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L'Università di Napoli a Cascina Macondo PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Martedì 23 Novembre 2010 15:10

 

Marialaura di Nardo e Rosanna Scialdone
studentesse della Seconda Università di Napoli (sede di Caserta)
rispettivamente al terzo anno del corso di laurea in Lettere
e al primo anno di Laurea Magistrale in Filologia Moderna,
della Facoltà di Lettere e Filosofia della S.U.N.,
hanno vinto una borsa di studio che ha loro permesso di soggiornare una settimana
a Cascina Macondo e di seguire tutte le attività didattiche dell'Associazione
al fine di esplorare  la "didattica tassellare" utilizzata nell'insegnamento dai docenti di Cascina Macondo.

 

VIAGGIO A CASCINA MACONDO
RELAZIONE FINALE E RESOCONTO DEL PROGETTO
REALIZZATO GRAZIE ALLO STANZIAMENTO DEL CONTRIBUTO DI STUDIO
PER GLI STUDENTI ISCRITTI ALLA FACOLTA’
DI LETTERE E FILOSOFIA DI NAPOLI

 

RESOCONTO
di MARIALAURA DI NARDO

 

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito” .
Tra il reale e il fantastico, tra la verità e la leggenda, tra il mistero e l’esoterismo, così Gabriel Garcia Marquez ci descrive in “Cent’anni di solitudine”, il libro che gli valse il premio Nobel, la piccola comunità fluviale fondata dai Buendìa.
“Mi sarebbe piaciuto vivere a Macondo, chi non avrebbe voluto?”, mi dice Pietro Tartamella.
Il mio viaggio è iniziato all’alba del 24 ottobre, diretta all’aeroporto per il volo Napoli-Torino, ma, quando finalmente rivedo “il poeta di haiku”, conosciuto durante la lezione del seminario “La poesia breve”, è mattina inoltrata, sono stanca, distrutta, ma felice. Finalmente la Cascina,  immaginata da tanto, si materializza davanti agli occhi con il suo grande salice piangente che la accarezza dall’alto, le sue maschere alle pareti, i colori e le forme dell’argilla lavorata da mani fantasiose, mi sento una bambina in una favola! Ad accogliermi ci sono Anna e Pietro, Ursula e Josè del romanzo, i fondatori dell’associazione nata nel 1993 e che mi ha aperto le porte alle numerose attività culturali che ogni giorno promuove sul territorio nazionale e non, a partire dall’annuale concorso internazionale di poetica haiku, giunto ormai alla sua ottava edizione.
La diffusione di questa particolare poetica di tradizione giapponese è uno degli obiettivi principali dell’associazione che ogni giorno, attraverso i laboratori di Pietro Tartamella, porta una “ventata di oriente” in molte scuole medie ed elementari piemontesi. A Torino e a Rivoli ho l’occasione di partecipare a vari incontri di scrittura creativa e di sorprendermi e riconfermare l’idea che l’haiku, la poesia “delle piccole cose”, sia un ottimo strumento didattico proprio per i più piccoli, veri Haijin degni di nota. E’ lo stesso Pietro a spiegare, nell’articolo “62 buoni motivi per insegnare l’haiku nelle scuole”, pubblicato sul sito dell’associazione www.cascinamacondo.com, quale sia il senso profondo della poetica haiku e come questo possa avere una particolare leva sui bambini, oltre che sugli adulti. Come non ricordare quella terribile paura di sbagliare che, da bambini e, talvolta, da grandi, ci ha resi spaventati, insicuri, timorosi e ha svuotato le tasche dei genitori per l’acquisto delle penne cancelline!
“Arte nell’imperfezione” è il primo buon motivo che, nel suo testo, Pietro Tartamella espone: “è qui che i bambini sono maestri! Le loro piccole imperfezioni linguistiche e grammaticali producono ribaltamenti semantici di straordinaria bellezza e semplicità, in grado di mostrarci come l’imperfezione può essere trasformata in arte e come può svelare a volte immagini poetiche potenti. Avere consapevolezza dell’imperfezione può aiutare i bambini a non desiderare di coltivare l’immortalità o l’onnipotenza, e a conservare le loro virtù naturali: spontaneità, freschezza, semplicità, immediatezza.” Continua ancora nel sesto buon motivo, quello inerente alla collaborazione,  scrivendo: “entrare in sintonia con la classe e i compagni, riconoscere l’aiuto che gli altri danno. Il valore della solidarietà. Sentire quando un haiku è “ben riuscito”, e capire che l’haiku è più importante dell’autore e che quindi, come un gioco, può essere fatto in gruppo”; “nella grande congerie di fatti e di esperienze della nostra vita, l’haiku ci insegna a “fotografare” l’attimo significativo che si staglia da un quotidiano diventato immancabilmente routine, dietro cui si celano una bellezza e una profondità originaria che restano invisibili alla nostra coscienza. L’arte dell’haiku ci riporta a questa “presenza”, all’attenzione necessaria che consente di  cogliere il trascorrere del tempo fatto di mille “avvenimenti”, piccoli e grandi. La consapevolezza di questo tempo che scorre, dell’alternarsi delle stagioni, del nostro essere immersi in questo fluire cosmico e ineluttabile, ci riconsegna il sentimento della compassione”, è questo il settimo della lunga, restante, lista di motivi, di buoni, buonissimi motivi per insegnare l’haiku nelle scuole.
L’approccio utilizzato da Pietro Tartamella nel trasmettere i suoi insegnamenti è quello della scoperta, del ripristino “della gioia di scoprire il mondo da soli” che è spesso derubato ai bambini proprio dagli insegnanti, come egli stesso ci dice, e che è alla base della didattica tassellare di Cascina Macondo, cioè di quella didattica che conserva “il naturale processo con cui si dipanano e si organizzano le esperienze”. Ecco allora che, distribuite le favole di Esopo in una classe di terza elementare, non si spiega direttamente il significato delle parole sconosciute ma lo si ricerca insieme, si procede per tentativi, per analogie, per assonanze con altre parole note, stimolando la fantasia, la logica, la collaborazione all’interno della classe. Ed è un piacere vedere quindici mani alzate che scalpitano per parlare, che fanno ipotesi e, da bravi scienziati, ne verificano la veridicità, che si divertono; è un piacere sentire, furtivamente, “che peccato che va via” perché vuol dire che è appena finita la lezione di un buon, vero, maestro di scuola e di vita.
Tra le altre attività culturali di Cascina Macondo va poi segnalato l’utilizzo di un particolare tipo di accentazione, l’accentazione ortoepica lineare che favorisce la corretta pronuncia delle parole della lingua italiana, andando incontro alle esigenze dei bambini, degli stranieri che si trovano ad affrontare una lingua completamente sconosciuta, e degli stessi adulti, preda talvolta di incertezze. Volendo semplificare, con l’accentazione ortoepica lineare si segnano le vocali toniche e se il loro suono è aperto (accento grave) o chiuso (accento acuto). La corretta pronuncia è, inoltre, essenziale nei corsi di dizione e di lettura ad alta voce, diretti a bambini, disabili e figure professionali come gli insegnanti. “Con esercizi di respirazione, vocalizzi, letture, si prende coscienza della propria voce. Con un metodo che stimola la "memoria uditiva" si apprendono le regole fonetiche. Esercizi di masticazione della parola, ginnastica facciale e labiale, giochi verbali e scioglilingua, prove di ascolto col registratore, posizionatura di accenti sulle vocali, verifiche, riprese video. Tecniche, trucchi, accorgimenti per giungere ad una lettura ad alta voce capace di catturare il pubblico (adulto o bambino)”.
“Le parole sono preziose, appena le ho dette, le ho ormai consumate, non potrò dirle più. Godetevi l’ultimo istante della parola detta e volata via”, questo esorta a fare Pietro Tartamella ai suoi discepoli. Al centro un leggìo, tutt’intorno persone di ogni età che, a turno, si alzano, si mettono in gioco e leggono, interpretano, danno vita alle parole che la sorte gli ha assegnato, fa da cornice una sala grande con antichi quadri ottocenteschi. Siamo nello storico palazzo Graneri di Torino, al “Circolo dei lettori”, dove partecipo, nuovamente da assistente, al corso di lettura ad alta voce che Cascina Macondo tiene qui. Si impara a “masticare le sillabe”, a mettersi in sintonia con l’ambiente circostante, a guardare negli occhi del pubblico senza paura, a tenere il ritmo  della lettura, a “tirare fuori la voce” per condurre il corpo, e, ancora una volta, ci si emoziona e ci si diverte.
Percorsi analoghi si seguono nei laboratori tenuti nei CAD, centri di abilitazione dei disabili, perché la lettura ad alta voce, come gli haiku, è un potente strumento di formazione. Nel CAD di un quartiere di Torino conosco Isabella che, orgogliosa e meno intimorita dei suoi compagni, mi passa sotto banco un bigliettino con scritto: “Noi siamo i Verbavox”. Le chiedo spiegazioni, mi racconta la loro storia, la fondazione del gruppo, le loro attività di scrittura creativa, affabulazione e lettura ad alta voce con esibizioni nelle scuole dei dintorni.
Altro laboratorio promosso dalla Cascina è, poi, quello di manipolazione dell’argilla e della terracotta. “Il gruppo di ceramica  di Cascina Macondo con le sue molte iniziative mira a diffondere il gusto per la ceramica, a riscoprirne il suo utilizzo, a produrla con le proprie mani per il piacere semplice di lavorare la terra” scrive Anna Maria Verrastro sul sito dell’associazione, autrice, tra le altre opere, di Rakuhaiku, lavori in ceramica che materializzano l’immagine fissata dall’haiku a cui si riferiscono.
Sette giorni, un percorso battuto da sentieri creativi, da impegno nel sociale, voglia di fare, di stare assieme agli altri, di condividere, è questa la Cascina magica, a buon diritto, il piccolo mondo nel mondo, proprio come la Macondo di Marquez, di Riva presso Chieri.
“Che cos’è la vita? Lo sfavillare di una lucciola nella notte. Il respiro sbuffante di un bisonte nell’inverno. La breve ombra che scorre sopra l’erba e si perde dentro il sole.” (citazione, tramandata oralmente, di Shapo Muxika, noto come “Piede di Corvo”, ex capo della tribù degli indiani d’America “Piedi Neri”, strenuo sostenitore della pace fra i popoli).

 

                                     Marialaura Di Nardo

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Martedì 19 Luglio 2011 06:42 )
 

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