, figlio, torta o altro  sia  un fill’è anima.




5x100
 
 
 

 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 


 

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 01 Agosto 2011 09:57 )
 

Time Zone Clock

Sondaggio

Accentazione ortoèpica lineare