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Home Archivio News-Eventi Pietro Tartamella a EDUCARE CON L'ARTE - CONVEGNO MUS-E - 5 APRILE 2014 a Torino
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Pietro Tartamella a EDUCARE CON L'ARTE - CONVEGNO MUS-E - 5 APRILE 2014 a Torino PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Lunedì 17 Marzo 2014 21:42

 

EDUCARE CON L'ARTE

CONVEGNO MUS-E TORINO

SABATO 5 APRILE 2014 - ORE 8.30/13.30

Biblioteca Nazionale Universitaria
Piazza Carlo Alberto, 3 - Torino

 

con un intervento di Pietro Tartamella e Susanna Casu:

"Saper scegliere - Haiku - Diritto di parola e comunità parlante
- Microcosmi sociali - Ruoli e personalità
"

 

L'Associazione Mus-e Torino (L'arte per l'integrazione a scuola) organizza una giornata di studio per riflettere sul progetto Mus-e e focalizzare l'attenzione sul valore aggiunto che l'esperienza dei linguaggi artistici porta nelle scuole e di come concorra alla costruzione di un curricolo per competenze. Partendo dall'assunto condiviso che il linguaggio delle arti è inclusivo, ci sembra questa un'occasione di grande interesse per poter ragionare, con insegnanti, artisti e istituzioni, di esperienze in cui la sinergia tra i due mondi concorre alla costruzione di un profilo di cittadino consapevole, autonomo, capace di intercultura e tolleranza, di cura verso di sé e verso l'altro e di attenzione per l'ambiente, come descritto nelle linee guida del progetto Mus-e di Yehudi Menuhin e nella premessa delle Indicazioni Nazionali per il curricolo 2012. Riconoscere il valore aggiunto del progetto Mus-e al Pof di scuola e al curricolo verticale sarà il nucleo riflessivo di quella giornata, realizzato attraverso il racconto e la documentazione di esperienze in cui l'azione congiunta di professionisti (insegnanti e artisti) è stata importante per cambiare qualcosa: favorire la costruzione di un clima di classe cooperativo e collaborativo, per affrontare in modi diversi situazioni relazionali problematiche, per favorire l'apprendimento per competenze, per modificare, dall'una e dall'altra parte, il proprio approccio didattico alle discipline, per sviluppare la capacità creativa e il senso del bello, per trasformare la persona/bambino e stabilmente trasformare la scuola.

 

 Paola Monaci e Claudia Serra

 

 

 convegno mus-e


 

 

CONVEGNO MUSE

 

CON IL SOSTEGNO DI:

Compagnia di San Paolo

Fondazione CRT

Reale Mutua

Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Torino

 

CON IL PATROCINIO DI:

MIUR - Ministero dell'Informazione, dell'Università e della Ricerca

Città di Torino

 

 

PROGETTO MUS-E  

l’arte per l’integrazione a scuola

                            Giornata Studio Mus-e  -   sabato 5 aprile 2014

 

PERCORSI D’ARTE

Saper scegliere – Haiku - diritto di parola e comunità parlante
Microcosmo sociale – ruoli e personalità

                                             intervento di Pietro Tartamella



Una classe è una piccola comunità, un microcosmo sociale, anche se i bambini, loro,  ancora non lo sanno. Iniziando a studiare le materie curriculari vanno formandosi nella classe diversi “ruoli”. Ecco allora i bambini studiosi, il gruppo degli irrequieti, il gruppo dei chiacchieroni, i simpatici, i disturbatori, i timidi, i suscettibili, i timorosi, i perspicaci… Un qualsiasi percorso d’arte che irrompe nella classe ha il potere di  rivoluzionare questi ruoli. Coinvolti dalla creatività e dall’l’immaginazione i bambini, protagonisti del percorso artistico, rimescolano nella classe quei ruoli come un mazzo di carte. È quello che osservo da più di trent’anni lavorando nelle scuole con percorsi di affabulazione, lettura creativa ad alta voce, scrittura creativa, dizione, poetica haiku. L’evoluzione del gruppo classe passa dall’aumentata capacità di ascolto e dei tempi di attenzione alla consapevolezza di appartenere a un gruppo, a una comunità. Bambini ritenuti pigri nell’apprendimento della lingua o dei numeri, scoprono una naturale simpatia per la lettura ad alta voce e, scoprendo di possedere un talento, provano il piacere di venire riconsiderati dai compagni. Aumenta l’autostima. Si scopre l’apprezzamento di coloro che spesso stavano nell’ombra.
L’accettazione e l’ascolto dell’altro, la tolleranza, non sono più vuote dichiarazioni d’intenti, ma vissuti concreti, in quanto solo provando un genuino e naturale piacere per la diversità essa può essere apprezzata e compresa davvero. Un percorso d’arte rende concreta l’azione dell’ educare intesa nella sua accezione primordiale di “ex-ducere”, portare fuori, far emergere, scoprire, portare alla luce, qualità e talenti che i bambini possiedono.
Mi piace citare un aneddoto: un giorno un amico collega, Marco Parodi, professore di scuola media a Torino, appassionato anch’egli di lettura ad alta voce, incontrandolo una sera alla presentazione di un libro di poesie, mi chiese:
Pietro, hai fatto per caso un laboratorio di lettura ad alta voce nella scuola elementare Tommaseo?
“Sì, ne ho fatto più di uno, nelle classi terze, qualche anno fa. Perché me lo chiedi?”
Devo riferirti una cosa che penso ti farà piacere…”.
Naturalmente aveva acceso la mia curiosità.
“…Avevo intuito che ci fosse il tuo zampino - continua il mio amico - quest’anno iniziando a lavorare in una prima media ho chiesto ai ragazzi se qualcuno sapeva leggere ad alta voce. Si sono alzati in tre. Con molta sicurezza, orgoglio, ma anche con molta semplicità e assertività hanno risposto: “Sì, noi sappiamo leggere ad alta voce. Ma solo in modo creativo!”.
Confesso che sono rimasto lusingato.
Ma un percorso d’arte è una moneta, con due facce intendo. Abbiamo visto la faccia che riguarda i bambini. L’altra faccia della moneta riguarda l’artista, colui che conduce il laboratorio. All’artista inevitabilmente compete la parola “responsabilità”; parola che convive con lui nella stessa faccia di quella moneta. Me ne sono reso conto profondamente un giorno che facevo lezione alla scuola Cecchi in una terza elementare. In quella lontana mattina di fine gennaio, umida e nebbiosa, alle ore 8.30, nel tepore dei termosifoni accesi, un bambino aveva l’aria particolarmente sognante. Non ricordo come è venuto fuori il discorso, ma ad un certo punto la maestra, sollecitata dai bambini, ha cominciato a parlare di cosa uno vorrebbe fare da grande. Il bambino con l’aria assorta e sognante ha risposto candidamente: “Io da grande voglio fare Pietro”.

Pietro Tartamella – Cascina Macondo

 

 

 

Saper scegliere – Haiku - diritto di parola e comunità parlante
Microcosmo sociale – ruoli e personalità

                                            Intervento di Susanna Casu

                              (insegnante scuola primaria Lessona - Torino)

 



L’intervento dell’artista  Pietro Tartamella  è avvenuto in una classe seconda di scuola primaria.
Il percorso proposto aveva come punti focali l’affabulazione, la sperimentazione di tecniche di lettura espressiva e l’avvicinamento all’Haiku, lirica giapponese breve, essenziale, ma piena di fascino ed intensità.
Come insegnante di lingua avevo all’inizio delle riserve, in quanto mi sembrava che l’attività proposta fosse troppo ambiziosa per bambini che si erano da poco impadroniti delle abilità strumentali della letto-scrittura. Ho esternato le mie perplessità a Pietro che mi ha chiesto di pormi in posizione di ascolto e di sperimentare il percorso proposto in prima persona.
Fiduciosa, in quanto avevo il rimando positivo dei colleghi sul laboratorio, ho partecipato alle lezioni osservando, mettendomi in gioco ed imparando accanto ai miei allievi.
Sin dalle prime lezioni ho capito che avremmo potuto raggiungere l’ambita meta poiché l’artista si relazionava con i ragazzi parlando un linguaggio che essi  conoscevano.
Il taglio dato all’ attività, improntato sulla dimensione del gruppo, sul rispetto, sulla valorizzazione delle differenze e sulla convinzione  che le difficoltà si possono superare con l’aiuto degli altri, era perfettamente in linea con i valori che condivido con la collega e che cerchiamo di veicolare al nostro gruppo classe.
L’importanza  della “dimensione del gruppo” è sottolineata in più parti nelle indicazioni nazionali dove si suggerisce “di curare in modo particolare la formazione della classe come gruppo e di promuovere legami cooperativi tra i suoi componenti”. Come insegnanti sappiamo quanto sia basilare “star bene” a scuola per i ragazzi, non solo per aiutarli nella gestione dei conflitti, ma per garantire la costruzione dell’identità personale valorizzando l’unicità di ognuno di loro.
In questo contesto l’apporto di Pietro è stato significativo, perché tutto il suo intervento era caratterizzato dall’interazione tra il singolo e il gruppo, a partire dal rituale della disposizione dei banchi in cerchio all’inizio di ogni lezione, alle riflessioni in plenum sulla modalità di lettura di ogni bambino per arrivare infine all’elaborazione degli Haiku.
Forti di questa sinergia con il “Maestro” Pietro è iniziata la nostra avventura nel mondo della lettura e della poesia.
Ogni lezione era un momento speciale che io e i bambini aspettavamo con trepidazione, e ognuno di noi cercava di dare il meglio di se stesso.
La posizione privilegiata di osservatrice mi ha permesso di notare sfumature negli atteggiamenti e nelle risposte degli alunni che, quando si conduce l’attività, a volte sfuggono.
Singolare il graduale capovolgimento dei ruoli all’interno della classe. Bambini particolarmente timidi che durante le lezioni consuete necessitavano di sollecitazioni per intervenire, riuscivano a brillare ed emergere con un’energia insolita. Viceversa bambini spigliati, sicuri delle proprie capacità, erano all’inizio come bloccati davanti al leggio.
L’ artista usa canali diversi per arrivare al cuore dei ragazzi, lo dimostra il fatto che la lettura che richiede uno sforzo notevole in bambini così piccoli, non era più un faticoso esercizio di decodifica, ma un gioco, in cui i ragazzi, con serietà e divertimento,  si sono sperimentati scoprendo doti di cui, a volte,  non erano consapevoli.
Sorprendente sentire, al termine del laboratorio, tutta la forza della voce di un bambino di origine straniera che in classe si era sempre espresso con un tono di voce basso, mentre legge al gruppo impersonando i mostri di casa sua. La parziale conoscenza della lingua italiana non è un ostacolo per la lettura animata, importante è ora la sua energia, la sua voglia di “divertire” e stabilire una relazione con il pubblico che lo sta ascoltando. Persino la sua postura cambia davanti al leggio, prima impacciata e incerta, poi decisa, sicura di sé. Egli scopre di “essere bravo”, gode dell’approvazione dei compagni che lo applaudono e condivide con loro la sua gioia.
Il percorso svolto lo ha reso  più consapevole del suo potenziale, lo ha valorizzato agli occhi dei compagni  dando voce ad un’ energia sino ad allora inespressa.
Commovente l’atteggiamento di altri due bambini, con riconosciute difficoltà di apprendimento, che crescono a tal punto durante gli incontri  da voler “leggere ad alta voce” anche durante la lezione aperta in cui i bambini condividono ciò che hanno imparato con i propri  genitori. Questi bambini hanno scelto di esserci, nonostante la tensione e il disagio che  permette loro di trattenere appena le lacrime mentre leggono dinnanzi al pubblico.
Essi “hanno scelto” di esibirsi con i propri compagni, vogliono far parte del gruppo. Hanno imparato sul campo che, nonostante le loro problematiche, sono in grado di esprimersi come tutti gli altri. Una grande soddisfazione che sicuramente ha contribuito a rafforzare la loro autostima.
Mi sembra che questi siano esempi di inclusione vera, di valorizzazione della diversità  a cui siamo arrivati anche grazie all’intervento dell’artista.  
Un altro momento significativo è stata l’ elaborazione degli Haiku.  Scrivere  un Haiku significa saper cogliere l’essenza di un avvenimento, la sostanza di un’ esperienza, significa saper raccontare l’emozione provata in un determinato momento, significa fermare un attimo particolare della nostra vita. Per dar voce alla profondità del  sentimento dobbiamo  “eliminare le parole superflue”. Bisogna ancora una volta  “saper scegliere”, saper rinunciare a ciò che non serve.
A cosa dare più risalto? Cosa è veramente importante ? Quali parole devo togliere,  affinché resti l’essenza di ciò che ho vissuto?
Percorso nuovo per i bambini, in quanto solitamente a scuola si insiste sull’arricchimento del lessico. Ognuno di loro partiva da un breve testo in cui raccontava l’esperienza vissuta che voleva trasformare in Haiku. Ma il testo era costituito da tante parole, l’ Haiku, invece,  consta di  tre soli versi  formati  da un numero preciso di sillabe: cinque nel primo verso, sette nel secondo e nuovamente cinque nel terzo.  Un grande dilemma, che inizialmente ha spiazzato  i bambini, ma anche in questa situazione il gruppo ha giocato un ruolo fondamentale, perché abbiamo scelto “insieme” le parole adeguate, mediando tra bisogni personali ed esigenze di metrica.
Tale “trattativa” ha consolidato ancor di più l’interdipendenza positiva tra i membri del gruppo, stimolando il confronto e la discussione.
La “sospensione del giudizio” è un’altra caratteristica che ha connotato tutto l’intervento, durante la composizione degli Haiku non si giudica, si ascolta con attenzione, si cerca di capire il punto di vista del compagno, si esprime il proprio sentire.  Comporre Haiku diventa un’esperienza che accomuna, un “sentire all’unisono” nel rispetto dell’altro; tutto ciò si è realizzato con dei bambini di sette anni ancora centrati in una dimensione individuale.
I singoli Haiku sono stati realmente frutto di scelte condivise con i compagni.  
Il rituale  della lettura degli Haiku in cui i bambini si sono sperimentati ha rappresentato la solenne conclusione di un percorso improntato sull’ascolto dell’altro e l’ espressione delle proprie emozioni.
Non meno importante è stato l’apporto delle lezioni  all’apprendimento della lingua, molte infatti sono le conoscenze che il bambino deve richiamare per attuare questo processo di trasformazione dal racconto al testo poetico. Un’occasione insolita ma estremamente creativa per dividere le parole in sillabe, ricercare sinonimi, interrogarsi sulla struttura del verso, sul ritmo delle parole e riconoscere figure retoriche con inaspettata naturalezza.
I bambini hanno iniziato  a riflettere, confrontandosi, sui cambiamenti di significato che una parola o un semplice segno di punteggiatura portano con sé. Giocando con i ritmi e con le sillabe hanno affinato la sensibilità all’ascolto del suono delle parole scoprendo anche il piacere per la lingua.

Ho visto crescere i bambini lezione dopo lezione, ognuno di loro si è messo in gioco, è diventato più consapevole delle proprie capacità e del potenziale dei compagni. Ma soprattutto ho visto consolidarsi le relazioni all’interno del gruppo. I bambini si sono guardati con occhi diversi, hanno imparato ad apprezzare le peculiarità che li caratterizzano.
Durante le lezioni mi sono modificata io, ho sperimentato, come hanno fatto i miei ragazzi, e sono cresciuta con loro. Si è rafforzata la consapevolezza  che ai bambini si può insegnare tutto, anche ciò che, a volte, riteniamo troppo difficile, basta saper mediare gli apprendimenti e saper usare il canale giusto per arrivare a loro.
L’esperienza vissuta è stata sicuramente un’occasione di apprendimento e di crescita individuale per ognuno di noi.
Concordo con quanto affermato da Pietro nel suo intervento, l’irruzione dell’arte nell’attività di classe ha valenza educativa nel momento in cui l’artista è consapevole della “responsabilità” che si ha quando ci si relaziona con ragazzi, perché laddove c’è carisma si diventa un punto di riferimento, un modello da seguire.


Susanna Casu


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“Lèggere è bèllo come scrìvere, viaggiare, fare l’amore”  (Pietro Tartamella)

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 18 Maggio 2014 13:24 )
 

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