Home Archivio News-Eventi RCT - Racconti di Scritturalia di domenica 2 maggio 2010
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RCT - Racconti di Scritturalia di domenica 2 maggio 2010 PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Tartamella   
Giovedì 20 Maggio 2010 14:53

 

 

                               scritturaliafoto
Affresco romano "Donna con stilo e libro" (detta Saffo)
Pompei, 50 dopo Cristo. (Napoli-Museo Archeologico Nazionale)

 

 

che cos’è SCRITTURÀLIA

 

possibilità di pernottamento
presso la Foresteria “Tiziano Terzani” di Cascina Macondo
a costi di Bed and Breakfast

 

I RACCONTI DI SCRITTURÀLIA
di domenica 02 maggio 2010

 

 

Antonella Filippi
Lettera notturna

Eccolo lì che parla di nuovo con i suoi amici. Non fanno altro che gettare verbi e sostantivi in ogni direzione, con una voce comodamente stanca, come di donne in un bagno turco. Possibile che non possa sbrigarsi un po’, non farsi coinvolgere in tutte quelle parole che sperperano la sua energia?
Se venisse qui un po’ prima, la sera, se facessimo l’amore un po’ più spesso, se mi desse una mano a lavare, a guardare i bambini...



Carlo Straccia
Addio mia amata

Giorno o notte? Questo è il dilemma. Come vivere o, peggio, come siamo costretti a vivere. Perché, spesso, non siamo noi che scegliamo, ma è la vita a scegliere, oppure, sono gli altri che decidono in quale categoria metterci. Bianco o nero? Destra o sinistra? Yin o yang? O, se preferite: Beatles o Rolling Stones? Inter o Milan? Tutti pretendono di piazzarti in un posto, di essere sicuri di ...



Diana Nicastro
Difficile è volare

Sono fermo davanti alla finestra. Attraverso i rami pendenti del faggio, ancora nudi di foglie, vedo il cielo scomposto in macchie luminose, prive di colore. Un po’ di vento fa ondeggiare i rami con brevi, piccoli suoni legnosi. Profumo di primavera, primi odori della stagione, foglie che nasceranno, linfa che scorre, movimento. Movimento. Sto tra due finestre come in un nido tra i rami, percorro il mio spazio qui in alto, confuso tra gli alberi...


Elena Bonassi
Corpo 18

La barca sta arrivando. Il borino di fine agosto la spinge dolcemente dal  castello di Miramare verso il porto: si incomincia a vedere la città. Trieste  si lascia guardare tutta, aperta e bella, con la sua  grande piazza e il fascino decadente del vecchio impero: una scheggia di Vienna finita sul mare.
Procediamo lente e tranquille nella luce  del tramonto che colora di rosa la roccia chiara del faldone carsico: ancora per poco, poi dovremo darci da fare per attraccare...


Flavio Massazza
Un rametto speciale

Sono un rametto di albicocco. Non sono un rametto comune, sono un rametto speciale. Almeno cosi credo. O forse è solo il mio ego, il mio orgoglio di rametto. Ricordo quando, qualche anno fa in primavera, spuntai da un grande ramo del vecchio albicocco. L’albero era molto vecchio. I rami contorti, tormentati dalle cicatrici del tempo, si allargavano dal vecchio tronco scuro e nodoso sul quale grumi di resina, del colore dell’ambra, creavano macchie più chiare...



Gabriella Biglia
Da grande

Io, da grande, te l’ho già detto cosa faccio. È inutile che me lo chiedi tutte le volte con quella faccia che si vede che non sei contenta della risposta.
Io, da grande, faccio le stesse cose che faccio adesso, ma più grandi. È logico. Sei piccolo, fai cose piccole. Sei grande, fai cose grandi. Tipo?...Tipo…adesso mangio una merendina-ma-solo-una-e-piccola alle 4 e da grande ne mangio-una-ma-solo-una-ma-enorme, sempre alle 4.
Adesso dormo in un letto piccolo e da grande dormirò in un letto grande come te.

 

Luca Colombrita
Cattiva maestra televisione

L’orologio continua stolido a ticchettare sulla parete. La lancetta dei secondi si affanna come un ciclista gregario, la mediocre lancetta dei minuti ogni tanto dà il suo segno, e l’aristocratica lancetta delle ore, epocale ogni suo movimento, scatta antipaticamente. Guarda poco sotto l’orologio, una parrucca ridicola e boccolosa alla shirley temple su una testa di uomo togato, con martelletto di legno e libri di dimensioni preoccupanti. È il vigile svogliato del dibattimento. Dibattimento poi..
 
 

Monia D'Oca
 

La città era ancora addormentata quando uscì di casa. Adorava quella sensazione di pace, sembrava di osservare un bimbo beatamente immerso in un sonno leggero. Lungo il viale si soffermò a osservare il cielo che sfumava dal blu inteso all’azzurro accogliendo le pallide intrusioni della luce del sole che iniziava a fare capolino. Una tiepida brezza accompagnava i suoi passi e spargeva i profumi degli alberi in fiore. Tra poco tutto questo sarebbe sparito, dissolto...

 

 

Pietro Tartamella
Giulietta dei silenzi

Giulietta stringeva sul petto la bambola che mamma le aveva regalato per il suo quinto compleanno. Anche la bambola aveva treccine bionde, come le sue.  Sedeva sul letto con un cuscino dietro la schiena, le gambe incrociate. Le lacrime cadevano sui capelli di stoppa della bambola formando piccoli cerchi scuri. Ogni tanto Giulietta guardava il viso bianco di porcellana della bambola, le guardava gli occhi di vetro nero, quasi a cercare consolazione. Poi la stringeva sul petto. Il vestito lungo della bambola si adagiava morbido sulle sue ginocchia...

 

 

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DI TUTTE LE DOMENICHE DI SCRITTURALIA:  CLICCAMI E SARO' FATTO

 

 

LA FORESTERIA "TIZIANO TERZANI" DI CASCINA MACONDO

IL SALONE "GIBRAN" DI CASCINA MACONDO

GLI SPAZI INTERNI DELLA CASCINA

GLI SPAZI ESTERNI DELLA CASCINA

 

 

Il nome "Macondo" che abbiamo dato alla nostra Cascina nel 1992
proviene dal libro "Cent'anni di solitudine" di Gabriel Garcia Marquez

" Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche.  Il mondo era così  recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni verso il mese di marzo,  una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita. Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquìades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l'ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia.  Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto,   e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi,  e perfino gli oggetti
perduti da molto tempo comparivano dove pur erano stati lungamente cercati,  e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquìades…"

 

Si ringrazia Gabriel Garcia Marquez per aver scritto e regalato agli uomini un così grande libro. A lui la nostra gratitudine e il nostro affetto.
 
 
 
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CASCINA MACONDO
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e POETICA HAIKU
Borgata Madonna della Rovere, 4 
10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
tel. 011-9468397 - cell. 328 42 62 517
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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 14 Aprile 2011 15:52 )
 

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