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Osvaldo Gaiotto - dedicato a Giacomo&Vittoria PDF Stampa E-mail
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Scritto da Tartamella   
Venerdì 30 Novembre 2012 08:14

 

 
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Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

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Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. www.cascinamacondo.com

 


DEDICATO A GIACOMO & VITTORIA

di Osvaldo Gaiotto

Cascina Macondo - Scritturalia, domenica 18 novembre 2012

 

 




Serata di Novembre inoltrato. Nord Italia. Colline. Castagneti. Una casa in legno, la vernice scrostata dei balconi. Al piano rialzato due camere da letto di cui una matrimoniale, un bagno e un balcone con dei vasi , fiori seccati da lungo tempo. Al piano terra  un ampio e soggiorno con cucina. C’è anche un caminetto. Il fuoco è acceso. Di fronte siede Giacomo. I suoi occhi sembrano fissare le fiamme L’altra poltrona è vuota. Le luci sono spente nonostante la sera sia ormai calata. Al centro della stanza, niente, fatta eccezione per un tappeto consunto. Delle sedie rosse, sparse qua e là. Sotto l’ampia finestra è appoggiato  un divanetto. Da lì si vedono gli alberi, ormai spogli, e il cortile coperto da un manto compatto arancio marrone di foglie e ricci. Vittoria è seduta proprio lì, quello è il suo posto preferito, ma il suo sguardo è perso nel vuoto.
Tic…tac, tic…tac.
-    Senti anche tu, Vittoria?
-    Cosa?
-    Un rumore…
Tic…tac, tic…tac.
-    Sentito?
-    Noo..
-    Ma sei sorda?
-    Ti sembro sorda?
-    Shhh! Zitta. Ascolta.
Silenzio
-    Eh? Sentito?
-    Non sento niente, io
-    Shh! Aspetta
-    Aspetto, aspetto.
Tic…tac, tic…tac.
-    Vittoria… se parli quando parte quel rumore lì, per forza che non senti…
-    Ma se sei tu che mi fai parlare…
-    Shh! Zitta.
Tic…tac, tic…tac.
-    Sentito? Tic-tac, tic-tac…
-    Noo..
-    Ma, ma com’è possibile, santo dio?
-    Forse perché è vicino a te quel tic-tac… dove  è che sei?
-    Dove vuoi che sia? Davanti al caminetto.
-    Eh, già. Lo dovevo immaginare. Beh, allora è la legna che scoppietta!
-    Vittoria, non sono citrullo! La legna fa diverso. Fa crr, prt, scrp… La senti, no?
-    Sì, che la sento, Però fai attenzione, col fuoco. Non avvicinarti troppo, se no ti succede come quando ti sei bruciacchiato le sopracciglia.
-    Va beh… è capitato una volta. Vieni anche tu qui, dai! Così mi dici se da qui lo senti anche tu il tic-tac.
-    Se sento il  cric-crac della legna allora perché non dovrei sentire il tic-tac? Posso sentirlo anche da qui.
-    Dai vieni via da lì. E chiudi la finestra. Mi   arriva un’aria! Non mi dirai che guardi il panorama?
-    Brutto scemo. Certo che no. Lo sai che mi piace sentire l’odore dell’autunno. I funghi, le foglie che marciscono…
-    Già… proprio come noi… una volta le spazzavo io, quelle..
-    Preferisco adesso. Che nessuno le tocca.
-    Ma fa disordine!
-    Disordine? E cosa te ne importa? Chi viene più qui?
-    Già…
Tic…tac, tic…tac.
-    Non puoi non averlo sentito, vero?
-    Mmm… sì… sì…
-    Non è vero! Da come lo dici lo fai solo per farmi piacere…
-    Ma no, Giacomo. L’ho sentito il tic-tac. Giuro! L’ho sentito tre volte.
-    Ecco. Beccata! Due volte è stato, non tre.
-    Ma non farmi ridere. Non mi dirai che conti i tic-tac.
-    Oh, sì che li conto! Erano tre.
Tic…tac, tic…tac.
-    Di nuovo. Sentito? Quanti erano?
-    Due. Sì, due.
-    Hai tirato ad indovinare!
-    Due, erano due. Sono sicura.
Tic…tac
-    E adesso?
-    Cosa?
-    Quanti erano?
-    Due!
-    No, no. Mi prendi in giro?
-    Giacomo, mi hai stufato. Non mi va più di giocare. Ti ho detto che li sentivo per farti smettere. Tu, niente. Insisti. Se proprio un testone. Non ho sentito un bel niente. Toh! Contento?
-    Almeno adesso mi hai detto la verità. Comunque stati diventando sorda.
-    Sorda io? Ma fammi il piacere! Sento le foglie che cadono!
-    Mmm…
Tic…tac, tic…tac, tic…tac

-    E questa volta? Niente? Tu che senti le foglie cadere…
-    Ma non è che ce l’ahi in quella testolina lì i tic tac?
-    Mi dai del pazzo? Pensi che c’ho l’Alzheimer?
-    Mia auguro di no, Giacomo.
-    Delle due, l’una…
-    L’una cosa?
-    Scegli! O c’ho l’Alzheimer o tu sei sorda…
-    Potessi scegliere, preferirei ancora essere sorda.
-    Allora dici che c’ho l’Alzheimer…
-    Non ho detto questo. Sai che ti voglio bene.
-    Sì, che l’hai detto.
-    No. Sei un vecchio brontolone. Con le orecchie grosse che pendono e fischiano e…
-    Non mi fischiano le orecchie…
-    Ti fanno tic-tac. Non so cos’è peggio!
Tic…tac, tic…tac, tic…tac
-    Sentito?
-    Giacomo?
-    Sì?
-    Fammi un favore.
-    Sì…
-    Non mi chiedere più se sento, non sento. Va bene? Sentiti i tuoi tic-tac in santa pace e lascia che mi goda l’autunno. Altrimenti vai su. Ascoltati un’opera, Verdi… così la smetti con i tic tac.
-    Ma che ci posso fare se li sento?
-    Ragiona, Giacomo… allora… E’ un tic tac di orologio?
-    Potrebbe essere…
-    No,  che non può! Sono anni che non abbiamo orologi né pendoli.
-    E allora cos’è?
-    Non lo so! E non mi importa!
-    Sarà un tarlo…
-    I tarli li riconosco. Quelli fanno tic-tic-tic-tic e vanno avanti sempre, specie di notte. A proposito! Dovremmo dargli qualcosa a quelli lì, un insetticida… se no un giorno o l’altro ci casca il tetto in testa.
-    Ma adesso… cosa senti?
-    Zitto. Se no come faccio a sentire?
Tic tic tic tic tic
-    I tarli, Giacomo.
-    Anch’io
-    Lo capisci che non sono sorda?
-     E i tic-tac… quelli no?
-    No, quelli no per forza…
-    Per forza?
-    Testone! Quelli stanno solo nella tua capoccia!
-    Ah, no! Adesso ho capito!
-    Sì?
-    La pioggia!
-    A parte che la pioggia non fa così. Magari fa cic cic  cic  e poi con i buchi che ci sono sul tetto, ce ne saremmo già accorti…
-    Mmm… dici cic cic cic…
-    Sì. cic cic cic. Dovremmo farlo riparare quel tetto.
Tic…tac, tic…tac, tic…tac
-    E’ la pioggia, sicuro.
-    Un corno! Se non la sento io che sono alla finestra! Come fai tu? Toh, adeso metto il braccio fuori… Neanche una goccia! Contento?
-    Sicura che non piove?
-    Sicura, sicura.
-    Adesso puoi chiudere la finestra? Ho freddo!
-    Ma se sei accanto al fuoco?
-    Chiudi, per favore? Viene un’aria!
-    Va bene.
-    Così se c’è di nuovo il tic tac magari lo riesci a sentire se viene dal di dentro. Con la finestra chiusa, non ci sono i rumori da fuori.
-    Va bene, va bene. Comunque non c’è un cane fuori. Ho chiuso.
-    Grazie…
-    Prego…
Silenzio
-    Giacomo? Quando lo senti, me lo dici?
-    Perché? Non volevi cheti lasciassi in pace?
-    Sì. Ma tu dimmelo lo stesso.
-    Va bene, grazie, Vittoria.
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio

-    Giacomo? Dormi?
-    No. E tu?
-    Neanch’io. Pensavo…
-    A cosa?
-    Al tic tac
-    Ancora? E a cosa pensavi?
-    Che io non sono sorda e che tu non hai l’Alzheimer e neanche i grilli in testa.
-    Ma allora?
-    Allora il tic-tac ci deve essere.
Tic…tac, tic…tac, tic…tac
-    Tre volte. L’hai sentito?
-    No… mi spiace…
Tic…tac, tic…tac, tic…tac, tic…tac
-    Quattro, adesso.
-    No, niente. Ancora niente.
Tic…tac, tic…tac, tic…tac, tic…tac, tic… tac
-    Io vengo pazzo. E’ sempre più forte.Mi scoppia la testa. Non ce la faccio più.
Tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac, tic-tac
-    Non ce la faccio più. Non ce la faccio più. Falli smettere!
-    Chi? Chi devo far smettere?
-    Gli orologi! Quei maledetti! Falli smettere! Basta! Basta!
-     Ma non ci sono orologi, qui! Come faccio a farli smettere, mio povero Giacomo?
-    Mi scoppia la testa, mi scoppia..
 Tic-tac, tic-tac, tictac, tictac, tictac, tictac, tictac, titac, titac, tita, tita, tita, tita….
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Silenzio


A bassa voce
-    Giacomo?
Più forte
-    Giacomo? Li senti ancora i tic tac?
Con insistenza.
-    Giacomo?
-    Giacomo! Non fare come al solito che ti addormenti sulla poltrona!
Con stupore per il silenzio.
-    Giacomo? Sei andato su?
Con preoccupazione…
-    Rispondi!
-    Non ti ho sentito! Starò davvero diventando sorda? Almeno però stasera non russi.
Tic…tac
Con gioia…
-    Giacomo! Giacomo!  L’ho sentito anch’io il ticchettio!
-    Tic…tac, tic…tac, tic…tac
-    Tre volte, Giacomo!  Lo senti? Vengo da te! Così lo sentiamo insieme!
Sdrump!
-    Oddio! Le sedie. Ho sbattuto nelle sedie. Ti ho detto mille volte  di non lasciare le sedie in giro! Adesso il tappeto. Devo stare attenta a non inciampare. Non finisce più questo salone… L’abbiamo fatto proprio grande. Quante feste ci abbiamo fatto, vero Giacomo? Sei ancora lì? Non sei salito, vero? La mia poltrona…  eccomi. La tua. Ci sono.
Silenzio.
-    Ma…  ma tu.. come ti sei infreddolito… 
Con tristezza e malinconia.
-    Giacomo…




                                     

 
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GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

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Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
 
 
 
 

 

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Novembre 2012 10:16 )
 

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