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"PERCHÉ È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO - RIFLESSIONI DI UN EREMITA" di Pietro Tartamella PDF Stampa E-mail
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News - News
Scritto da Super Amministratore   
Venerdì 17 Aprile 2020 14:12

 

COME POTREBBE ESSERE IL MONDO

DOPO L'ESPERIENZA DEL CORONAVIRUS?

Nel libro

"Perché è impossìbile cambiare il mondo
riflessioni di un eremita
"

è descritta la visione

di un possibile mondo futuro.

Da otto anni lavoro a questo libro.

E' una pura e straordinaria coincidenza

che esca proprio in questo periodo

così nuovo e incerto per l'umanità.

Forse è un segno?

 

 

E' USCITO IL LIBRO

perché è impossibile cambiare il mondo
 
 

PERCHÉ È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO

- RIFLESSIONI DI UN EREMITA -

di Pietro Tartamella

 

il libro è ordinabile nelle librerie,

ma ti invitiamo ad acquistarlo e ordinarlo presso Cascina Macondo;

in questo modo tutto il ricavato sarà un contributo

alle attività istituzionali dell'Associazione


 ordina a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 

Da domenica 4 novembre a domenica 11 novembre 2012, Pietro Tartamella, accettando l’invito e condividendo il progetto Gent-Bang  di Ip Man e dell’associazione Viadagio,  ha vissuto da eremita nella barca Amatillo ancorata in un canale della cittadina di Gent, in Belgio.
Per quattro settimane, quattro diversi artisti si sono alternati a vivere nella barca come eremiti; senza televisione né radio, senza telegiornali, senza libri, senza giornali, senza computer, senza connessione internet, senza cellulare, senza corrente elettrica, senza bagno, senza acqua corrente.
Gli unici materiali che potevano avere con sé erano quelli relativi alla propria arte.
Tartamella aveva quaderni e penne a biro per scrivere.
E ha scritto per sette giorni a mano di continuo.

Nel libro “Perché è impossibile cambiare il mondo – riflessioni di un eremita”,Tartamella racconta nel dettaglio la sua esperienza quotidiana da eremita, rivelandoci inoltre le infinite riflessioni che si sono succedute di giorno e di notte senza ordine alcuno nel silenzio e nella tranquillità della barca.

Si legge nella prefazione:
…..In questi ùltimi cinquant’anni ci sono stati grandi progrèssi nella sciènza, nella medicina, nelle telecomunicazioni, nell’ informàtica, nell’astronomìa, nella cibernètica. Pòchi progrèssi nelle sciènze sociali e nella concezione della “democrazìa”.
Confèsso che, dopo òtto anni che questo libro èra rimasto chiuso in un cassetto, hò avuto una cèrta urgènza, ora, di darlo alle stampe. Forse perché ormài sono alla sòglia dei settantadùe anni, forse perché lo ritèngo un pò’ il mìo testamento filosòfico-spirituale, forse perché vi è abbozzata la mìa provocatòria visione di una “società solidalista” che adèsso mi prème, finalmente, condividere”
.

Caratterìstica particolare del libro è la sùa stesura con accentazione ortoèpica lineare, precisa scelta editoriale di Cascina Macondo, che consiste nella scrittura della lingua italiana con la règola di accentare obbligatòriaménte non solo le paròle tronche, come normalmente accade, ma anche le paròle sdrùcciole, e di segnalare con l’accènto grave sulle sìllabe tòniche, il suòno apèrto della vocale “è” e della vocale “ò”, trasferèndo così al lettore tutte le informazioni ùtili e necessarie per un’esatta pronuncia della lingua italiana.


BARCA AMATILLO

 interno della barca Amatillo (costruita da un artigiano del Bangladesh)
dove hanno vissuto gli eremiti

 

 

prefazione

il crìmine più diffuso

In riva al mare respiriamo un’aria ricca di iòdio. In montagna respiriamo un’aria più fresca, ricca di ossìgeno. Inspiriamo iòdio e ossìgeno che entrano in noi, nel nòstro sangue e si diffóndono in ogni cèllula.
Il furto, è l’aria speciale che respiriamo ovunque, non solo al mare e in montagna, ma in ogni luògo e in ogni momento della nòstra vita. È il furto il crìmine più diffuso.
Per potersi infatti formare una cultura, per potér lèggere, studiare, scrìvere, viaggiare, sognare… milioni di persone vìvono rubando il tèmpo alla nòtte, al sonno, alla famiglia, al lavoro, alla salute, ai figli. Veri e pròpri ladri che rùbano il tèmpo ovunque.
Sòffrono, òvviaménte, per non poterlo fare alla luce del sole.
Da molti anni gli editori, le bibliotèche, lo Stato, le scuòle, hanno iniziato a imbastire massicce campagne pubblicitarie sull’importanza della lettura, invitando i cittadini a lèggere di più.
Cèrto, sono campagne funzionali, vòlte a véndere più libri e a diffóndere la cultura, ma sono anche campagne a doppio taglio, perché di fatto, se il tèmpo che hai a disposizione lo dèdichi a tutti i fronti della burocrazìa che ormài ha sbarre sèmpre più alte e ti schiaccia sèmpre di più, se lo dèdichi alle incombènze quotidiane e alle còse inderogàbili che occorre fare ogni giorno per vìvere, finisce che mentre da una parte sèi stimolato a lèggere, nello stesso tèmpo sèi stimolato a “rubare di più il tèmpo”. Quindi queste campagne èducano al furto, creando una mentalità, un atteggiamento, che spinge al furto del tèmpo, un atteggiamento che ti pèrmea pian piano.
Si tratta solo di “tèmpo” è vero, ma il concètto sostanziale è sèmpre il “furto”.

 

 

perché è impossibile cambiare il mondo

  -  Perché è impossìbile cambiare il mondo
     - riflessioni di un eremita -
di Piètro Tartamèlla
     La Ruòta Edizioni Collana Cascina Macondo

  -  825 pagg.    
-    formato 15 x 21
 
  -  èuro 20 + spese di spedizione

  -  accentazione ortoèpica lineare a cura di
     PiètroTartamèlla e Fiorènza Alineri

  -  copertina e fòto di Ip Man


  -  prefazioni di Ip Man e Piètro Tartamèlla  

  -  còdice ISBN: 978-88-31457-03-3 
 

 

Lèggere è bèllo
come scrìvere, viaggiare,
fare l’amore”

(Piètro Tartamèlla)

 

partita iva e còdice fiscale
per donare il 5 x 1000 a Cascina Macondo:  06598300017


codice IBAN: IT73Y0306909606100000013268
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ANNO 2020 - CALENDARIO PRESENTAZIONI LIBRO

PERCHÉ È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO

- RIFLESSIONI DI UN EREMITA -

il calendario verrà stilato quando
saranno finite le restrizioni del coronavirus

 

 

 

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PERCHÉ' È IMPOSSIBILE CAMBIARE IL MONDO

- RIFLESSIONI DI UN EREMITA -


COSA NE PENSANO I LETTORI

 

Inviaci le tue impressioni, i tuoi commenti, la tua recensione.
Quattro righe insomma che raccontano l'impatto con questo libro.

Le inseriremo su questa pagina.
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Francesca De Carolis - giornalista

Sette giorni da eremita e il sogno di una società “solidalista”
Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace”, spiegava quel predicatore polemista che fu l’Abate Dinouart …  E, rivedendo vecchi appunti a proposito della sua “Arte del tacere”, mi sono chiesta quanto sia diventato, o se lo sia sempre stato, così profondamente padrone di sé Pietro Tartamella.
Gatto Randagio ve ne ha già parlato… e che volete, come non amare un girovago raccontatore, che lavora nelle strade, nelle scuole, nelle carceri, in birrerie e fiere, leggendo poesie e raccontando storie e che pure da quando si è fermato con la sua Anna per fondare Cascina Macondo, continua a percorrere, nomade stanziale, le vie degli incontri e della parola…

Come cambiare un mondo impossibile da cambiare
E oggi ve ne vuole parlare perché l’ha scoperto così profondamente padrone di sé che, fra le tante strade percorse nella vita, Pietro ha provato anche a vivere da eremita. Che significa senza televisore né radio, senza libri, senza giornali, senza internet, senza luce, senza bagno, senza acqua corrente, senza sapere che ora è… soprattutto, senza parlare. Riuscite a immaginare? Per farlo non è necessario ritirarsi in un deserto o dentro una grotta in cima a una montagna. La sua “grotta” è stata Amatillo, una barca costruita in Bangladesh, che a vederla sembra una capanna truccata da armadillo…, ancorata nel fiume Lys a ridosso del ponte Vleeshuis, nella cittadina belga di Gent.
L’ha fatto, Pietro, alcuni anni fa, accettando l’invito e condividendo il progetto Gent-Bang di Ip Man e dell’associazione Viadagio, una manifestazione di solidarietà col Bangladesh. Anche altri artisti, prima e dopo di lui, si sono alternati sulla barca, una settimana ciascuno. Ognuno poteva avere con sé solo gli strumenti della sua arte, e Pietro ha portato penne a biro e quaderni, che in sette giorni ha riempito fitti fitti di pensieri e ricordi e narrazioni e letture e poesie e incontri e infinite riflessioni che si sono susseguite nel silenzio… che adesso ha sentito l’urgenza di regalarci con un libro… “forse perché sono alla soglia dei settantadue anni, forse perché è il mio testamento filosofico-spirituale, forse perché vi è abbozzata la mia provocatoria visione di una società solidalista”. E mi sono messa in ascolto…

Una società solidarista
“Perché è impossibile cambiare il mondo”, il titolo del libro. Ma ad essere sincera penso questa narrazione, lunghissima e fittissima di appunti su un’intera vita passata a tessere legami, per diventare anelli di una catena che sa essere anche linguaggio artistico, che è danza che aiuta a superare i pregiudizi… è un invito a non arrendersi, e a provare a cambiarlo, questo mondo, portando ciascuno di noi il suo tassello alla costruzione della “società solidalista” nella quale Pietro, nonostante tutte le difficoltà che si possono incontrare, ostinatamente crede… , una società dove, tanto per cominciare, ai bambini bisognerebbe insegnare a chiedersi non “cosa farò da grande”, ma “quale sarà il mio ruolo”, in una società in cui ognuno si senta legato a ciascun altro…
Perché non riusciamo a vederla? Perché l’abbiamo dimenticata? Cita Pavese, Pietro Tartamella, che ne La luna e i falò scrive: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.
Una società che sappia difendere i diritti di tutti, e sappia difenderli anche contro il potere, quando diventa inaccettabile arroganza. E ricorda fra l’altro Dossetti, che nella Costituzione italiana avrebbe voluto inserire un articolo sul diritto alla resistenza contro “gli atti del potere pubblico che violino i diritti fondamentali della persona umana”. La sua proposta non passò, come allora non passò (mi permetto di aggiungere) neanche la proposta di vietare esplicitamente l’ergastolo e definire un limite alle pene… insomma, chi ha avuto l’esperienza del potere che calpesta i diritti fondamentali degli individui aveva chiaro ciò che della persona va difeso fino in fondo, cosa che noi spesso sembriamo dimenticare…
Infinite le cose che vorrei citare dal libro, e potete immaginare quante le sorprese di una vita vagabonda e curiosa, impossibile da riassumere.

Ah-Che-Waga-Chun

Ma quel che domina e tutto cuce nel racconto è il profilo di Ah-Che-Waga-Chun (nome d’arte, significa ‘colui che si arrampicò sull’albero’, scelto da Tartamella per la sua vita d’artista di strada) che sotto la grande quercia di Cascina Macondo ancora raduna folle di ascoltatori e narratori, ma che qui ci racconta soprattutto la forza del silenzio. E del pensiero che ne nasce.
Perché nel silenzio, spiega, si sale sulla barca con tutto se stesso… con la propria forza e con le proprie paure, gli incubi, anche, che sono di tutti. Mille sono i nuovi gesti da imparare quando non hai a disposizione nulla di ciò a cui sei abituato, e tante sono le nuove sensazioni quando le persone sono volti incuriositi che a tratti guardano dalla riva… o bambini che s’incantano sul ponte vicino al quale è ancorata l’ “Amatillo” e, dopo il primo turbamento, esplodono di gioia: “Un pirata! Un pirata!”
Si scopre anche che sette giorni sono un tempo sufficientemente lungo perché la barca diventi una piccola prigione e i sogni si popolino di volti deformati (anche i prigionieri, si chiede Pietro, fanno sogni deformati?). E non sapere che ora è mette a tratti angoscia… perché se si può stare giorni senza guardare l’orologio, guardare l’ora è ritornare in sintonia con il mondo, “come se il filo del tempo, virtuale e impalpabile, attraversasse le viscere e la mente di ogni essere umano, tenendoli tutti virtualmente collegati”. E si comprende quanto abbiamo bisogno di questo filo che ci tiene collegati…
A rompere la solitudine, piccoli gruppi di studenti, ai quali la sera (previsto dall’iniziativa) è stato permesso incontrare “l’eremita”, conoscere la sua storia, il significato di questa sua esperienza. I ragazzi, si sa, sono pieni di domande. Alle quali Pietro, senza infrangere il voto del silenzio, ha risposto. Con brevi scritte su cartelli, con l’eloquenza dei gesti, degli sguardi, dei sorrisi e del silenzio.
E un’altra cosa fondamentale si impara: che l’arte di tacere è anche questa (tornando all’Abate Dinouart…) arte della parola.

Gatto Randagio, di Francesca De Carilis
https://www.remocontro.it/2020/08/09/sette-giorni-da-eremita-e-il-sogno-di-una-societa-solidalista/

 

 

Emilio Toscani - detenuto in Saluzzo
Questo prezioso libro sull’impossibilità di cambiare il mondo che attendevo con ansia da molto tempo, non ha certo deluso le mie aspettative e mi ha regalato tanti momenti di vera delizia. Ogni pagina, anche nel narrare vicende apparentemente semplici, è ricchissima di sensazioni, suggestioni, riflessioni e considerazioni profondissime. Pietro ha il raro dono di saper superare la superficie delle cose per immergerti in profonde visioni che spaziano in ogni dimensione e categoria. Quasi egli fosse un nemico giurato della banalità, sa leggere nella quotidianità i significati più profondi e li regala al lettore, non in modo altisonante, ma con densità di contenuti, travestita da semplicità. Mi sono gustato il libro come un’ape che sugge il prezioso nettare dai fiori. Mi fa un po’ ridere il fatto di vedermi come un insetto, ma è l’immagine che mi è apparsa nella mente e io, spontaneamente, la condivido con lui, per dargli un’idea del mio godimento nel leggerlo.
Dopo averlo divorato tutto d’un fiato, ho ricominciato una seconda lettura del libro che sicuramente non sarà l’ultima, vista l’intensità concettuale di quello che Tartamella ha scritto. Come ho sentito dire una volta da un famoso psicologo, ci sono libri che si leggono e altri che ci leggono. Sicuramente questo libro appartiene alla categoria di quelle opere che leggono dentro di noi, anzi scavano, nei ricordi, nei principi ispiratori delle nostre vite, nei nostri sensi di colpa, nelle nostre inadeguatezze, nel nostro conto aperto con le nostre coscienze, nei nostri rimorsi e, qualche volta, nei nostri rimpianti. Pietro ha evidenziato in modo preciso quello che in alcuni casi io sospettavo, quanto alle caratteristiche dei comportamenti umani. Ha messo in luce alcune criticità delle condotte umane, che non conoscevo, spiegando i motivi delle ritrosie che noi abbiamo, molto spesso, a seguire percorsi virtuosi.
Penso che Pietro, volutamente, si sia astenuto dall’esprimere raccomandazioni o insegnamenti etici o morali, lasciando al lettore la piena libertà di trarre le sue conclusioni. Io, personalmente, avrei preferito qualche suggerimento in più, ma capisco la sua ritrosia nell’indicare strade possibili. Di fatto, alla fine della lettura, una domanda si è fatta strada, insistentemente, nella mia mente: e ora? Mi sono sentito condotto passo passo dentro un labirinto e poi abbandonato a me stesso. Forse il mio disorientamento viene dal mio passato. Da quando sono nato, fino ai 43 anni, sono stato un cinico capitalista e ho fondato il mio benessere, soprattutto economico, sullo sfruttamento di ogni possibilità che mi venisse offerta, compreso l’utilizzo dei collaboratori, traendo vantaggio dal loro stato di necessità. Sono stato educato in questo modo, rifuggendo l’empatia come la peste e l’altruismo come il peggiore dei mali. Per me l’essere buoni era essere fessi. Questa è la realtà, amara, ma vera. Poi, dopo aver fatto il grandissimo errore, che mi ha giustamente portato in carcere, a 43 anni, per la prima volta, essendo io stato fino a quel momento incensurato, ho toccato con mano l’essere dall’altra parte. Essere perdente, miserabile, colpevole e deprecabile, è un esercizio durissimo per chi si era sempre creduto quasi onnipotente, come io erroneamente mi sono sempre sentito. Ci ho messo tanti anni di introspezione e di lavoro su me stesso per capire quanto sbagliati fossero i miei principi e quanto la mia vuota arroganza fosse un insulto alla mia presunta, ma spesso assente intelligenza. Solo in carcere ho avuto modo anche di pesare il valore delle istituzioni, o meglio, il profondo disvalore dello Stato e di tutte le autorità a esso riconducibili.
Di tutte le persone che ho incontrato, e in questi 14 anni sono state tante, ho visto per lo più ignominia, miseria interiore, indegnità e bassezza morale. Questo, per intenderci, tra i detenuti, dove il numero di persone inutili e dannose è massimo, ma anche tra gli operatori, gli addetti ai lavori, agenti, educatori, direttori, operatori in genere e altri, che in larghissima parte valgono pochissimo, eticamente, cognitivamente e umanamente.
Non lo dico certo per piaggeria o per captatio benevolentiae ma Pietro Tartamella è una delle pochissime persone che ho incontrato in tutti questi lunghi e penosi anni a lasciare una traccia benefica in me e a meritare tutta la mia stima e la mia gratitudine, non tanto e non solo per quello che mi ha insegnato, di per sé già prezioso, ma per l’esempio di rettitudine, forza interiore e umanità che con il suo comportamento ogni giorno mostra a chi lo circonda .
Il suo libro scopre il velo sulle grandissime difficoltà che deve affrontare chi decida di migliorare il mondo. Dopo la lettura della sua opera rimangono tutti i dubbi su quale sia il giusto modo di porsi nei confronti di un mondo che, come Pietro spiega, è immodificabile: fare il proprio interesse egoistico, come facevo io prima, incuranti del disvalore intrinseco, oppure amare il prossimo in una visione solidale, facendo dell’empatia e della generosità le proprie armi, con il rischio di aiutare chi non lo merita o, come si dice, dare perle ai porci.
C’è forse una terza possibilità: lottare per cambiare la realtà che ci circonda. Nel caso si decida, temerariamente, di tentare di modificare lo status quo, si apre un dilemma, ancora più terribile: lottare con i leciti e legali strumenti o combattere senza quartiere, con tutti i mezzi.
Sinceramente non so quale sia il modo migliore per vivere una vita degna di essere vissuta e un po’ mi fa piacere essere ormai troppo vecchio, stanco e povero per sortite temerarie.
Non ho idea della direzione che prenderanno le mie meditazioni, ma di una cosa sono certo: il libro “Perché è impossibile cambiare il mondo” mi ha dato tanti spunti di riflessione e mi ha mostrato una strada possibile, quella di Pietro, facendomi toccare con mano la differenza di credere fermamente in qualcosa, come fa lui, ed essere incerto sulla strada da prendere, come mi sento io.
Ti ringrazio moltissimo, Pietro, ti auguro ogni bene, nella speranza di poterti vedere presto, di persona.

 

 

Roberta Moschella
Ho letto con interesse  il libro di Pietro Tartamella “Perchè è impossibile cambiare il mondo – Riflessioni di un eremita” e ho attraversato le sue 800 pagine senza un momento di  fatica o noia. È un libro profondo e dal grande respiro, lo stile è scorrevole e l’esperienza narrata è avvincente, lo si legge quasi come se fosse un romanzo d’avventura!
Si alternano momenti di intensa tenerezza, quando l’autore ricorda episodi dell’infanzia o esperienze della giovinezza, con altri di puro divertimento e altri che inducono alla seria meditazione.
Le riflessioni fatte durante il periodo di eremitaggio cui Pietro Tartamella si è sottoposto per una settimana su una piccola e caratteristica barca su un fiume in Belgio sono variegate e capaci di toccare molti argomenti e altrettante corde di diverse tipologie di lettori. Si parla della famiglia, della società, della politica, del matrimonio, del sesso, dell’amicizia, del lavoro e di tanto altro: è un inno alla vita e all’arte di viverla, alla poesia e alla libertà, faro e bussola di ogni esistenza.
Mi hanno colpito le riflessioni sulla teoria della “tassellarità” e del “furto del tempo”, sulla consapevolezza che la nostra vita si svolge navigando in un mare di errori, sull’importanza di coltivare la capacità di ascoltare e di dare valore all’azione individuale, perché tutto è “politica”, ogni nostro gesto ha una valenza politica, nell’accezione più pura e filologicamente corretta del termine.
E ancora, sull’importanza di conoscere ed accettare le nostre radici perché “Siamo quello che siamo. È da lì che siamo venuti al mondo. Il nostro punto di partenza. Il resto è cammino.”, allo scopo di ancorarci saldamente a terra ed espandere in alto i nostri rami, per superare i condizionamenti profondi che ci arrivano dai retaggi familiari e culturali che troppe volte, anche e soprattutto con il loro “non detto”, ci frenano nel percorso di evoluzione.
Folgorante il parallelo tra le tasse statali da pagare, alcune sappiamo davvero odiose, e le “tangenti” di triste sapore mafioso.   
Il libro è una vera miniera di perle! Ogni capitolo è introdotto da citazioni bellissime che spaziano da Martin Luther King a Gandhi a Charlie Chaplin ad un esilarante Agatino. In mezzo a suggestivi haiku, Pietro dissemina altre chicche, alcune tratte da un suo libro che non a caso si intitola “Quisquiglie di perla”, ecco per esempio: “non entrando in casa, ma uscendo di casa, occorrerebbe ogni giorno fare il gesto di strofinare le scarpe sullo zerbino. Per ricordarci che non va sporcato il mondo nel quale stiamo entrando”...e nella mia mente risuonano le parole del Vangelo quando Gesù, di fronte all’ennesima ipocrisia dei farisei, afferma “…Non c’è nulla fuori dall’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo… Dal cuore dell’uomo infatti escono le intenzioni cattive….”  
E poi quella visione di una società “solidalista” che egli sogna e disegna per noi, pagina dopo pagina, attraverso il suo pensiero lucido che continuamente ci stimola e ci provoca, certo a volte utopistico ma, come è scritto nel libro “A cosa serve l’utopia? Serve proprio a camminare!
Il rispetto e, direi, l’amore che Pietro Tartamella rivela nelle sue parole e nei suoi esempi di vita verso le persone e la loro dignità, sempre sacra ed intoccabile,  pure  quando si tratta di detenuti che hanno commesso reati anche gravi, è emozionante. L’impegno concreto nei progetti diretti verso queste persone e verso i disabili, di cui parla nel libro e di cui anche in altre circostanze ha dato testimonianza con articoli di giornale, lettere e libri, è ammirevole e ci fa intravedere che è possibile per ognuno di noi, attraverso giuste esperienze e riflessioni, dare spazio a quell’IO più grande troppo spesso messo in ombra dall’io più piccolo che ci fa muovere nel mondo con passo e mente mediocri.
Ora, ben lontana da me l’idea di ammantare di un’aura di santità il libro e il suo autore, rilevo però che da ogni riga trasuda l’intenso costante lavoro che Pietro ha fatto e continua a fare, prima di tutto su se stesso, per trovare un senso, una via, affrancandosi da luoghi comuni fuorvianti e condizionamenti ormai sedimentati che ottenebrano .
Quindi, seppure inevitabilmente la sua conclusione sia che risulta “impossibile cambiare il mondo”, tuttavia, siccome sono convinta che si possa e si debba cercare di “lasciare il mondo migliore di quanto si è trovato” (R. Baden Powell), a mio parere, Pietro Tartamella, che con la sua onestà intellettuale da sempre cerca di scardinare i meccanismi mentali arrugginiti della cosiddetta maggioranza, ha ben seminato e può a buon diritto ascrivere a sé questo merito.    

                                   

Adriana Strobbe
Carissimo Pietro, allora: molte cose da dire, ma io purtroppo non ho più tanto la pazienza di scrivere. Intanto ti dirò che, vista la struttura del libro, ho letto esattamente un capitolo al giorno; curiosa esperienza: “col pensier vagar mi fai…”, come faccio di solito io in autonomia, ma questa volta ecco che tu ti prendi l’incarico di scegliere il sentiero lungo il quale riflettere; bello, ma pericoloso. Certo che leggere così intensamente presenta vantaggi e svantaggi: entri in sintonia con l’autore, ma ne senti più facilmente i tic e i trucchi. Ti dirò anche che l’accentazione ortoepica mi disturba gli occhi; trovo sia utile quando lo stile ha un guizzo che merita una lettura ad alta voce.
Questo “libro-contenitore” è una summa del tartamellismo: ricordi, d’infanzia certo, ma anche di tutte le epoche della vita; convincimenti via via elaborati e rinforzati, rete di contatti fra quanti in un modo o nell’altro cercano vie per meglio esprimersi, ricerche formali e di significati e, insomma, tutto ciò che – pare di intuire – ha costituito la forza della tua esperienza intellettuale e vitale, a cui associ naturalmente Anna (ogni poche pagine) – un bacione! – e infine un “ego” senza crepe.
Ed è qui che oso dire che hai un bel coraggio ad affrontare certi argomenti complessi; a volte il tuo ragionamento si fa capzioso e testardo, quando non debole. Mi dispiace di non aver sottolineato, ma ricordo l’argomento delle imposte progressive (che non sono i battenti moderni delle finestre che si aprono lentamente: da piccola mi davo certe spiegazioni delle espressioni che non conoscevo!...). Allora sei per la flat tax? Ti faccio presente che, se è per la soddisfazione, già l’IVA è uguale per tutti. Per molti altri argomenti sono del tutto d’accordo.
Ancora: quello che esprimi lungo tutto il libro contrasta con il titolo; meglio essere meno assertivi “perché” (premessa per una risposta definitiva), è impossibile (non se ne parla nemmeno, inutile discutere); “cambiare” (va bene, di questo si parla, ma “cambiare il mondo”; via, capirai… lo dici tu stesso che se per fare la tua parte aspetti gli altri stai fresco. Modesta proposta per la prossima edizione: “è proprio impossibile cambiare il mondo?”.
In compenso ho molto apprezzato i vostri haiku, tanto che ho provato a farne anch’io, con risultati tristanzuoli, è vero, ma non dispero.
Quello che è certo è che ho letto il tuo libro con grande interesse e partecipazione, e che ti ho ritrovato tutto: te, Anna, la vostra casa, nelle tue pagine; il che ha suscitato in me una grande nostalgia per le chiacchierate e discussioni delle lunghe serate, quando “più si abbassa il livello nella battaglia, più i pensieri diventano profondi!”
Qui, sai, abbiamo perso negli anni molti cari amici, e a volte mi viene da dire che “le coeur est triste, hìlas! et j’ai lu tous les livres”. Mi mancava però il tuo.
Sicché fumi ancora. Anch’io purtroppo, e poi ho l’artrite alle mani: si vede dalla scrittura.
Ci facciamo fisicamente vecchietti, ormai, voi due meno di me, ma quella è la strada, sempre che gli dei ci siano propizi (gesto scaramantico).
Un abbraccio affettuoso a tutti.
Adriana

p.s. Io però credevo di sapere che l’haiku prevede in tutto 17 sillabe.

Scusa la pedanteria, non volevo, ma è più forte di me: non esiste “belfroi”; il termine esatto è “beffroi”. Vedi che si dovrà fare una seconda edizione?

 

Fabrizio Virgili
Pietro rimane un eremita, lo è sempre stato. Anche oggi, circondato da mille e mille persone, impegni, sogni, fogli, libri, scritti e da leggere. E da scrivere ancora. Inarrestabile e determinato, come solo i veri eremiti. Quando non ha tempo, affida le sue riflessioni a un foglio, scrivendole  mentre guida la macchina. Riesce a pensare in mezzo alla folla, fosse pure per cercare di cambiare il Mondo. Ce la mette tutta, fa convergere la totalità dei suoi pensieri in una “Summa” di 800 pagine e 12 giornate. “Perché è impossibile cambiare il Mondo” ne è il titolo. A suo dire, il testamento spirituale, il messaggio che lascia a noi, come il testimone di una staffetta ideale che passi velocemente dalla propria mano a un’altra che continui la sua corsa. Alla stessa velocità e con lo stesso entusiasmo. Tanti e tanti haiku, in questo volume-messaggio. Ne abbiamo scelto uno come avrebbe fatto l’autore, aprendo a caso il suo libro. Sintomatico il fatto che sia venuto alla luce da questo aprire a caso, il ritratto di Pietro in diciassette sillabe. Perché Pietro è un gigante, un eroe positivo che racconta e trasmette di tutto. Ma anche quando lo ascolti nei suoi racconti dei Nativi d’America t’accorgi che il protagonista è sempre lui. Il nostro eroe.

Un acquazzone –
la statua dell’eroe
resta immobile

 

Oscar Luparia
Ottocento pagine non sono poche, ma la loro lettura si è rivelata piacevole ed estremamente scorrevole. Ho trovato il tuo libro leggero e profondo al tempo stesso. Pieno di temi, spunti e riflessioni a 360 gradi, nonché ricco di poesia (bella anche l'idea di inframezzare i tuoi haku ai vari argomenti). Un libro per cominciare a pensare a una società diversa (ovvero a ri-pensarla), un libro per avvicinarsi alla verità, un libro per capire non solo la società, ma pure se stessi.

sfogliando pagine
il respiro del mondo
in una barca


Grazie, Pietro.
Un abbraccio.

 

 

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Cascina Macondo – Associazione di Promozione Sociale
Centro Nazionale per la Promozione della
Lettura Creativa ad Alta Voce e Poetica Haiku
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Ultimo aggiornamento ( Domenica 09 Agosto 2020 10:51 )
 

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