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Paolo Severi - lingua e parola PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Lunedì 18 Aprile 2011 12:33

 

scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

che cos’è SCRITTURÀLIA



LEGGI I RACCONTI DI SCRITTURALIA



possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

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Cascina Macondo
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 

 


LINGUA E PAROLA

di Paolo Severi
Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 7 novembre 2010




Ricordo un gatto: mentre mi faceva le fusa, a un bel momento, con la sua lingua ruvida, mi ha leccato la mano. Che sensazione strana. Del tutto diversa dalle slinguate che il cane ti riserva all’improvviso, mentre meno te l’aspetti. Quasi tutti gli animali leccano accuratamente i loro piccoli; gli uomini fanno eccezione, preferiscono i fazzolettini impregnati di sapone chimico.
Il bacio è un ricordo ritualizzato di quando si usava la lingua in modo più animalesco. Con l’evolversi della civiltà, il contatto fisico è diventato sempre più controllato, pensa alla stretta di mano, sempre più sostituita da un agitare la mano da lontano, o il bacio del saluto, a cinque centimetri dalla guancia. Per fortuna, non è sempre così. Nei rari momenti di vera intimità, molti dei freni inibitori imposti dal vivere civile si allentano, si torna alle origini di un’umanità bambina, si trascendono i confini di spazio e tempo, via i tabù, istinti sopiti si risvegliano in rituali che nessuno ti ha mai insegnato, ma che aspettavano il momento di esprimersi da milioni di anni, e ora è giunto il momento per una piccola grande magia, sì, tutti i sensi partecipano a questo attimo d’eternità, tutti i sensi partecipano per dare e per ricevere, e un tocco leggero della lingua dietro all’orecchio ti fa rabbrividire, e restituisci il brivido, ma è inutile tentare di descrivere l’indescrivibile. Che poi, la lingua serve anche per parlare, ma c’è modo e modo di parlare, perché si può anche sussurrare, quasi che la lingua voglia accarezzarle, le parole, prima di farle uscire allo scoperto. Ma di cosa stiamo parlando? Ma di magia, naturalmente. Sì, tutti i rituali magici prevedono parole da pronunciare in un determinato modo, nel senso che non è sufficiente sapere la parola, ma bisogna anche sapere come pronunciarla. La lingua diventa quindi un tramite fra il mondo ordinario e il mondo straordinario, non solo nei momenti di intimità, ma anche nei momenti di unità con il Cosmo intero, che è, appunto, il campo d’indagine della magia.
Ma facciamo un passo indietro.
Big-Bang. Tutte le Grandi Tradizioni sono concordi nel riferire che, all’inizio, c’è stata una “vibrazione”, poco importa se luminosa o sonora, perché, comunque, di vibrazione si tratta, e tutto il resto è stato, e continua essere, una modulazione di quella vibrazione primaria. Pensa a un cavo teso: gli dai una bastonata, e un’onda di vibrazioni parte fino a dove il cavo è ancorato, poi torna indietro, fino a rimbalzare da dove era partita, e così via, certo, sempre più affievolita, ma questa volontà di ritorno di ogni vibrazione al punto immobile di partenza è la base di tutte le religioni e di tutte le magie.
Il nostro principale organo vibratorio è la lingua, con essa moduliamo la voce, per farci sentire sia dalla mamma, sia dai compagni di viaggio, sia dagli dei.
E la voce diventa richiamo, canto, grida di gioia e di dolore, insegnamento, mantra, musica, inno, canto gregoriano, invocazione, preghiera, urla di battaglia, stadio che impazzisce per un GOOOL, diventa parola che si moltiplica in mille e mille idiomi che, talvolta, si accorpano per crearne di nuovi, inventando regole e stili e lingue parlate e in qualche modo trasformate anche in lingue scritte, ed è tutto un comunicare, esprimere, narrare, raccontare, avvisare, sancire, insegnare, proibire, suggerire, richiamare, e nascono fiabe e leggende e racconti eroici e libri sacri e libri proibiti, e si moltiplicano le biblioteche che, ciclicamente, vengono date alle fiamme in onore a nuove verità, e nuovi studiosi si accaniscono per risalire alle origini, per vie sempre più strette e fumose, aiutati però da strumenti sempre più sofisticati, sì, perché, ora, la parola, prima di essere comunicata a voce, deve essere elaborata a computer, ed è a tutti possibile accedere a enormi contenitori di sapere, e mentre te ne stai chiuso nei tuoi pensieri, con la volontà di risolvere chissà quali problemi, fuori un cane ulula alla luna, e, forse, è più vicino lui alla verità di quanto non lo sia tu e le tue parole che si rincorrono fra di loro, sì forse faresti bene a uscire anche tu a ululare alla luna, ma perché il cane sta ululando alla luna? Probabilmente perché gli pesa la solitudine, e il suo è anche un richiamo, sì, perché ciò che si può combinare da soli è poca cosa paragonato a ciò che si può ottenere in due, o in gruppo. Abbiamo due occhi per la visione stereoscopica, due orecchie per la percezione spaziale del suono e due narici per potere seguire una pista olfattiva. Perché abbiamo una bocca sola? Perché siamo animali sociali, in grado di annullare la propria individualità nell’unità della coppia e del gruppo e questa è la chiave di lettura della meditazione a due, della meditazione di gruppo, del coro sacro. La parola, modulata dalla lingua secondo rituali più antichi dello stesso istinto, può essere in grado, come quella famosa corda tesa, di tornare alla fonte primaria di ogni vibrazione, dopo di che, tutto ci è possibile.

(5.000 battute, spazi compresi)

 



 LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 17 Maggio 2011 06:33 )
 

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